10 anni di Brunello a Col di Lamo

Mentre accendo la macchina rabbrividisco per l’intenso freddo. Sul bordo stradale gli alberi nel buio sembrano ripiegarsi verso terra per resistere all’intenso freddo proveniente dal Nord che fende l’aria ed il mio naso ormai gelido. Percorrendo la strada non incontro neppure una delle creature selvatiche che spesso attraversano la carreggiata sorprese dai fari dell’auto, anch’esse sembrano essersi rifugiate dentro la fitta macchia per proteggersi dalle folate gelide di questo periodo. La mia meta appare improvvisa ed illuminata ad un tratto dietro una curva. L’elegante struttura in mezzo ai vigneti ormai spogli mi rincuora regalandomi un senso di benessere al solo vederla.

Entro all’interno e trovo una raggiante Giovanna Neri la quale mi accoglie calorosamente in un clima festaiolo e rilassato.

Col di Lamo è un’azienda tutta al femminile di cui Giovanna Neri è proprietaria insieme alla figlia Diletta. Oggi festeggiano i 10 anni del loro Brunello che per l’occasione presenta un’etichetta disegnata dall’artista Fabrizio Sclavi. Giunta al suo decimo anno di produzione aziendale la presentazione dell’etichetta avviene proprio dentro la cantina recentemente rinnovata, epicentro emotivo e segno tangibile degli sforzi effettuati da Giovanna e Diletta. Un traguardo importante guadagnato attraverso l’impegno costante di chi segue da vicino ogni fase produttiva dei loro vini.

La limited edition è di sole mille bottiglie in formato magnum e contententi il Brunello 2013. L’etichetta connubio tra vino ed arte riporta un disegno che trae spunto da un disegno realizzato per Hermes su di un foulard poi non messo in produzione. Sclavi ha studiato all’Accademia di Brera, in seguito è diventato un importante illustratore nel mondo della moda dove ha avuto anche una straordinaria carriera giornalistica.

Il foulard ha colori sgargianti ed un disegno aereo leggero che sembra fluttuare intorno all’elegante collo della Magnum con l’etichetta il cui disegno riprende fedelmente il motivo del foulard. Il design della cantina composto da grandi vetrate, sembra suggerire un approccio consapevole e innovativo proiettato verso l’esterno di chi guarda avanti ma con uno sguardo attento al passato.

Dopo le presentazioni la festa ha inizio e vengo immediatamente dotata di un calice con cui assaggiare i vini in degustazione tra musica e buon cibo.

Decido di partire con il Rosso di Montalcino 2015 vino audace polposo e schietto. La maturazione è prolungata di un anno in più rispetto al disciplinare; vivace, croccante con struttura ben equilibrata gioca con ritmi incalzanti e polposi che lo rendono piacevolmente fruibile con i vassoi di affettati locali da cui attingo con gioia.

Proseguo con il Brunello 2011 colore intenso e limpido, inizialmente presenta una lieve riduzione che svanisce dopo pochi secondi ossigenando il bicchiere. Restio ad aprirsi in bocca è invece denso e saporito il cui frutto maturo è polposo ben definito da tannini fitti sferici e finale pulito.

Una bottiglia senza etichetta, spunta dalle retrovie nel frattempo la musica si alza di volume e con lei anche il livello alcolico generale. Più interessata al contenuto della bottiglia che alle danze decido di farmi tentare. Trattasi di Brunello 2012 non ancora etichettato perché preso dal magazzino. Non mi faccio sfuggire l’occasione e porgo il calice per l’assaggio.

Colore trasparente e luminoso. Naso perfetto di bella ampiezza da cui escono con finezza mazzi di fiori viola; aprendosi un po’ alla volta mostra un lato più sinuoso caratterizzato da frutti rossi e tratti agrumati, balsamico a non finire, pepe rosa. Palato teso, dinamico molto coerente con l’olfatto, sviluppo fresco, saporito, tannini cesellati, la struttura è slanciata in un lungo ritorno agrumato spalmato su una lunga persistenza.

Dopo un 2012 di tale livello ancora più incuriosita vorrei assaggiare anche la 2013 ed in mezzo ad un’allegria generale getto uno sguardo paziente alle bellissime Magnum.

Nella cantina risuonano delle note House e Tecno i brani si susseguono tra calici di vino e danze, Diletta insieme al DJ sceglie i brani più alla page per far scatenare gli ospiti. Quanto a me non perdo di vista l’obiettivo. Ad un certo punto Gianna da l’ordine di aprire una neonata bottiglia di Magnum.

Olfatto sobrio austero , determinato da un frutto rosso di perfetta maturazione, incenso alloro, pepe nero, sottofondo che riporta al sasso e alla terra umida. Palato incisivo, travolgente dinamico ben compensato dalla pienezza del frutto, tannino fitto e fine, stratificato e progressivo chiude su un finale  lunghissimo di frutti rossi.

Il mio equilibrio cosmico  in perfetto allineamento dopo l’ultimo vino mi porta a ringraziare Gianna e Diletta dell’esperienza. Consapevole che il Brunello di Col di Lamo 2013 farà sognare a lungo per i prossimi 20 anni a venire.

Epilogo “Rientro in albergo sognando una tisana,  lotto con le piastre ad induzione….ma induzione “dè che”? Un quarto d’ora per trovare la busta del tè. Giro e rigiro le manopole ma la piastra resta più fredda delle mie mani. Alla fine rinununcio e vado a dormire ripensando con nostalgia ai bellissimi vini della serata e pensando che mai e poi mai tenterò  più di fare un te od una tisana su di una piastra ad induzione.”

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Podere La Chiesa “Opere” in vigna

Giornata di fine Ottobre con un’estate che non accenna a finire. I colori tipici autunnali nel panorama che si vede dall’alto valle di Casanova, raccontano un cambiamento che di fatto è già iniziato. Il clima bizzarro di quest’anno compone il preludio ad un luogo che sembra essere sospeso nel tempo dal quale emerge la struttura della cantina. La costruzione dal sofisticato design, ha forma irregolare tutta in cemento armato intervallata da aperture circolari, dei grandi “grappoli d’uva ” dai quali s’intravede un interno funzionale e raffinato.

 

Di fronte all’entrata principale sembra di oscillare su un piano irreale, quasi proiettati in un’altra dimensione. La vallata circostante è composta da vigneti alternati da sbuffi di macchia arborea mediterranea nel cui sottosuolo si trovano antichissime tombe etrusche. Nella parte collinare più alta una antica Chiesa Cattolica del 1200 è seminascosta da alti alberi che ne coprono parzialmente la visuale.

Podere la Chiesa prende il nome dalle terre che erano un tempo proprietà ecclesiastica. Dentro la cantina eclettici giochi di luce illuminano gli interni dando l’impressione di trovarsi in uno spazio sospeso tra interno ed esterno.

I vigneti che circondano la costruzione sono visibili da ogni lato e da varie angolazioni.

I classici Sangiovese e Canaiolo sono affiancati a vitigni che beneficiano di una luce vivida e di un clima più mite rispetto all’entroterra toscano, permettendo la maturazione anche dei più tardivi  Cabernet e Merlot, i sottosuoli sono composti da zone argillose alternate a strati sabbiosi con sedimento marino ricchi di conchiglie e corallo fossile, che conferiscono ai vini tratti distintivi di mineralità marine.

