“Vajra” tra arte e Barolo

Inizia a nord ovest con la cima del Monte Monviso che nelle giornate limpide s’intravede facendo da sfondo come in un film della Paramount, il panorama che si affaccia sulla pregiata collina del “Bricco delle Viole “. La collina è  raggiungibile da una stradina sterrata ripidissima e scoscesa che porta al punto più alto nello spazio di pochi metri. Francesca Vajra, spiegandomi il territorio, è animata da un giusto slancio di orgoglio per queste terre. Il  susseguirsi di vigneti confinanti, si estende a perdita d’occhio, coprendo come uno spesso tessuto verde  tutto il territorio di Barolo, svelandone  pienamente la sua bellezza. Da qui proviene l’uva  selezionata  per il  più importante Cru del Barolo di Vajra, il “Bricco delle Viole”

Un microclima particolare  con grandi sbalzi termici e venti che soffiano da ovest verso est, mantengono la salubrità delle uve permettendone la perfetta maturazione. Uno stile produttivo che non prevede uso di sostanze chimiche in nessuna fase della lavorazione. Le raccolte vengono effettuate quando le uve raggiungono un perfetto stadio di maturazione. I sottosuoli sono variegati ed a seconda delle zone donano al Nebbiolo un carattere profondo e varietale. Francesca Vajra mi spiega la storia dell’azienda trasmettendo un entusiasmo consapevole e contagioso che parla di passione e impegno per quel lavoro. Lei e i suoi fratelli amano occuparsi di questa terra trascorrendo la vita  nei vigneti assorbendone gioie e sacrifici. Passione certamente acquisita dalla famiglia che ha saputo trasmettere i valori e l’attaccamento per la terra anche ai propri figli, insieme al rispetto della natura per ciò che può esprimere.

La storia di Aldo Vajra  nella produzione di vino inizia dagli anni 70 dove con il boom industriale le  campagne venivano abbandonate in favore delle città più ricche di opportunità. Grandi  industrie e la vita cittadina attrassero anche i genitori di Aldo i quali furono tra i primi ad abbandonare Barolo. Aldo nasce quindi a Torino ma ancora giovanissimo  sente  di dover seguire una strada diversa da quella che i genitori avrebbero voluto per lui. Attratto  dall’agricoltura e sentendo il richiamo per la sua terra di origine, inizia la Scuola Enologíca di Alba. Quando manifesta questa sua vocazione i genitori fanno di tutto per fargli cambiare idea facendogli passare le estati lontano dagli amici e coltivando i terreni di  famiglia. Caparbio e piu deciso che mai a diventare un bravo viticoltore Aldo diviene responsabile dell’azienda a soli 15 anni. Nel 1972 l’uva che era prodotta nella proprietà e venduta come conferitore era pagata pochissimo, quindi decide di vinificare la sua uva. Da sempre sostenitore di un tipo di agricoltura volta al rispetto del territorio e di chi lo abita, abbraccia i principi di uno stile produttivo naturale; sicuramente innovatore in questo suo modo di concepire sia la coltivazione sia la produzione in cantina. Il costante desiderio di migliorarsi ed alzare l’asticella qualitativa lo porta a sviluppare una cantina che permetta di avere da un lato efficenza e dall’altro l’arte. L’incontro con la moglie Milena lo completa supportandolo nelle scelte e condividendone le iniziali preoccupazioni e successi. La cantina costruita nel 1986 è dotata di spazi semplici e funzionali, a cui sono stati aggiunte parti negli anni successivi ed è ancora oggi in evoluzione. Nella cantina sono state inserite vetrate eseguite  dall’architetto Padre Costantino che lasciano filtrare raggi pieni di colore, uno scorcio di arte che  rinnova la magia per l’armonia  che anche le opere d’arte insieme alla natura ci riservano.

Tasting notes

La serie di assaggi inizia da un metodo classico.

NS Della Neve Rosa Spumante 48 mesi s.l.
50% Nebbiolo e 50% Pinot Nero. Rosè Metodo classico che affina per 4 anni in bottiglia. Colore rosa buccia di cipolla intenso. Il Pinot Nero si avverte con un ingresso intenso e fragrante, a cui si aggiunge la scia profumata del Nebbiolo, seguono aromi di fragole, lamponi selvatici e erbe fresche. In bocca entra con decisione secco e freschissimo con perlage rotondo e finale sapido.  

Langhe Bianco “Dragon” 2016 di Luigi Baudana & GDVajra.

Chardonnay, Sauvignon Blanc, Riesling e Nascetta. Proveniente da un piccolissimo appezzamento a Cerretta. Blend che profuma di pesca bianca, erba fresca, gelsomino, cui si sommano sensazioni pietrose; palato glicerico e fresco, dotato di una spessa parte sapida manteniene inalterato il sapore chiudendo pulito.


Langhe Riesling DOC “PÉTRACINE 2016 Vajra

Vigneti che poggiano su terreni sassosi,  Pètracine (radice sulla pietra). Un vezzo quello di Aldo Vajra che decide di piantare il Riesling renano nella parte delle Langhe meno vocata per il Nebbiolo. Bouquet  ben definito con note di idrocarburi fiori di gelsomino, mela croccante, fieno. Palato salino sprizzante di freschezza, dinamico rimane teso sulla persistenza; giovanissimo, solo 2000 le bottiglie prodotte.
GD Vajra JC Clarè  2016 

Affascinante vino dal colore rubino trasparente e scarico. Viene vinificato con una percentuale di raspo pari al 30%. Naso fresco con erbaceo in evidenza, foglia di tè e fiori selvatici. Sventagliante di freschezza i frutti rossi sono croccanti e giovanili. Leggermente mosso da un sottilissimo Pétillant e reso morbido da un lieve residuo zuccherino che ne dinamizza il palato. La vena fresca si evidenzia in un palato scorrevole e dotato di quella falsa semplicità che riesce a svuotare la bottiglia in un attimo.

Barbera D’Alba superiore J.C. Vajra 2014

Potenza e profondità data dei terreni di serralunga Bricco Bertone e profumi del Bricco delle Viole dati dai due “cru” da cui provengono le uve, Il 90% proviene da Bricco delle Viole dove l’età della vite è di 67 anni e il 10% proviene da Bric Bertone. Vino elegante dal colore profondo, caratterizzato dagli aromi floreali di viola, ciliegia  con soffuse note di muschio, pepe rosa, humus ed abete. Palato ben proporzionato tra morbidezza e freschezza intenso strutturato, bel finale nitido e persistente.

