10 anni di Brunello a Col di Lamo

Mentre accendo la macchina rabbrividisco per l’intenso freddo. Sul bordo stradale gli alberi nel buio sembrano ripiegarsi verso terra per resistere all’intenso freddo proveniente dal Nord che fende l’aria ed il mio naso ormai gelido. Percorrendo la strada non incontro neppure una delle creature selvatiche che spesso attraversano la carreggiata sorprese dai fari dell’auto, anch’esse sembrano essersi rifugiate dentro la fitta macchia per proteggersi dalle folate gelide di questo periodo. La mia meta appare improvvisa ed illuminata ad un tratto dietro una curva. L’elegante struttura in mezzo ai vigneti ormai spogli mi rincuora regalandomi un senso di benessere al solo vederla.

Entro all’interno e trovo una raggiante Giovanna Neri la quale mi accoglie calorosamente in un clima festaiolo e rilassato.

Col di Lamo è un’azienda tutta al femminile di cui Giovanna Neri è proprietaria insieme alla figlia Diletta. Oggi festeggiano i 10 anni del loro Brunello che per l’occasione presenta un’etichetta disegnata dall’artista Fabrizio Sclavi. Giunta al suo decimo anno di produzione aziendale la presentazione dell’etichetta avviene proprio dentro la cantina recentemente rinnovata, epicentro emotivo e segno tangibile degli sforzi effettuati da Giovanna e Diletta. Un traguardo importante guadagnato attraverso l’impegno costante di chi segue da vicino ogni fase produttiva dei loro vini.

La limited edition è di sole mille bottiglie in formato magnum e contententi il Brunello 2013. L’etichetta connubio tra vino ed arte riporta un disegno che trae spunto da un disegno realizzato per Hermes su di un foulard poi non messo in produzione. Sclavi ha studiato all’Accademia di Brera, in seguito è diventato un importante illustratore nel mondo della moda dove ha avuto anche una straordinaria carriera giornalistica.

Il foulard ha colori sgargianti ed un disegno aereo leggero che sembra fluttuare intorno all’elegante collo della Magnum con l’etichetta il cui disegno riprende fedelmente il motivo del foulard. Il design della cantina composto da grandi vetrate, sembra suggerire un approccio consapevole e innovativo proiettato verso l’esterno di chi guarda avanti ma con uno sguardo attento al passato.

Dopo le presentazioni la festa ha inizio e vengo immediatamente dotata di un calice con cui assaggiare i vini in degustazione tra musica e buon cibo.

Decido di partire con il Rosso di Montalcino 2015 vino audace polposo e schietto. La maturazione è prolungata di un anno in più rispetto al disciplinare; vivace, croccante con struttura ben equilibrata gioca con ritmi incalzanti e polposi che lo rendono piacevolmente fruibile con i vassoi di affettati locali da cui attingo con gioia.

Proseguo con il Brunello 2011 colore intenso e limpido, inizialmente presenta una lieve riduzione che svanisce dopo pochi secondi ossigenando il bicchiere. Restio ad aprirsi in bocca è invece denso e saporito il cui frutto maturo è polposo ben definito da tannini fitti sferici e finale pulito.

Una bottiglia senza etichetta, spunta dalle retrovie nel frattempo la musica si alza di volume e con lei anche il livello alcolico generale. Più interessata al contenuto della bottiglia che alle danze decido di farmi tentare. Trattasi di Brunello 2012 non ancora etichettato perché preso dal magazzino. Non mi faccio sfuggire l’occasione e porgo il calice per l’assaggio.

Colore trasparente e luminoso. Naso perfetto di bella ampiezza da cui escono con finezza mazzi di fiori viola; aprendosi un po’ alla volta mostra un lato più sinuoso caratterizzato da frutti rossi e tratti agrumati, balsamico a non finire, pepe rosa. Palato teso, dinamico molto coerente con l’olfatto, sviluppo fresco, saporito, tannini cesellati, la struttura è slanciata in un lungo ritorno agrumato spalmato su una lunga persistenza.

Dopo un 2012 di tale livello ancora più incuriosita vorrei assaggiare anche la 2013 ed in mezzo ad un’allegria generale getto uno sguardo paziente alle bellissime Magnum.

Nella cantina risuonano delle note House e Tecno i brani si susseguono tra calici di vino e danze, Diletta insieme al DJ sceglie i brani più alla page per far scatenare gli ospiti. Quanto a me non perdo di vista l’obiettivo. Ad un certo punto Gianna da l’ordine di aprire una neonata bottiglia di Magnum.

Olfatto sobrio austero , determinato da un frutto rosso di perfetta maturazione, incenso alloro, pepe nero, sottofondo che riporta al sasso e alla terra umida. Palato incisivo, travolgente dinamico ben compensato dalla pienezza del frutto, tannino fitto e fine, stratificato e progressivo chiude su un finale  lunghissimo di frutti rossi.

Il mio equilibrio cosmico  in perfetto allineamento dopo l’ultimo vino mi porta a ringraziare Gianna e Diletta dell’esperienza. Consapevole che il Brunello di Col di Lamo 2013 farà sognare a lungo per i prossimi 20 anni a venire.

Epilogo “Rientro in albergo sognando una tisana,  lotto con le piastre ad induzione….ma induzione “dè che”? Un quarto d’ora per trovare la busta del tè. Giro e rigiro le manopole ma la piastra resta più fredda delle mie mani. Alla fine rinununcio e vado a dormire ripensando con nostalgia ai bellissimi vini della serata e pensando che mai e poi mai tenterò  più di fare un te od una tisana su di una piastra ad induzione.”

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My best of Merano Wine Festival 2017

Merano Wine Festival, Kermesse unica nel suo genere che ad ogni edizione non manca di concedere emozioni enoiche con un invidiabile selezione di più di 2000 vini. Una tre giorni da ricordare per la ricchezza degli eventi dedicati a varie tematiche sempre attuali sia per la grande varietà delle proposte. Il Wine Festival nato nel 1992 ha fatto di Merano la sua sede per un evento che ha tutt’ora risonanza a livello europeo e mondiale.

Questa edizione è stata aperta con una giornata dedicata ai vini biologici e biodinamici, un tema attualissimo che vede salire l’attenzione verso una tipologia di prodotti che guardano alla salvaguardia dell’ambiente.

Nonostante il vasto programma sia stato supportato da un’organizzazione efficiente, l’ingresso così come l’accesso ad alcuni banchi ha vissuto momenti di affollamento dato da un’alta affluenza, d’altra parte l’alto livello della selezione dei vini e dei cibi dell’area Gourmet, vale sicuramente un po’ di attesa.

Tasting notes con alcuni dei migliori assaggi, novità e qualche conferma. 

La crescita qualitativa costante dei vini del sud è stata una delle piacevoli rivelazioni di questa edizione che inizia dal Salisire di Vivera -DOC Etna Bianco. Agrumato ed affilato, espressione che unisce il Carricante dell’Etna allo Chardonnay della tenuta di Corleone. Un bianco solo in apparenza facile dotato di profondità e in grado di affinarsi a lungo.o

Il Fiano colpisce nelle sue espressioni più raffinate con la Fortezza 2016 di Enzo Rillo erbe aromatiche pesca gialla, marino e intenso dalla struttura piena avvolgente ma diretta da una vena di acidità che si allunga protraendosi sulla persistenza facendo salivare e riassaggiare all’infinito.

Falanghina Cruna dell’ago 2015″ La Sibilla”. Un vigneto Cruna dell’ Ago  che si trova sulla collina  di Baia a picco sul lago del Fusaro, misura giusto 2 ettari dai quali si ricavano mediamente 3000 bottiglie. Piccolissima produzione in terreni particolarmente vocati. Un vino lineare con bella freschezza in cui il vitigno e territorio emergono con doti ben visibili risultando modulato e dalla tipica sfumatura con finale ammandorlato.

