Il salotto del vino a “Montecarlo” 

Un territorio anticamente  conosciuto per la sua produzione di vino il cui nome antico era Vivinaia, cioè passaggio della Via del Vino. L’insieme dei vitigni che ancora si trovano, riportano alla mente zone oltralpe rinomate, Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc, il Roussanne, Syrah, e altri a bacca bianca, Pinot bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Semillon. Un vero concentrato di vitigni che per Montecarlo e le sue colline vitate rappresenta più di una semplice appartenenza ad una Doc. Ogni vitigno che qui si trova è infatti collegato a eventi storici che legano in modo indissolubile la storia del borgo al suo percorso vitivinicolo. Montecarlo, sita nel cuore della Toscana a due passi da Lucca, usa da secoli queste uve da sole o in blend vantando un passato prestigioso che ha visto il Montecarlo sulle tavole di Reali e Papi. Questa notorietà lo portò nei primi anni del 1900 ad essere conosciuto come “Lo Chablis di Montecarlo”, realizzato con Trebbiano e seguendo un’arcaico metodo di vinificazione che gli regalava sentori speziati e una lunga longevità.

Il primo documento ritrovato in cui si parla dei vini di Montecarlo risale  addirittura all’anno 846. Nel 1500 il vino bianco di Montecarlo raggiungeva i prezzi più alti di tutti gli altri vini al mercato di Firenze. Nell’arco della storia lo ritroviamo addirittura per le nozze del Principe Umberto di Savoia e Maria Josè.

La coltivazione di questi vitigni ha origini legate ad un personaggio di spicco nel panorama vitivicolo di Montecarlo che lega il suo percorso personale a quello del Borgo e di ciò che ancora oggi vi viene coltivato: Giulio Magnani il quale dopo aver passato un anno nella zona di Bordeaux fece ritorno a Montecarlo con un fascio di marze assai consistenti prelevate da nobili vitigni francesi che innestò sui ceppi delle vecchie vigne di Trebbiano e Sangiovese.  Magnani, giovane di nobili origini, era nato a Pescia il 30 agosto 1839 a Montecarlo dove possedeva una villa con fattoria. Proprio da quel posto iniziò la coltivazione dei vitigni Francesi. Incoraggiati dagli ottimi risultati, anche altri produttori della zona seguirono il suo esempio favorendo la diffusione di questi vitigni  in tutto il territorio di Montecarlo.

Ritornando con un balzo storico nei tempi odierni,  varie iniziative vengono ogni anno organizzate dal Consorzio Vini di Montecarlo che sono volte a promuovere i vini ed i cibi del territorio. A questo proposito si è  da poco conclusa la rassegna che si tiene nel giardino di palazzo Pellegrini Carmignani che ha visto i produttori vitivinicoli Montecarlesi proporre i loro vini in abbinamento con piatti ottenuti da prodotti tipici del territorio. L’ultima serata era dedicata alle “erbe spontanee” con piatti ispirati dalla cucina Fusion dello chef Masaki Kuroda di Serendepico.


I vini proposti da due aziende di Montecarlo erano dell’azienda agricola Carmignani Enzo e della Fattoria il Poggio. L’odierno Disciplinare della DOC “Montecarlo” prevede la produzione di Montecarlo Bianco, Rosso, Rosso Riserva, Vermentino, Sauvignon, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Vin santo, Vin santo Occhio di Pernice.

Questi i vini degustati 

Kapogiro- Enzo Carmignani: rosato da Sangiovese, Merlot, Syrah. Colore rosa tenue dai profumi di piccoli frutti rossi e floreali, dal gusto beverino ed equilibrato, ottenuto con pressatura soffice e breve macerazione sulle bucce.
Urano- Enzo Carmignani: Sauvignon da un singolo vigneto posto in alto che profuma di pompelmo e fiori bianchi, con accenni minerali, rinfrescante e sapido.
Fattoria il Poggio-Incantate-Chardonnay che esegue un passaggio in legno per circa 6 mesi. Spezie e frutta bianca, sapido e fresco.
Fattoria il Poggio-Incantate- Merlot e Cabernet, 18 mesi in barrique; speziato e morbido. Enzo Carmignani -Aleatico- Eterei in primo piano, frutti neri surmaturi, dolce e strutturato.

 

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“Terre d’Italia 2017 ” tra conferme e novità. 

Appuntamento organizzato dall’Acquabuona dentro i locali dell’Una Hotel di Lido di Camaiore. Tra gli intervenuti complice la giornata soleggiata ed estiva, serpeggiava un po’ di nostalgia per la vecchia location  dell’evento, che fino ad un paio di anni fà era situata in quel magico luogo che è il “Conventino” nel centro storico di Pietrasanta.

Senza dubbio,  sia per i produttori che per i vini la nuova sede porta però vantaggi di ordine logistico,  essendo più spaziosa organizzata climatizzata. Bella la  selezione di etichette provenienti da tutt’Italia che si è completata nell’arco del lunedì con la presenza anche di bottiglie con annate vecchie. Una passeggiata tra i vigneti Italiani da Nord a Sud in un inseguirsi di sapori ed espressioni di grandi vini.

 

Tasting notes di alcuni migliori assaggi

Perdauin Roero Arneis 2016

Proveniente  da vigne vecchie di circa 35 anni.  Arneis estrattivo  e profumato di mele cotogne, fiori d’arancio, frutta tropicale, pompelmo rosa. Dotato di sapore e struttura, è caratterizzato da una forte spinta  fresca ben contrapposta da pienezza  glicerica, che termina in un lungo finale sapido.

“Oi ni” Fiano di Avellino 2013

  •  Fiano un vitigno che non finisce di sorprendere per l’estrema eleganza che riesce a raggiungere nelle migliori espressioni. Questo proviene da una selezione delle migliori uve della zona di Lapio. Sosta sulle fecce e passaggio in botti di rovere di 3 passaggio per circa un anno. Intenso e tropicale passion fruit, lime, sentore di arachide tostata, fumè e erba fresca. In bocca è ricco ma non opulento e governato da una vena fresco sapida che accompagna un gusto lungo dai contorni agrumati il cui finale riserva un goloso finale di caramello.

LR 1013  

LR sono le iniziali di Luis Raifer- per tantissimi anni presidente e direttore di Cantina Colterenzio nonché uno dei pionieri della rivoluzione qualitativa. LR  è un blend di una selezione contente Chardonnay,  Pinot bianco,  Sauvignon e Gewürztraminer. Lunga sosta sui lieviti e maturazione in legno.  Raffinatissimo vino che si esprime attraverso un profilo olfattivo ampio fusione perfetta di tutti i varietali dei vitigni che compongono la cuvée. Palato saporito dinamico molto elegante in cui la freschezza gioca un ruolo di primario. Lungamente persistente ha un chiusura pulita e floreale.

