Salamartano a proposito di Super Tuscan 

Salamartano, il cui nome deriva  dalla sala di Marte, ovvero il salone delle armi del castello di Fucecchio. Il vino un I.G.T. che stilisticamente si colloca tra i Supertuscan, la cui prima annata di uscita è stata il 1992. Un vero Cru ottenuto da due vigne singole con taglio “Bordolese” prodotto a Montellori. Nel blend si amalgamano, percentuali di Merlot e Cabernet Sauvignon, arricchito nelle annate più recenti di Cabernet Franc e Petit Verdot. Questo vino proveniente da una zona inusuale, più nota per le industrie manifatturiere che per la produzione vinicola e da molti ritenuta inadatta per la produzione di grandi vini rossi. L’azienda di Montellori è gestita da diversi anni dalla famiglia Neri che d’altra parte non è insolita alle sfide nel campo vitivinicolo; infatti produce anche un Metodo Classico Blanc de Blanc 100% Chardonnay,  con eccellenti  risultati di cui l’intero vigneto  è situato a 500 m  s.l.m tutto a Pergola Trentina.

I vigneti del Salamartano sono localizzati nella zona di Cerreto Guidi a 150 metri s.l.m. due diversi appezzamenti, di cui  la componente è diversificata; calcarea ed argillosa del Podere Moro per produzione dei Cabernet,  quella argillosa del Podere Montauto per il Merlot. Le uve vengono vinificate separatamente, il vino poi esegue un passaggio in barriques. Produrre un vino del genere nella terra dei grandi Sangiovese da un lato ed i blasonati Bolgheresi dall’altra ha richiesto sicuramente una buona dose di coraggio e spirito innovativo. Di fatto il Salamartano  è un vino dal carattere  maturo ma ben modulato, potente ma non opulento, ben eseguito e territoriale nei richiami odorosi, elegante e longevo non teme nessun confronto con altri vini à la page.

 

Tasting notes 

Serata tra amici in cui dedichiamo i nostri sforzi enoici all’apertura di alcune annate, per un confronto conviviale. 

Salamartano 1998 50% Cabernet Sauvignon 50% Merlot 

Esordisce in sordina aprendosi poco alla volta con sentori umidi di humus, foglie macerate, terreno bagnato, sfumature di caucciù, ceralacca. Rosa essiccata e tocchi cipriati ingentiliscono il bouquet che mostra anche tratti ferrosi e sanguigni.
Il palato è lineare e di grande piacevololezza ma manca di profondità risultando un po’ magro. Tuttavia conserva quella vena acida che lo ravviva insieme a tannini docili seppur ridotti cosí come pure la persistenza.

Salamartano 2001 50% Cabernet Sauvignon , 50%Merlot

Ematico a bicchiere fermo che evolve e  si apre dopo qualche secondo. Con l’ossigenazione emergono tratti di maturità  che aprono su un frutto nero ma croccante, in cui si insinuano nuance di rosa e tratti balsamici, cera, incenso, alloro, rosmarino, lavanda e riflessi terrosi si fondono, in una danza aromatica sinuosa. Il palato è profondo solido e stratificato contornato da tannini pregevoli in cui ritornano le note carnose e ferrose. Intenso e fresco sulla fine ritorna il frutto ed una nota fumosa d’incenso, chiude lungo ed elegante.

Salamartano 2004  60% Cabernet Sauvignon  40% Merlot 

Olfattivo scandito da note più zuccherine rispetto agli altri. Cassis, ciliegie, mature in cui spuntano floreali rossi carnosi e spezie dolci. La scia speziata è contornata da un velato  tocco di erba appassita. IL palato è avvolgente più largo che lungo, denotato da gradevole spinta fresca e tannini ancora puntigliosi, ma ben eseguiti il cui finale risulta leggermente polveroso, ma con gradevolissimo ritorno nel retrolfattivo della nota dolce.