Fattoria la Rivolta “Simbiosi ” In assoluta anteprima per il MWF un vino en premier a base di aglianico 85% e Piedirosso 15%. Nonostante l’estrema gioventù è un vino dai caratteri che mostrano nerbo e struttura. China rabarbaro grafite, tamarindo, sorso intensamente intrigante risoluto e vibrante.

Taurasi Riserva Grande Cersito 2012 Aglianico 100% Quintodecimo. Anche questo vino in anteprima per il Merano Wine Festival. Grande Cerzito, un cru ottenuto da una vigna recente piantata nel 2004 su terreni ad stampo vulcanico. Teso e strutturato eppure privo di ruvidità rotondo e contemporaneamente freschissimo pulsante di materia viva, un passaporto in regola per affrontare moltissimi anni a venire in bottiglia.

Radici Taurasi Mastroberardino 2013. Austero ed intenso intessuto in un bouquet dato da prugne tabacco, pepe liquirizia grafite. Magistrale tensione tannica che tuttavia scorre     fluida e ben definita, risoluto e raffinato. Una una delle riconferme per un vino che non finisce di stupire sia per l’ampia sfera olfattiva che per un palato energico di una lunghezza infinita .

Palo Falari 2011 Salvatore Geraci Nero d’Avola, Nerello Cappuccio, Nerello Mascalese, Nocera. Fitto ed ampio con fiori spezie menta e cenere, marino ed avvolgente sinergico tra polpa e acidità in cui emerge un frutto vibrante tannini scolpiti ed allungo sapido e pulito.

Suavia le Rive 2013 Garaganega da vendemmia tardiva sosta per 30 mesi tra barrique ed acciaio. Tropicale speziato floreale,  glicerico ed avvolgente ma reso risoluto da una grande vena sapidità ed un’esplosiva incontenibile  freschezza.

Per le marche Cuapro Verdicchio dei Castelli di Jesi 2015 Ricco intenso; pesca bianca, spiccati profumi rinfrescanti di erbe aromatiche, note marine. Palato saporito senza essere opulento teso dalla freschezza con un piacevolissimo finale con ritorno al frutto.

Alcune miniverticali di Barolo regalano nelle annate 2010 e 2013 vini ancora scattanti e scalpitanti traboccanti di freschezza e frutto fresco polposo. Conterno Fantino 2013 Mosconi Vigna Ped . Barolo Sordo Riserva Perno 2010. Un vero colpo di fortuna mi guida verso una vecchia annata in anteprima di Marchesi di Barolo con un Sarmassa 1980 una chicca nella quale mi dilungo per coglierne ogni sfumatura evolutiva con cui un grande vino è capace di esprimersi.

Il Lagrein Riserva Erthbof Untergazner 2015 .Ottima espressione di questo vitigno intenso corredato da una inusuale ampiezza, corpo dinamico, tessitura tannica fitta ma vellutata.

Infine ritornando in  Toscana, non potevo esimermi dal descrivere una sorprendente anteprima del Brunello di Montalcino il Marroneto con il Madonna delle Grazie 2013. La cui vivida espressività è unita a profondità e ampiezza dei profumi; la bevibilità è già da adesso sorprendente, il sapore propone un assioma irrinunciabile di eleganza e tempra, spalancando una finestra che donerà moltissime soddisfazioni nei tempi a venire. 

“Lvnae”i vini della città della Luna

L’arrivo tanto atteso di una perturbazione rende il cielo plumbeo e carico di nubi gli lancio un’occhiata preoccupata mentre mi avvio  verso l’entrata che immette nella sala di accoglienza della cantina Lunae di Bosoni. Il borgo del 1700 era stato comprato con una lungimirante intuizione da Paolo Bosoni negli anni 70 è stato completato nella ristrutturazione nel 2004 dall’architetto Tiziano Lera. Varcata la soglia la storicità del posto mi investe con tutto il suo carico di emozioni e bellezza data da interni curati nei minimi particolari con in sottofondo brani di musica jazz. Il clima luminoso ed accogliente  mi induce ad apprezzare ancora di più i particolari estremamente curati dell’antico Borgo. Qui tra pareti in pietra, soffitti disposti ad arco in mattoncini e cortile interno in sasso di fiume, si respira il racconto di una storia che viene tramandata di generazione in generazione.
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Lunigiana terra ricca di storia, tradizioni, dove anche Dante soggiornò a lungo alla corte dei Malaspina e che in quel periodo si dedicò  alla scrittura della Divina Commedia. Il nome da cui deriva il nome della cantina  Lvnae si ispira infatti alla  città di Luni, antico porto Etrusco e Greco, consacrato alla dea Selene dai greci Luna per i latini.

Da una porta a vetro si entra in un cortile interno corollato  da fiori ed alberi di agrumi. Protetto dai venti esterni nel cortile l’aria circola trasportando il suo carico di profumi provenienti  dagli aranci e i gerani che nonostante sia autunno inoltrato sono ancora in piena fioritura. Dal lato opposto  una piccola porta immette in un locale con bottiglie dalle mille fogge, varcata la soglia l’aria è  satura di profumi speziati e dolci, arancio, limone, cannella mi investono con immediatezza  pervadendomi il naso. Questo è il luogo dove vengono fatti i  liquori. Eseguiti con vecchie ricette seguendo metodi tradizionali, realizzati in modo  manuale etichette comprese, spiega Debora. Debora Bosoni è una di quelle persone che possiedono un raro ed innato garbo  che riesce a trasformare  in armonia qualsiasi cosa dica o faccia, un animo sensibile ed artista.  È lei che in prima persona si occupa di ricercare e reperire le materie prime  che verranno usate per la produzione sia dei liquori che delle marmellate anch’esse prodotte artigianalmente.  Sempre con Debora a guidarci entriamo nel museo del vino, dove vecchi attrezzi sono esposti per accogliere i visitatori in un salto temporale di almeno due secoli, ex alloggio del mezzadro gli spazi del museo sono riempiti di antichi ritrovati e arcani macchinari per la coltivazione della vite e della  trasformazione dell’uva in vino. Una memoria custodita nei mezzi perfettamente conservati per la coltivazione della vite sopravvive come un’eredità da lasciare ai posteri.

La parte più tecnica viene affidata a Diego Bosoni, fratello di Debora, il quale senza indugi ci conduce in un breve tour per le ripide stradine collinari che costeggiano i vigneti, i quali in totale raggiungono circa 50 ettari vitati.

Le vigne sono in realtà piccoli appezzamenti sparsi a vari livelli di altezza, frammentati in un puzzle impossibile, di cui i più estesi raggiungono appena 1 ettaro e 1/2. La maggior parte dei piccoli appezzamenti sono di proprietà aziendale e solo alcuni  in affitto. La gestione in vigna non prevede uso di prodotti chimici né concimi di sintesi. Tutte le uve sono raccolte in modo manuale e subito portate nella zona di vinificazione. Basse percentuali di solforosa al di sotto del 40% del limite consentito per legge. Le regole agronomiche vengono attentamente supervisionate dall’inizio alla fine del ciclo produttivo fino alla vendemmia. Più in alto sulla collina Belvedere, da cui si vede il mare e borghi feudali arroccati sulla sommità delle colline circostanti, si trova il vigneto storico, sospeso tra terra e mare le cui vecchie viti di Vermentino hanno circa 30 anni e compogono la produzione del Cru aziendale il “Cavagino”.

