Podere La Chiesa “Opere” in vigna

Giornata di fine Ottobre con un’estate che non accenna a finire. I colori tipici autunnali nel panorama che si vede dall’alto valle di Casanova, raccontano un cambiamento che di fatto è già iniziato. Il clima bizzarro di quest’anno compone il preludio ad un luogo che sembra essere sospeso nel tempo dal quale emerge la struttura della cantina. La costruzione dal sofisticato design, ha forma irregolare tutta in cemento armato intervallata da aperture circolari, dei grandi “grappoli d’uva ” dai quali s’intravede un interno funzionale e raffinato.

 

Di fronte all’entrata principale sembra di oscillare su un piano irreale, quasi proiettati in un’altra dimensione. La vallata circostante è composta da vigneti alternati da sbuffi di macchia arborea mediterranea nel cui sottosuolo si trovano antichissime tombe etrusche. Nella parte collinare più alta una antica Chiesa Cattolica del 1200 è seminascosta da alti alberi che ne coprono parzialmente la visuale.

Podere la Chiesa prende il nome dalle terre che erano un tempo proprietà ecclesiastica. Dentro la cantina eclettici giochi di luce illuminano gli interni dando l’impressione di trovarsi in uno spazio sospeso tra interno ed esterno.

I vigneti che circondano la costruzione sono visibili da ogni lato e da varie angolazioni.

I classici Sangiovese e Canaiolo sono affiancati a vitigni che beneficiano di una luce vivida e di un clima più mite rispetto all’entroterra toscano, permettendo la maturazione anche dei più tardivi  Cabernet e Merlot, i sottosuoli sono composti da zone argillose alternate a strati sabbiosi con sedimento marino ricchi di conchiglie e corallo fossile, che conferiscono ai vini tratti distintivi di mineralità marine.

In vigna le raccolte sono manuali e l’azienda è in fase di conversione biologica. La cantina è sotto l’attenta guida di Maurizio Iannantuono e Palma Tonacci i quali amanti dell’arte e della musica cercano anche nei loro vini di riprorre  lo stesso stile ricercato di eleganza e purezza. La collaborazione con l’enologo Alfredo Tocchini ha determinato scelte di lavorazioni sia in vigna che in cantina che prediligono tecniche poco estrattive ed un oculato uso di legno, contribuendo alla realizzazione di vini muniti di sobrietà ed eleganza che assecondano le variabili dell’annata. La struttura ospita mostre d’arte e concerti di musica jazz, clima ideale per un esperienza di degustazione in un clima rilassato ed accogliente.

Tasting notes

Rosato Selvaggio 2015 igt  

Sangiovese 

Selvaggio come il suo nome un rosè libero dalle briglie della consuetudine. Olfatto con fragoline di bosco e sensazioni di sale marino. Palato di grande acidità e sapidità stemperato da un gradevole residuo zuccherino. Semplice ed efficace.

Le Redole 2015 Toscana Rosso IGT

80% Sangiovese, 20% Canaiolo

Vino vivace e non pretenzioso, risulta di piacevole bevibilità data dalla croccantezza del frutto con rimandi a fiori viola.

Terre di Casanova 2015 Chianti DOCG

Sangiovese 100%

Vivace rosso rubino con profumi espressi da note ematiche ferrose, macchia mediterranea e frutto croccante rosso e maturo. Corrispondenza e rotondità al gusto denotato da tannini percettibili ma ben supportati da pienezza del frutto.

Sabiniano Casanova 2012 Terre di Pisa Rosso DOC

60% Sangiovese, 25% Cabernet Sauvignon, 15% Merlot

Possiede le caratteristiche legate al vitigno ed all’andamento stagionale che ha portato le uve ad un perfetto grado di maturazione. Rubino brillante con note odorose di ribes e giaggiolo che aprendosi virano verso il succo di pesca, i contorni sono freschi di pepe verde e mentolati. Palato corrispondente, largo, disteso in una trama tannica soffice con giusta dose di acidità e sapidità. Chiude adeguatamente persistente e pulito.

Opera in Rosso 2012  Terre di Pisa DOC

Sangiovese 100%

Brillante e trasparente apre con note tipiche del vitigno, ferro ed un intenso floreale di viole , frutti rossi piccoli di lampone, agrumi rossi, alloro, pepe rosa, resina di pino silvestre. Palato energico, di grande ampiezza aromatica, palato, vivo e vibrante con tatto setoso e tannini sferici, persistenza scandita da una acidità vitale e scattante.

Opera in Nero 2012 Toscana Merlot IGT

Merlot 100%

Rubino compatto e fitto, profumi sulle prime con rimandi erbacei e di rosa rossa poi scandito da note di mora prugna e peonia, pepe nero in grani, ginepro, sapore intenso deciso non perde dinamismo e slancio, sostenuto da energica trama tannica cadenzata dal frutto dolce che riemerge nel lungo finale

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Podere Ema, autenticità ritrovate.

Podere Ema è situato a Grassina, a pochi chilometri da Firenze nel Chianti Fiorentino. Con l’auto svolto in una stretta strada di campagna immersa tra le colline. Mentre scendo il crinale ciottoloso mi affido al mio istinto ed alle spiegazioni ricevute telefonicamente, ignorando deliberatamente il mio navigatore che sul quel tratto non mappato raccomanda di fare inversione. Mi soffermo a guardare il panorama che sul lato destro della strada si sporge su di una vallata circondata da basse colline vitate, su quelle più distanti si intravedono borghi medioevali immersi nei boschi di lecci e querce.

Azienda giovane nata da pochi anni, con impianti vitati tutti a cordone speronato di circa 5000 ceppi per ettaro con terreni argillosi e zone in cui si trova molto scheletro sassoso tutti esposti a Sud Sud-Est. Vitigni ormai quasi scomparsi scelti per le caratteristiche e le affinità elettive di quei posti. Progetto nato da una collaborazione con l’Università di Firenze per riscoprire e valorizzare varietà autoctone antiche con più di 300 anni di storia da cui si ottengono vini con forte connotazione  territoriale  dal quale provengono.

 “Chiamiamo affini quelle nature che incontrandosi subito si compenetrano e si determinano reciprocamente.”

Di fronte al corpo principale dell’azienda, una vigna antichissima ed ormai improduttiva, riempie una parte di appezzamento degradando con i sui enormi tralci sul fondo valle, dove scorre il Fiume Ema.

Ema il nome aziendale, ha una doppia valenza che riassume anche le iniziali di Enrico Calvelli,  Marco Stucchi ed A- come autoctono, a sottolineare il luogo e le persone che si occupano di valorizzare ciò che esso produce. Le coltivazioni prediligono gli antichi vitigni dimenticati simbolo di Toscanità, senza contaminazioni di varietà internazionali, scelta di mercato ma anche una ricerca di stili e specie che intende far rivivere le antiche tradizioni. Non è un caso infatti che la cantina sia di fatto un laboratorio in cui vinificazioni accurate e scrupolose vanno a braccetto con la continua ricerca e la sperimentazione di nuove metodologie affiancate da antichi saperi. I contenitori in acciaio a temperatura controllata sono affiancati da vasche in cemento, giare in terracotta di Impruneta fatte a mano, qualche Barrique ed alcuni Tonneaux. Nel centro troneggia anche un grande Orcio in terracotta di Impruneta lavorata quindi nella stessa terra in cui sono coltivati i vigneti, disegnato da Marco Stucchi in persona e realizzato appositamente per la cantina.