“Il Marroneto” legami di Sangiovese

Il vitigno Principe della Toscana raccontato con vari eventi prestigiosi durante la manifestazione organizzata da Davide Bonucci di Sangiovese Purosangue, svoltasi nella bellissima Fortezza all’interno dei locali dell’ Enoteca Italiana di Siena. Una storica verticale, condotta da Alessandro Mori perfetto anfitrione di un vino che è ormai divenuto un simbolo dell’eccellenza Italiana nel mondo del Brunello di Montalcino. Le bottiglie del Marroneto sono tutte disposte in una fila ordinata e percorrono un’arco temporale che parte dai lontani anni  80 fino ad oggi. Una degustazione emozionante raccontata con dovizia di particolari dove ogni bottiglia  è legata a doppio filo alla storia personale di Alessandro Mori. Un legame viscerale quello con il Sangiovese capace di insinuarsi  nelle profonde riflessioni nel  Mori quando per esigenze lavorative è costretto ad allontanarsi da quelle colline vitate che circondano la sua azienda. Un rapporto interrotto solo per un periodo della sua vita e che lo investe come uno tzunami quando nel varcare la soglia dell’edificio originario a distanza di anni sente di aver trascurato una parte importante di se stesso, e che finirà per ricondurlo  alle origini di quello che è sempre stato dentro di sè.

Non si può, sfuggire alla propria natura che comunque prevarrà, malgrado forze contrarie che tentino di disfarla,  si mostrerà nella sua forma.  Goethe 

“Il Sangiovese è il colore con cui ho dipinto i quadri della mia vita” A.Mori

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Tasting Notes

1980 -Alessandro Mori aveva appena 19 anni  un ragazzo che si affacciava a vivere la propria vita a bordo della sua moto, lasciando dietro di sé un turbinio di scie fumose. Il vino ha mantenuto la trasparenza ed il colore è granato ma ancora luminoso, quasi a voler stabilire una connessione con quegli anni spensierati l’olfatto nonostante la terziarizzazione presenta sfumature fresche di cedro. Palato pulito e fresco dove i tannini sono ridotti ai minimi termini, ma che è ancora vivido e piacevole da bere.

1987-  Annata minore per Montalcino, Mori vive in quel periodo dibattuto tra restare a Montalcino o andare a Roma avendo come prospettiva la carriera forense. Il vino ha un attacco finissimo e floreale di viole appassite che tuttavia mostra ancora il lato fruttato, pietroso e profondo, al palato la parte acida sorregge il gusto lasciando un bel finale che termina però un po’ prima del previsto.

1989– Il  vino ha mantenuto le caratteristiche  organolettiche con dei  tratti agrumati seguiti da frutto rosso con note floreali variegate, pot-pourri, mineralità ferrose funghi, foglia di the, solo il colore non è valutabile in quanto il campione arriva con il fondo che offusca il colore rendendolo spento. Il palato è intenso avvolgente e freschissimo,  voluttuoso succo di agrume. Lunghissimo finale.

1992L’anno del primo SMS della storia, «Merry Christmas» era il contenuto del messaggio inviato, il 3 dicembre del 1992, un fatto che ha cambiato per sempre il mondo delle comunicazioni. Per Mori è l’anno in cui lasciata la vivace città di Roma, rientra in Toscana a Firenze, dove vive un periodo buio, distaccato dalla sua terra e dalla città Capitolina. Il Sangiovese mantiene intatte le sue caratteristiche resistendo agli eventi. Il colore dotato di bella trasparenza mostra luminosi riflessi granato, il naso come il palato è pervaso da quella parte agrumata e da un ampio floreale che lo contraddistingue contornato da note dolci e di sottobosco, resta saldo fino al finale ma senza spiccare il volo.

1994- In quell’anno dopo aver conosciuto la futura moglie in modo alquanto rocambolesco, sente più forte il richiamo di quei legami che erano andati perduti negli anni. Ritorna al Marroneto dopo averne visto lo stato di abbandono. Vino dove si ritrovano i tratti che lo caratterizzano con netta parte agrumata e floreale. Il sorso è ben disteso, al palato perde tuttavia di dinamismo, i tannini  risultano più  ruvidi, un sorso che si mantiene pieno, chiude  prima del previsto.

