Tignanello evoluzione dell’eccellenza.

Tignanello nasce nel 1970, prodotto da Piero Antinori, nella tenuta Tignanello, nei dintorni di San Casciano Val di Pesa, pochi chilometri a sud di Firenze. La leggenda vuole che in questa zona abitasse “Tinia”, divinità etrusca, da cui ha preso nome il vino. Nel ’75, si inizia ad aggiungere al tradizionale Sangiovese una parte di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. L’affinamento prevede l’utilizzo di Barrique esula dalle vinificazioni tradizionali del Sangiovese rendendolo un vino che getta lo sguardo verso un competitivo mercato internazionale. Le peculiarità del Tignanello risultano lungimiranti per l’epoca, comprendevano infatti l’introduzione di quei vitigni internazionali che hanno fatto la fortuna dei supertuscan 24 anni più tardi. Ambizioso e ben realizzato di fatto esce dal disciplinare storico del vino Chianti Classico perdendo la denominazione DOC e rimanendo con la sola generica indicazione vino da tavola. Nel 1994 gli viene attribuita la nuova denominazione di  I.G.T.

Tignanello è prodotto esclusivamente dal toponimo del vigneto da cui provengono le uve. Il terreno sono 57 ettari esposti a sud-ovest, di origine calcarea con elementi tufacei. L’altezza è compresa tra i 350 e i 400 metri s.l.m. presso la Tenuta di Tignanello.

Tasting notes

Tre annate storiche a confronto, infatti in quegli anni il consulente della storica casa vinicola fiorentina era l’enologo Giacomo Tachis che solo nel 1993, fu sostituito da  Renzo Cotarella.

1978 –Il colore di una luminosa sfumatura granato, appare più  fitto e molto ben conservato nel corpo centrale non dimostra  incredibilmente i suoi 38 anni di età. Elegante e raffinato frutto di una stagione vegetativa lunga non condizionata da picchi di calore. Nel bicchiere i profumi si propongono in più varianti di toni che vanno dalla ceralacca, resina, humus pepe alla composta di ciliegie mature e scorza di agrumi. Cangiante dopo qualche minuto escono nuance di pot-pourri, fiori appassiti, note mentolate, foglie di thè. Il sorso morbido è ben scandito dalla parte fresca di bella struttura, saporito, il  corpo è sostenuto da una trama tannica setosa ed un ritorno al frutto eccellentemente conservato e che si allungata sulla persistenza .

1985- Complice un’annata tra le migliori degli ultimi 30 anni  ha un’intensità cromatica più compatta. Luminoso e trasparente il colore granato è contornato da riflessi aranciati. Preciso e cesellato, il  varietale è contrassegnato da note speziate in cui si fondono aromi balsamici di pino e viola. Ematico e ferroso, si espande su profumi di liquirizia, tamarindo, frutti rossi, seguiti da nuance di foglia di tabacco, china. Il palato mostra una struttura equilibrata da morbidezza e freschezza dove un tannino finissimo accompagna il gusto che resta teso sulla lunghezza e chiude con una calibrata sinergia tra frutto e aromi di cioccolato fondente. Infinito!

1989- Malgrado l’annata giudicata tra le minori ne esce con un’ottimo colore ed un sviluppo nel bicchiere integro e dinamico. Granato con sfumature aranciate, l’olfatto esce con la frutta ancora in primo piano; amarena, cassis, piccoli frutti di rovo, alone terroso che ricorda l’odore del tufo, il cuoio, dragoncello selvatico, la salamoia di olive, tabacco. La bocca è caratterizzata da una struttura potente e ben conservata, rotondo e denso ha tannini fitti scorrevoli e freschezza che tende il sorso, sorprendente nel finale lunghissimo in cui ritorna una striatura di cioccolato e tabacco.

 

Terre di Toscana 2017 un evento da ricordare 

          Terre di Toscana, giunta ormai alla sua decima edizione si distingue per essere uno degli eventi più significativi per i vini che in Toscana hanno raggiunto i massimi livelli di eccellenza. Una tre giorni in cui 130 produttori hanno messo a disposizione degli intervenuti i loro vini di punta. Nell’ultima giornata della manifestazione  è stato possibile inoltre degustare bottiglie di vecchie annate per apprezzare l’evoluzione che il trascorrere del tempo imprime ai vini.

          Molti i grandi vini presenti che si incontrano  anche in altre manifestazioni legate alle Anteprime Toscane, tanti i Brunello e Chianti Classico che ogni hanno militano nell’Olimpo delle eccellenze. Presenti anche molti vini della Costa Toscana con molti Supertuscan, che arricchiscono il nutrito panorama vinicolo Toscano. Volendo nominare tutti la lista sarebbe sarebbe infinita e sicuramente non renderebbe giustizia al livello dei vini proposti.

          Tasting Notes

          Una breve sintesi tra i tanti che avrebbero meritato menzione, alcuni noti altri meno e quindi da provare.

          Permano Bianco – Terenzuola 2015

          Ottenuto con una selezione di vitigni autoctoni.  Bella espressione di caratteristiche mediterranee, molto floreale arricchito da erbe aromatiche, frutto bianco e tropicale, note marine. Palato deciso contornato da spalla acida ancora irruenta, lievemente burroso ha una complessità tipica dei bianchi da lungo affinamento.

          IMG_2624Montepepe Vintage 2011 

          Vermentino e Viognier. Intenso con molto agrume, fiori gialli di macchia mediterranea, note fumè e mielate. Esegue un lungo affinamento in bottiglia sfidando egregiamente il tempo offrendo un sorso glicerico e fresco che si chiude con un allungo sapido e persistente.

          IMG_2663Rosé Riecine ancora con etichetta provvisoria. Ottenuto da Sangiovese, in purezza. Al naso ricorda uno stile Provenzale dato da un bouquet molto floreale e di erbe aromatiche, al palato difende un’impronta dettata dalla freschezza agrumata, che si distende in sorso appagante e sapido.

          Rosè San lorenzo 2016, anche questo imbottigliato da pochissimo, Sangiovese grosso. Colore intenso che vira al chiaretto, rosso che crede di essere un rosato, esprime intensità e rotondità gustativa. Complesso ed intenso, entra morbido con la freschezza che bilancia il sorso, estremamente accattivante, lievemente tannico e dalla bella persistenza.

          Phenomena 2011 Sesti,  nome dato alla Riserva del Brunello di Montalcino evocativo di un  evento astronomico  avvenuto durante l’annata della vendemmia, a cui ogni volta viene anche dedicata una etichetta diversa da un’annata all’altra. Brunello che interpreta alla perfezione uno stile tradizionalista di grande livello. Bellissimo il colore granato e trasparente che si esprime con un olfatto variegato ed un gusto preciso meticoloso corredato da tannini magistralmente dosati.

