Una lunga estate “Rosè”

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Che fosse l’anno dei rosati si era intuito da tempo, basta dare un’occhiata ai tanti post che circolano sui vari social e che hanno dipinto di rosa pagine intere. L’estate particolarmente calda ha certamente contributo a fare spazio a questa tipologia il cui colore invitante e la temperatura di servizio intorno ai 10/12 gradi, promette un genere rinfrescante e pieno di sapore.

Il rosè è in realtà molto versatile, di facile abbinamento alle pietanze tipicamente estive. Un trend che trova sempre più spazio tra i vini bianchi arrivando a riempire interi scaffali con le molteplici sfumature rosa.

Tipologia molto diffusa anche all’estero a partire dalla vicina Francia, in particolare quella del sud. I rosé italici naturali o non convenzionali sono diversi per vitigni e peculiarità. Oggi sono moltissime le aziende che hanno nella loro gamma produttiva almeno un rosato. Incredibilmente l’Italia risulta essere uno dei maggiori esportatori di questa tipologia, mentre i primi consumatori restano per adesso i vicini francesi.

Produrre un buon rosè non è però cosa banale, ma chi riesce nell’impresa ottiene prodotti che meritano rispetto e considerazione.

Occorre scegliere il vitigno giusto prima cosa, in base a caratteristiche di acidità, aromaticità e capacità colorante. Il territorio, deve avere sufficiente escursione termica e ventilazione per ottimizzare la maturazione delle uve, le quali devono essere sane e nel miglior stato possibile.

Anche scegliere il momento giusto della raccolta non è mai banale, con pochi giorni di anticipo si rischia di ottenere un vino squilibrato e pochi giorni di ritardo per avere un vino eccessivamente alcolico o scarso di freschezza. Massima cautela anche in cantina per ottenere il giusto gradiente di colore desiderato. Infine occorre stare attenti alla conservazione del suo colore estremamente fragile ed esposto a fenomeni di ossidazione. D’estate però accanto a prosciutto e melone, oppure piatti di pesce o carni non troppo elaborate, il rosato è il giusto rito per esorcizzare il caldo di un’estate ancora lunga.
 Tasting Notes di alcuni dei migliori assaggi.


Whispering Angel 2016 – CAVE D’ESCLANS AOC Provence 

Zona del Bandol la più famosa e vocata per la produzione di rosè  Château D’ESCLANS si trova a La Motte, nella regione francese del Var. -72% Grenache, 13% Rolle, 7% Syrah, 4% Cinsault, 4% Tibouren

Tipicamente provenzale nelle sue sfaccettature, questo rosè ha in suo punto cardine nell’estrema raffinatezza di profumi ed aromi. Colore rosa salmone molto tenue e luminoso. I tratti erbacei e floreali sono completato da piccoli frutti rossi appena accennati che sia nei profumi che nel gusto arricchiscono un sorso leggiadro dotato di una grande freschezza, la lunga persistenza è seguita da un finale pulito e asciutto. Finissimo.

 


Illario 2016 fattoria di Magliano Sangiovese 100% della Maremma Toscana 

Territorio assolato e selvaggio che risente dei vicini venti marini, da dove si ottengono vini concentrati e maturi. Illario è un bel rosa intenso e vivace, perfetto connubio tra la maturità dei frutti rossi e la freschezza delle erbe aromatiche. Entrata di avvolgente morbidezza, sferzata da freschezza e sapidità, il sorso fà salivare a lungo richiamando il sorso. Chiusura sapida e piacevolmente fruttata. Dissetante

 


“Petali” 2016 az agricola Cantalici  Sangiovese 100% 

Igt biologico e vegano, ovvero che prevede un uso di coadiuvanti di sola origine vegetale e minerale per tutto il ciclo produttivo. Esigua la produzione di solo 15.000  bottiglie.

Rosato di ottima beva in cui i frutti rossi sono piccoli e croccanti con accenni ferrosi ed ematici, intenso il floreale di viole e rosa. Palato inizialmente disteso e rilassato, mostra un lato più selvaggio carnoso e sapido. Persistente e sostenuto da parte acida rinfrescante.

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Sangiovese in purezza anche per il Rosè 2016  di Riecine 

Cuore della Toscana nel Chianti Classico. Il rosato di Riecine ha una colorazione molto tenue che rammenta tratti più nordici. I profumi invece sono strettamente legati al territorio, erbe aromatiche in cui si insinuano tratti agrumati e floreali di violetta tipici del Sangiovese di quelle zone. Il palato aereo ed intenso è teso da una vena fresco/sapida che risulta appagante e completa, chiusura impeccabile e lunga, eleganza da vendere. Pregevole.


Campo alle Comete 2016 Rosato Bolgheri Doc 

Nasce da un tipico taglio di vitigni Bordolesi in pieno stile  Bolgheri.  Il primo vino interamente prodotto e vinificato dalla nuova gestione, esegue una pressatura soffice con l’aggiunta di una piccola percentuale ottenuta con metodo del salasso.

Ciliegie fragole frutti rossi succosi, contornati da erbe aromatiche, resina di pino fiori viola. Rosato dotato di bella struttura in grado di sorreggere anche piatti elaborati. Intenso, si allarga con un incedere morbidamente avvolgente per poi bilanciarsi con la parte data dalla freschezza e dalla sapidità marina, tipica del territorio. Trasognato.


infine…per chi ama la sensazione carezzevole delle bollicine.

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Champagne  Révélation. 100% Pinot Noir. Rosé de Saignée. Dosaggio 7 gr/l.

Un rosè quasi solo di nome che rasenta un rosso scarico brillante e vivace. Il perlage è composto da numerose bollicine sottili, cremoso al palato, accarezza senza graffiare. Il quadro olfattivo è guidato dall’intensità del Pinot Noir in cui frutti rossi e sottobosco sono ben marcati, croccanti e arricchiti dalle sensazioni gessose, a cui si sommano le note fragranti date dall’affinamento in bottiglia. Complessità anche al palato intessuta in una spinta propulsiva data da una notevole freschezza stemperata da una morbida elegante nota fruttata, lungo e coerente il finale. Eccellente

 

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Salamartano a proposito di Super Tuscan 

Salamartano, il cui nome deriva  dalla sala di Marte, ovvero il salone delle armi del castello di Fucecchio. Il vino un I.G.T. che stilisticamente si colloca tra i Supertuscan, la cui prima annata di uscita è stata il 1992. Un vero Cru ottenuto da due vigne singole con taglio “Bordolese” prodotto a Montellori. Nel blend si amalgamano, percentuali di Merlot e Cabernet Sauvignon, arricchito nelle annate più recenti di Cabernet Franc e Petit Verdot. Questo vino proveniente da una zona inusuale, più nota per le industrie manifatturiere che per la produzione vinicola e da molti ritenuta inadatta per la produzione di grandi vini rossi. L’azienda di Montellori è gestita da diversi anni dalla famiglia Neri che d’altra parte non è insolita alle sfide nel campo vitivinicolo; infatti produce anche un Metodo Classico Blanc de Blanc 100% Chardonnay,  con eccellenti  risultati di cui l’intero vigneto  è situato a 500 m  s.l.m tutto a Pergola Trentina.