1995-Negli anni 90  il nuovo stile più morbido  cambia il mondo del vino, lasciandosi sedurre da stili morbidi ed avvolgenti. Discostandosi dalla linea generale che tende più a favorire il conto in banca che le tradizioni, il Marroneto mantiene saldamente la linea produttiva continuando ad utilizzare botti grandi e lungo affinamento. Colore brillante e con trama più fitta, intenso floreale di viole, balsamico, spezie, tabacco,  ritorna la nota di cedro. Palato movimentato e slanciato da tanta freschezza, corpo più pieno ma che rimane aggraziato dall’inizio fino al lungo finale.

1998- Annata calda ma piovosa. Visivamente il colore è più compatto pur mantenendo la trasparenza, la selezione in vigna inizia a dare i suoi frutti. Monolitico si apre con reticenza, improvvisamente appare nitido e pulito un frutto ben maturo da  cui emerge  il lato fiorito ed aristocratico, cuoio, funghi, liquirizia, fumo. Palato con ingresso morbido, avvolgente e materico con la freschezza che  movimenta il gusto trama tannica fitta ma sempre scorrevole ed elegante.

1999-La brillantezza del colore attrae lo sguardo. In questo 99 emerge l’essenza che solo i grandi vini mostrano, olfatto dotato di profondità data da un bagaglio ampio e di grande coerenza, maturo e finemente cesellato, mora gelso tocchi boisè, cioccolato. Palato integrato tra morbidezza e freschezza succosa, lineare eppure ricco ed espressivo ancora scalpitante e vivace con tannini fitti e ben dosati, persistente e sapido in chiusura.

2000-Prima annata del “Madonna Delle Grazie” il Cru proveniente da un singolo vigneto che si trova proprio adiacente al corpo centrale di Marroneto, con vecchie viti che in questo vigneto storico hanno ben 3,6 metri di spazio tra una pianta e l’altra. Nel 2000 l’annata fù  calda e  siccitosa il naso é determinato da toni caldi, ciliegia nera in confettura, ritorna la liquirizia, sandalo, spezie. Morbidezza ed avvolgenza in primo piano ben rinfrescato da parte acida e da tannini maturi e croccanti,  pienezza gustativa .

2001-  Colore rubino compatto con riflesso granato di bella trasparenza. Una lieve nota di riduzione che con  roteazione sparisce aprendosi. Frutto nero, fiori appassiti con tocchi cipriati boisè dove arrivano resina e note balsamiche, erbacei di felce e ferrose note ematiche. In bocca tanta la freschezza, svolgimento gustativo compatto ed appagante, dove si denotano tannini misurati che si allungano sul finale persistente.

2003- Annata più torrida che calda che perdura per tutta l’estate. Il vino pur presentando toni caldi e maturi, riesce a mantenere il suo profilo inalterato anche se meno variegato, in bocca è avvolgente ma fresco, riesce a conservare scorrevolezza data da vena acida con tannini vivi e precisi. L’esposizione a nord dei vigneti ed i venti che soffiano costanti uniti a delle scelte precise in vigna, sono riuscite ad arginare un’annata che ha segnato con toni di sovrammaturazione molti vini Toscani.

2004- Bottiglia problematica colore spento e note ossidate… passo!

2008-..Se a detta del Mori un vino può essere riassunto con un unico termine, questo è il momento giusto per farlo,  “Preciso”. Il 2008 è aristocratico fin dal primo sguardo. Regale l’olfatto è reticente solo per un istante, poi svela la sua natura delicata e potente insieme. Fiori viola in quantità, resina, sottobosco, ciliegia croccante, humus, soffi marini. AL gusto è raffinato, incede senza travolgere accarezzando il palato,  si allarga con grazia denso di sapore eppure lieve, lunghissimo.

2010-Un vino che non finisce di stupirmi. Ancora esuberante di gioventù non accenna a placarsi. L’ olfatto sembra non finire mai con i suoi continui cambiamenti ad ogni giro di bicchiere. Frutto talmente intenso  che sembra uscire intero dal calice, poi fiori erbe aromatiche, agrumi, tratti marini, rabarbaro ,china, felce. Palato potente energico e gustoso, incontenibile ed ancora teso dalla freschezza con tessuto tannico fitto ma vellutato, sapido. Chiude pulitissimo e molto lungo.

