Podere La Chiesa “Opere” in vigna

Giornata di fine Ottobre con un’estate che non accenna a finire. I colori tipici autunnali nel panorama che si vede dall’alto valle di Casanova, raccontano un cambiamento che di fatto è già iniziato. Il clima bizzarro di quest’anno compone il preludio ad un luogo che sembra essere sospeso nel tempo dal quale emerge la struttura della cantina. La costruzione dal sofisticato design, ha forma irregolare tutta in cemento armato intervallata da aperture circolari, dei grandi “grappoli d’uva ” dai quali s’intravede un interno funzionale e raffinato.

 

Di fronte all’entrata principale sembra di oscillare su un piano irreale, quasi proiettati in un’altra dimensione. La vallata circostante è composta da vigneti alternati da sbuffi di macchia arborea mediterranea nel cui sottosuolo si trovano antichissime tombe etrusche. Nella parte collinare più alta una antica Chiesa Cattolica del 1200 è seminascosta da alti alberi che ne coprono parzialmente la visuale.

Podere la Chiesa prende il nome dalle terre che erano un tempo proprietà ecclesiastica. Dentro la cantina eclettici giochi di luce illuminano gli interni dando l’impressione di trovarsi in uno spazio sospeso tra interno ed esterno.

I vigneti che circondano la costruzione sono visibili da ogni lato e da varie angolazioni.

I classici Sangiovese e Canaiolo sono affiancati a vitigni che beneficiano di una luce vivida e di un clima più mite rispetto all’entroterra toscano, permettendo la maturazione anche dei più tardivi  Cabernet e Merlot, i sottosuoli sono composti da zone argillose alternate a strati sabbiosi con sedimento marino ricchi di conchiglie e corallo fossile, che conferiscono ai vini tratti distintivi di mineralità marine.

In vigna le raccolte sono manuali e l’azienda è in fase di conversione biologica. La cantina è sotto l’attenta guida di Maurizio Iannantuono e Palma Tonacci i quali amanti dell’arte e della musica cercano anche nei loro vini di riprorre  lo stesso stile ricercato di eleganza e purezza. La collaborazione con l’enologo Alfredo Tocchini ha determinato scelte di lavorazioni sia in vigna che in cantina che prediligono tecniche poco estrattive ed un oculato uso di legno, contribuendo alla realizzazione di vini muniti di sobrietà ed eleganza che assecondano le variabili dell’annata. La struttura ospita mostre d’arte e concerti di musica jazz, clima ideale per un esperienza di degustazione in un clima rilassato ed accogliente.

Tasting notes

Rosato Selvaggio 2015 igt  

Sangiovese 

Selvaggio come il suo nome un rosè libero dalle briglie della consuetudine. Olfatto con fragoline di bosco e sensazioni di sale marino. Palato di grande acidità e sapidità stemperato da un gradevole residuo zuccherino. Semplice ed efficace.

Le Redole 2015 Toscana Rosso IGT

80% Sangiovese, 20% Canaiolo

Vino vivace e non pretenzioso, risulta di piacevole bevibilità data dalla croccantezza del frutto con rimandi a fiori viola.

Terre di Casanova 2015 Chianti DOCG

Sangiovese 100%

Vivace rosso rubino con profumi espressi da note ematiche ferrose, macchia mediterranea e frutto croccante rosso e maturo. Corrispondenza e rotondità al gusto denotato da tannini percettibili ma ben supportati da pienezza del frutto.

Sabiniano Casanova 2012 Terre di Pisa Rosso DOC

60% Sangiovese, 25% Cabernet Sauvignon, 15% Merlot

Possiede le caratteristiche legate al vitigno ed all’andamento stagionale che ha portato le uve ad un perfetto grado di maturazione. Rubino brillante con note odorose di ribes e giaggiolo che aprendosi virano verso il succo di pesca, i contorni sono freschi di pepe verde e mentolati. Palato corrispondente, largo, disteso in una trama tannica soffice con giusta dose di acidità e sapidità. Chiude adeguatamente persistente e pulito.

Opera in Rosso 2012  Terre di Pisa DOC

Sangiovese 100%

Brillante e trasparente apre con note tipiche del vitigno, ferro ed un intenso floreale di viole , frutti rossi piccoli di lampone, agrumi rossi, alloro, pepe rosa, resina di pino silvestre. Palato energico, di grande ampiezza aromatica, palato, vivo e vibrante con tatto setoso e tannini sferici, persistenza scandita da una acidità vitale e scattante.

Opera in Nero 2012 Toscana Merlot IGT

Merlot 100%

Rubino compatto e fitto, profumi sulle prime con rimandi erbacei e di rosa rossa poi scandito da note di mora prugna e peonia, pepe nero in grani, ginepro, sapore intenso deciso non perde dinamismo e slancio, sostenuto da energica trama tannica cadenzata dal frutto dolce che riemerge nel lungo finale

Annunci

“dEI”animo Nobile 

Montepulciano solare mattinata di fine Marzo. Dopo aver salito per diversi tornanti la Val D’Orcia risplende con verde  primaverile acceso, le diverse tonalità di colore formano un quadro dai tratti  naïf da cui è difficile distogliere lo sguardo. In alto il borgoMediowvale  di Montepulciano. Oltrepassato il paese, il navigatore mi spinge in una strada sterrata. Arrivo sollevando un turbine di polvere prima di fermarmi sotto  la serie di alberi che contornano l’entrata dell’azienda Dei.

Il vino Nobile già noto nel rinascimento quando sorgono i primi grandi Palazzi di Montepulciano, ha vissuto momenti di gran notorietà per essere il vino preferito del Papa dell’epoca. Il clima ventilato la natura del terreno portano molto più indietro infatti fin dall’antichità Montepulciano ha una stretta correlazione con la coltivazione della vite fini a risalire alla civiltà Etrusca.

La tenuta Dei  nasce con l’acquisto del vigneto Bossona negli anni 70 con le cui uve si ottiene la Riserva del Nobile di Montepulciano.  Negli anni ’70 seguono anche l’acquisto della proprietà di Martiena e della villa padronale. Inizialmente il vino che viene prodotto è un quantitativo limitato e solo per uso familiare per la cui vinificazione viene affittata una cantina situata dentro il paese. Nel 1985, una botte era tutto il quantitativo di vino ottenuto. Proprio quel vino risultato di un’annata eccezionale fu talmente incoraggiante da spingere la famiglia Dei ad allargare i vigneti e ad intraprendere la strada della vinificazione su più larga scala.

Oggi Caterina Dei prosegue nel lavoro aziendale creato dal padre per la produzione del Nobile. I vigneti hanno raggiunto un’estensione di 52 ettari di cui le vigne più vecchie hanno circa 20 anni. Lo stile produttivo è orientato verso la sostenibilità ambientale e sia in vigna che in cantina si cerca di utilizzare tutte le risorse naturalmente presenti. La struttura della cantina completamente interrata è fatta con materiali del territorio ed ha la suggestiva forma di una conchiglia avvolta su se stessa a cui si accede discendendo lungo un candido corridoio a spirale . L’immensa barriccaia sembra l’entrata di un teatro luci soffuse e travertino costudiscono anno dopo anno le grandi botti in cui riposa il Nobile. La cantina Dei è completamente autonoma dal punto di vista energetico grazie all’uso di energie rinnovabili.  Energia geotermica regola la temperatura in modo naturale in ogni stagione, inoltre grazie ad un generatore di vapore durante le fasi di pulizia delle botti si ha la totale eliminazione di sostanze chimiche in cantina; insomma un vero esempio di bellezza e virtù .

Tasting Notes

Un excursus attraverso diverse annate di Nobile mette in evidenza le caratteristiche di longevità di questi vini, che anche nelle differenti tipologie offre  uno stretto legame con il territorio.