In vigna le raccolte sono manuali e l’azienda è in fase di conversione biologica. La cantina è sotto l’attenta guida di Maurizio Iannantuono e Palma Tonacci i quali amanti dell’arte e della musica cercano anche nei loro vini di riprorre  lo stesso stile ricercato di eleganza e purezza. La collaborazione con l’enologo Alfredo Tocchini ha determinato scelte di lavorazioni sia in vigna che in cantina che prediligono tecniche poco estrattive ed un oculato uso di legno, contribuendo alla realizzazione di vini muniti di sobrietà ed eleganza che assecondano le variabili dell’annata. La struttura ospita mostre d’arte e concerti di musica jazz, clima ideale per un esperienza di degustazione in un clima rilassato ed accogliente.

Tasting notes

Rosato Selvaggio 2015 igt  

Sangiovese 

Selvaggio come il suo nome un rosè libero dalle briglie della consuetudine. Olfatto con fragoline di bosco e sensazioni di sale marino. Palato di grande acidità e sapidità stemperato da un gradevole residuo zuccherino. Semplice ed efficace.

Le Redole 2015 Toscana Rosso IGT

80% Sangiovese, 20% Canaiolo

Vino vivace e non pretenzioso, risulta di piacevole bevibilità data dalla croccantezza del frutto con rimandi a fiori viola.

Terre di Casanova 2015 Chianti DOCG

Sangiovese 100%

Vivace rosso rubino con profumi espressi da note ematiche ferrose, macchia mediterranea e frutto croccante rosso e maturo. Corrispondenza e rotondità al gusto denotato da tannini percettibili ma ben supportati da pienezza del frutto.

Sabiniano Casanova 2012 Terre di Pisa Rosso DOC

60% Sangiovese, 25% Cabernet Sauvignon, 15% Merlot

Possiede le caratteristiche legate al vitigno ed all’andamento stagionale che ha portato le uve ad un perfetto grado di maturazione. Rubino brillante con note odorose di ribes e giaggiolo che aprendosi virano verso il succo di pesca, i contorni sono freschi di pepe verde e mentolati. Palato corrispondente, largo, disteso in una trama tannica soffice con giusta dose di acidità e sapidità. Chiude adeguatamente persistente e pulito.

Opera in Rosso 2012  Terre di Pisa DOC

Sangiovese 100%

Brillante e trasparente apre con note tipiche del vitigno, ferro ed un intenso floreale di viole , frutti rossi piccoli di lampone, agrumi rossi, alloro, pepe rosa, resina di pino silvestre. Palato energico, di grande ampiezza aromatica, palato, vivo e vibrante con tatto setoso e tannini sferici, persistenza scandita da una acidità vitale e scattante.

Opera in Nero 2012 Toscana Merlot IGT

Merlot 100%

Rubino compatto e fitto, profumi sulle prime con rimandi erbacei e di rosa rossa poi scandito da note di mora prugna e peonia, pepe nero in grani, ginepro, sapore intenso deciso non perde dinamismo e slancio, sostenuto da energica trama tannica cadenzata dal frutto dolce che riemerge nel lungo finale

Podere Ema, autenticità ritrovate.

Podere Ema è situato a Grassina, a pochi chilometri da Firenze nel Chianti Fiorentino. Con l’auto svolto in una stretta strada di campagna immersa tra le colline. Mentre scendo il crinale ciottoloso mi affido al mio istinto ed alle spiegazioni ricevute telefonicamente, ignorando deliberatamente il mio navigatore che sul quel tratto non mappato raccomanda di fare inversione. Mi soffermo a guardare il panorama che sul lato destro della strada si sporge su di una vallata circondata da basse colline vitate, su quelle più distanti si intravedono borghi medioevali immersi nei boschi di lecci e querce.

Azienda giovane nata da pochi anni, con impianti vitati tutti a cordone speronato di circa 5000 ceppi per ettaro con terreni argillosi e zone in cui si trova molto scheletro sassoso tutti esposti a Sud Sud-Est. Vitigni ormai quasi scomparsi scelti per le caratteristiche e le affinità elettive di quei posti. Progetto nato da una collaborazione con l’Università di Firenze per riscoprire e valorizzare varietà autoctone antiche con più di 300 anni di storia da cui si ottengono vini con forte connotazione  territoriale  dal quale provengono.

 “Chiamiamo affini quelle nature che incontrandosi subito si compenetrano e si determinano reciprocamente.”

Di fronte al corpo principale dell’azienda, una vigna antichissima ed ormai improduttiva, riempie una parte di appezzamento degradando con i sui enormi tralci sul fondo valle, dove scorre il Fiume Ema.

Ema il nome aziendale, ha una doppia valenza che riassume anche le iniziali di Enrico Calvelli,  Marco Stucchi ed A- come autoctono, a sottolineare il luogo e le persone che si occupano di valorizzare ciò che esso produce. Le coltivazioni prediligono gli antichi vitigni dimenticati simbolo di Toscanità, senza contaminazioni di varietà internazionali, scelta di mercato ma anche una ricerca di stili e specie che intende far rivivere le antiche tradizioni. Non è un caso infatti che la cantina sia di fatto un laboratorio in cui vinificazioni accurate e scrupolose vanno a braccetto con la continua ricerca e la sperimentazione di nuove metodologie affiancate da antichi saperi. I contenitori in acciaio a temperatura controllata sono affiancati da vasche in cemento, giare in terracotta di Impruneta fatte a mano, qualche Barrique ed alcuni Tonneaux. Nel centro troneggia anche un grande Orcio in terracotta di Impruneta lavorata quindi nella stessa terra in cui sono coltivati i vigneti, disegnato da Marco Stucchi in persona e realizzato appositamente per la cantina.

Le varie parcelle vengono vendemmiate e vinificate a parte con microvinificazioni. Gli assemblaggi variati a seconda delle caratteristiche, per la produzione di vini cesellati e ben eseguiti, una  produzione talmente limitata che le bottiglie sono numerate a mano per rafforzare l’esclusività dei propri vini.

I vitigni sono Sangiovese,  Foglia Tonda e Colorino, trova spazio una piccolissima coltivazione di vitigni bianchi di trebbiano e malvasia. I nomi dei vini ammiccano al dialetto verace toscano con espressioni tipiche del Fiorentino.

Tasting Notes

La giornata estiva ed il clima informale mi fanno apprezzare ancora di più la degustazione allestita all’esterno. Non potrebbe esserci luogo migliore per assaggiare i vini se non qui seduta fuori davanti al vecchio vigneto da cui tutto è iniziato, respirandone gli odori ed i profumi.

I’Rosato

Sangiovese 100%

Un rosè ottenuto con un insieme di pressature soffici fino a raggiungere il prodotto desiderato. Una chicca di solo 600  bottiglie, dall’accattivante colore rosa intenso, trasparente e luminoso. Fiori e frutti rossi freschissimi, lampone, ribes, pompelmo rosso, contornati da erbe aromatiche. Gustoso e saporito possiede una decisa vena acido sapida che fa salivare mantenendo in primo piano il frutto. Goloso e lungo è uno di quei vini che non smetterei mai di bere se non fosse quasi introvabile vista l’esiguità della produzione.

Fogliatonda Igt 2014

Prodotto con uve 100% Foglia Tonda, antica varietà toscana plurisecolare, vinificate e affinate in Giare di Terracotta di Impruneta. Si presenta con un bel rosso rubino, luminoso e brillante. Al naso delicato agrume rosso e ciliegia a media maturazione fanno intuire l’annata fresca, seguito da sfumature pronunciate di lavanda e viole, cipria e foglia di thè, menta selvatica. Il palato intenso reattivo incalzato da tanta freschezza e trama tannica fine, elegante e scorrevole, un velluto di viole che  rimane ben presente su una lunga persistenza.