2011-Benché abbia un anno in meno dimostra maggior  bevibilità del precedente. Annata calda il 2011 che si percepisce nel frutto maturo ribes , cassis ed un floreale intenso e da un sorso caldo e appagante ma sempre ben bilanciato nella freschezza e da tannini ricchi e pregiati, vino di spessore eppure invitante e vitale come è nello stile di tutti i vini di Marroneto.

2012-Anteprima assoluta di questa annata che  presenta una gioventù esuberante come deve essere, tuttavia dotato di quella profondità da cui si intuisce la stoffa per una grande evoluzione.

Venti annate di “Biondi Santi” tradizionalmente innovativi.

img_1013Siena cronostoria di una storica verticale di ben 20 annate di Brunello Biondi Santi, unite da una linearità produttiva a  conferma di uno stile che passa inalterato attraverso le contaminazioni delle mode. La trama dai tratti classici che percorre in linea retta 30 anni di produzione,  libera da dettami imposti dai mercati che seguono le mode del momento per ritrovarsi obsoleti già dopo pochi anni. Queste le peculiarità che rendono oggi il Brunello Biondi Santi un vino che ritorna più che mai  attuale, fermo nel suo rigore  statuario dai tratti puliti e coerenti, tranne per alcune caratteristiche determinate dalle ingerenze climatiche che interferiscono senza  tuttavia intaccarne lo spirito.

Il viaggio di 20 annate è condotto da Carlo Macchi e Davide Bonucci, con le tappe che legano il nome di Biondi Santi al destino di Montalcino.

Montalcino  negli anni 60 era un luogo dedito prevalentemente all’agricoltura rurale tesa alla produzione di generi per la sussistenza primaria, conseguenza della distruzione delle campagne ad opera della seconda guerra mondiale. Il poco vino che si trovava era solo per uso personale, e non era raro trovare galline o altri animali da cortile che stanziavano nelle botti dove avveniva la vinificazione con conseguenze ben immaginabili. Nel 1967 alcuni produttori della zona tra cui Biondi Santi, Barbi, Cinelli Colombini e pochi altri fondano il consorzio che getterà le basi per il miglioramento qualitativo e produttivo di Montalcino, imponendo determinate regole per la sua produzione. A dirigere il  Consorzio del Brunello viene chiamato nel 1970 Giulio Gambelli che insegna  ai nuovi produttori l’arte e le regole per la vinificazione avendo a sua volta ricevuto gli insegnamenti di Tancredi Biondi Santi.  Ma la vera fortuna di questo luogo ed il suo vino è scaturita da un fatto politico che nel periodo in cui è avvenuto è stato accolto come una vera disgrazia. L’autostrada che dovrebbe funzionare da collegamento veloce rendendo possibile uno sviluppo delle industrie, per opera dell’allora  presidente del Consiglio Fanfani viene deviata  verso Arezzo escludendo così Siena e Montalcino dal piano. Questo fatto attua  una forzata evoluzione dell’unico sviluppo possibile. Così mentre  il piano industriale affonda, il talento incontra l’opportunità  e Montalcino inizia a riempirsi di vigneti che daranno vita a quel Brunello vanto ed eccellenza riconosciuto in tutto il mondo.

Cercando di riassumere 20 annate è inevitabile che ne derivino descrizioni che pur con  le caratteristiche essenziali spesso risultino simili,  per cui l’accuratezza  sarà maggiore  tra quelli che per me sono stati i più rappresentativi. Una premessa importante da fare è che  le bottiglie sono state reperite in luoghi e da persone diverse, spesso da collezioni private, pertanto ognuna di loro ha un vissuto che in alcuni casi ha portato a dubitare non del vino stesso ma della bottiglia in questione.