Molte le annate in degustazione di cui di seguito ho descritto le più rappresentative.

il Vino Nobile di Montepulciano Blend con il 90% sangiovese e 10% canaiolo, 18 mesi in botte grande da 50 e 30 hl

Le annate partono dalla 2010, 2008, 2005, 2004, 2002, 2000.

2010 Delineata da una intensità olfattiva piena e fruttata a cui si aggiungono mineralità pietrose e cardamomo. Palato ricco con tannicità ancora incalzante ma ben eseguita finale amaricante e lungo.

La 2008 colpisce per la composta eleganza. L’insieme olfattivo distribuisce note floreali mentolate a tocchi di humus succo di pesca caramello felci. Palato fresco corrispondente e lineare con bevibiità che invoglia al riassaggio, tannini risolti dalla trama sottile.

Tra le annate più datate splendida la 2000 luminoso e dalla espressiva intensità olfattiva. Insieme alle fresche note agrumate e di frutti rossi,acqua di rose, foglie essiccate, thè, tabacco e boisè. Il sorso   ancora spinto dalla freschezza ha mantenuto una bella progressione in cui tannini fini e frutto si intersecano in un finale pulito e persistente.

Nobile Di Montepulciano -Riserva Bossona-Dal 2011 2008 2007 2001 1999 1996

Sangiovese 100% Cru di una singola vigna effettua 36 mesi di legno grande e tonneaux.

2011 colore rubino fitto luminoso e consistente. La parte olfattiva è scandita da frutti neri e rossi, more e rosa canina; mentolato in cui si ritrovano erbe aromatiche di macchia mediterranea. Palato caldo e pieno, la struttura mantiene tuttavia la dinamicità con progressione cadenzata dalla freschezza e da un tannino croccante con un bel finale lungo e biscottato.

2008 -Riflessi granato di bella trasparenza. Ventaglio olfattivo denotato da note fresche foglia di cedro cardamomo si uniscono a frutti rossi e spezie piccanti. Palato gustoso con corpo snello e agrumato che termina con sottigliezza aromatica elegante e pulito.

2001 – Ampio ed etereo ha uno sviluppo estremamente complesso. Ceralacca resina china. Frutti neri, alloro, chiodi di garofano cioccolato. Vino che in bocca dimostra consistenza e maturità con toni ferrosi e tannini docili. Sull’allungo riemerge il frutto.

1996 – malgrado l’età dimostra ancora una parte fresca piena di scorza di agrumi, fiori viola, cardamomo. Palato vellutato con ossatura piuttosto esile ma dai contorni ben definiti dalla parte acida conservata e tessitura tannica elegante con chiusura di bocca  aristocratica.

Sancta Catharina IGT a base di 30% Sangiovese, 30% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 10% Petit Verdot

2011 L’aspetto del colore fitto e di notevole concentrazione mostra il lato internazionale da cui provengono anche i frutti scuri e le sfumature erbacee mentolate. In seguito si aggiungono fiori viola e tocchi legati al territorio di alloro e rosmarino, cioccolato e cipria; morbido, ben bilanciato da un’adeguata struttura ottima intelaiatura tannica, puntuale e fitta, il finale lungo, ritorna al frutto.

2010-  Vino molto vivo con contrasti agrumati ed erbacei maggiori rispetto al precedente.  I piccoli  frutti rossi e neri sono di rovo e macchia mediterranea. Gusto teso dinamico con asperità donate dalla gioventù, in cui al tempo stesso emergono stratificazioni golose e sinuose. Corpo strutturato dal ritmo incalzante ha una pregevole fattura tannica. Persistenza lunghissima .

2006- Luminoso e compatto. Bouquet ampio e variegato in cui agrumi rossi e frutto nero si intersecano a note evolutive. Legno preziosi, resina, pepe rosa, rose rosse appassite, tabacco. Palato pieno intenso ma misurato, lo sviluppo in bocca è graduale levigato, tannini fitti ma finissimi precedono un finale profondo e sobrio.

Podere Ema, autenticità ritrovate.

Podere Ema è situato a Grassina, a pochi chilometri da Firenze nel Chianti Fiorentino. Con l’auto svolto in una stretta strada di campagna immersa tra le colline. Mentre scendo il crinale ciottoloso mi affido al mio istinto ed alle spiegazioni ricevute telefonicamente, ignorando deliberatamente il mio navigatore che sul quel tratto non mappato raccomanda di fare inversione. Mi soffermo a guardare il panorama che sul lato destro della strada si sporge su di una vallata circondata da basse colline vitate, su quelle più distanti si intravedono borghi medioevali immersi nei boschi di lecci e querce.

Azienda giovane nata da pochi anni, con impianti vitati tutti a cordone speronato di circa 5000 ceppi per ettaro con terreni argillosi e zone in cui si trova molto scheletro sassoso tutti esposti a Sud Sud-Est. Vitigni ormai quasi scomparsi scelti per le caratteristiche e le affinità elettive di quei posti. Progetto nato da una collaborazione con l’Università di Firenze per riscoprire e valorizzare varietà autoctone antiche con più di 300 anni di storia da cui si ottengono vini con forte connotazione  territoriale  dal quale provengono.

 “Chiamiamo affini quelle nature che incontrandosi subito si compenetrano e si determinano reciprocamente.”

Di fronte al corpo principale dell’azienda, una vigna antichissima ed ormai improduttiva, riempie una parte di appezzamento degradando con i sui enormi tralci sul fondo valle, dove scorre il Fiume Ema.

Ema il nome aziendale, ha una doppia valenza che riassume anche le iniziali di Enrico Calvelli,  Marco Stucchi ed A- come autoctono, a sottolineare il luogo e le persone che si occupano di valorizzare ciò che esso produce. Le coltivazioni prediligono gli antichi vitigni dimenticati simbolo di Toscanità, senza contaminazioni di varietà internazionali, scelta di mercato ma anche una ricerca di stili e specie che intende far rivivere le antiche tradizioni. Non è un caso infatti che la cantina sia di fatto un laboratorio in cui vinificazioni accurate e scrupolose vanno a braccetto con la continua ricerca e la sperimentazione di nuove metodologie affiancate da antichi saperi. I contenitori in acciaio a temperatura controllata sono affiancati da vasche in cemento, giare in terracotta di Impruneta fatte a mano, qualche Barrique ed alcuni Tonneaux. Nel centro troneggia anche un grande Orcio in terracotta di Impruneta lavorata quindi nella stessa terra in cui sono coltivati i vigneti, disegnato da Marco Stucchi in persona e realizzato appositamente per la cantina.

Le varie parcelle vengono vendemmiate e vinificate a parte con microvinificazioni. Gli assemblaggi variati a seconda delle caratteristiche, per la produzione di vini cesellati e ben eseguiti, una  produzione talmente limitata che le bottiglie sono numerate a mano per rafforzare l’esclusività dei propri vini.

I vitigni sono Sangiovese,  Foglia Tonda e Colorino, trova spazio una piccolissima coltivazione di vitigni bianchi di trebbiano e malvasia. I nomi dei vini ammiccano al dialetto verace toscano con espressioni tipiche del Fiorentino.

Tasting Notes

La giornata estiva ed il clima informale mi fanno apprezzare ancora di più la degustazione allestita all’esterno. Non potrebbe esserci luogo migliore per assaggiare i vini se non qui seduta fuori davanti al vecchio vigneto da cui tutto è iniziato, respirandone gli odori ed i profumi.