Foglia Tonda Igt 2015

Colore più concentrato con riflessi porpora. Intenso e carismatico, in cui il frutto diviene più marcato nero e rosso maturo, arancia rossa, violetta, giaggiolo, spezie piccanti pepe nero, erbe di macchia . Il palato segue il trend dell’olfatto risultando materia e acidità movimentano un sorso ben modellato da tannini precisi ma scorrevoli e croccanti.

Foglia Tonda Igt 2016

Il 2016 riesce a riassumere le caratteristiche di composta dinamicità del 2014 ma con frutto più succoso ed in evidenza del 2015. Un perfetto mix di sapori e profumi che spaziano dalle note mature del frutto a quelle più floreali e balsamiche. Sapore appagante ed avvolgente, ben equilibrato da morbidezza e freschezza, tannino rotondi e definiti, lascia il palato con un piacevole lungo ritorno al frutto. Malgrado la gioventù dotato di grande bevibilità.

Nocchino Igt  2014  

 Sangiovese 60% Foglia Tonda 20%e Colorino 20%

Il taglio del 2014 è stato fatto per bilanciare le troppe differenze tra i vitigni, causate dal decorso climatico molto particolare dell’annata.Trasparente con rosso rubino intenso, ha profumi che esprimono con piglio deciso il Sangiovese, ferroso sanguigno e con molto agrume rosso e sentori mentolati. Molta corrispondenza nel sorso che risulta non molto volumico, snello, con molta freschezza e trama tannica sottile.

Nocchino Igt 2015

50% Sangiovese, 40% Fogliatonda, 10% Colorino

Trasparente e vivace con rubino fitto ed intenso. I tratti olfattivi dimostrano complessità dove frutto rosso maturo e spezie si fondono senza appesantire i tratti salienti. Completo di tratti floreali ed ematici, gli aromi riportano alle erbe aromatiche rosmarino, alloro, dragoncello dolce che nasce in modo spontaneo in quelle colline, pepe nero e rosa. Palato generoso dal profilo rotondo ma stratificato, dotato di struttura in cui la parte alcolica risulta ben inserita, movimentato da una fitta trama tannica di bella fattura, finale infinito in cui allunga con scia  polposa del frutto.  http://www.podereema.it

Un ringraziamento per tutte le informazioni e la pazienza dimostrata ad Alberto e Riccardo.

Il Palagio di Panzano

Il Palagio di Panzano di Monia Piccini e Franco Guarducci è sito a poca distanza dal centro di Panzano in Chianti. Una valle inondata di sole che gode di un’esposizione ventilata sulla dorsale che guarda verso la Conca d’oro di Panzano. Il possedimento che anticamente era una riserva di caccia, fu acquistato nel 1965 dal nonno di Monia Piccini con la speranza che quel gruppo di case in futuro sarebbero diventate un investimento edile. In quegli anni Panzano era una zona depressa con una esigua produzione di vino che veniva fatta soltanto per ricoprire i fabbisogni familiari. Nel 1968 Fabrizio Piccini padre di Monia, iniziò a produrre vino di Panzano per un uso domestico piantando le prime vigne intorno al fabbricato e iniziando a fare progetti per far rivivere quel Borgo dalla bellezza antica e rurale. Monia dopo la morte prematura del padre sceglie di seguire le orme paterne ed aiutata dal marito inizia i lavori per la ristrutturazione dell’antico borgo. Poco alla volta il progetto prende vita permettendo l’apertura di un agriturismo immerso nel verde delle colline dove alla bellezza suggestiva del posto è unita ad attenzione estrema per il dettaglio, cure che sono riservate anche nella produzione del vino. Dal 2004 le energie della coppia vengono infatti canalizzate su di una produzione vinicola qualitativa. Coadiuvati dall’agronomo Marco Chellini, vengono rivisti i vecchi vigneti e fatti nuovi impianti, a cui nel 2008 si aggiunge anche la vigna “Le Bambole” le cui uve sono destinate alla Gran Selezione. Il vigneto dedicato alle due figlie della coppia appunto “le Bambole”, nasce su un impianto con una esposizione perfetta a 450 metri slm da dove provengono le uve con cui viene prodotto il cru. La copertura totale vitata è di 8 ettari, di cui 7 di Sangiovese e 1 di Merlot. I terreni sono piuttosto variegati con percentuali di argilla ed alberese che in alcuni appezzamenti vengono attraversati da striature più ricche di ferro. Per questo motivo ogni appezzamento viene vinificato separatamente e successivamente assemblati a seconda delle caratteristiche che si vuol ottenere, la cantina è piccola adeguata al fabbisogno del vino prodotto. le vigne sono seguite in maniera scrupolosa e capillare. L’azienda è biologica certificata e facente parte di un sistema in cui tutta la produzione è attenta e volta a sfruttare il meglio delle risorse che il territorio può offrire. I vini del Palagio riflettono le cure che ricevono, interpretati in un modo che esprime attenzione per l’innovazione in un divenire continuo dove anche il cambiamento è inteso come un progredire costante nel tempo.

Tasting notes di alcuni dei migliori assaggi

Sangiovese senza solfiti 2016

Colore purpureo trasparente, caratterizzato da un frutto incisivo netto e fragrante, in cui si ritrova la freschezza e l’aromaticità del Sangiovese senza maschere. Malgrado la gioventù dimostra un gradevole equilibrio, sorso fruibile sapido e freschissimo e tannini dolci.

Chianti Classico 2013 Riserva

Bel colore rubino coeso e trasparente sul bordo. Inizialmente apre su toni ferrosi che ossigenandosi si ampliano su note date da un pot-pourri di fiori rossi, ribes, agrumi rossi e fresca parte balsamica. Palato intenso e dinamizzato da tannini vividi ed eleganti. Le freschezza è esacerbata dal frutto succoso. Profondo ed ancora scalpitante chiude lasciando una lunga scia saporita.

Chianti Classico Riserva 2012

Rubino con lievi cenni di granato sul bordo. Profumo dolce molto accattivante denotato da fruttuosità che portano a note di fragoline, ciliegia, succo di pesca gialla, erba appassita. Sferico ed avvolgente il gusto è influenzato dall’annata, risultando equilibrato tra freschezza e morbidezza.

Chianti Classico Riserva 2010

Trasparenza e luminosità svelano la materia di questo vino che si mostra complesso e sfaccettato. Piccoli frutti rossi, fiori viola, sensazioni ferrose, le spezie sono fuse senza essere invadenti. Palato dalla texture avvolgente ben dosata da una tannicità finissima. La vena acida è smorzata dalla morbidezza, rendendolo vicino ad un equilibrio perfetto, il sorso vellutato accompagna il finale elegante.

Gran Selezione Le Bambole 2013

Ancora in affinamento in bottiglia, questo campione in assaggio dimostra comunque una gran personalità. Ventaglio dei profumi ampio  denotato da frutto nero e rosso con molti cenni balsamici, resina, menta, cenni piccanti di pepe verde e nero, di foglia di tabacco. In bocca nervoso mostra segni di giovanile vitalità sprizzando freschezza e tannini irruenti,  immerso in un bel frutto ha una dinamicità propulsiva e persistenza lunga. In evoluzione.