I vigneti del Salamartano sono localizzati nella zona di Cerreto Guidi a 150 metri s.l.m. due diversi appezzamenti, di cui  la componente è diversificata; calcarea ed argillosa del Podere Moro per produzione dei Cabernet,  quella argillosa del Podere Montauto per il Merlot. Le uve vengono vinificate separatamente, il vino poi esegue un passaggio in barriques. Produrre un vino del genere nella terra dei grandi Sangiovese da un lato ed i blasonati Bolgheresi dall’altra ha richiesto sicuramente una buona dose di coraggio e spirito innovativo. Di fatto il Salamartano  è un vino dal carattere  maturo ma ben modulato, potente ma non opulento, ben eseguito e territoriale nei richiami odorosi, elegante e longevo non teme nessun confronto con altri vini à la page.

 

Tasting notes 

Serata tra amici in cui dedichiamo i nostri sforzi enoici all’apertura di alcune annate, per un confronto conviviale. 

Salamartano 1998 50% Cabernet Sauvignon 50% Merlot 

Esordisce in sordina aprendosi poco alla volta con sentori umidi di humus, foglie macerate, terreno bagnato, sfumature di caucciù, ceralacca. Rosa essiccata e tocchi cipriati ingentiliscono il bouquet che mostra anche tratti ferrosi e sanguigni.
Il palato è lineare e di grande piacevololezza ma manca di profondità risultando un po’ magro. Tuttavia conserva quella vena acida che lo ravviva insieme a tannini docili seppur ridotti cosí come pure la persistenza.

Salamartano 2001 50% Cabernet Sauvignon , 50%Merlot

Ematico a bicchiere fermo che evolve e  si apre dopo qualche secondo. Con l’ossigenazione emergono tratti di maturità  che aprono su un frutto nero ma croccante, in cui si insinuano nuance di rosa e tratti balsamici, cera, incenso, alloro, rosmarino, lavanda e riflessi terrosi si fondono, in una danza aromatica sinuosa. Il palato è profondo solido e stratificato contornato da tannini pregevoli in cui ritornano le note carnose e ferrose. Intenso e fresco sulla fine ritorna il frutto ed una nota fumosa d’incenso, chiude lungo ed elegante.

Salamartano 2004  60% Cabernet Sauvignon  40% Merlot 

Olfattivo scandito da note più zuccherine rispetto agli altri. Cassis, ciliegie, mature in cui spuntano floreali rossi carnosi e spezie dolci. La scia speziata è contornata da un velato  tocco di erba appassita. IL palato è avvolgente più largo che lungo, denotato da gradevole spinta fresca e tannini ancora puntigliosi, ma ben eseguiti il cui finale risulta leggermente polveroso, ma con gradevolissimo ritorno nel retrolfattivo della nota dolce.

“Terre d’Italia 2017 ” tra conferme e novità. 

Appuntamento organizzato dall’Acquabuona dentro i locali dell’Una Hotel di Lido di Camaiore. Tra gli intervenuti complice la giornata soleggiata ed estiva, serpeggiava un po’ di nostalgia per la vecchia location  dell’evento, che fino ad un paio di anni fà era situata in quel magico luogo che è il “Conventino” nel centro storico di Pietrasanta.

Senza dubbio,  sia per i produttori che per i vini la nuova sede porta però vantaggi di ordine logistico,  essendo più spaziosa organizzata climatizzata. Bella la  selezione di etichette provenienti da tutt’Italia che si è completata nell’arco del lunedì con la presenza anche di bottiglie con annate vecchie. Una passeggiata tra i vigneti Italiani da Nord a Sud in un inseguirsi di sapori ed espressioni di grandi vini.

 

Tasting notes di alcuni migliori assaggi

Perdauin Roero Arneis 2016

Proveniente  da vigne vecchie di circa 35 anni.  Arneis estrattivo  e profumato di mele cotogne, fiori d’arancio, frutta tropicale, pompelmo rosa. Dotato di sapore e struttura, è caratterizzato da una forte spinta  fresca ben contrapposta da pienezza  glicerica, che termina in un lungo finale sapido.

“Oi ni” Fiano di Avellino 2013

  •  Fiano un vitigno che non finisce di sorprendere per l’estrema eleganza che riesce a raggiungere nelle migliori espressioni. Questo proviene da una selezione delle migliori uve della zona di Lapio. Sosta sulle fecce e passaggio in botti di rovere di 3 passaggio per circa un anno. Intenso e tropicale passion fruit, lime, sentore di arachide tostata, fumè e erba fresca. In bocca è ricco ma non opulento e governato da una vena fresco sapida che accompagna un gusto lungo dai contorni agrumati il cui finale riserva un goloso finale di caramello.

LR 1013  

LR sono le iniziali di Luis Raifer- per tantissimi anni presidente e direttore di Cantina Colterenzio nonché uno dei pionieri della rivoluzione qualitativa. LR  è un blend di una selezione contente Chardonnay,  Pinot bianco,  Sauvignon e Gewürztraminer. Lunga sosta sui lieviti e maturazione in legno.  Raffinatissimo vino che si esprime attraverso un profilo olfattivo ampio fusione perfetta di tutti i varietali dei vitigni che compongono la cuvée. Palato saporito dinamico molto elegante in cui la freschezza gioca un ruolo di primario. Lungamente persistente ha un chiusura pulita e floreale.

Tiarè Collio  Sauvignon 2016

Sauvignon dai toni polposi e floreali, in cui spiccano, il pompelmo rosa, l’ananas, ginestra e rose gialle a profusione, sottofondo erbaceo tipico del vitigno dettato da un fresco richiamo alla foglia di pomodoro ma senza prevaricare altri profumi. Corredato di struttura e glicerina ha una beva piacevolmente piena e fresca, in cui la spalla sapida fa da supporto distendendosi sul gusto.