I’Rosato

Sangiovese 100%

Un rosè ottenuto con un insieme di pressature soffici fino a raggiungere il prodotto desiderato. Una chicca di solo 600  bottiglie, dall’accattivante colore rosa intenso, trasparente e luminoso. Fiori e frutti rossi freschissimi, lampone, ribes, pompelmo rosso, contornati da erbe aromatiche. Gustoso e saporito possiede una decisa vena acido sapida che fa salivare mantenendo in primo piano il frutto. Goloso e lungo è uno di quei vini che non smetterei mai di bere se non fosse quasi introvabile vista l’esiguità della produzione.

Fogliatonda Igt 2014

Prodotto con uve 100% Foglia Tonda, antica varietà toscana plurisecolare, vinificate e affinate in Giare di Terracotta di Impruneta. Si presenta con un bel rosso rubino, luminoso e brillante. Al naso delicato agrume rosso e ciliegia a media maturazione fanno intuire l’annata fresca, seguito da sfumature pronunciate di lavanda e viole, cipria e foglia di thè, menta selvatica. Il palato intenso reattivo incalzato da tanta freschezza e trama tannica fine, elegante e scorrevole, un velluto di viole che  rimane ben presente su una lunga persistenza.

Foglia Tonda Igt 2015

Colore più concentrato con riflessi porpora. Intenso e carismatico, in cui il frutto diviene più marcato nero e rosso maturo, arancia rossa, violetta, giaggiolo, spezie piccanti pepe nero, erbe di macchia . Il palato segue il trend dell’olfatto risultando materia e acidità movimentano un sorso ben modellato da tannini precisi ma scorrevoli e croccanti.

Foglia Tonda Igt 2016

Il 2016 riesce a riassumere le caratteristiche di composta dinamicità del 2014 ma con frutto più succoso ed in evidenza del 2015. Un perfetto mix di sapori e profumi che spaziano dalle note mature del frutto a quelle più floreali e balsamiche. Sapore appagante ed avvolgente, ben equilibrato da morbidezza e freschezza, tannino rotondi e definiti, lascia il palato con un piacevole lungo ritorno al frutto. Malgrado la gioventù dotato di grande bevibilità.

Nocchino Igt  2014  

 Sangiovese 60% Foglia Tonda 20%e Colorino 20%

Il taglio del 2014 è stato fatto per bilanciare le troppe differenze tra i vitigni, causate dal decorso climatico molto particolare dell’annata.Trasparente con rosso rubino intenso, ha profumi che esprimono con piglio deciso il Sangiovese, ferroso sanguigno e con molto agrume rosso e sentori mentolati. Molta corrispondenza nel sorso che risulta non molto volumico, snello, con molta freschezza e trama tannica sottile.

Nocchino Igt 2015

50% Sangiovese, 40% Fogliatonda, 10% Colorino

Trasparente e vivace con rubino fitto ed intenso. I tratti olfattivi dimostrano complessità dove frutto rosso maturo e spezie si fondono senza appesantire i tratti salienti. Completo di tratti floreali ed ematici, gli aromi riportano alle erbe aromatiche rosmarino, alloro, dragoncello dolce che nasce in modo spontaneo in quelle colline, pepe nero e rosa. Palato generoso dal profilo rotondo ma stratificato, dotato di struttura in cui la parte alcolica risulta ben inserita, movimentato da una fitta trama tannica di bella fattura, finale infinito in cui allunga con scia  polposa del frutto.  http://www.podereema.it

Un ringraziamento per tutte le informazioni e la pazienza dimostrata ad Alberto e Riccardo.

Il Palagio di Panzano

Il Palagio di Panzano di Monia Piccini e Franco Guarducci è sito a poca distanza dal centro di Panzano in Chianti. Una valle inondata di sole che gode di un’esposizione ventilata sulla dorsale che guarda verso la Conca d’oro di Panzano. Il possedimento che anticamente era una riserva di caccia, fu acquistato nel 1965 dal nonno di Monia Piccini con la speranza che quel gruppo di case in futuro sarebbero diventate un investimento edile. In quegli anni Panzano era una zona depressa con una esigua produzione di vino che veniva fatta soltanto per ricoprire i fabbisogni familiari. Nel 1968 Fabrizio Piccini padre di Monia, iniziò a produrre vino di Panzano per un uso domestico piantando le prime vigne intorno al fabbricato e iniziando a fare progetti per far rivivere quel Borgo dalla bellezza antica e rurale. Monia dopo la morte prematura del padre sceglie di seguire le orme paterne ed aiutata dal marito inizia i lavori per la ristrutturazione dell’antico borgo. Poco alla volta il progetto prende vita permettendo l’apertura di un agriturismo immerso nel verde delle colline dove alla bellezza suggestiva del posto è unita ad attenzione estrema per il dettaglio, cure che sono riservate anche nella produzione del vino. Dal 2004 le energie della coppia vengono infatti canalizzate su di una produzione vinicola qualitativa. Coadiuvati dall’agronomo Marco Chellini, vengono rivisti i vecchi vigneti e fatti nuovi impianti, a cui nel 2008 si aggiunge anche la vigna “Le Bambole” le cui uve sono destinate alla Gran Selezione. Il vigneto dedicato alle due figlie della coppia appunto “le Bambole”, nasce su un impianto con una esposizione perfetta a 450 metri slm da dove provengono le uve con cui viene prodotto il cru. La copertura totale vitata è di 8 ettari, di cui 7 di Sangiovese e 1 di Merlot. I terreni sono piuttosto variegati con percentuali di argilla ed alberese che in alcuni appezzamenti vengono attraversati da striature più ricche di ferro. Per questo motivo ogni appezzamento viene vinificato separatamente e successivamente assemblati a seconda delle caratteristiche che si vuol ottenere, la cantina è piccola adeguata al fabbisogno del vino prodotto. le vigne sono seguite in maniera scrupolosa e capillare. L’azienda è biologica certificata e facente parte di un sistema in cui tutta la produzione è attenta e volta a sfruttare il meglio delle risorse che il territorio può offrire. I vini del Palagio riflettono le cure che ricevono, interpretati in un modo che esprime attenzione per l’innovazione in un divenire continuo dove anche il cambiamento è inteso come un progredire costante nel tempo.

Tasting notes di alcuni dei migliori assaggi

Sangiovese senza solfiti 2016

Colore purpureo trasparente, caratterizzato da un frutto incisivo netto e fragrante, in cui si ritrova la freschezza e l’aromaticità del Sangiovese senza maschere. Malgrado la gioventù dimostra un gradevole equilibrio, sorso fruibile sapido e freschissimo e tannini dolci.

Chianti Classico 2013 Riserva

Bel colore rubino coeso e trasparente sul bordo. Inizialmente apre su toni ferrosi che ossigenandosi si ampliano su note date da un pot-pourri di fiori rossi, ribes, agrumi rossi e fresca parte balsamica. Palato intenso e dinamizzato da tannini vividi ed eleganti. Le freschezza è esacerbata dal frutto succoso. Profondo ed ancora scalpitante chiude lasciando una lunga scia saporita.

Chianti Classico Riserva 2012

Rubino con lievi cenni di granato sul bordo. Profumo dolce molto accattivante denotato da fruttuosità che portano a note di fragoline, ciliegia, succo di pesca gialla, erba appassita. Sferico ed avvolgente il gusto è influenzato dall’annata, risultando equilibrato tra freschezza e morbidezza.

Chianti Classico Riserva 2010

Trasparenza e luminosità svelano la materia di questo vino che si mostra complesso e sfaccettato. Piccoli frutti rossi, fiori viola, sensazioni ferrose, le spezie sono fuse senza essere invadenti. Palato dalla texture avvolgente ben dosata da una tannicità finissima. La vena acida è smorzata dalla morbidezza, rendendolo vicino ad un equilibrio perfetto, il sorso vellutato accompagna il finale elegante.

