Podere Ema, autenticità ritrovate.

Podere Ema è situato a Grassina, a pochi chilometri da Firenze nel Chianti Fiorentino. Con l’auto svolto in una stretta strada di campagna immersa tra le colline. Mentre scendo il crinale ciottoloso mi affido al mio istinto ed alle spiegazioni ricevute telefonicamente, ignorando deliberatamente il mio navigatore che sul quel tratto non mappato raccomanda di fare inversione. Mi soffermo a guardare il panorama che sul lato destro della strada si sporge su di una vallata circondata da basse colline vitate, su quelle più distanti si intravedono borghi medioevali immersi nei boschi di lecci e querce.

Azienda giovane nata da pochi anni, con impianti vitati tutti a cordone speronato di circa 5000 ceppi per ettaro con terreni argillosi e zone in cui si trova molto scheletro sassoso tutti esposti a Sud Sud-Est. Vitigni ormai quasi scomparsi scelti per le caratteristiche e le affinità elettive di quei posti. Progetto nato da una collaborazione con l’Università di Firenze per riscoprire e valorizzare varietà autoctone antiche con più di 300 anni di storia da cui si ottengono vini con forte connotazione  territoriale  dal quale provengono.

 “Chiamiamo affini quelle nature che incontrandosi subito si compenetrano e si determinano reciprocamente.”

Di fronte al corpo principale dell’azienda, una vigna antichissima ed ormai improduttiva, riempie una parte di appezzamento degradando con i sui enormi tralci sul fondo valle, dove scorre il Fiume Ema.

Ema il nome aziendale, ha una doppia valenza che riassume anche le iniziali di Enrico Calvelli,  Marco Stucchi ed A- come autoctono, a sottolineare il luogo e le persone che si occupano di valorizzare ciò che esso produce. Le coltivazioni prediligono gli antichi vitigni dimenticati simbolo di Toscanità, senza contaminazioni di varietà internazionali, scelta di mercato ma anche una ricerca di stili e specie che intende far rivivere le antiche tradizioni. Non è un caso infatti che la cantina sia di fatto un laboratorio in cui vinificazioni accurate e scrupolose vanno a braccetto con la continua ricerca e la sperimentazione di nuove metodologie affiancate da antichi saperi. I contenitori in acciaio a temperatura controllata sono affiancati da vasche in cemento, giare in terracotta di Impruneta fatte a mano, qualche Barrique ed alcuni Tonneaux. Nel centro troneggia anche un grande Orcio in terracotta di Impruneta lavorata quindi nella stessa terra in cui sono coltivati i vigneti, disegnato da Marco Stucchi in persona e realizzato appositamente per la cantina.

Le varie parcelle vengono vendemmiate e vinificate a parte con microvinificazioni. Gli assemblaggi variati a seconda delle caratteristiche, per la produzione di vini cesellati e ben eseguiti, una  produzione talmente limitata che le bottiglie sono numerate a mano per rafforzare l’esclusività dei propri vini.

I vitigni sono Sangiovese,  Foglia Tonda e Colorino, trova spazio una piccolissima coltivazione di vitigni bianchi di trebbiano e malvasia. I nomi dei vini ammiccano al dialetto verace toscano con espressioni tipiche del Fiorentino.

Tasting Notes

La giornata estiva ed il clima informale mi fanno apprezzare ancora di più la degustazione allestita all’esterno. Non potrebbe esserci luogo migliore per assaggiare i vini se non qui seduta fuori davanti al vecchio vigneto da cui tutto è iniziato, respirandone gli odori ed i profumi.

I’Rosato

Sangiovese 100%

Un rosè ottenuto con un insieme di pressature soffici fino a raggiungere il prodotto desiderato. Una chicca di solo 600  bottiglie, dall’accattivante colore rosa intenso, trasparente e luminoso. Fiori e frutti rossi freschissimi, lampone, ribes, pompelmo rosso, contornati da erbe aromatiche. Gustoso e saporito possiede una decisa vena acido sapida che fa salivare mantenendo in primo piano il frutto. Goloso e lungo è uno di quei vini che non smetterei mai di bere se non fosse quasi introvabile vista l’esiguità della produzione.

Fogliatonda Igt 2014

Prodotto con uve 100% Foglia Tonda, antica varietà toscana plurisecolare, vinificate e affinate in Giare di Terracotta di Impruneta. Si presenta con un bel rosso rubino, luminoso e brillante. Al naso delicato agrume rosso e ciliegia a media maturazione fanno intuire l’annata fresca, seguito da sfumature pronunciate di lavanda e viole, cipria e foglia di thè, menta selvatica. Il palato intenso reattivo incalzato da tanta freschezza e trama tannica fine, elegante e scorrevole, un velluto di viole che  rimane ben presente su una lunga persistenza.

Foglia Tonda Igt 2015

Colore più concentrato con riflessi porpora. Intenso e carismatico, in cui il frutto diviene più marcato nero e rosso maturo, arancia rossa, violetta, giaggiolo, spezie piccanti pepe nero, erbe di macchia . Il palato segue il trend dell’olfatto risultando materia e acidità movimentano un sorso ben modellato da tannini precisi ma scorrevoli e croccanti.

Foglia Tonda Igt 2016

Il 2016 riesce a riassumere le caratteristiche di composta dinamicità del 2014 ma con frutto più succoso ed in evidenza del 2015. Un perfetto mix di sapori e profumi che spaziano dalle note mature del frutto a quelle più floreali e balsamiche. Sapore appagante ed avvolgente, ben equilibrato da morbidezza e freschezza, tannino rotondi e definiti, lascia il palato con un piacevole lungo ritorno al frutto. Malgrado la gioventù dotato di grande bevibilità.

Nocchino Igt  2014  

 Sangiovese 60% Foglia Tonda 20%e Colorino 20%

Il taglio del 2014 è stato fatto per bilanciare le troppe differenze tra i vitigni, causate dal decorso climatico molto particolare dell’annata.Trasparente con rosso rubino intenso, ha profumi che esprimono con piglio deciso il Sangiovese, ferroso sanguigno e con molto agrume rosso e sentori mentolati. Molta corrispondenza nel sorso che risulta non molto volumico, snello, con molta freschezza e trama tannica sottile.

Nocchino Igt 2015

50% Sangiovese, 40% Fogliatonda, 10% Colorino

Trasparente e vivace con rubino fitto ed intenso. I tratti olfattivi dimostrano complessità dove frutto rosso maturo e spezie si fondono senza appesantire i tratti salienti. Completo di tratti floreali ed ematici, gli aromi riportano alle erbe aromatiche rosmarino, alloro, dragoncello dolce che nasce in modo spontaneo in quelle colline, pepe nero e rosa. Palato generoso dal profilo rotondo ma stratificato, dotato di struttura in cui la parte alcolica risulta ben inserita, movimentato da una fitta trama tannica di bella fattura, finale infinito in cui allunga con scia  polposa del frutto.  http://www.podereema.it

Un ringraziamento per tutte le informazioni e la pazienza dimostrata ad Alberto e Riccardo.

