“Val delle Corti” coerenza che diventa stile

 L’arte necessaria per saper fare del buon vino spesso si apprende con specifici studi, altre volte la si eredita insieme ai vigneti e prendendosi cura degli stessi anno dopo anno. Molte volte le due cose coincidono, ma sicuramente c’è bisogno di un’altro ingrediente fondamentale, l’entusiasmo per ciò che si sta facendo e la voglia di farlo in maniera sempre migliore. Saper ascoltare ciò che le vigne possono o non possono dare assecondandone i tempi e la produzione, senza forzature, ecco ciò che Roberto Bianchi, impara in breve tempo dopo la morte del padre Giorgio Bianchi ritrovandosi improvvisamente a dover produrre vino da solo, senza la guida paterna.

Radda negli anni 80 era una zona che non aveva grande risonanza per i vini che vi erano prodotti, giudicati troppo duri monolitici che avevano bisogno di troppo tempo per essere bevuti. Molti negli anni 1990 si fecero per questo motivo tentare da vitigni che potessero ingentilire quel Sangiovese così austero e scontroso, sostituendolo con ciò che per il momento era giudicato più commerciabile. Merlot e Cabernet  presero una parte cospicua dei vecchi vigneti, entrando in breve tempo nella percentuale della denominazione Chianti Classico.

Quei  pochi produttori che non si piegarono a questa richiesta di mercato continuando a puntare sulla produzione di Sangiovese in purezza, videro rifiutarsi il vino dal Consorzio in quanto “non rispondente agli standard del disciplinare ” declassandolo a Vino da Tavola. Molti grandi vini tra i più tipici e rispondenti al territorio toccò questa sorte; uno tra questi fu il Val Delle Corti.

Quando nel 1999: Roberto Bianchi prese le redini dell’azienda continuò  a mantenere un profilo  purista, scelta resa ancora più difficile dati i lunghi tempi di maturazione del Sangiovese e dell’esposizione Nord Est dei vigneti aziendali. Una scelta coraggiosa per i tempi risultata vincente nel tempo, i vini di Val Delle Corti hanno acquisito uno stile che interpreta alla perfezione il territorio Raddese: saporiti, mai opulenti e di grande eleganza. Anche in cantina la vinificazione è gestita con una estrema semplicità; utilizzo di lieviti indigeni con fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperature ed uso di mezzi artigianali, assecondando il percorso dei vini e rispettandone le tempistiche dettate dalle naturali variabili per l’annata.

Annata 2014 difficile in molte zone toscane a causa delle intense precipitazioni. Più del 40% dell’uva è stato sacrificato per ottenere comunque un buona qualità.

Tasting Notes

Val Delle Corti 2014 Chianti Classico

Sangiovese 100%

Bel rubino trasparente. Il profumo si compone di note fresche balsamiche che si completano con piccoli frutti, agrumi rossi, e violetta selvatica. In bocca il frutto si sente rendendo il gusto piacevolmente composto, grande tensione acida su cui si stagliano tannini che malgrado la gioventù non aggrediscono, finale sapido in cui di sente nitidamente la nota balsamica.

Val delle Corti 2014 Chianti Classico Riserva

Sangiovese 100%

Luminoso e molto floreale in cui viole lavanda danno un tocco fresco e vivace seguiti da spunti carnosi e  ferrosi. Il terreno umido si percepisce come un alone da cui emergono le erbe aromatiche alloro, ed un balsamico resinoso che ricorda il cipresso e arancia sanguinella matura e ben succosa. Palato snello, teso e levigato, condotto dalla vena fresca ed un tannino ancora energico ma dalla tessitura fine, sviluppo che mostra avvolgenza polposa che termina in un lungo finale sapido con ritorno di resina.

Val Delle Corti Chianti Classico 2013 Riserva

Sangiovese 100%

Annata più calda la 2013 in cui i frutti sono arrivati a maturazione. Colore più pieno ma sempre luminoso. La parte balsamica è profonda e intessuta in un frutto nero, mirtillo cassis, spezie. In bocca mantiene le caratteristiche che accomuna tutti i vini di questa azienda. Eleganza e vitalità vanno di pari passo in un gusto pulito ed avvolgente ben bilanciato dalla freschezza e dalla spalla sapida.

“La Lama”del Chianti Classico

DIstrazione

Partendo da Castelnuovo Berardenga  andando in direzione di San Gusmè, si trova l’ azienda agricola “La Lama”. Situata alla fine di una piccola strada di campagna, attraversa il crinale che passa a cavallo tra due colline vitate nel cuore del Chianti Classico.

È Aprile inoltrato, ma l’inverno sembra non arrendersi alla Primavera e con un ultimo colpo di coda di una perturbazione proveniente dal Nord Europa, ha reso il paesaggio che soltanto  il giorno prima era solare e bucolico, in un corridoio di folate gelide e taglienti. Ad attenderci il proprietario dell’Azienda, Duccio Campani. Duccio ha ereditato l’azienda del padre Giulio Campani il quale aveva acquistato la casa colonica ed i terreni adiacenti l’edificicio nel 1969 dopo aver lasciato il lavoro come dirigente di banca,  affascinato da quel luogo rurale e ritirato in mezzo alla campagna Toscana. Lui inizia impiantando poche vigne di Sangiovese per una produzione solo per uso familiare di vino.

Duccio da parte sua pur avendo una laurea in legge con l’alternativa di una vita cittadina, sceglie di rimanere in campagna, ed insieme alla moglie Tiziana Atzeni decidono di dedicarsi dalla trasformazione dell’azienda di famiglia,  in una realtà vitivinicola di rilievo. 

Varcando la soglia sul retro dell’edificio principale, troviamo il cuore della cantina, dove alcune grandi botti e qualche tonneau sono disposti ai bordi di una storica cantina risalente al 1600. Il corridoio con pareti umide,  lascia trapelare il passato del luogo, il soffitto  è costituito da volte in mattoni e pietra che conservano una temperatura stabile sia in inverno che durante la stagione estiva. L’entusiamo che Duccio ha messo nella produzione del vino si percepisce dal racconto,  di come un vecchio edificio rurale comprato negli anni 60, si sia trasformato un poco alla volta in una cantina in grado di produrre 7000 bottiglie l’anno. Ingegno e perseveranza, non sono mai mancate fin dai tempi di Giulio, ma è con Duccio che oltre alle moderne tecnologie si aggiungono quelle accortezze sia in vigna che in cantina conducono i vini ad un innalzamento del livello qualitativo. Inizia così una nuova era con un rinnovo  scaglionato dei vecchi impianti del 1975 per mantenere inalterata la produzione, la scelta di eseguire le potature in tempi più tardivi per evitare gelate primaverili, la consulenza di un enologo. Alcuni efficaci sistemi adottati per facilitare la produzione, sono stati concepiti e realizzati proprio da Duccio. Un meccanismo di carrucole  per trasportare le bottiglie dentro un contenitore nella zona dove viene apposta l’etichetta; inoltre una scaffalatura per lo stoccaggio che  ancorata al muro tramite tiranti, rende ben stabili le bottiglie in essa raccolte. Esperimenti,  cura dei particolari, ritmo non forzato né in vigna e né in cantina; i vini vengono lasciati ad affinare in vetro più a lungo di quanto previsto dal disciplinare e  immessi al commercio dopo ben 5 anni dalla vendemmia fino ad ottenere il desiderato livello qualitativo.

I vigneti sono adiacenti la struttura ed oltre al Sangiovese ospitano qualche filare di Cabernet Sauvignon e Merlot da cui si ricava uno dei vini aziendali il Caliptra un Igt.  

Un singolo  vigneto con vecchie vigne di Sangiovese viene prodotto  il vino da cui prende il nome “Sottol’aia” a sottolineare il luogo. 