Gran Selezione Le Bambole 2013

Ancora in affinamento in bottiglia, questo campione in assaggio dimostra comunque una gran personalità. Ventaglio dei profumi ampio  denotato da frutto nero e rosso con molti cenni balsamici, resina, menta, cenni piccanti di pepe verde e nero, di foglia di tabacco. In bocca nervoso mostra segni di giovanile vitalità sprizzando freschezza e tannini irruenti,  immerso in un bel frutto ha una dinamicità propulsiva e persistenza lunga. In evoluzione.

“Vajra” tra arte e Barolo

Inizia a nord ovest con la cima del Monte Monviso che nelle giornate limpide s’intravede facendo da sfondo come in un film della Paramount, il panorama che si affaccia sulla pregiata collina del “Bricco delle Viole “. La collina è  raggiungibile da una stradina sterrata ripidissima e scoscesa che porta al punto più alto nello spazio di pochi metri. Francesca Vajra, spiegandomi il territorio, è animata da un giusto slancio di orgoglio per queste terre. Il  susseguirsi di vigneti confinanti, si estende a perdita d’occhio, coprendo come uno spesso tessuto verde  tutto il territorio di Barolo, svelandone  pienamente la sua bellezza. Da qui proviene l’uva  selezionata  per il  più importante Cru del Barolo di Vajra, il “Bricco delle Viole”

Un microclima particolare  con grandi sbalzi termici e venti che soffiano da ovest verso est, mantengono la salubrità delle uve permettendone la perfetta maturazione. Uno stile produttivo che non prevede uso di sostanze chimiche in nessuna fase della lavorazione. Le raccolte vengono effettuate quando le uve raggiungono un perfetto stadio di maturazione. I sottosuoli sono variegati ed a seconda delle zone donano al Nebbiolo un carattere profondo e varietale. Francesca Vajra mi spiega la storia dell’azienda trasmettendo un entusiasmo consapevole e contagioso che parla di passione e impegno per quel lavoro. Lei e i suoi fratelli amano occuparsi di questa terra trascorrendo la vita  nei vigneti assorbendone gioie e sacrifici. Passione certamente acquisita dalla famiglia che ha saputo trasmettere i valori e l’attaccamento per la terra anche ai propri figli, insieme al rispetto della natura per ciò che può esprimere.

La storia di Aldo Vajra  nella produzione di vino inizia dagli anni 70 dove con il boom industriale le  campagne venivano abbandonate in favore delle città più ricche di opportunità. Grandi  industrie e la vita cittadina attrassero anche i genitori di Aldo i quali furono tra i primi ad abbandonare Barolo. Aldo nasce quindi a Torino ma ancora giovanissimo  sente  di dover seguire una strada diversa da quella che i genitori avrebbero voluto per lui. Attratto  dall’agricoltura e sentendo il richiamo per la sua terra di origine, inizia la Scuola Enologíca di Alba. Quando manifesta questa sua vocazione i genitori fanno di tutto per fargli cambiare idea facendogli passare le estati lontano dagli amici e coltivando i terreni di  famiglia. Caparbio e piu deciso che mai a diventare un bravo viticoltore Aldo diviene responsabile dell’azienda a soli 15 anni. Nel 1972 l’uva che era prodotta nella proprietà e venduta come conferitore era pagata pochissimo, quindi decide di vinificare la sua uva. Da sempre sostenitore di un tipo di agricoltura volta al rispetto del territorio e di chi lo abita, abbraccia i principi di uno stile produttivo naturale; sicuramente innovatore in questo suo modo di concepire sia la coltivazione sia la produzione in cantina. Il costante desiderio di migliorarsi ed alzare l’asticella qualitativa lo porta a sviluppare una cantina che permetta di avere da un lato efficenza e dall’altro l’arte. L’incontro con la moglie Milena lo completa supportandolo nelle scelte e condividendone le iniziali preoccupazioni e successi. La cantina costruita nel 1986 è dotata di spazi semplici e funzionali, a cui sono stati aggiunte parti negli anni successivi ed è ancora oggi in evoluzione. Nella cantina sono state inserite vetrate eseguite  dall’architetto Padre Costantino che lasciano filtrare raggi pieni di colore, uno scorcio di arte che  rinnova la magia per l’armonia  che anche le opere d’arte insieme alla natura ci riservano.

Tasting notes

La serie di assaggi inizia da un metodo classico.

NS Della Neve Rosa Spumante 48 mesi s.l.
50% Nebbiolo e 50% Pinot Nero. Rosè Metodo classico che affina per 4 anni in bottiglia. Colore rosa buccia di cipolla intenso. Il Pinot Nero si avverte con un ingresso intenso e fragrante, a cui si aggiunge la scia profumata del Nebbiolo, seguono aromi di fragole, lamponi selvatici e erbe fresche. In bocca entra con decisione secco e freschissimo con perlage rotondo e finale sapido.  

Langhe Bianco “Dragon” 2016 di Luigi Baudana & GDVajra.

Chardonnay, Sauvignon Blanc, Riesling e Nascetta. Proveniente da un piccolissimo appezzamento a Cerretta. Blend che profuma di pesca bianca, erba fresca, gelsomino, cui si sommano sensazioni pietrose; palato glicerico e fresco, dotato di una spessa parte sapida manteniene inalterato il sapore chiudendo pulito.


Langhe Riesling DOC “PÉTRACINE 2016 Vajra

Vigneti che poggiano su terreni sassosi,  Pètracine (radice sulla pietra). Un vezzo quello di Aldo Vajra che decide di piantare il Riesling renano nella parte delle Langhe meno vocata per il Nebbiolo. Bouquet  ben definito con note di idrocarburi fiori di gelsomino, mela croccante, fieno. Palato salino sprizzante di freschezza, dinamico rimane teso sulla persistenza; giovanissimo, solo 2000 le bottiglie prodotte.
GD Vajra JC Clarè  2016 

Affascinante vino dal colore rubino trasparente e scarico. Viene vinificato con una percentuale di raspo pari al 30%. Naso fresco con erbaceo in evidenza, foglia di tè e fiori selvatici. Sventagliante di freschezza i frutti rossi sono croccanti e giovanili. Leggermente mosso da un sottilissimo Pétillant e reso morbido da un lieve residuo zuccherino che ne dinamizza il palato. La vena fresca si evidenzia in un palato scorrevole e dotato di quella falsa semplicità che riesce a svuotare la bottiglia in un attimo.

Barbera D’Alba superiore J.C. Vajra 2014

Potenza e profondità data dei terreni di serralunga Bricco Bertone e profumi del Bricco delle Viole dati dai due “cru” da cui provengono le uve, Il 90% proviene da Bricco delle Viole dove l’età della vite è di 67 anni e il 10% proviene da Bric Bertone. Vino elegante dal colore profondo, caratterizzato dagli aromi floreali di viola, ciliegia  con soffuse note di muschio, pepe rosa, humus ed abete. Palato ben proporzionato tra morbidezza e freschezza intenso strutturato, bel finale nitido e persistente.

Barolo “Albe” Vajra 2013 

Nasce da una selezione dei migliori grappoli di tre vigneti del comune di Barolo differenti per altitudine ed esposizione Fossati, Coste di Vergne e La Volta. Esplosione floreale e foglie di tè verde. balsamico, frutto nero maturo. Palato fresco, tannini croccanti e scorrevoli, semplicità e bevibilità.

 Barolo “Bricco delle Viole” 2013 Vajra

Cru da singolo vigneto le cui viti si aggirano sui 45/65 anni di età poste nella parte più vocata, appunto la collina del  Bricco delle Viole.  La vigna è stata piantata nel 1949 la cui costanza produce grappoli di qualità estrema. Luminoso e trasparente il bagaglio olfattivo è ampio, dato da una nettissima viola in apertura cui fanno seguito frutti scuri, ciliegie, scorza di cedro accenni balsamici, foglia di thè macerato, tabacco. Sorso disteso che all’assaggio dimostra coerenza ed eleganza, pieno e rotondo è contornato da tannini di finissima fattura, persistenza lunghissima.