“Val delle Corti” coerenza che diventa stile

 L’arte necessaria per saper fare del buon vino spesso si apprende con specifici studi, altre volte la si eredita insieme ai vigneti e prendendosi cura degli stessi anno dopo anno. Molte volte le due cose coincidono, ma sicuramente c’è bisogno di un’altro ingrediente fondamentale, l’entusiasmo per ciò che si sta facendo e la voglia di farlo in maniera sempre migliore. Saper ascoltare ciò che le vigne possono o non possono dare assecondandone i tempi e la produzione, senza forzature, ecco ciò che Roberto Bianchi, impara in breve tempo dopo la morte del padre Giorgio Bianchi ritrovandosi improvvisamente a dover produrre vino da solo, senza la guida paterna.

Radda negli anni 80 era una zona che non aveva grande risonanza per i vini che vi erano prodotti, giudicati troppo duri monolitici che avevano bisogno di troppo tempo per essere bevuti. Molti negli anni 1990 si fecero per questo motivo tentare da vitigni che potessero ingentilire quel Sangiovese così austero e scontroso, sostituendolo con ciò che per il momento era giudicato più commerciabile. Merlot e Cabernet  presero una parte cospicua dei vecchi vigneti, entrando in breve tempo nella percentuale della denominazione Chianti Classico.

Quei  pochi produttori che non si piegarono a questa richiesta di mercato continuando a puntare sulla produzione di Sangiovese in purezza, videro rifiutarsi il vino dal Consorzio in quanto “non rispondente agli standard del disciplinare ” declassandolo a Vino da Tavola. Molti grandi vini tra i più tipici e rispondenti al territorio toccò questa sorte; uno tra questi fu il Val Delle Corti.

Quando nel 1999: Roberto Bianchi prese le redini dell’azienda continuò  a mantenere un profilo  purista, scelta resa ancora più difficile dati i lunghi tempi di maturazione del Sangiovese e dell’esposizione Nord Est dei vigneti aziendali, che ne rendeva ancora più lunghi i tempi  per una vendemmia qualitativamente ottimale. Una scelta coraggiosa per i tempi risultata vincente nel tempo, i vini di Val Delle Corti hanno acquisito uno stile che interpreta alla perfezione il territorio Raddese: saporiti, mai opulenti e di grande eleganza. Anche in cantina la vinificazione è gestita con una estrema semplicità; utilizzo di lieviti indigeni con fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperature ed uso di mezzi artigianali, assecondando il percorso dei vini e rispettandone le tempistiche dettate dalle naturali variabili per l’annata.

Annata 2014 difficile in molte zone toscane a causa delle intense precipitazioni. Più del 40% dell’uva è stato sacrificato per ottenere comunque un buona qualità.

Tasting Notes

Val Delle Corti 2014 Chianti Classico

Sangiovese 100%

Bel rubino trasparente. Il profumo si compone di note fresche balsamiche che si completano con piccoli frutti, agrumi rossi, e violetta selvatica. In bocca il frutto si sente rendendo il gusto piacevolmente composto, grande tensione acida su cui si stagliano tannini che malgrado la gioventù non aggrediscono, finale sapido in cui di sente nitidamente la nota balsamica.

Val delle Corti 2014 Chianti Classico Riserva

Sangiovese 100%

Luminoso e molto floreale in cui viole lavanda danno un tocco fresco e vivace seguiti da spunti carnosi e  ferrosi. Il terreno umido si percepisce come un alone da cui emergono le erbe aromatiche alloro, ed un balsamico resinoso che ricorda il cipresso e arancia sanguinella matura e ben succosa. Palato snello, teso e levigato, condotto dalla vena fresca ed un tannino ancora energico ma dalla tessitura fine, sviluppo che mostra avvolgenza polposa che termina in un lungo finale sapido con ritorno di resina.

Val Delle Corti Chianti Classico 2013 Riserva

Sangiovese 100%

Annata più calda la 2013 in cui i frutti sono arrivati a maturazione. Colore più pieno ma sempre luminoso. La parte balsamica è profonda e intessuta in un frutto nero, mirtillo cassis, spezie. In bocca mantiene le caratteristiche che accomuna tutti i vini di questa azienda. Eleganza e vitalità vanno di pari passo in un gusto pulito ed avvolgente ben bilanciato dalla freschezza e dalla spalla sapida.

Benvenuto  “Brunello” 2017

Benvenuto Brunello è sicuramente tra gli eventi più sentiti e aspettati del panorama vinicolo Italiano; primi assaggi di un annata che aspetta da ben 5 anni da disciplinare produttivo di venire immesso sul commercio, arrivata ormai alla sua 25 a edizione. L’annata presentata quest’anno è la 2012 per il Brunello, la Riserva 2011 e l’annata 2015 del Rosso di Montalcino. Un programma che si alterna in tre giornate per addetti ai lavori e stampa, una manifestazione di alta risonanza ed importanza mediatica. Sabato 18 Febbraio, le due sale sono gremite di produttori che espongono i loro vini e molti ospiti si aggirano per i corridoi. In un unico giorno impossibile riuscire a degustare  neppure un terzo dei vini presenti.

Vista l’inutilità di qualsiasi strategia, si impone un modo di degustare a macchia di leopardo, in cerca di conferme e tentando di dare un sorso a quanti più  Brunello possibile del nutrito panorama dei produttori Ilcinesi.

Nei vari assaggi si evidenzia una costanza di bevibilità con ottime riuscite e in alcuni casi qualche punta di gradazione alcolica verso l’alto, frutto dei cambiamenti climatici. Il Brunello 2012 è caratterizzato nella grande maggioranza da un’ottima rotondità dei vini, già godibili al palato denotati da tannini maturi e bilanciati da un ottima struttura, alcuni sono improntati su maggior verticalità ed eleganza, spesso provenienti da zone più fresche sia date dall’altitudine che dall’esposizione. Fantastiche le Riserve  2011 che solo chi ha operato oculate scelte in vigna vista l’annata particolarmente calda ha potuto effettuare. Per il Rosso di Montalcino 2015, la pienezza gustativa e la grande vena acida lasciano presagire un’altra grande annata da lunga evoluzione del Brunello che verrà. Le vere sorprese arrivano dal Rosso 2014 che alcune volte era presente in degustazione. Dotato di quello slancio fresco e un pò tagliente, dato dall’annata fresca e una maggiore profondità educata, che un anno in più ha saputo aggiungere, rendendolo estremamente raffinato. Caratteristica che da sempre rende il Rosso di Montalcino uno dei vini più appaganti da consumare a partire da subito.

Tasting Notes di alcuni dei migliori assaggi ..

Poggio di Sotto – Brunello Riserva- 2011

Con una bellissima interpretazione dell’annata 2011, Poggio di Sotto è un Brunello che mostra la stoffa da campione; ampiezza  intensità e una raffinata espressione del bouquet che si allarga in una profusione di note floreali di ciliegie frutti rossi, tamarindo, pepe rosa, bacche aromatiche praticamente senza fine. Bocca raffinata carnosa dove il tannino mostra un profilo di estrema finezza, contornato da un progressione di palato propulsiva, imbevuta da una freschezza vivida suadente ed aristocratica, infinito sulla persistenza.