Rientriamo in azienda dove nella Tasting Room di Lunae tutto è pronto per la degustazione.

Tasting Notes

IMG_1868i migliori assaggi…

Cavagino 2016 Colli di Luni Vermentino DOC

60 acciaio con il 40% fermentato in barrique miste.

Luminosità con riflessi oro. Iniziale nota saponosa che subito si intensifica di fiori gialli, pesca mandorla fresca agrumi gialli. Un uso ben dosato del legno gli conferisce un sorso pieno che comunque rimane agile, spinto dalla freschezza è ben bilanciato da una componente glicerica. Finale sapido e coerente.

Cavagino 2012 Colli di Luni Vermentino DOC

Trasparenza dorata e fitta . Le note di evoluzione si sentono in quadro che è marcato da una maggior incidenza del legno. Burrosità e spezie tracciano una linea di demarcazione in cui il frutto esce in sottofondo accanto a note mentolate ed aromatiche di salvia. Palato avvolgente di maggiore grassezza in cui risulta meno evidente l’acidità, salino in chiusura.

Numero Chiuso 2016 Colli di Luni  Vermentino DOC

Selezione dei migliori grappoli di vermentino il numero chiuso nasce quasi per caso pensando ad un esperimento che doveva essere irripetibile nel tempo. Fatto solo nelle annate migliori il 2016 è brillante oro-verdognolo, emana profumi delicati di mandorla dolce, erbe aromatiche, citronella, fiori di ginestra. Teso e freschissimo il palato è corroborato da una parte morbida che nel finale lascia una lunga scia di sapidità marina e resina.

Numero Chiuso 2009 Colli di Luni Vermentino DOC

Dorato dalla grande luminosità . Olfatto che sviluppa note dolci e speziate ed enfasi marina,  invitanti profumi di zagare, lemongrass, buccia di mela, resina di pino silvestre, mandorla e caramella d’orzo. Avvolgente, sapido, dotato da una texure soffice ravvivata da giusta dose di freschezza in cui netti richiami di erbe aromatiche sostengono un piacevole finale mielato.

Niccolò V 2013 Colli di Luni Rosso DOC

Sangiovese, Merlot, Pollera Nera.

Inizia dopo qualche secondo a districare i profumi che con un inizio di terra e fiori rossi esprime una naturale spontaneità, frutto rosso croccante amarene e prugne, erbaceo di rosmarino e alloro. Palato sostenuto da parte acido/sapida e tannini fitti e rotondi con chiusura polposa.

Niccolò V 2009 Colli di Luni Rosso Riserva  DOC

Sangiovese, Merlot, Pollera Nera.

Il 2009 mostra un rubino espressivo e vivo, ha profumi floreali di roselline e freschi effluvi mentolati, frutto rosso carnoso e palato tonico con sviluppo articolato da tannini sferici ed una lunga ed elegante chiusura.

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La giornata è stata completata da un gustosissimo risotto realizzato dallo Chef del Ristorante Franco Mare, Alessandro Filomena.

Risotto acquarello con foie grass, erborinato blu della Lunigiana (Pier Paolo Pianieri) fichi secchi pan Brioche e Nectar (vermentino passito Bosoni)

Podere La Chiesa “Opere” in vigna

Giornata di fine Ottobre con un’estate che non accenna a finire. I colori tipici autunnali nel panorama che si vede dall’alto valle di Casanova, raccontano un cambiamento che di fatto è già iniziato. Il clima bizzarro di quest’anno compone il preludio ad un luogo che sembra essere sospeso nel tempo dal quale emerge la struttura della cantina. La costruzione dal sofisticato design, ha forma irregolare tutta in cemento armato intervallata da aperture circolari, dei grandi “grappoli d’uva ” dai quali s’intravede un interno funzionale e raffinato.

 

Di fronte all’entrata principale sembra di oscillare su un piano irreale, quasi proiettati in un’altra dimensione. La vallata circostante è composta da vigneti alternati da sbuffi di macchia arborea mediterranea nel cui sottosuolo si trovano antichissime tombe etrusche. Nella parte collinare più alta una antica Chiesa Cattolica del 1200 è seminascosta da alti alberi che ne coprono parzialmente la visuale.

Podere la Chiesa prende il nome dalle terre che erano un tempo proprietà ecclesiastica. Dentro la cantina eclettici giochi di luce illuminano gli interni dando l’impressione di trovarsi in uno spazio sospeso tra interno ed esterno.

I vigneti che circondano la costruzione sono visibili da ogni lato e da varie angolazioni.

I classici Sangiovese e Canaiolo sono affiancati a vitigni che beneficiano di una luce vivida e di un clima più mite rispetto all’entroterra toscano, permettendo la maturazione anche dei più tardivi  Cabernet e Merlot, i sottosuoli sono composti da zone argillose alternate a strati sabbiosi con sedimento marino ricchi di conchiglie e corallo fossile, che conferiscono ai vini tratti distintivi di mineralità marine.

In vigna le raccolte sono manuali e l’azienda è in fase di conversione biologica. La cantina è sotto l’attenta guida di Maurizio Iannantuono e Palma Tonacci i quali amanti dell’arte e della musica cercano anche nei loro vini di riprorre  lo stesso stile ricercato di eleganza e purezza. La collaborazione con l’enologo Alfredo Tocchini ha determinato scelte di lavorazioni sia in vigna che in cantina che prediligono tecniche poco estrattive ed un oculato uso di legno, contribuendo alla realizzazione di vini muniti di sobrietà ed eleganza che assecondano le variabili dell’annata. La struttura ospita mostre d’arte e concerti di musica jazz, clima ideale per un esperienza di degustazione in un clima rilassato ed accogliente.

Tasting notes

Rosato Selvaggio 2015 igt  

Sangiovese 

Selvaggio come il suo nome un rosè libero dalle briglie della consuetudine. Olfatto con fragoline di bosco e sensazioni di sale marino. Palato di grande acidità e sapidità stemperato da un gradevole residuo zuccherino. Semplice ed efficace.

Le Redole 2015 Toscana Rosso IGT

80% Sangiovese, 20% Canaiolo

Vino vivace e non pretenzioso, risulta di piacevole bevibilità data dalla croccantezza del frutto con rimandi a fiori viola.

Terre di Casanova 2015 Chianti DOCG

Sangiovese 100%

Vivace rosso rubino con profumi espressi da note ematiche ferrose, macchia mediterranea e frutto croccante rosso e maturo. Corrispondenza e rotondità al gusto denotato da tannini percettibili ma ben supportati da pienezza del frutto.

Sabiniano Casanova 2012 Terre di Pisa Rosso DOC

60% Sangiovese, 25% Cabernet Sauvignon, 15% Merlot

Possiede le caratteristiche legate al vitigno ed all’andamento stagionale che ha portato le uve ad un perfetto grado di maturazione. Rubino brillante con note odorose di ribes e giaggiolo che aprendosi virano verso il succo di pesca, i contorni sono freschi di pepe verde e mentolati. Palato corrispondente, largo, disteso in una trama tannica soffice con giusta dose di acidità e sapidità. Chiude adeguatamente persistente e pulito.

Opera in Rosso 2012  Terre di Pisa DOC

Sangiovese 100%

Brillante e trasparente apre con note tipiche del vitigno, ferro ed un intenso floreale di viole , frutti rossi piccoli di lampone, agrumi rossi, alloro, pepe rosa, resina di pino silvestre. Palato energico, di grande ampiezza aromatica, palato, vivo e vibrante con tatto setoso e tannini sferici, persistenza scandita da una acidità vitale e scattante.