          Pietroso 

          Sorprendente tutta la gamma aziendale a partire dal Rosso di Montalcino 2015 saporito ed appagante per continuare con il Brunello 2012 ; a cui ad un olfatto ricco si aggiunge una vera esplosione gustativa che colma il palato di frutti rossi carnosi e maturi, e da effluvi balsamici, tannino evoluto, setoso. Villa Montosoli  IGT 2013 prodotto con le uve provenienti da un unico vigneto posto sulla sommità della celebre collina di Montosoli a Montalcino, con viti di oltre 40 anni e soltanto 3000 circa ceppi per ettaro. Un blend di vitigni autoctoni, un mix variegato che sprigiona spunti aromatici e agrumati. Palato slanciato ed intessuto di freschezza con  trama tannica fine ben integrata.

          I Luoghi  Bolgheri IGT 

          Vitigni internazionali  per i due Cru; Fuori Solco ottenuto da Cabernet Franc 100% ed il SassoSolo per il Cabernet Sauvignon talmente precisi da essere didattici, rispecchiano in pieno le caratteristiche dei vitigni di cui sono composti uniti da quelli sprazzi territoriali che si ritrovano nelle erbe aromatiche e di macchia mediterranea . Saporiti e di bella concentrazione, estremamente coerenti anche in bocca.

          Riecine La Gioia IGT 2012

          Prodotto da una selezione di uve  Sangiovese  100%, prodotto solo nelle migliori annate è denotato da un profilo variegato  con note profonde che suniscono a floreali di viola, note delicate speziate, tabacco e agrume rosso estremamente elegante. Palato denso e polposo, vibrante di freschezza, mosso da una bella progressione di bocca che rimanda al frutto rosso sul lungo finale.

          Contucci Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2012

          80% Sangiovese (Prugnolo Gentile), 10% Canaiolo Nero, 10% Colorino. Uno stile intramontabile che dosa il Sangiovese con piccolissima percentuale di due vitigni autoctoni. Nel 2012 si riflette un’annata il cui l’andamento stagionale regolare, ha dato vita ad un vino dal bouquet inteso e floreale a cui segue un palato denso in giusta tensione, tannino maturo e ben dosato, elegante e pulito.

          Per ultimo ma non ultimo merita una menzione per il Chianti Classico 2011 di Castell’In Villa’. Il 2011 annata perfetta per chi ha saputo sfruttare la perfetta maturazione delle uve che una stagione calda ha prodotto. Un olfatto esemplare legato ad un gusto profondo ed avvolgente, dotato di quello slancio dato dalla vena fresca e raffinata con il tannino intessuto nel velluto.

          Per le vecchie annate ..

          Le Chiuse Brunello di Montalcino 2006. Raffinatezza; un gioco di profumi e sapori in cui niente appare ma tutto si sente, scandito e cesellato come un cameo. Un sorso che non si dimentica.

          Badia a Coltibuono Chianti Classico Riserva 2006 Prodotto esclusivamente con uvaggi autoctoni, Luminoso ed intenso, olfatto ben conservato in cui si sentono la foglia di cedro ed il frutto rosso, palato freschissimo ancora in tensione con tannini fitti e vellutati.

          Due mani 2007  IGT Cabernet Franc  

          Nasce da una selezione delle uve migliori di Cabernet Franc in purezza. Colore  ben conservato e con trama fitta esce con note cipriate contornate da lavanda e macchia mediterranea, frutto nero. Nel bicchiere dimostra pienezza materica che oscilla tra il frutto ed il tannino elegante senza dimenticare eleganti  sfaccettature balsamiche. Lunghissimo sulla persistenza.

           Okay 

          Benvenuto  “Brunello” 2017

          Benvenuto Brunello è sicuramente tra gli eventi più sentiti e aspettati del panorama vinicolo Italiano; primi assaggi di un annata che aspetta da ben 5 anni da disciplinare produttivo di venire immesso sul commercio, arrivata ormai alla sua 25 a edizione. L’annata presentata quest’anno è la 2012 per il Brunello, la Riserva 2011 e l’annata 2015 del Rosso di Montalcino. Un programma che si alterna in tre giornate per addetti ai lavori e stampa, una manifestazione di alta risonanza ed importanza mediatica. Sabato 18 Febbraio, le due sale sono gremite di produttori che espongono i loro vini e molti ospiti si aggirano per i corridoi. In un unico giorno impossibile riuscire a degustare  neppure un terzo dei vini presenti.

          Vista l’inutilità di qualsiasi strategia, si impone un modo di degustare a macchia di leopardo, in cerca di conferme e tentando di dare un sorso a quanti più  Brunello possibile del nutrito panorama dei produttori Ilcinesi.

          Nei vari assaggi si evidenzia una costanza di bevibilità con ottime riuscite e in alcuni casi qualche punta di gradazione alcolica verso l’alto, frutto dei cambiamenti climatici. Il Brunello 2012 è caratterizzato nella grande maggioranza da un’ottima rotondità dei vini, già godibili al palato denotati da tannini maturi e bilanciati da un ottima struttura, alcuni sono improntati su maggior verticalità ed eleganza, spesso provenienti da zone più fresche sia date dall’altitudine che dall’esposizione. Fantastiche le Riserve  2011 che solo chi ha operato oculate scelte in vigna vista l’annata particolarmente calda ha potuto effettuare. Per il Rosso di Montalcino 2015, la pienezza gustativa e la grande vena acida lasciano presagire un’altra grande annata da lunga evoluzione del Brunello che verrà. Le vere sorprese arrivano dal Rosso 2014 che alcune volte era presente in degustazione. Dotato di quello slancio fresco e un pò tagliente, dato dall’annata fresca e una maggiore profondità educata, che un anno in più ha saputo aggiungere, rendendolo estremamente raffinato. Caratteristica che da sempre rende il Rosso di Montalcino uno dei vini più appaganti da consumare a partire da subito.

          Tasting Notes di alcuni dei migliori assaggi ..

          Poggio di Sotto – Brunello Riserva- 2011

          Con una bellissima interpretazione dell’annata 2011, Poggio di Sotto è un Brunello che mostra la stoffa da campione; ampiezza  intensità e una raffinata espressione del bouquet che si allarga in una profusione di note floreali di ciliegie frutti rossi, tamarindo, pepe rosa, bacche aromatiche praticamente senza fine. Bocca raffinata carnosa dove il tannino mostra un profilo di estrema finezza, contornato da un progressione di palato propulsiva, imbevuta da una freschezza vivida suadente ed aristocratica, infinito sulla persistenza.