“Val delle Corti” coerenza che diventa stile

 L’arte necessaria per saper fare del buon vino spesso si apprende con specifici studi, altre volte la si eredita insieme ai vigneti e prendendosi cura degli stessi anno dopo anno. Molte volte le due cose coincidono, ma sicuramente c’è bisogno di un’altro ingrediente fondamentale, l’entusiasmo per ciò che si sta facendo e la voglia di farlo in maniera sempre migliore. Saper ascoltare ciò che le vigne possono o non possono dare assecondandone i tempi e la produzione, senza forzature, ecco ciò che Roberto Bianchi, impara in breve tempo dopo la morte del padre Giorgio Bianchi ritrovandosi improvvisamente a dover produrre vino da solo, senza la guida paterna.

Radda negli anni 80 era una zona che non aveva grande risonanza per i vini che vi erano prodotti, giudicati troppo duri monolitici che avevano bisogno di troppo tempo per essere bevuti. Molti negli anni 1990 si fecero per questo motivo tentare da vitigni che potessero ingentilire quel Sangiovese così austero e scontroso, sostituendolo con ciò che per il momento era giudicato più commerciabile. Merlot e Cabernet  presero una parte cospicua dei vecchi vigneti, entrando in breve tempo nella percentuale della denominazione Chianti Classico.

Quei  pochi produttori che non si piegarono a questa richiesta di mercato continuando a puntare sulla produzione di Sangiovese in purezza, videro rifiutarsi il vino dal Consorzio in quanto “non rispondente agli standard del disciplinare ” declassandolo a Vino da Tavola. Molti grandi vini tra i più tipici e rispondenti al territorio toccò questa sorte; uno tra questi fu il Val Delle Corti.

Quando nel 1999: Roberto Bianchi prese le redini dell’azienda continuò  a mantenere un profilo  purista, scelta resa ancora più difficile dati i lunghi tempi di maturazione del Sangiovese e dell’esposizione Nord Est dei vigneti aziendali, che ne rendeva ancora più lunghi i tempi  per una vendemmia qualitativamente ottimale. Una scelta coraggiosa per i tempi risultata vincente nel tempo, i vini di Val Delle Corti hanno acquisito uno stile che interpreta alla perfezione il territorio Raddese: saporiti, mai opulenti e di grande eleganza. Anche in cantina la vinificazione è gestita con una estrema semplicità; utilizzo di lieviti indigeni con fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperature ed uso di mezzi artigianali, assecondando il percorso dei vini e rispettandone le tempistiche dettate dalle naturali variabili per l’annata.

Annata 2014 difficile in molte zone toscane a causa delle intense precipitazioni. Più del 40% dell’uva è stato sacrificato per ottenere comunque un buona qualità.

Tasting Notes

Val Delle Corti 2014 Chianti Classico

Sangiovese 100%

Bel rubino trasparente. Il profumo si compone di note fresche balsamiche che si completano con piccoli frutti, agrumi rossi, e violetta selvatica. In bocca il frutto si sente rendendo il gusto piacevolmente composto, grande tensione acida su cui si stagliano tannini che malgrado la gioventù non aggrediscono, finale sapido in cui di sente nitidamente la nota balsamica.

Val delle Corti 2014 Chianti Classico Riserva

Sangiovese 100%

Luminoso e molto floreale in cui viole lavanda danno un tocco fresco e vivace seguiti da spunti carnosi e  ferrosi. Il terreno umido si percepisce come un alone da cui emergono le erbe aromatiche alloro, ed un balsamico resinoso che ricorda il cipresso e arancia sanguinella matura e ben succosa. Palato snello, teso e levigato, condotto dalla vena fresca ed un tannino ancora energico ma dalla tessitura fine, sviluppo che mostra avvolgenza polposa che termina in un lungo finale sapido con ritorno di resina.

Val Delle Corti Chianti Classico 2013 Riserva

Sangiovese 100%

Annata più calda la 2013 in cui i frutti sono arrivati a maturazione. Colore più pieno ma sempre luminoso. La parte balsamica è profonda e intessuta in un frutto nero, mirtillo cassis, spezie. In bocca mantiene le caratteristiche che accomuna tutti i vini di questa azienda. Eleganza e vitalità vanno di pari passo in un gusto pulito ed avvolgente ben bilanciato dalla freschezza e dalla spalla sapida.

“La Lama”del Chianti Classico

DIstrazione

Partendo da Castelnuovo Berardenga  andando in direzione di San Gusmè, si trova l’ azienda agricola “La Lama”. Situata alla fine di una piccola strada di campagna, attraversa il crinale che passa a cavallo tra due colline vitate nel cuore del Chianti Classico.

È Aprile inoltrato, ma l’inverno sembra non arrendersi alla Primavera e con un ultimo colpo di coda di una perturbazione proveniente dal Nord Europa, ha reso il paesaggio che soltanto  il giorno prima era solare e bucolico, in un corridoio di folate gelide e taglienti. Ad attenderci il proprietario dell’Azienda, Duccio Campani. Duccio ha ereditato l’azienda del padre Giulio Campani il quale aveva acquistato la casa colonica ed i terreni adiacenti l’edificicio nel 1969 dopo aver lasciato il lavoro come dirigente di banca,  affascinato da quel luogo rurale e ritirato in mezzo alla campagna Toscana. Lui inizia impiantando poche vigne di Sangiovese per una produzione solo per uso familiare di vino.

Duccio da parte sua pur avendo una laurea in legge con l’alternativa di una vita cittadina, sceglie di rimanere in campagna, ed insieme alla moglie Tiziana Atzeni decidono di dedicarsi dalla trasformazione dell’azienda di famiglia,  in una realtà vitivinicola di rilievo. 

Varcando la soglia sul retro dell’edificio principale, troviamo il cuore della cantina, dove alcune grandi botti e qualche tonneau sono disposti ai bordi di una storica cantina risalente al 1600. Il corridoio con pareti umide,  lascia trapelare il passato del luogo, il soffitto  è costituito da volte in mattoni e pietra che conservano una temperatura stabile sia in inverno che durante la stagione estiva. L’entusiamo che Duccio ha messo nella produzione del vino si percepisce dal racconto,  di come un vecchio edificio rurale comprato negli anni 60, si sia trasformato un poco alla volta in una cantina in grado di produrre 7000 bottiglie l’anno. Ingegno e perseveranza, non sono mai mancate fin dai tempi di Giulio, ma è con Duccio che oltre alle moderne tecnologie si aggiungono quelle accortezze sia in vigna che in cantina conducono i vini ad un innalzamento del livello qualitativo. Inizia così una nuova era con un rinnovo  scaglionato dei vecchi impianti del 1975 per mantenere inalterata la produzione, la scelta di eseguire le potature in tempi più tardivi per evitare gelate primaverili, la consulenza di un enologo. Alcuni efficaci sistemi adottati per facilitare la produzione, sono stati concepiti e realizzati proprio da Duccio. Un meccanismo di carrucole  per trasportare le bottiglie dentro un contenitore nella zona dove viene apposta l’etichetta; inoltre una scaffalatura per lo stoccaggio che  ancorata al muro tramite tiranti, rende ben stabili le bottiglie in essa raccolte. Esperimenti,  cura dei particolari, ritmo non forzato né in vigna e né in cantina; i vini vengono lasciati ad affinare in vetro più a lungo di quanto previsto dal disciplinare e  immessi al commercio dopo ben 5 anni dalla vendemmia fino ad ottenere il desiderato livello qualitativo.

I vigneti sono adiacenti la struttura ed oltre al Sangiovese ospitano qualche filare di Cabernet Sauvignon e Merlot da cui si ricava uno dei vini aziendali il Caliptra un Igt.  

