“Val delle Corti” coerenza che diventa stile

 L’arte necessaria per saper fare del buon vino spesso si apprende con specifici studi, altre volte la si eredita insieme ai vigneti e prendendosi cura degli stessi anno dopo anno. Molte volte le due cose coincidono, ma sicuramente c’è bisogno di un’altro ingrediente fondamentale, l’entusiasmo per ciò che si sta facendo e la voglia di farlo in maniera sempre migliore. Saper ascoltare ciò che le vigne possono o non possono dare assecondandone i tempi e la produzione, senza forzature, ecco ciò che Roberto Bianchi, impara in breve tempo dopo la morte del padre Giorgio Bianchi ritrovandosi improvvisamente a dover produrre vino da solo, senza la guida paterna.

Radda negli anni 80 era una zona che non aveva grande risonanza per i vini che vi erano prodotti, giudicati troppo duri monolitici che avevano bisogno di troppo tempo per essere bevuti. Molti negli anni 1990 si fecero per questo motivo tentare da vitigni che potessero ingentilire quel Sangiovese così austero e scontroso, sostituendolo con ciò che per il momento era giudicato più commerciabile. Merlot e Cabernet  presero una parte cospicua dei vecchi vigneti, entrando in breve tempo nella percentuale della denominazione Chianti Classico.

Quei  pochi produttori che non si piegarono a questa richiesta di mercato continuando a puntare sulla produzione di Sangiovese in purezza, videro rifiutarsi il vino dal Consorzio in quanto “non rispondente agli standard del disciplinare ” declassandolo a Vino da Tavola. Molti grandi vini tra i più tipici e rispondenti al territorio toccò questa sorte; uno tra questi fu il Val Delle Corti.

Quando nel 1999: Roberto Bianchi prese le redini dell’azienda continuò  a mantenere un profilo  purista, scelta resa ancora più difficile dati i lunghi tempi di maturazione del Sangiovese e dell’esposizione Nord Est dei vigneti aziendali, che ne rendeva ancora più lunghi i tempi  per una vendemmia qualitativamente ottimale. Una scelta coraggiosa per i tempi risultata vincente nel tempo, i vini di Val Delle Corti hanno acquisito uno stile che interpreta alla perfezione il territorio Raddese: saporiti, mai opulenti e di grande eleganza. Anche in cantina la vinificazione è gestita con una estrema semplicità; utilizzo di lieviti indigeni con fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperature ed uso di mezzi artigianali, assecondando il percorso dei vini e rispettandone le tempistiche dettate dalle naturali variabili per l’annata.

Annata 2014 difficile in molte zone toscane a causa delle intense precipitazioni. Più del 40% dell’uva è stato sacrificato per ottenere comunque un buona qualità.

Tasting Notes

Val Delle Corti 2014 Chianti Classico

Sangiovese 100%

Bel rubino trasparente. Il profumo si compone di note fresche balsamiche che si completano con piccoli frutti, agrumi rossi, e violetta selvatica. In bocca il frutto si sente rendendo il gusto piacevolmente composto, grande tensione acida su cui si stagliano tannini che malgrado la gioventù non aggrediscono, finale sapido in cui di sente nitidamente la nota balsamica.

Val delle Corti 2014 Chianti Classico Riserva

Sangiovese 100%

Luminoso e molto floreale in cui viole lavanda danno un tocco fresco e vivace seguiti da spunti carnosi e  ferrosi. Il terreno umido si percepisce come un alone da cui emergono le erbe aromatiche alloro, ed un balsamico resinoso che ricorda il cipresso e arancia sanguinella matura e ben succosa. Palato snello, teso e levigato, condotto dalla vena fresca ed un tannino ancora energico ma dalla tessitura fine, sviluppo che mostra avvolgenza polposa che termina in un lungo finale sapido con ritorno di resina.

Val Delle Corti Chianti Classico 2013 Riserva

Sangiovese 100%

Annata più calda la 2013 in cui i frutti sono arrivati a maturazione. Colore più pieno ma sempre luminoso. La parte balsamica è profonda e intessuta in un frutto nero, mirtillo cassis, spezie. In bocca mantiene le caratteristiche che accomuna tutti i vini di questa azienda. Eleganza e vitalità vanno di pari passo in un gusto pulito ed avvolgente ben bilanciato dalla freschezza e dalla spalla sapida.

Benvenuto  “Brunello” 2017

Benvenuto Brunello è sicuramente tra gli eventi più sentiti e aspettati del panorama vinicolo Italiano; primi assaggi di un annata che aspetta da ben 5 anni da disciplinare produttivo di venire immesso sul commercio, arrivata ormai alla sua 25 a edizione. L’annata presentata quest’anno è la 2012 per il Brunello, la Riserva 2011 e l’annata 2015 del Rosso di Montalcino. Un programma che si alterna in tre giornate per addetti ai lavori e stampa, una manifestazione di alta risonanza ed importanza mediatica. Sabato 18 Febbraio, le due sale sono gremite di produttori che espongono i loro vini e molti ospiti si aggirano per i corridoi. In un unico giorno impossibile riuscire a degustare  neppure un terzo dei vini presenti.

Vista l’inutilità di qualsiasi strategia, si impone un modo di degustare a macchia di leopardo, in cerca di conferme e tentando di dare un sorso a quanti più  Brunello possibile del nutrito panorama dei produttori Ilcinesi.

Nei vari assaggi si evidenzia una costanza di bevibilità con ottime riuscite e in alcuni casi qualche punta di gradazione alcolica verso l’alto, frutto dei cambiamenti climatici. Il Brunello 2012 è caratterizzato nella grande maggioranza da un’ottima rotondità dei vini, già godibili al palato denotati da tannini maturi e bilanciati da un ottima struttura, alcuni sono improntati su maggior verticalità ed eleganza, spesso provenienti da zone più fresche sia date dall’altitudine che dall’esposizione. Fantastiche le Riserve  2011 che solo chi ha operato oculate scelte in vigna vista l’annata particolarmente calda ha potuto effettuare. Per il Rosso di Montalcino 2015, la pienezza gustativa e la grande vena acida lasciano presagire un’altra grande annata da lunga evoluzione del Brunello che verrà. Le vere sorprese arrivano dal Rosso 2014 che alcune volte era presente in degustazione. Dotato di quello slancio fresco e un pò tagliente, dato dall’annata fresca e una maggiore profondità educata, che un anno in più ha saputo aggiungere, rendendolo estremamente raffinato. Caratteristica che da sempre rende il Rosso di Montalcino uno dei vini più appaganti da consumare a partire da subito.