Salvioni- Brunello di Montalcino-2012

Colore da manuale trasparente e luminoso rubino granato. Naso inizialmente scontroso, mantiene quel profilo altero che lo caratterizza, nascondendo l’ampiezza dietro una finta reticenza ed aprendosi poi quasi all’improvviso. Aromi balsamici di resina viola e piccoli frutti rossi, sensazioni pietrose, pervadono l’olfatto con  cadenza ritmata. Al palato saporito con struttura potente, dotato di ottima complessità, dalla spinta gustativa convincente tannini puntigliosi ma scorrevoli e lunghissima persistenza.

Lisini- Brunello di Montalcino-2012-Ugolaia

Rubino fitto e con unghia granato. Il naso evoluto e complesso, di frutti rossi neri e rossi maturi, viole, seguiti da nuance di pepe ed humus, toni balsamici. Palato avvolgente, articolato, denotato da struttura esuberante, freschezza e sapidità, finezza tannica incessante di polpa ed energia.

Potazzine -Brunello di Montalcino- 2012

Livello che si mantiene tra i più alti standard qualitativi. Un eccellente quadro olfattivo floreale ricco di frutti rossi ed erbe aromatiche, profondo ed espressivo; palato dalla struttura solida con una silhouette gustativa elegante e fresca in cui il tannino  non è mai scontroso ma tenue e sinuoso ed accarezza il palato con seducente bevibilità che termina con il ritorno al frutto.

Marroneto -Brunello di Montalcino -2012 Madonna delle Grazie

Estremamente curato mai opulento, profumo stratificato in cui erbe aromatiche e  balsamiche rinfrescano frutti rossi maturi succulenti, cardamomo, pepe, ad ogni giro di bicchiere una scia nuova da seguire.  Bocca il cui sviluppo è coerente ben slanciato da freschezza e da tannini finissimi sul cui finale ritorna il frutto e la parte balsamica.

Barbi -Brunello di Montalcino -2012 Vigna fiore

Un uso ben dosato del legno ha prodotto come risultato un vino dai tratti di delicati accenni floreali, note cipriate  in alternarsi con pesca gialla ed arancia, visciole e rintocchi balsamici, miscelato da una speziatura lieve e delicata. Elegante e disivolto in bocca si amplifica con incedere sicuro, la struttura è supportata da freschezza e da tessitura tannica cesellata e molto elegante.

Col D’orcia -Brunello di Montalcino- 2012

Una cornice di naturale spontaneità sommata da frutti rossi maturi, agrumi rossi, ribes, sensazioni mentolate. Palato arricchito da succosità ed avvolgenza contornate da trama tannica soffice, saporito e flessuoso, dallo sviluppo coerente, con  un richiamo nitido al frutto.

Castello di Velona -Brunello di Montalcino- 2012

Corredo aromatico in cui spezie piccanti, pepe rosa e frutti rossi si avvicendano a  richiami minerali, amalgamandosi in un insieme accattivante. Pieno e tonico, si sviluppa articolato corredato da tannino vellutato chiudendo lungo e pulito.

Matè -Brunello di Montalcino- 2012 

Bouquet dal disegno molto preciso intagliato in tocchi di cassis, ciliegie, rosa e cipria, con erbe aromatiche e ammiccante speziatura soffusa. Ben modulato il palato è cesellato da dinamicità, avvolgente pienezza, grana tannica sottile e levigata. Chiusura lunga

Fattoria del Pino – Brunello di Montalcino- 2012 

Spontaneo con frutti rossi piccoli e succosi a cui si aggiungono le violette e peonie, acqua di rose, agrumi, mineralita marine, alloro. Palato reattivo e vivace, stratificato che esprime un’ottima  interpretazione di questa annata.

 

Mastrojanni – Brunello di Montalcino -2012: ciliegie e ribes con accenni di sottobosco e minerali, spezie.  Palato avvolgente e caldo  ma ben stemperato da freschezza e  sapidità, setosa  e puntuale la trama tannica.

“Montellori” una bioalchimia in cerca di eccellenza

Montellori  era nota fin dal 1200 per essere una azienda agricola coltivata con vigne ed olivi, sviluppatasi in seguito come cantina nel 1700 in un angolo di Toscana dedito alla coltivazione del Sangiovese. Il vero cambiamento però si ebbe con la guida di Giuseppe Nieri  che espanse i vigneti fino ad arrivare a  50 ettari. Il figlio e proprietario attuale di Montellori, Alessandro Nieri, cura personalmente l’azienda facendo sia la parte agronomica che enologica, con un tipo di conduzione che lui stesso definisce” Bioalchemica“.

Il vino la trasformazione di un frutto l’uva  naturalmente presente in natura, che per opera dell’uomo  si converte in qualcosa di straordinario.  In questa visione attenta a tutto ciò che circonda i vari componenti che partono dalla vite ed il suo ambiente fino alla vinificazione, il vino è come un’alchimia, il prodotto dei più svariati accorgimenti personalizzati per ogni singolo evento, che lo porta ad avere  un carattere unico per l’annata e per il territorio.  La Bioalchemia consiste infatti nel prediligere  le forze naturali stimolandone la naturale potenzialità senza però arrivare agli estremi del biodinamico. Questo processo si sviluppa  attraverso una serie di accorgimenti mirati ed adeguati al tipo di territorio e delle sue stagionalità ottimizzandone le risorse. Quindi utilizzo di nutrimento organico  con sovesci densi di elementi naturali e diversificati che reintegrando con ciò che è già presente in natura l’equilibrio dei terreni, ottimizzandone  le risorse e lo sfruttamento delle già presenti potenzialità; in base all’osservazione degli eventi naturali e l’alternarsi ciclico delle stagioni, si cerca di adeguare di volta in volta degli accorgimenti mirati che permettano  il raggiungimento di uno standard qualitativo alto che si distingua per le sue peculiarità. Una ricerca mirata per ogni singolo vino e vigneto vivendo in prima linea la realtà del territorio, una personalizzazione oculata e adeguata all’interno di tutto il  processo produttivo che diventa determinante per l’ottenimento del miglior risultato. I

Il tratto distintivo di tutti i vini di Montellori è l’eleganza e la bevibilità, il cui fulcro centrale e ricco di personalità è la creazione  di un grande Metodo Classico Toscano.

La storia di questo spumante inizia con Giuseppe Nieri;  da sempre appassionato di spumanti  e grandi vini bianchi esegue  i primi tentativi di completare il suo sogno di realizzare un buon prodotto spumantizzato utilizzando le uve da una  vigna di Chardonnay sulle colline di Cerreto Guidi. Inizialmente però i  vini ottenuti  non soddisfacevano la creazione dei vini base a causa di una insufficiente  acidità. Caparbiamente si mette  alla ricerca di un posto che abbia le caratteristiche intrinseche determinanti per la creazione di un vigneto adatto alla produzione di un buon metodo classico. Così convincendo un amico che possiede  un ultraleggero sorvola  le colline di Montalbano  ed individua una zona che per caratteristiche di esposizione e territorio risponde ai requisiti ricercati. La collina è un deposito di arenaria, denso di sassi. Lo scasso per ricavare il vigneto tutto a Chardonnay è ritratto in una impressionante foto d’epoca da dove si capisce con quale tenacia si sia ottenuto un vigneto unico nel suo genere in Toscana.