Tiarè Collio  Sauvignon 2016

Sauvignon dai toni polposi e floreali, in cui spiccano, il pompelmo rosa, l’ananas, ginestra e rose gialle a profusione, sottofondo erbaceo tipico del vitigno dettato da un fresco richiamo alla foglia di pomodoro ma senza prevaricare altri profumi. Corredato di struttura e glicerina ha una beva piacevolmente piena e fresca, in cui la spalla sapida fa da supporto distendendosi sul gusto.

Gattinara Travaglini Riserva 2011 Nebbiolo

Prodotto soltanto nelle annate, migliori, il nebbiolo dell’alto Piemonte si distingue per la spinta ferrosa e minerale che si accorda ad un frutto a giusta maturazione risultando ben amalgamato in un insieme balsamico di pino e resine. In sottofondo le spezie ed un soffio di legni profumati. Palato disteso e polposo di bella struttura che sorregge un alcol perfettamente integrato,  sorso compatto senza sbavature, movimentato da freschezza e tannini fluidi pieno e convincente fino in fondo.

Castel Salleg Bischofsleiten 100% Schiava

Un vino che sorprende per l’estrema bevibilità data da un olfatto  che profuma di fiori viola e frutti rossi croccanti erbe fresche officinali. In bocca coerente per la grande freschezza, in cui ritorna con forza il frutto succoso , tannini gentili e gusto che si prolunga chiudendo con garbo e pulizia .

Per le vecchie annate due vini mi hanno particolarmente colpito e al contrario di ciò che si potrebbe pensare non sono rossi ma due grandissimi inaspettati bianchi.

 

Tornante  2008  Vadiaperti Greco di Tufo 100%

Greco 100% le cui uve provengono da vigneti piantati negli anni 90. Un vino che si evolve con stile, che si esprime con intense note agrumate e con idrocarburi a cui si sommano note terrose e frutta secca; segue un sorso saporito strutturato, e ancora freschissimo quasi al limite del tagliente. Persistente e sapido.

NEGRO ANGELO E FIGLI – Roero Arneis 7 anni 2009

Arneis che esce in commercio dopo ben sette anni di bottiglia. Nasce su terreni calcarei ricchi di fossili marini. Naso che gioca tra i contrasti che si alternano tra frutta secca, buccia di mela, pompelmo  di sensazioni marine, spezie piccanti. Palato avvolgente con freschezza, ben conservata e sapido, finisce con un bellissimo ritorno alla mela di cui rimane una lieve percezione tannica.

NOT-Only wine festival 

Per le strade di Citta di Castello, in mezzo Palazzi Storici e scenari da cartolina si è svolto  “Only Wine festival”.

Manifestazione articolata da una svariata ricchezza di eventi, connubio ben riuscito nel bel centro storico di Città di Castello tra arte, cultura, vino, cibo e non solo. Padiglioni dedicati anche alla degustazione di birre artigianali, whisky e sigari. Il mondo del vino in modo particolare è stato dedicato a quei piccoli produttori che non avendo nomi altisonanti alle spalle, faticano ad emergere pur avendo un grande potenziale qualitativo, 350 etichette hanno esposto negli ambiti del Festival. Tra questi molte le aziende Italiane che spaziavano da Nord  a Sud. Un padiglione riservato agli ospiti internazionali con Only Wine International. Vini provenienti da svariate aree Europee tra le più prestigiose, Champagne, Borgogna, della Mosella e della Georgia, e Spagna,che hanno avuto il prestigioso compito di accompagnare durante la Cena di Gala nella Sala degli Specchi i piatti dello Chef Hiro Shoda, selezionati, presentati ed abbinati ognuno ad un vino diverso da un istrionico, Luca Martini (Migliore Sommelier del Mondo AIS ). Di grande interesse anche l’area delle birre artigianali Umbre. L’area Whisky, curati da Claudio Riva presidente del Whisky Italian Club, che ha presentato i malti provenienti da varie aree geografiche mettendoli a confronto in due Master guidati dei migliori Whisky del Mondo, scelti ed imbottigliati con una estrema selezione dallo stesso WhiskyClub Italia. Da non dimenticare l’area del Trentodoc, che nel 1993 è stata la prima denominazione di origine controllata in Italia riservata al metodo classico, in cui è stato possibile spaziare tra un vasta scelta di bollicine Italiane. Interessante ed innovativa, l’iniziativa, riservata ai turisti  e winelovers che attraverso gli Speed Wine gestiti dai sommelier Ais, hanno potuto accedere a mini corsi della durata di circa mezz’ora che in pochi essenziali passi, hanno illustrato pochi passi fondamentali, per accedere al mondo del vino attraverso una degustazione più consapevole. Un momento di arricchimento culturale e riflessivo, introdotto da Francesco Saverio Russo attraverso la presentazione del libro di Lorenzo Corino nella storica Sala Bistoni, VIGNE, VINO, VITA: i miei pensieri naturali per una viticoltura che rivolge particolare attenzione all’ambiente attraverso il percorso dell’autore e della sua personale esperienza nella gestione della vigna e della cantina teso verso un non interventismo piuttosto che ad una correzione di ciò che già naturalmente è presente in natura.

Un’evento Only Wine Festival coinvolgente a 360 gradi, ben architettato e vario a cui calzerebbe a pennello il nome di  “NOT Only Wine Festival”.

 

Tasting Notes e galleria fotografica di alcuni dei miei migliori assaggi..

«Vin de la neu» Di Nicola Biasi– prodotto a 1000 m di altezza, ottenuto da un ibrido particolarissimo, che vanta un albero genealogico di tutto rispetto. Il Johanniter, questo il nome del vitigno,  uva bianca costituita nel 1968 da Johannes Zimmerman presso l’Istituto Statale di viticoltura di Friburgo, in Germania, ottenuto mediante l’incrocio risultante attraverso l’unione di altre varietà, ovvero Riesling e Seyve Villard, ed un incrocio tra Pinot Grigio e Chasselas. Resistente alle forti escursioni termiche ed al clima rigido, al Johanniterin  è stata autorizzata la coltivazione anche in Italia solo in tempi recenti. La bottiglia del «Vin de la neu» racconta la particolarità del suo contenuto attraverso un packaging accattivante. Etichetta candida a forma di vetta innevata, su bottiglia renana sormontata da ceralacca bianca, anticipa almeno visivamente un contenuto non scontato.