Tasting Notes 

Il 1968 era doveroso accennarlo, in quanti frutto di nuovi impianti vitati dove lo scasso dei terreni induriti e compatti viene fatto attraverso l’uso di mine per far spazio alle nuove viti. Il 1968 in degustazione è una bottiglia problematica con evidenti segni di ossidazione pertanto non valutabile. (Un requiem basterà)

Dal 1977  inizia il percorso tra questi vini che per coerenza di stile rimangono pressoché immutati tranne per poche caratteristiche date dalle diverse annate.

-Brunello Biondi Santi 1977 sull’etichetta è ancora presente la scritta “Sangiovese Grosso” e la bottiglia è  vetro più leggero e trasparente di dimensioni ridotte 0,72 contro le 0,76 odierne. Il vino è di un colore granato vivo, brillante e ben conservato. Il naso presenta note evolutive di ceralacca un lieve glutammato che lascia rapidamente il posto a note fresche ben identificabili di frutto e floreale. Palato essenziale teso che conserva un gusto freschissimo,  tannicità ridotta ai minimi ma comunque presente, dotato di una pienezza gustativa inaspettatamente completa, altero ed elegante, il finale è accompagnato da una sensazione di caramello. Spiazzante bevibilità .

-1982 in quell’epoca a Montalcino le strade erano ancora bianche e polverose, in molte cantine le norme igieniche erano un miraggio, questo ovviamente non succedeva presso Biondi Santi- Il colore perfettamente conservato dai toni granato lucido invoglia a percepirne il profumo. Il frutto è marcato da fresche note agrumate e di sottobosco dove ritorna la resina. Dopo alcuni minuti cambia per passare ad una nota dolce e succosa pesca sciroppata che sorprende per intensità. Il palato è perfetto, pieno, l’avvolgenza è deliziosamente mossa dalla vena fresca ed un tannino morbido e scorrevole che si dilata sulla persistenza in un finale composto. Elegante.

-1983  Rispetto al precedente ha meno brillantezza ed anche il naso è più maturo con frutto nero floreale delicato e note ematiche. L’evoluzione si percepisce in maniera maggiore con il ritorno di ceralacca. Palato molto corrispondente anche se maggiormente morbido, mantiene saldamente il gusto restando tuttavia con una matrice tannica soffice e tanta freschezza .

-1987  proveniente da un’annata definita minore in quanto fresca, che quindi allunga i tempi della vendemmia, rimanendo scheletrica ed essenziale; l’87 appare subito  estremamente luminoso che fa supporre una grande vena acida e con il colore che sfuma sul granato conservando il corpo centrale rubino. Olfatto impeccabile e preciso in ogni sua parte in cui si percepisce un’espressività che parla di fiori viola, frutti carnosi, agrumi succosi, qui riemergono a ricordarne la natura resine e profumi di felce. Come notato al visivo, al palato l’acidità  prorompente guida un gusto sottile aristocratico e ben dosato in ogni singola componente da un rigore minuzioso, lunghissimo sulla persistenza chiude in finale pulitissimo. Raffinato.

1988- Caldo e piovoso. Vino statico che non si esprime come gli altri, animali cuoio glutammato e nota dolce caramellata. Anche in bocca dimostra meno dinamismo restando immobile dall’inizio alla fine, chiude comunque con pulizia ma senza entusiasmare.

-1990 in questo vino si passa ad una gradazione alcolica di 13 gr . Annata calda che si sente nel frutto maturo da cui escono fiori appassiti ed erbe aromatiche. In bocca  buona la progressione spinta da freschezza ben bilanciata, il gusto rimane cremoso con tannino morbido e finale pulito.

1993- In quell’anno le vigne di “Sferracavallo” da cui arrivavano le uve per la Riserva per una cessione della proprietà cambiano di mano andando a far parte dell’azienda “Le Chiuse”.  Questo si ripercuote sul vino privato di una parte essenziale. Il colore meno acceso degli altri ed un olfatto sottotono più criptico che resta inespresso sui toni di goudron e frutto nero, piuttosto concentrato e monolitico, in bocca  resta uguale dall’inizio alla fine, ridotta anche la persistenza.

