Enopassioni

I preziosi contributi con gli articoli scritti da Barbara Rovati.

Un viaggio attraverso il tempo con i vini di Renato Keber.

Oramai è un fatto assodato che molti vini bianchi diano il meglio di loro dopo qualche annetto, e ieri sera a ennesima riprova è stata la volta di Renato Keber e del suo Chardonnay Riserva Grici.

Siamo nel Collio, zona vocata alla produzione di grandi vini bianchi per complessità e longevità.

Organizzata dall’Onav di La Spezia, diretta da Andrea Briano e dal delegato provinciale Francesco Petacco, la serata ha visto protagoniste 6 annate, dal “giovane” 2010 al 1999.

Vini sorprendenti, di grande pulizia, tutti legati indissolubilmente al terroir di Zegla, una collina esposta a sud est composta da marne ed arenarie del periodo Medio Eocenico, con impianti fitti, allevati a Guyot, rese contenute, con un grande rispetto per la materia prima.

Un 2010 subito bello, con sentori di fiori di camomilla e albicocca secca. Profumi burrosi riconducibili a un legno ben dosato. In bocca si pone coerente aggiungendo leggere note di cannella e pepe bianco, scorza di arancia amara, tutto ben equilibrato. Spalla acida importante che lascia presagire una vita ancora lunga. Bella sapidità e persistenza.

Nel 2009 si sente subito un naso più maturo rispetto al primo, in bocca, in totale continuità, sono presenti leggere note ossidate, non esaltante la parte fresca.

Un vino che da l’impressione di aver già speso molto del suo tempo e non avere ancora molto margine. Abbastanza scomposto.

Altro registro per il 2008. Classiche note di frutta tropicale, si percepisce una leggera volatile per niente negativa. Un vino tagliente, diretto, che attraversa la bocca in un gioco di equilibri che sul finale lasciano la voglia di riberlo fra qualche anno sicuri della sua longevità.

Che bella sorpresa il 2003! Annata caldissima. Qui si presume che la mano capace e una vigna con radici profonde siano riusciti a dare vita a un vino grande complessità. Al naso arrivano immediate note fumè, di tabacco e buccia di arancia amara disidratata, per poi virare verso una cremosità e caramella mou. In bocca è grasso, coerente,con una persistenza infinita. Grand Vin.

L’annata 2000 è più rigorosa della precedente, più ostentata e seducente, ma non per questo meno interessante. Al naso si percepiscono stadi avanzati di invecchiamento, entrano in gioco note di idrocarburi, sulfuree e il legno di cedro. In bocca è coerente, con un’acidità ancora importante, forse meno persistente del 2003 ma compensato da un’eleganza maggiore. Bella sapidità.

Eccoci al 1999. Il colore ci racconta la sua età. Al naso emergono deliziose note di miele e vaniglia con picchi di frutta secca e disidratata, in particolare di albicocca.

Idrucarburi più velati rispetto al precedente ma inevitabilmente presenti.

In bocca coerenza ed equilibrio, denominatore comune alla maggior parte di tutti i vini in degustazione. La sua grassezza riempie la bocca e ci lascia nel finale un retrogusto di panpepato. Molto, molto persistente. Acidità e freschezza ancora ben presenti. Una perla.

Mettere in cantina vini come questi e dimenticarseli può essere un sacrificio ma con questi risultati ampiamente ripagato.Un grazie a Renato Keber per averci messo a disposizione 6 annate per una degustazione da ricordare

I vini Siciliani tra passato e presente

Di Barbara Rovati

C’era una volta, e c’è ancora, un signore siciliano, Sebastiano Gulino, medico, la cui famiglia si occupa di vino fin dal lontano 1600. Siamo nel sud-est della Sicilia, un territorio di grande bellezza. Nel 2017 si sono festeggiati i 2750 anni dalla nascita di Siracusa e con lei del Moscato e del Nero d’Avola, e sono proprio queste radici antiche che il Dottore rivendica con orgoglio, attribuendo l’origine dei due vitigni a queste terre successivamente poi diffusi in tutta la regione.La cantina è in Contrada Fanusa a pochi metri dal mare. Il terroir composto da calcareniti basiche con gesso sotto, complice anche l’aria di mare che crea escursioni termiche anche di 20 gradi, conferisce ai vini un imprinting del tutto personale e unico ed è una premessa fondamentale per ben comprendere la degustazione.

Iniziamo con il Fania (2016), un vino composto per il 55% da Fiano e per il 45% da Insolia. Immediata la spiccata mineralità, una nota fumè, lievi sentori floreali, in bocca un bel equilibrio fra acidità e sapidità, finale lungo con leggera nota di fiori di rosmarino. Il processo di affinamento è in acciaio con tre mesi di bottiglia.

Il secondo vino è uno Chardonnay, l’Akram (2016).Vigne sul livello del mare, terreno composto da calcareniti da sedimentazione marina. Al naso ben presenti sentori di frutta gialla, una leggera nota agrumata e mineralità à gogo.In bocca acidità e sapidità e freschezza armonizzano lasciando la voglia di riberlo. Mario Soldati nel suo libro “Vino al vino” scrisse di aver trovato in Sicilia due carichi, l’Asso e il tre: l’Albanello e il Moscato.Il primo viene declinato dalla Cantina nel Pretioso (2017), un vino sorprendente, elegante, di grande struttura con un corredo olfattivo e gustativo non usuali. Mineralità, taglienza, verticalità sono le caratteristiche riscontrate. Affinamento in acciaio e tre mesi di bottiglia. La curiosità di assaggiare questi vini nel tempo, mettendo via qualche bottiglia in cantina, è tanta.

Il carico da tre qui si chiama Don Nuzzo, un Moscato bianco di Siracusa Doc (2016).Quello che ci si aspetterebbe da un vino così non viene minimamente disatteso. Un Moscato pregno di profumi intensi, miele, datteri, fichi, frutta matura il tutto sostenuto in un magico equilibrio di zuccheri (tanti) e acidità che in questo caso svolge un lavoro egregio, rendendo a questo vino una piacevolissima bevibilità.

Interessante il Don Nuzzo 2005 per verificarne il potenziale di invecchiamento.I vini rossi assaggiati sono due, il Fanus 2016, un Syrah al 60% e Nero d’Avola per il restante 40%. Ad una prima olfazione le caratteristiche del Syrah fanno gli onori di casa lasciando poi il passo al Nero d’Avola. In bocca entra austero. Tannini eleganti, fini, una spiccata nota di grafite, una buona persistenza.Un vino ben equilibrato. L’affinamento avviene in acciaio con sei mesi di bottiglia.Drus (2015) è il nome del loro Nero d’Avola in purezza. Sentori speziati e fruttati, in bocca è austero, tagliente, fresco con tannini gentili. Un vino da riassaggiare nel tempo per seguirne l’evoluzione. L’affinamento avviene in barrique di rovere Allier per 12 mesi.Forte connotazione al territorio, freschezza, pulizia e spiccate acidità, insieme ai profumi, mai invadenti o prevaricanti, ma al contrario invitanti, fanno dei vini della Cantina Gulino una bella scoperta da non perdere di vista.Un grazie a Andrea Briano e all’Onav di La Spezia per l’organizzazione della serata conclusa con una piacevole cena accompagnata dai… vini Gulino naturalmente!

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