Il vino è come mi aspettavo,  freschezza tagliente dotato di un bouquet ampio e composto, in cui le peculiarità dei vitigni si fondono a formare un unica sinfonia. Speziato e al tempo stesso agrumato ha note di fiori selvatici bianchi, in cui si trovano tratti pietrosi contornati da erbe profumate e mele mature. Malgrado l’estrema gioventù è avvincente ed incalzante il sorso è lungo e di grande spessore.

” Genesis”- Valentino Butussi.  Colli Orientali del Friuli. Sauvignon Blanc 100%

Prodotto su terreni composti da calcare ed arenaria provenienti da un singolo vigneto di circa 40 anni, solo 1400 bottiglie prodotte. Finalmente un Sauvignon con finissimo olfatto che profuma di agrume e pompelmo rosa da cui escono chiare note minerali che portano alla salinità del suolo dove viene coltivato. Ruotandolo nel bicchiere emerge anche un frutto più maturo di pesca bianca ed un erbaceo tipico del vitigno, ma per nulla invadente o predominante. Anche al palato si conferma finemente agrumato dotato di morbidezza glicerica. Sapido e lungo finisce impeccabilmente pulito.

Sù Entu -Vermentino di Sardegna – Vermentino 100%

Ottenuto da vigneti con una densità di 5000 ceppi per ettaro, il cui sottosuolo è di natura calcareo-marnosa, ricco di argilla. Gli impianti sono abbastanza recenti e non hanno più di 10 anni. Dall’ultimo assaggio che ho potuto fare un paio di anni fà quando le viti erano più giovani, ha acquisito maggior complessità che si nota subito dal primo impatto olfattivo.

IL colore giallo paglierino, intenso; i profumi, spaziano dal frutto a tropicale con agrume maturo, arricchito da note salmastre con un fondo di spezie piccanti. Un uso ben gestito di tonneaux per la fermentazione e la maturazione, gli conferiscono morbidezza glicerica e spessore; dinamizzato da vena fresco sapida, il sapore porta verso un finale lungo in cui si avvertono erbe aromatiche e fiori di sambuco.

– Nobile di Montepulciano (Anteprima Riserva 2013) – Az.Agr.Nottola Continua a leggere

Terre di Toscana 2017 un evento da ricordare 

          Terre di Toscana, giunta ormai alla sua decima edizione si distingue per essere uno degli eventi più significativi per i vini che in Toscana hanno raggiunto i massimi livelli di eccellenza. Una tre giorni in cui 130 produttori hanno messo a disposizione degli intervenuti i loro vini di punta. Nell’ultima giornata della manifestazione  è stato possibile inoltre degustare bottiglie di vecchie annate per apprezzare l’evoluzione che il trascorrere del tempo imprime ai vini.

          Molti i grandi vini presenti che si incontrano  anche in altre manifestazioni legate alle Anteprime Toscane, tanti i Brunello e Chianti Classico che ogni hanno militano nell’Olimpo delle eccellenze. Presenti anche molti vini della Costa Toscana con molti Supertuscan, che arricchiscono il nutrito panorama vinicolo Toscano. Volendo nominare tutti la lista sarebbe sarebbe infinita e sicuramente non renderebbe giustizia al livello dei vini proposti.

          Tasting Notes

          Una breve sintesi tra i tanti che avrebbero meritato menzione, alcuni noti altri meno e quindi da provare.

          Permano Bianco – Terenzuola 2015

          Ottenuto con una selezione di vitigni autoctoni.  Bella espressione di caratteristiche mediterranee, molto floreale arricchito da erbe aromatiche, frutto bianco e tropicale, note marine. Palato deciso contornato da spalla acida ancora irruenta, lievemente burroso ha una complessità tipica dei bianchi da lungo affinamento.

          IMG_2624Montepepe Vintage 2011 

          Vermentino e Viognier. Intenso con molto agrume, fiori gialli di macchia mediterranea, note fumè e mielate. Esegue un lungo affinamento in bottiglia sfidando egregiamente il tempo offrendo un sorso glicerico e fresco che si chiude con un allungo sapido e persistente.

          IMG_2663Rosé Riecine ancora con etichetta provvisoria. Ottenuto da Sangiovese, in purezza. Al naso ricorda uno stile Provenzale dato da un bouquet molto floreale e di erbe aromatiche, al palato difende un’impronta dettata dalla freschezza agrumata, che si distende in sorso appagante e sapido.

          Rosè San lorenzo 2016, anche questo imbottigliato da pochissimo, Sangiovese grosso. Colore intenso che vira al chiaretto, rosso che crede di essere un rosato, esprime intensità e rotondità gustativa. Complesso ed intenso, entra morbido con la freschezza che bilancia il sorso, estremamente accattivante, lievemente tannico e dalla bella persistenza.

          Phenomena 2011 Sesti,  nome dato alla Riserva del Brunello di Montalcino evocativo di un  evento astronomico  avvenuto durante l’annata della vendemmia, a cui ogni volta viene anche dedicata una etichetta diversa da un’annata all’altra. Brunello che interpreta alla perfezione uno stile tradizionalista di grande livello. Bellissimo il colore granato e trasparente che si esprime con un olfatto variegato ed un gusto preciso meticoloso corredato da tannini magistralmente dosati.

          Pietroso 

          Sorprendente tutta la gamma aziendale a partire dal Rosso di Montalcino 2015 saporito ed appagante per continuare con il Brunello 2012 ; a cui ad un olfatto ricco si aggiunge una vera esplosione gustativa che colma il palato di frutti rossi carnosi e maturi, e da effluvi balsamici, tannino evoluto, setoso. Villa Montosoli  IGT 2013 prodotto con le uve provenienti da un unico vigneto posto sulla sommità della celebre collina di Montosoli a Montalcino, con viti di oltre 40 anni e soltanto 3000 circa ceppi per ettaro. Un blend di vitigni autoctoni, un mix variegato che sprigiona spunti aromatici e agrumati. Palato slanciato ed intessuto di freschezza con  trama tannica fine ben integrata.

          I Luoghi  Bolgheri IGT 

          Vitigni internazionali  per i due Cru; Fuori Solco ottenuto da Cabernet Franc 100% ed il SassoSolo per il Cabernet Sauvignon talmente precisi da essere didattici, rispecchiano in pieno le caratteristiche dei vitigni di cui sono composti uniti da quelli sprazzi territoriali che si ritrovano nelle erbe aromatiche e di macchia mediterranea . Saporiti e di bella concentrazione, estremamente coerenti anche in bocca.