Arrivare al vigneto di Montalbano  è in effetti un’impresa ardua, la strada si inerpica per i fianchi collinari, i tornanti girano stretti in forte pendenza. Sull’ultimo tratto si arriva soltanto con un fuoristrada che sobbalza tra i canali formati dalle acque piovane e sassi che affiorano dal terreno. La vista che si offre una volta arrivati è mozzafiato, lo sguardo spazia dalla vicina catena Appenninica allargandosi nella pianura, dove si scorge in lontananza la suggestiva vista di Firenze con la celebre Cupola del Brunelleschi. Un paesaggio sospeso nel tempo e nello spazio che  solo girandosi intorno è ammantato di quell’aurea magica ed un po’ mistica che è servita per la realizzazione di una simile impresa.

L’intero vigneto situato a 500 m  s.l.m  sul crinale della collina, gli impianti  sono tutti a Pergola Trentina e formano  tunnel con scorci paesaggistici suggestivi e alieni dando l’impressione di trovarsi su qualche dorsale Alpina. Il clima è ventilato e fresco con grandi escursioni termiche tra giorno e notte, la vigna  è completamente circondata da tratti boschivi che isolano il vigneto e riparano dai venti più forti.  La biodiversità dei terreni è composta da un nutrito numero di piante e fiori che crescono spontaneamente tra i filari. Il terreno è molto sciolto e con grande permeabilità, sabbioso, ricco di sostanze minerali.  Gli impianti vitati vennero fatti  con cloni di Chardonnay usati nello Champagne. Tra un filare e l’altro si intravedono grandi sassi che di tanto in tanto affiorano ricordandoci la vera natura del terreno. Friabile in superficie e soffice a calpestarlo,  appena un metro sotto il suolo ritrova  la sua vera natura sassosa e pietrosa in cui si approfondano le radici dello Chardonnay, che ormai hanno raggiunto un’eta di 30\40 anni. Le rese ovviamente sono basse e variabili da una stagione all’altra, la produzione  varia da 5000 a 13000 per le annate più favorevoli.

Tasting Notes

Tutte le bottiglie  di Metodo Classico sono a base di Chardonnay 100%  e prodotte  Pas  Dosè, tipologia che amo particolarmente per la sua schiettezza gustativa. Senza  aggiunta di liquore d’expedition  il vino è il prodotto di ciò che la vigna ha dato nella sua totalità e purezza. Le bottiglie sono tutte  millesimate con scritta l’annata di produzione, rimane sui lieviti per 36/40 mesi.

Pas Dosè 2012 .

Ultimo uscito sul mercato si mostra con un colore dorato e brillante, perlage fine e diffuso. L’immediatezza olfattiva, mostra un esuberante agrume maturo, croccante di freschezza  con scia di crosta di pane che permea l’olfatto insieme a sentori pietrosi, gessosi. Un olfatto netto e pulito riporta alla memoria latitudini ben più nordiche. Al palato carismatico ricco di dinamismo, nervoso per acidità e sapidità. La componente morbida  è data da un agrumato succoso ritorno al frutto maturo.

Pas Dosè 2007

Oro antico brillante e lucente. Al profumo  si lascia avvolgere da note di miele, pan brioche e frutta secca e  candita, condita da espressioni marine. Il gusto è accarezzato da un perlage cremoso sottilissimo, il cui vellutato passaggio esalta la morbidezza delle note evolutive. Energico e sorretto da una parte fresca e incalzante,  il gusto si lascia integrare dalla sapida mineralità. Un sottile gioco di equilibri che trascina un’innata eleganza priva di fronzoli che termina con un finale lungo e intrigante di arachide tostata.

Salamartano 2011  Cabernet- Merlot

Nato nei fatidici anni 90 in cui la forza trainante dei vitigni internazionali hanno permesso di ottenere grandi vini a taglio “bordolese”. Il Salamartano ne è un esempio forse meno conosciuto ma non certamente di minor pregio, la cui unica pecca è quella di essere nato in un contesto meno noto rispetto a zone più blasonate.

Il 2011 appare con un luminoso rubino compatto e profondo che indica la sua esuberante gioventù . Il naso esplode in una profusione di fiori viola, richiami erbacei  e frutto nero e rosso ben maturo ma che conserva nitida la sua croccantezza. Le erbe aromatiche sono di sottofondo e rivestono un bouquet espressivo ed energico. Al palato l’ingresso deciso e ben  calibrato, tuttavia inaspettatamente leggiadro quasi aereo,  i cui tannini  cesellano un sorso scorrevole ed elegante, risoluto nella freschezza pervade lungamente il palato.

http://www.fattoriamontellori.it/ 

Di-vini confronti

Il vino è quell’elemento da cui si originano quell’insieme di emozioni  in cui territorio e cultura si fondono e si amalgamano alla personale esperienza, imprimendo alla memoria odori e sensazioni dal potere evocativo. Una degustazione in parallelo di due vini provenienti da luoghi ed annate completamente diverse, espressione di vigneti che  hanno in comune solo la sontuosa ed impeccabile finezza dei prodotti,  in entrambi i casi scaturiscono da zone che sia storicamente che territorialmente emergono nel panorama delle eccellenze vinicole.

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Gevrey Chambertin _Domaine Denis Mortet  2007

Colline della  Borgogna nella Côte de Nuits dove il suolo rossastro, con scheletro sassoso  è l’ideale per coltivare il Pinot Noir di Chambertin. In questa zona il Pinot Noir, acquisisce una particolare ricchezza di aromi, conferendo eleganza e delicatezza al vino. I Premiers Crus occupano la parte superiore degli appezzamenti collinari che oscillano tra i 280 ed i 380 metri.
Le esposizioni variano da est a sud-est. Fino al 1847 la denominazione era semplicemente Gevrey, ma poi divenuta Gevrey-Chambertin. Formata da settantacinque Climats , ripartiti tra Villages (denominazioni comunali), Premiers Crus e Grands Crus, Chambertin è uno dei crus più prestigiosi  della  Borgogna, sembra che questo vino fosse il preferito di Napoleone. 

Nel calice non  particolarmente vivace il rosso è rubino trasparente, la consistenza si denota dalla lentezza con cui il vino scorre nel calice. All’olfatto intense note fresche sono date da un floreale che esce in primo piano, con  accenni di viola e lavanda di grande finezza. Le note fruttate sono date da piccoli frutti dalla giusta maturazione che corrono dal rosso al nero al violetto ed includono note profonde con impronte di funghi e sottobosco, humus e intrigante pietra bagnata, con un tocco finale boisè. Al palato la freschezza regala un passo energico ben dosato da morbide sensazioni e tannini finissimi precisi, saporito e  raffinato. L’equilibrio parla di un vino ancora in evoluzione che culmina in un polveroso, armonico lungo finale.  

Fontalloro 1988 (ancora denominato come vino da tavola di Toscana)

Toscana Castelnuovo Berardenga, i vigneti della Fattoria di Felsina sono attraversati dal confine fra il territorio del Chianti Classico, e di quello del Chianti Colli Senesi da dove viene il Fontalloro, 100% Sangiovese provenienti da vigne diverse con alcune di oltre 50 anni,viene lasciato maturare per quasi due anni in piccole botti di rovere e almeno un altro anno in bottiglia. Gli impianti sono con orientamento, sud-ovest a 400 m di altitudine, i terreni a carattere calcareo e prevalentemente argilloso e sabbioso.  Prodotto per la prima volta nel 1983 con la collaborazione di Franco  Bernabei enologo di fama mondiale e noto a molti con il nickname di Mister Sangiovese in un territorio ad altissima vocazione, che in queste zone si esprime con livelli qualitativi altissimi .