Barolo “Albe” Vajra 2013 

Nasce da una selezione dei migliori grappoli di tre vigneti del comune di Barolo differenti per altitudine ed esposizione Fossati, Coste di Vergne e La Volta. Esplosione floreale e foglie di tè verde. balsamico, frutto nero maturo. Palato fresco, tannini croccanti e scorrevoli, semplicità e bevibilità.

 Barolo “Bricco delle Viole” 2013 Vajra

Cru da singolo vigneto le cui viti si aggirano sui 45/65 anni di età poste nella parte più vocata, appunto la collina del  Bricco delle Viole.  La vigna è stata piantata nel 1949 la cui costanza produce grappoli di qualità estrema. Luminoso e trasparente il bagaglio olfattivo è ampio, dato da una nettissima viola in apertura cui fanno seguito frutti scuri, ciliegie, scorza di cedro accenni balsamici, foglia di thè macerato, tabacco. Sorso disteso che all’assaggio dimostra coerenza ed eleganza, pieno e rotondo è contornato da tannini di finissima fattura, persistenza lunghissima.

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“Terre Brune” il Carignano del Sulcis in tre atti.

Il Terre Brune Carignano del Sulcis etichetta simbolo di Santadi. Vino emblematico per la Sardegna per essere stato il primo vino ad essere affinato in Barrique. Frutto della ricerca di uno dei piu grandi enologi Italiani, Giacomo Tachis, il Terre Brune esce per la prima volta nel 1988 con l’annata 1984. Ottenuto con un’attenta selezione delle uve di antichi vigneti coltivati ad alberello ancora a piede franco. Il vino dopo una lenta fermentazione e macerazione delle vinacce, sosta per 16 mesi in barrique di rovere Francese, a cui segue un lungo affinamento in bottiglia.

In passato il Carignano era un vitigno poco valorizzato le cui uve erano spesso vendute per il taglio di altri vini. Negli anni 60 con l’unione dei produttori locali nasce la cantina di Santadi, che inizia a vendere il vino ottenuto come vino da tavola. Il vero salto qualitativo arriva negli anni 70, quando in seguito all’elezione di Antonello Pilloni alla presidenza di Santadi, arriva l’enologo Giacomo Tachis la cui grande esperienza ha decretato il successo di vini come Sassicaia e Tignanello in Toscana. Selezione in vigna, vendemmie manuali ed una vinificazione su modello dei SuperTuscan applicata anche al Carignano del Sulcis, faranno la differenza rivalutando il Carignano che solo in questa zona riesce ad esprimersi con tanta eleganza.

Tasting Notes

 

“Terre Brune”Carignano Del Sulcis – Superiore

UVAGGIO
Carignano 95%, Bovaleddu 5%.

 

1994 

Il colore rosso granato in evoluzione, la cui vivacità non è particolarmente luminosa. Al naso denota una terziarizzazione in cui il frutto nero è sfumato nelle note speziate e boisè,  tabacco liquirizia, erbe appassite. Al palato ancora saporito e sostenuto da freschezza e tannini docili, sapido, perde sulla persistenza che appare ridotta rispetto agli altri due vini.

1996

Rosso rubino con lievi riflesso granato, mostra archetti fitti e regolari. Grande intensita e complessità il bouquet olfattivo si apre con aromi secondari che solo a tratti divengono terziari sembrando molto più giovane dell’effettiva età. Mirto, mora, gelso, tocchi di grafite, forte l’intensità delle erbe aromatiche, le spezie sono soffuse con soffi di anice stellato, cardamomo. In bocca è avvolgente animato da tannini finissimi ben integrati e freschezza che ritorna con le note aromatiche. Chiude lunghissimo e pulito, vino di grande eleganza.

 

 2011
Rubino intenso, denso e fitto. Olfatto che ricorda vini di luoghi assolati caldi dove il frutto è nero e maturo con  prugne cui seguono note di mirto profumato,  spezie orientali dolci ed erbe mediterranee, alloro, ginepro, che trascinano una chiusura su note di tabacco e cioccolato amaro. Attacco al palato rotondo ricco e caldo la cui parte morbida lascia spazio a fresche note fruttate,  tannini ancora energici ma dalla fattura impeccabile.

Vecchio Samperi nuove emozioni 

 Posto caldo ed arido, situato al centro della fascia comunemente indicata come cintura del sole, in cui  venti africani soffiano in modo costante, la cui vicinanza con il mare funge da termoregolatore; qui è dove nasce il Marsala, sulla punta estrema nella zona occidentale della Sicilia.

De Bartoli è una delle cantine storiche per la produzione del Marsala. Nel Vecchio Samperi il vitigno utilizzato è  il “Grillo” che nasce su terreni  calcarei  e ricchi di minerali. Gli impianti vitati sono tutti ad alberello, con densità di impianto di circa 3500 ceppi per ettaro. Le viti  hanno un’età media di 30 anni, sono state  piantate tra il 1970 ed il 1996 ed hanno rese molto basse. La raccolta avviene in modo manuale, con  una spremitura soffice, seguita da una fermentazione in botti di rovere e castagno da 50 Hl. L’invecchiamento utilizza il tradizionale metodo “Soleras”, ovvero per mezzo di un sistema di “travasi” di piccole percentuali di vino di fresca produzione che si aggiungono in botti con vini  più invecchiati. Vecchio Samperi è secco ed ha un livello alcolico di 16/18 gr a cui non viene aggiunto alcol e che per questo motivo non può chiamarsi Marsala. La gradazione alcolica infatti, viene raggiunta con la sola concentrazione naturale degli zuccheri per mezzo della sovramaturazione  delle uve che vengono vendemmiate a fine settembre. È il  vino che più  rispecchia le tradizioni legate alle origini vere del Marsala,  di come veniva prodotto  prima che gli Inglesi ne cambiassero lo stile,  aggiungendo acquavite e rendendolo così stabile  durante il trasporto, ma anche più vicino ai gusti dell’eleganti salotti Inglesi dell’epoca. Quel vino liquoroso divenuto poi emblematico,  fu esportato prima in Inghilterra e successivamente in tutto il mondo, ma questa repentina popolarità  ne causò il successivo inesorabile declino. Un prodotto industriale a basso costo, aveva in breve tempo, di fatto sostituito il vino che l’aveva reso celebre e che con il vero Marsala non aveva più nulla in comune. A partire dagli anni 80 grazie alla tenacia di alcuni produttori, si è cercato di ritornare alle origini produttive ed è proprio in quel periodo che Marco De Bartoli inizia la sua sfida per restituire al Marsala la sua vera identità.

