Modena Champagne Experience 2017

Champagne per brindare a un incontro..recitava una canzone degli anni 70, un incontro da favola ovvero quello con 100 Maison ed oltre 500 Champagne. Una manifestazione Modena e Champagne Experience che oltre a favorire lo scambio per fini commerciali con vignaioli ed importatori è stata una vera esperienza sensoriale. Lo Champagne ha segnato la storia di molti personaggi storici come Napoleone Bonaparte il quale aveva una cospicua riserva di bottiglie che conduceva con sè durante le battaglie.

Del resto sono innegabili le proprietà terapeutiche dello Champagne , già dopo il primo bicchiere riesce a far sopire ansie ed affanni del vivere (compreso anche il mio mal di piedi per aver scelto un paio di scarpe scomode).

Bagliori scintillanti, dorati, profumi golosi e freschezza dissetante al palato che insieme alla vivacità del perlage accarezza il palato solleticando anche i palati più esigenti, rendendolo perfetto per ogni occasione. .

Moltissime le Maison dove poter assaggiare le migliori selezioni ed anche mettere a confronto Millesimati con cuvée prestigiose.

Evento che sta crescendo anche sul piano delle Master Class proposte anche se con posti forse troppo limitati. Tantissimi gli intervenuti con relativo affollamento davanti ai banchi di degustazione.

Per il resto sia il livello che la quantità delle proposte è talmente allettante da non lasciare dubbi sulla sua riuscita rendendolo un evento in ogni caso irrinunciabile.

Tasting Notes di alcuni dei miei migliori assaggi

LARMANDIER-BERNIER
VIEILLE VIGNE DU LEVANT 2008

Lo Champagne Vieille Vigne du Levant è un Blanc de Blanc composto dal 100% Chardonnay Millesimato 2008 raccolto nel villaggio di Cramant, 100% Grand Cru della parte più vocata per lo Chardonnay la Côte des Blanc . Le viti di questo Grand Cru sono di età compresa tra 48 e oltre 75 anni le cui radici si approfondano nel terreno contribuendo a donare complessità al vino.Vieille Vigne du Levan ovvero irradiato dai primi raggi di sole al mattino.

Sottilissimo perlage continuo e diffuso con profumi delicati e pienamente riconducibili allo Chardonnay. Mineralità gessose, richiami di miele di acacia, pan brioche, bollangerie ricca, intenso e persistenza infinita. Un vero nettare.

Bruno Paillard Cuvée 72

Lo Champagne Brut Cuvée 72 di Bruno Paillard è un “multivintage” 22 % circa di Meunier, il 33 % di Chardonnay ed il 45 % di Pinot Noir.

Una lunghissima sosta sui lieviti che dopo i classici 36 mesi d’affinamento sui propri lieviti riposa ancora altri  36 prima dell’uscita in commercio, da cui trae il nome come Cuvée 72.

Dorato brillante con profumi speziati e di frutta secca, ma anche con caratteristiche riconducibili sia a frutti rossi maturi che al frutto bianco esotico e polposo, pan brioche. Palato largo, sapore intenso, con bollicine sottilissime è esaltato dalla parte acida che si allunga con delicatezza glicerica e finemente agrumata.

Bollager La Grand annè rosè

72% Pinot Noir, di cui il 5% in rosso, 28% Chardonnay; dosage 8/9 gr/L

Bollinger una delle Maison più famose vanta una tradizione molto antica, risalente al XV secolo, quando una famiglia di viticoltori, successivamente imparentatisi con i Bollinger dettero inizio nel 1829 alla cantina moderna. Le coltivazioni si trovano ad Ay, nelle Montagne di Reims

La Grande Année è prodotta con le migliori uve classificate Premier e Grand Cru quasi esclusivamente dei vigneti di proprietà.

Le uve per il rosè sono almeno per il 70%di proprietà alle quali si nell’assemblaggio vengono aggiunte il 5% di vino rosso del celebre vigneto Côte aux Enfants di Aÿ.

Un rosè che mostra carattere e proprietà uniche date da note olfattive a metà tra rosè e rosso. Aspetto rosa intenso brillante, floreale vinoso con frutti rossi ben identificabili, scorza di agrume pepe rosa, lavanda, spezie, frutta candita. Un rosè che al sorso si svela potente e profondo, bilanciato da una grande acidità, sfaccettato anche nel frutto, ampio armonico grandemente propulsivo e saporito. Infinito.

Champagne Brut Cuvée “Entre Ciel et Terre” Francoise Bedel

Entre Ciel et Terre” nasce di vigne di oltre 30 anni, viene vinificato in botti di rovere e matura per 6 anni sui lieviti in bottiglia.

Luminosità e brillantezza dai bagliori tipici degli champagne che sprizzano freschezza. Olfattivamente dominato da sensazioni marine intense e frutto agrumato e bianco. Diretto e verticale spinge con forza il gusto spalleggiato da estrema freschezza e sapidità cremoso profondo, da cui spunta una trama glicerica aromatica e densa di sapore. Da bere a fiumi !

È proprio vero che nel caso specifico dello champagne i metodi produttivi le cuvèe assemblaggi e liquer de spedition spesso formano prodotti molto diversi tra loro. Ecco che a parte i paramenti oggettivi come persistenza e sottigliezze del perlage altri parametri sono completamente aleatori e determinano nell’assaggiatore quel groviglio di emozioni soggettive da cui lasciarsi tentare verso una preferenza anziché un’altra. È il caso del prossimo Champagne uno dei più controversi perché le sue bottiglie sono molto diverse tra una’annata e l’altra ed è frequente trovare diversità addirittura tra bottiglie uguali per annata e tipologia. Incostante ma se beccate la bottiglia giusta è forse uno dei fuoriclasse più assoluti.