          Salvioni- Brunello di Montalcino-2012

          Colore da manuale trasparente e luminoso rubino granato. Naso inizialmente scontroso, mantiene quel profilo altero che lo caratterizza, nascondendo l’ampiezza dietro una finta reticenza ed aprendosi poi quasi all’improvviso. Aromi balsamici di resina viola e piccoli frutti rossi, sensazioni pietrose, pervadono l’olfatto con  cadenza ritmata. Al palato saporito con struttura potente, dotato di ottima complessità, dalla spinta gustativa convincente tannini puntigliosi ma scorrevoli e lunghissima persistenza.

          Lisini- Brunello di Montalcino-2012-Ugolaia

          Rubino fitto e con unghia granato. Il naso evoluto e complesso, di frutti rossi neri e rossi maturi, viole, seguiti da nuance di pepe ed humus, toni balsamici. Palato avvolgente, articolato, denotato da struttura esuberante, freschezza e sapidità, finezza tannica incessante di polpa ed energia.

          Potazzine -Brunello di Montalcino- 2012

          Livello che si mantiene tra i più alti standard qualitativi. Un eccellente quadro olfattivo floreale ricco di frutti rossi ed erbe aromatiche, profondo ed espressivo; palato dalla struttura solida con una silhouette gustativa elegante e fresca in cui il tannino  non è mai scontroso ma tenue e sinuoso ed accarezza il palato con seducente bevibilità che termina con il ritorno al frutto.

          Marroneto -Brunello di Montalcino -2012 Madonna delle Grazie

          Estremamente curato mai opulento, profumo stratificato in cui erbe aromatiche e  balsamiche rinfrescano frutti rossi maturi succulenti, cardamomo, pepe, ad ogni giro di bicchiere una scia nuova da seguire.  Bocca il cui sviluppo è coerente ben slanciato da freschezza e da tannini finissimi sul cui finale ritorna il frutto e la parte balsamica.

          Barbi -Brunello di Montalcino -2012 Vigna fiore

          Un uso ben dosato del legno ha prodotto come risultato un vino dai tratti di delicati accenni floreali, note cipriate  in alternarsi con pesca gialla ed arancia, visciole e rintocchi balsamici, miscelato da una speziatura lieve e delicata. Elegante e disivolto in bocca si amplifica con incedere sicuro, la struttura è supportata da freschezza e da tessitura tannica cesellata e molto elegante.

          Col D’orcia -Brunello di Montalcino- 2012

          Una cornice di naturale spontaneità sommata da frutti rossi maturi, agrumi rossi, ribes, sensazioni mentolate. Palato arricchito da succosità ed avvolgenza contornate da trama tannica soffice, saporito e flessuoso, dallo sviluppo coerente, con  un richiamo nitido al frutto.

          Castello di Velona -Brunello di Montalcino- 2012

          Corredo aromatico in cui spezie piccanti, pepe rosa e frutti rossi si avvicendano a  richiami minerali, amalgamandosi in un insieme accattivante. Pieno e tonico, si sviluppa articolato corredato da tannino vellutato chiudendo lungo e pulito.

          Matè -Brunello di Montalcino- 2012 

          Bouquet dal disegno molto preciso intagliato in tocchi di cassis, ciliegie, rosa e cipria, con erbe aromatiche e ammiccante speziatura soffusa. Ben modulato il palato è cesellato da dinamicità, avvolgente pienezza, grana tannica sottile e levigata. Chiusura lunga

          Fattoria del Pino – Brunello di Montalcino- 2012 

          Spontaneo con frutti rossi piccoli e succosi a cui si aggiungono le violette e peonie, acqua di rose, agrumi, mineralita marine, alloro. Palato reattivo e vivace, stratificato che esprime un’ottima  interpretazione di questa annata.

           

          Mastrojanni – Brunello di Montalcino -2012: ciliegie e ribes con accenni di sottobosco e minerali, spezie.  Palato avvolgente e caldo  ma ben stemperato da freschezza e  sapidità, setosa  e puntuale la trama tannica.

          Vecchio Samperi nuove emozioni 

           Posto caldo ed arido, situato al centro della fascia comunemente indicata come cintura del sole, in cui  venti africani soffiano in modo costante, la cui vicinanza con il mare funge da termoregolatore; qui è dove nasce il Marsala, sulla punta estrema nella zona occidentale della Sicilia.

          De Bartoli è una delle cantine storiche per la produzione del Marsala. Nel Vecchio Samperi il vitigno utilizzato è  il “Grillo” che nasce su terreni  calcarei  e ricchi di minerali. Gli impianti vitati sono tutti ad alberello, con densità di impianto di circa 3500 ceppi per ettaro. Le viti  hanno un’età media di 30 anni, sono state  piantate tra il 1970 ed il 1996 ed hanno rese molto basse. La raccolta avviene in modo manuale, con  una spremitura soffice, seguita da una fermentazione in botti di rovere e castagno da 50 Hl. L’invecchiamento utilizza il tradizionale metodo “Soleras”, ovvero per mezzo di un sistema di “travasi” di piccole percentuali di vino di fresca produzione che si aggiungono in botti con vini  più invecchiati. Vecchio Samperi è secco ed ha un livello alcolico di 16/18 gr a cui non viene aggiunto alcol e che per questo motivo non può chiamarsi Marsala. La gradazione alcolica infatti, viene raggiunta con la sola concentrazione naturale degli zuccheri per mezzo della sovramaturazione  delle uve che vengono vendemmiate a fine settembre. È il  vino che più  rispecchia le tradizioni legate alle origini vere del Marsala,  di come veniva prodotto  prima che gli Inglesi ne cambiassero lo stile,  aggiungendo acquavite e rendendolo così stabile  durante il trasporto, ma anche più vicino ai gusti dell’eleganti salotti Inglesi dell’epoca. Quel vino liquoroso divenuto poi emblematico,  fu esportato prima in Inghilterra e successivamente in tutto il mondo, ma questa repentina popolarità  ne causò il successivo inesorabile declino. Un prodotto industriale a basso costo, aveva in breve tempo, di fatto sostituito il vino che l’aveva reso celebre e che con il vero Marsala non aveva più nulla in comune. A partire dagli anni 80 grazie alla tenacia di alcuni produttori, si è cercato di ritornare alle origini produttive ed è proprio in quel periodo che Marco De Bartoli inizia la sua sfida per restituire al Marsala la sua vera identità.

          “Andando controcorrente, scommettendo con me stesso, sfidando le regole di un mercato enologico spregiudicato e dozzinale, credendo fermamente nel valore della tradizione del mio territorio, ritenendo ciò un dovere morale e non curandomi tra l’altro dei ritorni economici, nel 1980 intrapresi questa avventura decidendo di imbottigliare lo stravecchio tipico delle nostre zone: nacque il Vecchio Samper”

          (Marco De Bartoli)

          Tasting Notes

          Vecchio Samperi 10 anni

          Bel colore dorato luminoso in cui si affacciano bagliori ambrati. Il tocco olfattivo è incentrato su note fresche, erbe aromatiche, con frutto tropicale  ed albicocca disidratata, dattero fresco. Il gusto secco, con parte alcolica ben integrata non si avverte al palato, che invece è avvolgente e morbido con tenui pieghe speziate.

