Castello di Monsanto

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Castello di Monsanto
1960 società rurale dove le aziende vinicole erano più impostate come fattorie in cui si produceva un’ampia varietà di prodotti e frutti tra cui anche il vino.
Fabrizio Bianchi , compra l’azienda a Monsanto incantato dalla bellezza del paeaggio toscano e avendo già esperienza e passione per il vino tramandata dalla nonna piemontese assaggia i vini presenti in azienda,alcune vecchie bottiglie che erano custodite all’interno del castello riscontrando un grande potenziale. Decide così di piantare nuove vigne volgendo la produzione verso una crescita in termini qualitativi , una scommessa unita ad una grande passione che produrrà i suoi risultati nel tempo.La prima bottiglia di riserva IL Poggio esce già nel1962 e con grande lungimiranza inizia da subito a costruire una memoria storica della cantina preservando una parte delle bottiglie provenienti dalle migliori annate .
Nel 1968 vengono eliminate dalla riserva le uve a bacca bianca ,malvasia e trebbiano .La decisione viene presa apertamente in contrasto con il disciplinare del Chianti di quel periodo , che richiedeva obbligatoriamente le uve bianche e precedendo in modo avveniristico quello che poi è diventato una regola stessa richiesta dal Consorzio del Chianti Classico un ventennio dopo.
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2015 un torrido giorno di Agosto facciamo visita all’azienda Monsanto immersa nella campagna toscana tra cipressi e stradine contornate da vaste aree vitate.Il terreno è riarso dal sole e lungo la strada si notano poggi di erba ingiallita sormontati da vigneti assetati .
L’azienda è collocata a metà strada tra Firenze e Siena oggi ha circa 72 ettari vitati con sottosuoli di origine marina di epoca cretacea testimoniati da una ricchezza di fossili presenti nei terreni ricchi di galestro con venature di tufo .
Veronica Lagi ad attenderci per guidarci alla scoperta della cantina storica di Monsanto .
Varchiamo la soglia della cantina moderna ,e ritemprati dal refrigerio con rinnovata energia iniziamo così il percorso di cantina accedendo per prima cosa proprio dalla zona dove avviene la vinificazione .
Veronica ci spiega che negli anni 1970 si ha mediante introduzione di contenitori di acciao , e la sostituzione di botti di castagno con le botti di rovere Francesi la prima innovazione che prosegue fino agli anni 80 con l’introduzione di vitigni internazionali.In quel periodo esce “ Nemo” un Cabernet Sauvignon in purezza e uno Chardonnay anch’esso in purezza ,due vini dettati dall’impulso al cambiamento che vuole aprirsi anche oltre i confini nazionali .
La cantina adesso è costituita da fermentini a temperatura controllata dove viene svolta la vinificazione .
Le vigne sono distribuite nei terreni della proprietà in parte boschiva, questo permette lo sviluppo di microclimi che aiutano a mantenere uno stato ottimale della viti permettendo l’utilizzo di lieviti indigeni ,il marchio aziendale è volto verso il mantenimento di uno stile tradizionale dove il legno è ben dosato senza mai eccedere .
Ma è inoltrandoci nella parte più vecchia della cantina che il fascino del luogo ci colpisce i sensi proiettandoci in un labirinto infinito di sotteranei costellati da barrique e botti ,in cui il vino riposa anche per anni prima di essere imbottigliato. Addendrandoci ancora più nell’interno varchiamo locali in cui le bottiglie del Poggio delle migliori annate riposano in cataste vicino agli antichi muri catalogate per annate e ricoperte da polvere che il tempo ha lasciato sedimentare ,un luogo magico ed irreale che sembra essere sospeso in una dimensione a sè stante .Rapiti lasciamo vagare lo sguardo sulla magia del luogo inebriati dalla collezione di vecchie bottiglie con le targhe con sopra scritte annate vecchie anche di 50 anni le prime bottiglie del Poggio risalgono al1962.

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Veronica ci riporta alla realtà illustrandoci la storia di quelle gallerie.
Nel 1986, Mario Secci, Giotto Cicionesi e Romolo Bartalesi, che già lavoravano in azienda per la ristrutturazione dei casali,iniziano a scavare 300 metri di galleria sotterranea per lo stoccaggio delle botti di legno.Costruiscono un tunnel di 250 metri che collega  la nuova cantina con le antiche cantine del castello datate 1740 utilizzando con la tecnica medievale delle centine in legno per dar forma ad un tunnel ricavato con pietre di galestro lavorate a mano e provenienti dai vigneti circostanti.Partendo da lati opposti i due scavano e costruiscono il tunnel che unirà la parte della cantina nuova con quella vecchia incontrandosi nell’esatta metà impiegando 6 lunghissimi anni in cui lavorano alacremente per portare a compimento l’impressionante opera nel 1992