Opera in Nero 2012 Toscana Merlot IGT

Merlot 100%

Rubino compatto e fitto, profumi sulle prime con rimandi erbacei e di rosa rossa poi scandito da note di mora prugna e peonia, pepe nero in grani, ginepro, sapore intenso deciso non perde dinamismo e slancio, sostenuto da energica trama tannica cadenzata dal frutto dolce che riemerge nel lungo finale

“dEI”animo Nobile 

Montepulciano solare mattinata di fine Marzo. Dopo aver salito per diversi tornanti la Val D’Orcia risplende con verde  primaverile acceso, le diverse tonalità di colore formano un quadro dai tratti  naïf da cui è difficile distogliere lo sguardo. In alto il borgoMediowvale  di Montepulciano. Oltrepassato il paese, il navigatore mi spinge in una strada sterrata. Arrivo sollevando un turbine di polvere prima di fermarmi sotto  la serie di alberi che contornano l’entrata dell’azienda Dei.

Il vino Nobile già noto nel rinascimento quando sorgono i primi grandi Palazzi di Montepulciano, ha vissuto momenti di gran notorietà per essere il vino preferito del Papa dell’epoca. Il clima ventilato la natura del terreno portano molto più indietro infatti fin dall’antichità Montepulciano ha una stretta correlazione con la coltivazione della vite fini a risalire alla civiltà Etrusca.

La tenuta Dei  nasce con l’acquisto del vigneto Bossona negli anni 70 con le cui uve si ottiene la Riserva del Nobile di Montepulciano.  Negli anni ’70 seguono anche l’acquisto della proprietà di Martiena e della villa padronale. Inizialmente il vino che viene prodotto è un quantitativo limitato e solo per uso familiare per la cui vinificazione viene affittata una cantina situata dentro il paese. Nel 1985, una botte era tutto il quantitativo di vino ottenuto. Proprio quel vino risultato di un’annata eccezionale fu talmente incoraggiante da spingere la famiglia Dei ad allargare i vigneti e ad intraprendere la strada della vinificazione su più larga scala.

Oggi Caterina Dei prosegue nel lavoro aziendale creato dal padre per la produzione del Nobile. I vigneti hanno raggiunto un’estensione di 52 ettari di cui le vigne più vecchie hanno circa 20 anni. Lo stile produttivo è orientato verso la sostenibilità ambientale e sia in vigna che in cantina si cerca di utilizzare tutte le risorse naturalmente presenti. La struttura della cantina completamente interrata è fatta con materiali del territorio ed ha la suggestiva forma di una conchiglia avvolta su se stessa a cui si accede discendendo lungo un candido corridoio a spirale . L’immensa barriccaia sembra l’entrata di un teatro luci soffuse e travertino costudiscono anno dopo anno le grandi botti in cui riposa il Nobile. La cantina Dei è completamente autonoma dal punto di vista energetico grazie all’uso di energie rinnovabili.  Energia geotermica regola la temperatura in modo naturale in ogni stagione, inoltre grazie ad un generatore di vapore durante le fasi di pulizia delle botti si ha la totale eliminazione di sostanze chimiche in cantina; insomma un vero esempio di bellezza e virtù .

Tasting Notes

Un excursus attraverso diverse annate di Nobile mette in evidenza le caratteristiche di longevità di questi vini, che anche nelle differenti tipologie offre  uno stretto legame con il territorio.

Molte le annate in degustazione di cui di seguito ho descritto le più rappresentative.

il Vino Nobile di Montepulciano Blend con il 90% sangiovese e 10% canaiolo, 18 mesi in botte grande da 50 e 30 hl

Le annate partono dalla 2010, 2008, 2005, 2004, 2002, 2000.

2010 Delineata da una intensità olfattiva piena e fruttata a cui si aggiungono mineralità pietrose e cardamomo. Palato ricco con tannicità ancora incalzante ma ben eseguita finale amaricante e lungo.

La 2008 colpisce per la composta eleganza. L’insieme olfattivo distribuisce note floreali mentolate a tocchi di humus succo di pesca caramello felci. Palato fresco corrispondente e lineare con bevibiità che invoglia al riassaggio, tannini risolti dalla trama sottile.

Tra le annate più datate splendida la 2000 luminoso e dalla espressiva intensità olfattiva. Insieme alle fresche note agrumate e di frutti rossi,acqua di rose, foglie essiccate, thè, tabacco e boisè. Il sorso   ancora spinto dalla freschezza ha mantenuto una bella progressione in cui tannini fini e frutto si intersecano in un finale pulito e persistente.

Nobile Di Montepulciano -Riserva Bossona-Dal 2011 2008 2007 2001 1999 1996

Sangiovese 100% Cru di una singola vigna effettua 36 mesi di legno grande e tonneaux.

2011 colore rubino fitto luminoso e consistente. La parte olfattiva è scandita da frutti neri e rossi, more e rosa canina; mentolato in cui si ritrovano erbe aromatiche di macchia mediterranea. Palato caldo e pieno, la struttura mantiene tuttavia la dinamicità con progressione cadenzata dalla freschezza e da un tannino croccante con un bel finale lungo e biscottato.

2008 -Riflessi granato di bella trasparenza. Ventaglio olfattivo denotato da note fresche foglia di cedro cardamomo si uniscono a frutti rossi e spezie piccanti. Palato gustoso con corpo snello e agrumato che termina con sottigliezza aromatica elegante e pulito.

2001 – Ampio ed etereo ha uno sviluppo estremamente complesso. Ceralacca resina china. Frutti neri, alloro, chiodi di garofano cioccolato. Vino che in bocca dimostra consistenza e maturità con toni ferrosi e tannini docili. Sull’allungo riemerge il frutto.

1996 – malgrado l’età dimostra ancora una parte fresca piena di scorza di agrumi, fiori viola, cardamomo. Palato vellutato con ossatura piuttosto esile ma dai contorni ben definiti dalla parte acida conservata e tessitura tannica elegante con chiusura di bocca  aristocratica.

Sancta Catharina IGT a base di 30% Sangiovese, 30% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 10% Petit Verdot

2011 L’aspetto del colore fitto e di notevole concentrazione mostra il lato internazionale da cui provengono anche i frutti scuri e le sfumature erbacee mentolate. In seguito si aggiungono fiori viola e tocchi legati al territorio di alloro e rosmarino, cioccolato e cipria; morbido, ben bilanciato da un’adeguata struttura ottima intelaiatura tannica, puntuale e fitta, il finale lungo, ritorna al frutto.

2010-  Vino molto vivo con contrasti agrumati ed erbacei maggiori rispetto al precedente.  I piccoli  frutti rossi e neri sono di rovo e macchia mediterranea. Gusto teso dinamico con asperità donate dalla gioventù, in cui al tempo stesso emergono stratificazioni golose e sinuose. Corpo strutturato dal ritmo incalzante ha una pregevole fattura tannica. Persistenza lunghissima .

2006- Luminoso e compatto. Bouquet ampio e variegato in cui agrumi rossi e frutto nero si intersecano a note evolutive. Legno preziosi, resina, pepe rosa, rose rosse appassite, tabacco. Palato pieno intenso ma misurato, lo sviluppo in bocca è graduale levigato, tannini fitti ma finissimi precedono un finale profondo e sobrio.

Un viaggio attraverso il tempo con i vini di Renato Keber raccontato da Barbara Rovati

Oramai è un fatto che molti vini bianchi diano il meglio di loro dopo qualche annetto, ieri sera,a riprova di tutto ciò, è stata la volta di Renato Keber e del suo Chardonnay Riserva Grici.

Siamo nel Collio, zona vocata alla produzione di grandi vini bianchi per complessità e longevità.