“Andando controcorrente, scommettendo con me stesso, sfidando le regole di un mercato enologico spregiudicato e dozzinale, credendo fermamente nel valore della tradizione del mio territorio, ritenendo ciò un dovere morale e non curandomi tra l’altro dei ritorni economici, nel 1980 intrapresi questa avventura decidendo di imbottigliare lo stravecchio tipico delle nostre zone: nacque il Vecchio Samper”

(Marco De Bartoli)

Tasting Notes

Vecchio Samperi 10 anni

Bel colore dorato luminoso in cui si affacciano bagliori ambrati. Il tocco olfattivo è incentrato su note fresche, erbe aromatiche, con frutto tropicale  ed albicocca disidratata, dattero fresco. Il gusto secco, con parte alcolica ben integrata non si avverte al palato, che invece è avvolgente e morbido con tenui pieghe speziate.

Vecchio Samperi 20 anni

Il colore di un abbagliante denso e luminoso ambrato. Olfatto prorompente e raffinato in cui un insieme di frutta secca, noci, mandorle, albicocche disidratate, agrumi canditi, smalto,  cedono il passo a note marine iodate e tocchi balsamici. Al palato muove con stesso incedere deciso, secco, morbido, in cui la componente marina ne ha ispessito il carattere dotandolo di profondità, la freschezza è ancora tesa rendendo il gusto raffinato sapido e di lunghissima chiusura.

Vecchio Samperi 30 anni

Aperta in una fredda serata invernale, dove stazionava in enoteca da almeno altri 30 anni ed ancora in perfetto stato di conservazione.

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Ambra scura che ruota emettendo bagliori ramati e oro antico. Il bagaglio odoroso ampio e intessuto in toni dolci ed amari in cui cioccolato fondente, albicocca, spezie dolci, mallo di noce e noci di macadamia, iodio, ceralacca, liquirizia si snodano in modo netto in una spirale olfattiva senza fine. Palato profondo perfettamente coerente con l’olfatto, dettato da una presenza marina iodata che arriva con la forza di un’ondata trascinando con sè il bagaglio di sapori, allargandosi fresca eppure avvolgente e calda, dal bel finale che termina in un lunghissimo ritorno di agrumi e noci sminuzzate.

La sostanza  che conta “Selosse Substance”

Quando si degusta Substance di Selosse per la prima volta, finisce per imprimersi nella memoria, conturbante e volumico con quel bagaglio di materia e gusto che incatenano il palato in un progredire incessante e mutevole.

 100% Chardonnay e mai meno di 6 anni sui lieviti,  prodotto per la prima volta nel 1986 ad Avize comune Grand Cru della Côte des Blancs, dove lo Chardonnay matura e si esprime ai massimi livelli grazie al microclima ed a un ricco sottosuolo composto da “craie”, un misto  di argilla e fossili marini. La fermentazione avviene in barrique nuove di rovere, da 228 litri, qui vi sosta per almeno 12 mesi a cui seguono lunghi batonnage ed un imbottigliamento con metodo Solera poco in linea con la rigorosa tradizione del posto.

Una conduzione dei vigneti basata sul non interventismo, niente lieviti selezionati durante la fermentazione, utilizzo del solo fruttosio d’uva per il dosage,  E poiché, come dice Anselme, “grande Champagne non ha bisogno di make-up, il dosaggio viene mantenuto ad un minimo assoluto.” Vini con quella vena  ossidativa che spesso mette in difficoltà chi si approccia per la prima volta a queste tipologie. La storia di Selosse inizia nel 1974 quando Jacques Selosse invece di vendere le uve alle grandi ed affermate Mason decide di vinificare da solo le proprie uve  all’epoca Substance si chiamava Origine.

Anselme, il figlio di Jaques compie i suoi studi di enologia in Borgogna a Beaune, imparando da grandi come Coche, Lafon e Leflaive. Anselme Selosse prende le redini della maison del padre Jacques nel 1980. Introduce rese basse con un rendimento inferiore ai 2/3 della resa media  e spinge la produzione verso una metodologia che mira più verso la biodinamica, eliminando ogni tipo di intervento considerato evitabile. L’azienda possiede circa 7 ettari, la maggior parte dei quali di Chardonnay Grand Cru nei comuni di Avize, Cramant e Oger, una vigna di Pinot Noir Grand Cru ad Aÿ ed una ad Ambonnay. La produzione globale annuale si aggira intorno alle 45.000 bottiglie.

La cosa che colpisce appena versato è l’estrema brillantezza data da una profusione incessante di bollicine e dal colore meravigliosamente dorato. Naso dove una sottile nota ossidata riesce ad intensificare un corredo sontuoso e bipolare, dove sfumature  ricche e dolci si alternano a altre fresche, che aumentano di intensità e numero con l’ossigenazione. Albicocche, mandarino candito, miele di tiglio si fondono con note contrastanti e fresche bergamotto glicine pompelmo variando ad ogni olfazione con noci tostate, cardamomo, zenzero passion fruit,  fumo, iodio, il tutto integrato con finiture di estrema classe. Sorprendente  cattura tutti i sensi. Perlage finissimo e cremoso. Ogni componente, scandisce una progressione serrata e cangiante che si tratti di mineralità, oppure miele o ancora agrume sembra passare attraverso un numero infinito di iterazioni per una complessità in continua evoluzione. 