La Riserva di Chianti Classico solo Sangiovese in purezza prodotto soltanto nelle annate migliori e con  un’accurata selezione manuale dei migliori grappoli il “Terzo Movimento” 

“Se si fanno dei progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni se ci si dà da fare con umiltà se si aguzza l’ingegno,i sogni diventano realtà “  –BANANA YOSHIMOTO-

 

Tasting Notes

Caliptra IGT 2012

La Caliptra; anima dell’uva. Attenta selezione di uve Cabernet con una aggiunta di uve Merlot e Sangiovese, lasciato per 18 mesi almeno in tonneaux di rovere. Ottimo igt a cui un colore intenso e fitto, seguono chiari effluvi di iris e rosa frutto scuro maturo, spezie, ed erbaceo fresco e profumato. Sorso in cui morbidezza e rotondità di palato sono smorzati da tannini vivi e fitti, contornati da tanta freschezza fruttatta, invitante ed immediato.

Caliptra IGT 2007  Vino che si mostra con bei riflessi granato e corpo ancora di un integro rubino luminoso. Olfatto fresco e ben scandito da toni floreali appena appassiti erbe aromatiche, fieno appena tagliato, frutti piccoli sia rossi che neri freschi, arricchito da soffuse spezie, torrefazione, liquirizia. Il sorso è carnoso equilibrato e fresco, i tannini puntuali e finissimi, potente e floreale, finisce con note di tabacco e caffè  che emergono sul finire.

Sotto l’Aia Chianti Classico 2011 -100% Sangiovese.

Annata calda, il 2011 si mostra con  tonalità che dal rubino virano sul granato, il profumo è improntato da note scure di ciliegie nere e rosse e more mature, rinfrescato da note di erbe aromatiche, spezie piccanti. In bocca si allarga con rotondità e tannini scorrevoli mostrando carattere, la persistenza non è lunghissima ma nel retronasale porta con se il frutto maturo co un finale sommesso, ma pulito.

Sottol’aia- Chianti Classico 2010 -100% Sangiovese

La brillantezza del colore rubino intenso e trasparente lo fa sembrare più giovane del precedente. La sfera olfattiva è estremamente elegante e articolata, gioca su toni di agrume, lamponi, violette, bergamotto, alloro, note ferrose, ematiche, ed anche richiami pietrosi di sasso. Nessun profumo che predomina ma si avverte in modo netto e ben definito. Articolato e vibrante il sorso è slanciato dalla parte fresca che coinvolge il palato dall’inizio alla fine ed un tessuto tannico finissimo. Intenso e molto persistente espressione raffinata e rappresentativa di un grande Sangiovese.

Terzo Movimento – Chianti Classico Riserva 2010 -100% Sangiovese.

Vino di punta che riassume tutta la filosofia aziendale, infatti viene prodotto soltanto nelle annate migliori con una produzione molto limitata di appena 2000 bottiglie. Veste dalla bella concentrazione di colore trasparente e consistente. Quadro olfattivo delineato  da varie tonalità di frutti rossi maturi, tamarindo, arancia rossa, ciliegia, rosa, richiami di sottobosco, liquirizia mentolata.  In bocca più concentrato di materia estrattiva, avvolgente e succoso, equilibrato da una profilatura fresca balsamica, i cui tannini sono vellutati e  scorrevoli,

Le Château du Moulin-à-Vent

img_8241Dopo  aver girovagato per diversi giorni nel Nord della Francia patria dei grandi bianchi a base di Sauvignon e Chenin Blanc, aver percorso migliaia di km lungo l’ampio corso del fiume Loira, l’ultimo appuntamento ci attende con uno dei vini forse meno noti il “Gamay”

Andando verso sud oltrepassando il Màcon  parte finale della Borgogna, arriviamo nelle colline di Moulin a Vènt. La bellezza paesaggistica è sorprendente, sembra un’immagine tolta da un libro di fiabe. Un mulino a vento fà mostra di se  sulla cima di una collina completamente circondata da viti basse e tozze; sculture nodose e grevi rese tali da un vento freddo che soffia  in modo incessante.  Dietro una curva lo spazio si allarga e l’occhio si perde vagando per le colline, gremito di quelle viti ultracentenarie che sembrano spuntare dal terreno come tante mani aperte protese verso il cielo.

Château Du Moulin-À-Vent vanta 500 anni di storia, si trova tra Beaujolais e Mâconnais, la migliore AOC per il Gamay. Principalmente i vigneti sono situati nel cuore della denominazione Moulin-à-Vent, esposti principalmente a est, tra i 200 ei 350 slm. I terreni sono composti da granito e sabbia, con presenza di manganese, ossidi di ferro, silice e qualche argilla, danno a Moulin-à-Vent il suo carattere specifico.Vini straordinari vinificati tradizionalmente, quindi da non confondere con il più noto Beaujolais Nouveau.

Originario della Borgogna,  il Gamay Noire qui viene allevato ad alberello, la cui forma  ha origini molto antiche. Gli impianti molto bassi, offrono una maggiore resistenza alle raffiche dei venti, con delle rese bassissime. Le uve  vengono raccolte  manualmente con enorme difficoltà, viste le dimensioni ridotte, selezionate e depositate in appositi recipienti in modo da arrivare integre in cantina ed evitare così  la pre-ossidazione del succo. I grappoli provengono da viti che hanno età anche di 60/ 90 anni coltivate in  regime biodinamico. La cantina, antica dimora del 15 secolo, è moderna ed efficiente il proprietario attuale  Edouard  Parinet  gestisce l’azienda dal 2009 dopo averla ereditata dal padre Jean-Jacques .

Tasting Notes

Proveniente da terreni aziendali ma siti in Borgogna, il primo vino è un Pouilly Fuisse. Luminosità trasparente dai tratti olfattivi pietrosi, austeri, in cui si affacciano note di frutta bianca e tropicale floreale leggero, erbe profumate,  burrosità appena accennate, molto eleganti e composte. Sorso denso in cui la parte glicerica si avverte con una piacevolezza di bocca morbida e piena nonostante una spiccata acidità faccia  salivare copiosamente. Propulsivo e dinamico è dotato di una lunga e finissima scia minerale e sapida.

Croiz des Vèrillats 2014

Gamay 100% Il colore rubino e porpora di bella consistenza e spessore. Il frutto, rosso croccante è seguito da una sfumatura minerale e ferrosa, erbaceo che rammenta i profumi dell’erba che vengono trasportati dal vento in questa zona. Palato dominato da parte fresca, svela una parte carnosa ben integrata in sorso succoso con un bel finale di liquirizia e minerale.

Champ De Cour 2014

Gamay 100% proveniente da viti circa 80 anni poste nel punto più alto della proprietà. Qui il vento soffia con maggior forza; ne conseguono rese molto basse da cui si ottiene un vino dalla forte impronta territoriale.
Bel colore rubino intenso ed acceso che lascia presagire un energico contenuto di acidità. Olfatto improntato su note fresche e  floreali, viole erbe spezie vibrano sopra un intenso frutto rosso maturo e polposo, sottofondo di spezie cipria, ritorno minerale ferroso. In bocca composto e lineare la morbidezza è ben amalgamata ad un tannino intessuto nel velluto, corpo slanciato ed incalzato dalla parte acida che ritorna sottofoma di frutto nel lungo finale.

La Rochelle 2014

Gamay 100 % Con una densità di impianto a 9000 ceppi per ettaro, le cui rese sono estremamente basse, tra 20-35 hl / ha. Il 2014 vendemmia è iniziata l’11 settembre prolungandosi fino al 20 settembre.

Colore rubino di magnifica trasparenza e consistenza da fuoriclasse. Ha un olfatto sviluppato da una rara complessità ed eleganza; malva, verbena, iris, viole, delicato aereo in cui il frutto ben maturo è quasi nero pepato e ben definito, roccia sasso ferro racchiude elementi che riflettono il terreno sassoso di questo Cru. Il sorso coinvolge con la parte succosa ed un corpo slanciato levigato da tannino fitto e di finissima fattura, vibrante ed energico ha una persistenza lunghissima che chiude su toni ferrosi e fruttati. Raffinato e ancora giovanissimo.