          Vecchio Samperi 20 anni

          Il colore di un abbagliante denso e luminoso ambrato. Olfatto prorompente e raffinato in cui un insieme di frutta secca, noci, mandorle, albicocche disidratate, agrumi canditi, smalto,  cedono il passo a note marine iodate e tocchi balsamici. Al palato muove con stesso incedere deciso, secco, morbido, in cui la componente marina ne ha ispessito il carattere dotandolo di profondità, la freschezza è ancora tesa rendendo il gusto raffinato sapido e di lunghissima chiusura.

          Vecchio Samperi 30 anni

          Aperta in una fredda serata invernale, dove stazionava in enoteca da almeno altri 30 anni ed ancora in perfetto stato di conservazione.

          Enoteca Nebraska @enotecanebraskacamaiore

          Ambra scura che ruota emettendo bagliori ramati e oro antico. Il bagaglio odoroso ampio e intessuto in toni dolci ed amari in cui cioccolato fondente, albicocca, spezie dolci, mallo di noce e noci di macadamia, iodio, ceralacca, liquirizia si snodano in modo netto in una spirale olfattiva senza fine. Palato profondo perfettamente coerente con l’olfatto, dettato da una presenza marina iodata che arriva con la forza di un’ondata trascinando con sè il bagaglio di sapori, allargandosi fresca eppure avvolgente e calda, dal bel finale che termina in un lunghissimo ritorno di agrumi e noci sminuzzate.

          Nuove realtà crescono” Fattoria Del Pino”

           

          Versante Nord di Montalcino che scende dal centro del Paese in una fredda serata di Dicembre, questa è stata la prima volta in cui ho incontrato Jessica Pellegrini. L’ultimo ripido tratto di strada sterrata, disseminato di buche e sassi mi riporta al ricordo della conversazione avuta con lei poco prima al telefono – “Con che macchina hai intenzione di venire?? Altrimenti vengo a prenderti io con il Pick up….”-Saggio consiglio, ma la macchina mi serve, penso con un sorriso, per le bottiglie che ho intenzione di comprare.

          Appena scesa di macchina mi viene incontro con un entusiasmo contagioso proponendomi di dare uno sguardo alle vigne. Jessica è una ragazza  pratica; considerando che c’era poco tempo per la luce solare, con fare spiccio mi fà cenno di seguirla avviandosi verso il crinale della collina. Fatalmente, non mi resta altro che accondiscendere nonostante le gelide ventate crepuscolari. Dopo un rapido sguardo ai vigneti spogli decidiamo di entrare prima che l’inizio di congelamento  a cui sto pensando diventi reale. Inizia a raccontarmi la sua storia nata già dal  2000 in cui produceva uva per venderla ad altri e di come questo le procurasse molto impegno e pochissimo guadagno, la svolta arriva  nel 2010 quando decide di terminare il rapporto di vendita delle uve  e mettersi a produrre vino per conto proprio. Mentre facciamo i vari assaggi mi descrive i primi anni di produzione e di come la preoccupazione per un buon risultato la tenga costantemente in vigna cercando di codificare e prevenire ogni capriccio atmosferico. Così mentre lei mi racconta le nottate passate insonni cercando il momento ottimale per la vendemmia, le varie peripezie tra annate difficili, ed i primi incoraggianti risultati, capisco quanta determinazione e passione sconfinata Jessica metta nel lavoro che ha deciso di svolgere. Lei ha scelto quella vita fatta di aria aperta e orizzonti liberi, immune da traffico ed imposizioni sociali, in cui il solo pensiero di dove parcheggiare la macchina è fonte di stress. I vini di Jessica sono il perfetto specchio della sua personalità decisa, dotati di quelle caratteristiche scevre di orpelli ma che puntano dritto alla sostanza.

          tasting notes

          Azienda da monitorizzare negli anni a venire, che nonostante sia nata da poco riesce a produrre vini ben fatti ed eleganti. L’esposizione a Nord- Ovest inoltre la pone in una zona  allettante considerando che il rialzo delle temperature dovute ai cambiamenti climatici, negli ultimi tempi ha portato ad una rivalutazione di queste zone che prima erano ritenute fredde per una buona maturazione delle uve. Queste zone i cui vini erano ritenuti forse troppo austeri, sono invece diventate improvvisamente importanti specialmente nelle annate ritenute calde o comunque con temperature estive stagionali più alte della media. Essendo mediamente più fresche riescono anche nelle stagioni torride a produrre vini dal carattere fine d elegante non plasmato da un gusto che certamente appaga nell’immediato  ma che facilmente perde di slancio e dinamicità.

          I vini di Jessica fanno acciaio e botti rigorosamente grandi da 48 Hl con metodi tradizionali ,la fermentazione alcolica avviene spontanea innescata da lieviti indigeni, senza operazioni di chiarifica ma mediante sedimentazione naturale.

          campione di botte Brunello 2015 Nonostante sia ancora in botte ha un olfatto ben sviluppato da cui si stagliano nette le sensazioni del frutto ed un intenso floreale, accompagnato dall’immancabile nota marina e balsamica quasi mentolata. Al gusto dimostra già un’ottima bevibilita data da una gustosa sensazione di  frutto maturo e concentrato.

          campione di botte Brunello 2016  Caratterizzato da una percezione di estrema pulizia ed eleganza, dal sorso in cui si percepisce una notevole materia estrattiva, intensità di sapore  ricca e definita.

          Rosso di Montalcino 2014 
          100% sangiovese – Alc. 14

          Smagliante rosso rubino trasparente, luminoso a cui segue un’impronta olfattiva dettata dal frutto fresco ed agrumato. La mineralità si avverte nel bouquet che riporta a soffi di venti  marini che arrivano in modo costante dal mare  e freschi richiami di rosa canina. Freschissimo e snello al palato riaffiora la parte  marina in linea con  l’olfatto,  i tannini precisi e puntuali non disturbano andando a chiudere con nota piccante di pepe rosa.

          Brunello di Montalcino 2012
          100% sangiovese – Alc. 14,5%
          Il colore pur mantenendo  luminosità e trasparenza è denotato da maggiore profondità e da un riflesso granato. Il ventaglio olfattivo è incentrato maggiormente da frutti rossi maturi in cui amarene e cassis sono fusi con un’agrume rosso,  tocchi cipriati e acqua di rose, con spunti balsamici e speziati. Freschissimo fa salivare copiosamente mentre il frutto riempie il palato in un progredire energico. Succosità e morbidezza esaltano le sensazioni in cui riappare il tocco marino, la maturità fenolica si percepisce da una trama  tannica composta e fine che termina in un lungo sorso elegante ed appagante.

          http://www.fattoriadelpino.com

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          La sostanza  che conta “Selosse Substance”

          Quando si degusta Substance di Selosse per la prima volta, finisce per imprimersi nella memoria, conturbante e volumico con quel bagaglio di materia e gusto che incatenano il palato in un progredire incessante e mutevole.