Organizzata dall’Onav di La Spezia, diretta da Andrea Briano e dal delegato provinciale Francesco Petacco, la serata ha visto protagoniste 6 annate, dal “giovane” 2010 al 1999.

Vini sorprendenti, di grande pulizia, tutti legati indissolubilmente al terroir di Zegla, una collina esposta a sud est composta da marne ed arenarie del periodo Medio Eocenico, con impianti fitti, allevati a Guyot, rese contenute, con un grande rispetto per la materia prima.

Un 2010 con sentori di fiori di camomilla e albicocca secca. Profumi burrosi riconducibili a un legno ben dosato. In bocca si pone coerente aggiungendo leggere note di cannella e pepe bianco, scorza di arancia amara, tutto ben equilibrato. Spalla acida importante che lascia presagire una vita ancora lunga. Bella sapidità e persistenza.

Nel 2009 si sente subito un naso più maturo rispetto al primo, in bocca, in totale continuità, sono presenti leggere note ossidate, non esaltante la parte fresca.

Un vino che da l’impressione di aver già speso molto del suo tempo e non avere ancora molto margine. Abbastanza scomposto.

Altro registro per il 2008. Classiche note di frutta tropicale, si percepisce una leggera volatile per niente negativa. Un vino tagliente, diretto, che attraversa la bocca in un gioco di equilibri che sul finale lasciano la voglia di riberlo fra qualche anno sicuri della sua longevità.

Che bello il 2003!

Annata caldissima. Qui si presume che la mano capace e una vigna con radici profonde siano riusciti a dare vita a un vino grande complessità. Al naso arrivano immediate note fumè, di tabacco e buccia di arancia amara disidratata, per poi virare verso una cremosità e caramella mou. In bocca è grasso, coerente,con una persistenza infinita. Grand Vin.

L’annata 2000 è più rigorosa della precedente, più ostentata e seducente, ma non per questo meno interessante. Al naso si percepiscono stadi avanzati di invecchiamento, entrano in gioco note di idrocarburi, sulfuree e il legno di cedro. In bocca è coerente, con un’acidità ancora importante, forse meno persistente del 2003 ma compensato da un’eleganza maggiore. Bella sapidità.

Eccoci al 1999.

Il colore ci racconta la sua età. Al naso emergono deliziose note di miele e vaniglia con picchi di frutta secca e disidratata, in particolare di albicocca.

Idrucarburi più velati rispetto al precedente ma inevitabilmente presenti.

In bocca coerenza ed equilibrio, denominatore comune alla maggior parte di tutti i vini in degustazione. La sua grassezza riempie la bocca e ci lascia nel finale un retrogusto di panpepato. Molto, molto persistente. Acidità e freschezza ancora ben presenti. Una perla.

Mettere in cantina vini come questi e dimenticarseli può essere un sacrificio ma con questi risultati ampiamente ripagato.Un grazie a Renato Keber per averci messo a disposizione 6 annate per una degustazione da ricordare.

Barbara Rovati

Podere Ema, autenticità ritrovate.

Podere Ema è situato a Grassina, a pochi chilometri da Firenze nel Chianti Fiorentino. Con l’auto svolto in una stretta strada di campagna immersa tra le colline. Mentre scendo il crinale ciottoloso mi affido al mio istinto ed alle spiegazioni ricevute telefonicamente, ignorando deliberatamente il mio navigatore che sul quel tratto non mappato raccomanda di fare inversione. Mi soffermo a guardare il panorama che sul lato destro della strada si sporge su di una vallata circondata da basse colline vitate, su quelle più distanti si intravedono borghi medioevali immersi nei boschi di lecci e querce.

Azienda giovane nata da pochi anni, con impianti vitati tutti a cordone speronato di circa 5000 ceppi per ettaro con terreni argillosi e zone in cui si trova molto scheletro sassoso tutti esposti a Sud Sud-Est. Vitigni ormai quasi scomparsi scelti per le caratteristiche e le affinità elettive di quei posti. Progetto nato da una collaborazione con l’Università di Firenze per riscoprire e valorizzare varietà autoctone antiche con più di 300 anni di storia da cui si ottengono vini con forte connotazione  territoriale  dal quale provengono.

 “Chiamiamo affini quelle nature che incontrandosi subito si compenetrano e si determinano reciprocamente.”

Di fronte al corpo principale dell’azienda, una vigna antichissima ed ormai improduttiva, riempie una parte di appezzamento degradando con i sui enormi tralci sul fondo valle, dove scorre il Fiume Ema.

Ema il nome aziendale, ha una doppia valenza che riassume anche le iniziali di Enrico Calvelli,  Marco Stucchi ed A- come autoctono, a sottolineare il luogo e le persone che si occupano di valorizzare ciò che esso produce. Le coltivazioni prediligono gli antichi vitigni dimenticati simbolo di Toscanità, senza contaminazioni di varietà internazionali, scelta di mercato ma anche una ricerca di stili e specie che intende far rivivere le antiche tradizioni. Non è un caso infatti che la cantina sia di fatto un laboratorio in cui vinificazioni accurate e scrupolose vanno a braccetto con la continua ricerca e la sperimentazione di nuove metodologie affiancate da antichi saperi. I contenitori in acciaio a temperatura controllata sono affiancati da vasche in cemento, giare in terracotta di Impruneta fatte a mano, qualche Barrique ed alcuni Tonneaux. Nel centro troneggia anche un grande Orcio in terracotta di Impruneta lavorata quindi nella stessa terra in cui sono coltivati i vigneti, disegnato da Marco Stucchi in persona e realizzato appositamente per la cantina.

Le varie parcelle vengono vendemmiate e vinificate a parte con microvinificazioni. Gli assemblaggi variati a seconda delle caratteristiche, per la produzione di vini cesellati e ben eseguiti, una  produzione talmente limitata che le bottiglie sono numerate a mano per rafforzare l’esclusività dei propri vini.

I vitigni sono Sangiovese,  Foglia Tonda e Colorino, trova spazio una piccolissima coltivazione di vitigni bianchi di trebbiano e malvasia. I nomi dei vini ammiccano al dialetto verace toscano con espressioni tipiche del Fiorentino.

Tasting Notes

La giornata estiva ed il clima informale mi fanno apprezzare ancora di più la degustazione allestita all’esterno. Non potrebbe esserci luogo migliore per assaggiare i vini se non qui seduta fuori davanti al vecchio vigneto da cui tutto è iniziato, respirandone gli odori ed i profumi.

I’Rosato

Sangiovese 100%

Un rosè ottenuto con un insieme di pressature soffici fino a raggiungere il prodotto desiderato. Una chicca di solo 600  bottiglie, dall’accattivante colore rosa intenso, trasparente e luminoso. Fiori e frutti rossi freschissimi, lampone, ribes, pompelmo rosso, contornati da erbe aromatiche. Gustoso e saporito possiede una decisa vena acido sapida che fa salivare mantenendo in primo piano il frutto. Goloso e lungo è uno di quei vini che non smetterei mai di bere se non fosse quasi introvabile vista l’esiguità della produzione.

Fogliatonda Igt 2014

Prodotto con uve 100% Foglia Tonda, antica varietà toscana plurisecolare, vinificate e affinate in Giare di Terracotta di Impruneta. Si presenta con un bel rosso rubino, luminoso e brillante. Al naso delicato agrume rosso e ciliegia a media maturazione fanno intuire l’annata fresca, seguito da sfumature pronunciate di lavanda e viole, cipria e foglia di thè, menta selvatica. Il palato intenso reattivo incalzato da tanta freschezza e trama tannica fine, elegante e scorrevole, un velluto di viole che  rimane ben presente su una lunga persistenza.