Le varie parcelle vengono vendemmiate e vinificate a parte con microvinificazioni. Gli assemblaggi variati a seconda delle caratteristiche, per la produzione di vini cesellati e ben eseguiti, una  produzione talmente limitata che le bottiglie sono numerate a mano per rafforzare l’esclusività dei propri vini.

I vitigni sono Sangiovese,  Foglia Tonda e Colorino, trova spazio una piccolissima coltivazione di vitigni bianchi di trebbiano e malvasia. I nomi dei vini ammiccano al dialetto verace toscano con espressioni tipiche del Fiorentino.

Tasting Notes

La giornata estiva ed il clima informale mi fanno apprezzare ancora di più la degustazione allestita all’esterno. Non potrebbe esserci luogo migliore per assaggiare i vini se non qui seduta fuori davanti al vecchio vigneto da cui tutto è iniziato, respirandone gli odori ed i profumi.

I’Rosato

Sangiovese 100%

Un rosè ottenuto con un insieme di pressature soffici fino a raggiungere il prodotto desiderato. Una chicca di solo 600  bottiglie, dall’accattivante colore rosa intenso, trasparente e luminoso. Fiori e frutti rossi freschissimi, lampone, ribes, pompelmo rosso, contornati da erbe aromatiche. Gustoso e saporito possiede una decisa vena acido sapida che fa salivare mantenendo in primo piano il frutto. Goloso e lungo è uno di quei vini che non smetterei mai di bere se non fosse quasi introvabile vista l’esiguità della produzione.

Fogliatonda Igt 2014

Prodotto con uve 100% Foglia Tonda, antica varietà toscana plurisecolare, vinificate e affinate in Giare di Terracotta di Impruneta. Si presenta con un bel rosso rubino, luminoso e brillante. Al naso delicato agrume rosso e ciliegia a media maturazione fanno intuire l’annata fresca, seguito da sfumature pronunciate di lavanda e viole, cipria e foglia di thè, menta selvatica. Il palato intenso reattivo incalzato da tanta freschezza e trama tannica fine, elegante e scorrevole, un velluto di viole che  rimane ben presente su una lunga persistenza.

Foglia Tonda Igt 2015

Colore più concentrato con riflessi porpora. Intenso e carismatico, in cui il frutto diviene più marcato nero e rosso maturo, arancia rossa, violetta, giaggiolo, spezie piccanti pepe nero, erbe di macchia . Il palato segue il trend dell’olfatto risultando materia e acidità movimentano un sorso ben modellato da tannini precisi ma scorrevoli e croccanti.

Foglia Tonda Igt 2016

Il 2016 riesce a riassumere le caratteristiche di composta dinamicità del 2014 ma con frutto più succoso ed in evidenza del 2015. Un perfetto mix di sapori e profumi che spaziano dalle note mature del frutto a quelle più floreali e balsamiche. Sapore appagante ed avvolgente, ben equilibrato da morbidezza e freschezza, tannino rotondi e definiti, lascia il palato con un piacevole lungo ritorno al frutto. Malgrado la gioventù dotato di grande bevibilità.

Nocchino Igt  2014  

 Sangiovese 60% Foglia Tonda 20%e Colorino 20%

Il taglio del 2014 è stato fatto per bilanciare le troppe differenze tra i vitigni, causate dal decorso climatico molto particolare dell’annata.Trasparente con rosso rubino intenso, ha profumi che esprimono con piglio deciso il Sangiovese, ferroso sanguigno e con molto agrume rosso e sentori mentolati. Molta corrispondenza nel sorso che risulta non molto volumico, snello, con molta freschezza e trama tannica sottile.

Nocchino Igt 2015

50% Sangiovese, 40% Fogliatonda, 10% Colorino

Trasparente e vivace con rubino fitto ed intenso. I tratti olfattivi dimostrano complessità dove frutto rosso maturo e spezie si fondono senza appesantire i tratti salienti. Completo di tratti floreali ed ematici, gli aromi riportano alle erbe aromatiche rosmarino, alloro, dragoncello dolce che nasce in modo spontaneo in quelle colline, pepe nero e rosa. Palato generoso dal profilo rotondo ma stratificato, dotato di struttura in cui la parte alcolica risulta ben inserita, movimentato da una fitta trama tannica di bella fattura, finale infinito in cui allunga con scia  polposa del frutto.  http://www.podereema.it

Un ringraziamento per tutte le informazioni e la pazienza dimostrata ad Alberto e Riccardo.

Il Palagio di Panzano

Il Palagio di Panzano di Monia Piccini e Franco Guarducci è sito a poca distanza dal centro di Panzano in Chianti. Una valle inondata di sole che gode di un’esposizione ventilata sulla dorsale che guarda verso la Conca d’oro di Panzano. Il possedimento che anticamente era una riserva di caccia, fu acquistato nel 1965 dal nonno di Monia Piccini con la speranza che quel gruppo di case in futuro sarebbero diventate un investimento edile. In quegli anni Panzano era una zona depressa con una esigua produzione di vino che veniva fatta soltanto per ricoprire i fabbisogni familiari. Nel 1968 Fabrizio Piccini padre di Monia, iniziò a produrre vino di Panzano per un uso domestico piantando le prime vigne intorno al fabbricato e iniziando a fare progetti per far rivivere quel Borgo dalla bellezza antica e rurale. Monia dopo la morte prematura del padre sceglie di seguire le orme paterne ed aiutata dal marito inizia i lavori per la ristrutturazione dell’antico borgo. Poco alla volta il progetto prende vita permettendo l’apertura di un agriturismo immerso nel verde delle colline dove alla bellezza suggestiva del posto è unita ad attenzione estrema per il dettaglio, cure che sono riservate anche nella produzione del vino. Dal 2004 le energie della coppia vengono infatti canalizzate su di una produzione vinicola qualitativa. Coadiuvati dall’agronomo Marco Chellini, vengono rivisti i vecchi vigneti e fatti nuovi impianti, a cui nel 2008 si aggiunge anche la vigna “Le Bambole” le cui uve sono destinate alla Gran Selezione. Il vigneto dedicato alle due figlie della coppia appunto “le Bambole”, nasce su un impianto con una esposizione perfetta a 450 metri slm da dove provengono le uve con cui viene prodotto il cru. La copertura totale vitata è di 8 ettari, di cui 7 di Sangiovese e 1 di Merlot. I terreni sono piuttosto variegati con percentuali di argilla ed alberese che in alcuni appezzamenti vengono attraversati da striature più ricche di ferro. Per questo motivo ogni appezzamento viene vinificato separatamente e successivamente assemblati a seconda delle caratteristiche che si vuol ottenere, la cantina è piccola adeguata al fabbisogno del vino prodotto. le vigne sono seguite in maniera scrupolosa e capillare. L’azienda è biologica certificata e facente parte di un sistema in cui tutta la produzione è attenta e volta a sfruttare il meglio delle risorse che il territorio può offrire. I vini del Palagio riflettono le cure che ricevono, interpretati in un modo che esprime attenzione per l’innovazione in un divenire continuo dove anche il cambiamento è inteso come un progredire costante nel tempo.

