Podere La Chiesa “Opere” in vigna

Giornata di fine Ottobre con un’estate che non accenna a finire. I colori tipici autunnali nel panorama che si vede dall’alto valle di Casanova, raccontano un cambiamento che di fatto è già iniziato. Il clima bizzarro di quest’anno compone il preludio ad un luogo che sembra essere sospeso nel tempo dal quale emerge la struttura della cantina. La costruzione dal sofisticato design, ha forma irregolare tutta in cemento armato intervallata da aperture circolari, dei grandi “grappoli d’uva ” dai quali s’intravede un interno funzionale e raffinato.

 

Di fronte all’entrata principale sembra di oscillare su un piano irreale, quasi proiettati in un’altra dimensione. La vallata circostante è composta da vigneti alternati da sbuffi di macchia arborea mediterranea nel cui sottosuolo si trovano antichissime tombe etrusche. Nella parte collinare più alta una antica Chiesa Cattolica del 1200 è seminascosta da alti alberi che ne coprono parzialmente la visuale.

Podere la Chiesa prende il nome dalle terre che erano un tempo proprietà ecclesiastica. Dentro la cantina eclettici giochi di luce illuminano gli interni dando l’impressione di trovarsi in uno spazio sospeso tra interno ed esterno.

I vigneti che circondano la costruzione sono visibili da ogni lato e da varie angolazioni.

I classici Sangiovese e Canaiolo sono affiancati a vitigni che beneficiano di una luce vivida e di un clima più mite rispetto all’entroterra toscano, permettendo la maturazione anche dei più tardivi  Cabernet e Merlot, i sottosuoli sono composti da zone argillose alternate a strati sabbiosi con sedimento marino ricchi di conchiglie e corallo fossile, che conferiscono ai vini tratti distintivi di mineralità marine.

In vigna le raccolte sono manuali e l’azienda è in fase di conversione biologica. La cantina è sotto l’attenta guida di Maurizio Iannantuono e Palma Tonacci i quali amanti dell’arte e della musica cercano anche nei loro vini di riprorre  lo stesso stile ricercato di eleganza e purezza. La collaborazione con l’enologo Alfredo Tocchini ha determinato scelte di lavorazioni sia in vigna che in cantina che prediligono tecniche poco estrattive ed un oculato uso di legno, contribuendo alla realizzazione di vini muniti di sobrietà ed eleganza che assecondano le variabili dell’annata. La struttura ospita mostre d’arte e concerti di musica jazz, clima ideale per un esperienza di degustazione in un clima rilassato ed accogliente.

Tasting notes

Rosato Selvaggio 2015 igt  

Sangiovese 

Selvaggio come il suo nome un rosè libero dalle briglie della consuetudine. Olfatto con fragoline di bosco e sensazioni di sale marino. Palato di grande acidità e sapidità stemperato da un gradevole residuo zuccherino. Semplice ed efficace.

Le Redole 2015 Toscana Rosso IGT

80% Sangiovese, 20% Canaiolo

Vino vivace e non pretenzioso, risulta di piacevole bevibilità data dalla croccantezza del frutto con rimandi a fiori viola.

Terre di Casanova 2015 Chianti DOCG

Sangiovese 100%

Vivace rosso rubino con profumi espressi da note ematiche ferrose, macchia mediterranea e frutto croccante rosso e maturo. Corrispondenza e rotondità al gusto denotato da tannini percettibili ma ben supportati da pienezza del frutto.

Sabiniano Casanova 2012 Terre di Pisa Rosso DOC

60% Sangiovese, 25% Cabernet Sauvignon, 15% Merlot

Possiede le caratteristiche legate al vitigno ed all’andamento stagionale che ha portato le uve ad un perfetto grado di maturazione. Rubino brillante con note odorose di ribes e giaggiolo che aprendosi virano verso il succo di pesca, i contorni sono freschi di pepe verde e mentolati. Palato corrispondente, largo, disteso in una trama tannica soffice con giusta dose di acidità e sapidità. Chiude adeguatamente persistente e pulito.

Opera in Rosso 2012  Terre di Pisa DOC

Sangiovese 100%

Brillante e trasparente apre con note tipiche del vitigno, ferro ed un intenso floreale di viole , frutti rossi piccoli di lampone, agrumi rossi, alloro, pepe rosa, resina di pino silvestre. Palato energico, di grande ampiezza aromatica, palato, vivo e vibrante con tatto setoso e tannini sferici, persistenza scandita da una acidità vitale e scattante.

Opera in Nero 2012 Toscana Merlot IGT

Merlot 100%

Rubino compatto e fitto, profumi sulle prime con rimandi erbacei e di rosa rossa poi scandito da note di mora prugna e peonia, pepe nero in grani, ginepro, sapore intenso deciso non perde dinamismo e slancio, sostenuto da energica trama tannica cadenzata dal frutto dolce che riemerge nel lungo finale

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“dEI”animo Nobile 

Montepulciano solare mattinata di fine Marzo. Dopo aver salito per diversi tornanti la Val D’Orcia risplende con verde  primaverile acceso, le diverse tonalità di colore formano un quadro dai tratti  naïf da cui è difficile distogliere lo sguardo. In alto il borgoMediowvale  di Montepulciano. Oltrepassato il paese, il navigatore mi spinge in una strada sterrata. Arrivo sollevando un turbine di polvere prima di fermarmi sotto  la serie di alberi che contornano l’entrata dell’azienda Dei.