-Il 1996 L’andamento stagionale è stato freddo e piovoso creando non pochi problemi. Il Sangiovese nelle annate fredde sembra sfoderare il meglio di sé a partire da il colore che è particolarmente vivido, un fuoriclasse anche all’olfatto dove per molti versi ricalca a distanza di quasi 10 anni le caratteristiche dell’87. Un ventaglio olfattivo stratificato che conserva quell’innata eleganza data dagli agrumi e dal floreale di viola,  unito ad un gusto carnoso conserva un corpo snello amplificato dall’acidità e rimanda sul finale alle note di resinae agrume . Vellutato ed infinito

1997-1998 ben conservati nel colore e nel frutto rosso maturo a tratti agrumato da cui scaturisce un palato segnato da freschezza elevata e parte tanninica croccante. Una pienezza maggiore  nel  1998 che è anche persistente piu a lungo.

– 2001  creava grandi aspettative ma non entusiasma le note di glutammato sono evidenti ed in bocca resta seduto con tannino polveroso e amarognolo, probabilmente un problema legato alla conservazione della bottiglia.

-2004 annata con una produttività alta che dopo una Primavera  fredda e piovosa segui un’Estate calda e un Settembre fresco che porta alla maturità dei vinaccioli. Nel vino si traduce in un bouquet maturo ciliegia agrume e sorso potente ed elegante, lunghissimo sulla persistenza.

-2007 Grande annata con uve di straordinaria qualità caratterizzata da grandi  sbalzi di temperatura e da un settembre fresco ed asciutto. Austero e reticente inizialmente resta immobile facendosi aspettare. Man mano che l’ossigenazione compie il rituale escono dapprima floreali di viole e giaggiolo, seguono flussi balsamici interrotti da scorza di cedro e arancio giallo. Camaleontico e cangiante anche al palato dimostra dinamismo e coerenza.

-2008   Fin dall’inizio il colore pieno sprizza vivacità emanando una luce che sembra provenire da dentro, olfatto incalzante dotato di estrema finezza che rilascia nette note floreali di lavanda, iris, viole in cui volteggiano soffi freschi  balsamici, frutto pieno e ricco. Palato ottimamente avvolgente e freschissimo dal gusto pienamente espresso in ogni singola componente, profondo intenso carnoso,  finisce con una persistenza infinita ed estremamente raffinata.

-2009 Dimostra più della sua età anagrafica mostrando un volto meno luminoso.Il fruttato è maturo e scaldato dal sole; l’andamento stagionale più caldo si sente anche al palato il cui gusto è morbido e rotondo, un’aria moderna con un tannino risolto e più statico.

-2010 Colore rubino sgargiante. All’opposto del precedente è dominato da note odorose variegate giovanili e fragranti un caleidoscopio di profumi che spaziano con intensità sfacciatamente variopinte. Palato di una pienezza gustativa scattante ed ancora in evoluzione, dominata dalla vena fresca e tesa ma allo stesso tempo esuberante, con tannini precisi ma rotondi;  mostra tutte le sue potenzialità che lo porteranno negli anni ad essere una grande vino da affinamento.

-2011 Nonostante tutto parli di un vino marcatamente giovanile è già  dotato di  quell’appeal che denota maturità del frutto succoso, sia all’olfattivo che al gustativo; avvolgente, vinaccioli maturi e scorrevoli pienezza gustativa rotondità di palato. Mantiene  quell’innata linearità comune in tutti i vini aziendali, ricalcando seppur in maniera embrionale lo stile immutato dei Bondi Santi, centrando l’ obiettivo di essere sempre attuale. 

Il seducente Perlage del Fondatore.

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Il Perlage la sottile seducente sensazione di una miriade di piccole bollicine che accarezzano il palato, la raffinata proprietà del vino prodotto mediante spumantizzazione, che da sempre al di sopra dei trend modaioli è  un “must I have” per ogni occasione in cui ci sia da festeggiare qualcosa, oppure  anche per il solo giore della piacevolezza che riesce a regalare.