 

Nonostante i quasi 30 anni di bottiglia il colore ha una texture colorante ben conservata che spazia dalle note granate ad un bordo sfumato aranciato e luminoso. Anche l’olfatto si esprime con intensità ricercate di floreale parzialmente offuscato da humami e note evolutive boisè, aprendosi alla rotazione riemerge in modo strabiliante un succoso frutto di ciliegia. In bocca colpisce per la freschezza che movimenta una beva ancora viva e ben proporzionata da  tannini morbidi e vellutati, in perfetto equilibrio scorre estrema piacevolezza  senza perdere in integrità dimostrando doti di incredibile longevità.

Le bottiglie aperte di “Terre del Sillabo”

IMG_8438C’è una parte di Toscana fuori dai consorzi forti e più noti, una zona che stenta a far conoscere i propri vini perché non racchiusa in quelle categorie che determinate spesso da scelte legislative riescono attraverso la promozione ad estendere ed incentivare le vendite.  Per questo motivo  al dinamico proprietario dell’azienda “Terre del Sillabo” Giampi Moretti non resta che giocare la valida e apprezzata alternativa  di far assaggiare i suoi vini. Da qui l’evento “cantine chiuse bottiglie aperte “ che ha come scopo proprio quello di valorizzare attraverso l’assaggio la produzione orientata verso al qualità dei vini,  che con passione e professionalità,  questa piccola azienda propone. Lo stile  adottato dall’attuale proprietario è proteso verso una ricerca che sia grado di esprimere il “terroir” locale, attraverso l’utilizzo di vitigni Internazionali che riescano ad imprimere ai vini un timbro di riconoscimento,  orientato ad un mercato di prodotti di nicchia di alto livello e per nulla scontati. Come è noto la provincia di Lucca non ha una grande tradizione vitivinicola se paragonata a quella di altre provincie Toscane, in questa parte di Toscana i vitigni autoctoni come il Sangiovese in alcuni casi stentano a trovare le giuste condizioni per ottenere buoni risultati. L’azienda ha 7 Ht di terreni vitati che si trovano in  Val Freddana, il nome la dice lunga sul clima della zona, caratterizzata da rilevanti escursioni termiche tra il giorno e la notte, le cui produzioni includono più tipologie di vitigni. Le selezioni vengono fatte già al momento della vendemmia in cui la scelta è operata da personale esperto effettuando più passaggi dallo stesso vigneto per scegliere i grappoli migliori valutandone colore integrità sfumature ed equilibrio stesso della pianta da cui vengono raccolti. In giugno il paesaggio è verde lussureggiante e il clima dolce e ventilato, in questa atmosfera bucolica contornata da vigneti, i vini aziendali sono proposti in degustazione con generosità per tutti l’intervenuti all’evento.

tasting notes

Il comune denominatore che contraddistingue tutti i vini di Terrre Del sillabo è un colore pieno e deciso, che nei bianchi risplende di bagliori dorati , al naso netta la prevalenza dei floreali e piante aromatiche che si trovano ovunque disseminate lungo i bordi dei vigneti e nelle vicinanze della cantina. L’assaggio di oggi  Chardonnay, Sauvignon blanc un rosso a base di Merlot ed un fantastico orange wine a base di Trebbiano. Secondo il pensiero di Giampi gli Orange Wine dovrebbero essere considerati una categoria a parte e valutabili come tali senza banalizzarli in un contesto di omologazione,  pensiero che dopo aver assaggiato” Matì” sento di condividere in pieno.

CHARDONNAY – COSTA TOSCANA I.G.T. 2011

– Chardonnay 100%
– Viti di oltre 20 anni-Bottiglie prodotte 5.000 circa

Brevi macerazioni sulle bucce ed una fermentazione in parte in acciaio ed in parte in barrique ( non di primo passaggio ) danno al vino un colore paglierino intenso  e trasparente, all’olfatto rosa tea e genziana, gelsomino e note erbacee, camomilla. In bocca la morbidezza rende il sorso denso pieno con la parte alcolica  ben integrata, fresco sapido, di ottima fattura, gustoso si espande sulla persistenza lasciando una profumata scia di fiori gialli.

IMG_8442SAUVIGNON – COSTA TOSCANA I.G.T. 2011

– Sauvignon blanc 100%
– Viti di oltre 20 anni- Bottiglie prodotte 5.000 circa

Una delle filosofie di Giampi è quella di far uscire in commercio i vini al momento in cui essi sono ritenuti pronti per questo il 2011 è per adesso considerata l’ultima annata.

Solo fermentazione a temperatura controllata in  acciaio e  affinamento successivo per 9 mesi su “fecce nobili”. Il colore luminoso e dai riflessi oro, anche questo apre con un ventaglio stratificato tra cui spiccano molteplici le note floreali, agrumati di lime e pompelmo maturo,  insieme a dettagli  minerali pietrosi e un erbaceo di fieno fresco tagliato. Al palato glicerico, eppure riesce a far salivare con lo slancio dato da una consistente vena fresco/sapida, ben bilanciato il sorso scivola con scioltezza in un finale appagante e sapido.

NIFFO – TOSCANA MERLOT I.G.T. 2009

Niffo  In lucchese dell’ottocento “niffo” identificava il “grugno”, il volto incazzato (PERLAPPUNTO) dell’animale feroce.» – Giampi Moretti

– Merlot 100% – Viti di circa 15 anni _Bottiglie prodotte 3.500 circa- Macerazione prolungata sulle bucce e passaggio in barriques (non nuove).

Al contrario di quello che  ci si aspetterebbe visto il nome che in dialetto Lucchese signifa “accigliato”; questo vino colpisce per la lievità dei profumi che risultano eleganti come in un merlot prodotto in zone montane. Piccoli frutti neri e rossi maturi ma non troppo, floreale di roselline selvatiche, contornato da erbacei profumati di macchia mediterranea .  Anche al palato la progressione è convincente, con un ottima freschezza e tannini scorrevoli, buona la persistenza.

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MATI – TOSCANA I.G.T. 2006

Trebbiano, Greco, Colombana, Vermentino-  Uve bianche vinificate in rosso con una lunga permanenza sulle bucce con continue follature, per 4/5 mesi,  le uve vengono raccolte in piena maturazione a fine Ottobre e le viti sono vecchie di oltre 30 anni, soltanto 1000 le bottiglie prodotte una vera rarità. 

Il colore non lascia dubbi rientrando in pieno tra gli Orange Wine di un arancio compatto ammaliante e brillante nonostante i 10 anni di età. Consistente alla rotazione, al naso emana note eteree di smalto che a poco a poco cedono il passo ad un naso nitido ed  incalzante, agrume, buccia di arancia, peonia, note profonde che ricordano la terra umida e foglie di tè. In bocca pulito e verticale,  la morbidezza è slanciata dalla  freschezza ancora guizzante ed una lievissima tensione tannica che rende il sorso intrigante, con un finale lungamente persistente e sapido.  Vino che spiazza decisamente per eleganza e longevità .

L’originale nome di questo vino è  stato dedicato al cane Mati (Matisse) che casualmente si chiamava invece come il mio attuale gatto,  anche per questo motivo l’ho amato da subito  per l’inaspettata corrispondenza .IMG_8463

http://www.terredelsillabo.it

Terre del Sillabo – Via per Camaiore traversa V – loc. Cappella – 55100 Lucca – Italia. Tel +39.0583.394487 – mail@terredelsillabo.it. by Metadv.