Tasting Notes di alcuni dei migliori assaggi ..

Poggio di Sotto – Brunello Riserva- 2011

Con una bellissima interpretazione dell’annata 2011, Poggio di Sotto è un Brunello che mostra la stoffa da campione; ampiezza  intensità e una raffinata espressione del bouquet che si allarga in una profusione di note floreali di ciliegie frutti rossi, tamarindo, pepe rosa, bacche aromatiche praticamente senza fine. Bocca raffinata carnosa dove il tannino mostra un profilo di estrema finezza, contornato da un progressione di palato propulsiva, imbevuta da una freschezza vivida suadente ed aristocratica, infinito sulla persistenza.

Salvioni- Brunello di Montalcino-2012

Colore da manuale trasparente e luminoso rubino granato. Naso inizialmente scontroso, mantiene quel profilo altero che lo caratterizza, nascondendo l’ampiezza dietro una finta reticenza ed aprendosi poi quasi all’improvviso. Aromi balsamici di resina viola e piccoli frutti rossi, sensazioni pietrose, pervadono l’olfatto con  cadenza ritmata. Al palato saporito con struttura potente, dotato di ottima complessità, dalla spinta gustativa convincente tannini puntigliosi ma scorrevoli e lunghissima persistenza.

Lisini- Brunello di Montalcino-2012-Ugolaia

Rubino fitto e con unghia granato. Il naso evoluto e complesso, di frutti rossi neri e rossi maturi, viole, seguiti da nuance di pepe ed humus, toni balsamici. Palato avvolgente, articolato, denotato da struttura esuberante, freschezza e sapidità, finezza tannica incessante di polpa ed energia.

Potazzine -Brunello di Montalcino- 2012

Livello che si mantiene tra i più alti standard qualitativi. Un eccellente quadro olfattivo floreale ricco di frutti rossi ed erbe aromatiche, profondo ed espressivo; palato dalla struttura solida con una silhouette gustativa elegante e fresca in cui il tannino  non è mai scontroso ma tenue e sinuoso ed accarezza il palato con seducente bevibilità che termina con il ritorno al frutto.

Marroneto -Brunello di Montalcino -2012 Madonna delle Grazie

Estremamente curato mai opulento, profumo stratificato in cui erbe aromatiche e  balsamiche rinfrescano frutti rossi maturi succulenti, cardamomo, pepe, ad ogni giro di bicchiere una scia nuova da seguire.  Bocca il cui sviluppo è coerente ben slanciato da freschezza e da tannini finissimi sul cui finale ritorna il frutto e la parte balsamica.

Barbi -Brunello di Montalcino -2012 Vigna fiore

Un uso ben dosato del legno ha prodotto come risultato un vino dai tratti di delicati accenni floreali, note cipriate  in alternarsi con pesca gialla ed arancia, visciole e rintocchi balsamici, miscelato da una speziatura lieve e delicata. Elegante e disivolto in bocca si amplifica con incedere sicuro, la struttura è supportata da freschezza e da tessitura tannica cesellata e molto elegante.

Col D’orcia -Brunello di Montalcino- 2012

Una cornice di naturale spontaneità sommata da frutti rossi maturi, agrumi rossi, ribes, sensazioni mentolate. Palato arricchito da succosità ed avvolgenza contornate da trama tannica soffice, saporito e flessuoso, dallo sviluppo coerente, con  un richiamo nitido al frutto.

Castello di Velona -Brunello di Montalcino- 2012

Corredo aromatico in cui spezie piccanti, pepe rosa e frutti rossi si avvicendano a  richiami minerali, amalgamandosi in un insieme accattivante. Pieno e tonico, si sviluppa articolato corredato da tannino vellutato chiudendo lungo e pulito.

Matè -Brunello di Montalcino- 2012 

Bouquet dal disegno molto preciso intagliato in tocchi di cassis, ciliegie, rosa e cipria, con erbe aromatiche e ammiccante speziatura soffusa. Ben modulato il palato è cesellato da dinamicità, avvolgente pienezza, grana tannica sottile e levigata. Chiusura lunga

Fattoria del Pino – Brunello di Montalcino- 2012 

Spontaneo con frutti rossi piccoli e succosi a cui si aggiungono le violette e peonie, acqua di rose, agrumi, mineralita marine, alloro. Palato reattivo e vivace, stratificato che esprime un’ottima  interpretazione di questa annata.

 

Mastrojanni – Brunello di Montalcino -2012: ciliegie e ribes con accenni di sottobosco e minerali, spezie.  Palato avvolgente e caldo  ma ben stemperato da freschezza e  sapidità, setosa  e puntuale la trama tannica.

“Montellori” una bioalchimia in cerca di eccellenza

Montellori  era nota fin dal 1200 per essere una azienda agricola coltivata con vigne ed olivi, sviluppatasi in seguito come cantina nel 1700 in un angolo di Toscana dedito alla coltivazione del Sangiovese. Il vero cambiamento però si ebbe con la guida di Giuseppe Nieri  che espanse i vigneti fino ad arrivare a  50 ettari. Il figlio e proprietario attuale di Montellori, Alessandro Nieri, cura personalmente l’azienda facendo sia la parte agronomica che enologica, con un tipo di conduzione che lui stesso definisce” Bioalchemica“.