           100% Chardonnay e mai meno di 6 anni sui lieviti,  prodotto per la prima volta nel 1986 ad Avid comune Grand Cru della Côte des Blancs, dove lo Chardonnay matura e si esprime ai massimi livelli grazie al microclima ed a un ricco sottosuolo composto da “craie”, un misto  di argilla e fossili marini. La fermentazione avviene in barrique nuove di rovere, da 228 litri, qui vi sosta per almeno 12 mesi a cui seguono lunghi batonnage ed un imbottigliamento con metodo Solera poco in linea con la rigorosa tradizione del posto.

          Una conduzione dei vigneti basata sul non interventismo, niente lieviti selezionati durante la fermentazione, utilizzo del solo fruttosio d’uva per il dosage,  E poiché, come dice Anselme, “grande Champagne non ha bisogno di make-up, il dosaggio viene mantenuto ad un minimo assoluto.” Vini con quella vena  ossidativa che spesso mette in difficoltà chi si approccia per la prima volta a queste tipologie. La storia di Selosse inizia nel 1974 quando Jacques Selosse invece di vendere le uve alle grandi ed affermate Mason decide di vinificare da solo le proprie uve  all’epoca Substance si chiamava Origine.

          Anselme, il figlio di Jaques compie i suoi studi di enologia in Borgogna a Beaune, imparando da grandi come Coche, Lafon e Leflaive. Anselme Selosse prende le redini della maison del padre Jacques nel 1980. Introduce rese basse con un rendimento inferiore ai 2/3 della resa media  e spinge la produzione verso una metodologia che mira più verso la biodinamica, eliminando ogni tipo di intervento considerato evitabile. L’azienda possiede circa 7 ettari, la maggior parte dei quali di Chardonnay Grand Cru nei comuni di Avize, Cramant e Oger, una vigna di Pinot Noir Grand Cru ad Aÿ ed una ad Ambonnay. La produzione globale annuale si aggira intorno alle 45.000 bottiglie.

          La cosa che colpisce appena versato è l’estrema brillantezza data da una profusione incessante di bollicine e dal colore meravigliosamente dorato. Naso dove una sottile nota ossidata riesce ad intensificare un corredo sontuoso e bipolare, dove sfumature  ricche e dolci si alternano a altre fresche, che aumentano di intensità e numero con l’ossigenazione. Albicocche, mandarino candito, miele di tiglio si fondono con note contrastanti e fresche bergamotto glicine pompelmo variando ad ogni olfazione con noci tostate, cardamomo, zenzero passion fruit,  fumo, iodio, il tutto integrato con finiture di estrema classe. Sorprendente  cattura tutti i sensi. Perlage finissimo e cremoso. Ogni componente, scandisce una progressione serrata e cangiante che si tratti di mineralità, oppure miele o ancora agrume sembra passare attraverso un numero infinito di iterazioni per una complessità in continua evoluzione. 

          Atmosfere di “Oriental Whisky “

          Tongouchi: blended whisky Giapponese, creato da whisky di malto Scozzesi e whisky di grano Canadesi, vengono fatti maturare in vecchi tunnel ferroviari.Il più dolce tra i quattro whisky vaniglia caramello cioccolato, parte alcolica percettibile con gusto finale di cacao.

          La seconda espressione del Tonguochi è data da un whisky con 12 anni di invecchiamento torbato e agrumato sembra rubato alle Islay. Alcool integratissimo, palato dato da morbidezze quasi oleose, che compensano in modo ottimale il grado alcolico, pepe cioccolato amaro.

           Hakishu naso con tratti agrumati di limone, balsamico e the verde, resina di pino, molto floreale. Palato dinamico graffiante, sensazione alcolica più pronunciata ma molto elegante, per questo Whisky

           La distilleria Hakushu è stata fondata nel 1973 ai piedi delle Alpi giapponesi, il sito è stato scelto per il suo particolare microclima a 700 metri di altezza e per la sua fonte d’acqua naturale Ojira. Il malto che viene importato direttamente dalla Scozia,  l’altitudine e il clima fanno invecchiare più lentamente il whisky. 

          Quarto estremamente puro elegante raffinatissimo lievemente fumoso agrumato, corteccia, sottobosco datteri frutta secca invecchiato in botti ex-Sherry. Palato morbido avvolgente dove la parte alcolica è integrata e saporita pulitissimo ed inteso finale.

          “Il Marroneto” legami di Sangiovese

          Il vitigno Principe della Toscana raccontato con vari eventi prestigiosi durante la manifestazione organizzata da Davide Bonucci di Sangiovese Purosangue, svoltasi nella bellissima Fortezza all’interno dei locali dell’ Enoteca Italiana di Siena. Una storica verticale, condotta da Alessandro Mori perfetto anfitrione di un vino che è ormai divenuto un simbolo dell’eccellenza Italiana nel mondo del Brunello di Montalcino. Le bottiglie del Marroneto sono tutte disposte in una fila ordinata e percorrono un’arco temporale che parte dai lontani anni  80 fino ad oggi. Una degustazione emozionante raccontata con dovizia di particolari dove ogni bottiglia  è legata a doppio filo alla storia personale di Alessandro Mori. Un legame viscerale quello con il Sangiovese capace di insinuarsi  nelle profonde riflessioni nel  Mori quando per esigenze lavorative è costretto ad allontanarsi da quelle colline vitate che circondano la sua azienda. Un rapporto interrotto solo per un periodo della sua vita e che lo investe come uno tzunami quando nel varcare la soglia dell’edificio originario a distanza di anni sente di aver trascurato una parte importante di se stesso, e che finirà per ricondurlo  alle origini di quello che è sempre stato dentro di sè.

          Non si può, sfuggire alla propria natura che comunque prevarrà, malgrado forze contrarie che tentino di disfarla,  si mostrerà nella sua forma.  Goethe 

          “Il Sangiovese è il colore con cui ho dipinto i quadri della mia vita” A.Mori

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          Tasting Notes

          1980 -Alessandro Mori aveva appena 19 anni  un ragazzo che si affacciava a vivere la propria vita a bordo della sua moto, lasciando dietro di sé un turbinio di scie fumose. Il vino ha mantenuto la trasparenza ed il colore è granato ma ancora luminoso, quasi a voler stabilire una connessione con quegli anni spensierati l’olfatto nonostante la terziarizzazione presenta sfumature fresche di cedro. Palato pulito e fresco dove i tannini sono ridotti ai minimi termini, ma che è ancora vivido e piacevole da bere.