“Il Marroneto” legami di Sangiovese

Il vitigno Principe della Toscana raccontato con vari eventi prestigiosi durante la manifestazione organizzata da Davide Bonucci di Sangiovese Purosangue, svoltasi nella bellissima Fortezza all’interno dei locali dell’ Enoteca Italiana di Siena. Una storica verticale, condotta da Alessandro Mori perfetto anfitrione di un vino che è ormai divenuto un simbolo dell’eccellenza Italiana nel mondo del Brunello di Montalcino. Le bottiglie del Marroneto sono tutte disposte in una fila ordinata e percorrono un’arco temporale che parte dai lontani anni  80 fino ad oggi. Una degustazione emozionante raccontata con dovizia di particolari dove ogni bottiglia  è legata a doppio filo alla storia personale di Alessandro Mori. Un legame viscerale quello con il Sangiovese capace di insinuarsi  nelle profonde riflessioni nel  Mori quando per esigenze lavorative è costretto ad allontanarsi da quelle colline vitate che circondano la sua azienda. Un rapporto interrotto solo per un periodo della sua vita e che lo investe come uno tzunami quando nel varcare la soglia dell’edificio originario a distanza di anni sente di aver trascurato una parte importante di se stesso, e che finirà per ricondurlo  alle origini di quello che è sempre stato dentro di sè.

Non si può, sfuggire alla propria natura che comunque prevarrà, malgrado forze contrarie che tentino di disfarla,  si mostrerà nella sua forma.  Goethe 

“Il Sangiovese è il colore con cui ho dipinto i quadri della mia vita” A.Mori

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Tasting Notes

1980 -Alessandro Mori aveva appena 19 anni  un ragazzo che si affacciava a vivere la propria vita a bordo della sua moto, lasciando dietro di sé un turbinio di scie fumose. Il vino ha mantenuto la trasparenza ed il colore è granato ma ancora luminoso, quasi a voler stabilire una connessione con quegli anni spensierati l’olfatto nonostante la terziarizzazione presenta sfumature fresche di cedro. Palato pulito e fresco dove i tannini sono ridotti ai minimi termini, ma che è ancora vivido e piacevole da bere.

1987-  Annata minore per Montalcino, Mori vive in quel periodo dibattuto tra restare a Montalcino o andare a Roma avendo come prospettiva la carriera forense. Il vino ha un attacco finissimo e floreale di viole appassite che tuttavia mostra ancora il lato fruttato, pietroso e profondo, al palato la parte acida sorregge il gusto lasciando un bel finale che termina però un po’ prima del previsto.

1989– Il  vino ha mantenuto le caratteristiche  organolettiche con dei  tratti agrumati seguiti da frutto rosso con note floreali variegate, pot-pourri, mineralità ferrose funghi, foglia di the, solo il colore non è valutabile in quanto il campione arriva con il fondo che offusca il colore rendendolo spento. Il palato è intenso avvolgente e freschissimo,  voluttuoso succo di agrume. Lunghissimo finale.

1992L’anno del primo SMS della storia, «Merry Christmas» era il contenuto del messaggio inviato, il 3 dicembre del 1992, un fatto che ha cambiato per sempre il mondo delle comunicazioni. Per Mori è l’anno in cui lasciata la vivace città di Roma, rientra in Toscana a Firenze, dove vive un periodo buio, distaccato dalla sua terra e dalla città Capitolina. Il Sangiovese mantiene intatte le sue caratteristiche resistendo agli eventi. Il colore dotato di bella trasparenza mostra luminosi riflessi granato, il naso come il palato è pervaso da quella parte agrumata e da un ampio floreale che lo contraddistingue contornato da note dolci e di sottobosco, resta saldo fino al finale ma senza spiccare il volo.

1994- In quell’anno dopo aver conosciuto la futura moglie in modo alquanto rocambolesco, sente più forte il richiamo di quei legami che erano andati perduti negli anni. Ritorna al Marroneto dopo averne visto lo stato di abbandono. Vino dove si ritrovano i tratti che lo caratterizzano con netta parte agrumata e floreale. Il sorso è ben disteso, al palato perde tuttavia di dinamismo, i tannini  risultano più  ruvidi, un sorso che si mantiene pieno, chiude  prima del previsto.

1995-Negli anni 90  il nuovo stile più morbido  cambia il mondo del vino, lasciandosi sedurre da stili morbidi ed avvolgenti. Discostandosi dalla linea generale che tende più a favorire il conto in banca che le tradizioni, il Marroneto mantiene saldamente la linea produttiva continuando ad utilizzare botti grandi e lungo affinamento. Colore brillante e con trama più fitta, intenso floreale di viole, balsamico, spezie, tabacco,  ritorna la nota di cedro. Palato movimentato e slanciato da tanta freschezza, corpo più pieno ma che rimane aggraziato dall’inizio fino al lungo finale.

1998- Annata calda ma piovosa. Visivamente il colore è più compatto pur mantenendo la trasparenza, la selezione in vigna inizia a dare i suoi frutti. Monolitico si apre con reticenza, improvvisamente appare nitido e pulito un frutto ben maturo da  cui emerge  il lato fiorito ed aristocratico, cuoio, funghi, liquirizia, fumo. Palato con ingresso morbido, avvolgente e materico con la freschezza che  movimenta il gusto trama tannica fitta ma sempre scorrevole ed elegante.

1999-La brillantezza del colore attrae lo sguardo. In questo 99 emerge l’essenza che solo i grandi vini mostrano, olfatto dotato di profondità data da un bagaglio ampio e di grande coerenza, maturo e finemente cesellato, mora gelso tocchi boisè, cioccolato. Palato integrato tra morbidezza e freschezza succosa, lineare eppure ricco ed espressivo ancora scalpitante e vivace con tannini fitti e ben dosati, persistente e sapido in chiusura.

2000-Prima annata del “Madonna Delle Grazie” il Cru proveniente da un singolo vigneto che si trova proprio adiacente al corpo centrale di Marroneto, con vecchie viti che in questo vigneto storico hanno ben 3,6 metri di spazio tra una pianta e l’altra. Nel 2000 l’annata fù  calda e  siccitosa il naso é determinato da toni caldi, ciliegia nera in confettura, ritorna la liquirizia, sandalo, spezie. Morbidezza ed avvolgenza in primo piano ben rinfrescato da parte acida e da tannini maturi e croccanti,  pienezza gustativa .