Andrè Beaufort 2003 Grand Cru Ambonnay 100% Pinot Noir

Oro iridescente con olfatto dove il frutto si manifesta con forza quasi un concentrato di albicocca, mela caramellata rresina, canditi, miele, anice liquirizia, nocciolina tostata, sottofondo iodato e ferroso, Cangiante e sorprendente cambia veste ad ogni istante per poi ritornare all’inizio un girotondo di aromi che ammaliano e costringono all’assaggio.

Perlage sottilissimo e rotondo cremoso ed intenso il gusto è avvolgente volumico morbido sferzato dall’acidità e dalla sapidità di supporto ad un quadro gustativo di pregevole fattura, lungamente persistente con chiusura succosa ed agrumata.

Jean de Thelmont 2005

Un’altro millesimo 2005 che merita di essere descritto per la generosità di palato e con invidiabile equilibrio. Una cuvée classica composta dai tre vitigni principali dello Champagne in parti più o meno uguali di Pinot Noir, Pinot Meunier, Chardonnay tutti annata 2005. Attenzione estrema in vigna ed una vinificazione attenta portano a questa bella cuvée.

Frutto maturo susina mela e ribes in un insieme molto fine

a cui si uniscono tratti freschi balsamici e piccanti . Sottile ed elegante al palato dove emerge la parte polposa del frutto e equilibrato e con bel finale asciutto.

La finezza del Pinot Bianco si esprime in pieno nello Champagne di Gautheroth che dimostra come i piccoli Recoltant sanno produrre grandi e raffinati Champagne.

Gauteroth Exception

80% Pinot Nero e 20% Pinot Blanc, Dosage 5 g/l, 5 anni sui lieviti.

Famiglia di vignaioli che produce Champagne dal 1695 nella Valle dell’Ource. La conduzione aziendale oggi è affidata a François, che continua nell’antica tradizione produttiva familiare che ha ereditato, dal nonno René e dal padre André. Storicità e perseveranza che si evidenziano attraverso gli Champagne.Excepion proviene dalle migliori vigne e soltanto le migliori cuvées entrano nella sua composizione.

Riflessi dorati ed un perlage sottilissimo e diffuso I profumi vertono sulla raffinata essenza dei floreali e frutti bianchi, pesca bianca susina, pane tostato, miele di acacia fresca nota balsamica. Palato fresco dinamico con morbidezze ben dosate per un sorso impostato sulla raffinatezza piuttosto che sulla potenza, freschissimo e pieno chiude con eleganza.

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Il Palagio di Panzano

Il Palagio di Panzano di Monia Piccini e Franco Guarducci è sito a poca distanza dal centro di Panzano in Chianti. Una valle inondata di sole che gode di un’esposizione ventilata sulla dorsale che guarda verso la Conca d’oro di Panzano. Il possedimento che anticamente era una riserva di caccia, fu acquistato nel 1965 dal nonno di Monia Piccini con la speranza che quel gruppo di case in futuro sarebbero diventate un investimento edile. In quegli anni Panzano era una zona depressa con una esigua produzione di vino che veniva fatta soltanto per ricoprire i fabbisogni familiari. Nel 1968 Fabrizio Piccini padre di Monia, iniziò a produrre vino di Panzano per un uso domestico piantando le prime vigne intorno al fabbricato e iniziando a fare progetti per far rivivere quel Borgo dalla bellezza antica e rurale. Monia dopo la morte prematura del padre sceglie di seguire le orme paterne ed aiutata dal marito inizia i lavori per la ristrutturazione dell’antico borgo. Poco alla volta il progetto prende vita permettendo l’apertura di un agriturismo immerso nel verde delle colline dove alla bellezza suggestiva del posto è unita ad attenzione estrema per il dettaglio, cure che sono riservate anche nella produzione del vino. Dal 2004 le energie della coppia vengono infatti canalizzate su di una produzione vinicola qualitativa. Coadiuvati dall’agronomo Marco Chellini, vengono rivisti i vecchi vigneti e fatti nuovi impianti, a cui nel 2008 si aggiunge anche la vigna “Le Bambole” le cui uve sono destinate alla Gran Selezione. Il vigneto dedicato alle due figlie della coppia appunto “le Bambole”, nasce su un impianto con una esposizione perfetta a 450 metri slm da dove provengono le uve con cui viene prodotto il cru. La copertura totale vitata è di 8 ettari, di cui 7 di Sangiovese e 1 di Merlot. I terreni sono piuttosto variegati con percentuali di argilla ed alberese che in alcuni appezzamenti vengono attraversati da striature più ricche di ferro. Per questo motivo ogni appezzamento viene vinificato separatamente e successivamente assemblati a seconda delle caratteristiche che si vuol ottenere, la cantina è piccola adeguata al fabbisogno del vino prodotto. le vigne sono seguite in maniera scrupolosa e capillare. L’azienda è biologica certificata e facente parte di un sistema in cui tutta la produzione è attenta e volta a sfruttare il meglio delle risorse che il territorio può offrire. I vini del Palagio riflettono le cure che ricevono, interpretati in un modo che esprime attenzione per l’innovazione in un divenire continuo dove anche il cambiamento è inteso come un progredire costante nel tempo.

Tasting notes di alcuni dei migliori assaggi

Sangiovese senza solfiti 2016

Colore purpureo trasparente, caratterizzato da un frutto incisivo netto e fragrante, in cui si ritrova la freschezza e l’aromaticità del Sangiovese senza maschere. Malgrado la gioventù dimostra un gradevole equilibrio, sorso fruibile sapido e freschissimo e tannini dolci.