          1987-  Annata minore per Montalcino, Mori vive in quel periodo dibattuto tra restare a Montalcino o andare a Roma avendo come prospettiva la carriera forense. Il vino ha un attacco finissimo e floreale di viole appassite che tuttavia mostra ancora il lato fruttato, pietroso e profondo, al palato la parte acida sorregge il gusto lasciando un bel finale che termina però un po’ prima del previsto.

          1989– Il  vino ha mantenuto le caratteristiche  organolettiche con dei  tratti agrumati seguiti da frutto rosso con note floreali variegate, pot-pourri, mineralità ferrose funghi, foglia di the, solo il colore non è valutabile in quanto il campione arriva con il fondo che offusca il colore rendendolo spento. Il palato è intenso avvolgente e freschissimo,  voluttuoso succo di agrume. Lunghissimo finale.

          1992L’anno del primo SMS della storia, «Merry Christmas» era il contenuto del messaggio inviato, il 3 dicembre del 1992, un fatto che ha cambiato per sempre il mondo delle comunicazioni. Per Mori è l’anno in cui lasciata la vivace città di Roma, rientra in Toscana a Firenze, dove vive un periodo buio, distaccato dalla sua terra e dalla città Capitolina. Il Sangiovese mantiene intatte le sue caratteristiche resistendo agli eventi. Il colore dotato di bella trasparenza mostra luminosi riflessi granato, il naso come il palato è pervaso da quella parte agrumata e da un ampio floreale che lo contraddistingue contornato da note dolci e di sottobosco, resta saldo fino al finale ma senza spiccare il volo.

          1994- In quell’anno dopo aver conosciuto la futura moglie in modo alquanto rocambolesco, sente più forte il richiamo di quei legami che erano andati perduti negli anni. Ritorna al Marroneto dopo averne visto lo stato di abbandono. Vino dove si ritrovano i tratti che lo caratterizzano con netta parte agrumata e floreale. Il sorso è ben disteso, al palato perde tuttavia di dinamismo, i tannini  risultano più  ruvidi, un sorso che si mantiene pieno, chiude  prima del previsto.

          1995-Negli anni 90  il nuovo stile più morbido  cambia il mondo del vino, lasciandosi sedurre da stili morbidi ed avvolgenti. Discostandosi dalla linea generale che tende più a favorire il conto in banca che le tradizioni, il Marroneto mantiene saldamente la linea produttiva continuando ad utilizzare botti grandi e lungo affinamento. Colore brillante e con trama più fitta, intenso floreale di viole, balsamico, spezie, tabacco,  ritorna la nota di cedro. Palato movimentato e slanciato da tanta freschezza, corpo più pieno ma che rimane aggraziato dall’inizio fino al lungo finale.

          1998- Annata calda ma piovosa. Visivamente il colore è più compatto pur mantenendo la trasparenza, la selezione in vigna inizia a dare i suoi frutti. Monolitico si apre con reticenza, improvvisamente appare nitido e pulito un frutto ben maturo da  cui emerge  il lato fiorito ed aristocratico, cuoio, funghi, liquirizia, fumo. Palato con ingresso morbido, avvolgente e materico con la freschezza che  movimenta il gusto trama tannica fitta ma sempre scorrevole ed elegante.

          1999-La brillantezza del colore attrae lo sguardo. In questo 99 emerge l’essenza che solo i grandi vini mostrano, olfatto dotato di profondità data da un bagaglio ampio e di grande coerenza, maturo e finemente cesellato, mora gelso tocchi boisè, cioccolato. Palato integrato tra morbidezza e freschezza succosa, lineare eppure ricco ed espressivo ancora scalpitante e vivace con tannini fitti e ben dosati, persistente e sapido in chiusura.

          2000-Prima annata del “Madonna Delle Grazie” il Cru proveniente da un singolo vigneto che si trova proprio adiacente al corpo centrale di Marroneto, con vecchie viti che in questo vigneto storico hanno ben 3,6 metri di spazio tra una pianta e l’altra. Nel 2000 l’annata fù  calda e  siccitosa il naso é determinato da toni caldi, ciliegia nera in confettura, ritorna la liquirizia, sandalo, spezie. Morbidezza ed avvolgenza in primo piano ben rinfrescato da parte acida e da tannini maturi e croccanti,  pienezza gustativa .

          2001-  Colore rubino compatto con riflesso granato di bella trasparenza. Una lieve nota di riduzione che con  roteazione sparisce aprendosi. Frutto nero, fiori appassiti con tocchi cipriati boisè dove arrivano resina e note balsamiche, erbacei di felce e ferrose note ematiche. In bocca tanta la freschezza, svolgimento gustativo compatto ed appagante, dove si denotano tannini misurati che si allungano sul finale persistente.

          2003- Annata più torrida che calda che perdura per tutta l’estate. Il vino pur presentando toni caldi e maturi, riesce a mantenere il suo profilo inalterato anche se meno variegato, in bocca è avvolgente ma fresco, riesce a conservare scorrevolezza data da vena acida con tannini vivi e precisi. L’esposizione a nord dei vigneti ed i venti che soffiano costanti uniti a delle scelte precise in vigna, sono riuscite ad arginare un’annata che ha segnato con toni di sovrammaturazione molti vini Toscani.

          2004- Bottiglia problematica colore spento e note ossidate… passo!

          2008-..Se a detta del Mori un vino può essere riassunto con un unico termine, questo è il momento giusto per farlo,  “Preciso”. Il 2008 è aristocratico fin dal primo sguardo. Regale l’olfatto è reticente solo per un istante, poi svela la sua natura delicata e potente insieme. Fiori viola in quantità, resina, sottobosco, ciliegia croccante, humus, soffi marini. AL gusto è raffinato, incede senza travolgere accarezzando il palato,  si allarga con grazia denso di sapore eppure lieve, lunghissimo.

          2010-Un vino che non finisce di stupirmi. Ancora esuberante di gioventù non accenna a placarsi. L’ olfatto sembra non finire mai con i suoi continui cambiamenti ad ogni giro di bicchiere. Frutto talmente intenso  che sembra uscire intero dal calice, poi fiori erbe aromatiche, agrumi, tratti marini, rabarbaro ,china, felce. Palato potente energico e gustoso, incontenibile ed ancora teso dalla freschezza con tessuto tannico fitto ma vellutato, sapido. Chiude pulitissimo e molto lungo.

          2011-Benché abbia un anno in meno dimostra maggior  bevibilità del precedente. Annata calda il 2011 che si percepisce nel frutto maturo ribes , cassis ed un floreale intenso e da un sorso caldo e appagante ma sempre ben bilanciato nella freschezza e da tannini ricchi e pregiati, vino di spessore eppure invitante e vitale come è nello stile di tutti i vini di Marroneto.