Tasting notes di alcuni dei migliori assaggi

Sangiovese senza solfiti 2016

Colore purpureo trasparente, caratterizzato da un frutto incisivo netto e fragrante, in cui si ritrova la freschezza e l’aromaticità del Sangiovese senza maschere. Malgrado la gioventù dimostra un gradevole equilibrio, sorso fruibile sapido e freschissimo e tannini dolci.

Chianti Classico 2013 Riserva

Bel colore rubino coeso e trasparente sul bordo. Inizialmente apre su toni ferrosi che ossigenandosi si ampliano su note date da un pot-pourri di fiori rossi, ribes, agrumi rossi e fresca parte balsamica. Palato intenso e dinamizzato da tannini vividi ed eleganti. Le freschezza è esacerbata dal frutto succoso. Profondo ed ancora scalpitante chiude lasciando una lunga scia saporita.

Chianti Classico Riserva 2012

Rubino con lievi cenni di granato sul bordo. Profumo dolce molto accattivante denotato da fruttuosità che portano a note di fragoline, ciliegia, succo di pesca gialla, erba appassita. Sferico ed avvolgente il gusto è influenzato dall’annata, risultando equilibrato tra freschezza e morbidezza.

Chianti Classico Riserva 2010

Trasparenza e luminosità svelano la materia di questo vino che si mostra complesso e sfaccettato. Piccoli frutti rossi, fiori viola, sensazioni ferrose, le spezie sono fuse senza essere invadenti. Palato dalla texture avvolgente ben dosata da una tannicità finissima. La vena acida è smorzata dalla morbidezza, rendendolo vicino ad un equilibrio perfetto, il sorso vellutato accompagna il finale elegante.

Gran Selezione Le Bambole 2013

Ancora in affinamento in bottiglia, questo campione in assaggio dimostra comunque una gran personalità. Ventaglio dei profumi ampio  denotato da frutto nero e rosso con molti cenni balsamici, resina, menta, cenni piccanti di pepe verde e nero, di foglia di tabacco. In bocca nervoso mostra segni di giovanile vitalità sprizzando freschezza e tannini irruenti,  immerso in un bel frutto ha una dinamicità propulsiva e persistenza lunga. In evoluzione.

“Val delle Corti” coerenza che diventa stile

 L’arte necessaria per saper fare del buon vino spesso si apprende con specifici studi, altre volte la si eredita insieme ai vigneti e prendendosi cura degli stessi anno dopo anno. Molte volte le due cose coincidono, ma sicuramente c’è bisogno di un’altro ingrediente fondamentale, l’entusiasmo per ciò che si sta facendo e la voglia di farlo in maniera sempre migliore. Saper ascoltare ciò che le vigne possono o non possono dare assecondandone i tempi e la produzione, senza forzature, ecco ciò che Roberto Bianchi, impara in breve tempo dopo la morte del padre Giorgio Bianchi ritrovandosi improvvisamente a dover produrre vino da solo, senza la guida paterna.

Radda negli anni 80 era una zona che non aveva grande risonanza per i vini che vi erano prodotti, giudicati troppo duri monolitici che avevano bisogno di troppo tempo per essere bevuti. Molti negli anni 1990 si fecero per questo motivo tentare da vitigni che potessero ingentilire quel Sangiovese così austero e scontroso, sostituendolo con ciò che per il momento era giudicato più commerciabile. Merlot e Cabernet  presero una parte cospicua dei vecchi vigneti, entrando in breve tempo nella percentuale della denominazione Chianti Classico.

Quei  pochi produttori che non si piegarono a questa richiesta di mercato continuando a puntare sulla produzione di Sangiovese in purezza, videro rifiutarsi il vino dal Consorzio in quanto “non rispondente agli standard del disciplinare ” declassandolo a Vino da Tavola. Molti grandi vini tra i più tipici e rispondenti al territorio toccò questa sorte; uno tra questi fu il Val Delle Corti.

Quando nel 1999: Roberto Bianchi prese le redini dell’azienda continuò  a mantenere un profilo  purista, scelta resa ancora più difficile dati i lunghi tempi di maturazione del Sangiovese e dell’esposizione Nord Est dei vigneti aziendali, che ne rendeva ancora più lunghi i tempi  per una vendemmia qualitativamente ottimale. Una scelta coraggiosa per i tempi risultata vincente nel tempo, i vini di Val Delle Corti hanno acquisito uno stile che interpreta alla perfezione il territorio Raddese: saporiti, mai opulenti e di grande eleganza. Anche in cantina la vinificazione è gestita con una estrema semplicità; utilizzo di lieviti indigeni con fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperature ed uso di mezzi artigianali, assecondando il percorso dei vini e rispettandone le tempistiche dettate dalle naturali variabili per l’annata.

Annata 2014 difficile in molte zone toscane a causa delle intense precipitazioni. Più del 40% dell’uva è stato sacrificato per ottenere comunque un buona qualità.

Tasting Notes

Val Delle Corti 2014 Chianti Classico

Sangiovese 100%

Bel rubino trasparente. Il profumo si compone di note fresche balsamiche che si completano con piccoli frutti, agrumi rossi, e violetta selvatica. In bocca il frutto si sente rendendo il gusto piacevolmente composto, grande tensione acida su cui si stagliano tannini che malgrado la gioventù non aggrediscono, finale sapido in cui di sente nitidamente la nota balsamica.

Val delle Corti 2014 Chianti Classico Riserva

Sangiovese 100%

Luminoso e molto floreale in cui viole lavanda danno un tocco fresco e vivace seguiti da spunti carnosi e  ferrosi. Il terreno umido si percepisce come un alone da cui emergono le erbe aromatiche alloro, ed un balsamico resinoso che ricorda il cipresso e arancia sanguinella matura e ben succosa. Palato snello, teso e levigato, condotto dalla vena fresca ed un tannino ancora energico ma dalla tessitura fine, sviluppo che mostra avvolgenza polposa che termina in un lungo finale sapido con ritorno di resina.

Val Delle Corti Chianti Classico 2013 Riserva

Sangiovese 100%

Annata più calda la 2013 in cui i frutti sono arrivati a maturazione. Colore più pieno ma sempre luminoso. La parte balsamica è profonda e intessuta in un frutto nero, mirtillo cassis, spezie. In bocca mantiene le caratteristiche che accomuna tutti i vini di questa azienda. Eleganza e vitalità vanno di pari passo in un gusto pulito ed avvolgente ben bilanciato dalla freschezza e dalla spalla sapida.

“La Lama”del Chianti Classico

DIstrazione

Partendo da Castelnuovo Berardenga  andando in direzione di San Gusmè, si trova l’ azienda agricola “La Lama”. Situata alla fine di una piccola strada di campagna, attraversa il crinale che passa a cavallo tra due colline vitate nel cuore del Chianti Classico.