Un singolo  vigneto con vecchie vigne di Sangiovese viene prodotto  il vino da cui prende il nome “Sottol’aia” a sottolineare il luogo. 

La Riserva di Chianti Classico solo Sangiovese in purezza prodotto soltanto nelle annate migliori e con  un’accurata selezione manuale dei migliori grappoli il “Terzo Movimento” 

“Se si fanno dei progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni se ci si dà da fare con umiltà se si aguzza l’ingegno,i sogni diventano realtà “  –BANANA YOSHIMOTO-

 

Tasting Notes

Caliptra IGT 2012

La Caliptra; anima dell’uva. Attenta selezione di uve Cabernet con una aggiunta di uve Merlot e Sangiovese, lasciato per 18 mesi almeno in tonneaux di rovere. Ottimo igt a cui un colore intenso e fitto, seguono chiari effluvi di iris e rosa frutto scuro maturo, spezie, ed erbaceo fresco e profumato. Sorso in cui morbidezza e rotondità di palato sono smorzati da tannini vivi e fitti, contornati da tanta freschezza fruttatta, invitante ed immediato.

Caliptra IGT 2007  Vino che si mostra con bei riflessi granato e corpo ancora di un integro rubino luminoso. Olfatto fresco e ben scandito da toni floreali appena appassiti erbe aromatiche, fieno appena tagliato, frutti piccoli sia rossi che neri freschi, arricchito da soffuse spezie, torrefazione, liquirizia. Il sorso è carnoso equilibrato e fresco, i tannini puntuali e finissimi, potente e floreale, finisce con note di tabacco e caffè  che emergono sul finire.

Sotto l’Aia Chianti Classico 2011 -100% Sangiovese.

Annata calda, il 2011 si mostra con  tonalità che dal rubino virano sul granato, il profumo è improntato da note scure di ciliegie nere e rosse e more mature, rinfrescato da note di erbe aromatiche, spezie piccanti. In bocca si allarga con rotondità e tannini scorrevoli mostrando carattere, la persistenza non è lunghissima ma nel retronasale porta con se il frutto maturo co un finale sommesso, ma pulito.

Sottol’aia- Chianti Classico 2010 -100% Sangiovese

La brillantezza del colore rubino intenso e trasparente lo fa sembrare più giovane del precedente. La sfera olfattiva è estremamente elegante e articolata, gioca su toni di agrume, lamponi, violette, bergamotto, alloro, note ferrose, ematiche, ed anche richiami pietrosi di sasso. Nessun profumo che predomina ma si avverte in modo netto e ben definito. Articolato e vibrante il sorso è slanciato dalla parte fresca che coinvolge il palato dall’inizio alla fine ed un tessuto tannico finissimo. Intenso e molto persistente espressione raffinata e rappresentativa di un grande Sangiovese.

Terzo Movimento – Chianti Classico Riserva 2010 -100% Sangiovese.

Vino di punta che riassume tutta la filosofia aziendale, infatti viene prodotto soltanto nelle annate migliori con una produzione molto limitata di appena 2000 bottiglie. Veste dalla bella concentrazione di colore trasparente e consistente. Quadro olfattivo delineato  da varie tonalità di frutti rossi maturi, tamarindo, arancia rossa, ciliegia, rosa, richiami di sottobosco, liquirizia mentolata.  In bocca più concentrato di materia estrattiva, avvolgente e succoso, equilibrato da una profilatura fresca balsamica, i cui tannini sono vellutati e  scorrevoli,

Le Château du Moulin-à-Vent

img_8241Dopo  aver girovagato per diversi giorni nel Nord della Francia patria dei grandi bianchi a base di Sauvignon e Chenin Blanc, aver percorso migliaia di km lungo l’ampio corso del fiume Loira, l’ultimo appuntamento ci attende con uno dei vini forse meno noti il “Gamay”

Andando verso sud oltrepassando il Màcon  parte finale della Borgogna, arriviamo nelle colline di Moulin a Vènt. La bellezza paesaggistica è sorprendente, sembra un’immagine tolta da un libro di fiabe. Un mulino a vento fà mostra di se  sulla cima di una collina completamente circondata da viti basse e tozze; sculture nodose e grevi rese tali da un vento freddo che soffia  in modo incessante.  Dietro una curva lo spazio si allarga e l’occhio si perde vagando per le colline, gremito di quelle viti ultracentenarie che sembrano spuntare dal terreno come tante mani aperte protese verso il cielo.

Château Du Moulin-À-Vent vanta 500 anni di storia, si trova tra Beaujolais e Mâconnais, la migliore AOC per il Gamay. Principalmente i vigneti sono situati nel cuore della denominazione Moulin-à-Vent, esposti principalmente a est, tra i 200 ei 350 slm. I terreni sono composti da granito e sabbia, con presenza di manganese, ossidi di ferro, silice e qualche argilla, danno a Moulin-à-Vent il suo carattere specifico.Vini straordinari vinificati tradizionalmente, quindi da non confondere con il più noto Beaujolais Nouveau.

Originario della Borgogna,  il Gamay Noire qui viene allevato ad alberello, la cui forma  ha origini molto antiche. Gli impianti molto bassi, offrono una maggiore resistenza alle raffiche dei venti, con delle rese bassissime. Le uve  vengono raccolte  manualmente con enorme difficoltà, viste le dimensioni ridotte, selezionate e depositate in appositi recipienti in modo da arrivare integre in cantina ed evitare così  la pre-ossidazione del succo. I grappoli provengono da viti che hanno età anche di 60/ 90 anni coltivate in  regime biodinamico. La cantina, antica dimora del 15 secolo, è moderna ed efficiente il proprietario attuale  Edouard  Parinet  gestisce l’azienda dal 2009 dopo averla ereditata dal padre Jean-Jacques .

Tasting Notes

Proveniente da terreni aziendali ma siti in Borgogna, il primo vino è un Pouilly Fuisse. Luminosità trasparente dai tratti olfattivi pietrosi, austeri, in cui si affacciano note di frutta bianca e tropicale floreale leggero, erbe profumate,  burrosità appena accennate, molto eleganti e composte. Sorso denso in cui la parte glicerica si avverte con una piacevolezza di bocca morbida e piena nonostante una spiccata acidità faccia  salivare copiosamente. Propulsivo e dinamico è dotato di una lunga e finissima scia minerale e sapida.

Croiz des Vèrillats 2014

Gamay 100% Il colore rubino e porpora di bella consistenza e spessore. Il frutto, rosso croccante è seguito da una sfumatura minerale e ferrosa, erbaceo che rammenta i profumi dell’erba che vengono trasportati dal vento in questa zona. Palato dominato da parte fresca, svela una parte carnosa ben integrata in sorso succoso con un bel finale di liquirizia e minerale.

Champ De Cour 2014

Gamay 100% proveniente da viti circa 80 anni poste nel punto più alto della proprietà. Qui il vento soffia con maggior forza; ne conseguono rese molto basse da cui si ottiene un vino dalla forte impronta territoriale.
Bel colore rubino intenso ed acceso che lascia presagire un energico contenuto di acidità. Olfatto improntato su note fresche e  floreali, viole erbe spezie vibrano sopra un intenso frutto rosso maturo e polposo, sottofondo di spezie cipria, ritorno minerale ferroso. In bocca composto e lineare la morbidezza è ben amalgamata ad un tannino intessuto nel velluto, corpo slanciato ed incalzato dalla parte acida che ritorna sottofoma di frutto nel lungo finale.

La Rochelle 2014

Gamay 100 % Con una densità di impianto a 9000 ceppi per ettaro, le cui rese sono estremamente basse, tra 20-35 hl / ha. Il 2014 vendemmia è iniziata l’11 settembre prolungandosi fino al 20 settembre.