          Riecine La Gioia IGT 2012

          Prodotto da una selezione di uve  Sangiovese  100%, prodotto solo nelle migliori annate è denotato da un profilo variegato  con note profonde che suniscono a floreali di viola, note delicate speziate, tabacco e agrume rosso estremamente elegante. Palato denso e polposo, vibrante di freschezza, mosso da una bella progressione di bocca che rimanda al frutto rosso sul lungo finale.

          Contucci Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2012

          80% Sangiovese (Prugnolo Gentile), 10% Canaiolo Nero, 10% Colorino. Uno stile intramontabile che dosa il Sangiovese con piccolissima percentuale di due vitigni autoctoni. Nel 2012 si riflette un’annata il cui l’andamento stagionale regolare, ha dato vita ad un vino dal bouquet inteso e floreale a cui segue un palato denso in giusta tensione, tannino maturo e ben dosato, elegante e pulito.

          Per ultimo ma non ultimo merita una menzione per il Chianti Classico 2011 di Castell’In Villa’. Il 2011 annata perfetta per chi ha saputo sfruttare la perfetta maturazione delle uve che una stagione calda ha prodotto. Un olfatto esemplare legato ad un gusto profondo ed avvolgente, dotato di quello slancio dato dalla vena fresca e raffinata con il tannino intessuto nel velluto.

          Per le vecchie annate ..

          Le Chiuse Brunello di Montalcino 2006. Raffinatezza; un gioco di profumi e sapori in cui niente appare ma tutto si sente, scandito e cesellato come un cameo. Un sorso che non si dimentica.

          Badia a Coltibuono Chianti Classico Riserva 2006 Prodotto esclusivamente con uvaggi autoctoni, Luminoso ed intenso, olfatto ben conservato in cui si sentono la foglia di cedro ed il frutto rosso, palato freschissimo ancora in tensione con tannini fitti e vellutati.

          Due mani 2007  IGT Cabernet Franc  

          Nasce da una selezione delle uve migliori di Cabernet Franc in purezza. Colore  ben conservato e con trama fitta esce con note cipriate contornate da lavanda e macchia mediterranea, frutto nero. Nel bicchiere dimostra pienezza materica che oscilla tra il frutto ed il tannino elegante senza dimenticare eleganti  sfaccettature balsamiche. Lunghissimo sulla persistenza.

           Okay 

          Benvenuto  “Brunello” 2017

          Benvenuto Brunello è sicuramente tra gli eventi più sentiti e aspettati del panorama vinicolo Italiano; primi assaggi di un annata che aspetta da ben 5 anni da disciplinare produttivo di venire immesso sul commercio, arrivata ormai alla sua 25 a edizione. L’annata presentata quest’anno è la 2012 per il Brunello, la Riserva 2011 e l’annata 2015 del Rosso di Montalcino. Un programma che si alterna in tre giornate per addetti ai lavori e stampa, una manifestazione di alta risonanza ed importanza mediatica. Sabato 18 Febbraio, le due sale sono gremite di produttori che espongono i loro vini e molti ospiti si aggirano per i corridoi. In un unico giorno impossibile riuscire a degustare  neppure un terzo dei vini presenti.

          Vista l’inutilità di qualsiasi strategia, si impone un modo di degustare a macchia di leopardo, in cerca di conferme e tentando di dare un sorso a quanti più  Brunello possibile del nutrito panorama dei produttori Ilcinesi.

          Nei vari assaggi si evidenzia una costanza di bevibilità con ottime riuscite e in alcuni casi qualche punta di gradazione alcolica verso l’alto, frutto dei cambiamenti climatici. Il Brunello 2012 è caratterizzato nella grande maggioranza da un’ottima rotondità dei vini, già godibili al palato denotati da tannini maturi e bilanciati da un ottima struttura, alcuni sono improntati su maggior verticalità ed eleganza, spesso provenienti da zone più fresche sia date dall’altitudine che dall’esposizione. Fantastiche le Riserve  2011 che solo chi ha operato oculate scelte in vigna vista l’annata particolarmente calda ha potuto effettuare. Per il Rosso di Montalcino 2015, la pienezza gustativa e la grande vena acida lasciano presagire un’altra grande annata da lunga evoluzione del Brunello che verrà. Le vere sorprese arrivano dal Rosso 2014 che alcune volte era presente in degustazione. Dotato di quello slancio fresco e un pò tagliente, dato dall’annata fresca e una maggiore profondità educata, che un anno in più ha saputo aggiungere, rendendolo estremamente raffinato. Caratteristica che da sempre rende il Rosso di Montalcino uno dei vini più appaganti da consumare a partire da subito.

          Tasting Notes di alcuni dei migliori assaggi ..

          Poggio di Sotto – Brunello Riserva- 2011

          Con una bellissima interpretazione dell’annata 2011, Poggio di Sotto è un Brunello che mostra la stoffa da campione; ampiezza  intensità e una raffinata espressione del bouquet che si allarga in una profusione di note floreali di ciliegie frutti rossi, tamarindo, pepe rosa, bacche aromatiche praticamente senza fine. Bocca raffinata carnosa dove il tannino mostra un profilo di estrema finezza, contornato da un progressione di palato propulsiva, imbevuta da una freschezza vivida suadente ed aristocratica, infinito sulla persistenza.

          Salvioni- Brunello di Montalcino-2012

          Colore da manuale trasparente e luminoso rubino granato. Naso inizialmente scontroso, mantiene quel profilo altero che lo caratterizza, nascondendo l’ampiezza dietro una finta reticenza ed aprendosi poi quasi all’improvviso. Aromi balsamici di resina viola e piccoli frutti rossi, sensazioni pietrose, pervadono l’olfatto con  cadenza ritmata. Al palato saporito con struttura potente, dotato di ottima complessità, dalla spinta gustativa convincente tannini puntigliosi ma scorrevoli e lunghissima persistenza.

          Lisini- Brunello di Montalcino-2012-Ugolaia

          Rubino fitto e con unghia granato. Il naso evoluto e complesso, di frutti rossi neri e rossi maturi, viole, seguiti da nuance di pepe ed humus, toni balsamici. Palato avvolgente, articolato, denotato da struttura esuberante, freschezza e sapidità, finezza tannica incessante di polpa ed energia.