La Rochelle 2012

L’annata più calda si evidenzia da un colore ancora trasparente ma più compatto. Complesso, apre con note di cipria e rosa appassita, lavanda, spezia piccante di pepe nero, frutto denso,  ravvivato da tocchi erbacei e ferrosi. Il sorso carico ed espressivo ha frutti scuri in primo piano, ampio e stratificato la trama tannica è risolta e ben integrata, lineare e suadente ha un finale lungo e pieno in cui ritrova la tipica nota minerale.

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Nuove realtà crescono” Fattoria Del Pino”

 

Versante Nord di Montalcino che scende dal centro del Paese in una fredda serata di Dicembre, questa è stata la prima volta in cui ho incontrato Jessica Pellegrini. L’ultimo ripido tratto di strada sterrata, disseminato di buche e sassi mi riporta al ricordo della conversazione avuta con lei poco prima al telefono – “Con che macchina hai intenzione di venire?? Altrimenti vengo a prenderti io con il Pick up….”-Saggio consiglio, ma la macchina mi serve, penso con un sorriso, per le bottiglie che ho intenzione di comprare.

Appena scesa di macchina mi viene incontro con un entusiasmo contagioso proponendomi di dare uno sguardo alle vigne. Jessica è una ragazza  pratica; considerando che c’era poco tempo per la luce solare, con fare spiccio mi fà cenno di seguirla avviandosi verso il crinale della collina. Fatalmente, non mi resta altro che accondiscendere nonostante le gelide ventate crepuscolari. Dopo un rapido sguardo ai vigneti spogli decidiamo di entrare prima che l’inizio di congelamento  a cui sto pensando diventi reale. Inizia a raccontarmi la sua storia nata già dal  2000 in cui produceva uva per venderla ad altri e di come questo le procurasse molto impegno e pochissimo guadagno, la svolta arriva  nel 2010 quando decide di terminare il rapporto di vendita delle uve  e mettersi a produrre vino per conto proprio. Mentre facciamo i vari assaggi mi descrive i primi anni di produzione e di come la preoccupazione per un buon risultato la tenga costantemente in vigna cercando di codificare e prevenire ogni capriccio atmosferico. Così mentre lei mi racconta le nottate passate insonni cercando il momento ottimale per la vendemmia, le varie peripezie tra annate difficili, ed i primi incoraggianti risultati, capisco quanta determinazione e passione sconfinata Jessica metta nel lavoro che ha deciso di svolgere. Lei ha scelto quella vita fatta di aria aperta e orizzonti liberi, immune da traffico ed imposizioni sociali, in cui il solo pensiero di dove parcheggiare la macchina è fonte di stress. I vini di Jessica sono il perfetto specchio della sua personalità decisa, dotati di quelle caratteristiche scevre di orpelli ma che puntano dritto alla sostanza.

tasting notes

Azienda da monitorizzare negli anni a venire, che nonostante sia nata da poco riesce a produrre vini ben fatti ed eleganti. L’esposizione a Nord- Ovest inoltre la pone in una zona  allettante considerando che il rialzo delle temperature dovute ai cambiamenti climatici, negli ultimi tempi ha portato ad una rivalutazione di queste zone che prima erano ritenute fredde per una buona maturazione delle uve. Queste zone i cui vini erano ritenuti forse troppo austeri, sono invece diventate improvvisamente importanti specialmente nelle annate ritenute calde o comunque con temperature estive stagionali più alte della media. Essendo mediamente più fresche riescono anche nelle stagioni torride a produrre vini dal carattere fine d elegante non plasmato da un gusto che certamente appaga nell’immediato  ma che facilmente perde di slancio e dinamicità.

I vini di Jessica fanno acciaio e botti rigorosamente grandi da 48 Hl con metodi tradizionali ,la fermentazione alcolica avviene spontanea innescata da lieviti indigeni, senza operazioni di chiarifica ma mediante sedimentazione naturale.

campione di botte Brunello 2015 Nonostante sia ancora in botte ha un olfatto ben sviluppato da cui si stagliano nette le sensazioni del frutto ed un intenso floreale, accompagnato dall’immancabile nota marina e balsamica quasi mentolata. Al gusto dimostra già un’ottima bevibilita data da una gustosa sensazione di  frutto maturo e concentrato.

campione di botte Brunello 2016  Caratterizzato da una percezione di estrema pulizia ed eleganza, dal sorso in cui si percepisce una notevole materia estrattiva, intensità di sapore  ricca e definita.

Rosso di Montalcino 2014 
100% sangiovese – Alc. 14

Smagliante rosso rubino trasparente, luminoso a cui segue un’impronta olfattiva dettata dal frutto fresco ed agrumato. La mineralità si avverte nel bouquet che riporta a soffi di venti  marini che arrivano in modo costante dal mare  e freschi richiami di rosa canina. Freschissimo e snello al palato riaffiora la parte  marina in linea con  l’olfatto,  i tannini precisi e puntuali non disturbano andando a chiudere con nota piccante di pepe rosa.

Brunello di Montalcino 2012
100% sangiovese – Alc. 14,5%
Il colore pur mantenendo  luminosità e trasparenza è denotato da maggiore profondità e da un riflesso granato. Il ventaglio olfattivo è incentrato maggiormente da frutti rossi maturi in cui amarene e cassis sono fusi con un’agrume rosso,  tocchi cipriati e acqua di rose, con spunti balsamici e speziati. Freschissimo fa salivare copiosamente mentre il frutto riempie il palato in un progredire energico. Succosità e morbidezza esaltano le sensazioni in cui riappare il tocco marino, la maturità fenolica si percepisce da una trama  tannica composta e fine che termina in un lungo sorso elegante ed appagante.

http://www.fattoriadelpino.com

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“Le Rocche del Gatto” non conforme per passione.

La perplessità di scoprire un insieme di serre nel bel mezzo della zona industriale di Albenga al posto di una cantina con relativi vigneti è molta, ma lo scoprire che all’interno sono prodotti e conservati i vini di Fausto De Andreis è molta di più. D’altra parte quando rivolgo a Fausto la fatidica domanda del perché di questa scelta la risposta è altrettanto scontata e un po’ beffarda: “per ottenere fior di vini” risponde prontamente strappandomi un sorriso! Del resto dopo 60 vendemmie e circa 60.000 bottiglie di produzione annua non posso che dargli ragione. I vigneti delle Rocche del Gatto sono tutti seguiti personalmente da lui, così come le vendemmie e le vinificazioni. Una mole di lavoro considerevole considerando che i circa 4 ettari e mezzo di vigne sono disseminate in piccoli appezzamenti disposti lungo la dorsale Ligure di ponente e che quindi lo costringono a continui spostamenti. I vini prodotti sono tutti fermentati in acciaio e controllati per mezzo dell’azoto a indesiderati contatti  con l’aria. I primi due campioni da vasca sono senza solfiti aggiunti; vini schietti molto immediati che contengono quella semplicità delicata e floreale che pur senza pretese riesce a far finire in modo rapido un’eventuale bottiglia. Passando al Vermentino la pienezza gustativa diviene più evidente, i profumi si concentrano su note agrumate di pompelmo  e camomilla, il 2012 mostra il tropicale del lime al il palato, un equilibrio migliorato, anche se la vena fresca è ancora abbondante con un finale fine ammandorlato  nel  quale si denota già una bella persistenza.  Il discorso cambia con un bouquet più ampio nel Pigato che pur nei campioni di vasca esprime complessità che spazia dai toni a freschi a quelli più dolci ed aumentata materia estrattiva ed avvolgenza. Tutti i vini di Fausto hanno la particolarità di eseguire una fermentazione sulle bucce che varia a seconda delle tipologie ne risultano vini ricchi di estrazione che appagano il palato  senza affaticarlo dotandoli di grandi potenzialità evolutive.

Dopo aver assaggiato almeno un campione per vasca siamo già ad  un buon numero di vini; ma chi come me ha incontrato a qualche manifestazione Fausto sà che questo è solo l’inizio!

“Adesso assaggiamo quelle imbottigliate” proclama Fausto “..perché  cambia tutto!” E armandosi di  un cavatappi inizia ad aprire il Vermentino.