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Modena Champagne Experience 2017

Champagne per brindare a un incontro..recitava una canzone degli anni 70, un incontro da favola ovvero quello con 100 Maison ed oltre 500 Champagne. Una manifestazione Modena e Champagne Experience che oltre a favorire lo scambio per fini commerciali con vignaioli ed importatori è stata una vera esperienza sensoriale. Lo Champagne ha segnato la storia di molti personaggi storici come Napoleone Bonaparte il quale aveva una cospicua riserva di bottiglie che conduceva con sè durante le battaglie.

Del resto sono innegabili le proprietà terapeutiche dello Champagne , già dopo il primo bicchiere riesce a far sopire ansie ed affanni del vivere (compreso anche il mio mal di piedi per aver scelto un paio di scarpe scomode).

Bagliori scintillanti, dorati, profumi golosi e freschezza dissetante al palato che insieme alla vivacità del perlage accarezza il palato solleticando anche i palati più esigenti, rendendolo perfetto per ogni occasione. .

Moltissime le Maison dove poter assaggiare le migliori selezioni ed anche mettere a confronto Millesimati con cuvée prestigiose.

Evento che sta crescendo anche sul piano delle Master Class proposte anche se con posti forse troppo limitati. Tantissimi gli intervenuti con relativo affollamento davanti ai banchi di degustazione.

Per il resto sia il livello che la quantità delle proposte è talmente allettante da non lasciare dubbi sulla sua riuscita rendendolo un evento in ogni caso irrinunciabile.

Tasting Notes di alcuni dei miei migliori assaggi

LARMANDIER-BERNIER
VIEILLE VIGNE DU LEVANT 2008

Lo Champagne Vieille Vigne du Levant è un Blanc de Blanc composto dal 100% Chardonnay Millesimato 2008 raccolto nel villaggio di Cramant, 100% Grand Cru della parte più vocata per lo Chardonnay la Côte des Blanc . Le viti di questo Grand Cru sono di età compresa tra 48 e oltre 75 anni le cui radici si approfondano nel terreno contribuendo a donare complessità al vino.Vieille Vigne du Levan ovvero irradiato dai primi raggi di sole al mattino.

Sottilissimo perlage continuo e diffuso con profumi delicati e pienamente riconducibili allo Chardonnay. Mineralità gessose, richiami di miele di acacia, pan brioche, bollangerie ricca, intenso e persistenza infinita. Un vero nettare.

Bruno Paillard Cuvée 72

Lo Champagne Brut Cuvée 72 di Bruno Paillard è un “multivintage” 22 % circa di Meunier, il 33 % di Chardonnay ed il 45 % di Pinot Noir.

Una lunghissima sosta sui lieviti che dopo i classici 36 mesi d’affinamento sui propri lieviti riposa ancora altri  36 prima dell’uscita in commercio, da cui trae il nome come Cuvée 72.

Dorato brillante con profumi speziati e di frutta secca, ma anche con caratteristiche riconducibili sia a frutti rossi maturi che al frutto bianco esotico e polposo, pan brioche. Palato largo, sapore intenso, con bollicine sottilissime è esaltato dalla parte acida che si allunga con delicatezza glicerica e finemente agrumata.

Bollager La Grand annè rosè

72% Pinot Noir, di cui il 5% in rosso, 28% Chardonnay; dosage 8/9 gr/L

Bollinger una delle Maison più famose vanta una tradizione molto antica, risalente al XV secolo, quando una famiglia di viticoltori, successivamente imparentatisi con i Bollinger dettero inizio nel 1829 alla cantina moderna. Le coltivazioni si trovano ad Ay, nelle Montagne di Reims

La Grande Année è prodotta con le migliori uve classificate Premier e Grand Cru quasi esclusivamente dei vigneti di proprietà.

Le uve per il rosè sono almeno per il 70%di proprietà alle quali si nell’assemblaggio vengono aggiunte il 5% di vino rosso del celebre vigneto Côte aux Enfants di Aÿ.

Un rosè che mostra carattere e proprietà uniche date da note olfattive a metà tra rosè e rosso. Aspetto rosa intenso brillante, floreale vinoso con frutti rossi ben identificabili, scorza di agrume pepe rosa, lavanda, spezie, frutta candita. Un rosè che al sorso si svela potente e profondo, bilanciato da una grande acidità, sfaccettato anche nel frutto, ampio armonico grandemente propulsivo e saporito. Infinito.

Champagne Brut Cuvée “Entre Ciel et Terre” Francoise Bedel

Entre Ciel et Terre” nasce di vigne di oltre 30 anni, viene vinificato in botti di rovere e matura per 6 anni sui lieviti in bottiglia.

Luminosità e brillantezza dai bagliori tipici degli champagne che sprizzano freschezza. Olfattivamente dominato da sensazioni marine intense e frutto agrumato e bianco. Diretto e verticale spinge con forza il gusto spalleggiato da estrema freschezza e sapidità cremoso profondo, da cui spunta una trama glicerica aromatica e densa di sapore. Da bere a fiumi !

È proprio vero che nel caso specifico dello champagne i metodi produttivi le cuvèe assemblaggi e liquer de spedition spesso formano prodotti molto diversi tra loro. Ecco che a parte i paramenti oggettivi come persistenza e sottigliezze del perlage altri parametri sono completamente aleatori e determinano nell’assaggiatore quel groviglio di emozioni soggettive da cui lasciarsi tentare verso una preferenza anziché un’altra. È il caso del prossimo Champagne uno dei più controversi perché le sue bottiglie sono molto diverse tra una’annata e l’altra ed è frequente trovare diversità addirittura tra bottiglie uguali per annata e tipologia. Incostante ma se beccate la bottiglia giusta è forse uno dei fuoriclasse più assoluti.

Andrè Beaufort 2003 Grand Cru Ambonnay 100% Pinot Noir

Oro iridescente con olfatto dove il frutto si manifesta con forza quasi un concentrato di albicocca, mela caramellata rresina, canditi, miele, anice liquirizia, nocciolina tostata, sottofondo iodato e ferroso, Cangiante e sorprendente cambia veste ad ogni istante per poi ritornare all’inizio un girotondo di aromi che ammaliano e costringono all’assaggio.