È Aprile inoltrato, ma l’inverno sembra non arrendersi alla Primavera e con un ultimo colpo di coda di una perturbazione proveniente dal Nord Europa, ha reso il paesaggio che soltanto  il giorno prima era solare e bucolico, in un corridoio di folate gelide e taglienti. Ad attenderci il proprietario dell’Azienda, Duccio Campani. Duccio ha ereditato l’azienda del padre Giulio Campani il quale aveva acquistato la casa colonica ed i terreni adiacenti l’edificicio nel 1969 dopo aver lasciato il lavoro come dirigente di banca,  affascinato da quel luogo rurale e ritirato in mezzo alla campagna Toscana. Lui inizia impiantando poche vigne di Sangiovese per una produzione solo per uso familiare di vino.

Duccio da parte sua pur avendo una laurea in legge con l’alternativa di una vita cittadina, sceglie di rimanere in campagna, ed insieme alla moglie Tiziana Atzeni decidono di dedicarsi dalla trasformazione dell’azienda di famiglia,  in una realtà vitivinicola di rilievo. 

Varcando la soglia sul retro dell’edificio principale, troviamo il cuore della cantina, dove alcune grandi botti e qualche tonneau sono disposti ai bordi di una storica cantina risalente al 1600. Il corridoio con pareti umide,  lascia trapelare il passato del luogo, il soffitto  è costituito da volte in mattoni e pietra che conservano una temperatura stabile sia in inverno che durante la stagione estiva. L’entusiamo che Duccio ha messo nella produzione del vino si percepisce dal racconto,  di come un vecchio edificio rurale comprato negli anni 60, si sia trasformato un poco alla volta in una cantina in grado di produrre 7000 bottiglie l’anno. Ingegno e perseveranza, non sono mai mancate fin dai tempi di Giulio, ma è con Duccio che oltre alle moderne tecnologie si aggiungono quelle accortezze sia in vigna che in cantina conducono i vini ad un innalzamento del livello qualitativo. Inizia così una nuova era con un rinnovo  scaglionato dei vecchi impianti del 1975 per mantenere inalterata la produzione, la scelta di eseguire le potature in tempi più tardivi per evitare gelate primaverili, la consulenza di un enologo. Alcuni efficaci sistemi adottati per facilitare la produzione, sono stati concepiti e realizzati proprio da Duccio. Un meccanismo di carrucole  per trasportare le bottiglie dentro un contenitore nella zona dove viene apposta l’etichetta; inoltre una scaffalatura per lo stoccaggio che  ancorata al muro tramite tiranti, rende ben stabili le bottiglie in essa raccolte. Esperimenti,  cura dei particolari, ritmo non forzato né in vigna e né in cantina; i vini vengono lasciati ad affinare in vetro più a lungo di quanto previsto dal disciplinare e  immessi al commercio dopo ben 5 anni dalla vendemmia fino ad ottenere il desiderato livello qualitativo.

I vigneti sono adiacenti la struttura ed oltre al Sangiovese ospitano qualche filare di Cabernet Sauvignon e Merlot da cui si ricava uno dei vini aziendali il Caliptra un Igt.  

Un singolo  vigneto con vecchie vigne di Sangiovese viene prodotto  il vino da cui prende il nome “Sottol’aia” a sottolineare il luogo. 

La Riserva di Chianti Classico solo Sangiovese in purezza prodotto soltanto nelle annate migliori e con  un’accurata selezione manuale dei migliori grappoli il “Terzo Movimento” 

“Se si fanno dei progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni se ci si dà da fare con umiltà se si aguzza l’ingegno,i sogni diventano realtà “  –BANANA YOSHIMOTO-

 

Tasting Notes

Caliptra IGT 2012

La Caliptra; anima dell’uva. Attenta selezione di uve Cabernet con una aggiunta di uve Merlot e Sangiovese, lasciato per 18 mesi almeno in tonneaux di rovere. Ottimo igt a cui un colore intenso e fitto, seguono chiari effluvi di iris e rosa frutto scuro maturo, spezie, ed erbaceo fresco e profumato. Sorso in cui morbidezza e rotondità di palato sono smorzati da tannini vivi e fitti, contornati da tanta freschezza fruttatta, invitante ed immediato.

Caliptra IGT 2007  Vino che si mostra con bei riflessi granato e corpo ancora di un integro rubino luminoso. Olfatto fresco e ben scandito da toni floreali appena appassiti erbe aromatiche, fieno appena tagliato, frutti piccoli sia rossi che neri freschi, arricchito da soffuse spezie, torrefazione, liquirizia. Il sorso è carnoso equilibrato e fresco, i tannini puntuali e finissimi, potente e floreale, finisce con note di tabacco e caffè  che emergono sul finire.

Sotto l’Aia Chianti Classico 2011 -100% Sangiovese.

Annata calda, il 2011 si mostra con  tonalità che dal rubino virano sul granato, il profumo è improntato da note scure di ciliegie nere e rosse e more mature, rinfrescato da note di erbe aromatiche, spezie piccanti. In bocca si allarga con rotondità e tannini scorrevoli mostrando carattere, la persistenza non è lunghissima ma nel retronasale porta con se il frutto maturo co un finale sommesso, ma pulito.

Sottol’aia- Chianti Classico 2010 -100% Sangiovese

La brillantezza del colore rubino intenso e trasparente lo fa sembrare più giovane del precedente. La sfera olfattiva è estremamente elegante e articolata, gioca su toni di agrume, lamponi, violette, bergamotto, alloro, note ferrose, ematiche, ed anche richiami pietrosi di sasso. Nessun profumo che predomina ma si avverte in modo netto e ben definito. Articolato e vibrante il sorso è slanciato dalla parte fresca che coinvolge il palato dall’inizio alla fine ed un tessuto tannico finissimo. Intenso e molto persistente espressione raffinata e rappresentativa di un grande Sangiovese.

Terzo Movimento – Chianti Classico Riserva 2010 -100% Sangiovese.

Vino di punta che riassume tutta la filosofia aziendale, infatti viene prodotto soltanto nelle annate migliori con una produzione molto limitata di appena 2000 bottiglie. Veste dalla bella concentrazione di colore trasparente e consistente. Quadro olfattivo delineato  da varie tonalità di frutti rossi maturi, tamarindo, arancia rossa, ciliegia, rosa, richiami di sottobosco, liquirizia mentolata.  In bocca più concentrato di materia estrattiva, avvolgente e succoso, equilibrato da una profilatura fresca balsamica, i cui tannini sono vellutati e  scorrevoli,

Tignanello evoluzione dell’eccellenza.

Tignanello nasce nel 1970, prodotto da Piero Antinori, nella tenuta Tignanello, nei dintorni di San Casciano Val di Pesa, pochi chilometri a sud di Firenze. La leggenda vuole che in questa zona abitasse “Tinia”, divinità etrusca, da cui ha preso nome il vino. Nel ’75, si inizia ad aggiungere al tradizionale Sangiovese una parte di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. L’affinamento prevede l’utilizzo di Barrique esula dalle vinificazioni tradizionali del Sangiovese rendendolo un vino che getta lo sguardo verso un competitivo mercato internazionale. Le peculiarità del Tignanello risultano lungimiranti per l’epoca, comprendevano infatti l’introduzione di quei vitigni internazionali che hanno fatto la fortuna dei supertuscan 24 anni più tardi. Ambizioso e ben realizzato di fatto esce dal disciplinare storico del vino Chianti Classico perdendo la denominazione DOC e rimanendo con la sola generica indicazione vino da tavola. Nel 1994 gli viene attribuita la nuova denominazione di  I.G.T.