          Potazzine -Brunello di Montalcino- 2012

          Livello che si mantiene tra i più alti standard qualitativi. Un eccellente quadro olfattivo floreale ricco di frutti rossi ed erbe aromatiche, profondo ed espressivo; palato dalla struttura solida con una silhouette gustativa elegante e fresca in cui il tannino  non è mai scontroso ma tenue e sinuoso ed accarezza il palato con seducente bevibilità che termina con il ritorno al frutto.

          Marroneto -Brunello di Montalcino -2012 Madonna delle Grazie

          Estremamente curato mai opulento, profumo stratificato in cui erbe aromatiche e  balsamiche rinfrescano frutti rossi maturi succulenti, cardamomo, pepe, ad ogni giro di bicchiere una scia nuova da seguire.  Bocca il cui sviluppo è coerente ben slanciato da freschezza e da tannini finissimi sul cui finale ritorna il frutto e la parte balsamica.

          Barbi -Brunello di Montalcino -2012 Vigna fiore

          Un uso ben dosato del legno ha prodotto come risultato un vino dai tratti di delicati accenni floreali, note cipriate  in alternarsi con pesca gialla ed arancia, visciole e rintocchi balsamici, miscelato da una speziatura lieve e delicata. Elegante e disivolto in bocca si amplifica con incedere sicuro, la struttura è supportata da freschezza e da tessitura tannica cesellata e molto elegante.

          Col D’orcia -Brunello di Montalcino- 2012

          Una cornice di naturale spontaneità sommata da frutti rossi maturi, agrumi rossi, ribes, sensazioni mentolate. Palato arricchito da succosità ed avvolgenza contornate da trama tannica soffice, saporito e flessuoso, dallo sviluppo coerente, con  un richiamo nitido al frutto.

          Castello di Velona -Brunello di Montalcino- 2012

          Corredo aromatico in cui spezie piccanti, pepe rosa e frutti rossi si avvicendano a  richiami minerali, amalgamandosi in un insieme accattivante. Pieno e tonico, si sviluppa articolato corredato da tannino vellutato chiudendo lungo e pulito.

          Matè -Brunello di Montalcino- 2012 

          Bouquet dal disegno molto preciso intagliato in tocchi di cassis, ciliegie, rosa e cipria, con erbe aromatiche e ammiccante speziatura soffusa. Ben modulato il palato è cesellato da dinamicità, avvolgente pienezza, grana tannica sottile e levigata. Chiusura lunga

          Fattoria del Pino – Brunello di Montalcino- 2012 

          Spontaneo con frutti rossi piccoli e succosi a cui si aggiungono le violette e peonie, acqua di rose, agrumi, mineralita marine, alloro. Palato reattivo e vivace, stratificato che esprime un’ottima  interpretazione di questa annata.

           

          Mastrojanni – Brunello di Montalcino -2012: ciliegie e ribes con accenni di sottobosco e minerali, spezie.  Palato avvolgente e caldo  ma ben stemperato da freschezza e  sapidità, setosa  e puntuale la trama tannica.

          Terre di Toscana 2016 Ecccellenza nel bicchiere

          IMG_6173Nona edizione per Terre di Toscana, con 130 produttori presenti e circa 700 etichette in assaggio, riunite per l’occasione nel prestigioso contesto dell’Una Hotel di Camaiore .Un’affluenza altissima in entrambi i giorni  della manifestazione, che ogni anno non finisce di stupire per il livello organizzativo e per l’elevata qualità delle proposte. Molti gli appassionati ed addetti al settore che all’interno delle sale dell’Una Hotel si sono alternati sia tra i banchi di degustazione che agli  show cooking ed eventi gastronomici degni di nota.

          Tante le eccellenze in degustazione un concentrato di tutte quelle etichette che in molti casi hanno segnato la storia e decretato il successo dei vini Toscani. Quindi  un’impresa sempre più ardua ad ogni nuova edizione scegliere cosa assaggiare tra i tanti vini presenti. Il Sangiovese presente in tutte le sfaccettature e declinazioni tantissimi anche i vari Blend a base di vitigni internazionali che in alcune zone della Toscana raggiungono livelli addirittura epici.

          Molti i Brunello del 2011, annata calda che in molti casi ha dato luogo a vini caldi di grande struttura. L’altezza delle vigne e l’esposizione hanno determinato in molti casi la vera differenza, in quanto la maggior escursione termica ha protetto e sviluppato vini più eleganti e profumati. Alcune Aziende erano  presenti anche con la riserva 2010 ancora giovane per esprimersi al meglio.

          Interessanti  le  novità con produzioni molte volte limitatissime vere perle enologiche. Anche per i bianchi molte le riconferme dei Vermentino  e della Vernaccia che in entrambi i casi hanno goduto di una evoluzione delle produzioni sempre più attente e alla continua sperimentazione per una ricerca di una estrema qualità.  Un appuntamento da non perdere anche quello del secondo giorno in cui erano presenti bottiglie di vecchie annate imperdibili ed emozionanti che hanno  dimostrano come l’evoluzione in bottiglia sia per certi vini non solo auspicabile ma in certi casi addirittura fondamentale.

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          La musica in unico irripetibile diVino istante

           

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          Potremmo chiamarla    “Cinque Stagioni di Vite”

          Descrivere un vino, cosa che molti hanno fatto e continuano a fare, una delle bevande più antiche dell’uomo, è da sempre fonte di ispirazione nelle rappresentazioni delle antiche civiltà, mediante immagini rappresentative nonché attraverso la conservazione del prezioso liquido in anfore, presente nei cerimoniali dell’antichità e nelle tavole più prestigiose, spesso in connessione a culti religiosi  legati ad antiche divinità. Poeti ,scrittori, pittori  si sono avvicendati nell’arte più consona a tramandare quello che il vino aveva da dire, con l’intento di trasmettere qualcosa che arrivasse alle generazioni future. Anche monaci ed ecclesiastici da parte loro da sempre difendono la coltivazione della vite attraverso la cura dei vigneti, preservandola da guerre e  carestie in molti casi studiando modi per aumentare la qualità delle coltivazioni e cercando di dare regole che, in molti casi, si sono susseguite fino ai giorni nostri.

          Fin dall’antichità l’uomo ha cercato attraverso le parole e le arti figurative di far rivivere le emozioni che un calice di vino riesce a suscitare.