Perlage sottilissimo e rotondo cremoso ed intenso il gusto è avvolgente volumico morbido sferzato dall’acidità e dalla sapidità di supporto ad un quadro gustativo di pregevole fattura, lungamente persistente con chiusura succosa ed agrumata.

Jean de Thelmont 2005

Un’altro millesimo 2005 che merita di essere descritto per la generosità di palato e con invidiabile equilibrio. Una cuvée classica composta dai tre vitigni principali dello Champagne in parti più o meno uguali di Pinot Noir, Pinot Meunier, Chardonnay tutti annata 2005. Attenzione estrema in vigna ed una vinificazione attenta portano a questa bella cuvée.

Frutto maturo susina mela e ribes in un insieme molto fine

a cui si uniscono tratti freschi balsamici e piccanti . Sottile ed elegante al palato dove emerge la parte polposa del frutto e equilibrato e con bel finale asciutto.

La finezza del Pinot Bianco si esprime in pieno nello Champagne di Gautheroth che dimostra come i piccoli Recoltant sanno produrre grandi e raffinati Champagne.

Gauteroth Exception

80% Pinot Nero e 20% Pinot Blanc, Dosage 5 g/l, 5 anni sui lieviti.

Famiglia di vignaioli che produce Champagne dal 1695 nella Valle dell’Ource. La conduzione aziendale oggi è affidata a François, che continua nell’antica tradizione produttiva familiare che ha ereditato, dal nonno René e dal padre André. Storicità e perseveranza che si evidenziano attraverso gli Champagne.Excepion proviene dalle migliori vigne e soltanto le migliori cuvées entrano nella sua composizione.

Riflessi dorati ed un perlage sottilissimo e diffuso I profumi vertono sulla raffinata essenza dei floreali e frutti bianchi, pesca bianca susina, pane tostato, miele di acacia fresca nota balsamica. Palato fresco dinamico con morbidezze ben dosate per un sorso impostato sulla raffinatezza piuttosto che sulla potenza, freschissimo e pieno chiude con eleganza.

Il Palagio di Panzano

Il Palagio di Panzano di Monia Piccini e Franco Guarducci è sito a poca distanza dal centro di Panzano in Chianti. Una valle inondata di sole che gode di un’esposizione ventilata sulla dorsale che guarda verso la Conca d’oro di Panzano. Il possedimento che anticamente era una riserva di caccia, fu acquistato nel 1965 dal nonno di Monia Piccini con la speranza che quel gruppo di case in futuro sarebbero diventate un investimento edile. In quegli anni Panzano era una zona depressa con una esigua produzione di vino che veniva fatta soltanto per ricoprire i fabbisogni familiari. Nel 1968 Fabrizio Piccini padre di Monia, iniziò a produrre vino di Panzano per un uso domestico piantando le prime vigne intorno al fabbricato e iniziando a fare progetti per far rivivere quel Borgo dalla bellezza antica e rurale. Monia dopo la morte prematura del padre sceglie di seguire le orme paterne ed aiutata dal marito inizia i lavori per la ristrutturazione dell’antico borgo. Poco alla volta il progetto prende vita permettendo l’apertura di un agriturismo immerso nel verde delle colline dove alla bellezza suggestiva del posto è unita ad attenzione estrema per il dettaglio, cure che sono riservate anche nella produzione del vino. Dal 2004 le energie della coppia vengono infatti canalizzate su di una produzione vinicola qualitativa. Coadiuvati dall’agronomo Marco Chellini, vengono rivisti i vecchi vigneti e fatti nuovi impianti, a cui nel 2008 si aggiunge anche la vigna “Le Bambole” le cui uve sono destinate alla Gran Selezione. Il vigneto dedicato alle due figlie della coppia appunto “le Bambole”, nasce su un impianto con una esposizione perfetta a 450 metri slm da dove provengono le uve con cui viene prodotto il cru. La copertura totale vitata è di 8 ettari, di cui 7 di Sangiovese e 1 di Merlot. I terreni sono piuttosto variegati con percentuali di argilla ed alberese che in alcuni appezzamenti vengono attraversati da striature più ricche di ferro. Per questo motivo ogni appezzamento viene vinificato separatamente e successivamente assemblati a seconda delle caratteristiche che si vuol ottenere, la cantina è piccola adeguata al fabbisogno del vino prodotto. le vigne sono seguite in maniera scrupolosa e capillare. L’azienda è biologica certificata e facente parte di un sistema in cui tutta la produzione è attenta e volta a sfruttare il meglio delle risorse che il territorio può offrire. I vini del Palagio riflettono le cure che ricevono, interpretati in un modo che esprime attenzione per l’innovazione in un divenire continuo dove anche il cambiamento è inteso come un progredire costante nel tempo.

Tasting notes di alcuni dei migliori assaggi

Sangiovese senza solfiti 2016

Colore purpureo trasparente, caratterizzato da un frutto incisivo netto e fragrante, in cui si ritrova la freschezza e l’aromaticità del Sangiovese senza maschere. Malgrado la gioventù dimostra un gradevole equilibrio, sorso fruibile sapido e freschissimo e tannini dolci.

Chianti Classico 2013 Riserva

Bel colore rubino coeso e trasparente sul bordo. Inizialmente apre su toni ferrosi che ossigenandosi si ampliano su note date da un pot-pourri di fiori rossi, ribes, agrumi rossi e fresca parte balsamica. Palato intenso e dinamizzato da tannini vividi ed eleganti. Le freschezza è esacerbata dal frutto succoso. Profondo ed ancora scalpitante chiude lasciando una lunga scia saporita.

Chianti Classico Riserva 2012

Rubino con lievi cenni di granato sul bordo. Profumo dolce molto accattivante denotato da fruttuosità che portano a note di fragoline, ciliegia, succo di pesca gialla, erba appassita. Sferico ed avvolgente il gusto è influenzato dall’annata, risultando equilibrato tra freschezza e morbidezza.

Chianti Classico Riserva 2010

Trasparenza e luminosità svelano la materia di questo vino che si mostra complesso e sfaccettato. Piccoli frutti rossi, fiori viola, sensazioni ferrose, le spezie sono fuse senza essere invadenti. Palato dalla texture avvolgente ben dosata da una tannicità finissima. La vena acida è smorzata dalla morbidezza, rendendolo vicino ad un equilibrio perfetto, il sorso vellutato accompagna il finale elegante.

Gran Selezione Le Bambole 2013

Ancora in affinamento in bottiglia, questo campione in assaggio dimostra comunque una gran personalità. Ventaglio dei profumi ampio  denotato da frutto nero e rosso con molti cenni balsamici, resina, menta, cenni piccanti di pepe verde e nero, di foglia di tabacco. In bocca nervoso mostra segni di giovanile vitalità sprizzando freschezza e tannini irruenti,  immerso in un bel frutto ha una dinamicità propulsiva e persistenza lunga. In evoluzione.