Il vino la trasformazione di un frutto l’uva  naturalmente presente in natura, che per opera dell’uomo  si converte in qualcosa di straordinario.  In questa visione attenta a tutto ciò che circonda i vari componenti che partono dalla vite ed il suo ambiente fino alla vinificazione, il vino è come un’alchimia, il prodotto dei più svariati accorgimenti personalizzati per ogni singolo evento, che lo porta ad avere  un carattere unico per l’annata e per il territorio.  La Bioalchemia consiste infatti nel prediligere  le forze naturali stimolandone la naturale potenzialità senza però arrivare agli estremi del biodinamico. Questo processo si sviluppa  attraverso una serie di accorgimenti mirati ed adeguati al tipo di territorio e delle sue stagionalità ottimizzandone le risorse. Quindi utilizzo di nutrimento organico  con sovesci densi di elementi naturali e diversificati che reintegrando con ciò che è già presente in natura l’equilibrio dei terreni, ottimizzandone  le risorse e lo sfruttamento delle già presenti potenzialità; in base all’osservazione degli eventi naturali e l’alternarsi ciclico delle stagioni, si cerca di adeguare di volta in volta degli accorgimenti mirati che permettano  il raggiungimento di uno standard qualitativo alto che si distingua per le sue peculiarità. Una ricerca mirata per ogni singolo vino e vigneto vivendo in prima linea la realtà del territorio, una personalizzazione oculata e adeguata all’interno di tutto il  processo produttivo che diventa determinante per l’ottenimento del miglior risultato. I

Il tratto distintivo di tutti i vini di Montellori è l’eleganza e la bevibilità, il cui fulcro centrale e ricco di personalità è la creazione  di un grande Metodo Classico Toscano.

La storia di questo spumante inizia con Giuseppe Nieri;  da sempre appassionato di spumanti  e grandi vini bianchi esegue  i primi tentativi di completare il suo sogno di realizzare un buon prodotto spumantizzato utilizzando le uve da una  vigna di Chardonnay sulle colline di Cerreto Guidi. Inizialmente però i  vini ottenuti  non soddisfacevano la creazione dei vini base a causa di una insufficiente  acidità. Caparbiamente si mette  alla ricerca di un posto che abbia le caratteristiche intrinseche determinanti per la creazione di un vigneto adatto alla produzione di un buon metodo classico. Così convincendo un amico che possiede  un ultraleggero sorvola  le colline di Montalbano  ed individua una zona che per caratteristiche di esposizione e territorio risponde ai requisiti ricercati. La collina è un deposito di arenaria, denso di sassi. Lo scasso per ricavare il vigneto tutto a Chardonnay è ritratto in una impressionante foto d’epoca da dove si capisce con quale tenacia si sia ottenuto un vigneto unico nel suo genere in Toscana.

Arrivare al vigneto di Montalbano  è in effetti un’impresa ardua, la strada si inerpica per i fianchi collinari, i tornanti girano stretti in forte pendenza. Sull’ultimo tratto si arriva soltanto con un fuoristrada che sobbalza tra i canali formati dalle acque piovane e sassi che affiorano dal terreno. La vista che si offre una volta arrivati è mozzafiato, lo sguardo spazia dalla vicina catena Appenninica allargandosi nella pianura, dove si scorge in lontananza la suggestiva vista di Firenze con la celebre Cupola del Brunelleschi. Un paesaggio sospeso nel tempo e nello spazio che  solo girandosi intorno è ammantato di quell’aurea magica ed un po’ mistica che è servita per la realizzazione di una simile impresa.

L’intero vigneto situato a 500 m  s.l.m  sul crinale della collina, gli impianti  sono tutti a Pergola Trentina e formano  tunnel con scorci paesaggistici suggestivi e alieni dando l’impressione di trovarsi su qualche dorsale Alpina. Il clima è ventilato e fresco con grandi escursioni termiche tra giorno e notte, la vigna  è completamente circondata da tratti boschivi che isolano il vigneto e riparano dai venti più forti.  La biodiversità dei terreni è composta da un nutrito numero di piante e fiori che crescono spontaneamente tra i filari. Il terreno è molto sciolto e con grande permeabilità, sabbioso, ricco di sostanze minerali.  Gli impianti vitati vennero fatti  con cloni di Chardonnay usati nello Champagne. Tra un filare e l’altro si intravedono grandi sassi che di tanto in tanto affiorano ricordandoci la vera natura del terreno. Friabile in superficie e soffice a calpestarlo,  appena un metro sotto il suolo ritrova  la sua vera natura sassosa e pietrosa in cui si approfondano le radici dello Chardonnay, che ormai hanno raggiunto un’eta di 30\40 anni. Le rese ovviamente sono basse e variabili da una stagione all’altra, la produzione  varia da 5000 a 13000 per le annate più favorevoli.

Tasting Notes

Tutte le bottiglie  di Metodo Classico sono a base di Chardonnay 100%  e prodotte  Pas  Dosè, tipologia che amo particolarmente per la sua schiettezza gustativa. Senza  aggiunta di liquore d’expedition  il vino è il prodotto di ciò che la vigna ha dato nella sua totalità e purezza. Le bottiglie sono tutte  millesimate con scritta l’annata di produzione, rimane sui lieviti per 36/40 mesi.

Pas Dosè 2012 .

Ultimo uscito sul mercato si mostra con un colore dorato e brillante, perlage fine e diffuso. L’immediatezza olfattiva, mostra un esuberante agrume maturo, croccante di freschezza  con scia di crosta di pane che permea l’olfatto insieme a sentori pietrosi, gessosi. Un olfatto netto e pulito riporta alla memoria latitudini ben più nordiche. Al palato carismatico ricco di dinamismo, nervoso per acidità e sapidità. La componente morbida  è data da un agrumato succoso ritorno al frutto maturo.

Pas Dosè 2007

Oro antico brillante e lucente. Al profumo  si lascia avvolgere da note di miele, pan brioche e frutta secca e  candita, condita da espressioni marine. Il gusto è accarezzato da un perlage cremoso sottilissimo, il cui vellutato passaggio esalta la morbidezza delle note evolutive. Energico e sorretto da una parte fresca e incalzante,  il gusto si lascia integrare dalla sapida mineralità. Un sottile gioco di equilibri che trascina un’innata eleganza priva di fronzoli che termina con un finale lungo e intrigante di arachide tostata.

Salamartano 2011  Cabernet- Merlot

Nato nei fatidici anni 90 in cui la forza trainante dei vitigni internazionali hanno permesso di ottenere grandi vini a taglio “bordolese”. Il Salamartano ne è un esempio forse meno conosciuto ma non certamente di minor pregio, la cui unica pecca è quella di essere nato in un contesto meno noto rispetto a zone più blasonate.