Tasting  notes  (molto tasting e poco notes)

Vermentino DOC 2013

Colore pieno con da riflessi verde oro. Al naso croccante e fruttato di pompelmo e mela con sferzate minerali marine. Ancora in evoluzione ha un equilibrio da migliorare ma che lascia un bel ricordo fruttato di mela cotogna con finale sapido e ammandorlato.

Vermentino 2011
Sembra uscito direttamente dal mare, come un vento che trasporta profumi provenienti da una spiaggia deserta e selvaggia. Colore dorato, alla roteazione escono nette note marine, alghe, fiori di camuciolo, resina, pinoli;  In bocca sorso pieno ricco e contemporaneamente dinamizzato da vena fresco/sapida che lascia un ritorno di miele e resina di pino.

Vermentino 2010

Completamente diverso dagli altri l’andamento stagionale perfetto ha dettato un profilo complesso e di rara esuberanza. Idrocarburi note medicinali, frutto tropicale, lime, seguiti da cera, resina, sfumature burrose e speziate, cardamomo pietra focaia. Al gusto ben bilanciato da morbidezze il cui dinamismo è sostenuto da freschezza e sapidità. Molto lungo nella persistenza finisce pulito e sapido.

Vermentino 2008

Meno ricco del 2010 è estremamente luminoso e trasparente; bouquet  più contenuto ed essenziale che si apre con un fumè di pietra focaia, mandorla tostata, contornato da una miriade di erbe aromatiche e piccoli fiori gialli selvaggi,  note iodate,   in bocca risulta esile quasi aereo, movimentato da vena fresco\sapida che ne rende appagante il sorso riequilibrato dalla morbidezza, dotato discreta persistenza.

Pigato 2014

Note freschissime di agrumi con scorza di pompelmo e foglia di pomodoro erbe aromatiche in cui si mischiano miele di tiglio e profumi di pino. Palato in evoluzione in cui la freschezza emerge insieme a carattere e verve gustativa ancora acerba e succosa vino in cui si percepiscono le capacità evolutive .

Pigato 2011

Oro brillante consistente alla roteazione dà un’idea dell’estratto. Idrocarburi pietra focaia ben evidenziate in cui si ritrovano note che riconducono a venti marini. Anche al palato il frutto è maturo giallo e succoso ma in cui il mare entra a far parte dell’essenza con richiami sapidi ben bilanciato da morbide glicerine e richiami mielati. Persistente.

Pigato 2010

Nei colori e nei profumi ricorda il  precedente ma ha più profondità ed un ventaglio più ampio variegato. Al gusto  ancora freschissimo dimostra meno della sua età anagrafica dimostrando un ritmo serrato e tagliente dotato di dinamismo che riempie di succosi agrumi un gusto lungo e pulito.

Pigato 2008

Colore meno intenso ma luminosissimo. A primo naso ricorda le note marine di un grande Chablis discordandosi per i soffi di  timo ed aromi che riportano sul mare ligure. Lime, burro di  arachide resina. In bocca agisce con schiettezza data da molta freschezza  e bevibilità resa piena da un appagante agrume che si allunga sulla persistenza .

Pigato 2006

Colore oro antico . All’olfatto le note evolutive si mostrano marcatate con accenni caseari seguite da idrocarburi nettissimi a cui seguono note terrose fungo tartufi che nel progredire si mischiano al miele e frutta disidratata. Palato che regge ancora l’equilibrio malgrado la sapidità sia piu percettibile perde un po’ di greep a metà palato riducendosi anche nella durata del gusto.

Spigàu

Da una selezione delle migliori uve del Pigato, lo Spigàu nasce nel 1995; quando per un cavillo viene rifiutato da una commissione esaminatrice l’inserimento nella D.O.C., Fausto decide di svincolarlo dalle denominazioni declassandolo a Vino Da Tavola e chiamandolo appunto Spigàu “Crociata” sdoganandolo da quei parametri di omologazione richiesti dalle commissioni di assaggio. Lo Spigàu vinificato come un rosso, esegue fermentazioni su lieviti indigeni e macerazione sulle bucce per lunghissimo tempo, a cui segue un affinamento fino a cinque anni prima della messa in commercio. Il risultato è un vino dal grande carattere, profondo e strutturato che a tratti sorprende per l’innato legame con il territorio.

Spigàu “Crociata” 2010

Colore che per intensità e luminosità emana bagliori di oro puro; l’idrocarburi anche in questo caso escono per primi subito seguiti da un insieme stratificato dato da frutti gialli, nocciole, mandorla, miele,zafferano, cera d’api, resina e pinoli tostati. Con l’ossigenazione emerge un vino estremamente fine ed energico, si allarga con grazia nel palato svolgendosi generoso ed avvolgete pur restando elegante, lascia una sensazione di fresca con finale lievemente tannico.

Spigàu “Crociata” 2008  Veste trasparente dorata, nel calice le note di idrocarburi sono più incisive e si aprono su note di agrume con note dolci miele di castagno, anice, fico disidratato, a cui si susseguono serrati profumi di mare. Al palato è supportato da una irresistibile freschezza  e vena sapida che tuttavia si avvolgono con suadente equilibrio ad una parte glicerica e morbida, estendendosi lungamente nel finale.

Spigàu “Crociata” 2006 – Vibrante e scalpitante sia all’olfatto che al gusto si offre con una miriade di sfaccettature, variegato come un caleidoscopio di profumi, in cui ritornano note di idrocarburo e marine.  Palato indomito,rinfrescante,cattura ad ogni sorso. ricco eppure lieve pulito leggiadro dotato di una persistenza infinita

Spigàu “Crociata” 2004 – Il vino dal colore ambra liquida,in cui il naso si propone con note fresche e marine con un fondo di miele e frutta disidratata, ben conservato nel gusto in cui dimostra estrema  finezza e vivace freschezza la cui sapidità si perde su un sorso suadente, e cremoso.

L’ultimo vino vino da tavola 1999

Dopo questo lungo percorso gustativo, la chicca, l’ultimo vino, quello a cui non avresti mai pensato spunta dalle mani generose di Fausto che ci apre un 1999  etichettato come “vino da tavola” per ribellione contro un disciplinare restrittivo ed inadeguato.

Ancora ben vivo in tutte le sue componenti ha mantentenuto perfettamente il colore trasparente ed oro antico. Olfattivamente  le note fresche ancora si avvertono nette e fuse nei toni evolutivi di frutta secca, miele, pietra focaia, aprendosi con la ricorrente enfasi marina; anche al palato mantiene inalterate le sue caratteristiche dimostrandosi energico e ancora una volta dominato da quella parte marina che è il fil rouge di tutti i vini di De Andreis.

“Montellori” una bioalchimia in cerca di eccellenza

Montellori  era nota fin dal 1200 per essere una azienda agricola coltivata con vigne ed olivi, sviluppatasi in seguito come cantina nel 1700 in un angolo di Toscana dedito alla coltivazione del Sangiovese. Il vero cambiamento però si ebbe con la guida di Giuseppe Nieri  che espanse i vigneti fino ad arrivare a  50 ettari. Il figlio e proprietario attuale di Montellori, Alessandro Nieri, cura personalmente l’azienda facendo sia la parte agronomica che enologica, con un tipo di conduzione che lui stesso definisce” Bioalchemica“.