Chianti Classico 2013 Riserva

Bel colore rubino coeso e trasparente sul bordo. Inizialmente apre su toni ferrosi che ossigenandosi si ampliano su note date da un pot-pourri di fiori rossi, ribes, agrumi rossi e fresca parte balsamica. Palato intenso e dinamizzato da tannini vividi ed eleganti. Le freschezza è esacerbata dal frutto succoso. Profondo ed ancora scalpitante chiude lasciando una lunga scia saporita.

Chianti Classico Riserva 2012

Rubino con lievi cenni di granato sul bordo. Profumo dolce molto accattivante denotato da fruttuosità che portano a note di fragoline, ciliegia, succo di pesca gialla, erba appassita. Sferico ed avvolgente il gusto è influenzato dall’annata, risultando equilibrato tra freschezza e morbidezza.

Chianti Classico Riserva 2010

Trasparenza e luminosità svelano la materia di questo vino che si mostra complesso e sfaccettato. Piccoli frutti rossi, fiori viola, sensazioni ferrose, le spezie sono fuse senza essere invadenti. Palato dalla texture avvolgente ben dosata da una tannicità finissima. La vena acida è smorzata dalla morbidezza, rendendolo vicino ad un equilibrio perfetto, il sorso vellutato accompagna il finale elegante.

Gran Selezione Le Bambole 2013

Ancora in affinamento in bottiglia, questo campione in assaggio dimostra comunque una gran personalità. Ventaglio dei profumi ampio  denotato da frutto nero e rosso con molti cenni balsamici, resina, menta, cenni piccanti di pepe verde e nero, di foglia di tabacco. In bocca nervoso mostra segni di giovanile vitalità sprizzando freschezza e tannini irruenti,  immerso in un bel frutto ha una dinamicità propulsiva e persistenza lunga. In evoluzione.

“Vajra” tra arte e Barolo

Inizia a nord ovest con la cima del Monte Monviso che nelle giornate limpide s’intravede facendo da sfondo come in un film della Paramount, il panorama che si affaccia sulla pregiata collina del “Bricco delle Viole “. La collina è  raggiungibile da una stradina sterrata ripidissima e scoscesa che porta al punto più alto nello spazio di pochi metri. Francesca Vajra, spiegandomi il territorio, è animata da un giusto slancio di orgoglio per queste terre. Il  susseguirsi di vigneti confinanti, si estende a perdita d’occhio, coprendo come uno spesso tessuto verde  tutto il territorio di Barolo, svelandone  pienamente la sua bellezza. Da qui proviene l’uva  selezionata  per il  più importante Cru del Barolo di Vajra, il “Bricco delle Viole”

Un microclima particolare  con grandi sbalzi termici e venti che soffiano da ovest verso est, mantengono la salubrità delle uve permettendone la perfetta maturazione. Uno stile produttivo che non prevede uso di sostanze chimiche in nessuna fase della lavorazione. Le raccolte vengono effettuate quando le uve raggiungono un perfetto stadio di maturazione. I sottosuoli sono variegati ed a seconda delle zone donano al Nebbiolo un carattere profondo e varietale. Francesca Vajra mi spiega la storia dell’azienda trasmettendo un entusiasmo consapevole e contagioso che parla di passione e impegno per quel lavoro. Lei e i suoi fratelli amano occuparsi di questa terra trascorrendo la vita  nei vigneti assorbendone gioie e sacrifici. Passione certamente acquisita dalla famiglia che ha saputo trasmettere i valori e l’attaccamento per la terra anche ai propri figli, insieme al rispetto della natura per ciò che può esprimere.

La storia di Aldo Vajra  nella produzione di vino inizia dagli anni 70 dove con il boom industriale le  campagne venivano abbandonate in favore delle città più ricche di opportunità. Grandi  industrie e la vita cittadina attrassero anche i genitori di Aldo i quali furono tra i primi ad abbandonare Barolo. Aldo nasce quindi a Torino ma ancora giovanissimo  sente  di dover seguire una strada diversa da quella che i genitori avrebbero voluto per lui. Attratto  dall’agricoltura e sentendo il richiamo per la sua terra di origine, inizia la Scuola Enologíca di Alba. Quando manifesta questa sua vocazione i genitori fanno di tutto per fargli cambiare idea facendogli passare le estati lontano dagli amici e coltivando i terreni di  famiglia. Caparbio e piu deciso che mai a diventare un bravo viticoltore Aldo diviene responsabile dell’azienda a soli 15 anni. Nel 1972 l’uva che era prodotta nella proprietà e venduta come conferitore era pagata pochissimo, quindi decide di vinificare la sua uva. Da sempre sostenitore di un tipo di agricoltura volta al rispetto del territorio e di chi lo abita, abbraccia i principi di uno stile produttivo naturale; sicuramente innovatore in questo suo modo di concepire sia la coltivazione sia la produzione in cantina. Il costante desiderio di migliorarsi ed alzare l’asticella qualitativa lo porta a sviluppare una cantina che permetta di avere da un lato efficenza e dall’altro l’arte. L’incontro con la moglie Milena lo completa supportandolo nelle scelte e condividendone le iniziali preoccupazioni e successi. La cantina costruita nel 1986 è dotata di spazi semplici e funzionali, a cui sono stati aggiunte parti negli anni successivi ed è ancora oggi in evoluzione. Nella cantina sono state inserite vetrate eseguite  dall’architetto Padre Costantino che lasciano filtrare raggi pieni di colore, uno scorcio di arte che  rinnova la magia per l’armonia  che anche le opere d’arte insieme alla natura ci riservano.