Una lunga estate “Rosè”

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Che fosse l’anno dei rosati si era intuito da tempo, basta dare un’occhiata ai tanti post che circolano sui vari social e che hanno dipinto di rosa pagine intere. L’estate particolarmente calda ha certamente contributo a fare spazio a questa tipologia il cui colore invitante e la temperatura di servizio intorno ai 10/12 gradi, promette un genere rinfrescante e pieno di sapore.

Il rosè è in realtà molto versatile, di facile abbinamento alle pietanze tipicamente estive. Un trend che trova sempre più spazio tra i vini bianchi arrivando a riempire interi scaffali con le molteplici sfumature rosa.

Tipologia molto diffusa anche all’estero a partire dalla vicina Francia, in particolare quella del sud. I rosé italici naturali o non convenzionali sono diversi per vitigni e peculiarità. Oggi sono moltissime le aziende che hanno nella loro gamma produttiva almeno un rosato. Incredibilmente l’Italia risulta essere uno dei maggiori esportatori di questa tipologia, mentre i primi consumatori restano per adesso i vicini francesi.

Produrre un buon rosè non è però cosa banale, ma chi riesce nell’impresa ottiene prodotti che meritano rispetto e considerazione.

Occorre scegliere il vitigno giusto prima cosa, in base a caratteristiche di acidità, aromaticità e capacità colorante. Il territorio, deve avere sufficiente escursione termica e ventilazione per ottimizzare la maturazione delle uve, le quali devono essere sane e nel miglior stato possibile.

Anche scegliere il momento giusto della raccolta non è mai banale, con pochi giorni di anticipo si rischia di ottenere un vino squilibrato e pochi giorni di ritardo per avere un vino eccessivamente alcolico o scarso di freschezza. Massima cautela anche in cantina per ottenere il giusto gradiente di colore desiderato. Infine occorre stare attenti alla conservazione del suo colore estremamente fragile ed esposto a fenomeni di ossidazione. D’estate però accanto a prosciutto e melone, oppure piatti di pesce o carni non troppo elaborate, il rosato è il giusto rito per esorcizzare il caldo di un’estate ancora lunga.
 Tasting Notes di alcuni dei migliori assaggi.


Whispering Angel 2016 – CAVE D’ESCLANS AOC Provence 

Zona del Bandol la più famosa e vocata per la produzione di rosè  Château D’ESCLANS si trova a La Motte, nella regione francese del Var. -72% Grenache, 13% Rolle, 7% Syrah, 4% Cinsault, 4% Tibouren

Tipicamente provenzale nelle sue sfaccettature, questo rosè ha in suo punto cardine nell’estrema raffinatezza di profumi ed aromi. Colore rosa salmone molto tenue e luminoso. I tratti erbacei e floreali sono completato da piccoli frutti rossi appena accennati che sia nei profumi che nel gusto arricchiscono un sorso leggiadro dotato di una grande freschezza, la lunga persistenza è seguita da un finale pulito e asciutto. Finissimo.

 


Illario 2016 fattoria di Magliano Sangiovese 100% della Maremma Toscana 

Territorio assolato e selvaggio che risente dei vicini venti marini, da dove si ottengono vini concentrati e maturi. Illario è un bel rosa intenso e vivace, perfetto connubio tra la maturità dei frutti rossi e la freschezza delle erbe aromatiche. Entrata di avvolgente morbidezza, sferzata da freschezza e sapidità, il sorso fà salivare a lungo richiamando il sorso. Chiusura sapida e piacevolmente fruttata. Dissetante

 


“Petali” 2016 az agricola Cantalici  Sangiovese 100% 

Igt biologico e vegano, ovvero che prevede un uso di coadiuvanti di sola origine vegetale e minerale per tutto il ciclo produttivo. Esigua la produzione di solo 15.000  bottiglie.

Rosato di ottima beva in cui i frutti rossi sono piccoli e croccanti con accenni ferrosi ed ematici, intenso il floreale di viole e rosa. Palato inizialmente disteso e rilassato, mostra un lato più selvaggio carnoso e sapido. Persistente e sostenuto da parte acida rinfrescante.

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Sangiovese in purezza anche per il Rosè 2016  di Riecine 

Cuore della Toscana nel Chianti Classico. Il rosato di Riecine ha una colorazione molto tenue che rammenta tratti più nordici. I profumi invece sono strettamente legati al territorio, erbe aromatiche in cui si insinuano tratti agrumati e floreali di violetta tipici del Sangiovese di quelle zone. Il palato aereo ed intenso è teso da una vena fresco/sapida che risulta appagante e completa, chiusura impeccabile e lunga, eleganza da vendere. Pregevole.


Campo alle Comete 2016 Rosato Bolgheri Doc 

Nasce da un tipico taglio di vitigni Bordolesi in pieno stile  Bolgheri.  Il primo vino interamente prodotto e vinificato dalla nuova gestione, esegue una pressatura soffice con l’aggiunta di una piccola percentuale ottenuta con metodo del salasso.

Ciliegie fragole frutti rossi succosi, contornati da erbe aromatiche, resina di pino fiori viola. Rosato dotato di bella struttura in grado di sorreggere anche piatti elaborati. Intenso, si allarga con un incedere morbidamente avvolgente per poi bilanciarsi con la parte data dalla freschezza e dalla sapidità marina, tipica del territorio. Trasognato.


infine…per chi ama la sensazione carezzevole delle bollicine.

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Champagne  Révélation. 100% Pinot Noir. Rosé de Saignée. Dosaggio 7 gr/l.

Un rosè quasi solo di nome che rasenta un rosso scarico brillante e vivace. Il perlage è composto da numerose bollicine sottili, cremoso al palato, accarezza senza graffiare. Il quadro olfattivo è guidato dall’intensità del Pinot Noir in cui frutti rossi e sottobosco sono ben marcati, croccanti e arricchiti dalle sensazioni gessose, a cui si sommano le note fragranti date dall’affinamento in bottiglia. Complessità anche al palato intessuta in una spinta propulsiva data da una notevole freschezza stemperata da una morbida elegante nota fruttata, lungo e coerente il finale. Eccellente

 

Salamartano a proposito di Super Tuscan 

Salamartano, il cui nome deriva  dalla sala di Marte, ovvero il salone delle armi del castello di Fucecchio. Il vino un I.G.T. che stilisticamente si colloca tra i Supertuscan, la cui prima annata di uscita è stata il 1992. Un vero Cru ottenuto da due vigne singole con taglio “Bordolese” prodotto a Montellori. Nel blend si amalgamano, percentuali di Merlot e Cabernet Sauvignon, arricchito nelle annate più recenti di Cabernet Franc e Petit Verdot. Questo vino proveniente da una zona inusuale, più nota per le industrie manifatturiere che per la produzione vinicola e da molti ritenuta inadatta per la produzione di grandi vini rossi. L’azienda di Montellori è gestita da diversi anni dalla famiglia Neri che d’altra parte non è insolita alle sfide nel campo vitivinicolo; infatti produce anche un Metodo Classico Blanc de Blanc 100% Chardonnay,  con eccellenti  risultati di cui l’intero vigneto  è situato a 500 m  s.l.m tutto a Pergola Trentina.