Foglia Tonda Igt 2015

Colore più concentrato con riflessi porpora. Intenso e carismatico, in cui il frutto diviene più marcato nero e rosso maturo, arancia rossa, violetta, giaggiolo, spezie piccanti pepe nero, erbe di macchia . Il palato segue il trend dell’olfatto risultando materia e acidità movimentano un sorso ben modellato da tannini precisi ma scorrevoli e croccanti.

Foglia Tonda Igt 2016

Il 2016 riesce a riassumere le caratteristiche di composta dinamicità del 2014 ma con frutto più succoso ed in evidenza del 2015. Un perfetto mix di sapori e profumi che spaziano dalle note mature del frutto a quelle più floreali e balsamiche. Sapore appagante ed avvolgente, ben equilibrato da morbidezza e freschezza, tannino rotondi e definiti, lascia il palato con un piacevole lungo ritorno al frutto. Malgrado la gioventù dotato di grande bevibilità.

Nocchino Igt  2014  

 Sangiovese 60% Foglia Tonda 20%e Colorino 20%

Il taglio del 2014 è stato fatto per bilanciare le troppe differenze tra i vitigni, causate dal decorso climatico molto particolare dell’annata.Trasparente con rosso rubino intenso, ha profumi che esprimono con piglio deciso il Sangiovese, ferroso sanguigno e con molto agrume rosso e sentori mentolati. Molta corrispondenza nel sorso che risulta non molto volumico, snello, con molta freschezza e trama tannica sottile.

Nocchino Igt 2015

50% Sangiovese, 40% Fogliatonda, 10% Colorino

Trasparente e vivace con rubino fitto ed intenso. I tratti olfattivi dimostrano complessità dove frutto rosso maturo e spezie si fondono senza appesantire i tratti salienti. Completo di tratti floreali ed ematici, gli aromi riportano alle erbe aromatiche rosmarino, alloro, dragoncello dolce che nasce in modo spontaneo in quelle colline, pepe nero e rosa. Palato generoso dal profilo rotondo ma stratificato, dotato di struttura in cui la parte alcolica risulta ben inserita, movimentato da una fitta trama tannica di bella fattura, finale infinito in cui allunga con scia  polposa del frutto.  http://www.podereema.it

Un ringraziamento per tutte le informazioni e la pazienza dimostrata ad Alberto e Riccardo.

Modena Champagne Experience 2017

Champagne per brindare a un incontro..recitava una canzone degli anni 70, un incontro da favola ovvero quello con 100 Maison ed oltre 500 Champagne. Una manifestazione Modena e Champagne Experience che oltre a favorire lo scambio per fini commerciali con vignaioli ed importatori è stata una vera esperienza sensoriale. Lo Champagne ha segnato la storia di molti personaggi storici come Napoleone Bonaparte il quale aveva una cospicua riserva di bottiglie che conduceva con sè durante le battaglie.

Del resto sono innegabili le proprietà terapeutiche dello Champagne , già dopo il primo bicchiere riesce a far sopire ansie ed affanni del vivere (compreso anche il mio mal di piedi per aver scelto un paio di scarpe scomode).

Bagliori scintillanti, dorati, profumi golosi e freschezza dissetante al palato che insieme alla vivacità del perlage accarezza il palato solleticando anche i palati più esigenti, rendendolo perfetto per ogni occasione. .

Moltissime le Maison dove poter assaggiare le migliori selezioni ed anche mettere a confronto Millesimati con cuvée prestigiose.

Evento che sta crescendo anche sul piano delle Master Class proposte anche se con posti forse troppo limitati. Tantissimi gli intervenuti con relativo affollamento davanti ai banchi di degustazione.

Per il resto sia il livello che la quantità delle proposte è talmente allettante da non lasciare dubbi sulla sua riuscita rendendolo un evento in ogni caso irrinunciabile.

Tasting Notes di alcuni dei miei migliori assaggi

LARMANDIER-BERNIER
VIEILLE VIGNE DU LEVANT 2008

Lo Champagne Vieille Vigne du Levant è un Blanc de Blanc composto dal 100% Chardonnay Millesimato 2008 raccolto nel villaggio di Cramant, 100% Grand Cru della parte più vocata per lo Chardonnay la Côte des Blanc . Le viti di questo Grand Cru sono di età compresa tra 48 e oltre 75 anni le cui radici si approfondano nel terreno contribuendo a donare complessità al vino.Vieille Vigne du Levan ovvero irradiato dai primi raggi di sole al mattino.

Sottilissimo perlage continuo e diffuso con profumi delicati e pienamente riconducibili allo Chardonnay. Mineralità gessose, richiami di miele di acacia, pan brioche, bollangerie ricca, intenso e persistenza infinita. Un vero nettare.

Bruno Paillard Cuvée 72

Lo Champagne Brut Cuvée 72 di Bruno Paillard è un “multivintage” 22 % circa di Meunier, il 33 % di Chardonnay ed il 45 % di Pinot Noir.

Una lunghissima sosta sui lieviti che dopo i classici 36 mesi d’affinamento sui propri lieviti riposa ancora altri  36 prima dell’uscita in commercio, da cui trae il nome come Cuvée 72.

Dorato brillante con profumi speziati e di frutta secca, ma anche con caratteristiche riconducibili sia a frutti rossi maturi che al frutto bianco esotico e polposo, pan brioche. Palato largo, sapore intenso, con bollicine sottilissime è esaltato dalla parte acida che si allunga con delicatezza glicerica e finemente agrumata.

Bollager La Grand annè rosè

72% Pinot Noir, di cui il 5% in rosso, 28% Chardonnay; dosage 8/9 gr/L

Bollinger una delle Maison più famose vanta una tradizione molto antica, risalente al XV secolo, quando una famiglia di viticoltori, successivamente imparentatisi con i Bollinger dettero inizio nel 1829 alla cantina moderna. Le coltivazioni si trovano ad Ay, nelle Montagne di Reims

La Grande Année è prodotta con le migliori uve classificate Premier e Grand Cru quasi esclusivamente dei vigneti di proprietà.

Le uve per il rosè sono almeno per il 70%di proprietà alle quali si nell’assemblaggio vengono aggiunte il 5% di vino rosso del celebre vigneto Côte aux Enfants di Aÿ.

Un rosè che mostra carattere e proprietà uniche date da note olfattive a metà tra rosè e rosso. Aspetto rosa intenso brillante, floreale vinoso con frutti rossi ben identificabili, scorza di agrume pepe rosa, lavanda, spezie, frutta candita. Un rosè che al sorso si svela potente e profondo, bilanciato da una grande acidità, sfaccettato anche nel frutto, ampio armonico grandemente propulsivo e saporito. Infinito.

Champagne Brut Cuvée “Entre Ciel et Terre” Francoise Bedel

Entre Ciel et Terre” nasce di vigne di oltre 30 anni, viene vinificato in botti di rovere e matura per 6 anni sui lieviti in bottiglia.

Luminosità e brillantezza dai bagliori tipici degli champagne che sprizzano freschezza. Olfattivamente dominato da sensazioni marine intense e frutto agrumato e bianco. Diretto e verticale spinge con forza il gusto spalleggiato da estrema freschezza e sapidità cremoso profondo, da cui spunta una trama glicerica aromatica e densa di sapore. Da bere a fiumi !