2001-  Colore rubino compatto con riflesso granato di bella trasparenza. Una lieve nota di riduzione che con  roteazione sparisce aprendosi. Frutto nero, fiori appassiti con tocchi cipriati boisè dove arrivano resina e note balsamiche, erbacei di felce e ferrose note ematiche. In bocca tanta la freschezza, svolgimento gustativo compatto ed appagante, dove si denotano tannini misurati che si allungano sul finale persistente.

2003- Annata più torrida che calda che perdura per tutta l’estate. Il vino pur presentando toni caldi e maturi, riesce a mantenere il suo profilo inalterato anche se meno variegato, in bocca è avvolgente ma fresco, riesce a conservare scorrevolezza data da vena acida con tannini vivi e precisi. L’esposizione a nord dei vigneti ed i venti che soffiano costanti uniti a delle scelte precise in vigna, sono riuscite ad arginare un’annata che ha segnato con toni di sovrammaturazione molti vini Toscani.

2004- Bottiglia problematica colore spento e note ossidate… passo!

2008-..Se a detta del Mori un vino può essere riassunto con un unico termine, questo è il momento giusto per farlo,  “Preciso”. Il 2008 è aristocratico fin dal primo sguardo. Regale l’olfatto è reticente solo per un istante, poi svela la sua natura delicata e potente insieme. Fiori viola in quantità, resina, sottobosco, ciliegia croccante, humus, soffi marini. AL gusto è raffinato, incede senza travolgere accarezzando il palato,  si allarga con grazia denso di sapore eppure lieve, lunghissimo.

2010-Un vino che non finisce di stupirmi. Ancora esuberante di gioventù non accenna a placarsi. L’ olfatto sembra non finire mai con i suoi continui cambiamenti ad ogni giro di bicchiere. Frutto talmente intenso  che sembra uscire intero dal calice, poi fiori erbe aromatiche, agrumi, tratti marini, rabarbaro ,china, felce. Palato potente energico e gustoso, incontenibile ed ancora teso dalla freschezza con tessuto tannico fitto ma vellutato, sapido. Chiude pulitissimo e molto lungo.

2011-Benché abbia un anno in meno dimostra maggior  bevibilità del precedente. Annata calda il 2011 che si percepisce nel frutto maturo ribes , cassis ed un floreale intenso e da un sorso caldo e appagante ma sempre ben bilanciato nella freschezza e da tannini ricchi e pregiati, vino di spessore eppure invitante e vitale come è nello stile di tutti i vini di Marroneto.

2012-Anteprima assoluta di questa annata che  presenta una gioventù esuberante come deve essere, tuttavia dotato di quella profondità da cui si intuisce la stoffa per una grande evoluzione.

Vilmart & Cie Gran Cellier D’Or Premier Cru 2005

 Vilmart & Cie  nasce nel 1890 . Dal 1989 l’azienda passa a Laurent Champs, quinta generazione della famiglia a prendere il timone della Mason. Questa azienda vinicola i cui appezzamenti si trovano nella parte nord della Montagne de Reims a  Rilly possiede anche alcuni appezzamenti appena oltre il confine, nel vicino villaggio di Villers-Allerand. Questo angolo di Champagne è terra di elezione per il Pinot Noir che occupa il 40% della superficie vitata, ma qui si predilige dare spazio all’elegante Chardonnay  che occupa il  60% della produzione. Una viticoltura biologica e sostenibile, quindi rispettosa della natura da parte di questo piccolo Récoltant-Manipulan che ricava le uve per le sue cuvée, senza uso di sostanze chimiche. Gli impianti hanno vigne vecchie che vanno dai 35 ai 50 anni di età con rese basse ma di estrema qualità, inoltre una  deliberata ricerca di perfezione lo rendono uno degli Champagne più apprezzati. Centoventi anni di tradizione vitivinicola per gli 11 ettari di vigneto e vinificazioni tradizionali con la fermentazione  svolta in legno, ma senza la trasformazione  malolattica. Questa bottiglia Millesimata 2005 proviene da un’annata ottima che è scaturita da un andamento stagionale in cui periodi freschi si sono alternati altrettanti caldi che hanno dato luogo ad un uva perfetta dando vita a questo eccellente Champagne.

Tasting Notes 

Vilmart & Cie Gran Cellier D’Or Brut  Premier Cru  12,5% –70% Chardonnay 30% Pinot Noir –

Sontuosa veste dorata ammantata di un perlage finissimo e diffuso che emana brillanti bagliori. Il naso irrompe con un’ondata di profumi in un altalenarsi ben dosato di note dolci in cui emergono nette  note marine iodate. Si sente lo Chardonnay da cui arrivano note burrose, richiami di miele millefiori, floreali di tiglio, a cui seguono pan brioche, pasta frolla, canditi, ed un frutto tropicale scaldato dal sole. In bocca il palato è accarezzato da una bollicina sottilissima  e cremosa. Beva ricca glicerica e avvolgete che si pone in netto contrasto con una esuberanza dinamica data dalla freschezza e dalla  sapidità in cui si sente il mare ricordando le mineralità di uno Chablis evoluto. Lunghissimo il finale estremamente voluttuoso, in cui ritorna netto il miele. Coinvolgente!

Quattro bianchi per uno Champagne “Drappier IV Blanc de Quatre Blancs”

Champagne Drappier IV Blanc de Quatre Blancs

img_9817 Originale nella particolare cuvée ottenuta dall’assemblaggio di  vitigni dimenticati ovvero l’Arbane (25%) Petit Meslier (25%) Pinot bianco (25%) Chardonnay in parti uguali.

La particolare scelta dei vitigni autoctoni regala un carattere unico a questo Champagne, giocando con un fitto intersecarsi di toni freschi e morbidi che con estrema naturalezza si fondono in un insieme accattivante. Il processo di vinificazione usa metodi naturali con la fermentazione alcolica svolta da lieviti indigeni per circa due settimane a bassa temperatura e seguita da fermentazione malolattica. Minime  dosi di solforosa e nessuna filtrazione. Dopo l’imbottigliamento, il vino viene affinato per almeno 3 anni sui lieviti che si esprimono in un insieme composto da un olfatto fresco con sentorie erbacei di fieno che si mischiano al più  classico Chardonnay, donando una nota più morbida che ne accentua la complessità.