Tasting notes

La serie di assaggi inizia da un metodo classico.

NS Della Neve Rosa Spumante 48 mesi s.l.
50% Nebbiolo e 50% Pinot Nero. Rosè Metodo classico che affina per 4 anni in bottiglia. Colore rosa buccia di cipolla intenso. Il Pinot Nero si avverte con un ingresso intenso e fragrante, a cui si aggiunge la scia profumata del Nebbiolo, seguono aromi di fragole, lamponi selvatici e erbe fresche. In bocca entra con decisione secco e freschissimo con perlage rotondo e finale sapido.  

Langhe Bianco “Dragon” 2016 di Luigi Baudana & GDVajra.

Chardonnay, Sauvignon Blanc, Riesling e Nascetta. Proveniente da un piccolissimo appezzamento a Cerretta. Blend che profuma di pesca bianca, erba fresca, gelsomino, cui si sommano sensazioni pietrose; palato glicerico e fresco, dotato di una spessa parte sapida manteniene inalterato il sapore chiudendo pulito.


Langhe Riesling DOC “PÉTRACINE 2016 Vajra

Vigneti che poggiano su terreni sassosi,  Pètracine (radice sulla pietra). Un vezzo quello di Aldo Vajra che decide di piantare il Riesling renano nella parte delle Langhe meno vocata per il Nebbiolo. Bouquet  ben definito con note di idrocarburi fiori di gelsomino, mela croccante, fieno. Palato salino sprizzante di freschezza, dinamico rimane teso sulla persistenza; giovanissimo, solo 2000 le bottiglie prodotte.
GD Vajra JC Clarè  2016 

Affascinante vino dal colore rubino trasparente e scarico. Viene vinificato con una percentuale di raspo pari al 30%. Naso fresco con erbaceo in evidenza, foglia di tè e fiori selvatici. Sventagliante di freschezza i frutti rossi sono croccanti e giovanili. Leggermente mosso da un sottilissimo Pétillant e reso morbido da un lieve residuo zuccherino che ne dinamizza il palato. La vena fresca si evidenzia in un palato scorrevole e dotato di quella falsa semplicità che riesce a svuotare la bottiglia in un attimo.

Barbera D’Alba superiore J.C. Vajra 2014

Potenza e profondità data dei terreni di serralunga Bricco Bertone e profumi del Bricco delle Viole dati dai due “cru” da cui provengono le uve, Il 90% proviene da Bricco delle Viole dove l’età della vite è di 67 anni e il 10% proviene da Bric Bertone. Vino elegante dal colore profondo, caratterizzato dagli aromi floreali di viola, ciliegia  con soffuse note di muschio, pepe rosa, humus ed abete. Palato ben proporzionato tra morbidezza e freschezza intenso strutturato, bel finale nitido e persistente.

Barolo “Albe” Vajra 2013 

Nasce da una selezione dei migliori grappoli di tre vigneti del comune di Barolo differenti per altitudine ed esposizione Fossati, Coste di Vergne e La Volta. Esplosione floreale e foglie di tè verde. balsamico, frutto nero maturo. Palato fresco, tannini croccanti e scorrevoli, semplicità e bevibilità.

 Barolo “Bricco delle Viole” 2013 Vajra

Cru da singolo vigneto le cui viti si aggirano sui 45/65 anni di età poste nella parte più vocata, appunto la collina del  Bricco delle Viole.  La vigna è stata piantata nel 1949 la cui costanza produce grappoli di qualità estrema. Luminoso e trasparente il bagaglio olfattivo è ampio, dato da una nettissima viola in apertura cui fanno seguito frutti scuri, ciliegie, scorza di cedro accenni balsamici, foglia di thè macerato, tabacco. Sorso disteso che all’assaggio dimostra coerenza ed eleganza, pieno e rotondo è contornato da tannini di finissima fattura, persistenza lunghissima.

Il salotto del vino a “Montecarlo” 

Un territorio anticamente  conosciuto per la sua produzione di vino il cui nome antico era Vivinaia, cioè passaggio della Via del Vino. L’insieme dei vitigni che ancora si trovano, riportano alla mente zone oltralpe rinomate, Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc, il Roussanne, Syrah, e altri a bacca bianca, Pinot bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Semillon. Un vero concentrato di vitigni che per Montecarlo e le sue colline vitate rappresenta più di una semplice appartenenza ad una Doc. Ogni vitigno che qui si trova è infatti collegato a eventi storici che legano in modo indissolubile la storia del borgo al suo percorso vitivinicolo. Montecarlo, sita nel cuore della Toscana a due passi da Lucca, usa da secoli queste uve da sole o in blend vantando un passato prestigioso che ha visto il Montecarlo sulle tavole di Reali e Papi. Questa notorietà lo portò nei primi anni del 1900 ad essere conosciuto come “Lo Chablis di Montecarlo”, realizzato con Trebbiano e seguendo un’arcaico metodo di vinificazione che gli regalava sentori speziati e una lunga longevità.

Il primo documento ritrovato in cui si parla dei vini di Montecarlo risale  addirittura all’anno 846. Nel 1500 il vino bianco di Montecarlo raggiungeva i prezzi più alti di tutti gli altri vini al mercato di Firenze. Nell’arco della storia lo ritroviamo addirittura per le nozze del Principe Umberto di Savoia e Maria Josè.