È proprio vero che nel caso specifico dello champagne i metodi produttivi le cuvèe assemblaggi e liquer de spedition spesso formano prodotti molto diversi tra loro. Ecco che a parte i paramenti oggettivi come persistenza e sottigliezze del perlage altri parametri sono completamente aleatori e determinano nell’assaggiatore quel groviglio di emozioni soggettive da cui lasciarsi tentare verso una preferenza anziché un’altra. È il caso del prossimo Champagne uno dei più controversi perché le sue bottiglie sono molto diverse tra una’annata e l’altra ed è frequente trovare diversità addirittura tra bottiglie uguali per annata e tipologia. Incostante ma se beccate la bottiglia giusta è forse uno dei fuoriclasse più assoluti.

Andrè Beaufort 2003 Grand Cru Ambonnay 100% Pinot Noir

Oro iridescente con olfatto dove il frutto si manifesta con forza quasi un concentrato di albicocca, mela caramellata rresina, canditi, miele, anice liquirizia, nocciolina tostata, sottofondo iodato e ferroso, Cangiante e sorprendente cambia veste ad ogni istante per poi ritornare all’inizio un girotondo di aromi che ammaliano e costringono all’assaggio.

Perlage sottilissimo e rotondo cremoso ed intenso il gusto è avvolgente volumico morbido sferzato dall’acidità e dalla sapidità di supporto ad un quadro gustativo di pregevole fattura, lungamente persistente con chiusura succosa ed agrumata.

Jean de Thelmont 2005

Un’altro millesimo 2005 che merita di essere descritto per la generosità di palato e con invidiabile equilibrio. Una cuvée classica composta dai tre vitigni principali dello Champagne in parti più o meno uguali di Pinot Noir, Pinot Meunier, Chardonnay tutti annata 2005. Attenzione estrema in vigna ed una vinificazione attenta portano a questa bella cuvée.

Frutto maturo susina mela e ribes in un insieme molto fine

a cui si uniscono tratti freschi balsamici e piccanti . Sottile ed elegante al palato dove emerge la parte polposa del frutto e equilibrato e con bel finale asciutto.

La finezza del Pinot Bianco si esprime in pieno nello Champagne di Gautheroth che dimostra come i piccoli Recoltant sanno produrre grandi e raffinati Champagne.

Gauteroth Exception

80% Pinot Nero e 20% Pinot Blanc, Dosage 5 g/l, 5 anni sui lieviti.

Famiglia di vignaioli che produce Champagne dal 1695 nella Valle dell’Ource. La conduzione aziendale oggi è affidata a François, che continua nell’antica tradizione produttiva familiare che ha ereditato, dal nonno René e dal padre André. Storicità e perseveranza che si evidenziano attraverso gli Champagne.Excepion proviene dalle migliori vigne e soltanto le migliori cuvées entrano nella sua composizione.

Riflessi dorati ed un perlage sottilissimo e diffuso I profumi vertono sulla raffinata essenza dei floreali e frutti bianchi, pesca bianca susina, pane tostato, miele di acacia fresca nota balsamica. Palato fresco dinamico con morbidezze ben dosate per un sorso impostato sulla raffinatezza piuttosto che sulla potenza, freschissimo e pieno chiude con eleganza.

Il Palagio di Panzano

Il Palagio di Panzano di Monia Piccini e Franco Guarducci è sito a poca distanza dal centro di Panzano in Chianti. Una valle inondata di sole che gode di un’esposizione ventilata sulla dorsale che guarda verso la Conca d’oro di Panzano. Il possedimento che anticamente era una riserva di caccia, fu acquistato nel 1965 dal nonno di Monia Piccini con la speranza che quel gruppo di case in futuro sarebbero diventate un investimento edile. In quegli anni Panzano era una zona depressa con una esigua produzione di vino che veniva fatta soltanto per ricoprire i fabbisogni familiari. Nel 1968 Fabrizio Piccini padre di Monia, iniziò a produrre vino di Panzano per un uso domestico piantando le prime vigne intorno al fabbricato e iniziando a fare progetti per far rivivere quel Borgo dalla bellezza antica e rurale. Monia dopo la morte prematura del padre sceglie di seguire le orme paterne ed aiutata dal marito inizia i lavori per la ristrutturazione dell’antico borgo. Poco alla volta il progetto prende vita permettendo l’apertura di un agriturismo immerso nel verde delle colline dove alla bellezza suggestiva del posto è unita ad attenzione estrema per il dettaglio, cure che sono riservate anche nella produzione del vino. Dal 2004 le energie della coppia vengono infatti canalizzate su di una produzione vinicola qualitativa. Coadiuvati dall’agronomo Marco Chellini, vengono rivisti i vecchi vigneti e fatti nuovi impianti, a cui nel 2008 si aggiunge anche la vigna “Le Bambole” le cui uve sono destinate alla Gran Selezione. Il vigneto dedicato alle due figlie della coppia appunto “le Bambole”, nasce su un impianto con una esposizione perfetta a 450 metri slm da dove provengono le uve con cui viene prodotto il cru. La copertura totale vitata è di 8 ettari, di cui 7 di Sangiovese e 1 di Merlot. I terreni sono piuttosto variegati con percentuali di argilla ed alberese che in alcuni appezzamenti vengono attraversati da striature più ricche di ferro. Per questo motivo ogni appezzamento viene vinificato separatamente e successivamente assemblati a seconda delle caratteristiche che si vuol ottenere, la cantina è piccola adeguata al fabbisogno del vino prodotto. le vigne sono seguite in maniera scrupolosa e capillare. L’azienda è biologica certificata e facente parte di un sistema in cui tutta la produzione è attenta e volta a sfruttare il meglio delle risorse che il territorio può offrire. I vini del Palagio riflettono le cure che ricevono, interpretati in un modo che esprime attenzione per l’innovazione in un divenire continuo dove anche il cambiamento è inteso come un progredire costante nel tempo.

Tasting notes di alcuni dei migliori assaggi

Sangiovese senza solfiti 2016

Colore purpureo trasparente, caratterizzato da un frutto incisivo netto e fragrante, in cui si ritrova la freschezza e l’aromaticità del Sangiovese senza maschere. Malgrado la gioventù dimostra un gradevole equilibrio, sorso fruibile sapido e freschissimo e tannini dolci.

Chianti Classico 2013 Riserva

Bel colore rubino coeso e trasparente sul bordo. Inizialmente apre su toni ferrosi che ossigenandosi si ampliano su note date da un pot-pourri di fiori rossi, ribes, agrumi rossi e fresca parte balsamica. Palato intenso e dinamizzato da tannini vividi ed eleganti. Le freschezza è esacerbata dal frutto succoso. Profondo ed ancora scalpitante chiude lasciando una lunga scia saporita.

Chianti Classico Riserva 2012

Rubino con lievi cenni di granato sul bordo. Profumo dolce molto accattivante denotato da fruttuosità che portano a note di fragoline, ciliegia, succo di pesca gialla, erba appassita. Sferico ed avvolgente il gusto è influenzato dall’annata, risultando equilibrato tra freschezza e morbidezza.

Chianti Classico Riserva 2010

Trasparenza e luminosità svelano la materia di questo vino che si mostra complesso e sfaccettato. Piccoli frutti rossi, fiori viola, sensazioni ferrose, le spezie sono fuse senza essere invadenti. Palato dalla texture avvolgente ben dosata da una tannicità finissima. La vena acida è smorzata dalla morbidezza, rendendolo vicino ad un equilibrio perfetto, il sorso vellutato accompagna il finale elegante.

Gran Selezione Le Bambole 2013

Ancora in affinamento in bottiglia, questo campione in assaggio dimostra comunque una gran personalità. Ventaglio dei profumi ampio  denotato da frutto nero e rosso con molti cenni balsamici, resina, menta, cenni piccanti di pepe verde e nero, di foglia di tabacco. In bocca nervoso mostra segni di giovanile vitalità sprizzando freschezza e tannini irruenti,  immerso in un bel frutto ha una dinamicità propulsiva e persistenza lunga. In evoluzione.