Il vino la trasformazione di un frutto l’uva  naturalmente presente in natura, che per opera dell’uomo  si converte in qualcosa di straordinario.  In questa visione attenta a tutto ciò che circonda i vari componenti che partono dalla vite ed il suo ambiente fino alla vinificazione, il vino è come un’alchimia, il prodotto dei più svariati accorgimenti personalizzati per ogni singolo evento, che lo porta ad avere  un carattere unico per l’annata e per il territorio.  La Bioalchemia consiste infatti nel prediligere  le forze naturali stimolandone la naturale potenzialità senza però arrivare agli estremi del biodinamico. Questo processo si sviluppa  attraverso una serie di accorgimenti mirati ed adeguati al tipo di territorio e delle sue stagionalità ottimizzandone le risorse. Quindi utilizzo di nutrimento organico  con sovesci densi di elementi naturali e diversificati che reintegrando con ciò che è già presente in natura l’equilibrio dei terreni, ottimizzandone  le risorse e lo sfruttamento delle già presenti potenzialità; in base all’osservazione degli eventi naturali e l’alternarsi ciclico delle stagioni, si cerca di adeguare di volta in volta degli accorgimenti mirati che permettano  il raggiungimento di uno standard qualitativo alto che si distingua per le sue peculiarità. Una ricerca mirata per ogni singolo vino e vigneto vivendo in prima linea la realtà del territorio, una personalizzazione oculata e adeguata all’interno di tutto il  processo produttivo che diventa determinante per l’ottenimento del miglior risultato. I

Il tratto distintivo di tutti i vini di Montellori è l’eleganza e la bevibilità, il cui fulcro centrale e ricco di personalità è la creazione  di un grande Metodo Classico Toscano.

La storia di questo spumante inizia con Giuseppe Nieri;  da sempre appassionato di spumanti  e grandi vini bianchi esegue  i primi tentativi di completare il suo sogno di realizzare un buon prodotto spumantizzato utilizzando le uve da una  vigna di Chardonnay sulle colline di Cerreto Guidi. Inizialmente però i  vini ottenuti  non soddisfacevano la creazione dei vini base a causa di una insufficiente  acidità. Caparbiamente si mette  alla ricerca di un posto che abbia le caratteristiche intrinseche determinanti per la creazione di un vigneto adatto alla produzione di un buon metodo classico. Così convincendo un amico che possiede  un ultraleggero sorvola  le colline di Montalbano  ed individua una zona che per caratteristiche di esposizione e territorio risponde ai requisiti ricercati. La collina è un deposito di arenaria, denso di sassi. Lo scasso per ricavare il vigneto tutto a Chardonnay è ritratto in una impressionante foto d’epoca da dove si capisce con quale tenacia si sia ottenuto un vigneto unico nel suo genere in Toscana.

Arrivare al vigneto di Montalbano  è in effetti un’impresa ardua, la strada si inerpica per i fianchi collinari, i tornanti girano stretti in forte pendenza. Sull’ultimo tratto si arriva soltanto con un fuoristrada che sobbalza tra i canali formati dalle acque piovane e sassi che affiorano dal terreno. La vista che si offre una volta arrivati è mozzafiato, lo sguardo spazia dalla vicina catena Appenninica allargandosi nella pianura, dove si scorge in lontananza la suggestiva vista di Firenze con la celebre Cupola del Brunelleschi. Un paesaggio sospeso nel tempo e nello spazio che  solo girandosi intorno è ammantato di quell’aurea magica ed un po’ mistica che è servita per la realizzazione di una simile impresa.

L’intero vigneto situato a 500 m  s.l.m  sul crinale della collina, gli impianti  sono tutti a Pergola Trentina e formano  tunnel con scorci paesaggistici suggestivi e alieni dando l’impressione di trovarsi su qualche dorsale Alpina. Il clima è ventilato e fresco con grandi escursioni termiche tra giorno e notte, la vigna  è completamente circondata da tratti boschivi che isolano il vigneto e riparano dai venti più forti.  La biodiversità dei terreni è composta da un nutrito numero di piante e fiori che crescono spontaneamente tra i filari. Il terreno è molto sciolto e con grande permeabilità, sabbioso, ricco di sostanze minerali.  Gli impianti vitati vennero fatti  con cloni di Chardonnay usati nello Champagne. Tra un filare e l’altro si intravedono grandi sassi che di tanto in tanto affiorano ricordandoci la vera natura del terreno. Friabile in superficie e soffice a calpestarlo,  appena un metro sotto il suolo ritrova  la sua vera natura sassosa e pietrosa in cui si approfondano le radici dello Chardonnay, che ormai hanno raggiunto un’eta di 30\40 anni. Le rese ovviamente sono basse e variabili da una stagione all’altra, la produzione  varia da 5000 a 13000 per le annate più favorevoli.

Tasting Notes

Tutte le bottiglie  di Metodo Classico sono a base di Chardonnay 100%  e prodotte  Pas  Dosè, tipologia che amo particolarmente per la sua schiettezza gustativa. Senza  aggiunta di liquore d’expedition  il vino è il prodotto di ciò che la vigna ha dato nella sua totalità e purezza. Le bottiglie sono tutte  millesimate con scritta l’annata di produzione, rimane sui lieviti per 36/40 mesi.

Pas Dosè 2012 .

Ultimo uscito sul mercato si mostra con un colore dorato e brillante, perlage fine e diffuso. L’immediatezza olfattiva, mostra un esuberante agrume maturo, croccante di freschezza  con scia di crosta di pane che permea l’olfatto insieme a sentori pietrosi, gessosi. Un olfatto netto e pulito riporta alla memoria latitudini ben più nordiche. Al palato carismatico ricco di dinamismo, nervoso per acidità e sapidità. La componente morbida  è data da un agrumato succoso ritorno al frutto maturo.

Pas Dosè 2007

Oro antico brillante e lucente. Al profumo  si lascia avvolgere da note di miele, pan brioche e frutta secca e  candita, condita da espressioni marine. Il gusto è accarezzato da un perlage cremoso sottilissimo, il cui vellutato passaggio esalta la morbidezza delle note evolutive. Energico e sorretto da una parte fresca e incalzante,  il gusto si lascia integrare dalla sapida mineralità. Un sottile gioco di equilibri che trascina un’innata eleganza priva di fronzoli che termina con un finale lungo e intrigante di arachide tostata.

Salamartano 2011  Cabernet- Merlot

Nato nei fatidici anni 90 in cui la forza trainante dei vitigni internazionali hanno permesso di ottenere grandi vini a taglio “bordolese”. Il Salamartano ne è un esempio forse meno conosciuto ma non certamente di minor pregio, la cui unica pecca è quella di essere nato in un contesto meno noto rispetto a zone più blasonate.

Il 2011 appare con un luminoso rubino compatto e profondo che indica la sua esuberante gioventù . Il naso esplode in una profusione di fiori viola, richiami erbacei  e frutto nero e rosso ben maturo ma che conserva nitida la sua croccantezza. Le erbe aromatiche sono di sottofondo e rivestono un bouquet espressivo ed energico. Al palato l’ingresso deciso e ben  calibrato, tuttavia inaspettatamente leggiadro quasi aereo,  i cui tannini  cesellano un sorso scorrevole ed elegante, risoluto nella freschezza pervade lungamente il palato.

http://www.fattoriamontellori.it/ 

Inconsueti ed inattesi bianchi.

Come da consuetudine ormai diffusa e ben radicata per il periodo estivo il consumo del vino si sposta verso quelle varietà che ben si addicono ad una cucina più leggera spesso composta da pietanze a base di pesce o verdure. Per gli amanti di un calice di qualità non resta che spaziare tra le molte tipologie a disposizione con un particolare trionfo dei bianchi freschi  che si bevono a temperatura bassa, come aperitivo ma anche durante il pasto. La scelta è ampia, dalle bollicine, che nella piacevolezza data dal Perlage trovano quella sensazione di freschezza e refrigerio, ai bianchi fermi con sentori fruttati e vegetali, oppure  aromatici e morbidi.

Senza però voler cadere nei soliti noti, la caccia verso vini poco usuali stuzzica la voglia di assaggio portando verso la ricerca di prodotti diversi tra loro e spesso di grande charme gustativo.