I vigneti del Salamartano sono localizzati nella zona di Cerreto Guidi a 150 metri s.l.m. due diversi appezzamenti, di cui  la componente è diversificata; calcarea ed argillosa del Podere Moro per produzione dei Cabernet,  quella argillosa del Podere Montauto per il Merlot. Le uve vengono vinificate separatamente, il vino poi esegue un passaggio in barriques. Produrre un vino del genere nella terra dei grandi Sangiovese da un lato ed i blasonati Bolgheresi dall’altra ha richiesto sicuramente una buona dose di coraggio e spirito innovativo. Di fatto il Salamartano  è un vino dal carattere  maturo ma ben modulato, potente ma non opulento, ben eseguito e territoriale nei richiami odorosi, elegante e longevo non teme nessun confronto con altri vini à la page.

 

Tasting notes 

Serata tra amici in cui dedichiamo i nostri sforzi enoici all’apertura di alcune annate, per un confronto conviviale. 

Salamartano 1998 50% Cabernet Sauvignon 50% Merlot 

Esordisce in sordina aprendosi poco alla volta con sentori umidi di humus, foglie macerate, terreno bagnato, sfumature di caucciù, ceralacca. Rosa essiccata e tocchi cipriati ingentiliscono il bouquet che mostra anche tratti ferrosi e sanguigni.
Il palato è lineare e di grande piacevololezza ma manca di profondità risultando un po’ magro. Tuttavia conserva quella vena acida che lo ravviva insieme a tannini docili seppur ridotti cosí come pure la persistenza.

Salamartano 2001 50% Cabernet Sauvignon , 50%Merlot

Ematico a bicchiere fermo che evolve e  si apre dopo qualche secondo. Con l’ossigenazione emergono tratti di maturità  che aprono su un frutto nero ma croccante, in cui si insinuano nuance di rosa e tratti balsamici, cera, incenso, alloro, rosmarino, lavanda e riflessi terrosi si fondono, in una danza aromatica sinuosa. Il palato è profondo solido e stratificato contornato da tannini pregevoli in cui ritornano le note carnose e ferrose. Intenso e fresco sulla fine ritorna il frutto ed una nota fumosa d’incenso, chiude lungo ed elegante.

Salamartano 2004  60% Cabernet Sauvignon  40% Merlot 

Olfattivo scandito da note più zuccherine rispetto agli altri. Cassis, ciliegie, mature in cui spuntano floreali rossi carnosi e spezie dolci. La scia speziata è contornata da un velato  tocco di erba appassita. IL palato è avvolgente più largo che lungo, denotato da gradevole spinta fresca e tannini ancora puntigliosi, ma ben eseguiti il cui finale risulta leggermente polveroso, ma con gradevolissimo ritorno nel retrolfattivo della nota dolce.

“Terre d’Italia 2017 ” tra conferme e novità. 

Appuntamento organizzato dall’Acquabuona dentro i locali dell’Una Hotel di Lido di Camaiore. Tra gli intervenuti complice la giornata soleggiata ed estiva, serpeggiava un po’ di nostalgia per la vecchia location  dell’evento, che fino ad un paio di anni fà era situata in quel magico luogo che è il “Conventino” nel centro storico di Pietrasanta.

Senza dubbio,  sia per i produttori che per i vini la nuova sede porta però vantaggi di ordine logistico,  essendo più spaziosa organizzata climatizzata. Bella la  selezione di etichette provenienti da tutt’Italia che si è completata nell’arco del lunedì con la presenza anche di bottiglie con annate vecchie. Una passeggiata tra i vigneti Italiani da Nord a Sud in un inseguirsi di sapori ed espressioni di grandi vini.

 

Tasting notes di alcuni migliori assaggi

Perdauin Roero Arneis 2016

Proveniente  da vigne vecchie di circa 35 anni.  Arneis estrattivo  e profumato di mele cotogne, fiori d’arancio, frutta tropicale, pompelmo rosa. Dotato di sapore e struttura, è caratterizzato da una forte spinta  fresca ben contrapposta da pienezza  glicerica, che termina in un lungo finale sapido.

“Oi ni” Fiano di Avellino 2013

  •  Fiano un vitigno che non finisce di sorprendere per l’estrema eleganza che riesce a raggiungere nelle migliori espressioni. Questo proviene da una selezione delle migliori uve della zona di Lapio. Sosta sulle fecce e passaggio in botti di rovere di 3 passaggio per circa un anno. Intenso e tropicale passion fruit, lime, sentore di arachide tostata, fumè e erba fresca. In bocca è ricco ma non opulento e governato da una vena fresco sapida che accompagna un gusto lungo dai contorni agrumati il cui finale riserva un goloso finale di caramello.

LR 1013  

LR sono le iniziali di Luis Raifer- per tantissimi anni presidente e direttore di Cantina Colterenzio nonché uno dei pionieri della rivoluzione qualitativa. LR  è un blend di una selezione contente Chardonnay,  Pinot bianco,  Sauvignon e Gewürztraminer. Lunga sosta sui lieviti e maturazione in legno.  Raffinatissimo vino che si esprime attraverso un profilo olfattivo ampio fusione perfetta di tutti i varietali dei vitigni che compongono la cuvée. Palato saporito dinamico molto elegante in cui la freschezza gioca un ruolo di primario. Lungamente persistente ha un chiusura pulita e floreale.

Tiarè Collio  Sauvignon 2016

Sauvignon dai toni polposi e floreali, in cui spiccano, il pompelmo rosa, l’ananas, ginestra e rose gialle a profusione, sottofondo erbaceo tipico del vitigno dettato da un fresco richiamo alla foglia di pomodoro ma senza prevaricare altri profumi. Corredato di struttura e glicerina ha una beva piacevolmente piena e fresca, in cui la spalla sapida fa da supporto distendendosi sul gusto.