          Oggi un nuovo progetto sta’ nascendo con una rivoluzionaria idea, che nasce dall’esigenza di continuare a raccontare il ciclo vitale della vite e del suo frutto, il vino, con le sensazioni che esso riesce a trasmettere. Un magico percorso che trae origine dalla vite stessa, dal suo territorio e descrivendone le varie fasi del ciclo vitale viene tradotto e raccontato in una forma d’arte non ancora sperimentata in questo senso, “La Musica”.

          Certamente già da tempo il connubio cibo musica vino è stato perseguito mediante la ricerca del  giusto brano musicale che meglio si adattasse ad un determinato vino,  oppure mediante la creazione di eventi musicali che esaltassero questo sodalizio a cui anche prestigiose cantine hanno aderito mettendo a disposizione i loro grandi spazi offrendo una consona location per concerti ed eventi dedicati al vino. In particolare, secondo un’indagine condotta dal professor Adrian North della Heriot-Watt University di Edinburgo, l’ascolto di determinati brani musicali in fase di degustazione è in grado di esaltare il gusto del vino che stiamo bevendo.

          È stato addirittura fatto uno studio sul legame tra la musica e lo sviluppo delle viti le quali sembrano reagire come organismi senzienti ottenendo miglioramenti produttivi, in particolare la musica classica farebbe bene alle piante, e diffondendo le note di Mozart con degli amplificatori tra i filari, la vite sembra avere un incremento della crescita e della produzione.

          A fronte di questo concetto, un ‘altro percorso sta’ prendendo forma, ovvero la voce stessa delle viti tradotta in una composizione che descriva il ciclo produttivo e tutto il percorso di vinificazione. Riprodurre i suoni del vino in musica. Quindi un tipo di musicalità contemplata, che trova il proprio motore nell’esperienza di ogni singolo produttore, dalla sua storia, dal suo territorio, dei suoi vini. L’insieme dei suoni percepiti che sono legati ai vigneti alla loro coltivazione a seconda delle pratiche usate, fino alla raccolta dell’uva e la sua trasformazione in vino, ma anche oltre, cioè  all’affinamento e poi la degustazione. Le modalità potrebbero essere quindi infinite; musica costruita intorno ad uno stile di produzione che ne contestualizzi il territorio, la crescita, la vinificazione fino ad arrivare al prodotto finito.

          ELEONORA TIRRITO“Cinque Stagioni di Vite”

          La realizzazione di questo progetto innovativo è a cura di una giovane artista emergente, “Eleonora Tirrito ” la quale vanta un curriculum di tutto rispetto.  Inizia il suo percorso artistico già dalla tenera età di dieci anni facendo parte di una compagnia di MUSICAL. Continua il suo percorso come compositrice di testi e musiche sviluppando l’uso della voce, in abbinamento alla formazione pianistica.

          Nel 2009 Vince il premio finale CSA centro sviluppo artisti, a seguito di un percorso formativo nel quale ha avuto l occasione di collaborare con Francesco Sighieri (autore di Dolcenera, Irene Grandi, Noemi, Annalisa) e Luciano Oriundo. Percorso che la porta a formare una Band in cui scrive, sviluppa ed arrangia brani inediti, presentati Live in una serata al festival delle Arti di Bologna. Nello stesso anno consegue il Diploma al  Liceo Artistico Musicale Lucca e ad oggi, continua il percorso frequentando il conservatorio Mascagni di Livorno in cui studia storia e composizione jazz.

          Durante il suo percorso formativo e artistico ha collaborato con Riccardo Arrighini (noto pianista Jazz) e nel canto Ilaria Della Bidia (conosciuta anche nel piccolo schermo per la sua vocalità Soul).

          Pubblica diversi singoli al quali segue la creazione di un album che raccontasse qualcosa di se e del suo amore per la musica, ” Eleonora Atmosfere” arrangiato dalla stessa artista e da Ugo Bongianni (arrangiatore anche di Mina e molti altri artisti italiani).

          Durante le sue serate, non é raro sentirle dire che:

          “Amo la musica dal vivo… mi da spazio per essere libera. L’estemporaneità e’ fondamentale per essere sinceri, per non avere confini…”.

           Ele manzarda
          Il progetto molto ambizioso e sentito da questa  artista ha in sé la prerogativa che funziona da propellente per tutte le cose ben riuscite, la passione
          e la sensibilità.
          Doti indispensabili  per dar voce ad una delle bevande più nobili ed antiche di tutti i tempi, attendiamo quindi di  ascoltare la voce del vino in futuro molto prossimo .
          Monica Bianciardi

          I mitici vini di Massandra

          Crimea “il mito in valigia “

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          Verticale storica che apre le porte su uno dei vini più prestigiosi della storia del vino,  quelli degli Zar della  famosa cantina di Massandra.Trasportati in una valigia come bagaglio a mano, le bottiglie riescono ad eludere l’embargo  passando da Mosca e raggiungendo Merano grazie al piano strategico del Patron, Helmuth Köcher . Durante il viaggio in valigia la bottiglia 2012 purtroppo si rompe, e del  Muscat Kokour Desert Surozh  rimangono in degustazione il 1991 – 1986 – 1977 – 1975 – 1974 – 1973  per un percorso sensoriale e storico unico.IMG_4810

          La lunga storia di Massandra inizia in Crimea  nella costa meridionale.

          Il clima subtropicale della regione, insieme con lo scudo protettivo formato dalle montagne circostanti crea le condizioni ideali per la coltivazione della vite. 3000 anni di tradizione vinicola introdotta dai Greci e proseguita ad opera dei Monaci i quali iniziano una produzione costante di vino. Periodi di espansione si alternano ad altrettanti di distruzione dei vigneti. Verso il 1200 l’occupazione del territorio da parte dei Genovesi ne condizionano la produzione, influenzando anche le altre produzioni,ma nel 1474  l’invasione turca, blocca la produzione di vino. Fortunatamente non impedisce la coltivazione di uva. Le persone comuni continuarono a fare il vino per uso proprio preservando i vigneti.

          Nel 1786 la Crimea entra a far parte della Russia.

          La storia di Massandra inizia a metà del 19° secolo, quando nel 1828 lo Zar Nicola I incarica il conte Michail Woronzow di curare la produzione delle sue proprietà . Woronzow  segna la svolta  vinicola della Crimea, fondando una cantina ed un Istituto Enologico di ricerca e formazione. Massandra non era un luogo di produzione ma di conservazione di pregiati vini da tutto il mondo.