Tasting Notes

Luminosità brillante che sprigiona un’aurea dorata; appena aperto l’intensità non lascia intuire la vera natura di questo champagne che resta celata dietro la potenza dell’impatto olfattivo. Dopo appena qualche secondo la complessità si ricompone offrendo un quadro variegato e floreale. All’innalzarsi della temperatura lo Chardonnay e la parte della liquer innescano un’evoluzione burrosa e di nocciolina tostata che ben contrasta con una parte marina e iodata, per poi aprirsi su tonalità agrumate di cedro, pompelmo, floreali di bergamotto, thè verde. Al palato ingresso energico, fresco, teso coerente con l’olfatto, ben calibrato da un da un perlage sottile carezzevole dai morbidi rimandi a toni mielati di tiglio. Cremoso ed accattivante, la persistenza si allunga con un finale che conclude  citrino ed elegantemente floreale.

Il tempo del “Riesling”

Spesso le più grandi storie nascono per caso, ed è esattamente quello che è successo con uno dei vitigni più camaleontici e trasformisti, il Riesling Renano. Vitigno fortemente correlato alla territorialità, esprime  le proprie doti migliori in terreni con precise peculiarità difficilmente riscontrabili al di fuori delle zone di elezione.

Considerato un vitigno nobile, sono in molti a pensare che sia il miglior vitigno a bacca bianca del mondo. Uno dei pochi vini bianchi con doti di acidità così elevate da contrastare un  residuo zuccherino variabile da una tipologia all’altra, che in alcuni casi ne rende il gusto avvolgente e morbido, ed in altri dove la  dolcezza è ben più che percettibile rende l’assaggio un susseguirsi di sinergie ed equilibri mai uguali.

La sua storia è legata in particolare alla Germania, dove è coltivata da almeno quattro secoli, anche se sembra che le sue origini siano antecedenti addirittura di duemila anni. Del Riesling si inizia a parlare intorno al 1400, quando i  vigneti  inizialmente si trovavano lungo il corso del Reno. Coltivato da tempi remoti,  nelle zone della Mosella, del Palatinato, Rheingau, Nahe e Rheinhessen ed ancora oggi è il vitigno più importante della Germania.

Il successo che ha reso protagonista il Riesling Renano al punto di renderlo pregiato e conosciuto nel mondo è strettamente legata a quella dello Spätlese, che probabilmente con l’Eiswein è il predicato piú conosciuto nel mondo. Il Riesling ha un ciclo vegetativo  sostenuto da estati fresche che perdura in pratica un’intero anno, con le uve in pianta per buona parte di esso. La vendemmia inizia nei primi giorni di Novembre ma se il tempo è favorevole, può prolungarsi fino a Dicembre inoltrato. Una vendemmia così tardiva favorisce con adeguate condizioni climatiche lo sviluppo della muffa nobile. Disidratando l’acino essa ne concentra lo zucchero  aumentandone contemporaneamente la parte glicerica ed estrattiva. Questa raccolta così protratta nel tempo comporta un notevole dispendio di energie e manodopera  per  selezionare  gli acini migliori che dovranno essere usati per garantire quel giusto rapporto tra zuccheri ed acidità che formeranno il futuro Riesling .

A fine 1700 il castello di Johannesberg era  abitato da monaci che producevano vino sotto le dipendenze del Vescovato di Fulda. Soltanto lui aveva il  potere decisionale sull’inizio della vendemmia, che veniva dato solo dopo aver assaggiato l’uva matura. Nell’anno  1775 però un giovane incaricato di portare l’uva per l’assaggio, invece di impiegare come di consueto 8 giorni per il viaggio, ne impiegò (non si è mai saputo perché ) piú di una ventina; questo clamoroso ritardo produsse uno dei più grandi risultati della storia del vino.
Al suo ritorno il raccolto era stato attaccato dalla botrytis, e tutte quante le altre tenute avevano già vendemmiato. Sconsolatamente  i monaci di Schloosh Johannisberg tentarono il tutto per tutto vinificando ugualmente queste uve dall’aspetto allarmante e completamente ricoperte di muffa.

Il vino in questione fu assaggiato tra l’attonito stupore generale nell’anno 1775, proprio nel freddo ed umido sottosuolo di quella che era allora un’abbazia. Il  vino unico nel suo genere che mai si era sentito prima di allora, era lo SPÄTLESE. Questo mix di  tenacia, coraggio e caparbietà ha dato origine ad uno dei vini più affascinanti del mondo.

La concentrazione degli zuccheri divenne presto un medoto per classificarne la qualità. Il sedicesimo secolo fu l’apice per la Germania nella produzione qualitativamente alta  del vino. Questo produsse anche un altro aspetto il suo  invecchiamento. Il clima freddo ideale  per la conservazione senza uso si enormi sforzi, permise di apprezzarne le doti evolutive anche a lunghissimo termine, condizione ottimale per un vitigno che non tollera la fretta.

 

tasting notes

(Io è Monica C. abbiamo diviso in due parti la moltitudine delle selezioni di Francesco Falcone ,alternandoci )…. e questa è la seconda parte!  “ I numeri pari partendo dal II° fino alla fine …

Le etichette di svariati stili e fogge lasciano intuire questa diversità di contenuti, l’aspetto datato delle bottiglie cattura l’attenzione calamitando lo sguardo, la concentrazione è altissima . Iniziamo la degustazione con reverenziale rispetto per simili annate.

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Weingut Motzel  1958-  Nierstein Rehbach Natur Rheinhessen 

Non capita tutti i giorni di degustare un vino che abbia più di 50 anni. Prodotto ancora senza la classificazione Pradicat, nel bicchiere il colore è ben conservato, ambrato e trasparente. All’olfatto la terziarizzazione si avverte ma senza coprire i profumi di scorza di agrume che prevale. Intenso e iodato ricorda per alcuni tratti  il whisky; accenni fumè di ceralacca e caramella d’orzo. Al palato  equilibrato reso movimentato da una godibile freschezza, un pò carente nel centro bocca, la persistenza non è molta e presenta il conto del tempo, ma è caratterizzata  da un gradevole tocco  sapido e con rimandi all’orzo sulla fine.