Gattinara Travaglini Riserva 2011 Nebbiolo

Prodotto soltanto nelle annate, migliori, il nebbiolo dell’alto Piemonte si distingue per la spinta ferrosa e minerale che si accorda ad un frutto a giusta maturazione risultando ben amalgamato in un insieme balsamico di pino e resine. In sottofondo le spezie ed un soffio di legni profumati. Palato disteso e polposo di bella struttura che sorregge un alcol perfettamente integrato,  sorso compatto senza sbavature, movimentato da freschezza e tannini fluidi pieno e convincente fino in fondo.

Castel Salleg Bischofsleiten 100% Schiava

Un vino che sorprende per l’estrema bevibilità data da un olfatto  che profuma di fiori viola e frutti rossi croccanti erbe fresche officinali. In bocca coerente per la grande freschezza, in cui ritorna con forza il frutto succoso , tannini gentili e gusto che si prolunga chiudendo con garbo e pulizia .

Per le vecchie annate due vini mi hanno particolarmente colpito e al contrario di ciò che si potrebbe pensare non sono rossi ma due grandissimi inaspettati bianchi.

 

Tornante  2008  Vadiaperti Greco di Tufo 100%

Greco 100% le cui uve provengono da vigneti piantati negli anni 90. Un vino che si evolve con stile, che si esprime con intense note agrumate e con idrocarburi a cui si sommano note terrose e frutta secca; segue un sorso saporito strutturato, e ancora freschissimo quasi al limite del tagliente. Persistente e sapido.

NEGRO ANGELO E FIGLI – Roero Arneis 7 anni 2009

Arneis che esce in commercio dopo ben sette anni di bottiglia. Nasce su terreni calcarei ricchi di fossili marini. Naso che gioca tra i contrasti che si alternano tra frutta secca, buccia di mela, pompelmo  di sensazioni marine, spezie piccanti. Palato avvolgente con freschezza, ben conservata e sapido, finisce con un bellissimo ritorno alla mela di cui rimane una lieve percezione tannica.

“Terre Brune” il Carignano del Sulcis in tre atti.

Il Terre Brune Carignano del Sulcis etichetta simbolo di Santadi. Vino emblematico per la Sardegna per essere stato il primo vino ad essere affinato in Barrique. Frutto della ricerca di uno dei piu grandi enologi Italiani, Giacomo Tachis, il Terre Brune esce per la prima volta nel 1988 con l’annata 1984. Ottenuto con un’attenta selezione delle uve di antichi vigneti coltivati ad alberello ancora a piede franco. Il vino dopo una lenta fermentazione e macerazione delle vinacce, sosta per 16 mesi in barrique di rovere Francese, a cui segue un lungo affinamento in bottiglia.

In passato il Carignano era un vitigno poco valorizzato le cui uve erano spesso vendute per il taglio di altri vini. Negli anni 60 con l’unione dei produttori locali nasce la cantina di Santadi, che inizia a vendere il vino ottenuto come vino da tavola. Il vero salto qualitativo arriva negli anni 70, quando in seguito all’elezione di Antonello Pilloni alla presidenza di Santadi, arriva l’enologo Giacomo Tachis la cui grande esperienza ha decretato il successo di vini come Sassicaia e Tignanello in Toscana. Selezione in vigna, vendemmie manuali ed una vinificazione su modello dei SuperTuscan applicata anche al Carignano del Sulcis, faranno la differenza rivalutando il Carignano che solo in questa zona riesce ad esprimersi con tanta eleganza.

Tasting Notes

 

“Terre Brune”Carignano Del Sulcis – Superiore

UVAGGIO
Carignano 95%, Bovaleddu 5%.

 

1994 

Il colore rosso granato in evoluzione, la cui vivacità non è particolarmente luminosa. Al naso denota una terziarizzazione in cui il frutto nero è sfumato nelle note speziate e boisè,  tabacco liquirizia, erbe appassite. Al palato ancora saporito e sostenuto da freschezza e tannini docili, sapido, perde sulla persistenza che appare ridotta rispetto agli altri due vini.

1996

Rosso rubino con lievi riflesso granato, mostra archetti fitti e regolari. Grande intensita e complessità il bouquet olfattivo si apre con aromi secondari che solo a tratti divengono terziari sembrando molto più giovane dell’effettiva età. Mirto, mora, gelso, tocchi di grafite, forte l’intensità delle erbe aromatiche, le spezie sono soffuse con soffi di anice stellato, cardamomo. In bocca è avvolgente animato da tannini finissimi ben integrati e freschezza che ritorna con le note aromatiche. Chiude lunghissimo e pulito, vino di grande eleganza.

 

 2011
Rubino intenso, denso e fitto. Olfatto che ricorda vini di luoghi assolati caldi dove il frutto è nero e maturo con  prugne cui seguono note di mirto profumato,  spezie orientali dolci ed erbe mediterranee, alloro, ginepro, che trascinano una chiusura su note di tabacco e cioccolato amaro. Attacco al palato rotondo ricco e caldo la cui parte morbida lascia spazio a fresche note fruttate,  tannini ancora energici ma dalla fattura impeccabile.

NOT-Only wine festival 

Per le strade di Citta di Castello, in mezzo Palazzi Storici e scenari da cartolina si è svolto  “Only Wine festival”.

Manifestazione articolata da una svariata ricchezza di eventi, connubio ben riuscito nel bel centro storico di Città di Castello tra arte, cultura, vino, cibo e non solo. Padiglioni dedicati anche alla degustazione di birre artigianali, whisky e sigari. Il mondo del vino in modo particolare è stato dedicato a quei piccoli produttori che non avendo nomi altisonanti alle spalle, faticano ad emergere pur avendo un grande potenziale qualitativo, 350 etichette hanno esposto negli ambiti del Festival. Tra questi molte le aziende Italiane che spaziavano da Nord  a Sud. Un padiglione riservato agli ospiti internazionali con Only Wine International. Vini provenienti da svariate aree Europee tra le più prestigiose, Champagne, Borgogna, della Mosella e della Georgia, e Spagna,che hanno avuto il prestigioso compito di accompagnare durante la Cena di Gala nella Sala degli Specchi i piatti dello Chef Hiro Shoda, selezionati, presentati ed abbinati ognuno ad un vino diverso da un istrionico, Luca Martini (Migliore Sommelier del Mondo AIS ). Di grande interesse anche l’area delle birre artigianali Umbre. L’area Whisky, curati da Claudio Riva presidente del Whisky Italian Club, che ha presentato i malti provenienti da varie aree geografiche mettendoli a confronto in due Master guidati dei migliori Whisky del Mondo, scelti ed imbottigliati con una estrema selezione dallo stesso WhiskyClub Italia. Da non dimenticare l’area del Trentodoc, che nel 1993 è stata la prima denominazione di origine controllata in Italia riservata al metodo classico, in cui è stato possibile spaziare tra un vasta scelta di bollicine Italiane. Interessante ed innovativa, l’iniziativa, riservata ai turisti  e winelovers che attraverso gli Speed Wine gestiti dai sommelier Ais, hanno potuto accedere a mini corsi della durata di circa mezz’ora che in pochi essenziali passi, hanno illustrato pochi passi fondamentali, per accedere al mondo del vino attraverso una degustazione più consapevole. Un momento di arricchimento culturale e riflessivo, introdotto da Francesco Saverio Russo attraverso la presentazione del libro di Lorenzo Corino nella storica Sala Bistoni, VIGNE, VINO, VITA: i miei pensieri naturali per una viticoltura che rivolge particolare attenzione all’ambiente attraverso il percorso dell’autore e della sua personale esperienza nella gestione della vigna e della cantina teso verso un non interventismo piuttosto che ad una correzione di ciò che già naturalmente è presente in natura.