Il 2011 appare con un luminoso rubino compatto e profondo che indica la sua esuberante gioventù . Il naso esplode in una profusione di fiori viola, richiami erbacei  e frutto nero e rosso ben maturo ma che conserva nitida la sua croccantezza. Le erbe aromatiche sono di sottofondo e rivestono un bouquet espressivo ed energico. Al palato l’ingresso deciso e ben  calibrato, tuttavia inaspettatamente leggiadro quasi aereo,  i cui tannini  cesellano un sorso scorrevole ed elegante, risoluto nella freschezza pervade lungamente il palato.

http://www.fattoriamontellori.it/ 

Di-vini confronti

Il vino è quell’elemento da cui si originano quell’insieme di emozioni  in cui territorio e cultura si fondono e si amalgamano alla personale esperienza, imprimendo alla memoria odori e sensazioni dal potere evocativo. Una degustazione in parallelo di due vini provenienti da luoghi ed annate completamente diverse, espressione di vigneti che  hanno in comune solo la sontuosa ed impeccabile finezza dei prodotti,  in entrambi i casi scaturiscono da zone che sia storicamente che territorialmente emergono nel panorama delle eccellenze vinicole.

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Gevrey Chambertin _Domaine Denis Mortet  2007

Colline della  Borgogna nella Côte de Nuits dove il suolo rossastro, con scheletro sassoso  è l’ideale per coltivare il Pinot Noir di Chambertin. In questa zona il Pinot Noir, acquisisce una particolare ricchezza di aromi, conferendo eleganza e delicatezza al vino. I Premiers Crus occupano la parte superiore degli appezzamenti collinari che oscillano tra i 280 ed i 380 metri.
Le esposizioni variano da est a sud-est. Fino al 1847 la denominazione era semplicemente Gevrey, ma poi divenuta Gevrey-Chambertin. Formata da settantacinque Climats , ripartiti tra Villages (denominazioni comunali), Premiers Crus e Grands Crus, Chambertin è uno dei crus più prestigiosi  della  Borgogna, sembra che questo vino fosse il preferito di Napoleone. 

Nel calice non  particolarmente vivace il rosso è rubino trasparente, la consistenza si denota dalla lentezza con cui il vino scorre nel calice. All’olfatto intense note fresche sono date da un floreale che esce in primo piano, con  accenni di viola e lavanda di grande finezza. Le note fruttate sono date da piccoli frutti dalla giusta maturazione che corrono dal rosso al nero al violetto ed includono note profonde con impronte di funghi e sottobosco, humus e intrigante pietra bagnata, con un tocco finale boisè. Al palato la freschezza regala un passo energico ben dosato da morbide sensazioni e tannini finissimi precisi, saporito e  raffinato. L’equilibrio parla di un vino ancora in evoluzione che culmina in un polveroso, armonico lungo finale.  

Fontalloro 1988 (ancora denominato come vino da tavola di Toscana)

Toscana Castelnuovo Berardenga, i vigneti della Fattoria di Felsina sono attraversati dal confine fra il territorio del Chianti Classico, e di quello del Chianti Colli Senesi da dove viene il Fontalloro, 100% Sangiovese provenienti da vigne diverse con alcune di oltre 50 anni,viene lasciato maturare per quasi due anni in piccole botti di rovere e almeno un altro anno in bottiglia. Gli impianti sono con orientamento, sud-ovest a 400 m di altitudine, i terreni a carattere calcareo e prevalentemente argilloso e sabbioso.  Prodotto per la prima volta nel 1983 con la collaborazione di Franco  Bernabei enologo di fama mondiale e noto a molti con il nickname di Mister Sangiovese in un territorio ad altissima vocazione, che in queste zone si esprime con livelli qualitativi altissimi .

 

Nonostante i quasi 30 anni di bottiglia il colore ha una texture colorante ben conservata che spazia dalle note granate ad un bordo sfumato aranciato e luminoso. Anche l’olfatto si esprime con intensità ricercate di floreale parzialmente offuscato da humami e note evolutive boisè, aprendosi alla rotazione riemerge in modo strabiliante un succoso frutto di ciliegia. In bocca colpisce per la freschezza che movimenta una beva ancora viva e ben proporzionata da  tannini morbidi e vellutati, in perfetto equilibrio scorre estrema piacevolezza  senza perdere in integrità dimostrando doti di incredibile longevità.

Le bottiglie aperte di “Terre del Sillabo”

IMG_8438C’è una parte di Toscana fuori dai consorzi forti e più noti, una zona che stenta a far conoscere i propri vini perché non racchiusa in quelle categorie che determinate spesso da scelte legislative riescono attraverso la promozione ad estendere ed incentivare le vendite.  Per questo motivo  al dinamico proprietario dell’azienda “Terre del Sillabo” Giampi Moretti non resta che giocare la valida e apprezzata alternativa  di far assaggiare i suoi vini. Da qui l’evento “cantine chiuse bottiglie aperte “ che ha come scopo proprio quello di valorizzare attraverso l’assaggio la produzione orientata verso al qualità dei vini,  che con passione e professionalità,  questa piccola azienda propone. Lo stile  adottato dall’attuale proprietario è proteso verso una ricerca che sia grado di esprimere il “terroir” locale, attraverso l’utilizzo di vitigni Internazionali che riescano ad imprimere ai vini un timbro di riconoscimento,  orientato ad un mercato di prodotti di nicchia di alto livello e per nulla scontati. Come è noto la provincia di Lucca non ha una grande tradizione vitivinicola se paragonata a quella di altre provincie Toscane, in questa parte di Toscana i vitigni autoctoni come il Sangiovese in alcuni casi stentano a trovare le giuste condizioni per ottenere buoni risultati. L’azienda ha 7 Ht di terreni vitati che si trovano in  Val Freddana, il nome la dice lunga sul clima della zona, caratterizzata da rilevanti escursioni termiche tra il giorno e la notte, le cui produzioni includono più tipologie di vitigni. Le selezioni vengono fatte già al momento della vendemmia in cui la scelta è operata da personale esperto effettuando più passaggi dallo stesso vigneto per scegliere i grappoli migliori valutandone colore integrità sfumature ed equilibrio stesso della pianta da cui vengono raccolti. In giugno il paesaggio è verde lussureggiante e il clima dolce e ventilato, in questa atmosfera bucolica contornata da vigneti, i vini aziendali sono proposti in degustazione con generosità per tutti l’intervenuti all’evento.

tasting notes

Il comune denominatore che contraddistingue tutti i vini di Terrre Del sillabo è un colore pieno e deciso, che nei bianchi risplende di bagliori dorati , al naso netta la prevalenza dei floreali e piante aromatiche che si trovano ovunque disseminate lungo i bordi dei vigneti e nelle vicinanze della cantina. L’assaggio di oggi  Chardonnay, Sauvignon blanc un rosso a base di Merlot ed un fantastico orange wine a base di Trebbiano. Secondo il pensiero di Giampi gli Orange Wine dovrebbero essere considerati una categoria a parte e valutabili come tali senza banalizzarli in un contesto di omologazione,  pensiero che dopo aver assaggiato” Matì” sento di condividere in pieno.