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Il primo vino in questione viene da  Chablis e si intreccia con quella del suo proprietario ed enologo  Thomas Pico nelle spettacolari colline dello Chablis con  2,8 ettari di vigne in un luogo chiamato “Paws-Loup.” Qui lo Chardonnay trova gli elementi per dar vita a vini puri  di estrazione, riccamente territoriali.IMG_8253

Domaine Pattes Loup è una delle tenute più emozionanti tra i produttori emergenti di Chablis negli ultimi anni (Pattes Loup significa “zampa del lupo”). Thomas Pico ha iniziato a produrre nella piccola proprietà di Courgis nel 2005 alle porte di Chablis.  Ereditando l’azienda dalla famiglia e deciso a fare un salto di qualitativo, ha iniziato subito un programma serrato con rese rigorose e una conversione in  biologico, iniziando subito una vinificazione  meno convenzionale rispetto agli standard di allora a Chablis. La maggior parte dei suoi vigneti si trovano nelle colline vicino a Courgis  con vigneti fino a 300 metri le uve vengono raccolte manualmente e le fermentazioni sono tutte effettuate con lieviti indigeni, con sosta sui lieviti per 14-16 mesi senza nessun processo di chiarifica o  filtrazione.

Chablis 1er Cru  Beauregard- 2013

 il più meridionale dei primi vini della zona. Vino che  rispecchia in pieno l’anima e lo stile del territorio che si ritrova nella loro mineralità salmastrosa nella bella struttura e nella grinta dai tratti verticali e taglienti che ad ogni sorso stupiscono per intensità e sapore.Trasparente e brillante, ad ogni sorso ammalia con una propulsione gustativa incredibilmente dinamica, i suoi tratti sono guizzanti e ricchi, scorre in un vortice di agrumi e richiami marini lasciando il palato estremamente pulito e teso.

 

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Il secondo vino proviene dall’Irpinia con uno spettacolare Fiano di Avellino, concepito da Sabino Loffredo. Pochissime le bottiglie prodotte e soltanto nelle migliori annate, quando le condizioni climatiche sono perfette, un gioiello da tenere in serbo per gli anni a venire, un grande bianco da evoluzione il cui affinamento in bottiglia regalerà grandi emozioni.
“Cupo”-Pietracupa -2013
Vino che complessità, intensità ed eleganza può sicuramente giocare a fare il primo della classe, floreale, agrumato e denso di erbe aromatiche, infinitamente elegante seppure giovanissimo ha classe da vendere e si avverte fin dal primo sorso scattante e sinuoso per la componente glicerica, la tensione acida, e grande sapidità  strutturato con il sapore che si tende  all’ infinito nella persistenza.
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Il terzo vino proviene da una delle cantine storiche della valle di Napa Valley  fondata da immigrati tedeschi i fratelli Jacob e Frederick Beringer nel 1870, ed è giustamente ritenuta un’icona del vino americano. Oggi produce una vasta gamma di vini e vitigni che vanno dai base ai Cru di un singolo vigneto con numerosi riconoscimenti sia a livello locale che internazionale e dispone di ampie cantine scavate nella roccia, nelle quali regna una temperatura costante di circa 14 gradi. La posizione, il microclima, il suolo unico fanno della Napa Valley una delle più grandi regioni vitivinicole del mondo. Il clima è quasi mediterraneo, con delle estati calde moderate dalla vicinanza dell’oceano . Il suolo è poco fertile, costituito soprattutto da argilla e rocce che permette le produzione di uve dal gusto molto concentrato.Le uve provengono essenzialmente dai vigneti Gamble Ranch e Bale Lane Beringer. Ogni raccolto di Sauvignon è vinificato  separatamente per tutto il processo di vinificazione, ed unito solo alla fine per creare un vino più armonico possibile. Il mosto esegue una fermentazione a temperatura controllata, ed una  parte viene affinato in botti di rovere francese stagionato.

Beringer- Sauvignon Blanc- 2011

Colore giallo luminoso con riflessi dorati, si percepisce il passaggio in legno che comunque all’olfatto non disturba ed è ben amalgamato nel bouquet che ne risulta  arricchito e non sovrastato. Le prime note infatti seguono la tipicità del vitigno con un erbaceo di foglia di pomodoro scaldata al sole a cui segue il frutto maturo e giallo che ci si aspetta da un Sauvignon che viene da Napa, seguono aromi fruttati di melone maturo, ananas, papaia. In bocca risulta di buon equilibrio, fresco e dissetante, avvolgente e saporito, un gusto ricco glicerico che pervade il palato con ritorni fruttati di agrumi e cardamomo.

 “Vin du Pape” ovvero Châteauneuf

Territorio collinare con distese vitate che riempiono il paesaggio. Con un’estensione che parte dalla sponda orientale del Rodano, ovest a Sorgues e vicino ad Avignone, nel sud-est, Châteauneuf-du-Pape rappresenta il “cru” più esteso della Valle del Rodano. Si estende su 3200 ettari di terreno con almeno tre diversi tipi di suolo o terroir  in cui  l’altezza massima  raggiunge i 120 metri s.l.m.IMG_8524

 Nel nord e nord-est le famose galets rolués, rocce o ciottoli rotondi che ricoprono il terreno argilloso. Le rocce hanno la proprietà di  trattenere il calore del sole durante il giorno rilasciandolo di notte, questo favorisce una maturazione  più veloce delle uve rispetto alla parte orientale della denominazione, dove il suolo è prevalentemente di sabbia; potenti venti di Maestrale spazzano  via l’umidità, soffiando sopra i vigneti rendendo salubre la zona e libera da muffe, inoltre la vicinanza del Massicio Centrale raffredda l’aria generando importanti escursioni termiche tra il giorno e la notte. 

La storia di questa denominazione è  intrecciata con la storia pontificia da quando nel 1308, Papa Clemente V, -ex arcivescovo di Bordeaux, trasferisce il papato alla città di Avignone. Durante il pontificato essendo un estimatore dei vini e della Borgogna promuove  i vini locali. A quel tempo, la viticoltura attorno alla città di Avignone era tutt’altro che illustre, difatti era stata avviata e mantenuta dai Vescovi di Avignone, in gran parte solo ad esclusivo consumo locale con produzioni di vini semplici in cui venivano usati indistintamente sia uve a bacca bianca che rossa.

A Clemente V successe Papa Giovanni XXII, che continuò a promuovere i vini di Châteauneuf-du-Pape questo impulso espanse il progredire dei vigneti e delle pratiche vinicole, che crebbero sia di numero che livello. Con il papato di  Giovanni XXII, i vini di questa zona iniziarono a essere conosciuti come  “Vin du Pape”, trasformatosi in seguito in  Châteauneuf-du-Pape. A Giovanni XXII và anche il merito di aver fatto costruire il famoso castello che si erge a simbolo per la denominazione.

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 Interessanti le produzioni dei bianchi a base dei vitigni autoctoni Grenache Blanc , Bourbolenc e Clairette Picpoul, che vengono prodotti in assemblaggio. Questi danno luogo a vini con buone doti di bevibilità con polialcoli che ne accentuano la morbidezza, di bella struttura data da nota alcolica e offrendo un palato piacevole e sapido anche se nella maggior parte dei casi non troppo persistenti; nell’insieme di buon livello, il cui punto di forza risiede in una gradevole bevibilità adatta alla stagione estiva. Alcuni bianchi  tendono a sviluppare aromi di anice pesca bianca e mandorla che diventano più esotici dopo qualche anno di affinamento. Le varietà bianche rappresentano il 7 per cento della piantagione totale, ma una parte delle uve a bacca  bianca entra a far parte della cuvee dei vini rossi, il che significa che la produzione di vino bianco rappresenta solo circa il 5 per cento del totale.

Il discorso cambia per i rossi, che in alcuni assemblaggi raggiungono livelli  eccellenti .

Varie le metodologie produttive e di classificazione, che partono dai Grenache in purezza per completarsi negli assemblaggi tradizionali insieme ad i tipici autoctoni del disciplinare dello Châteauneuf.  Il Grenache è il vitigno principe dello Châteauneuf-du-Pape  dal quale si ottengono vini dagli aromi speziati e dagli ampi sentori fruttati, morbidi, freschi e dal tannino setoso. Il Syrah è quasi sempre presente nelle cuvée degli Châteauneuf, resistente alle ossidazioni dona ai vini struttura, colore concentrato, tannini espressivi .