La coltivazione di questi vitigni ha origini legate ad un personaggio di spicco nel panorama vitivicolo di Montecarlo che lega il suo percorso personale a quello del Borgo e di ciò che ancora oggi vi viene coltivato: Giulio Magnani il quale dopo aver passato un anno nella zona di Bordeaux fece ritorno a Montecarlo con un fascio di marze assai consistenti prelevate da nobili vitigni francesi che innestò sui ceppi delle vecchie vigne di Trebbiano e Sangiovese.  Magnani, giovane di nobili origini, era nato a Pescia il 30 agosto 1839 a Montecarlo dove possedeva una villa con fattoria. Proprio da quel posto iniziò la coltivazione dei vitigni Francesi. Incoraggiati dagli ottimi risultati, anche altri produttori della zona seguirono il suo esempio favorendo la diffusione di questi vitigni  in tutto il territorio di Montecarlo.

Ritornando con un balzo storico nei tempi odierni,  varie iniziative vengono ogni anno organizzate dal Consorzio Vini di Montecarlo che sono volte a promuovere i vini ed i cibi del territorio. A questo proposito si è  da poco conclusa la rassegna che si tiene nel giardino di palazzo Pellegrini Carmignani che ha visto i produttori vitivinicoli Montecarlesi proporre i loro vini in abbinamento con piatti ottenuti da prodotti tipici del territorio. L’ultima serata era dedicata alle “erbe spontanee” con piatti ispirati dalla cucina Fusion dello chef Masaki Kuroda di Serendepico.


I vini proposti da due aziende di Montecarlo erano dell’azienda agricola Carmignani Enzo e della Fattoria il Poggio. L’odierno Disciplinare della DOC “Montecarlo” prevede la produzione di Montecarlo Bianco, Rosso, Rosso Riserva, Vermentino, Sauvignon, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Vin santo, Vin santo Occhio di Pernice.

Questi i vini degustati 

Kapogiro- Enzo Carmignani: rosato da Sangiovese, Merlot, Syrah. Colore rosa tenue dai profumi di piccoli frutti rossi e floreali, dal gusto beverino ed equilibrato, ottenuto con pressatura soffice e breve macerazione sulle bucce.
Urano- Enzo Carmignani: Sauvignon da un singolo vigneto posto in alto che profuma di pompelmo e fiori bianchi, con accenni minerali, rinfrescante e sapido.
Fattoria il Poggio-Incantate-Chardonnay che esegue un passaggio in legno per circa 6 mesi. Spezie e frutta bianca, sapido e fresco.
Fattoria il Poggio-Incantate- Merlot e Cabernet, 18 mesi in barrique; speziato e morbido. Enzo Carmignani -Aleatico- Eterei in primo piano, frutti neri surmaturi, dolce e strutturato.

 

Una lunga estate “Rosè”

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Che fosse l’anno dei rosati si era intuito da tempo, basta dare un’occhiata ai tanti post che circolano sui vari social e che hanno dipinto di rosa pagine intere. L’estate particolarmente calda ha certamente contributo a fare spazio a questa tipologia il cui colore invitante e la temperatura di servizio intorno ai 10/12 gradi, promette un genere rinfrescante e pieno di sapore.

Il rosè è in realtà molto versatile, di facile abbinamento alle pietanze tipicamente estive. Un trend che trova sempre più spazio tra i vini bianchi arrivando a riempire interi scaffali con le molteplici sfumature rosa.

Tipologia molto diffusa anche all’estero a partire dalla vicina Francia, in particolare quella del sud. I rosé italici naturali o non convenzionali sono diversi per vitigni e peculiarità. Oggi sono moltissime le aziende che hanno nella loro gamma produttiva almeno un rosato. Incredibilmente l’Italia risulta essere uno dei maggiori esportatori di questa tipologia, mentre i primi consumatori restano per adesso i vicini francesi.

Produrre un buon rosè non è però cosa banale, ma chi riesce nell’impresa ottiene prodotti che meritano rispetto e considerazione.

Occorre scegliere il vitigno giusto prima cosa, in base a caratteristiche di acidità, aromaticità e capacità colorante. Il territorio, deve avere sufficiente escursione termica e ventilazione per ottimizzare la maturazione delle uve, le quali devono essere sane e nel miglior stato possibile.

Anche scegliere il momento giusto della raccolta non è mai banale, con pochi giorni di anticipo si rischia di ottenere un vino squilibrato e pochi giorni di ritardo per avere un vino eccessivamente alcolico o scarso di freschezza. Massima cautela anche in cantina per ottenere il giusto gradiente di colore desiderato. Infine occorre stare attenti alla conservazione del suo colore estremamente fragile ed esposto a fenomeni di ossidazione. D’estate però accanto a prosciutto e melone, oppure piatti di pesce o carni non troppo elaborate, il rosato è il giusto rito per esorcizzare il caldo di un’estate ancora lunga.
 Tasting Notes di alcuni dei migliori assaggi.


Whispering Angel 2016 – CAVE D’ESCLANS AOC Provence 

Zona del Bandol la più famosa e vocata per la produzione di rosè  Château D’ESCLANS si trova a La Motte, nella regione francese del Var. -72% Grenache, 13% Rolle, 7% Syrah, 4% Cinsault, 4% Tibouren

Tipicamente provenzale nelle sue sfaccettature, questo rosè ha in suo punto cardine nell’estrema raffinatezza di profumi ed aromi. Colore rosa salmone molto tenue e luminoso. I tratti erbacei e floreali sono completato da piccoli frutti rossi appena accennati che sia nei profumi che nel gusto arricchiscono un sorso leggiadro dotato di una grande freschezza, la lunga persistenza è seguita da un finale pulito e asciutto. Finissimo.