Gattinara Travaglini Riserva 2011 Nebbiolo

Prodotto soltanto nelle annate, migliori, il nebbiolo dell’alto Piemonte si distingue per la spinta ferrosa e minerale che si accorda ad un frutto a giusta maturazione risultando ben amalgamato in un insieme balsamico di pino e resine. In sottofondo le spezie ed un soffio di legni profumati. Palato disteso e polposo di bella struttura che sorregge un alcol perfettamente integrato,  sorso compatto senza sbavature, movimentato da freschezza e tannini fluidi pieno e convincente fino in fondo.

Castel Salleg Bischofsleiten 100% Schiava

Un vino che sorprende per l’estrema bevibilità data da un olfatto  che profuma di fiori viola e frutti rossi croccanti erbe fresche officinali. In bocca coerente per la grande freschezza, in cui ritorna con forza il frutto succoso , tannini gentili e gusto che si prolunga chiudendo con garbo e pulizia .

Per le vecchie annate due vini mi hanno particolarmente colpito e al contrario di ciò che si potrebbe pensare non sono rossi ma due grandissimi inaspettati bianchi.

 

Tornante  2008  Vadiaperti Greco di Tufo 100%

Greco 100% le cui uve provengono da vigneti piantati negli anni 90. Un vino che si evolve con stile, che si esprime con intense note agrumate e con idrocarburi a cui si sommano note terrose e frutta secca; segue un sorso saporito strutturato, e ancora freschissimo quasi al limite del tagliente. Persistente e sapido.

NEGRO ANGELO E FIGLI – Roero Arneis 7 anni 2009

Arneis che esce in commercio dopo ben sette anni di bottiglia. Nasce su terreni calcarei ricchi di fossili marini. Naso che gioca tra i contrasti che si alternano tra frutta secca, buccia di mela, pompelmo  di sensazioni marine, spezie piccanti. Palato avvolgente con freschezza, ben conservata e sapido, finisce con un bellissimo ritorno alla mela di cui rimane una lieve percezione tannica.

“Terre Brune” il Carignano del Sulcis in tre atti.

Il Terre Brune Carignano del Sulcis etichetta simbolo di Santadi. Vino emblematico per la Sardegna per essere stato il primo vino ad essere affinato in Barrique. Frutto della ricerca di uno dei piu grandi enologi Italiani, Giacomo Tachis, il Terre Brune esce per la prima volta nel 1988 con l’annata 1984. Ottenuto con un’attenta selezione delle uve di antichi vigneti coltivati ad alberello ancora a piede franco. Il vino dopo una lenta fermentazione e macerazione delle vinacce, sosta per 16 mesi in barrique di rovere Francese, a cui segue un lungo affinamento in bottiglia.

In passato il Carignano era un vitigno poco valorizzato le cui uve erano spesso vendute per il taglio di altri vini. Negli anni 60 con l’unione dei produttori locali nasce la cantina di Santadi, che inizia a vendere il vino ottenuto come vino da tavola. Il vero salto qualitativo arriva negli anni 70, quando in seguito all’elezione di Antonello Pilloni alla presidenza di Santadi, arriva l’enologo Giacomo Tachis la cui grande esperienza ha decretato il successo di vini come Sassicaia e Tignanello in Toscana. Selezione in vigna, vendemmie manuali ed una vinificazione su modello dei SuperTuscan applicata anche al Carignano del Sulcis, faranno la differenza rivalutando il Carignano che solo in questa zona riesce ad esprimersi con tanta eleganza.

Tasting Notes

 

“Terre Brune”Carignano Del Sulcis – Superiore

UVAGGIO
Carignano 95%, Bovaleddu 5%.

 

1994 

Il colore rosso granato in evoluzione, la cui vivacità non è particolarmente luminosa. Al naso denota una terziarizzazione in cui il frutto nero è sfumato nelle note speziate e boisè,  tabacco liquirizia, erbe appassite. Al palato ancora saporito e sostenuto da freschezza e tannini docili, sapido, perde sulla persistenza che appare ridotta rispetto agli altri due vini.

1996

Rosso rubino con lievi riflesso granato, mostra archetti fitti e regolari. Grande intensita e complessità il bouquet olfattivo si apre con aromi secondari che solo a tratti divengono terziari sembrando molto più giovane dell’effettiva età. Mirto, mora, gelso, tocchi di grafite, forte l’intensità delle erbe aromatiche, le spezie sono soffuse con soffi di anice stellato, cardamomo. In bocca è avvolgente animato da tannini finissimi ben integrati e freschezza che ritorna con le note aromatiche. Chiude lunghissimo e pulito, vino di grande eleganza.

 

 2011
Rubino intenso, denso e fitto. Olfatto che ricorda vini di luoghi assolati caldi dove il frutto è nero e maturo con  prugne cui seguono note di mirto profumato,  spezie orientali dolci ed erbe mediterranee, alloro, ginepro, che trascinano una chiusura su note di tabacco e cioccolato amaro. Attacco al palato rotondo ricco e caldo la cui parte morbida lascia spazio a fresche note fruttate,  tannini ancora energici ma dalla fattura impeccabile.

NOT-Only wine festival 

Per le strade di Citta di Castello, in mezzo Palazzi Storici e scenari da cartolina si è svolto  “Only Wine festival”.

Manifestazione articolata da una svariata ricchezza di eventi, connubio ben riuscito nel bel centro storico di Città di Castello tra arte, cultura, vino, cibo e non solo. Padiglioni dedicati anche alla degustazione di birre artigianali, whisky e sigari. Il mondo del vino in modo particolare è stato dedicato a quei piccoli produttori che non avendo nomi altisonanti alle spalle, faticano ad emergere pur avendo un grande potenziale qualitativo, 350 etichette hanno esposto negli ambiti del Festival. Tra questi molte le aziende Italiane che spaziavano da Nord  a Sud. Un padiglione riservato agli ospiti internazionali con Only Wine International. Vini provenienti da svariate aree Europee tra le più prestigiose, Champagne, Borgogna, della Mosella e della Georgia, e Spagna,che hanno avuto il prestigioso compito di accompagnare durante la Cena di Gala nella Sala degli Specchi i piatti dello Chef Hiro Shoda, selezionati, presentati ed abbinati ognuno ad un vino diverso da un istrionico, Luca Martini (Migliore Sommelier del Mondo AIS ). Di grande interesse anche l’area delle birre artigianali Umbre. L’area Whisky, curati da Claudio Riva presidente del Whisky Italian Club, che ha presentato i malti provenienti da varie aree geografiche mettendoli a confronto in due Master guidati dei migliori Whisky del Mondo, scelti ed imbottigliati con una estrema selezione dallo stesso WhiskyClub Italia. Da non dimenticare l’area del Trentodoc, che nel 1993 è stata la prima denominazione di origine controllata in Italia riservata al metodo classico, in cui è stato possibile spaziare tra un vasta scelta di bollicine Italiane. Interessante ed innovativa, l’iniziativa, riservata ai turisti  e winelovers che attraverso gli Speed Wine gestiti dai sommelier Ais, hanno potuto accedere a mini corsi della durata di circa mezz’ora che in pochi essenziali passi, hanno illustrato pochi passi fondamentali, per accedere al mondo del vino attraverso una degustazione più consapevole. Un momento di arricchimento culturale e riflessivo, introdotto da Francesco Saverio Russo attraverso la presentazione del libro di Lorenzo Corino nella storica Sala Bistoni, VIGNE, VINO, VITA: i miei pensieri naturali per una viticoltura che rivolge particolare attenzione all’ambiente attraverso il percorso dell’autore e della sua personale esperienza nella gestione della vigna e della cantina teso verso un non interventismo piuttosto che ad una correzione di ciò che già naturalmente è presente in natura.