 Weingut St. Antony 1993 – Nierstein Orbel Riesling  -Rheinessen

– Spatlese –

Nel colore l’ambra del precedente ha lasciato il posto all’oro. Il naso esordisce con tipicità data da idrocarburi e dolci note di caramella di mandorla; burroso e cremoso il palato rimane ben disteso dal nerbo acido, compatto e pieno allungandosi sulla persistenza.

Weingut Helmut Hexamer -2007-     Nahe

-Auslese –

Molto luminoso e tendente al dorato. Olfattivamente esprime richiami di medicinale a cui fanno capo nette note di agrume maturo. In bocca avvolgente con il residuo zuccherino che marca il gusto (130 gr\l ) buono il bilanciamento con l’acidità, raggiunge un buon equilibrio ma senza entusiasmare, finale sapido.

img_9587Verwaltung deer Staatsweiguter Eltville -1986-  Rauenthaler Baifen Riesling -Rheigau

-Kabinet –

Azienda gestita dallo Stato,  caratterizzata da un’inquietante etichetta con un’aquila stilizzata che ricorda tempi oscuri, fortunatamente scalzata da una vivida brillantezza del contenuto che scalza brutti presagi con i suoi intensi riflessi dorati riabilitando il quadro elargito dalla prima impressione. Al naso  note di idrocarburo e sensazioni fumè cedono presto il passo a  dolci  richiami di fichi disidratati, mele cotogne cotte, cioccolato bianco, agrume. In bocca il bilanciamento tra  la parte acida e la morbidezza riesce a regalare un sorso scorrevole che permane a lungo, corposo e sapido finisce lasciando il palato pulito.

Dr. Heinrich Nägler-Rüdersheimer Berg Roseneck Riesling -1985-Rheigau

-Spätlese-

Sontuoso, questo il termine che più si addice a questo Spätlese. Netta la consistenza che rallenta la roteazione ed un olfatto che si amplifica di note cremose, anche in questo vino l’idrocarburo è presente ma diluto dalle note di albicocca disidratata, agrumi canditi e pasta frolla, un dolce appena sfornato e ancora caldo e fumante. Palato morbido e dolce con i suoi 60gr\l; glicerico e pieno, rinfrescato da un tratto balsamico, il sorso è ben sorretto dalla  freschezza che ben compensa un equilibrio ancora in divenire, accompagnato da  lunghissima persistenza.

Weingut Karl Kremer -Winkeler Hasensprung Riesling Spätlese- 1976-  Rheigau

-Spätlese-

L’oro puro del colore viaggia in parallelo con un ventaglio olfattivo ancora ben conservato da note fresche mentolate e arricchito da richiami tropicali, pesca, melone bianco, albicocca, bergamotto, lime, la parte dolce si denota da un fondo di caramella d’orzo. Palato che si proietta ancora in avanti con pronunciata freschezza in sinergica con una morbidezza piena e vellutata data dalla botrytis.

Weingut Jakob Trenz 1989 Johannisberg Hölle Riesling Rheingau

-Auslese- 

Grande Luminosità con una trasparenza che accende il bicchiere di oro liquido. L’olfatto è caratterizzato da legami  floreali che richiamano fiori alpini e camomilla con erba medicinale, note succose di albicocca e pesca sciroppata,  zafferano. Palato turgido integro, con acidità e morbidezza che giocano un ruolo fondamentale di seducente beva che appaga e richiama il sorso ancora teso e  slanciato. Lunghissima la persistenza.
Immortale forse no.. ma si avvicina !


Johannistum Shauinsland- Chr Shneider -Wormser Nonnenwinget Rieling -1996

Trockenbeerenauslese

-Oro antico e ambra,  denso e concentrato. Terra cielo mare tutto concentrato nel primo impatto  olfattivo che spazia da un’iniziale profondo e terroso, ad un medicinale etereo in cui lo iodio segue rapidamente in un funambolesco insieme, ceralacca, e come scartando un dolce ecco i profumi di uvetta, albicocca, miele, caffè, liquirizia, caramella d’orzo. In bocca l’acidità sostiene il manto glicerico e dolce, per un viaggio tridimensionale del gusto, in cui ritornano le sensazioni una ad una con grande coerenza, lasciando in bocca un soffio fumè di sigaro dolce. Estremo eppure lieve, in ogni sua componente raggruppa tutte le doti più espressive del vitigno.

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Squisitamente “Exultet”

IMG_9541Entusiasmante a dir poco !  

Exultet” Fiano di Avelino dell’azienda “Quintodecimo “ annata 2012,  fatto con uve provenienti da una singola vigna che si trova a Lapio. Zona ad alta vocazione per questo antico vitigno, che come molti autoctoni dell’Italia meridionale fu importato nella nostra penisola in tempi remoti in particolare in Sicilia e Campania. Vitigno ormai autoctono, vista la lunghissima militanza nella nostra penisola, questi vini spesso esprimono una grande potenzialità all’invecchiamento raggiungendo complessità organolettiche tali da competere con i più grandi bianchi a livello internazionale. La teoria più accreditata dice che furono proprio colonie Greche a importarlo nel nostro Paese, ma non si escludono anche altre ipotesi, secondo cui furono migrazioni di popolazioni Liguri nella zona di Avellino spinte a Sud per opera dei Romani; anche se questo fatto non è stato appurato storicamente, indica da quanto tempo il Fiano è presente in questa area. Il nome poi “Fiano” sembra provenire da Plinio il vecchio dovuto alle “uve apiane“, ovvero particolarmente apprezzate dalle api in quanto molto dolci.
 Exultet è oggi prodotto  dal professor Luigi Moio, un vino  che sia per ampiezza che per intensità olfattiva ricorda i grandi bianchi transalpini.  Un profilo organolettico di grande spessore dall’inizio alla fine arricchito da uso ben dosato del legno che non si avverte, casomai si intuisce nell’avvolgenza del gusto. D’altra parte Luigi Moio, vanta un curriculum lunghissimo che lo rende un’autorità in campo enologico vantando anche esperienze  accademiche in Francia,  prima di tornare ad occuparsi di enologia in patria.