Tignanello è prodotto esclusivamente dal toponimo del vigneto da cui provengono le uve. Il terreno sono 57 ettari esposti a sud-ovest, di origine calcarea con elementi tufacei. L’altezza è compresa tra i 350 e i 400 metri s.l.m. presso la Tenuta di Tignanello.

Tasting notes

Tre annate storiche a confronto, infatti in quegli anni il consulente della storica casa vinicola fiorentina era l’enologo Giacomo Tachis che solo nel 1993, fu sostituito da  Renzo Cotarella.

1978 –Il colore di una luminosa sfumatura granato, appare più  fitto e molto ben conservato nel corpo centrale non dimostra  incredibilmente i suoi 38 anni di età. Elegante e raffinato frutto di una stagione vegetativa lunga non condizionata da picchi di calore. Nel bicchiere i profumi si propongono in più varianti di toni che vanno dalla ceralacca, resina, humus pepe alla composta di ciliegie mature e scorza di agrumi. Cangiante dopo qualche minuto escono nuance di pot-pourri, fiori appassiti, note mentolate, foglie di thè. Il sorso morbido è ben scandito dalla parte fresca di bella struttura, saporito, il  corpo è sostenuto da una trama tannica setosa ed un ritorno al frutto eccellentemente conservato e che si allungata sulla persistenza .

1985- Complice un’annata tra le migliori degli ultimi 30 anni  ha un’intensità cromatica più compatta. Luminoso e trasparente il colore granato è contornato da riflessi aranciati. Preciso e cesellato, il  varietale è contrassegnato da note speziate in cui si fondono aromi balsamici di pino e viola. Ematico e ferroso, si espande su profumi di liquirizia, tamarindo, frutti rossi, seguiti da nuance di foglia di tabacco, china. Il palato mostra una struttura equilibrata da morbidezza e freschezza dove un tannino finissimo accompagna il gusto che resta teso sulla lunghezza e chiude con una calibrata sinergia tra frutto e aromi di cioccolato fondente. Infinito!

1989- Malgrado l’annata giudicata tra le minori ne esce con un’ottimo colore ed un sviluppo nel bicchiere integro e dinamico. Granato con sfumature aranciate, l’olfatto esce con la frutta ancora in primo piano; amarena, cassis, piccoli frutti di rovo, alone terroso che ricorda l’odore del tufo, il cuoio, dragoncello selvatico, la salamoia di olive, tabacco. La bocca è caratterizzata da una struttura potente e ben conservata, rotondo e denso ha tannini fitti scorrevoli e freschezza che tende il sorso, sorprendente nel finale lunghissimo in cui ritorna una striatura di cioccolato e tabacco.

 

“Il Marroneto” legami di Sangiovese

Il vitigno Principe della Toscana raccontato con vari eventi prestigiosi durante la manifestazione organizzata da Davide Bonucci di Sangiovese Purosangue, svoltasi nella bellissima Fortezza all’interno dei locali dell’ Enoteca Italiana di Siena. Una storica verticale, condotta da Alessandro Mori perfetto anfitrione di un vino che è ormai divenuto un simbolo dell’eccellenza Italiana nel mondo del Brunello di Montalcino. Le bottiglie del Marroneto sono tutte disposte in una fila ordinata e percorrono un’arco temporale che parte dai lontani anni  80 fino ad oggi. Una degustazione emozionante raccontata con dovizia di particolari dove ogni bottiglia  è legata a doppio filo alla storia personale di Alessandro Mori. Un legame viscerale quello con il Sangiovese capace di insinuarsi  nelle profonde riflessioni nel  Mori quando per esigenze lavorative è costretto ad allontanarsi da quelle colline vitate che circondano la sua azienda. Un rapporto interrotto solo per un periodo della sua vita e che lo investe come uno tzunami quando nel varcare la soglia dell’edificio originario a distanza di anni sente di aver trascurato una parte importante di se stesso, e che finirà per ricondurlo  alle origini di quello che è sempre stato dentro di sè.

Non si può, sfuggire alla propria natura che comunque prevarrà, malgrado forze contrarie che tentino di disfarla,  si mostrerà nella sua forma.  Goethe 

“Il Sangiovese è il colore con cui ho dipinto i quadri della mia vita” A.Mori

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Tasting Notes

1980 -Alessandro Mori aveva appena 19 anni  un ragazzo che si affacciava a vivere la propria vita a bordo della sua moto, lasciando dietro di sé un turbinio di scie fumose. Il vino ha mantenuto la trasparenza ed il colore è granato ma ancora luminoso, quasi a voler stabilire una connessione con quegli anni spensierati l’olfatto nonostante la terziarizzazione presenta sfumature fresche di cedro. Palato pulito e fresco dove i tannini sono ridotti ai minimi termini, ma che è ancora vivido e piacevole da bere.

1987-  Annata minore per Montalcino, Mori vive in quel periodo dibattuto tra restare a Montalcino o andare a Roma avendo come prospettiva la carriera forense. Il vino ha un attacco finissimo e floreale di viole appassite che tuttavia mostra ancora il lato fruttato, pietroso e profondo, al palato la parte acida sorregge il gusto lasciando un bel finale che termina però un po’ prima del previsto.

1989– Il  vino ha mantenuto le caratteristiche  organolettiche con dei  tratti agrumati seguiti da frutto rosso con note floreali variegate, pot-pourri, mineralità ferrose funghi, foglia di the, solo il colore non è valutabile in quanto il campione arriva con il fondo che offusca il colore rendendolo spento. Il palato è intenso avvolgente e freschissimo,  voluttuoso succo di agrume. Lunghissimo finale.

1992L’anno del primo SMS della storia, «Merry Christmas» era il contenuto del messaggio inviato, il 3 dicembre del 1992, un fatto che ha cambiato per sempre il mondo delle comunicazioni. Per Mori è l’anno in cui lasciata la vivace città di Roma, rientra in Toscana a Firenze, dove vive un periodo buio, distaccato dalla sua terra e dalla città Capitolina. Il Sangiovese mantiene intatte le sue caratteristiche resistendo agli eventi. Il colore dotato di bella trasparenza mostra luminosi riflessi granato, il naso come il palato è pervaso da quella parte agrumata e da un ampio floreale che lo contraddistingue contornato da note dolci e di sottobosco, resta saldo fino al finale ma senza spiccare il volo.

1994- In quell’anno dopo aver conosciuto la futura moglie in modo alquanto rocambolesco, sente più forte il richiamo di quei legami che erano andati perduti negli anni. Ritorna al Marroneto dopo averne visto lo stato di abbandono. Vino dove si ritrovano i tratti che lo caratterizzano con netta parte agrumata e floreale. Il sorso è ben disteso, al palato perde tuttavia di dinamismo, i tannini  risultano più  ruvidi, un sorso che si mantiene pieno, chiude  prima del previsto.