Un’evento Only Wine Festival coinvolgente a 360 gradi, ben architettato e vario a cui calzerebbe a pennello il nome di  “NOT Only Wine Festival”.

 

Tasting Notes e galleria fotografica di alcuni dei miei migliori assaggi..

«Vin de la neu» Di Nicola Biasi– prodotto a 1000 m di altezza, ottenuto da un ibrido particolarissimo, che vanta un albero genealogico di tutto rispetto. Il Johanniter, questo il nome del vitigno,  uva bianca costituita nel 1968 da Johannes Zimmerman presso l’Istituto Statale di viticoltura di Friburgo, in Germania, ottenuto mediante l’incrocio risultante attraverso l’unione di altre varietà, ovvero Riesling e Seyve Villard, ed un incrocio tra Pinot Grigio e Chasselas. Resistente alle forti escursioni termiche ed al clima rigido, al Johanniterin  è stata autorizzata la coltivazione anche in Italia solo in tempi recenti. La bottiglia del «Vin de la neu» racconta la particolarità del suo contenuto attraverso un packaging accattivante. Etichetta candida a forma di vetta innevata, su bottiglia renana sormontata da ceralacca bianca, anticipa almeno visivamente un contenuto non scontato.

Il vino è come mi aspettavo,  freschezza tagliente dotato di un bouquet ampio e composto, in cui le peculiarità dei vitigni si fondono a formare un unica sinfonia. Speziato e al tempo stesso agrumato ha note di fiori selvatici bianchi, in cui si trovano tratti pietrosi contornati da erbe profumate e mele mature. Malgrado l’estrema gioventù è avvincente ed incalzante il sorso è lungo e di grande spessore.

” Genesis”- Valentino Butussi.  Colli Orientali del Friuli. Sauvignon Blanc 100%

Prodotto su terreni composti da calcare ed arenaria provenienti da un singolo vigneto di circa 40 anni, solo 1400 bottiglie prodotte. Finalmente un Sauvignon con finissimo olfatto che profuma di agrume e pompelmo rosa da cui escono chiare note minerali che portano alla salinità del suolo dove viene coltivato. Ruotandolo nel bicchiere emerge anche un frutto più maturo di pesca bianca ed un erbaceo tipico del vitigno, ma per nulla invadente o predominante. Anche al palato si conferma finemente agrumato dotato di morbidezza glicerica. Sapido e lungo finisce impeccabilmente pulito.

Sù Entu -Vermentino di Sardegna – Vermentino 100%

Ottenuto da vigneti con una densità di 5000 ceppi per ettaro, il cui sottosuolo è di natura calcareo-marnosa, ricco di argilla. Gli impianti sono abbastanza recenti e non hanno più di 10 anni. Dall’ultimo assaggio che ho potuto fare un paio di anni fà quando le viti erano più giovani, ha acquisito maggior complessità che si nota subito dal primo impatto olfattivo.

IL colore giallo paglierino, intenso; i profumi, spaziano dal frutto a tropicale con agrume maturo, arricchito da note salmastre con un fondo di spezie piccanti. Un uso ben gestito di tonneaux per la fermentazione e la maturazione, gli conferiscono morbidezza glicerica e spessore; dinamizzato da vena fresco sapida, il sapore porta verso un finale lungo in cui si avvertono erbe aromatiche e fiori di sambuco.

– Nobile di Montepulciano (Anteprima Riserva 2013) – Az.Agr.Nottola Continua a leggere

Le Château du Moulin-à-Vent

img_8241Dopo  aver girovagato per diversi giorni nel Nord della Francia patria dei grandi bianchi a base di Sauvignon e Chenin Blanc, aver percorso migliaia di km lungo l’ampio corso del fiume Loira, l’ultimo appuntamento ci attende con uno dei vini forse meno noti il “Gamay”

Andando verso sud oltrepassando il Màcon  parte finale della Borgogna, arriviamo nelle colline di Moulin a Vènt. La bellezza paesaggistica è sorprendente, sembra un’immagine tolta da un libro di fiabe. Un mulino a vento fà mostra di se  sulla cima di una collina completamente circondata da viti basse e tozze; sculture nodose e grevi rese tali da un vento freddo che soffia  in modo incessante.  Dietro una curva lo spazio si allarga e l’occhio si perde vagando per le colline, gremito di quelle viti ultracentenarie che sembrano spuntare dal terreno come tante mani aperte protese verso il cielo.

Château Du Moulin-À-Vent vanta 500 anni di storia, si trova tra Beaujolais e Mâconnais, la migliore AOC per il Gamay. Principalmente i vigneti sono situati nel cuore della denominazione Moulin-à-Vent, esposti principalmente a est, tra i 200 ei 350 slm. I terreni sono composti da granito e sabbia, con presenza di manganese, ossidi di ferro, silice e qualche argilla, danno a Moulin-à-Vent il suo carattere specifico.Vini straordinari vinificati tradizionalmente, quindi da non confondere con il più noto Beaujolais Nouveau.

Originario della Borgogna,  il Gamay Noire qui viene allevato ad alberello, la cui forma  ha origini molto antiche. Gli impianti molto bassi, offrono una maggiore resistenza alle raffiche dei venti, con delle rese bassissime. Le uve  vengono raccolte  manualmente con enorme difficoltà, viste le dimensioni ridotte, selezionate e depositate in appositi recipienti in modo da arrivare integre in cantina ed evitare così  la pre-ossidazione del succo. I grappoli provengono da viti che hanno età anche di 60/ 90 anni coltivate in  regime biodinamico. La cantina, antica dimora del 15 secolo, è moderna ed efficiente il proprietario attuale  Edouard  Parinet  gestisce l’azienda dal 2009 dopo averla ereditata dal padre Jean-Jacques .