Gli altri vitigni a bacca nera del territorio sono il Morvedre,Vaccarese, il Terret Noire, Counoise e il Cinsault che possono variare a seconda della zona di produzione oppure dello stile che si vuol ottenere  offrendo freschezza, tannini morbidi e spiccate note fruttate.

Tasting notes

Domaine du Grand Tinel 2012 Grenache 100%
Colore con  trama colorante rubino vivace  e trasparente, il frutto emerge con visciole e amarena croccante seguito una lieve nota erbacea e spezie.In bocca l’ingesso è morbido e fresco con tannino carezzevole e mediamente persistente finale di ciliegia .

Domaine Consonnerie 2013 Grenache, Morvedre, Syrah, Cinsault

Vino dal tradizionale taglio dei vitigni. Il colore rubino risulta rispetto al precedente più compatto, e alla rotazione si nota una maggior consistenza. Al naso intenso e complesso si mostra con uno sfaccettato bouquet di  frutta a bacca nera, l’erbaceo è netto con la speziatura ancora non perfettamente integrata. Al palato la morbidezza è avvolgente tuttavia molto fresco, componente  alcolica  percepibile e lievemente caustica finale amarognolo. Palato ancora giovane e non perfettamente composto per un vino ancora in evoluzione

Manus Dei  2012 Grenache, Syrah, Morvedre  

 Bel rubino fitto e concentrato. Al naso intenso i frutti rossi e maturi del primo impatto vengono completati da erbacei freschi terra bagnata, pepe nero . Ingresso fresco e sorso appagante e morbido . Il tannino rilascia una sensazione astringente con amaricante in chiusura. 

Clos du Caillon “La Reserve” 2012 Grenache 83% Morvedre 17%

Vino ottenuto mediante una selezione delle migliori uve provenienti da diversi vigneti di Vecchie vigne risalenti al 1980 .  Colore rubino profondo e vivace .All’olfatto  intenso ed  ampio, si svolge con sensazioni frutto nero e rosso maturo speziato, erbaceo secco che ricorda la foglia di thè, barbabietola rossa e agrume. In bocca carnoso, materico, dotato di avvolgente morbidezza e ben equilibrato da una spavalda freschezza, la progressione ne amplifica il gusto intenso e lungamente persistente.

Domaine de Nalys 2011 Grenache, Syrah, Morvedre,Counoise, Vaccarèse. 

Rubino dalla  trama colorante fitta ed intensa.  La grenache si mostra con intenso profumo di frutto di piccoli frutti maturi, floreale di lavanda e rosa, erbaceo fresco. Palato con attacco fresco e succoso, ricco di consistenza e sapore che richiama la rosa, trama tannica delicata, mediamente persistente, nell’insieme piacevole ed elegante .

Semplicemente “Beaufort”

Polisy, giornata caldissima dopo un giugno fresco e piovoso in cui periodi di pioggia si sono  alternati a giorni di caldo intenso. L’ingresso della Màson di Beaufort è celata da un anonimo muro bianco di media altezza che per mezzo di un entrata riversa in un piazzale sterrato dove sono parcheggiati alcuni mezzi agricoli. L’insieme è a dir poco spartano; nessun viale alberato, insegna o cancello Holliwoodiano, non c’è nessuna necessità di  ostentazione per un prodotto che si è fatto conoscere per l’estrema qualità dei suoi Champagne e che dopo decenni di produzioni decisamente eccellenti continua a raccontarsi e viversi con la semplice genuinità del piccolo produttore. L’accoglienza è calorosa e nel varcare la soglia della sala di degustazione  il sollievo dato dalla grande stanza ombrosa è immediato. All’interno il clima informale si percepisce anche osservando il cane che noncurante degli umani avvicendamenti, continua indisturbato la sua pennichella pomeridiana.

Le calende dicono che tra Luglio ed Agosto sarà il momento di maggior caldo esordisce  Réol Beaufort  che si occupa dell’azienda, il quale iniziando a stappare con celerità le  bottiglie mi sorprende parlando in perfetto Italiano.  I calici da degustazione spuntano dal  bancone in legno e vengono immediatamente riempiti con il primo vino. Réol riassume la storia della màson, rapidamente e senza fronzoli.

Nel 1969 Andrè Beaufort in seguito ad un’ allergia in cui rischia la vita, decide di intraprendere la strada verso coltivazioni che non includano prodotti di sintesi. Questa scelta  lo porterà verso una conduzione a carattere biodinamico, con  attenzioni  rigorose verso la cura dei vigneti del territorio e soprattutto della estrema qualità del raccolto. Uno lo stile aziendale, più sussurrato che sbandierato si percepisce da quella semplicità disarmante e priva di artifici con cui viene condotta tutta l’azienda. La vera essenza dalla quale emerge la qualità è data dallo Champagne, ad ogni sorso non finisce di stupire ed affascinare con una serie di sfumature interpretative ogni volta uniche.IMG_8916

Tasting notes

Bottiglia non etichettata 

Millesimato 2011 Brut Reserve. Pinot Noir 80% Chardonnay 20%

Polisy, terreni kimmerge sottosuolo  particolarissimo, formato da conchiglie fossili risalenti al Giurassico, formato da un alta stratificazione di argille e conchiglie sminuzzate  che rilascia nel terreno una gran quantità di sostanze. I vini provenienti da questi luoghi hanno peculiarità di profumi e tensioni minerali che si amalgamano al frutto ricco e succoso. Il perlage invitante ed una intensità di frutto che porta alla susina  matura, floreale intenso e alta acidità, con note che riportano alle sensazioni marine di Chablis, bollicina sottile, il palato è pulito ed elegante, sapido nel finale. Scalpitante

Les Larmes De Divona 

Prodotto da Amaury Beaufort . Vino fermo ottenuto con Chardonnay 100% dal fratello ad Auxerre. Naso intenso seguito da gusto ricco e complesso, in cui le sensazioni di frutto maturo si amalgamano con grazia a richiami agrumati di lime e floreali, con burrosità e freschezza che ne bilanciano un sorso appagante in pieno stile Borgogna . Frutto di una zona di recente acquisizione. Coerente e rappresentativo

L’Or de Vix  Brut Natute 2007 Pinot Noir 100%

Inedito Cremant de Borgogne prodotto da Elodie Beaufort, in terreni situati nella parte alta della Borgogna in una zona ancora poco sfruttata ma con ottima esposizione i cui terreni sono ricchi di residui fossili e argilla 40 mesi sui lieviti con fermentazione in barrique .

Perlage fine e diffuso e naso potente che manifesta l’impronta data dal Pinot in purezza. Intenso e ricco, profumo bollangerie, buccia di mandarino, mela caramellata, gusto  affilato dinamico con una bella progressione, potente e saporito agrumato con lungo finale sapido e gessoso. Dello Champagne manca solo il nome

Millesimè 2010 Polisy Pinot Nero 100%

Ottenuto da una piccola parcella di vigneti  posta dietro la chiesa di Landreville . Olfatto intenso che esordisce con frutto maturo di mela cotogna e susina matura, fiori gialli con tratti speziati, gesso. Palato teso e guizzante bollicina sottilissima, la salivazione è stimolata per la grande freschezza e per il sapore che rimane a lungo nel palato dinamico . solo 1gr di zucchero residuo. Ancora un bambino

Millesimato 2003 80 % Pinot noir  20% Chardonnay . 5 gr zucchero residuo.