Un’evento Only Wine Festival coinvolgente a 360 gradi, ben architettato e vario a cui calzerebbe a pennello il nome di  “NOT Only Wine Festival”.

 

Tasting Notes e galleria fotografica di alcuni dei miei migliori assaggi..

«Vin de la neu» Di Nicola Biasi– prodotto a 1000 m di altezza, ottenuto da un ibrido particolarissimo, che vanta un albero genealogico di tutto rispetto. Il Johanniter, questo il nome del vitigno,  uva bianca costituita nel 1968 da Johannes Zimmerman presso l’Istituto Statale di viticoltura di Friburgo, in Germania, ottenuto mediante l’incrocio risultante attraverso l’unione di altre varietà, ovvero Riesling e Seyve Villard, ed un incrocio tra Pinot Grigio e Chasselas. Resistente alle forti escursioni termiche ed al clima rigido, al Johanniterin  è stata autorizzata la coltivazione anche in Italia solo in tempi recenti. La bottiglia del «Vin de la neu» racconta la particolarità del suo contenuto attraverso un packaging accattivante. Etichetta candida a forma di vetta innevata, su bottiglia renana sormontata da ceralacca bianca, anticipa almeno visivamente un contenuto non scontato.

Il vino è come mi aspettavo,  freschezza tagliente dotato di un bouquet ampio e composto, in cui le peculiarità dei vitigni si fondono a formare un unica sinfonia. Speziato e al tempo stesso agrumato ha note di fiori selvatici bianchi, in cui si trovano tratti pietrosi contornati da erbe profumate e mele mature. Malgrado l’estrema gioventù è avvincente ed incalzante il sorso è lungo e di grande spessore.

” Genesis”- Valentino Butussi.  Colli Orientali del Friuli. Sauvignon Blanc 100%

Prodotto su terreni composti da calcare ed arenaria provenienti da un singolo vigneto di circa 40 anni, solo 1400 bottiglie prodotte. Finalmente un Sauvignon con finissimo olfatto che profuma di agrume e pompelmo rosa da cui escono chiare note minerali che portano alla salinità del suolo dove viene coltivato. Ruotandolo nel bicchiere emerge anche un frutto più maturo di pesca bianca ed un erbaceo tipico del vitigno, ma per nulla invadente o predominante. Anche al palato si conferma finemente agrumato dotato di morbidezza glicerica. Sapido e lungo finisce impeccabilmente pulito.

Sù Entu -Vermentino di Sardegna – Vermentino 100%

Ottenuto da vigneti con una densità di 5000 ceppi per ettaro, il cui sottosuolo è di natura calcareo-marnosa, ricco di argilla. Gli impianti sono abbastanza recenti e non hanno più di 10 anni. Dall’ultimo assaggio che ho potuto fare un paio di anni fà quando le viti erano più giovani, ha acquisito maggior complessità che si nota subito dal primo impatto olfattivo.

IL colore giallo paglierino, intenso; i profumi, spaziano dal frutto a tropicale con agrume maturo, arricchito da note salmastre con un fondo di spezie piccanti. Un uso ben gestito di tonneaux per la fermentazione e la maturazione, gli conferiscono morbidezza glicerica e spessore; dinamizzato da vena fresco sapida, il sapore porta verso un finale lungo in cui si avvertono erbe aromatiche e fiori di sambuco.

– Nobile di Montepulciano (Anteprima Riserva 2013) – Az.Agr.Nottola Continua a leggere

Le Château du Moulin-à-Vent

img_8241Dopo  aver girovagato per diversi giorni nel Nord della Francia patria dei grandi bianchi a base di Sauvignon e Chenin Blanc, aver percorso migliaia di km lungo l’ampio corso del fiume Loira, l’ultimo appuntamento ci attende con uno dei vini forse meno noti il “Gamay”

Andando verso sud oltrepassando il Màcon  parte finale della Borgogna, arriviamo nelle colline di Moulin a Vènt. La bellezza paesaggistica è sorprendente, sembra un’immagine tolta da un libro di fiabe. Un mulino a vento fà mostra di se  sulla cima di una collina completamente circondata da viti basse e tozze; sculture nodose e grevi rese tali da un vento freddo che soffia  in modo incessante.  Dietro una curva lo spazio si allarga e l’occhio si perde vagando per le colline, gremito di quelle viti ultracentenarie che sembrano spuntare dal terreno come tante mani aperte protese verso il cielo.

Château Du Moulin-À-Vent vanta 500 anni di storia, si trova tra Beaujolais e Mâconnais, la migliore AOC per il Gamay. Principalmente i vigneti sono situati nel cuore della denominazione Moulin-à-Vent, esposti principalmente a est, tra i 200 ei 350 slm. I terreni sono composti da granito e sabbia, con presenza di manganese, ossidi di ferro, silice e qualche argilla, danno a Moulin-à-Vent il suo carattere specifico.Vini straordinari vinificati tradizionalmente, quindi da non confondere con il più noto Beaujolais Nouveau.

Originario della Borgogna,  il Gamay Noire qui viene allevato ad alberello, la cui forma  ha origini molto antiche. Gli impianti molto bassi, offrono una maggiore resistenza alle raffiche dei venti, con delle rese bassissime. Le uve  vengono raccolte  manualmente con enorme difficoltà, viste le dimensioni ridotte, selezionate e depositate in appositi recipienti in modo da arrivare integre in cantina ed evitare così  la pre-ossidazione del succo. I grappoli provengono da viti che hanno età anche di 60/ 90 anni coltivate in  regime biodinamico. La cantina, antica dimora del 15 secolo, è moderna ed efficiente il proprietario attuale  Edouard  Parinet  gestisce l’azienda dal 2009 dopo averla ereditata dal padre Jean-Jacques .