          2012-Anteprima assoluta di questa annata che  presenta una gioventù esuberante come deve essere, tuttavia dotato di quella profondità da cui si intuisce la stoffa per una grande evoluzione.

          Vilmart & Cie Gran Cellier D’Or Premier Cru 2005

           Vilmart & Cie  nasce nel 1890 . Dal 1989 l’azienda passa a Laurent Champs, quinta generazione della famiglia a prendere il timone della Mason. Questa azienda vinicola i cui appezzamenti si trovano nella parte nord della Montagne de Reims a  Rilly possiede anche alcuni appezzamenti appena oltre il confine, nel vicino villaggio di Villers-Allerand. Questo angolo di Champagne è terra di elezione per il Pinot Noir che occupa il 40% della superficie vitata, ma qui si predilige dare spazio all’elegante Chardonnay  che occupa il  60% della produzione. Una viticoltura biologica e sostenibile, quindi rispettosa della natura da parte di questo piccolo Récoltant-Manipulan che ricava le uve per le sue cuvée, senza uso di sostanze chimiche. Gli impianti hanno vigne vecchie che vanno dai 35 ai 50 anni di età con rese basse ma di estrema qualità, inoltre una  deliberata ricerca di perfezione lo rendono uno degli Champagne più apprezzati. Centoventi anni di tradizione vitivinicola per gli 11 ettari di vigneto e vinificazioni tradizionali con la fermentazione  svolta in legno, ma senza la trasformazione  malolattica. Questa bottiglia Millesimata 2005 proviene da un’annata ottima che è scaturita da un andamento stagionale in cui periodi freschi si sono alternati altrettanti caldi che hanno dato luogo ad un uva perfetta dando vita a questo eccellente Champagne.

          Tasting Notes 

          Vilmart & Cie Gran Cellier D’Or Brut  Premier Cru  12,5% –70% Chardonnay 30% Pinot Noir –

          Sontuosa veste dorata ammantata di un perlage finissimo e diffuso che emana brillanti bagliori. Il naso irrompe con un’ondata di profumi in un altalenarsi ben dosato di note dolci in cui emergono nette  note marine iodate. Si sente lo Chardonnay da cui arrivano note burrose, richiami di miele millefiori, floreali di tiglio, a cui seguono pan brioche, pasta frolla, canditi, ed un frutto tropicale scaldato dal sole. In bocca il palato è accarezzato da una bollicina sottilissima  e cremosa. Beva ricca glicerica e avvolgete che si pone in netto contrasto con una esuberanza dinamica data dalla freschezza e dalla  sapidità in cui si sente il mare ricordando le mineralità di uno Chablis evoluto. Lunghissimo il finale estremamente voluttuoso, in cui ritorna netto il miele. Coinvolgente!

          Venti annate di “Biondi Santi” tradizionalmente innovativi.

          img_1013Siena cronostoria di una storica verticale di ben 20 annate di Brunello Biondi Santi, unite da una linearità produttiva a  conferma di uno stile che passa inalterato attraverso le contaminazioni delle mode. La trama dai tratti classici che percorre in linea retta 30 anni di produzione,  libera da dettami imposti dai mercati che seguono le mode del momento per ritrovarsi obsoleti già dopo pochi anni. Queste le peculiarità che rendono oggi il Brunello Biondi Santi un vino che ritorna più che mai  attuale, fermo nel suo rigore  statuario dai tratti puliti e coerenti, tranne per alcune caratteristiche determinate dalle ingerenze climatiche che interferiscono senza  tuttavia intaccarne lo spirito.

          Il viaggio di 20 annate è condotto da Carlo Macchi e Davide Bonucci, con le tappe che legano il nome di Biondi Santi al destino di Montalcino.

          Montalcino  negli anni 60 era un luogo dedito prevalentemente all’agricoltura rurale tesa alla produzione di generi per la sussistenza primaria, conseguenza della distruzione delle campagne ad opera della seconda guerra mondiale. Il poco vino che si trovava era solo per uso personale, e non era raro trovare galline o altri animali da cortile che stanziavano nelle botti dove avveniva la vinificazione con conseguenze ben immaginabili. Nel 1967 alcuni produttori della zona tra cui Biondi Santi, Barbi, Cinelli Colombini e pochi altri fondano il consorzio che getterà le basi per il miglioramento qualitativo e produttivo di Montalcino, imponendo determinate regole per la sua produzione. A dirigere il  Consorzio del Brunello viene chiamato nel 1970 Giulio Gambelli che insegna  ai nuovi produttori l’arte e le regole per la vinificazione avendo a sua volta ricevuto gli insegnamenti di Tancredi Biondi Santi.  Ma la vera fortuna di questo luogo ed il suo vino è scaturita da un fatto politico che nel periodo in cui è avvenuto è stato accolto come una vera disgrazia. L’autostrada che dovrebbe funzionare da collegamento veloce rendendo possibile uno sviluppo delle industrie, per opera dell’allora  presidente del Consiglio Fanfani viene deviata  verso Arezzo escludendo così Siena e Montalcino dal piano. Questo fatto attua  una forzata evoluzione dell’unico sviluppo possibile. Così mentre  il piano industriale affonda, il talento incontra l’opportunità  e Montalcino inizia a riempirsi di vigneti che daranno vita a quel Brunello vanto ed eccellenza riconosciuto in tutto il mondo.

          Cercando di riassumere 20 annate è inevitabile che ne derivino descrizioni che pur con  le caratteristiche essenziali spesso risultino simili,  per cui l’accuratezza  sarà maggiore  tra quelli che per me sono stati i più rappresentativi. Una premessa importante da fare è che  le bottiglie sono state reperite in luoghi e da persone diverse, spesso da collezioni private, pertanto ognuna di loro ha un vissuto che in alcuni casi ha portato a dubitare non del vino stesso ma della bottiglia in questione.

          Tasting Notes 

          Il 1968 era doveroso accennarlo, in quanti frutto di nuovi impianti vitati dove lo scasso dei terreni induriti e compatti viene fatto attraverso l’uso di mine per far spazio alle nuove viti. Il 1968 in degustazione è una bottiglia problematica con evidenti segni di ossidazione pertanto non valutabile. (Un requiem basterà)

          Dal 1977  inizia il percorso tra questi vini che per coerenza di stile rimangono pressoché immutati tranne per poche caratteristiche date dalle diverse annate.

          -Brunello Biondi Santi 1977 sull’etichetta è ancora presente la scritta “Sangiovese Grosso” e la bottiglia è  vetro più leggero e trasparente di dimensioni ridotte 0,72 contro le 0,76 odierne. Il vino è di un colore granato vivo, brillante e ben conservato. Il naso presenta note evolutive di ceralacca un lieve glutammato che lascia rapidamente il posto a note fresche ben identificabili di frutto e floreale. Palato essenziale teso che conserva un gusto freschissimo,  tannicità ridotta ai minimi ma comunque presente, dotato di una pienezza gustativa inaspettatamente completa, altero ed elegante, il finale è accompagnato da una sensazione di caramello. Spiazzante bevibilità .