Tasting notes

Esuberante giallo dorato la cui compattezza estrattiva si denota già dalla roteazione . Naso che inebria con una complessità piena e variegata il cui primo tocco è di idrocarburi e sensazioni iodate . Il fruttato è dato da una nota tropicale  a piena maturazione, ananas  pesca, papaia, banana con ben definiti accenni agrumati. Nel bicchiere evolve velocemente all’alzarsi della temperatura con sensazioni floreali che fanno pensare ad un insieme di ginestre, e zagare che si mischiano  in un fondo di erbe aromatiche origano, timo, e netti richiami marini .

Vino dalla grande ricchezza gustativa, che colpisce per la calibrazione delle componenti fresche e morbide. Un palato ampiamente appagante,  materico  che richiama sensazioni di miele di tiglio e scorza d’arancio candita, la sapidità accentua il gusto opulento ma raffinatamete elegante.

Inconsueti ed inattesi bianchi.

Come da consuetudine ormai diffusa e ben radicata per il periodo estivo il consumo del vino si sposta verso quelle varietà che ben si addicono ad una cucina più leggera spesso composta da pietanze a base di pesce o verdure. Per gli amanti di un calice di qualità non resta che spaziare tra le molte tipologie a disposizione con un particolare trionfo dei bianchi freschi  che si bevono a temperatura bassa, come aperitivo ma anche durante il pasto. La scelta è ampia, dalle bollicine, che nella piacevolezza data dal Perlage trovano quella sensazione di freschezza e refrigerio, ai bianchi fermi con sentori fruttati e vegetali, oppure  aromatici e morbidi.

Senza però voler cadere nei soliti noti, la caccia verso vini poco usuali stuzzica la voglia di assaggio portando verso la ricerca di prodotti diversi tra loro e spesso di grande charme gustativo.

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Il primo vino in questione viene da  Chablis e si intreccia con quella del suo proprietario ed enologo  Thomas Pico nelle spettacolari colline dello Chablis con  2,8 ettari di vigne in un luogo chiamato “Paws-Loup.” Qui lo Chardonnay trova gli elementi per dar vita a vini puri  di estrazione, riccamente territoriali.IMG_8253

Domaine Pattes Loup è una delle tenute più emozionanti tra i produttori emergenti di Chablis negli ultimi anni (Pattes Loup significa “zampa del lupo”). Thomas Pico ha iniziato a produrre nella piccola proprietà di Courgis nel 2005 alle porte di Chablis.  Ereditando l’azienda dalla famiglia e deciso a fare un salto di qualitativo, ha iniziato subito un programma serrato con rese rigorose e una conversione in  biologico, iniziando subito una vinificazione  meno convenzionale rispetto agli standard di allora a Chablis. La maggior parte dei suoi vigneti si trovano nelle colline vicino a Courgis  con vigneti fino a 300 metri le uve vengono raccolte manualmente e le fermentazioni sono tutte effettuate con lieviti indigeni, con sosta sui lieviti per 14-16 mesi senza nessun processo di chiarifica o  filtrazione.

Chablis 1er Cru  Beauregard- 2013

 il più meridionale dei primi vini della zona. Vino che  rispecchia in pieno l’anima e lo stile del territorio che si ritrova nella loro mineralità salmastrosa nella bella struttura e nella grinta dai tratti verticali e taglienti che ad ogni sorso stupiscono per intensità e sapore.Trasparente e brillante, ad ogni sorso ammalia con una propulsione gustativa incredibilmente dinamica, i suoi tratti sono guizzanti e ricchi, scorre in un vortice di agrumi e richiami marini lasciando il palato estremamente pulito e teso.

 

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Il secondo vino proviene dall’Irpinia con uno spettacolare Fiano di Avellino, concepito da Sabino Loffredo. Pochissime le bottiglie prodotte e soltanto nelle migliori annate, quando le condizioni climatiche sono perfette, un gioiello da tenere in serbo per gli anni a venire, un grande bianco da evoluzione il cui affinamento in bottiglia regalerà grandi emozioni.
“Cupo”-Pietracupa -2013
Vino che complessità, intensità ed eleganza può sicuramente giocare a fare il primo della classe, floreale, agrumato e denso di erbe aromatiche, infinitamente elegante seppure giovanissimo ha classe da vendere e si avverte fin dal primo sorso scattante e sinuoso per la componente glicerica, la tensione acida, e grande sapidità  strutturato con il sapore che si tende  all’ infinito nella persistenza.
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Il terzo vino proviene da una delle cantine storiche della valle di Napa Valley  fondata da immigrati tedeschi i fratelli Jacob e Frederick Beringer nel 1870, ed è giustamente ritenuta un’icona del vino americano. Oggi produce una vasta gamma di vini e vitigni che vanno dai base ai Cru di un singolo vigneto con numerosi riconoscimenti sia a livello locale che internazionale e dispone di ampie cantine scavate nella roccia, nelle quali regna una temperatura costante di circa 14 gradi. La posizione, il microclima, il suolo unico fanno della Napa Valley una delle più grandi regioni vitivinicole del mondo. Il clima è quasi mediterraneo, con delle estati calde moderate dalla vicinanza dell’oceano . Il suolo è poco fertile, costituito soprattutto da argilla e rocce che permette le produzione di uve dal gusto molto concentrato.Le uve provengono essenzialmente dai vigneti Gamble Ranch e Bale Lane Beringer. Ogni raccolto di Sauvignon è vinificato  separatamente per tutto il processo di vinificazione, ed unito solo alla fine per creare un vino più armonico possibile. Il mosto esegue una fermentazione a temperatura controllata, ed una  parte viene affinato in botti di rovere francese stagionato.

Beringer- Sauvignon Blanc- 2011

Colore giallo luminoso con riflessi dorati, si percepisce il passaggio in legno che comunque all’olfatto non disturba ed è ben amalgamato nel bouquet che ne risulta  arricchito e non sovrastato. Le prime note infatti seguono la tipicità del vitigno con un erbaceo di foglia di pomodoro scaldata al sole a cui segue il frutto maturo e giallo che ci si aspetta da un Sauvignon che viene da Napa, seguono aromi fruttati di melone maturo, ananas, papaia. In bocca risulta di buon equilibrio, fresco e dissetante, avvolgente e saporito, un gusto ricco glicerico che pervade il palato con ritorni fruttati di agrumi e cardamomo.