 


Illario 2016 fattoria di Magliano Sangiovese 100% della Maremma Toscana 

Territorio assolato e selvaggio che risente dei vicini venti marini, da dove si ottengono vini concentrati e maturi. Illario è un bel rosa intenso e vivace, perfetto connubio tra la maturità dei frutti rossi e la freschezza delle erbe aromatiche. Entrata di avvolgente morbidezza, sferzata da freschezza e sapidità, il sorso fà salivare a lungo richiamando il sorso. Chiusura sapida e piacevolmente fruttata. Dissetante

 


“Petali” 2016 az agricola Cantalici  Sangiovese 100% 

Igt biologico e vegano, ovvero che prevede un uso di coadiuvanti di sola origine vegetale e minerale per tutto il ciclo produttivo. Esigua la produzione di solo 15.000  bottiglie.

Rosato di ottima beva in cui i frutti rossi sono piccoli e croccanti con accenni ferrosi ed ematici, intenso il floreale di viole e rosa. Palato inizialmente disteso e rilassato, mostra un lato più selvaggio carnoso e sapido. Persistente e sostenuto da parte acida rinfrescante.

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Sangiovese in purezza anche per il Rosè 2016  di Riecine 

Cuore della Toscana nel Chianti Classico. Il rosato di Riecine ha una colorazione molto tenue che rammenta tratti più nordici. I profumi invece sono strettamente legati al territorio, erbe aromatiche in cui si insinuano tratti agrumati e floreali di violetta tipici del Sangiovese di quelle zone. Il palato aereo ed intenso è teso da una vena fresco/sapida che risulta appagante e completa, chiusura impeccabile e lunga, eleganza da vendere. Pregevole.


Campo alle Comete 2016 Rosato Bolgheri Doc 

Nasce da un tipico taglio di vitigni Bordolesi in pieno stile  Bolgheri.  Il primo vino interamente prodotto e vinificato dalla nuova gestione, esegue una pressatura soffice con l’aggiunta di una piccola percentuale ottenuta con metodo del salasso.

Ciliegie fragole frutti rossi succosi, contornati da erbe aromatiche, resina di pino fiori viola. Rosato dotato di bella struttura in grado di sorreggere anche piatti elaborati. Intenso, si allarga con un incedere morbidamente avvolgente per poi bilanciarsi con la parte data dalla freschezza e dalla sapidità marina, tipica del territorio. Trasognato.


infine…per chi ama la sensazione carezzevole delle bollicine.

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Champagne  Révélation. 100% Pinot Noir. Rosé de Saignée. Dosaggio 7 gr/l.

Un rosè quasi solo di nome che rasenta un rosso scarico brillante e vivace. Il perlage è composto da numerose bollicine sottili, cremoso al palato, accarezza senza graffiare. Il quadro olfattivo è guidato dall’intensità del Pinot Noir in cui frutti rossi e sottobosco sono ben marcati, croccanti e arricchiti dalle sensazioni gessose, a cui si sommano le note fragranti date dall’affinamento in bottiglia. Complessità anche al palato intessuta in una spinta propulsiva data da una notevole freschezza stemperata da una morbida elegante nota fruttata, lungo e coerente il finale. Eccellente

 

“Val delle Corti” coerenza che diventa stile

 L’arte necessaria per saper fare del buon vino spesso si apprende con specifici studi, altre volte la si eredita insieme ai vigneti e prendendosi cura degli stessi anno dopo anno. Molte volte le due cose coincidono, ma sicuramente c’è bisogno di un’altro ingrediente fondamentale, l’entusiasmo per ciò che si sta facendo e la voglia di farlo in maniera sempre migliore. Saper ascoltare ciò che le vigne possono o non possono dare assecondandone i tempi e la produzione, senza forzature, ecco ciò che Roberto Bianchi, impara in breve tempo dopo la morte del padre Giorgio Bianchi ritrovandosi improvvisamente a dover produrre vino da solo, senza la guida paterna.

Radda negli anni 80 era una zona che non aveva grande risonanza per i vini che vi erano prodotti, giudicati troppo duri monolitici che avevano bisogno di troppo tempo per essere bevuti. Molti negli anni 1990 si fecero per questo motivo tentare da vitigni che potessero ingentilire quel Sangiovese così austero e scontroso, sostituendolo con ciò che per il momento era giudicato più commerciabile. Merlot e Cabernet  presero una parte cospicua dei vecchi vigneti, entrando in breve tempo nella percentuale della denominazione Chianti Classico.

Quei  pochi produttori che non si piegarono a questa richiesta di mercato continuando a puntare sulla produzione di Sangiovese in purezza, videro rifiutarsi il vino dal Consorzio in quanto “non rispondente agli standard del disciplinare ” declassandolo a Vino da Tavola. Molti grandi vini tra i più tipici e rispondenti al territorio toccò questa sorte; uno tra questi fu il Val Delle Corti.

Quando nel 1999: Roberto Bianchi prese le redini dell’azienda continuò  a mantenere un profilo  purista, scelta resa ancora più difficile dati i lunghi tempi di maturazione del Sangiovese e dell’esposizione Nord Est dei vigneti aziendali, che ne rendeva ancora più lunghi i tempi  per una vendemmia qualitativamente ottimale. Una scelta coraggiosa per i tempi risultata vincente nel tempo, i vini di Val Delle Corti hanno acquisito uno stile che interpreta alla perfezione il territorio Raddese: saporiti, mai opulenti e di grande eleganza. Anche in cantina la vinificazione è gestita con una estrema semplicità; utilizzo di lieviti indigeni con fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperature ed uso di mezzi artigianali, assecondando il percorso dei vini e rispettandone le tempistiche dettate dalle naturali variabili per l’annata.