CHARDONNAY – COSTA TOSCANA I.G.T. 2011

– Chardonnay 100%
– Viti di oltre 20 anni-Bottiglie prodotte 5.000 circa

Brevi macerazioni sulle bucce ed una fermentazione in parte in acciaio ed in parte in barrique ( non di primo passaggio ) danno al vino un colore paglierino intenso  e trasparente, all’olfatto rosa tea e genziana, gelsomino e note erbacee, camomilla. In bocca la morbidezza rende il sorso denso pieno con la parte alcolica  ben integrata, fresco sapido, di ottima fattura, gustoso si espande sulla persistenza lasciando una profumata scia di fiori gialli.

IMG_8442SAUVIGNON – COSTA TOSCANA I.G.T. 2011

– Sauvignon blanc 100%
– Viti di oltre 20 anni- Bottiglie prodotte 5.000 circa

Una delle filosofie di Giampi è quella di far uscire in commercio i vini al momento in cui essi sono ritenuti pronti per questo il 2011 è per adesso considerata l’ultima annata.

Solo fermentazione a temperatura controllata in  acciaio e  affinamento successivo per 9 mesi su “fecce nobili”. Il colore luminoso e dai riflessi oro, anche questo apre con un ventaglio stratificato tra cui spiccano molteplici le note floreali, agrumati di lime e pompelmo maturo,  insieme a dettagli  minerali pietrosi e un erbaceo di fieno fresco tagliato. Al palato glicerico, eppure riesce a far salivare con lo slancio dato da una consistente vena fresco/sapida, ben bilanciato il sorso scivola con scioltezza in un finale appagante e sapido.

NIFFO – TOSCANA MERLOT I.G.T. 2009

Niffo  In lucchese dell’ottocento “niffo” identificava il “grugno”, il volto incazzato (PERLAPPUNTO) dell’animale feroce.» – Giampi Moretti

– Merlot 100% – Viti di circa 15 anni _Bottiglie prodotte 3.500 circa- Macerazione prolungata sulle bucce e passaggio in barriques (non nuove).

Al contrario di quello che  ci si aspetterebbe visto il nome che in dialetto Lucchese signifa “accigliato”; questo vino colpisce per la lievità dei profumi che risultano eleganti come in un merlot prodotto in zone montane. Piccoli frutti neri e rossi maturi ma non troppo, floreale di roselline selvatiche, contornato da erbacei profumati di macchia mediterranea .  Anche al palato la progressione è convincente, con un ottima freschezza e tannini scorrevoli, buona la persistenza.

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MATI – TOSCANA I.G.T. 2006

Trebbiano, Greco, Colombana, Vermentino-  Uve bianche vinificate in rosso con una lunga permanenza sulle bucce con continue follature, per 4/5 mesi,  le uve vengono raccolte in piena maturazione a fine Ottobre e le viti sono vecchie di oltre 30 anni, soltanto 1000 le bottiglie prodotte una vera rarità. 

Il colore non lascia dubbi rientrando in pieno tra gli Orange Wine di un arancio compatto ammaliante e brillante nonostante i 10 anni di età. Consistente alla rotazione, al naso emana note eteree di smalto che a poco a poco cedono il passo ad un naso nitido ed  incalzante, agrume, buccia di arancia, peonia, note profonde che ricordano la terra umida e foglie di tè. In bocca pulito e verticale,  la morbidezza è slanciata dalla  freschezza ancora guizzante ed una lievissima tensione tannica che rende il sorso intrigante, con un finale lungamente persistente e sapido.  Vino che spiazza decisamente per eleganza e longevità .

L’originale nome di questo vino è  stato dedicato al cane Mati (Matisse) che casualmente si chiamava invece come il mio attuale gatto,  anche per questo motivo l’ho amato da subito  per l’inaspettata corrispondenza .IMG_8463

http://www.terredelsillabo.it

Terre del Sillabo – Via per Camaiore traversa V – loc. Cappella – 55100 Lucca – Italia. Tel +39.0583.394487 – mail@terredelsillabo.it. by Metadv.

I poliedrici calici di “Giardini Ripa di Versilia”

IMG_7082A pochi km dalla costa turistica e modaiola di Forte dei Marmi e la cittadina di Pietrasanta (vero concentrato di arte e cultura) appena più all’interno, sulle prime ripidissime colline che si affacciano sulla riviera Versiliese, nasce un gioiello che pochi conoscono. Fuori dalle rotte comunemente battute quasi nascosta tra le Alpi Apuane, una piccola realtà  vinicola che nel 1980 quando è nata era quasi una scommessa per quel territorio giudicato inadeguato per la produzione di vino. Lembo estremo dei vermentini della Lunigiana e della Liguria.

Renza Maria Gilda Iacopi, in quel periodo insieme al marito Giovanni Svetlich decide di cimentarsi nella produzione di vino nelle vicinanze della villa di proprietà situata sul Monte di Ripa. Dopo alcuni anni di coltivazione le produzioni erano scarsissime e consentivano soltanto di ricoprire il fabbisogno familiare. È solo nel 2002 che inizia l’ attività imprenditoriale con l’imbottigliamento  dall’annata in corso.
L’idea era quella di valorizzare un territorio che per la sua particolare collocazione godeva dei benefici apportati dal mare e dai vicini monti e da una fascia di terreni geologicamente diversa dalla conformazione rocciosa delle Apuane, composta da una fascia di rocce scistoso-cristalline, risalenti alla formazione della crosta terrestre.

Il cambiamento ad impronta aziendale arriva  nel 2002 insieme alla consulenza dell’enologo Lamberto Tosi il quale decide di sperimentare diversi vitigni .Insieme al vermentino ed al sangiovese introduce anche internazionali come il Merlo, i Cabernet e il Syrah. Alla Malvasia aromatica viene affiancato il Gewurtraminer  per la produzione di un vino dolce che viene vinificato dopo un periodo di appassimento delle uve prima in pianta e poi sui graticci. Piccolissima produzione da luogo ad un vino profumato aromatico di ottima acidità,  setoso e morbido al palato la cui dolcezza è  ottimamente supportata dalla spalla fresco/sapida, dotato di una intrigante bevibilità .