Champagne. Lo bevo quando sono felice, oppure quando sono triste. Certe volte lo bevo da sola. Ma quando sono in compagnia e’ obbligatorio. Se non ho appetito ne bevicchio, e lo bevo se ho fame. Altrimenti non lo tocco. A meno che abbia sete, naturalmente”-Citava Madame Lily Bollinger

Gode di una innumerevole quantità  di modi in cui puo essere prodotto, sia correlati al vitigno ma anche ad altri fattori il luogo di coltivazione delle uve, l’altezza, il microclima e tutti quei parametri che in qualche modo influenzano  la maturazione del grappolo.

Tutte le restanti peculiarità che vogliamo ottenere dello spumante, vengono stabilite in cantina. Dosaggio zuccherino, durata della permanenza sui lieviti, passaggi in legno elaborazione della cuveè. Tutto o quasi è concesso, le cuvee possono avere i tagli ed assemblaggi più disparati fino all’ottenimento del prodotto desiderato dalla maison o produttore che si adopera affinché il risultato sia sedurre attraverso un buon bicchiere di perlage anche i palati più raffinati ed esigenti.

Sicuramente è uno dei vini più costruiti ed appositamente plasmato sulla base di ciò che vuol trasmettere,  i modi in cui si  può proporre ha molteplici variabili, ed è uno dei pochi casi in cui è facile scegliere anche attraverso un gusto prettamente personale.

Nell’Italico Paese il Metodo Classico inizia con Gancia nel 1850 seguito da Giulio Ferrari e da Guido Berlucchi.

La storia di Giulio Ferrari inizia Giulio frequentando la scuola agraria San Michele all’Adige dal ‘95 al ’97 , durante la fase scolastica ha modo di frequentare la Francia ed appassionarsi al mondo della spumantizzazione. Al suo ritorno dopo un periodo trascorso nello Champagne  intuendo che il Trentino può avere i requisiti per produrre un buon spumante, decide di investire in  una azienda produttrice dandogli il suo nome utilizzando  un vitigni Francesi. Negli anni ’50  un enotecario di Trento “Lunelli ” rileva l’attività comprando anche l’ormai famoso marchio.

Divenuto ormai una delle più importanti case spumantistiche Italiane con i suoi prodotti ha conquistato un’ampia notorietà  ricevendo numerosi premi anche di carattere internazionale.

A Giulio Ferrari è dedicata la Riserva Del Fondatore prodotto solo nelle migliori annate con Chardonnay 100% primo metodo classico millesimato italiano. I vigneti sono situati  a  Maso Pianizza, tra i 400 e 600 metri dove la particolare conformazione e microclima favoriscono ottimali condizioni per la produzione di Chardonnay. Ottenuto da un singolo vigneto, da una singola vendemmia, da una singola varietà con una sosta sui lieviti di almeno dieci anni, con l’eccezione di  una particolare collezione 1995 , degorgiata dopo sedici anni di sosta sui lieviti.

Tasting Notes 

Verticale di 7 annate di Giulio Ferrari nellla bella location  di “Acquasalata ” un elegante e raffinato locale nel cuore di Viareggio, presentata  da Urano Cupisti e coordinata dall’impeccabile David Cupisti Patron del locale.

http://www.acquasalataristorante.it/
13012722_1057965500929404_6715759418579934067_nGiulio Ferrari 2004 

sboccatura 2015

Luminoso con bollicine numerose e persistenti Nonostante la giovane età il colore è dorato con punte di verdolino sulla sfumatura verso il bordo del bicchiere.Al naso la croccantezza del frutto e l’aromi di crosta di pane riconducono ad una versione giovanile che non dimostra l’età anagrafica . Mele cotogne , fiori freschi sono intersecatei da note agrumate di cedro e frutta tropicale, ananas e banana un lieve erbaceo di fieno fresco .Note più dolci di arachide iniziano ad uscire non appena la temperatura aumenta . In bocca fresco e dinamico la freschezza fa salivare lasciando un finale lungo e agrumato .