Tasting Notes

Proveniente da terreni aziendali ma siti in Borgogna, il primo vino è un Pouilly Fuisse. Luminosità trasparente dai tratti olfattivi pietrosi, austeri, in cui si affacciano note di frutta bianca e tropicale floreale leggero, erbe profumate,  burrosità appena accennate, molto eleganti e composte. Sorso denso in cui la parte glicerica si avverte con una piacevolezza di bocca morbida e piena nonostante una spiccata acidità faccia  salivare copiosamente. Propulsivo e dinamico è dotato di una lunga e finissima scia minerale e sapida.

Croiz des Vèrillats 2014

Gamay 100% Il colore rubino e porpora di bella consistenza e spessore. Il frutto, rosso croccante è seguito da una sfumatura minerale e ferrosa, erbaceo che rammenta i profumi dell’erba che vengono trasportati dal vento in questa zona. Palato dominato da parte fresca, svela una parte carnosa ben integrata in sorso succoso con un bel finale di liquirizia e minerale.

Champ De Cour 2014

Gamay 100% proveniente da viti circa 80 anni poste nel punto più alto della proprietà. Qui il vento soffia con maggior forza; ne conseguono rese molto basse da cui si ottiene un vino dalla forte impronta territoriale.
Bel colore rubino intenso ed acceso che lascia presagire un energico contenuto di acidità. Olfatto improntato su note fresche e  floreali, viole erbe spezie vibrano sopra un intenso frutto rosso maturo e polposo, sottofondo di spezie cipria, ritorno minerale ferroso. In bocca composto e lineare la morbidezza è ben amalgamata ad un tannino intessuto nel velluto, corpo slanciato ed incalzato dalla parte acida che ritorna sottofoma di frutto nel lungo finale.

La Rochelle 2014

Gamay 100 % Con una densità di impianto a 9000 ceppi per ettaro, le cui rese sono estremamente basse, tra 20-35 hl / ha. Il 2014 vendemmia è iniziata l’11 settembre prolungandosi fino al 20 settembre.

Colore rubino di magnifica trasparenza e consistenza da fuoriclasse. Ha un olfatto sviluppato da una rara complessità ed eleganza; malva, verbena, iris, viole, delicato aereo in cui il frutto ben maturo è quasi nero pepato e ben definito, roccia sasso ferro racchiude elementi che riflettono il terreno sassoso di questo Cru. Il sorso coinvolge con la parte succosa ed un corpo slanciato levigato da tannino fitto e di finissima fattura, vibrante ed energico ha una persistenza lunghissima che chiude su toni ferrosi e fruttati. Raffinato e ancora giovanissimo.

La Rochelle 2012

L’annata più calda si evidenzia da un colore ancora trasparente ma più compatto. Complesso, apre con note di cipria e rosa appassita, lavanda, spezia piccante di pepe nero, frutto denso,  ravvivato da tocchi erbacei e ferrosi. Il sorso carico ed espressivo ha frutti scuri in primo piano, ampio e stratificato la trama tannica è risolta e ben integrata, lineare e suadente ha un finale lungo e pieno in cui ritrova la tipica nota minerale.

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Tignanello evoluzione dell’eccellenza.

Tignanello nasce nel 1970, prodotto da Piero Antinori, nella tenuta Tignanello, nei dintorni di San Casciano Val di Pesa, pochi chilometri a sud di Firenze. La leggenda vuole che in questa zona abitasse “Tinia”, divinità etrusca, da cui ha preso nome il vino. Nel ’75, si inizia ad aggiungere al tradizionale Sangiovese una parte di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. L’affinamento prevede l’utilizzo di Barrique esula dalle vinificazioni tradizionali del Sangiovese rendendolo un vino che getta lo sguardo verso un competitivo mercato internazionale. Le peculiarità del Tignanello risultano lungimiranti per l’epoca, comprendevano infatti l’introduzione di quei vitigni internazionali che hanno fatto la fortuna dei supertuscan 24 anni più tardi. Ambizioso e ben realizzato di fatto esce dal disciplinare storico del vino Chianti Classico perdendo la denominazione DOC e rimanendo con la sola generica indicazione vino da tavola. Nel 1994 gli viene attribuita la nuova denominazione di  I.G.T.

Tignanello è prodotto esclusivamente dal toponimo del vigneto da cui provengono le uve. Il terreno sono 57 ettari esposti a sud-ovest, di origine calcarea con elementi tufacei. L’altezza è compresa tra i 350 e i 400 metri s.l.m. presso la Tenuta di Tignanello.

Tasting notes

Tre annate storiche a confronto, infatti in quegli anni il consulente della storica casa vinicola fiorentina era l’enologo Giacomo Tachis che solo nel 1993, fu sostituito da  Renzo Cotarella.

1978 –Il colore di una luminosa sfumatura granato, appare più  fitto e molto ben conservato nel corpo centrale non dimostra  incredibilmente i suoi 38 anni di età. Elegante e raffinato frutto di una stagione vegetativa lunga non condizionata da picchi di calore. Nel bicchiere i profumi si propongono in più varianti di toni che vanno dalla ceralacca, resina, humus pepe alla composta di ciliegie mature e scorza di agrumi. Cangiante dopo qualche minuto escono nuance di pot-pourri, fiori appassiti, note mentolate, foglie di thè. Il sorso morbido è ben scandito dalla parte fresca di bella struttura, saporito, il  corpo è sostenuto da una trama tannica setosa ed un ritorno al frutto eccellentemente conservato e che si allungata sulla persistenza .

1985- Complice un’annata tra le migliori degli ultimi 30 anni  ha un’intensità cromatica più compatta. Luminoso e trasparente il colore granato è contornato da riflessi aranciati. Preciso e cesellato, il  varietale è contrassegnato da note speziate in cui si fondono aromi balsamici di pino e viola. Ematico e ferroso, si espande su profumi di liquirizia, tamarindo, frutti rossi, seguiti da nuance di foglia di tabacco, china. Il palato mostra una struttura equilibrata da morbidezza e freschezza dove un tannino finissimo accompagna il gusto che resta teso sulla lunghezza e chiude con una calibrata sinergia tra frutto e aromi di cioccolato fondente. Infinito!

1989- Malgrado l’annata giudicata tra le minori ne esce con un’ottimo colore ed un sviluppo nel bicchiere integro e dinamico. Granato con sfumature aranciate, l’olfatto esce con la frutta ancora in primo piano; amarena, cassis, piccoli frutti di rovo, alone terroso che ricorda l’odore del tufo, il cuoio, dragoncello selvatico, la salamoia di olive, tabacco. La bocca è caratterizzata da una struttura potente e ben conservata, rotondo e denso ha tannini fitti scorrevoli e freschezza che tende il sorso, sorprendente nel finale lunghissimo in cui ritorna una striatura di cioccolato e tabacco.