          -1982 in quell’epoca a Montalcino le strade erano ancora bianche e polverose, in molte cantine le norme igieniche erano un miraggio, questo ovviamente non succedeva presso Biondi Santi- Il colore perfettamente conservato dai toni granato lucido invoglia a percepirne il profumo. Il frutto è marcato da fresche note agrumate e di sottobosco dove ritorna la resina. Dopo alcuni minuti cambia per passare ad una nota dolce e succosa pesca sciroppata che sorprende per intensità. Il palato è perfetto, pieno, l’avvolgenza è deliziosamente mossa dalla vena fresca ed un tannino morbido e scorrevole che si dilata sulla persistenza in un finale composto. Elegante.

          -1983  Rispetto al precedente ha meno brillantezza ed anche il naso è più maturo con frutto nero floreale delicato e note ematiche. L’evoluzione si percepisce in maniera maggiore con il ritorno di ceralacca. Palato molto corrispondente anche se maggiormente morbido, mantiene saldamente il gusto restando tuttavia con una matrice tannica soffice e tanta freschezza .

          -1987  proveniente da un’annata definita minore in quanto fresca, che quindi allunga i tempi della vendemmia, rimanendo scheletrica ed essenziale; l’87 appare subito  estremamente luminoso che fa supporre una grande vena acida e con il colore che sfuma sul granato conservando il corpo centrale rubino. Olfatto impeccabile e preciso in ogni sua parte in cui si percepisce un’espressività che parla di fiori viola, frutti carnosi, agrumi succosi, qui riemergono a ricordarne la natura resine e profumi di felce. Come notato al visivo, al palato l’acidità  prorompente guida un gusto sottile aristocratico e ben dosato in ogni singola componente da un rigore minuzioso, lunghissimo sulla persistenza chiude in finale pulitissimo. Raffinato.

          1988- Caldo e piovoso. Vino statico che non si esprime come gli altri, animali cuoio glutammato e nota dolce caramellata. Anche in bocca dimostra meno dinamismo restando immobile dall’inizio alla fine, chiude comunque con pulizia ma senza entusiasmare.

          -1990 in questo vino si passa ad una gradazione alcolica di 13 gr . Annata calda che si sente nel frutto maturo da cui escono fiori appassiti ed erbe aromatiche. In bocca  buona la progressione spinta da freschezza ben bilanciata, il gusto rimane cremoso con tannino morbido e finale pulito.

          1993- In quell’anno le vigne di “Sferracavallo” da cui arrivavano le uve per la Riserva per una cessione della proprietà cambiano di mano andando a far parte dell’azienda “Le Chiuse”.  Questo si ripercuote sul vino privato di una parte essenziale. Il colore meno acceso degli altri ed un olfatto sottotono più criptico che resta inespresso sui toni di goudron e frutto nero, piuttosto concentrato e monolitico, in bocca  resta uguale dall’inizio alla fine, ridotta anche la persistenza.

          -Il 1996 L’andamento stagionale è stato freddo e piovoso creando non pochi problemi. Il Sangiovese nelle annate fredde sembra sfoderare il meglio di sé a partire da il colore che è particolarmente vivido, un fuoriclasse anche all’olfatto dove per molti versi ricalca a distanza di quasi 10 anni le caratteristiche dell’87. Un ventaglio olfattivo stratificato che conserva quell’innata eleganza data dagli agrumi e dal floreale di viola,  unito ad un gusto carnoso conserva un corpo snello amplificato dall’acidità e rimanda sul finale alle note di resinae agrume . Vellutato ed infinito

          1997-1998 ben conservati nel colore e nel frutto rosso maturo a tratti agrumato da cui scaturisce un palato segnato da freschezza elevata e parte tanninica croccante. Una pienezza maggiore  nel  1998 che è anche persistente piu a lungo.

          – 2001  creava grandi aspettative ma non entusiasma le note di glutammato sono evidenti ed in bocca resta seduto con tannino polveroso e amarognolo, probabilmente un problema legato alla conservazione della bottiglia.

          -2004 annata con una produttività alta che dopo una Primavera  fredda e piovosa segui un’Estate calda e un Settembre fresco che porta alla maturità dei vinaccioli. Nel vino si traduce in un bouquet maturo ciliegia agrume e sorso potente ed elegante, lunghissimo sulla persistenza.

          -2007 Grande annata con uve di straordinaria qualità caratterizzata da grandi  sbalzi di temperatura e da un settembre fresco ed asciutto. Austero e reticente inizialmente resta immobile facendosi aspettare. Man mano che l’ossigenazione compie il rituale escono dapprima floreali di viole e giaggiolo, seguono flussi balsamici interrotti da scorza di cedro e arancio giallo. Camaleontico e cangiante anche al palato dimostra dinamismo e coerenza.

          -2008   Fin dall’inizio il colore pieno sprizza vivacità emanando una luce che sembra provenire da dentro, olfatto incalzante dotato di estrema finezza che rilascia nette note floreali di lavanda, iris, viole in cui volteggiano soffi freschi  balsamici, frutto pieno e ricco. Palato ottimamente avvolgente e freschissimo dal gusto pienamente espresso in ogni singola componente, profondo intenso carnoso,  finisce con una persistenza infinita ed estremamente raffinata.

          -2009 Dimostra più della sua età anagrafica mostrando un volto meno luminoso.Il fruttato è maturo e scaldato dal sole; l’andamento stagionale più caldo si sente anche al palato il cui gusto è morbido e rotondo, un’aria moderna con un tannino risolto e più statico.

          -2010 Colore rubino sgargiante. All’opposto del precedente è dominato da note odorose variegate giovanili e fragranti un caleidoscopio di profumi che spaziano con intensità sfacciatamente variopinte. Palato di una pienezza gustativa scattante ed ancora in evoluzione, dominata dalla vena fresca e tesa ma allo stesso tempo esuberante, con tannini precisi ma rotondi;  mostra tutte le sue potenzialità che lo porteranno negli anni ad essere una grande vino da affinamento.

          -2011 Nonostante tutto parli di un vino marcatamente giovanile è già  dotato di  quell’appeal che denota maturità del frutto succoso, sia all’olfattivo che al gustativo; avvolgente, vinaccioli maturi e scorrevoli pienezza gustativa rotondità di palato. Mantiene  quell’innata linearità comune in tutti i vini aziendali, ricalcando seppur in maniera embrionale lo stile immutato dei Bondi Santi, centrando l’ obiettivo di essere sempre attuale.