Note burrose mature miele e noccioline bocca composta e quasi in equilibrio . Perlage sottile e compostezza di bocca lo rendono avvolgente, manca della  tensione dei precedenti, ma è comunque cremoso e saporito, un bel bere

 Millesimato 1997  Polisy 80% Pinot nero e  20% chardonnay 

Naso complesso intenso con richiami marini seguito da frutto maturo giallo, mela cotogna, zafferano, agrume candito, pan brioche, fiori di bergamotto, con fondo dolce. Il residuo di 4/5 gr di zucchero /litro ne esalta la morbidezza  con un ingresso carezzevole, profondo denso materico, ma dall’acidità risoluta e ampia, bolla sottilissima e carezzevole, dinamica di bocca ben sostenuta da un gusto travolgente e ben definita dalla spalla acida, infinito nella persistenza lascia una lunga scia nel retronasale di caffè e cioccolato bianco. Memorabile!IMG_8978

 Millesimato 1989 Zucchero residuo di 8 gr /litro

Le lievi note ossidate che emergono a primo impatto rendono il naso ancor più complesso esaltando una serie nutrita di profumi e riconducili al territorio,  funghi, pan-brioche,susina matura , caramella di orzo, miele, frutta secca; per contrasto  in bocca è ancora nettamente vivo e ben sostenuto da una  freschezza succosa ed appagante con bel perlage cremoso. Nel finale morbidezza e freschezza si fondono in un allungo  infinito. Completezza

Millesime 2004 Demi-Sec

Annata con grande vendemmia e perfettamente in  linea per la stagionalità.

Ben 40% di residuo zuccherino. Naso ammaliante per i profumi burrosi di pasticceria e cera d’api, albicocca disidratata, crema, che emergono in un insieme complesso  e sfaccettato. Seducente nel palato entra dolce e morbido con un perlage sottilissimo cremoso, bilanciato da un’esplosiva freschezza che esalta il gusto movimentandone  la beva; un insieme che pochi demi-sec possiedono e che conduce ad una lunga  persistenza lasciando in bocca una scia dolce e sapida contemporaneamente . Affascinante

Tutte le sboccature eseguite  in Aprile 2016 

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Le bottiglie aperte di “Terre del Sillabo”

IMG_8438C’è una parte di Toscana fuori dai consorzi forti e più noti, una zona che stenta a far conoscere i propri vini perché non racchiusa in quelle categorie che determinate spesso da scelte legislative riescono attraverso la promozione ad estendere ed incentivare le vendite.  Per questo motivo  al dinamico proprietario dell’azienda “Terre del Sillabo” Giampi Moretti non resta che giocare la valida e apprezzata alternativa  di far assaggiare i suoi vini. Da qui l’evento “cantine chiuse bottiglie aperte “ che ha come scopo proprio quello di valorizzare attraverso l’assaggio la produzione orientata verso al qualità dei vini,  che con passione e professionalità,  questa piccola azienda propone. Lo stile  adottato dall’attuale proprietario è proteso verso una ricerca che sia grado di esprimere il “terroir” locale, attraverso l’utilizzo di vitigni Internazionali che riescano ad imprimere ai vini un timbro di riconoscimento,  orientato ad un mercato di prodotti di nicchia di alto livello e per nulla scontati. Come è noto la provincia di Lucca non ha una grande tradizione vitivinicola se paragonata a quella di altre provincie Toscane, in questa parte di Toscana i vitigni autoctoni come il Sangiovese in alcuni casi stentano a trovare le giuste condizioni per ottenere buoni risultati. L’azienda ha 7 Ht di terreni vitati che si trovano in  Val Freddana, il nome la dice lunga sul clima della zona, caratterizzata da rilevanti escursioni termiche tra il giorno e la notte, le cui produzioni includono più tipologie di vitigni. Le selezioni vengono fatte già al momento della vendemmia in cui la scelta è operata da personale esperto effettuando più passaggi dallo stesso vigneto per scegliere i grappoli migliori valutandone colore integrità sfumature ed equilibrio stesso della pianta da cui vengono raccolti. In giugno il paesaggio è verde lussureggiante e il clima dolce e ventilato, in questa atmosfera bucolica contornata da vigneti, i vini aziendali sono proposti in degustazione con generosità per tutti l’intervenuti all’evento.

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Il comune denominatore che contraddistingue tutti i vini di Terrre Del sillabo è un colore pieno e deciso, che nei bianchi risplende di bagliori dorati , al naso netta la prevalenza dei floreali e piante aromatiche che si trovano ovunque disseminate lungo i bordi dei vigneti e nelle vicinanze della cantina. L’assaggio di oggi  Chardonnay, Sauvignon blanc un rosso a base di Merlot ed un fantastico orange wine a base di Trebbiano. Secondo il pensiero di Giampi gli Orange Wine dovrebbero essere considerati una categoria a parte e valutabili come tali senza banalizzarli in un contesto di omologazione,  pensiero che dopo aver assaggiato” Matì” sento di condividere in pieno.

CHARDONNAY – COSTA TOSCANA I.G.T. 2011

– Chardonnay 100%
– Viti di oltre 20 anni-Bottiglie prodotte 5.000 circa

Brevi macerazioni sulle bucce ed una fermentazione in parte in acciaio ed in parte in barrique ( non di primo passaggio ) danno al vino un colore paglierino intenso  e trasparente, all’olfatto rosa tea e genziana, gelsomino e note erbacee, camomilla. In bocca la morbidezza rende il sorso denso pieno con la parte alcolica  ben integrata, fresco sapido, di ottima fattura, gustoso si espande sulla persistenza lasciando una profumata scia di fiori gialli.

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– Sauvignon blanc 100%
– Viti di oltre 20 anni- Bottiglie prodotte 5.000 circa

Una delle filosofie di Giampi è quella di far uscire in commercio i vini al momento in cui essi sono ritenuti pronti per questo il 2011 è per adesso considerata l’ultima annata.

Solo fermentazione a temperatura controllata in  acciaio e  affinamento successivo per 9 mesi su “fecce nobili”. Il colore luminoso e dai riflessi oro, anche questo apre con un ventaglio stratificato tra cui spiccano molteplici le note floreali, agrumati di lime e pompelmo maturo,  insieme a dettagli  minerali pietrosi e un erbaceo di fieno fresco tagliato. Al palato glicerico, eppure riesce a far salivare con lo slancio dato da una consistente vena fresco/sapida, ben bilanciato il sorso scivola con scioltezza in un finale appagante e sapido.

NIFFO – TOSCANA MERLOT I.G.T. 2009

Niffo  In lucchese dell’ottocento “niffo” identificava il “grugno”, il volto incazzato (PERLAPPUNTO) dell’animale feroce.» – Giampi Moretti

– Merlot 100% – Viti di circa 15 anni _Bottiglie prodotte 3.500 circa- Macerazione prolungata sulle bucce e passaggio in barriques (non nuove).

Al contrario di quello che  ci si aspetterebbe visto il nome che in dialetto Lucchese signifa “accigliato”; questo vino colpisce per la lievità dei profumi che risultano eleganti come in un merlot prodotto in zone montane. Piccoli frutti neri e rossi maturi ma non troppo, floreale di roselline selvatiche, contornato da erbacei profumati di macchia mediterranea .  Anche al palato la progressione è convincente, con un ottima freschezza e tannini scorrevoli, buona la persistenza.

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MATI – TOSCANA I.G.T. 2006

Trebbiano, Greco, Colombana, Vermentino-  Uve bianche vinificate in rosso con una lunga permanenza sulle bucce con continue follature, per 4/5 mesi,  le uve vengono raccolte in piena maturazione a fine Ottobre e le viti sono vecchie di oltre 30 anni, soltanto 1000 le bottiglie prodotte una vera rarità. 

Il colore non lascia dubbi rientrando in pieno tra gli Orange Wine di un arancio compatto ammaliante e brillante nonostante i 10 anni di età. Consistente alla rotazione, al naso emana note eteree di smalto che a poco a poco cedono il passo ad un naso nitido ed  incalzante, agrume, buccia di arancia, peonia, note profonde che ricordano la terra umida e foglie di tè. In bocca pulito e verticale,  la morbidezza è slanciata dalla  freschezza ancora guizzante ed una lievissima tensione tannica che rende il sorso intrigante, con un finale lungamente persistente e sapido.  Vino che spiazza decisamente per eleganza e longevità .

L’originale nome di questo vino è  stato dedicato al cane Mati (Matisse) che casualmente si chiamava invece come il mio attuale gatto,  anche per questo motivo l’ho amato da subito  per l’inaspettata corrispondenza .IMG_8463

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