1995-Negli anni 90  il nuovo stile più morbido  cambia il mondo del vino, lasciandosi sedurre da stili morbidi ed avvolgenti. Discostandosi dalla linea generale che tende più a favorire il conto in banca che le tradizioni, il Marroneto mantiene saldamente la linea produttiva continuando ad utilizzare botti grandi e lungo affinamento. Colore brillante e con trama più fitta, intenso floreale di viole, balsamico, spezie, tabacco,  ritorna la nota di cedro. Palato movimentato e slanciato da tanta freschezza, corpo più pieno ma che rimane aggraziato dall’inizio fino al lungo finale.

1998- Annata calda ma piovosa. Visivamente il colore è più compatto pur mantenendo la trasparenza, la selezione in vigna inizia a dare i suoi frutti. Monolitico si apre con reticenza, improvvisamente appare nitido e pulito un frutto ben maturo da  cui emerge  il lato fiorito ed aristocratico, cuoio, funghi, liquirizia, fumo. Palato con ingresso morbido, avvolgente e materico con la freschezza che  movimenta il gusto trama tannica fitta ma sempre scorrevole ed elegante.

1999-La brillantezza del colore attrae lo sguardo. In questo 99 emerge l’essenza che solo i grandi vini mostrano, olfatto dotato di profondità data da un bagaglio ampio e di grande coerenza, maturo e finemente cesellato, mora gelso tocchi boisè, cioccolato. Palato integrato tra morbidezza e freschezza succosa, lineare eppure ricco ed espressivo ancora scalpitante e vivace con tannini fitti e ben dosati, persistente e sapido in chiusura.

2000-Prima annata del “Madonna Delle Grazie” il Cru proveniente da un singolo vigneto che si trova proprio adiacente al corpo centrale di Marroneto, con vecchie viti che in questo vigneto storico hanno ben 3,6 metri di spazio tra una pianta e l’altra. Nel 2000 l’annata fù  calda e  siccitosa il naso é determinato da toni caldi, ciliegia nera in confettura, ritorna la liquirizia, sandalo, spezie. Morbidezza ed avvolgenza in primo piano ben rinfrescato da parte acida e da tannini maturi e croccanti,  pienezza gustativa .

2001-  Colore rubino compatto con riflesso granato di bella trasparenza. Una lieve nota di riduzione che con  roteazione sparisce aprendosi. Frutto nero, fiori appassiti con tocchi cipriati boisè dove arrivano resina e note balsamiche, erbacei di felce e ferrose note ematiche. In bocca tanta la freschezza, svolgimento gustativo compatto ed appagante, dove si denotano tannini misurati che si allungano sul finale persistente.

2003- Annata più torrida che calda che perdura per tutta l’estate. Il vino pur presentando toni caldi e maturi, riesce a mantenere il suo profilo inalterato anche se meno variegato, in bocca è avvolgente ma fresco, riesce a conservare scorrevolezza data da vena acida con tannini vivi e precisi. L’esposizione a nord dei vigneti ed i venti che soffiano costanti uniti a delle scelte precise in vigna, sono riuscite ad arginare un’annata che ha segnato con toni di sovrammaturazione molti vini Toscani.

2004- Bottiglia problematica colore spento e note ossidate… passo!

2008-..Se a detta del Mori un vino può essere riassunto con un unico termine, questo è il momento giusto per farlo,  “Preciso”. Il 2008 è aristocratico fin dal primo sguardo. Regale l’olfatto è reticente solo per un istante, poi svela la sua natura delicata e potente insieme. Fiori viola in quantità, resina, sottobosco, ciliegia croccante, humus, soffi marini. AL gusto è raffinato, incede senza travolgere accarezzando il palato,  si allarga con grazia denso di sapore eppure lieve, lunghissimo.

2010-Un vino che non finisce di stupirmi. Ancora esuberante di gioventù non accenna a placarsi. L’ olfatto sembra non finire mai con i suoi continui cambiamenti ad ogni giro di bicchiere. Frutto talmente intenso  che sembra uscire intero dal calice, poi fiori erbe aromatiche, agrumi, tratti marini, rabarbaro ,china, felce. Palato potente energico e gustoso, incontenibile ed ancora teso dalla freschezza con tessuto tannico fitto ma vellutato, sapido. Chiude pulitissimo e molto lungo.

2011-Benché abbia un anno in meno dimostra maggior  bevibilità del precedente. Annata calda il 2011 che si percepisce nel frutto maturo ribes , cassis ed un floreale intenso e da un sorso caldo e appagante ma sempre ben bilanciato nella freschezza e da tannini ricchi e pregiati, vino di spessore eppure invitante e vitale come è nello stile di tutti i vini di Marroneto.

2012-Anteprima assoluta di questa annata che  presenta una gioventù esuberante come deve essere, tuttavia dotato di quella profondità da cui si intuisce la stoffa per una grande evoluzione.

Di-vini confronti

Il vino è quell’elemento da cui si originano quell’insieme di emozioni  in cui territorio e cultura si fondono e si amalgamano alla personale esperienza, imprimendo alla memoria odori e sensazioni dal potere evocativo. Una degustazione in parallelo di due vini provenienti da luoghi ed annate completamente diverse, espressione di vigneti che  hanno in comune solo la sontuosa ed impeccabile finezza dei prodotti,  in entrambi i casi scaturiscono da zone che sia storicamente che territorialmente emergono nel panorama delle eccellenze vinicole.

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Gevrey Chambertin _Domaine Denis Mortet  2007

Colline della  Borgogna nella Côte de Nuits dove il suolo rossastro, con scheletro sassoso  è l’ideale per coltivare il Pinot Noir di Chambertin. In questa zona il Pinot Noir, acquisisce una particolare ricchezza di aromi, conferendo eleganza e delicatezza al vino. I Premiers Crus occupano la parte superiore degli appezzamenti collinari che oscillano tra i 280 ed i 380 metri.
Le esposizioni variano da est a sud-est. Fino al 1847 la denominazione era semplicemente Gevrey, ma poi divenuta Gevrey-Chambertin. Formata da settantacinque Climats , ripartiti tra Villages (denominazioni comunali), Premiers Crus e Grands Crus, Chambertin è uno dei crus più prestigiosi  della  Borgogna, sembra che questo vino fosse il preferito di Napoleone. 

Nel calice non  particolarmente vivace il rosso è rubino trasparente, la consistenza si denota dalla lentezza con cui il vino scorre nel calice. All’olfatto intense note fresche sono date da un floreale che esce in primo piano, con  accenni di viola e lavanda di grande finezza. Le note fruttate sono date da piccoli frutti dalla giusta maturazione che corrono dal rosso al nero al violetto ed includono note profonde con impronte di funghi e sottobosco, humus e intrigante pietra bagnata, con un tocco finale boisè. Al palato la freschezza regala un passo energico ben dosato da morbide sensazioni e tannini finissimi precisi, saporito e  raffinato. L’equilibrio parla di un vino ancora in evoluzione che culmina in un polveroso, armonico lungo finale.  