          Dopo la guerra di Crimea del 1856  fu costruita la residenza estiva dello zar e nel 1891 il principe Lev Golitsyn viene nominato dallo Zar Nicola II, enologo di corte con il compito di supervisionare la sua cantina. Lev Golitsyn fà costruire la prima cantina sotterranea al di sotto dell’edificio. Sette tunnel  si snodano lungo 150 metri intagliati  in profondità nella roccia per tre livelli di profondità, che arrivavano fino al livello del mare, con gallerie e  nicchie in pietra per la conservazione dei vini.

          Dopo la rivoluzione tutta la produzione ed i vigneti vengono distrutti e Massandra diviene una proprietà statale.

          Sotto l’Unione Sovietica la produzione diventa di due tipi una d’élite con grandi riserve ed una per il popolo con scarsa qualità. ll destino di Massandra diventa ancora una volta incerto quando le truppe di Stalin  nel 1920 invadono la Crimea . Tuttavia, dopo aver assaggiato alcuni dei vini, Stalin decide di preservare la cantina con la maggior parte della sua collezione storica.

          Con il passaggio della seconda guerra mondiale i vigneti vengono nuovamente rasi al suolo, e molti dei più antichi  i vini conservati a Massandra vengono nascosti nel tunnel più profondo, ma una parte di questi andrà perduta sotto i bombardamenti che causarono l’allagamento di un tunnel da parte del mare .

          Negli anni 60 tocca alla fillossera distruggere molti vigneti.

          Nel 1985 gravi danni alle coltivazioni vengono provocati dal proibizionismo contro l’alcolismo sotto il governo di Mikhail Gorbachev dove vengono nuovamente estirpati quasi tutti i vigneti.

          Nel 2015 Massandra Winery  ha acquisito 21 ettari di nuovi vigneti. È composta da 8 aziende vinicole, con un totale di 11 mila Htt di terreno, di cui circa 4 mila sono vigneti, la cantina è attualmente la più prestigiosa della Crimea. Le uve provengono da vigne anche centenarie di  Moscato Bianco, Rosa e Nero, e alcuni vitigni autoctoni. All’interno sono costuditi  vini vecchissimi in un microclima unico, con temperatura stabile di +12 gradi centigradi tutto l’anno temperatura considerata ideale per la conservazione e lo stoccaggio  dei vini. Oggi Massandra possiede la più antica a la più ampia collezione del mondo di vini con circa un milione di bottiglie.

          IMG_4982 Tasting Notes
          I vini che vengono versati nel bicchiere attraggono con i loro incredibili colori che ricordano l’ambra, ricchi di fascino, ammaliano lo sguardo come preziosi gioielli seducendo con luminosi bagliori dorati.

          Muskat Kakour Desert Suroz 1991
          Colore miele ambrato trasparente e vivace. L’olfattivo intenso e ampio è caratterizzato da un goloso gioco di frutto e miele d’acacia, pasticceria, mele caramellate. Completa il quadro olfattivo una componente balsamica di resina, pino silvestre ed agrumata di cedro e scorza di pompelmo. In bocca la dolcezza è calibrata da una vena fresca caratterizzata da un tratto immediato di giovanile eleganza che ritorna coerente con una lunga scia mielata.

          Muskat Kokur Desert Surozh 1986
          Oro antico, l’intensità arriva con minor vigore rispetto al 91 i profumi sono racchiusi tra note balsamiche e intrecci di sensazioni iodate marine, agrume e note fumose. In bocca la dolcezza si sente, caldo avvolgente e fresco , la  persistenza  chiude con sentori dolci di caffè e miele.

          Muskat Kokour Desert Suroz 1977
          Oro ambrato intenso. All’olfatto è composto da note resinose e nette percezioni di salvia, iodato marino , continua aprendosi su scorza di cedro e cioccolato bianco. Al palato dolce e rotondo traccia una scia di vivida freschezza, mantenendosi integro su un gusto che termina con sensazioni di frutta secca e noce.

          Muskat Kakour Desert Surozh 1975
          Ambra dorato intenso e luminoso,il ventaglio olfattivo è intenso e ricco. Frutta esotica disidratata, miele e canditi, s’intrecciano a note medicinali e balsamiche. Profonde sensazioni di humus e muschio sono intersecate da spezie piccanti di zenzero e zafferano. Anche al gusto la dolcezza é ben amalgamata in equilibrio con la freschezza, glicerico e morbido, si interseca con sinergie minerali  sapide e succose, estremamente coerente nel finale  ritorna con tutte le sensazioni  percepite all’olfatto. Chiude lunghissimo su sontuosi fichi bianchi, miele e note piccanti.

          Muskat Kokour Desert Surozh 1974

          Veste color oro vivace trasparente. Meno concentrato rispetto agli altri, scorre con più facilità, al naso dimostra un’intensa nota agrumata con un bagaglio floreale di zagare, e fiori bianchi, miele d’arancio e  balsamiche note di resine silvestri con tocchi minerali. In bocca raffinato ed elegante le morbide dolci sensazioni di miele e spezie dolci, vengono equilibrate da uno spiccato slancio fresco  che si allunga con estrema eleganza sulla  persistenza.

          Muskat Kokour Desert Surozh 1973

          Colore ambrato intenso e luminoso. Molto consistente gira lentamente, mostrando un’ampio spettro odoroso che parla di eterei drocarburi, medicinali, ceralacca dopo qualche minuto evolve su note più  profonde, minerali ferrose, fumè,  le spezie sono preziose anice stellato e miele di castagno, frutto tropicale candito. In bocca morbido materico e dolce è bilanciato da una dinamica vena fresca riescendo a farne dimenticare l’età. L’avvolgenza  si fonde in un insieme di sensazioni gustose, sapido e lunghissimo, chiude con richiami preziosi di spezie e miele.

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          il meglio ed il peggio del Merano Wine Festival 2015

          IMG_4634Il meglio ed il peggio del Merano Wine Festival .

          Nato per essere non una fiera ma un evento dove trovare  il meglio delle produzioni che si trovano sul mercato Italiano selezionati da un’apposita commissione .

          Questa edizione si è svolta tra molte novità interessanti a partire da “Cult”in cui la presenza degli enologi che curano i vini ha portato un arricchimento alle già prestigiose degustazioni e a tutti gli eventi satelliti del Merano stesso che hanno ampliato il già alto livello della Kermess .

          Malgrado l’alto profilo non sono mancati alcuni problemi  che potevano essere evitati o forse migliorati e che dispiace vedere in una manifestazione che deve essere l’essenza del meglio per mantenere lo status del quale si fregia .