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Il Poggio, vino punta di diamante dell’azienda esce solo nelle migliori annate i vigneti del Cru si trovano nel punto piu alto a circa 320 metri ha una superficie complessiva di circa 5 ettari ,le vigne più vecchie risalgono agli anni 90 passa in botti di rovere francese per almeno 20 mesi e viene prodotto unicamente nelle migliori annate.Vino emblematico di un territorio divenuto icona del Chianti Classico.
La raccolta viene effettuata per microzone un ettaro circa , queste uve vengono tenute separarte per tutta la durata della fermentazione fino all’inizio dell’affinamento in legno ,tra febbraio e Marzo con una serie di degustazioni alla cieca di tutti questi lotti provenienti da vigneti diversi avviene la selezione per decidere cosa destinare al Chianti Classico Riserva e al Chianti Classico.
La degustazione

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Inziamo con lo Chardonnay 2013 dal colore con i riflessi oro ,naso intenso di agrume e frutta tropicale sfuma in ritorni speziati di vaniglia erbe aromatiche .Al gusto è fresco e con una buona morbidezza , che rende la beva piavevomente scorrevole.
2006 inizialmente chiuso dopo qualche minuto e qualche grado in più di temperatura ci entusiama offrendoci un bouquet complesso di con note che spaziano dall’agrume al floreale di zagara il legno quasi non si avverte la speziatura è legata a sbuffi di zafferano con accenni mielati e burrosi.In bocca morbido ma ancora fresco si tende e spazia regalando un finale sapido e con ritorno al frutto.
2002 burro fuso e miele di arancio all’olfatto richiama alla mente i grandi borgogna , al palato il vino è morbido ed equilibrato sapido nel finale ricompare la nota burrosa.

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I ROSSI

Chianti Classico ed il Chianti Classico Riserva 2012 entrambi eleganti , con una freschezza agrumata che contiene tannini vellutati ed un’alcolicità integrata alla perfezione , rendono la beva dinamica e gustosa fino al finale corrispondente e sapido.
Il Chianti Classico Riserva 2009 rubino con accenni granato , all’olfatto sentori di ciliegia, e mora, viola, acqua di rose e leggero fumè. In bocca avvolgente stemperato da una vena acida e tannini puntuali ma leggiadri accompagnano un finale intenso con eleganti richiami fruttati.

Nemo uno stile piu moderno dall’impronta internazionale per” Nemo” profeta in patria ,il Cabernet Sauvinon in purezza impiantato negli anni della sperimentazione il 1976 altro esempio del marchio aziendale portato avanti con lungimiranza .
Veste che si mostra di un rubino dalla trama fitta e compatta il frutto è nero mora , ribes seguito da belle note balsamiche e di sottobosco ,in bocca caldo e morbido il cabernet emerge con trama tanninica fitta ma espressiva gustoso e persistente.

…ma il meglio deve ancora venire …

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Il Poggio 2010
Nato dal medesimo vigneto posto nel punto più alto dei vigneti suolo ricco di galestro : Sangiovese e 10% Canaiolo e Colorino
Magnetico rubino trasparente mostra subito la sua stoffa nel ruotare con lentezza formando una lacrimazione lente e fitta il naso intenso e fragrante attacca con grazia con note floreali di viole , seguito da frutti rossi selvatici more ribes , amarene , balsamico profumato di alloro e cuoio sandalo spezie preziose e tostature di tabacco e cacao amaro . Al palato, avvolgente è teso e reso scalpitante da un’ottima vena fresca e tannini finissimi su di un lunghissimo finale che lascia il palato pulito e riconducente al frutto.
Vino strepitoso proveniente da un’annata perfetta .
Da farne un’ampia scorta da lasciare in cantina per molti anni.

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IL POGGIO 1999
Granato trasparente rubino nel cuore Inizialmente chiuso si apre dopo una mezz’ora buona ,ma valeva la pena aspettare ;
Timido e reticente inizia con note eteree e di humami che svelano poco alla volta un ventaglio di profumi ampio e complesso intensa ciliegia agrume e fiori rossi appassiti a cui fanno seguito tabacco fondo di caffè , seguono spezie nere di pepe nero humus sottobosco e goudron per finire con note marine iodate .In bocca risalta ancora una notevole freschezza che rende il gusto ancora teso i tannini sono nobili e scorrevoli ,vino strutturato e persistente in perfetto equilibrio gustativo, ma che dimostra di avere davanti ancora una lunga vita. Grande!!

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IL POGGIO 1977
Incredibile ma vero , la longevità straordinaria del Sangiovese dimostra in questo straordinario vino una potenzialità da campione .
Granato luminoso trasparente e vivace , al naso ha perso un pò della sua verve , ma si riesce ancora girandolo nel bicchiere pazientemente e con rispetto a percepire dopo l’humus che comunque domina , lievi note di scorza amara d’agrume , boisè e potpourri di fiori secchi.
Ma è in bocca che sorprende con una vena
fresca e agrumata i tannini sono appena percettibili , nonostante l’età la beva è estremamente piacevole e conduce ad un finale non lunghissimo ma lasciando una sensazione pulita ed estremamente elegante .

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http://www.abroadzine.com/wordpress/in-alto-i-calici-al-castello-di-monsanto/

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