Fontalloro 1988 (ancora denominato come vino da tavola di Toscana)

Toscana Castelnuovo Berardenga, i vigneti della Fattoria di Felsina sono attraversati dal confine fra il territorio del Chianti Classico, e di quello del Chianti Colli Senesi da dove viene il Fontalloro, 100% Sangiovese provenienti da vigne diverse con alcune di oltre 50 anni,viene lasciato maturare per quasi due anni in piccole botti di rovere e almeno un altro anno in bottiglia. Gli impianti sono con orientamento, sud-ovest a 400 m di altitudine, i terreni a carattere calcareo e prevalentemente argilloso e sabbioso.  Prodotto per la prima volta nel 1983 con la collaborazione di Franco  Bernabei enologo di fama mondiale e noto a molti con il nickname di Mister Sangiovese in un territorio ad altissima vocazione, che in queste zone si esprime con livelli qualitativi altissimi .

 

Nonostante i quasi 30 anni di bottiglia il colore ha una texture colorante ben conservata che spazia dalle note granate ad un bordo sfumato aranciato e luminoso. Anche l’olfatto si esprime con intensità ricercate di floreale parzialmente offuscato da humami e note evolutive boisè, aprendosi alla rotazione riemerge in modo strabiliante un succoso frutto di ciliegia. In bocca colpisce per la freschezza che movimenta una beva ancora viva e ben proporzionata da  tannini morbidi e vellutati, in perfetto equilibrio scorre estrema piacevolezza  senza perdere in integrità dimostrando doti di incredibile longevità.

I poliedrici calici di “Giardini Ripa di Versilia”

IMG_7082A pochi km dalla costa turistica e modaiola di Forte dei Marmi e la cittadina di Pietrasanta (vero concentrato di arte e cultura) appena più all’interno, sulle prime ripidissime colline che si affacciano sulla riviera Versiliese, nasce un gioiello che pochi conoscono. Fuori dalle rotte comunemente battute quasi nascosta tra le Alpi Apuane, una piccola realtà  vinicola che nel 1980 quando è nata era quasi una scommessa per quel territorio giudicato inadeguato per la produzione di vino. Lembo estremo dei vermentini della Lunigiana e della Liguria.

Renza Maria Gilda Iacopi, in quel periodo insieme al marito Giovanni Svetlich decide di cimentarsi nella produzione di vino nelle vicinanze della villa di proprietà situata sul Monte di Ripa. Dopo alcuni anni di coltivazione le produzioni erano scarsissime e consentivano soltanto di ricoprire il fabbisogno familiare. È solo nel 2002 che inizia l’ attività imprenditoriale con l’imbottigliamento  dall’annata in corso.
L’idea era quella di valorizzare un territorio che per la sua particolare collocazione godeva dei benefici apportati dal mare e dai vicini monti e da una fascia di terreni geologicamente diversa dalla conformazione rocciosa delle Apuane, composta da una fascia di rocce scistoso-cristalline, risalenti alla formazione della crosta terrestre.

Il cambiamento ad impronta aziendale arriva  nel 2002 insieme alla consulenza dell’enologo Lamberto Tosi il quale decide di sperimentare diversi vitigni .Insieme al vermentino ed al sangiovese introduce anche internazionali come il Merlo, i Cabernet e il Syrah. Alla Malvasia aromatica viene affiancato il Gewurtraminer  per la produzione di un vino dolce che viene vinificato dopo un periodo di appassimento delle uve prima in pianta e poi sui graticci. Piccolissima produzione da luogo ad un vino profumato aromatico di ottima acidità,  setoso e morbido al palato la cui dolcezza è  ottimamente supportata dalla spalla fresco/sapida, dotato di una intrigante bevibilità .

I Vigneti sono parcellizzati dislocati nelle zone circostanti  a vari livelli di altezza  i cui  impianti  più vecchi risalgono agli anni 80.

Spesso  situati in zone ripidissime sono raggiungibili solo a piedi. Stretti ed impervi viottoli, salgono lungo i bordi dei vigneti e dei tratti boschivi circostanti, obbligando ad effettuare esclusivamente raccolte manuali. La zona è costantemente solcata da  venti marini, i quali si incanalano attraverso corridoi formati dalle pareti dalle Alpi Apuane, con il vantaggio di  rendere il luogo salubre, e libero da malattie,  permettondo di ridurre al minimo i trattamenti  in vigna.

Nei vitigni a bacca bianca era presente anche uno chardonnay di cui veniva fatta una piccola produzione, proveniente da un unica vigna poi franata nel 2010 quindi andata perduta, il quale  veniva vinificato assieme ad una piccola percentuale di Pinot nero, seguendo poi un percorso in barrique e tenuto per 9 mesi sulle fecce,  di cui ultima annata è stata appunto il 2009.IMG_7091

Tasting notes

Colli e Mare 2012 -Vermentino 100%

-vinificato in acciaio con temperature controllate sosta per 4 mesi circa sui lieviti.

Veste giallo paglierino, naso che si esprime con note erbacee fresche e erbe aromatiche, il frutto è bianco e maturo. In bocca fresco sapido, riccamente succoso con giusta dose di avvolgenza data dalla morbidezza, persistente chiude elegante con bel finale pulito .

Colli e Mare  2015 Vermentino 100%

Luminoso e fragrante, pesche bianche e agrume freschissimo,  gelsomino e rosa bianca, mineralità marine; dinamico ed affilato estremamente  vivace, al palato è deciso sinuoso e materico, appagante l’agrume riemerge in un finale persistente. Giovanissimo ma già dall’apprezzabile bevibilità ed in grado di mostrare le potenzialità per una lunga vita.

Colli e Mare 2007 Vermentino e 5% Malvasia

Dorato lucido e trasparente. L’olfatto è ben articolato e corredato da un ingresso intenso. Pietra focaia, dolci note di frutto tropicale, caramella d’orzo, miele e floreale di fresia. Palato morbido e pieno nel quale ritorna il frutto  ben supportato da sapidità e ancora sferzante freschezza. Vino che mostra in pieno le capacità evolutive del Vermentino, che anche dopo 9 anni di bottiglia si mostra integro in ogni componente ed in grado di stupire.

Colli e Mare 2004 Vermentino con 5% Malvasia

Brillante e dorato intenso  l’olfatto è intersecato con  ampi sprazzi  di idrocarburo condiviso da frutto maturo e miele . Meno ampio del 2007 al naso ha comunque un palato ben conservato ed equilibrato, con buona persistenza e finale sapido.

Chardonnay 2009- 70% Chardonnay  30 % Pinot nero

Dorato intenso, consistente alla roteazione, il naso che al primo impatto è burroso e tropicale di anans e banana è contornato in seconda battuta da un agrume di lime maturo, e fiori gialli e spezie. Al palato  la morbida avvolgenza è seguita da spalla sapida e da residua freschezza che rilancia il gusto, equilibrato e con moderata persistenza,  resta comunque un vino che soddisfa con il suo profilo gustativo.

Per quanto riguarda i rossi un utilizzo del Sangiovese come parte integrante dei Blend è andata riducendosi durante gli anni per lasciare spazio a vitigni internazionali, questo si avverte a livello gustativo in una maggiore rotondità.  