Annata 2014 difficile in molte zone toscane a causa delle intense precipitazioni. Più del 40% dell’uva è stato sacrificato per ottenere comunque un buona qualità.

Tasting Notes

Val Delle Corti 2014 Chianti Classico

Sangiovese 100%

Bel rubino trasparente. Il profumo si compone di note fresche balsamiche che si completano con piccoli frutti, agrumi rossi, e violetta selvatica. In bocca il frutto si sente rendendo il gusto piacevolmente composto, grande tensione acida su cui si stagliano tannini che malgrado la gioventù non aggrediscono, finale sapido in cui di sente nitidamente la nota balsamica.

Val delle Corti 2014 Chianti Classico Riserva

Sangiovese 100%

Luminoso e molto floreale in cui viole lavanda danno un tocco fresco e vivace seguiti da spunti carnosi e  ferrosi. Il terreno umido si percepisce come un alone da cui emergono le erbe aromatiche alloro, ed un balsamico resinoso che ricorda il cipresso e arancia sanguinella matura e ben succosa. Palato snello, teso e levigato, condotto dalla vena fresca ed un tannino ancora energico ma dalla tessitura fine, sviluppo che mostra avvolgenza polposa che termina in un lungo finale sapido con ritorno di resina.

Val Delle Corti Chianti Classico 2013 Riserva

Sangiovese 100%

Annata più calda la 2013 in cui i frutti sono arrivati a maturazione. Colore più pieno ma sempre luminoso. La parte balsamica è profonda e intessuta in un frutto nero, mirtillo cassis, spezie. In bocca mantiene le caratteristiche che accomuna tutti i vini di questa azienda. Eleganza e vitalità vanno di pari passo in un gusto pulito ed avvolgente ben bilanciato dalla freschezza e dalla spalla sapida.

L’Intervista fatta da Paola Zoppi su Due Passi Gourmet                         Monica Bianciardi e la sua estate da winelover — Due passi gourmet

L’estate è arrivata con le sue temperature caldissime. Allora come scegliere il vino giusto? Quali i “must have” della stagione? E soprattutto, che siate al mare, in montagna oppure in città: come scegliere il vostro vino, in base alla località in cui vi trovate? Lo abbiamo chiesto a Monica Bianciardi, winelover toscana, vivace e appassionata […]

via #estatedabere: Monica Bianciardi e la sua estate da winelover — Due passi gourmet

Camartina naturalmente eccellente 

 

Ogni territorio vitivinicolo per quanto a prima vista possa sembrare simile ad altri, ha caratteristiche che lo rendono unico. Queste sono dovute da un insieme di fattori; clima, composizione del terreno, pendenza, irradiamento solare, ventilazione, ma il carattere  dell’appezzamento  oltre alla peculiarità del  terreno è fortemente influenzato anche da altre variabili che vengono date da chi si occupa di coltivarlo. Le cure ricevute possono determinare un arricchimento del suolo, favorendo lo sviluppo di piante, fiori ed animali rendendolo un ecosistema vivo e  mutevole, con il risultato di cambiare ed influenzare ciò che in esso viene coltivato. Per questo motivo molte volte i vini hanno elementi distintivi anche molto diversi pur provenendo dallo stesso territorio. 

L’azienda agricola di Querciabella nasce con Giuseppe Castiglioni, il quale nel 1974 compra la proprietà dopo un passato come ìmprenditore. Il figlio Sebastiano inizia il suo personale percorso dalla fine degli anni Ottanta quando avvia la conversione dei vigneti in regione biologico. Sebastiano Castiglioni intrapresa la strada del basso impatto ambientale, introduce raccolte e lavorazioni manuali in vigna con l’uso di preparati  biodinamici con il solo utilizzo di ciò che è già naturalmente presente negli appezzamenti, abolendo tutti i composti chimici, ed ogni lavorazione o prodotto che coinvolga lo sfruttamento animale. La certificazione in biodinamica avviene già nel 2000, quando ancora non era diventata uno status da esibire. In tempi più recenti la prima in Italia a dichiararsi azienda agricola vegana. Questo stile rigoroso è dovuto in parte al modo di essere di Sebastiano il quale per filosofia personale è sia vegano che partecipante attivista di associazioni ambientaliste.

Sostenitore delle teorie del  filosofo Peter Singer  (il quale  sostiene che tutti noi non siamo responsabili solo di quello che facciamo, ma anche di quello che avremmo potuto impedire o che abbiamo deciso di non fare) Sebastiano Castiglioni  prende parte attiva a tutte le fasi decisive per la produzione dei suoi vini insieme all’enologo Guido De Santi. In passato si sono avvalsi della preziosa consulenza di Giacomo Tachis puntando su di uno stile impeccabile di grande livello.  L’azienda ha sede  a Greve in Chianti, territorio storicamente ad alta vocazione vinicola per la produzione di grandi Sangiovese e Chianti Classico. L’azienda ha inoltre terreni produttivi  anche in Maremma. In totale 26 ettari vitati che regalano a Querciabella il primato di essere la più grande azienda biodinamica presente su tutto il territorio italiano,

Camartina 

Vitigni: cabernet sauvignon 70%, sangiovese 30%

Tre le annate a confronto stappate bevute e ….finite, in un vertical tasting con abbinamento enogastronomico  che di vegano aveva soltanto il vino…

2008 colore che dal rubino concentrato e fitto escono luminosi riflessi granato sul bordo. Note di resina escono per prime balsamiche e lievi, parlano un linguaggio fatto di eleganza e carnosi frutti neri. Incenso, alloro, peonie a profusione, verbena, viola, nota fumè. Il sorso è un profondo concentrato di sensazioni che spaziano dalla morbidezza alla freschezza. Dinamico e propulsivo si allarga saporito, integrato da un tessuto tannico vellutato ma presente. La persistenza è infinita e chiude con liquirizia e frutto.