Tasting Notes

Proveniente da terreni aziendali ma siti in Borgogna, il primo vino è un Pouilly Fuisse. Luminosità trasparente dai tratti olfattivi pietrosi, austeri, in cui si affacciano note di frutta bianca e tropicale floreale leggero, erbe profumate,  burrosità appena accennate, molto eleganti e composte. Sorso denso in cui la parte glicerica si avverte con una piacevolezza di bocca morbida e piena nonostante una spiccata acidità faccia  salivare copiosamente. Propulsivo e dinamico è dotato di una lunga e finissima scia minerale e sapida.

Croiz des Vèrillats 2014

Gamay 100% Il colore rubino e porpora di bella consistenza e spessore. Il frutto, rosso croccante è seguito da una sfumatura minerale e ferrosa, erbaceo che rammenta i profumi dell’erba che vengono trasportati dal vento in questa zona. Palato dominato da parte fresca, svela una parte carnosa ben integrata in sorso succoso con un bel finale di liquirizia e minerale.

Champ De Cour 2014

Gamay 100% proveniente da viti circa 80 anni poste nel punto più alto della proprietà. Qui il vento soffia con maggior forza; ne conseguono rese molto basse da cui si ottiene un vino dalla forte impronta territoriale.
Bel colore rubino intenso ed acceso che lascia presagire un energico contenuto di acidità. Olfatto improntato su note fresche e  floreali, viole erbe spezie vibrano sopra un intenso frutto rosso maturo e polposo, sottofondo di spezie cipria, ritorno minerale ferroso. In bocca composto e lineare la morbidezza è ben amalgamata ad un tannino intessuto nel velluto, corpo slanciato ed incalzato dalla parte acida che ritorna sottofoma di frutto nel lungo finale.

La Rochelle 2014

Gamay 100 % Con una densità di impianto a 9000 ceppi per ettaro, le cui rese sono estremamente basse, tra 20-35 hl / ha. Il 2014 vendemmia è iniziata l’11 settembre prolungandosi fino al 20 settembre.

Colore rubino di magnifica trasparenza e consistenza da fuoriclasse. Ha un olfatto sviluppato da una rara complessità ed eleganza; malva, verbena, iris, viole, delicato aereo in cui il frutto ben maturo è quasi nero pepato e ben definito, roccia sasso ferro racchiude elementi che riflettono il terreno sassoso di questo Cru. Il sorso coinvolge con la parte succosa ed un corpo slanciato levigato da tannino fitto e di finissima fattura, vibrante ed energico ha una persistenza lunghissima che chiude su toni ferrosi e fruttati. Raffinato e ancora giovanissimo.

La Rochelle 2012

L’annata più calda si evidenzia da un colore ancora trasparente ma più compatto. Complesso, apre con note di cipria e rosa appassita, lavanda, spezia piccante di pepe nero, frutto denso,  ravvivato da tocchi erbacei e ferrosi. Il sorso carico ed espressivo ha frutti scuri in primo piano, ampio e stratificato la trama tannica è risolta e ben integrata, lineare e suadente ha un finale lungo e pieno in cui ritrova la tipica nota minerale.

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Tignanello evoluzione dell’eccellenza.

Tignanello nasce nel 1970, prodotto da Piero Antinori, nella tenuta Tignanello, nei dintorni di San Casciano Val di Pesa, pochi chilometri a sud di Firenze. La leggenda vuole che in questa zona abitasse “Tinia”, divinità etrusca, da cui ha preso nome il vino. Nel ’75, si inizia ad aggiungere al tradizionale Sangiovese una parte di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. L’affinamento prevede l’utilizzo di Barrique esula dalle vinificazioni tradizionali del Sangiovese rendendolo un vino che getta lo sguardo verso un competitivo mercato internazionale. Le peculiarità del Tignanello risultano lungimiranti per l’epoca, comprendevano infatti l’introduzione di quei vitigni internazionali che hanno fatto la fortuna dei supertuscan 24 anni più tardi. Ambizioso e ben realizzato di fatto esce dal disciplinare storico del vino Chianti Classico perdendo la denominazione DOC e rimanendo con la sola generica indicazione vino da tavola. Nel 1994 gli viene attribuita la nuova denominazione di  I.G.T.

Tignanello è prodotto esclusivamente dal toponimo del vigneto da cui provengono le uve. Il terreno sono 57 ettari esposti a sud-ovest, di origine calcarea con elementi tufacei. L’altezza è compresa tra i 350 e i 400 metri s.l.m. presso la Tenuta di Tignanello.

Tasting notes

Tre annate storiche a confronto, infatti in quegli anni il consulente della storica casa vinicola fiorentina era l’enologo Giacomo Tachis che solo nel 1993, fu sostituito da  Renzo Cotarella.

1978 –Il colore di una luminosa sfumatura granato, appare più  fitto e molto ben conservato nel corpo centrale non dimostra  incredibilmente i suoi 38 anni di età. Elegante e raffinato frutto di una stagione vegetativa lunga non condizionata da picchi di calore. Nel bicchiere i profumi si propongono in più varianti di toni che vanno dalla ceralacca, resina, humus pepe alla composta di ciliegie mature e scorza di agrumi. Cangiante dopo qualche minuto escono nuance di pot-pourri, fiori appassiti, note mentolate, foglie di thè. Il sorso morbido è ben scandito dalla parte fresca di bella struttura, saporito, il  corpo è sostenuto da una trama tannica setosa ed un ritorno al frutto eccellentemente conservato e che si allungata sulla persistenza .

1985- Complice un’annata tra le migliori degli ultimi 30 anni  ha un’intensità cromatica più compatta. Luminoso e trasparente il colore granato è contornato da riflessi aranciati. Preciso e cesellato, il  varietale è contrassegnato da note speziate in cui si fondono aromi balsamici di pino e viola. Ematico e ferroso, si espande su profumi di liquirizia, tamarindo, frutti rossi, seguiti da nuance di foglia di tabacco, china. Il palato mostra una struttura equilibrata da morbidezza e freschezza dove un tannino finissimo accompagna il gusto che resta teso sulla lunghezza e chiude con una calibrata sinergia tra frutto e aromi di cioccolato fondente. Infinito!