Vis Vitae 2009 -70% Sangiovese 30% Cabernet  Sauvignon

Rosso rubino con unghia che vira verso toni granato. Olfatto composto da note mature di composta di more, ribes e marasca a cui si aggiunge una spezia soffusa e un floreale di rosa appassita. L’annata particolarmente calda si conferma in modo deciso al palato dove la maturità avvertita al naso si interseca con un ingresso morbido, glicerico e tannino maturo penalizzandolo anche sulla persistenza.

Vis Vitae 2012  -50% Sangiovese ed un altro 50% suddiviso in parti uguali di Cabernet Sauvignon Merlot e Syrah.

Trama colorante compatta dal rosso rubino brillante. Olfatto dal bouquet elegante e sfaccettato ben definito nei profumi che si avvertono netti ed in sequenza. Croccanti frutti rossi e nuances di agrumi con intensi floreali di rose. Continua allargandosi con leggere note erbacee, speziature di pepe fresco, ed un insieme di erbe aromatiche. Al palato è agile e scattante,  slanciato nel gusto dalla freschezza in cui la componente  morbida  è ben bilanciata da un tannino scorrevole e vellutato. Dal gusto pieno e ottimamente persistente, dimostra tutta la raffinatezza di un vino ben fatto complice anche un’ottima annata.

Vis Vitae 2013-Cabernet Sauvignon Merlot e Syrah in parti uguali.

L’impronta internazionale è ben presente in questo 2013, in cui abbandonando le taglienze agrumate date dal Sangiovese, mostra un profilo più dolce sia al naso con un frutto ben maturo, che al palato. Al gusto è caldo e glicerico  stemperato da una buona freschezza, la texutere è avvolgente con tannino docile, nel complesso dotato di buona bevibilità. Discreta la persistenza chiude con sensazioni sapide.

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“Montevertine”

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A Giulio Gambelli , “il maestro” grande conoscitore del territorio e del vitigno   và il riconoscimento di aver saputo interpretare al meglio il sangiovese, e spaziando da Montalcino con  buona parte del Chianti Classico ha sicuramente contribuito alla creazione di molte  eccellenze. La collaborazione con Sergio Manetti inizia da subito con la nascita dell’azienda, insieme operano delle scelte coraggiose  in controcorrente  con il consorzio che porteranno  Montevertine ad uscire dal disciplinare del Chianti Classico.

Decisione che si rivela vincente quando Sergio Manettti manda alcune bottiglie al Vinitaly di Verona tramite la Camera di Commercio di Siena dove riscuote  un enorme successo .

IMG_6768Radda In  Chianti nel cuore delle Colline Senesi in una assolata giornata di fine Marzo. La primavera ormai in pieno risveglio mostra i suoi effetti costellando di fiori le piante arboree di macchia mediterranea i bordi stradali . Una serie di curve conducono verso un ponticello che attraversa “La Pesa” fiumicciattolo che delimita la collina sulla cui sommità si trova la sede e la cantina di una delle aziende storiche del Chianti Classico “Montevertine “. Sui lati collinari l’impianti vitati  sono disposti in ordinate file estendondosi a raggera. Il panorama di fronte la cantina a circa 430 metri, degrada verso il fiume, verso il punto più basso a circa 380 metri. I vigneti  guardano verso sud con 3500 ceppi per ettaro tutte a guyot , il terreno è prevalentemente, alberese sassoso, questo rende difficile l’utilizzo di mezzi meccanici, per cui tutti i raccolti vengono effettuati manualmente. Davanti il  panorama è inframmezzato da parti boschive e colline. I vigneti sono salvaguardati da recinzioni alte che proteggono da cinghiali e caprioli, questi ultimi molto dannosi in quanto sono soliti cibarsi delle tenere piantine che iniziano a germogliare, con le immaginabili conseguenze.

La vigna del Pergole Torte,  Cru aziendale e vino di punta dell’azienda, è stata piantata nel 1968. Alla prima cantina nata con Sergio Manetti si sono nell’arco del tempo aggiunte altre stanze per far spazio ai vini che aumentavano con il crescere della  produzione . Dal 2000 la gestione è di Martino Manetti coadiuvato da dall’enologo Paolo Salvi.

La prima annata è stata prodotta nel 1971, avvalendosi della collaborazione di Giulio Gambelli e Bruno Bini .

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In cantina oltrepassando il portone, grandi vasche di cemento fatte negli anni 70 servono ancora oggi per la vinificazione; le uve arrivano dall’alto già scelte e selezionate la fermentazione avviene con lieviti indigeni a vasche scoperte e senza temperature controllate. La vendemmia di solito avviene verso la metá di ottobre i venti costanti e freschi permettono di raggiungere maturità fenoliche ottimali. Anche la malolattica è svolta in cemento, poi il vino viene passato in grandi botti. Il Pergole Torte segue un percorso diverso soggiornando per 6 mesi in barrique per poi affinarsi in botti grandi di Slavonia per circa 18 mesi

Ma la vera emozione è data dalla vista della collezione storica di  bottiglie che dall’inizio della produzione vengono conservate all’interno della cantina, di cui per alcune annate ne restano pochissime. La collezione di tutte le etichette di Pergole Torte fà bella mostra di sé dall’alto; disegnate con il caratteristico ed inimitabile tratto di Alberto Manfredi (scomparso nel 2001 ) i volti stilizzati di donna mai uguali, segnano l’unicità dell’annata anche attraverso la rappresentazione dell’etichetta. Uniche eccezioni si trovano negli anni 89 e 91 in cui si nota anche il volto di un uomo, quello di Sergio Manetti. L’etichetta del Pergole Torte 2010 è stata ricavata da un bozzetto di Manfredi ritrovato sul retro di un suo quadro.

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Montevertine 2013

Sangioveto, Canaiolo e Colorino, viene affinato per circa 24 mesi in botti di rovere di Slavonia.

Luminoso rubino con vena purpurea trasparente e vivace, al naso si esprime con decisione e tipicità, note floreali ed ematiche, arancia erbe aromatiche. Il palato segue l’olfatto con freschissima  verve agrumata,  tannini precisi ma scorrevoli  ed un lungo finale sapido.

Pergole Torte 2013   100% Sangiovese selezione delle migliori uve dei vigneti della tenuta

Veste calda di un rubino acceso e trasparente. L’intensità olfattiva si percepisce anche da distanza. Naso elegantemente ben modulato dal quale provengono note di agrume maturo, visciola, lampone e un intenso floreale di viole; netto il tratto balsamico dal quale emergono  la foglia di alloro e di macchia mediterranea, a tratti pietroso ed ematico mostra un  ventaglio variegato ed ampio non disturbato da eccessi speziati. In bocca pur imbottigliato da poco tempo, dimostra una gran bevibilità, corredato di un’ottima freschezza è tuttavia ben calibrato nelle parti morbide. Tannini fitti ma finissimi, il gusto è pieno ed estremamente lungo con una chiusura pulita. Nonostante la giovanissima età rappresenta una delle più  raffinate espressioni del Sangiovese.

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