Giulio Ferrari 2002

sboccatura 2014

Dal dorato più deciso le bollicine sono finissime e diffuse . L’intensità olfattiva è caratterizzata da un attacco minerale deciso quasi marino e pietroso, seguito da un intenso floreale di fiori gialli, sambuco, agrumi maturi, erbe aromatiche e burrose noccioline, miele . Gusto ancora improntato da una espressiva vena fresca/sapida che tuttavia risulta avvolgente e ben amalgamata a morbidezze, un sorso ben bilanciato dalla parte morbida che rende l’insieme aggraziato ed elegante accarezzato da un sottile perlage . Il finale lungamente persistente .

Giulio Ferrari 2000

Colore oro brillante,  con un perlage finissimo  e invitante. Il primo naso è fragrante, ma non particolarmente intenso, fiori di tiglio e gelsomino note erbacee, sono seguite da sensazioni dolci burrose, frutti gialli sono in confettura pesca albicocca mela cotogna cotta in forno, miele, cioccolato bianco. In bocca la parte fresca è equilibrata da morbidezze gliceriche, e da un perlage sottile, un lieve retrogusto amarognolo accompagna il finale con una discreta persistenza ma ridotta rispetto ad altre annate. Dopo qualche minuto dal fondo del bicchiere emergono note tostate di caffè .

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Giulio Ferrari 1994

sboccatura 2004

Doratura meno incisiva, naso che si esprime a fatica uscendo timidamente con una complessità contenuta, lievi note ossidate seguite da terziari speziati,  pan brioches , canditi di scorza d’agrume, tostature. Al palato meglio espresso che all’olfatto la vena fresca è presente e risulta ben equilibrata, sensazioni erbacee ed un finale amarognolo di mandorla .

Giulio Ferrari 1992

sboccatura 2001

Colore dorato pieno e molto luminoso con bollicine diffuse persistenti. All’olfatto  iniziali note empireumatiche di caucciù , aprendosi il bouquet si distende con note minerali e ricchezza  di profumi freschi e fragranti che spaziano da un agrume succoso di cedro ad un intenso floreale  ancora giovanile e di estrema eleganza. Il palato  cremoso è sferzato da vibrante freschezza  perfettamente allineato con il naso, avvolgente al punto giusto, il gusto pieno lascia una lunga scia  di cioccolato bianco.

Giulio Ferrari 1990  

sboccatura 1998

Ammaliante colore oro antico brillante . Anche in questo caso il perlage è ben sviluppato e persistente. Inteso al naso propone un ventaglio variegato e scandito da frutto maturo tropicale grande fruttato,lievissima ossidazione che in questo caso arricchisce un naso già ampio. Sensazioni di lattice e gomma raccontano una lunga evoluzione in bottiglia, le note dolci sono numerose e rimandano al miele,agrume candito, caramello, richiami di pasticceria torta di mele appena sfornata, e un netto profumo di cioccolato bianco. Il palato dinamico dotato di un acidità che ancora riesce a tenere il gusto in tensione ben calibrato nelle morbidezze, sontuoso ed elegante  riesce ad offrire cremosità e piacevolezza gustativa .

Giulio Ferrari 1983

sboccatura 1991

Un fuori programma offerto in degustazione e presentato bendato da David  Cupisti che ha voluto sorprenderci con questa bottiglia eccezionale .

Oro antico lucido quasi dall’aspetto metallico, il perlage è ben mantenuto e presente con bollicine sottilissime. Naso che sfodera un sottile ed  elegantissimo  bouquet floreale di gelsomino con sensazioni agrumate di  scorza cedro e intense note  minerali, fragrante accompagnano le note fresche sensazioni evolutive di resina e lattice, miele di tiglio.  Il palato è sorprendente fresco e dotato di un grande appeal gustativo, insieme avvolgente morbido e vivido, estremamente fine e raffinato dimostra anche in questa bottiglia le sue doti di una altissima qualità  e longevità .IMG_6933

Particolarmente golosi e ben riusciti i piatti in accompagnamento con le varie tipologie di  Ferrari e di cui vi ripropongo alcune immagini.

http://www.acquasalataristorante.it/