“Vajra” tra arte e Barolo

Inizia a nord ovest con la cima del Monte Monviso che nelle giornate limpide s’intravede facendo da sfondo come in un film della Paramount, il panorama che si affaccia sulla pregiata collina del “Bricco delle Viole “. La collina è  raggiungibile da una stradina sterrata ripidissima e scoscesa che porta al punto più alto nello spazio di pochi metri. Francesca Vajra, spiegandomi il territorio, è animata da un giusto slancio di orgoglio per queste terre. Il  susseguirsi di vigneti confinanti, si estende a perdita d’occhio, coprendo come uno spesso tessuto verde  tutto il territorio di Barolo, svelandone  pienamente la sua bellezza. Da qui proviene l’uva  selezionata  per il  più importante Cru del Barolo di Vajra, il “Bricco delle Viole”

Un microclima particolare  con grandi sbalzi termici e venti che soffiano da ovest verso est, mantengono la salubrità delle uve permettendone la perfetta maturazione. Uno stile produttivo che non prevede uso di sostanze chimiche in nessuna fase della lavorazione. Le raccolte vengono effettuate quando le uve raggiungono un perfetto stadio di maturazione. I sottosuoli sono variegati ed a seconda delle zone donano al Nebbiolo un carattere profondo e varietale. Francesca Vajra mi spiega la storia dell’azienda trasmettendo un entusiasmo consapevole e contagioso che parla di passione e impegno per quel lavoro. Lei e i suoi fratelli amano occuparsi di questa terra trascorrendo la vita  nei vigneti assorbendone gioie e sacrifici. Passione certamente acquisita dalla famiglia che ha saputo trasmettere i valori e l’attaccamento per la terra anche ai propri figli, insieme al rispetto della natura per ciò che può esprimere.

La storia di Aldo Vajra  nella produzione di vino inizia dagli anni 70 dove con il boom industriale le  campagne venivano abbandonate in favore delle città più ricche di opportunità. Grandi  industrie e la vita cittadina attrassero anche i genitori di Aldo i quali furono tra i primi ad abbandonare Barolo. Aldo nasce quindi a Torino ma ancora giovanissimo  sente  di dover seguire una strada diversa da quella che i genitori avrebbero voluto per lui. Attratto  dall’agricoltura e sentendo il richiamo per la sua terra di origine, inizia la Scuola Enologíca di Alba. Quando manifesta questa sua vocazione i genitori fanno di tutto per fargli cambiare idea facendogli passare le estati lontano dagli amici e coltivando i terreni di  famiglia. Caparbio e piu deciso che mai a diventare un bravo viticoltore Aldo diviene responsabile dell’azienda a soli 15 anni. Nel 1972 l’uva che era prodotta nella proprietà e venduta come conferitore era pagata pochissimo, quindi decide di vinificare la sua uva. Da sempre sostenitore di un tipo di agricoltura volta al rispetto del territorio e di chi lo abita, abbraccia i principi di uno stile produttivo naturale; sicuramente innovatore in questo suo modo di concepire sia la coltivazione sia la produzione in cantina. Il costante desiderio di migliorarsi ed alzare l’asticella qualitativa lo porta a sviluppare una cantina che permetta di avere da un lato efficenza e dall’altro l’arte. L’incontro con la moglie Milena lo completa supportandolo nelle scelte e condividendone le iniziali preoccupazioni e successi. La cantina costruita nel 1986 è dotata di spazi semplici e funzionali, a cui sono stati aggiunte parti negli anni successivi ed è ancora oggi in evoluzione. Nella cantina sono state inserite vetrate eseguite  dall’architetto Padre Costantino che lasciano filtrare raggi pieni di colore, uno scorcio di arte che  rinnova la magia per l’armonia  che anche le opere d’arte insieme alla natura ci riservano.

Tasting notes

La serie di assaggi inizia da un metodo classico.

NS Della Neve Rosa Spumante 48 mesi s.l.
50% Nebbiolo e 50% Pinot Nero. Rosè Metodo classico che affina per 4 anni in bottiglia. Colore rosa buccia di cipolla intenso. Il Pinot Nero si avverte con un ingresso intenso e fragrante, a cui si aggiunge la scia profumata del Nebbiolo, seguono aromi di fragole, lamponi selvatici e erbe fresche. In bocca entra con decisione secco e freschissimo con perlage rotondo e finale sapido.  

Langhe Bianco “Dragon” 2016 di Luigi Baudana & GDVajra.

Chardonnay, Sauvignon Blanc, Riesling e Nascetta. Proveniente da un piccolissimo appezzamento a Cerretta. Blend che profuma di pesca bianca, erba fresca, gelsomino, cui si sommano sensazioni pietrose; palato glicerico e fresco, dotato di una spessa parte sapida manteniene inalterato il sapore chiudendo pulito.


Langhe Riesling DOC “PÉTRACINE 2016 Vajra

Vigneti che poggiano su terreni sassosi,  Pètracine (radice sulla pietra). Un vezzo quello di Aldo Vajra che decide di piantare il Riesling renano nella parte delle Langhe meno vocata per il Nebbiolo. Bouquet  ben definito con note di idrocarburi fiori di gelsomino, mela croccante, fieno. Palato salino sprizzante di freschezza, dinamico rimane teso sulla persistenza; giovanissimo, solo 2000 le bottiglie prodotte.
GD Vajra JC Clarè  2016 

Affascinante vino dal colore rubino trasparente e scarico. Viene vinificato con una percentuale di raspo pari al 30%. Naso fresco con erbaceo in evidenza, foglia di tè e fiori selvatici. Sventagliante di freschezza i frutti rossi sono croccanti e giovanili. Leggermente mosso da un sottilissimo Pétillant e reso morbido da un lieve residuo zuccherino che ne dinamizza il palato. La vena fresca si evidenzia in un palato scorrevole e dotato di quella falsa semplicità che riesce a svuotare la bottiglia in un attimo.

Barbera D’Alba superiore J.C. Vajra 2014

Potenza e profondità data dei terreni di serralunga Bricco Bertone e profumi del Bricco delle Viole dati dai due “cru” da cui provengono le uve, Il 90% proviene da Bricco delle Viole dove l’età della vite è di 67 anni e il 10% proviene da Bric Bertone. Vino elegante dal colore profondo, caratterizzato dagli aromi floreali di viola, ciliegia  con soffuse note di muschio, pepe rosa, humus ed abete. Palato ben proporzionato tra morbidezza e freschezza intenso strutturato, bel finale nitido e persistente.

Barolo “Albe” Vajra 2013 

Nasce da una selezione dei migliori grappoli di tre vigneti del comune di Barolo differenti per altitudine ed esposizione Fossati, Coste di Vergne e La Volta. Esplosione floreale e foglie di tè verde. balsamico, frutto nero maturo. Palato fresco, tannini croccanti e scorrevoli, semplicità e bevibilità.

 Barolo “Bricco delle Viole” 2013 Vajra

Cru da singolo vigneto le cui viti si aggirano sui 45/65 anni di età poste nella parte più vocata, appunto la collina del  Bricco delle Viole.  La vigna è stata piantata nel 1949 la cui costanza produce grappoli di qualità estrema. Luminoso e trasparente il bagaglio olfattivo è ampio, dato da una nettissima viola in apertura cui fanno seguito frutti scuri, ciliegie, scorza di cedro accenni balsamici, foglia di thè macerato, tabacco. Sorso disteso che all’assaggio dimostra coerenza ed eleganza, pieno e rotondo è contornato da tannini di finissima fattura, persistenza lunghissima.