1989- Malgrado l’annata giudicata tra le minori ne esce con un’ottimo colore ed un sviluppo nel bicchiere integro e dinamico. Granato con sfumature aranciate, l’olfatto esce con la frutta ancora in primo piano; amarena, cassis, piccoli frutti di rovo, alone terroso che ricorda l’odore del tufo, il cuoio, dragoncello selvatico, la salamoia di olive, tabacco. La bocca è caratterizzata da una struttura potente e ben conservata, rotondo e denso ha tannini fitti scorrevoli e freschezza che tende il sorso, sorprendente nel finale lunghissimo in cui ritorna una striatura di cioccolato e tabacco.

 

Benvenuto  “Brunello” 2017

Benvenuto Brunello è sicuramente tra gli eventi più sentiti e aspettati del panorama vinicolo Italiano; primi assaggi di un annata che aspetta da ben 5 anni da disciplinare produttivo di venire immesso sul commercio, arrivata ormai alla sua 25 a edizione. L’annata presentata quest’anno è la 2012 per il Brunello, la Riserva 2011 e l’annata 2015 del Rosso di Montalcino. Un programma che si alterna in tre giornate per addetti ai lavori e stampa, una manifestazione di alta risonanza ed importanza mediatica. Sabato 18 Febbraio, le due sale sono gremite di produttori che espongono i loro vini e molti ospiti si aggirano per i corridoi. In un unico giorno impossibile riuscire a degustare  neppure un terzo dei vini presenti.

Vista l’inutilità di qualsiasi strategia, si impone un modo di degustare a macchia di leopardo, in cerca di conferme e tentando di dare un sorso a quanti più  Brunello possibile del nutrito panorama dei produttori Ilcinesi.

Nei vari assaggi si evidenzia una costanza di bevibilità con ottime riuscite e in alcuni casi qualche punta di gradazione alcolica verso l’alto, frutto dei cambiamenti climatici. Il Brunello 2012 è caratterizzato nella grande maggioranza da un’ottima rotondità dei vini, già godibili al palato denotati da tannini maturi e bilanciati da un ottima struttura, alcuni sono improntati su maggior verticalità ed eleganza, spesso provenienti da zone più fresche sia date dall’altitudine che dall’esposizione. Fantastiche le Riserve  2011 che solo chi ha operato oculate scelte in vigna vista l’annata particolarmente calda ha potuto effettuare. Per il Rosso di Montalcino 2015, la pienezza gustativa e la grande vena acida lasciano presagire un’altra grande annata da lunga evoluzione del Brunello che verrà. Le vere sorprese arrivano dal Rosso 2014 che alcune volte era presente in degustazione. Dotato di quello slancio fresco e un pò tagliente, dato dall’annata fresca e una maggiore profondità educata, che un anno in più ha saputo aggiungere, rendendolo estremamente raffinato. Caratteristica che da sempre rende il Rosso di Montalcino uno dei vini più appaganti da consumare a partire da subito.

Tasting Notes di alcuni dei migliori assaggi ..

Poggio di Sotto – Brunello Riserva- 2011

Con una bellissima interpretazione dell’annata 2011, Poggio di Sotto è un Brunello che mostra la stoffa da campione; ampiezza  intensità e una raffinata espressione del bouquet che si allarga in una profusione di note floreali di ciliegie frutti rossi, tamarindo, pepe rosa, bacche aromatiche praticamente senza fine. Bocca raffinata carnosa dove il tannino mostra un profilo di estrema finezza, contornato da un progressione di palato propulsiva, imbevuta da una freschezza vivida suadente ed aristocratica, infinito sulla persistenza.

Salvioni- Brunello di Montalcino-2012

Colore da manuale trasparente e luminoso rubino granato. Naso inizialmente scontroso, mantiene quel profilo altero che lo caratterizza, nascondendo l’ampiezza dietro una finta reticenza ed aprendosi poi quasi all’improvviso. Aromi balsamici di resina viola e piccoli frutti rossi, sensazioni pietrose, pervadono l’olfatto con  cadenza ritmata. Al palato saporito con struttura potente, dotato di ottima complessità, dalla spinta gustativa convincente tannini puntigliosi ma scorrevoli e lunghissima persistenza.

Lisini- Brunello di Montalcino-2012-Ugolaia

Rubino fitto e con unghia granato. Il naso evoluto e complesso, di frutti rossi neri e rossi maturi, viole, seguiti da nuance di pepe ed humus, toni balsamici. Palato avvolgente, articolato, denotato da struttura esuberante, freschezza e sapidità, finezza tannica incessante di polpa ed energia.

Potazzine -Brunello di Montalcino- 2012

Livello che si mantiene tra i più alti standard qualitativi. Un eccellente quadro olfattivo floreale ricco di frutti rossi ed erbe aromatiche, profondo ed espressivo; palato dalla struttura solida con una silhouette gustativa elegante e fresca in cui il tannino  non è mai scontroso ma tenue e sinuoso ed accarezza il palato con seducente bevibilità che termina con il ritorno al frutto.

Marroneto -Brunello di Montalcino -2012 Madonna delle Grazie

Estremamente curato mai opulento, profumo stratificato in cui erbe aromatiche e  balsamiche rinfrescano frutti rossi maturi succulenti, cardamomo, pepe, ad ogni giro di bicchiere una scia nuova da seguire.  Bocca il cui sviluppo è coerente ben slanciato da freschezza e da tannini finissimi sul cui finale ritorna il frutto e la parte balsamica.

Barbi -Brunello di Montalcino -2012 Vigna fiore

Un uso ben dosato del legno ha prodotto come risultato un vino dai tratti di delicati accenni floreali, note cipriate  in alternarsi con pesca gialla ed arancia, visciole e rintocchi balsamici, miscelato da una speziatura lieve e delicata. Elegante e disivolto in bocca si amplifica con incedere sicuro, la struttura è supportata da freschezza e da tessitura tannica cesellata e molto elegante.

Col D’orcia -Brunello di Montalcino- 2012

Una cornice di naturale spontaneità sommata da frutti rossi maturi, agrumi rossi, ribes, sensazioni mentolate. Palato arricchito da succosità ed avvolgenza contornate da trama tannica soffice, saporito e flessuoso, dallo sviluppo coerente, con  un richiamo nitido al frutto.

Castello di Velona -Brunello di Montalcino- 2012

Corredo aromatico in cui spezie piccanti, pepe rosa e frutti rossi si avvicendano a  richiami minerali, amalgamandosi in un insieme accattivante. Pieno e tonico, si sviluppa articolato corredato da tannino vellutato chiudendo lungo e pulito.