I Vigneti sono parcellizzati dislocati nelle zone circostanti  a vari livelli di altezza  i cui  impianti  più vecchi risalgono agli anni 80.

Spesso  situati in zone ripidissime sono raggiungibili solo a piedi. Stretti ed impervi viottoli, salgono lungo i bordi dei vigneti e dei tratti boschivi circostanti, obbligando ad effettuare esclusivamente raccolte manuali. La zona è costantemente solcata da  venti marini, i quali si incanalano attraverso corridoi formati dalle pareti dalle Alpi Apuane, con il vantaggio di  rendere il luogo salubre, e libero da malattie,  permettondo di ridurre al minimo i trattamenti  in vigna.

Nei vitigni a bacca bianca era presente anche uno chardonnay di cui veniva fatta una piccola produzione, proveniente da un unica vigna poi franata nel 2010 quindi andata perduta, il quale  veniva vinificato assieme ad una piccola percentuale di Pinot nero, seguendo poi un percorso in barrique e tenuto per 9 mesi sulle fecce,  di cui ultima annata è stata appunto il 2009.IMG_7091

Tasting notes

Colli e Mare 2012 -Vermentino 100%

-vinificato in acciaio con temperature controllate sosta per 4 mesi circa sui lieviti.

Veste giallo paglierino, naso che si esprime con note erbacee fresche e erbe aromatiche, il frutto è bianco e maturo. In bocca fresco sapido, riccamente succoso con giusta dose di avvolgenza data dalla morbidezza, persistente chiude elegante con bel finale pulito .

Colli e Mare  2015 Vermentino 100%

Luminoso e fragrante, pesche bianche e agrume freschissimo,  gelsomino e rosa bianca, mineralità marine; dinamico ed affilato estremamente  vivace, al palato è deciso sinuoso e materico, appagante l’agrume riemerge in un finale persistente. Giovanissimo ma già dall’apprezzabile bevibilità ed in grado di mostrare le potenzialità per una lunga vita.

Colli e Mare 2007 Vermentino e 5% Malvasia

Dorato lucido e trasparente. L’olfatto è ben articolato e corredato da un ingresso intenso. Pietra focaia, dolci note di frutto tropicale, caramella d’orzo, miele e floreale di fresia. Palato morbido e pieno nel quale ritorna il frutto  ben supportato da sapidità e ancora sferzante freschezza. Vino che mostra in pieno le capacità evolutive del Vermentino, che anche dopo 9 anni di bottiglia si mostra integro in ogni componente ed in grado di stupire.

Colli e Mare 2004 Vermentino con 5% Malvasia

Brillante e dorato intenso  l’olfatto è intersecato con  ampi sprazzi  di idrocarburo condiviso da frutto maturo e miele . Meno ampio del 2007 al naso ha comunque un palato ben conservato ed equilibrato, con buona persistenza e finale sapido.

Chardonnay 2009- 70% Chardonnay  30 % Pinot nero

Dorato intenso, consistente alla roteazione, il naso che al primo impatto è burroso e tropicale di anans e banana è contornato in seconda battuta da un agrume di lime maturo, e fiori gialli e spezie. Al palato  la morbida avvolgenza è seguita da spalla sapida e da residua freschezza che rilancia il gusto, equilibrato e con moderata persistenza,  resta comunque un vino che soddisfa con il suo profilo gustativo.

Per quanto riguarda i rossi un utilizzo del Sangiovese come parte integrante dei Blend è andata riducendosi durante gli anni per lasciare spazio a vitigni internazionali, questo si avverte a livello gustativo in una maggiore rotondità.  

Vis Vitae 2009 -70% Sangiovese 30% Cabernet  Sauvignon

Rosso rubino con unghia che vira verso toni granato. Olfatto composto da note mature di composta di more, ribes e marasca a cui si aggiunge una spezia soffusa e un floreale di rosa appassita. L’annata particolarmente calda si conferma in modo deciso al palato dove la maturità avvertita al naso si interseca con un ingresso morbido, glicerico e tannino maturo penalizzandolo anche sulla persistenza.

Vis Vitae 2012  -50% Sangiovese ed un altro 50% suddiviso in parti uguali di Cabernet Sauvignon Merlot e Syrah.

Trama colorante compatta dal rosso rubino brillante. Olfatto dal bouquet elegante e sfaccettato ben definito nei profumi che si avvertono netti ed in sequenza. Croccanti frutti rossi e nuances di agrumi con intensi floreali di rose. Continua allargandosi con leggere note erbacee, speziature di pepe fresco, ed un insieme di erbe aromatiche. Al palato è agile e scattante,  slanciato nel gusto dalla freschezza in cui la componente  morbida  è ben bilanciata da un tannino scorrevole e vellutato. Dal gusto pieno e ottimamente persistente, dimostra tutta la raffinatezza di un vino ben fatto complice anche un’ottima annata.

Vis Vitae 2013-Cabernet Sauvignon Merlot e Syrah in parti uguali.

L’impronta internazionale è ben presente in questo 2013, in cui abbandonando le taglienze agrumate date dal Sangiovese, mostra un profilo più dolce sia al naso con un frutto ben maturo, che al palato. Al gusto è caldo e glicerico  stemperato da una buona freschezza, la texutere è avvolgente con tannino docile, nel complesso dotato di buona bevibilità. Discreta la persistenza chiude con sensazioni sapide.

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Vernaccia di San Gimignano “Identità in evoluzione “

IMG_7622Cuore toscano e spirito cosmolopolita, per uno dei vitigni che dopo i primi 50 anni di produzione vede l’ascesa ormai iniziata da qualche anno di uno dei vini che più ha faticato ad emergere soffocato per molti versi dalla forte pressione dei vitigni a bacca rossa  del panorama delle eccellenze toscane .