2007 Il colore meno fitto del precedente ma molto vivace. Il profumo sembra uscire da una strada bianca di campagna dopo una pioggia primaverile. Ferro e pietra, si alternano in un incedere che fa preambolo ad un susseguirsi  di fiori freschi, giaggiolo violette, erbe aromatiche rosmarino, alloro, terra bagnata, sasso. Il frutto c’è ma non prevale contornando l’allure aromatica con frutti di bosco appena accennati. In bocca è una sinfonia di sensazioni fresche e morbide scandite da un incedere setoso. Raffinato, quasi austero, senza ostentazioni, floreale e balsamico è forse appena meno persistente del precedente ma caratterizzato da una suprema eleganza.

2004 Il colore rubino appare compatto e maggiormente concentrato con sfumature granato sul bordo. Gli aromi intensi, evidenziano un’annata più calda e sviluppano profumi maturi di prugna, mirtillo in cui ritorna la viola appassita ,  si percepiscono note fumose di tabacco spezie dolci cannella, ceralacca, rinfrescati da erbe mentolate. In bocca , avvolgenza  e struttura in cui si sente il frutto maturo e la cera, sapore pieno carnoso, tannini eleganti che terminano con un finale polveroso di caffè e tabacco. 

Un grazie ad Alessio Grotti patron della “La Buca Del Tasso”  per la disponibilità nelle varie degustazioni, e per la meravigliosa bistecca che ha degnamente accompagnato i vini.

La Buca del Tasso Osteria

Via Capezzano, 125, 55045 Pietrasanta LU 0584 771260

Salamartano a proposito di Super Tuscan 

Salamartano, il cui nome deriva  dalla sala di Marte, ovvero il salone delle armi del castello di Fucecchio. Il vino un I.G.T. che stilisticamente si colloca tra i Supertuscan, la cui prima annata di uscita è stata il 1992. Un vero Cru ottenuto da due vigne singole con taglio “Bordolese” prodotto a Montellori. Nel blend si amalgamano, percentuali di Merlot e Cabernet Sauvignon, arricchito nelle annate più recenti di Cabernet Franc e Petit Verdot. Questo vino proveniente da una zona inusuale, più nota per le industrie manifatturiere che per la produzione vinicola e da molti ritenuta inadatta per la produzione di grandi vini rossi. L’azienda di Montellori è gestita da diversi anni dalla famiglia Neri che d’altra parte non è insolita alle sfide nel campo vitivinicolo; infatti produce anche un Metodo Classico Blanc de Blanc 100% Chardonnay,  con eccellenti  risultati di cui l’intero vigneto  è situato a 500 m  s.l.m tutto a Pergola Trentina.

I vigneti del Salamartano sono localizzati nella zona di Cerreto Guidi a 150 metri s.l.m. due diversi appezzamenti, di cui  la componente è diversificata; calcarea ed argillosa del Podere Moro per produzione dei Cabernet,  quella argillosa del Podere Montauto per il Merlot. Le uve vengono vinificate separatamente, il vino poi esegue un passaggio in barriques. Produrre un vino del genere nella terra dei grandi Sangiovese da un lato ed i blasonati Bolgheresi dall’altra ha richiesto sicuramente una buona dose di coraggio e spirito innovativo. Di fatto il Salamartano  è un vino dal carattere  maturo ma ben modulato, potente ma non opulento, ben eseguito e territoriale nei richiami odorosi, elegante e longevo non teme nessun confronto con altri vini à la page.

 

Tasting notes 

Serata tra amici in cui dedichiamo i nostri sforzi enoici all’apertura di alcune annate, per un confronto conviviale. 

Salamartano 1998 50% Cabernet Sauvignon 50% Merlot 

Esordisce in sordina aprendosi poco alla volta con sentori umidi di humus, foglie macerate, terreno bagnato, sfumature di caucciù, ceralacca. Rosa essiccata e tocchi cipriati ingentiliscono il bouquet che mostra anche tratti ferrosi e sanguigni.
Il palato è lineare e di grande piacevololezza ma manca di profondità risultando un po’ magro. Tuttavia conserva quella vena acida che lo ravviva insieme a tannini docili seppur ridotti cosí come pure la persistenza.

Salamartano 2001 50% Cabernet Sauvignon , 50%Merlot

Ematico a bicchiere fermo che evolve e  si apre dopo qualche secondo. Con l’ossigenazione emergono tratti di maturità  che aprono su un frutto nero ma croccante, in cui si insinuano nuance di rosa e tratti balsamici, cera, incenso, alloro, rosmarino, lavanda e riflessi terrosi si fondono, in una danza aromatica sinuosa. Il palato è profondo solido e stratificato contornato da tannini pregevoli in cui ritornano le note carnose e ferrose. Intenso e fresco sulla fine ritorna il frutto ed una nota fumosa d’incenso, chiude lungo ed elegante.

Salamartano 2004  60% Cabernet Sauvignon  40% Merlot 

Olfattivo scandito da note più zuccherine rispetto agli altri. Cassis, ciliegie, mature in cui spuntano floreali rossi carnosi e spezie dolci. La scia speziata è contornata da un velato  tocco di erba appassita. IL palato è avvolgente più largo che lungo, denotato da gradevole spinta fresca e tannini ancora puntigliosi, ma ben eseguiti il cui finale risulta leggermente polveroso, ma con gradevolissimo ritorno nel retrolfattivo della nota dolce.