I poliedrici calici di “Giardini Ripa di Versilia”

IMG_7082A pochi km dalla costa turistica e modaiola di Forte dei Marmi e la cittadina di Pietrasanta (vero concentrato di arte e cultura) appena più all’interno, sulle prime ripidissime colline che si affacciano sulla riviera Versiliese, nasce un gioiello che pochi conoscono. Fuori dalle rotte comunemente battute quasi nascosta tra le Alpi Apuane, una piccola realtà  vinicola che nel 1980 quando è nata era quasi una scommessa per quel territorio giudicato inadeguato per la produzione di vino. Lembo estremo dei vermentini della Lunigiana e della Liguria.

Renza Maria Gilda Iacopi, in quel periodo insieme al marito Giovanni Svetlich decide di cimentarsi nella produzione di vino nelle vicinanze della villa di proprietà situata sul Monte di Ripa. Dopo alcuni anni di coltivazione le produzioni erano scarsissime e consentivano soltanto di ricoprire il fabbisogno familiare. È solo nel 2002 che inizia l’ attività imprenditoriale con l’imbottigliamento  dall’annata in corso.
L’idea era quella di valorizzare un territorio che per la sua particolare collocazione godeva dei benefici apportati dal mare e dai vicini monti e da una fascia di terreni geologicamente diversa dalla conformazione rocciosa delle Apuane, composta da una fascia di rocce scistoso-cristalline, risalenti alla formazione della crosta terrestre.

Il cambiamento ad impronta aziendale arriva  nel 2002 insieme alla consulenza dell’enologo Lamberto Tosi il quale decide di sperimentare diversi vitigni .Insieme al vermentino ed al sangiovese introduce anche internazionali come il Merlo, i Cabernet e il Syrah. Alla Malvasia aromatica viene affiancato il Gewurtraminer  per la produzione di un vino dolce che viene vinificato dopo un periodo di appassimento delle uve prima in pianta e poi sui graticci. Piccolissima produzione da luogo ad un vino profumato aromatico di ottima acidità,  setoso e morbido al palato la cui dolcezza è  ottimamente supportata dalla spalla fresco/sapida, dotato di una intrigante bevibilità .

I Vigneti sono parcellizzati dislocati nelle zone circostanti  a vari livelli di altezza  i cui  impianti  più vecchi risalgono agli anni 80.

Spesso  situati in zone ripidissime sono raggiungibili solo a piedi. Stretti ed impervi viottoli, salgono lungo i bordi dei vigneti e dei tratti boschivi circostanti, obbligando ad effettuare esclusivamente raccolte manuali. La zona è costantemente solcata da  venti marini, i quali si incanalano attraverso corridoi formati dalle pareti dalle Alpi Apuane, con il vantaggio di  rendere il luogo salubre, e libero da malattie,  permettondo di ridurre al minimo i trattamenti  in vigna.

Nei vitigni a bacca bianca era presente anche uno chardonnay di cui veniva fatta una piccola produzione, proveniente da un unica vigna poi franata nel 2010 quindi andata perduta, il quale  veniva vinificato assieme ad una piccola percentuale di Pinot nero, seguendo poi un percorso in barrique e tenuto per 9 mesi sulle fecce,  di cui ultima annata è stata appunto il 2009.IMG_7091

Tasting notes

Colli e Mare 2012 -Vermentino 100%

-vinificato in acciaio con temperature controllate sosta per 4 mesi circa sui lieviti.

Veste giallo paglierino, naso che si esprime con note erbacee fresche e erbe aromatiche, il frutto è bianco e maturo. In bocca fresco sapido, riccamente succoso con giusta dose di avvolgenza data dalla morbidezza, persistente chiude elegante con bel finale pulito .

Colli e Mare  2015 Vermentino 100%

Luminoso e fragrante, pesche bianche e agrume freschissimo,  gelsomino e rosa bianca, mineralità marine; dinamico ed affilato estremamente  vivace, al palato è deciso sinuoso e materico, appagante l’agrume riemerge in un finale persistente. Giovanissimo ma già dall’apprezzabile bevibilità ed in grado di mostrare le potenzialità per una lunga vita.

Colli e Mare 2007 Vermentino e 5% Malvasia

Dorato lucido e trasparente. L’olfatto è ben articolato e corredato da un ingresso intenso. Pietra focaia, dolci note di frutto tropicale, caramella d’orzo, miele e floreale di fresia. Palato morbido e pieno nel quale ritorna il frutto  ben supportato da sapidità e ancora sferzante freschezza. Vino che mostra in pieno le capacità evolutive del Vermentino, che anche dopo 9 anni di bottiglia si mostra integro in ogni componente ed in grado di stupire.

Colli e Mare 2004 Vermentino con 5% Malvasia

Brillante e dorato intenso  l’olfatto è intersecato con  ampi sprazzi  di idrocarburo condiviso da frutto maturo e miele . Meno ampio del 2007 al naso ha comunque un palato ben conservato ed equilibrato, con buona persistenza e finale sapido.

Chardonnay 2009- 70% Chardonnay  30 % Pinot nero

Dorato intenso, consistente alla roteazione, il naso che al primo impatto è burroso e tropicale di anans e banana è contornato in seconda battuta da un agrume di lime maturo, e fiori gialli e spezie. Al palato  la morbida avvolgenza è seguita da spalla sapida e da residua freschezza che rilancia il gusto, equilibrato e con moderata persistenza,  resta comunque un vino che soddisfa con il suo profilo gustativo.

Per quanto riguarda i rossi un utilizzo del Sangiovese come parte integrante dei Blend è andata riducendosi durante gli anni per lasciare spazio a vitigni internazionali, questo si avverte a livello gustativo in una maggiore rotondità.  

Vis Vitae 2009 -70% Sangiovese 30% Cabernet  Sauvignon

Rosso rubino con unghia che vira verso toni granato. Olfatto composto da note mature di composta di more, ribes e marasca a cui si aggiunge una spezia soffusa e un floreale di rosa appassita. L’annata particolarmente calda si conferma in modo deciso al palato dove la maturità avvertita al naso si interseca con un ingresso morbido, glicerico e tannino maturo penalizzandolo anche sulla persistenza.

Vis Vitae 2012  -50% Sangiovese ed un altro 50% suddiviso in parti uguali di Cabernet Sauvignon Merlot e Syrah.

Trama colorante compatta dal rosso rubino brillante. Olfatto dal bouquet elegante e sfaccettato ben definito nei profumi che si avvertono netti ed in sequenza. Croccanti frutti rossi e nuances di agrumi con intensi floreali di rose. Continua allargandosi con leggere note erbacee, speziature di pepe fresco, ed un insieme di erbe aromatiche. Al palato è agile e scattante,  slanciato nel gusto dalla freschezza in cui la componente  morbida  è ben bilanciata da un tannino scorrevole e vellutato. Dal gusto pieno e ottimamente persistente, dimostra tutta la raffinatezza di un vino ben fatto complice anche un’ottima annata.

Vis Vitae 2013-Cabernet Sauvignon Merlot e Syrah in parti uguali.

L’impronta internazionale è ben presente in questo 2013, in cui abbandonando le taglienze agrumate date dal Sangiovese, mostra un profilo più dolce sia al naso con un frutto ben maturo, che al palato. Al gusto è caldo e glicerico  stemperato da una buona freschezza, la texutere è avvolgente con tannino docile, nel complesso dotato di buona bevibilità. Discreta la persistenza chiude con sensazioni sapide.

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