Un’ identità ancora in evoluzione quella della Vernaccia di San Gimignano un passato che da sempre fa parte della storia del territorio di cui si ha menzione già a partire dal 1276 una ricerca di una produzione qualitativa che nasce già nell’anno 1966 quando per prima ha ottenuto l’inquadramento come  DOC. Negli ultimi anni i risultati di questa evoluzione si fanno sentire nelle caratteristiche dei vini che in molti casi sperimentano ancora diversi modelli di produzione qualcuna anche con un ritorno alla vinificazione in anfora. Un impegno che non passa inosservato anche mettendo a confronto diversi tipi di Vernaccia e stili di produzione in cui si riscontra uso più moderato del legno che permette quel passaggio di livello offrendo bouquet meno invadenti è molto più incentrati  verso un’espressività del territorio dal quale provengono. Un deciso cambiamento rispetto agli anni 80\90, dove come nella maggior parte dei casi la qualità non raggiungeva livelli tali da suscitare attenzione. In quel periodo anche un uso un pò troppo disinvolto del legno, omologava  anziché far risaltare le caratteristiche peculiari  del  vitigno .

 La vernaccia 2015  annata splendida dall’andamento stagionale ottimale, si riflette nella elevata qualità dei vini, dando luogo a vini profumati con espressioni tipiche della Vernaccia. Bouquet ampi dai tratti fini ed agrumati che aprono a  note mature di mela cotogna e pesca i floreali che ricordano il gelsomino in alcuni casi la ginestra intensi e puliti con cenni minerali, anche al palato la freschezza conserva il gusto saporito e il classico finale ammandorlato.  .

 

“Il Calamaio” tra originalità e tradizione

IMG_7036Il calamaio che in epoca più remota  serviva  per contenere l’inchiostro per intingere le penne per la scrittura è invece il nome di una azienda vinicola che ha sostituito egregiamente l’inchiostro con il vino. Il piccolo borgo  posto poco lontano dalla città di Lucca è separato solo da poche basse colline dalla costa. L’azienda  è guidata con passione da Samuele Bianchi il quale nel 2003 compra  i terreni in stato di completo abbandono, e con coraggio e determinazione decide di recuperare le vecchie viti che a tratti spuntano da un territorio quasi ricoperto da sterpaglie e intrighi di rovi.

IMG_7037I vecchi vitigni erano disposti in maniera assolutamente casuale in mezzo alle coltivazioni rurali di mais e granturco. Le viti vecchie anche di 40\50 anni, vengono pazientemente riportate in uno stato produttivo e tutto il terreno è adeguatamente lavorato per far spazio anche a nuovi impianti vitati. Le pareti della collina in alcuni casi sono state  terrazzate, per permettere allo stesso tempo un adeguato apporto idrico e drenaggio ed un facilitato passaggio per la cura del vigneto, altrimenti caratterizzato da pareti scoscese e ripide.  Nonostante tutto in alcuni punti la densità di impianto varia da 3000 a 4000 ceppi per ettaro con rese bassissime rese ancora più esigue dalle incursioni di una fauna selvatica molto variegata ed affamata dei chicchi di uva maturi. Per questo motivo tutti i vigneti sono recintati da una rete metallica.

Oltre alle viti recuperate il Calamaio vanta una varietà di vitigni anche a carattere internazionale. Biologico certificato dal Marzo 2016 produce tre rossi il Poiana schietto e bel sangiovese in purezza. L’Antenato prodotto con un mix dei  vari vitigni autoctoni recuperati ovvero  barsaglina, mazzese, buonamico  e  colorino, prodotto di punta dell’azienda, è un vino che colpisce per i tratti peculiari dati un blend originale e strettamente legato al territorio. Pochissime bottiglie  prodotte solo in Magnum di Merlot in purezza, ed un particolarissimo bianco che per colore e profumi si discosta dal genere di bianco più tradizionale; frutto di un blend di Chardonnay e Petit Manseng più altri vitigni, Il Soffio è  un vino strutturato che possiede un’anima non conforme con quella originalità voluta e ricercata da Samuele per i suoi vini.

Tasting notes

Soffio 2015  13,5 °

Chardonnay 60% Petit Manseng e altri vitigni.

Spillato dalla botte per l’occasione. lL nome è scaturito dai  venti marini che arrivano dal mare attraverso le aperture collinari. Di un intenso e luminoso dorato, l’olfatto è caratterizzato da un insieme di erbe aromatiche dai cui tratti emergono il rosmarino e la menta seguiti da un floreale di gelsomino, e note di frutto giallo, agrume maturo, ananas. Il palato morbido e glicerico, sollevato da una netta spalla sapida e fresca, e  bella struttura.

Poiana 2013  13°

Colore trasparente e rubino . Gia dal primo naso emerge con i tipici profumi del Sangiovese, note ferrose ematiche e piccoli frutti rossi croccanti; fresco e sapido al palato  ha tannini maturi e scorrevoli molto corrispondente con l’olfatto.

Antenato 2014  13,5°

Blend ricavato dai vitigni autoctoni con le  vecchie viti recuperate, di un bel rosso vivace dalla trama colorante intensa; al naso dimostra una netta scia olfattiva di erbe aromatiche e macchia mediterranea, seguita da succosi frutti rossi freschi che ricordano il melograno, minerale ferroso di china . Dinamo ed energico al palato è tuttavia ben bilanciato da morbidezza e tannino vellutato. Elegante e succoso il finale chiude pulito e persistente.

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http://www.ilcalamaiovini.it

“Cancellaia” il Cabernet di Riparbella

IMG_7155Val di Cecina zona poco conosciuta per i vini che per per fattura riescono ad elevarsi sempre più a nuova zona di cui tener conto negli anni a venire. Conosciuta sopratutto all’estero grazie al grande interesse del mercato internazionale per determinati vitigni ed assemblaggi. Un territorio che ha una grande rilevanza
per questi vitigni, in particolare il Cabernet, che in questi luoghi più caldi e soleggiati rispetto alla loro terra di elezione, riescono  ad esprimere  ricchezza di frutto ed estrattiva che esalta la componente ricca di questo vitigno. Grazie anche ad una  ventilazione costante che mitiga le temperature ed una densità d’impianto  limitata a circa 5500 piante per ettaro, nei vini si mantiene la  dose di freschezza necessaria per un adeguato rapporto tra morbidezze e acidità .

I vigneti su cui si produce il Cancellaia, Cru e prodotto di punta dell’azienda Pakravan-Papi, in provincia di Pisa si trovano all’inizio delle colline che contornano la “Maremma Settentrionale”; i terreni sono ricchi di acciottolati di origine effusiva e di minerali.