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          Tanti i MastersClass con degustazioni di buon livello e ben gestite come il Bordeaux alcune volte uniche come la bellissima degustazione sui vini della Crimea, in cui è stato svolto un lavoro pazzesco per poter reperire i vini e presentata per la prima volta in Italia.IMG_4982

          Poche le persone presenti a quest’ultima, snobbata o forse semplicemente poco frequentata dati i continui cambiamenti di giorno ed orario che ha invece proposto vini unici ed originali, non a caso uno dei principali problemi che costringevano a continui cambi di programma per poter partecipare a più master .

          Una nota negativa per quella  sulla Borgogna che è stata condotta con ritmo un pò troppo sbrigativo e serrato.

          Intanto all’interno Kurhaus accadeva di tutto dando un’aria un po’ decadente alla manifestazione  con banchi abbandonati prima del l’orario di chiusura, vini più importanti dati con quantitativi talmente ridotti  per un assaggio così striminzito da non superare l’epiglottide , bottiglie non pervenute, ma solo promesse nella giornata delle vecchie annate (per fortuna poche) oppure aperte ad orari diversi da quelli indicati e già finite all’ora in cui avrebbero dovuto esserci.

          Nel complesso sono state molte le eccellenze e le novità che è stato possibile trovare tutti i giorni del Festival che in qualche modo hanno attutito queste défaillance  contribuendo comunque a rendere il Merano Wine Festival ancora una volta un’esperienza da ricordare e ripetere .

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          Pietrasanta Vini d’Autore

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          Una pioggia di eccellenze vinicole ha anche per quest’anno rappresentato la manifestazione organizzata da L’Acquabuona  nel loggiato del Chiostro di S.Agostino a Pietrasanta .Ben 70 produttori provenienti da diverse zone d’italia hanno messo a disposizione del pubblico pervenuto i circa 350 vini.Splendida la location inondata dal sole di una calda giornata estiva, che unita dagli  artigiani del gusto hanno saputo creare una Kermesse enogastronomia di grande charme. Tanti i vini da degustare difficile riuscire a scegliere tra le tante aziende prestigiose ed i  vini proposti tutti di alto livello, un paradiso per sommeliers winelovers e addetti al settore.Il vero nirvana si è però raggiunto nella giornata del lunedì ,dove è stato possibile degustare quelle rarità che in alcuni casi formano la memoria storica delle cantine ,vini appositamente tenuti fuori dal circuito delle vendite anche per molti anni  e stappati solo nelle  occasioni straordinarie,vini unici che  lasciano indelebili nella memoria sensazioni che solo l’evoluzione del tempo riesce a regalare.Quelli che stupiscono per la longevità  sono i vini bianchi ,i quali sfatando un comune pensiero di dover  essere consumati entro brevi periodi, ampliano  le caratteristiche organolettiche evolvendosi in bottiglia anche per  svariati anni ,riuscendo a spaziare con sorprendenti caratteristiche ritenute un  appannaggio dei grandi rossi.IMG_2420

          Tra questi spicca il Soave “Salvarenza vecchie vigne” Contada ottenuto da vigne vecchie di circa130 anni alcune prefillossera, piantate su terreni sia a matrice vulcanica che calcarea,con una magnum del 1990.Dal colore dorato e concentrato sviluppa profumi di frutta secca ,un floreale di ginestra,gelsomino con sottofondo fumè  e speziato ,al gusto morbido ma ancora ben dotato  da una spinta  freschissima  e succosa, ammalia già dal primo sorso ,una rarità da degustare.IMG_2429

          Il pigato Sogno di Vis Amoris vigneti di 60\70 anni di età una produzione limitatissima uve provenienti da un unico vigneto, con un terreno roccioso,vinificate  con macerazione sulle bucce e fermentazione in acciaio un breve e parzialmente in legno e affinamento di almeno un anno in bottiglia. La vecchia annata presenta caratteristiche evolutive estremamente eleganti ,il colore è dorato e brillante il naso è scandito da idrocarburi unito al frutto ancora fresco floreale intenso ,al gusto colpisce per la freschezza unita una rotondità  che accarezza il palato,glicerico sapido e persistente .IMG_2431

          Il 2006 di Balestri Valda ,vigneto di Sengialta, garganega 70 %e trebbiano 30% vini ottenuti con processi produttivi ad impatto minimo ambientale vinificato con fermentazione e sosta del vino sulle fecce fino a marzo in botti da 20 hl..Colore dorato e consistente il minerale esce con note di idrocarburo spezie e frutto bianco al palato morbidezza e freschezza esplosiva lasciano presagire ancora una lunga vita negli anni a venire.IMG_2433

          Brolettino 2007 vitigno Turbiana  100% vinificato in acciaio e legno .Grande impatto agrumato di frutta  gialla matura tropicale  ,miele e spezie piccanti, gusto scorrevole e fresco la parte glicerica rende setoso il sorso saporito e succoso.IMG_2437

          Anche per i rossi il panorama era vasto ed articolato sia nelle annate più recenti che per le vecchie annate ,da ricordare i  Barbareschi di Roagna ,i Baroli di Sordo, presente anche con una vecchia annata del 1998 ,suadente ed ancora freschissimo con tannini polimerizzati e scorrevoli .Vajra con il meraviglioso  Bricco alle Viole 2011 giovanissimo ma già con stoffa da vendere .

          Il montepulciano d’Abruzzo emoziona con il ” Villa Gemma 1999 di Masciarelli”.Proseguo per tornare in toscana con uno strepitoso Brunello “il Ventolaio” 2004.La  classe e l’eleganza del sangiovese si mostra con un rubino riflesso da granato vivace e luminoso,  le note olfattive  aprono ad  un ventaglio odoroso intenso ed articolato viole e rose appassite,frutti rossi macerati ,arancia,si uniscono a terziari di tabacco note terrose;  la pienezza del gustativa è avvolgente e vibrante , riesce a far salivare per la grande  freschezza ,i tannini sono presenti e vellutati il frutto ritorna nel retronasale allungando la persistenza .IMG_2454

          Per finire una vera leccornia lo sciacchetrà  Riserva di Forlini Cappellini  2009 ,bosco albarola e vermentino ,una produzione limitata  fatta solo nelle annate migliori .Colore oro ambrato puro luminosissimo ,l’intensitá esce con un impatto caratterizzato da note olfattive di albicocca disidratata miele spezie pregiate e ricordi marini iodati ,in bocca la vena fresco sapida si fonde con la dolcezza ,spaziando a lungo in bocca  ,in chiusura ritorna il frutto disidrato e il miele regalando una pienezza gustativa che invita al riassaggio.IMG_2457