Colore rubino di magnifica trasparenza e consistenza da fuoriclasse. Ha un olfatto sviluppato da una rara complessità ed eleganza; malva, verbena, iris, viole, delicato aereo in cui il frutto ben maturo è quasi nero pepato e ben definito, roccia sasso ferro racchiude elementi che riflettono il terreno sassoso di questo Cru. Il sorso coinvolge con la parte succosa ed un corpo slanciato levigato da tannino fitto e di finissima fattura, vibrante ed energico ha una persistenza lunghissima che chiude su toni ferrosi e fruttati. Raffinato e ancora giovanissimo.

La Rochelle 2012

L’annata più calda si evidenzia da un colore ancora trasparente ma più compatto. Complesso, apre con note di cipria e rosa appassita, lavanda, spezia piccante di pepe nero, frutto denso,  ravvivato da tocchi erbacei e ferrosi. Il sorso carico ed espressivo ha frutti scuri in primo piano, ampio e stratificato la trama tannica è risolta e ben integrata, lineare e suadente ha un finale lungo e pieno in cui ritrova la tipica nota minerale.

img_8193

Nuove realtà crescono” Fattoria Del Pino”

 

Versante Nord di Montalcino che scende dal centro del Paese in una fredda serata di Dicembre, questa è stata la prima volta in cui ho incontrato Jessica Pellegrini. L’ultimo ripido tratto di strada sterrata, disseminato di buche e sassi mi riporta al ricordo della conversazione avuta con lei poco prima al telefono – “Con che macchina hai intenzione di venire?? Altrimenti vengo a prenderti io con il Pick up….”-Saggio consiglio, ma la macchina mi serve, penso con un sorriso, per le bottiglie che ho intenzione di comprare.

Appena scesa di macchina mi viene incontro con un entusiasmo contagioso proponendomi di dare uno sguardo alle vigne. Jessica è una ragazza  pratica; considerando che c’era poco tempo per la luce solare, con fare spiccio mi fà cenno di seguirla avviandosi verso il crinale della collina. Fatalmente, non mi resta altro che accondiscendere nonostante le gelide ventate crepuscolari. Dopo un rapido sguardo ai vigneti spogli decidiamo di entrare prima che l’inizio di congelamento  a cui sto pensando diventi reale. Inizia a raccontarmi la sua storia nata già dal  2000 in cui produceva uva per venderla ad altri e di come questo le procurasse molto impegno e pochissimo guadagno, la svolta arriva  nel 2010 quando decide di terminare il rapporto di vendita delle uve  e mettersi a produrre vino per conto proprio. Mentre facciamo i vari assaggi mi descrive i primi anni di produzione e di come la preoccupazione per un buon risultato la tenga costantemente in vigna cercando di codificare e prevenire ogni capriccio atmosferico. Così mentre lei mi racconta le nottate passate insonni cercando il momento ottimale per la vendemmia, le varie peripezie tra annate difficili, ed i primi incoraggianti risultati, capisco quanta determinazione e passione sconfinata Jessica metta nel lavoro che ha deciso di svolgere. Lei ha scelto quella vita fatta di aria aperta e orizzonti liberi, immune da traffico ed imposizioni sociali, in cui il solo pensiero di dove parcheggiare la macchina è fonte di stress. I vini di Jessica sono il perfetto specchio della sua personalità decisa, dotati di quelle caratteristiche scevre di orpelli ma che puntano dritto alla sostanza.

tasting notes

Azienda da monitorizzare negli anni a venire, che nonostante sia nata da poco riesce a produrre vini ben fatti ed eleganti. L’esposizione a Nord- Ovest inoltre la pone in una zona  allettante considerando che il rialzo delle temperature dovute ai cambiamenti climatici, negli ultimi tempi ha portato ad una rivalutazione di queste zone che prima erano ritenute fredde per una buona maturazione delle uve. Queste zone i cui vini erano ritenuti forse troppo austeri, sono invece diventate improvvisamente importanti specialmente nelle annate ritenute calde o comunque con temperature estive stagionali più alte della media. Essendo mediamente più fresche riescono anche nelle stagioni torride a produrre vini dal carattere fine d elegante non plasmato da un gusto che certamente appaga nell’immediato  ma che facilmente perde di slancio e dinamicità.

I vini di Jessica fanno acciaio e botti rigorosamente grandi da 48 Hl con metodi tradizionali ,la fermentazione alcolica avviene spontanea innescata da lieviti indigeni, senza operazioni di chiarifica ma mediante sedimentazione naturale.

campione di botte Brunello 2015 Nonostante sia ancora in botte ha un olfatto ben sviluppato da cui si stagliano nette le sensazioni del frutto ed un intenso floreale, accompagnato dall’immancabile nota marina e balsamica quasi mentolata. Al gusto dimostra già un’ottima bevibilita data da una gustosa sensazione di  frutto maturo e concentrato.

campione di botte Brunello 2016  Caratterizzato da una percezione di estrema pulizia ed eleganza, dal sorso in cui si percepisce una notevole materia estrattiva, intensità di sapore  ricca e definita.

Rosso di Montalcino 2014 
100% sangiovese – Alc. 14

Smagliante rosso rubino trasparente, luminoso a cui segue un’impronta olfattiva dettata dal frutto fresco ed agrumato. La mineralità si avverte nel bouquet che riporta a soffi di venti  marini che arrivano in modo costante dal mare  e freschi richiami di rosa canina. Freschissimo e snello al palato riaffiora la parte  marina in linea con  l’olfatto,  i tannini precisi e puntuali non disturbano andando a chiudere con nota piccante di pepe rosa.

Brunello di Montalcino 2012
100% sangiovese – Alc. 14,5%
Il colore pur mantenendo  luminosità e trasparenza è denotato da maggiore profondità e da un riflesso granato. Il ventaglio olfattivo è incentrato maggiormente da frutti rossi maturi in cui amarene e cassis sono fusi con un’agrume rosso,  tocchi cipriati e acqua di rose, con spunti balsamici e speziati. Freschissimo fa salivare copiosamente mentre il frutto riempie il palato in un progredire energico. Succosità e morbidezza esaltano le sensazioni in cui riappare il tocco marino, la maturità fenolica si percepisce da una trama  tannica composta e fine che termina in un lungo sorso elegante ed appagante.

http://www.fattoriadelpino.com

img_2422

“Le Rocche del Gatto” non conforme per passione.

La perplessità di scoprire un insieme di serre nel bel mezzo della zona industriale di Albenga al posto di una cantina con relativi vigneti è molta, ma lo scoprire che all’interno sono prodotti e conservati i vini di Fausto De Andreis è molta di più. D’altra parte quando rivolgo a Fausto la fatidica domanda del perché di questa scelta la risposta è altrettanto scontata e un po’ beffarda: “per ottenere fior di vini” risponde prontamente strappandomi un sorriso! Del resto dopo 60 vendemmie e circa 60.000 bottiglie di produzione annua non posso che dargli ragione. I vigneti delle Rocche del Gatto sono tutti seguiti personalmente da lui, così come le vendemmie e le vinificazioni. Una mole di lavoro considerevole considerando che i circa 4 ettari e mezzo di vigne sono disseminate in piccoli appezzamenti disposti lungo la dorsale Ligure di ponente e che quindi lo costringono a continui spostamenti. I vini prodotti sono tutti fermentati in acciaio e controllati per mezzo dell’azoto a indesiderati contatti  con l’aria. I primi due campioni da vasca sono senza solfiti aggiunti; vini schietti molto immediati che contengono quella semplicità delicata e floreale che pur senza pretese riesce a far finire in modo rapido un’eventuale bottiglia. Passando al Vermentino la pienezza gustativa diviene più evidente, i profumi si concentrano su note agrumate di pompelmo  e camomilla, il 2012 mostra il tropicale del lime al il palato, un equilibrio migliorato, anche se la vena fresca è ancora abbondante con un finale fine ammandorlato  nel  quale si denota già una bella persistenza.  Il discorso cambia con un bouquet più ampio nel Pigato che pur nei campioni di vasca esprime complessità che spazia dai toni a freschi a quelli più dolci ed aumentata materia estrattiva ed avvolgenza. Tutti i vini di Fausto hanno la particolarità di eseguire una fermentazione sulle bucce che varia a seconda delle tipologie ne risultano vini ricchi di estrazione che appagano il palato  senza affaticarlo dotandoli di grandi potenzialità evolutive.