Qui il Cabernet sauvignon, Cabernet Franc sono coltivati negli stessi luoghi in cui già nel periodo Etrusco la vite aveva trovato il territorio adatto per svilupparsi e produrre già da allora i preziosi grappoli per la produzione di vino.

Tasting Notes

Cancellaia 2010

 Cabernet Sauvignon 70%, Cabernet Franc 30%

Colore rosso rubino concentrato e spesso. Dalla lenta scorrevolezza nel bicchiere si deduce  un ricco apporto di sostanze estrattive. Il naso è ricco e ben espresso senza essere opulento. Il frutto è nero e rosso, visciola e prugna a cui fa seguito il floreale e le note tipiche di peperone ed erbe aromatiche,  china ed inchiostro. Morbido al palato è ben integrato nella componente alcolica che non si avverte , la vena  acido \sapida  ben bilancia un sorso avvolgente e succoso,  il tannino dolce e maturo ma ben presente accompagna una beva aggraziata e potente con un gusto finale di caffè e cioccolato amaro .

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“Montevertine”

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A Giulio Gambelli , “il maestro” grande conoscitore del territorio e del vitigno   và il riconoscimento di aver saputo interpretare al meglio il sangiovese, e spaziando da Montalcino con  buona parte del Chianti Classico ha sicuramente contribuito alla creazione di molte  eccellenze. La collaborazione con Sergio Manetti inizia da subito con la nascita dell’azienda, insieme operano delle scelte coraggiose  in controcorrente  con il consorzio che porteranno  Montevertine ad uscire dal disciplinare del Chianti Classico.

Decisione che si rivela vincente quando Sergio Manettti manda alcune bottiglie al Vinitaly di Verona tramite la Camera di Commercio di Siena dove riscuote  un enorme successo .

IMG_6768Radda In  Chianti nel cuore delle Colline Senesi in una assolata giornata di fine Marzo. La primavera ormai in pieno risveglio mostra i suoi effetti costellando di fiori le piante arboree di macchia mediterranea i bordi stradali . Una serie di curve conducono verso un ponticello che attraversa “La Pesa” fiumicciattolo che delimita la collina sulla cui sommità si trova la sede e la cantina di una delle aziende storiche del Chianti Classico “Montevertine “. Sui lati collinari l’impianti vitati  sono disposti in ordinate file estendondosi a raggera. Il panorama di fronte la cantina a circa 430 metri, degrada verso il fiume, verso il punto più basso a circa 380 metri. I vigneti  guardano verso sud con 3500 ceppi per ettaro tutte a guyot , il terreno è prevalentemente, alberese sassoso, questo rende difficile l’utilizzo di mezzi meccanici, per cui tutti i raccolti vengono effettuati manualmente. Davanti il  panorama è inframmezzato da parti boschive e colline. I vigneti sono salvaguardati da recinzioni alte che proteggono da cinghiali e caprioli, questi ultimi molto dannosi in quanto sono soliti cibarsi delle tenere piantine che iniziano a germogliare, con le immaginabili conseguenze.

La vigna del Pergole Torte,  Cru aziendale e vino di punta dell’azienda, è stata piantata nel 1968. Alla prima cantina nata con Sergio Manetti si sono nell’arco del tempo aggiunte altre stanze per far spazio ai vini che aumentavano con il crescere della  produzione . Dal 2000 la gestione è di Martino Manetti coadiuvato da dall’enologo Paolo Salvi.

La prima annata è stata prodotta nel 1971, avvalendosi della collaborazione di Giulio Gambelli e Bruno Bini .

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In cantina oltrepassando il portone, grandi vasche di cemento fatte negli anni 70 servono ancora oggi per la vinificazione; le uve arrivano dall’alto già scelte e selezionate la fermentazione avviene con lieviti indigeni a vasche scoperte e senza temperature controllate. La vendemmia di solito avviene verso la metá di ottobre i venti costanti e freschi permettono di raggiungere maturità fenoliche ottimali. Anche la malolattica è svolta in cemento, poi il vino viene passato in grandi botti. Il Pergole Torte segue un percorso diverso soggiornando per 6 mesi in barrique per poi affinarsi in botti grandi di Slavonia per circa 18 mesi

Ma la vera emozione è data dalla vista della collezione storica di  bottiglie che dall’inizio della produzione vengono conservate all’interno della cantina, di cui per alcune annate ne restano pochissime. La collezione di tutte le etichette di Pergole Torte fà bella mostra di sé dall’alto; disegnate con il caratteristico ed inimitabile tratto di Alberto Manfredi (scomparso nel 2001 ) i volti stilizzati di donna mai uguali, segnano l’unicità dell’annata anche attraverso la rappresentazione dell’etichetta. Uniche eccezioni si trovano negli anni 89 e 91 in cui si nota anche il volto di un uomo, quello di Sergio Manetti. L’etichetta del Pergole Torte 2010 è stata ricavata da un bozzetto di Manfredi ritrovato sul retro di un suo quadro.

IMG_6736Tasting notes

Montevertine 2013

Sangioveto, Canaiolo e Colorino, viene affinato per circa 24 mesi in botti di rovere di Slavonia.

Luminoso rubino con vena purpurea trasparente e vivace, al naso si esprime con decisione e tipicità, note floreali ed ematiche, arancia erbe aromatiche. Il palato segue l’olfatto con freschissima  verve agrumata,  tannini precisi ma scorrevoli  ed un lungo finale sapido.

Pergole Torte 2013   100% Sangiovese selezione delle migliori uve dei vigneti della tenuta

Veste calda di un rubino acceso e trasparente. L’intensità olfattiva si percepisce anche da distanza. Naso elegantemente ben modulato dal quale provengono note di agrume maturo, visciola, lampone e un intenso floreale di viole; netto il tratto balsamico dal quale emergono  la foglia di alloro e di macchia mediterranea, a tratti pietroso ed ematico mostra un  ventaglio variegato ed ampio non disturbato da eccessi speziati. In bocca pur imbottigliato da poco tempo, dimostra una gran bevibilità, corredato di un’ottima freschezza è tuttavia ben calibrato nelle parti morbide. Tannini fitti ma finissimi, il gusto è pieno ed estremamente lungo con una chiusura pulita. Nonostante la giovanissima età rappresenta una delle più  raffinate espressioni del Sangiovese.

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