Matè -Brunello di Montalcino- 2012 

Bouquet dal disegno molto preciso intagliato in tocchi di cassis, ciliegie, rosa e cipria, con erbe aromatiche e ammiccante speziatura soffusa. Ben modulato il palato è cesellato da dinamicità, avvolgente pienezza, grana tannica sottile e levigata. Chiusura lunga

Fattoria del Pino – Brunello di Montalcino- 2012 

Spontaneo con frutti rossi piccoli e succosi a cui si aggiungono le violette e peonie, acqua di rose, agrumi, mineralita marine, alloro. Palato reattivo e vivace, stratificato che esprime un’ottima  interpretazione di questa annata.

 

Mastrojanni – Brunello di Montalcino -2012: ciliegie e ribes con accenni di sottobosco e minerali, spezie.  Palato avvolgente e caldo  ma ben stemperato da freschezza e  sapidità, setosa  e puntuale la trama tannica.

La sostanza  che conta “Selosse Substance”

Quando si degusta Substance di Selosse per la prima volta, finisce per imprimersi nella memoria, conturbante e volumico con quel bagaglio di materia e gusto che incatenano il palato in un progredire incessante e mutevole.

 100% Chardonnay e mai meno di 6 anni sui lieviti,  prodotto per la prima volta nel 1986 ad Avize comune Grand Cru della Côte des Blancs, dove lo Chardonnay matura e si esprime ai massimi livelli grazie al microclima ed a un ricco sottosuolo composto da “craie”, un misto  di argilla e fossili marini. La fermentazione avviene in barrique nuove di rovere, da 228 litri, qui vi sosta per almeno 12 mesi a cui seguono lunghi batonnage ed un imbottigliamento con metodo Solera poco in linea con la rigorosa tradizione del posto.

Una conduzione dei vigneti basata sul non interventismo, niente lieviti selezionati durante la fermentazione, utilizzo del solo fruttosio d’uva per il dosage,  E poiché, come dice Anselme, “grande Champagne non ha bisogno di make-up, il dosaggio viene mantenuto ad un minimo assoluto.” Vini con quella vena  ossidativa che spesso mette in difficoltà chi si approccia per la prima volta a queste tipologie. La storia di Selosse inizia nel 1974 quando Jacques Selosse invece di vendere le uve alle grandi ed affermate Mason decide di vinificare da solo le proprie uve  all’epoca Substance si chiamava Origine.

Anselme, il figlio di Jaques compie i suoi studi di enologia in Borgogna a Beaune, imparando da grandi come Coche, Lafon e Leflaive. Anselme Selosse prende le redini della maison del padre Jacques nel 1980. Introduce rese basse con un rendimento inferiore ai 2/3 della resa media  e spinge la produzione verso una metodologia che mira più verso la biodinamica, eliminando ogni tipo di intervento considerato evitabile. L’azienda possiede circa 7 ettari, la maggior parte dei quali di Chardonnay Grand Cru nei comuni di Avize, Cramant e Oger, una vigna di Pinot Noir Grand Cru ad Aÿ ed una ad Ambonnay. La produzione globale annuale si aggira intorno alle 45.000 bottiglie.

La cosa che colpisce appena versato è l’estrema brillantezza data da una profusione incessante di bollicine e dal colore meravigliosamente dorato. Naso dove una sottile nota ossidata riesce ad intensificare un corredo sontuoso e bipolare, dove sfumature  ricche e dolci si alternano a altre fresche, che aumentano di intensità e numero con l’ossigenazione. Albicocche, mandarino candito, miele di tiglio si fondono con note contrastanti e fresche bergamotto glicine pompelmo variando ad ogni olfazione con noci tostate, cardamomo, zenzero passion fruit,  fumo, iodio, il tutto integrato con finiture di estrema classe. Sorprendente  cattura tutti i sensi. Perlage finissimo e cremoso. Ogni componente, scandisce una progressione serrata e cangiante che si tratti di mineralità, oppure miele o ancora agrume sembra passare attraverso un numero infinito di iterazioni per una complessità in continua evoluzione. 

“Il Marroneto” legami di Sangiovese

Il vitigno Principe della Toscana raccontato con vari eventi prestigiosi durante la manifestazione organizzata da Davide Bonucci di Sangiovese Purosangue, svoltasi nella bellissima Fortezza all’interno dei locali dell’ Enoteca Italiana di Siena. Una storica verticale, condotta da Alessandro Mori perfetto anfitrione di un vino che è ormai divenuto un simbolo dell’eccellenza Italiana nel mondo del Brunello di Montalcino. Le bottiglie del Marroneto sono tutte disposte in una fila ordinata e percorrono un’arco temporale che parte dai lontani anni  80 fino ad oggi. Una degustazione emozionante raccontata con dovizia di particolari dove ogni bottiglia  è legata a doppio filo alla storia personale di Alessandro Mori. Un legame viscerale quello con il Sangiovese capace di insinuarsi  nelle profonde riflessioni nel  Mori quando per esigenze lavorative è costretto ad allontanarsi da quelle colline vitate che circondano la sua azienda. Un rapporto interrotto solo per un periodo della sua vita e che lo investe come uno tzunami quando nel varcare la soglia dell’edificio originario a distanza di anni sente di aver trascurato una parte importante di se stesso, e che finirà per ricondurlo  alle origini di quello che è sempre stato dentro di sè.

Non si può, sfuggire alla propria natura che comunque prevarrà, malgrado forze contrarie che tentino di disfarla,  si mostrerà nella sua forma.  Goethe 

“Il Sangiovese è il colore con cui ho dipinto i quadri della mia vita” A.Mori

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Tasting Notes

1980 -Alessandro Mori aveva appena 19 anni  un ragazzo che si affacciava a vivere la propria vita a bordo della sua moto, lasciando dietro di sé un turbinio di scie fumose. Il vino ha mantenuto la trasparenza ed il colore è granato ma ancora luminoso, quasi a voler stabilire una connessione con quegli anni spensierati l’olfatto nonostante la terziarizzazione presenta sfumature fresche di cedro. Palato pulito e fresco dove i tannini sono ridotti ai minimi termini, ma che è ancora vivido e piacevole da bere.

1987-  Annata minore per Montalcino, Mori vive in quel periodo dibattuto tra restare a Montalcino o andare a Roma avendo come prospettiva la carriera forense. Il vino ha un attacco finissimo e floreale di viole appassite che tuttavia mostra ancora il lato fruttato, pietroso e profondo, al palato la parte acida sorregge il gusto lasciando un bel finale che termina però un po’ prima del previsto.