Dopo aver assaggiato almeno un campione per vasca siamo già ad  un buon numero di vini; ma chi come me ha incontrato a qualche manifestazione Fausto sà che questo è solo l’inizio!

“Adesso assaggiamo quelle imbottigliate” proclama Fausto “..perché  cambia tutto!” E armandosi di  un cavatappi inizia ad aprire il Vermentino.

Tasting  notes  (molto tasting e poco notes)

Vermentino DOC 2013

Colore pieno con da riflessi verde oro. Al naso croccante e fruttato di pompelmo e mela con sferzate minerali marine. Ancora in evoluzione ha un equilibrio da migliorare ma che lascia un bel ricordo fruttato di mela cotogna con finale sapido e ammandorlato.

Vermentino 2011
Sembra uscito direttamente dal mare, come un vento che trasporta profumi provenienti da una spiaggia deserta e selvaggia. Colore dorato, alla roteazione escono nette note marine, alghe, fiori di camuciolo, resina, pinoli;  In bocca sorso pieno ricco e contemporaneamente dinamizzato da vena fresco/sapida che lascia un ritorno di miele e resina di pino.

Vermentino 2010

Completamente diverso dagli altri l’andamento stagionale perfetto ha dettato un profilo complesso e di rara esuberanza. Idrocarburi note medicinali, frutto tropicale, lime, seguiti da cera, resina, sfumature burrose e speziate, cardamomo pietra focaia. Al gusto ben bilanciato da morbidezze il cui dinamismo è sostenuto da freschezza e sapidità. Molto lungo nella persistenza finisce pulito e sapido.

Vermentino 2008

Meno ricco del 2010 è estremamente luminoso e trasparente; bouquet  più contenuto ed essenziale che si apre con un fumè di pietra focaia, mandorla tostata, contornato da una miriade di erbe aromatiche e piccoli fiori gialli selvaggi,  note iodate,   in bocca risulta esile quasi aereo, movimentato da vena fresco\sapida che ne rende appagante il sorso riequilibrato dalla morbidezza, dotato discreta persistenza.

Pigato 2014

Note freschissime di agrumi con scorza di pompelmo e foglia di pomodoro erbe aromatiche in cui si mischiano miele di tiglio e profumi di pino. Palato in evoluzione in cui la freschezza emerge insieme a carattere e verve gustativa ancora acerba e succosa vino in cui si percepiscono le capacità evolutive .

Pigato 2011

Oro brillante consistente alla roteazione dà un’idea dell’estratto. Idrocarburi pietra focaia ben evidenziate in cui si ritrovano note che riconducono a venti marini. Anche al palato il frutto è maturo giallo e succoso ma in cui il mare entra a far parte dell’essenza con richiami sapidi ben bilanciato da morbide glicerine e richiami mielati. Persistente.

Pigato 2010

Nei colori e nei profumi ricorda il  precedente ma ha più profondità ed un ventaglio più ampio variegato. Al gusto  ancora freschissimo dimostra meno della sua età anagrafica dimostrando un ritmo serrato e tagliente dotato di dinamismo che riempie di succosi agrumi un gusto lungo e pulito.

Pigato 2008

Colore meno intenso ma luminosissimo. A primo naso ricorda le note marine di un grande Chablis discordandosi per i soffi di  timo ed aromi che riportano sul mare ligure. Lime, burro di  arachide resina. In bocca agisce con schiettezza data da molta freschezza  e bevibilità resa piena da un appagante agrume che si allunga sulla persistenza .

Pigato 2006

Colore oro antico . All’olfatto le note evolutive si mostrano marcatate con accenni caseari seguite da idrocarburi nettissimi a cui seguono note terrose fungo tartufi che nel progredire si mischiano al miele e frutta disidratata. Palato che regge ancora l’equilibrio malgrado la sapidità sia piu percettibile perde un po’ di greep a metà palato riducendosi anche nella durata del gusto.

Spigàu

Da una selezione delle migliori uve del Pigato, lo Spigàu nasce nel 1995; quando per un cavillo viene rifiutato da una commissione esaminatrice l’inserimento nella D.O.C., Fausto decide di svincolarlo dalle denominazioni declassandolo a Vino Da Tavola e chiamandolo appunto Spigàu “Crociata” sdoganandolo da quei parametri di omologazione richiesti dalle commissioni di assaggio. Lo Spigàu vinificato come un rosso, esegue fermentazioni su lieviti indigeni e macerazione sulle bucce per lunghissimo tempo, a cui segue un affinamento fino a cinque anni prima della messa in commercio. Il risultato è un vino dal grande carattere, profondo e strutturato che a tratti sorprende per l’innato legame con il territorio.

Spigàu “Crociata” 2010

Colore che per intensità e luminosità emana bagliori di oro puro; l’idrocarburi anche in questo caso escono per primi subito seguiti da un insieme stratificato dato da frutti gialli, nocciole, mandorla, miele,zafferano, cera d’api, resina e pinoli tostati. Con l’ossigenazione emerge un vino estremamente fine ed energico, si allarga con grazia nel palato svolgendosi generoso ed avvolgete pur restando elegante, lascia una sensazione di fresca con finale lievemente tannico.

Spigàu “Crociata” 2008  Veste trasparente dorata, nel calice le note di idrocarburi sono più incisive e si aprono su note di agrume con note dolci miele di castagno, anice, fico disidratato, a cui si susseguono serrati profumi di mare. Al palato è supportato da una irresistibile freschezza  e vena sapida che tuttavia si avvolgono con suadente equilibrio ad una parte glicerica e morbida, estendendosi lungamente nel finale.

Spigàu “Crociata” 2006 – Vibrante e scalpitante sia all’olfatto che al gusto si offre con una miriade di sfaccettature, variegato come un caleidoscopio di profumi, in cui ritornano note di idrocarburo e marine.  Palato indomito,rinfrescante,cattura ad ogni sorso. ricco eppure lieve pulito leggiadro dotato di una persistenza infinita

Spigàu “Crociata” 2004 – Il vino dal colore ambra liquida,in cui il naso si propone con note fresche e marine con un fondo di miele e frutta disidratata, ben conservato nel gusto in cui dimostra estrema  finezza e vivace freschezza la cui sapidità si perde su un sorso suadente, e cremoso.

L’ultimo vino vino da tavola 1999

Dopo questo lungo percorso gustativo, la chicca, l’ultimo vino, quello a cui non avresti mai pensato spunta dalle mani generose di Fausto che ci apre un 1999  etichettato come “vino da tavola” per ribellione contro un disciplinare restrittivo ed inadeguato.

Ancora ben vivo in tutte le sue componenti ha mantentenuto perfettamente il colore trasparente ed oro antico. Olfattivamente  le note fresche ancora si avvertono nette e fuse nei toni evolutivi di frutta secca, miele, pietra focaia, aprendosi con la ricorrente enfasi marina; anche al palato mantiene inalterate le sue caratteristiche dimostrandosi energico e ancora una volta dominato da quella parte marina che è il fil rouge di tutti i vini di De Andreis.