1989– Il  vino ha mantenuto le caratteristiche  organolettiche con dei  tratti agrumati seguiti da frutto rosso con note floreali variegate, pot-pourri, mineralità ferrose funghi, foglia di the, solo il colore non è valutabile in quanto il campione arriva con il fondo che offusca il colore rendendolo spento. Il palato è intenso avvolgente e freschissimo,  voluttuoso succo di agrume. Lunghissimo finale.

1992L’anno del primo SMS della storia, «Merry Christmas» era il contenuto del messaggio inviato, il 3 dicembre del 1992, un fatto che ha cambiato per sempre il mondo delle comunicazioni. Per Mori è l’anno in cui lasciata la vivace città di Roma, rientra in Toscana a Firenze, dove vive un periodo buio, distaccato dalla sua terra e dalla città Capitolina. Il Sangiovese mantiene intatte le sue caratteristiche resistendo agli eventi. Il colore dotato di bella trasparenza mostra luminosi riflessi granato, il naso come il palato è pervaso da quella parte agrumata e da un ampio floreale che lo contraddistingue contornato da note dolci e di sottobosco, resta saldo fino al finale ma senza spiccare il volo.

1994- In quell’anno dopo aver conosciuto la futura moglie in modo alquanto rocambolesco, sente più forte il richiamo di quei legami che erano andati perduti negli anni. Ritorna al Marroneto dopo averne visto lo stato di abbandono. Vino dove si ritrovano i tratti che lo caratterizzano con netta parte agrumata e floreale. Il sorso è ben disteso, al palato perde tuttavia di dinamismo, i tannini  risultano più  ruvidi, un sorso che si mantiene pieno, chiude  prima del previsto.

1995-Negli anni 90  il nuovo stile più morbido  cambia il mondo del vino, lasciandosi sedurre da stili morbidi ed avvolgenti. Discostandosi dalla linea generale che tende più a favorire il conto in banca che le tradizioni, il Marroneto mantiene saldamente la linea produttiva continuando ad utilizzare botti grandi e lungo affinamento. Colore brillante e con trama più fitta, intenso floreale di viole, balsamico, spezie, tabacco,  ritorna la nota di cedro. Palato movimentato e slanciato da tanta freschezza, corpo più pieno ma che rimane aggraziato dall’inizio fino al lungo finale.

1998- Annata calda ma piovosa. Visivamente il colore è più compatto pur mantenendo la trasparenza, la selezione in vigna inizia a dare i suoi frutti. Monolitico si apre con reticenza, improvvisamente appare nitido e pulito un frutto ben maturo da  cui emerge  il lato fiorito ed aristocratico, cuoio, funghi, liquirizia, fumo. Palato con ingresso morbido, avvolgente e materico con la freschezza che  movimenta il gusto trama tannica fitta ma sempre scorrevole ed elegante.

1999-La brillantezza del colore attrae lo sguardo. In questo 99 emerge l’essenza che solo i grandi vini mostrano, olfatto dotato di profondità data da un bagaglio ampio e di grande coerenza, maturo e finemente cesellato, mora gelso tocchi boisè, cioccolato. Palato integrato tra morbidezza e freschezza succosa, lineare eppure ricco ed espressivo ancora scalpitante e vivace con tannini fitti e ben dosati, persistente e sapido in chiusura.

2000-Prima annata del “Madonna Delle Grazie” il Cru proveniente da un singolo vigneto che si trova proprio adiacente al corpo centrale di Marroneto, con vecchie viti che in questo vigneto storico hanno ben 3,6 metri di spazio tra una pianta e l’altra. Nel 2000 l’annata fù  calda e  siccitosa il naso é determinato da toni caldi, ciliegia nera in confettura, ritorna la liquirizia, sandalo, spezie. Morbidezza ed avvolgenza in primo piano ben rinfrescato da parte acida e da tannini maturi e croccanti,  pienezza gustativa .

2001-  Colore rubino compatto con riflesso granato di bella trasparenza. Una lieve nota di riduzione che con  roteazione sparisce aprendosi. Frutto nero, fiori appassiti con tocchi cipriati boisè dove arrivano resina e note balsamiche, erbacei di felce e ferrose note ematiche. In bocca tanta la freschezza, svolgimento gustativo compatto ed appagante, dove si denotano tannini misurati che si allungano sul finale persistente.

2003- Annata più torrida che calda che perdura per tutta l’estate. Il vino pur presentando toni caldi e maturi, riesce a mantenere il suo profilo inalterato anche se meno variegato, in bocca è avvolgente ma fresco, riesce a conservare scorrevolezza data da vena acida con tannini vivi e precisi. L’esposizione a nord dei vigneti ed i venti che soffiano costanti uniti a delle scelte precise in vigna, sono riuscite ad arginare un’annata che ha segnato con toni di sovrammaturazione molti vini Toscani.

2004- Bottiglia problematica colore spento e note ossidate… passo!

2008-..Se a detta del Mori un vino può essere riassunto con un unico termine, questo è il momento giusto per farlo,  “Preciso”. Il 2008 è aristocratico fin dal primo sguardo. Regale l’olfatto è reticente solo per un istante, poi svela la sua natura delicata e potente insieme. Fiori viola in quantità, resina, sottobosco, ciliegia croccante, humus, soffi marini. AL gusto è raffinato, incede senza travolgere accarezzando il palato,  si allarga con grazia denso di sapore eppure lieve, lunghissimo.

2010-Un vino che non finisce di stupirmi. Ancora esuberante di gioventù non accenna a placarsi. L’ olfatto sembra non finire mai con i suoi continui cambiamenti ad ogni giro di bicchiere. Frutto talmente intenso  che sembra uscire intero dal calice, poi fiori erbe aromatiche, agrumi, tratti marini, rabarbaro ,china, felce. Palato potente energico e gustoso, incontenibile ed ancora teso dalla freschezza con tessuto tannico fitto ma vellutato, sapido. Chiude pulitissimo e molto lungo.

2011-Benché abbia un anno in meno dimostra maggior  bevibilità del precedente. Annata calda il 2011 che si percepisce nel frutto maturo ribes , cassis ed un floreale intenso e da un sorso caldo e appagante ma sempre ben bilanciato nella freschezza e da tannini ricchi e pregiati, vino di spessore eppure invitante e vitale come è nello stile di tutti i vini di Marroneto.

2012-Anteprima assoluta di questa annata che  presenta una gioventù esuberante come deve essere, tuttavia dotato di quella profondità da cui si intuisce la stoffa per una grande evoluzione.