Il vino Nobile già noto nel rinascimento quando sorgono i primi grandi Palazzi di Montepulciano, ha vissuto momenti di gran notorietà per essere il vino preferito del Papa dell’epoca. Il clima ventilato la natura del terreno portano molto più indietro infatti fin dall’antichità Montepulciano ha una stretta correlazione con la coltivazione della vite fini a risalire alla civiltà Etrusca.

La tenuta Dei  nasce con l’acquisto del vigneto Bossona negli anni 70 con le cui uve si ottiene la Riserva del Nobile di Montepulciano.  Negli anni ’70 seguono anche l’acquisto della proprietà di Martiena e della villa padronale. Inizialmente il vino che viene prodotto è un quantitativo limitato e solo per uso familiare per la cui vinificazione viene affittata una cantina situata dentro il paese. Nel 1985, una botte era tutto il quantitativo di vino ottenuto. Proprio quel vino risultato di un’annata eccezionale fu talmente incoraggiante da spingere la famiglia Dei ad allargare i vigneti e ad intraprendere la strada della vinificazione su più larga scala.

Oggi Caterina Dei prosegue nel lavoro aziendale creato dal padre per la produzione del Nobile. I vigneti hanno raggiunto un’estensione di 52 ettari di cui le vigne più vecchie hanno circa 20 anni. Lo stile produttivo è orientato verso la sostenibilità ambientale e sia in vigna che in cantina si cerca di utilizzare tutte le risorse naturalmente presenti. La struttura della cantina completamente interrata è fatta con materiali del territorio ed ha la suggestiva forma di una conchiglia avvolta su se stessa a cui si accede discendendo lungo un candido corridoio a spirale . L’immensa barriccaia sembra l’entrata di un teatro luci soffuse e travertino costudiscono anno dopo anno le grandi botti in cui riposa il Nobile. La cantina Dei è completamente autonoma dal punto di vista energetico grazie all’uso di energie rinnovabili.  Energia geotermica regola la temperatura in modo naturale in ogni stagione, inoltre grazie ad un generatore di vapore durante le fasi di pulizia delle botti si ha la totale eliminazione di sostanze chimiche in cantina; insomma un vero esempio di bellezza e virtù .

Tasting Notes

Un excursus attraverso diverse annate di Nobile mette in evidenza le caratteristiche di longevità di questi vini, che anche nelle differenti tipologie offre  uno stretto legame con il territorio.

Molte le annate in degustazione di cui di seguito ho descritto le più rappresentative.

il Vino Nobile di Montepulciano Blend con il 90% sangiovese e 10% canaiolo, 18 mesi in botte grande da 50 e 30 hl

Le annate partono dalla 2010, 2008, 2005, 2004, 2002, 2000.

2010 Delineata da una intensità olfattiva piena e fruttata a cui si aggiungono mineralità pietrose e cardamomo. Palato ricco con tannicità ancora incalzante ma ben eseguita finale amaricante e lungo.

La 2008 colpisce per la composta eleganza. L’insieme olfattivo distribuisce note floreali mentolate a tocchi di humus succo di pesca caramello felci. Palato fresco corrispondente e lineare con bevibiità che invoglia al riassaggio, tannini risolti dalla trama sottile.

Tra le annate più datate splendida la 2000 luminoso e dalla espressiva intensità olfattiva. Insieme alle fresche note agrumate e di frutti rossi,acqua di rose, foglie essiccate, thè, tabacco e boisè. Il sorso   ancora spinto dalla freschezza ha mantenuto una bella progressione in cui tannini fini e frutto si intersecano in un finale pulito e persistente.

Nobile Di Montepulciano -Riserva Bossona-Dal 2011 2008 2007 2001 1999 1996

Sangiovese 100% Cru di una singola vigna effettua 36 mesi di legno grande e tonneaux.

2011 colore rubino fitto luminoso e consistente. La parte olfattiva è scandita da frutti neri e rossi, more e rosa canina; mentolato in cui si ritrovano erbe aromatiche di macchia mediterranea. Palato caldo e pieno, la struttura mantiene tuttavia la dinamicità con progressione cadenzata dalla freschezza e da un tannino croccante con un bel finale lungo e biscottato.

2008 -Riflessi granato di bella trasparenza. Ventaglio olfattivo denotato da note fresche foglia di cedro cardamomo si uniscono a frutti rossi e spezie piccanti. Palato gustoso con corpo snello e agrumato che termina con sottigliezza aromatica elegante e pulito.

2001 – Ampio ed etereo ha uno sviluppo estremamente complesso. Ceralacca resina china. Frutti neri, alloro, chiodi di garofano cioccolato. Vino che in bocca dimostra consistenza e maturità con toni ferrosi e tannini docili. Sull’allungo riemerge il frutto.

1996 – malgrado l’età dimostra ancora una parte fresca piena di scorza di agrumi, fiori viola, cardamomo. Palato vellutato con ossatura piuttosto esile ma dai contorni ben definiti dalla parte acida conservata e tessitura tannica elegante con chiusura di bocca  aristocratica.

Sancta Catharina IGT a base di 30% Sangiovese, 30% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 10% Petit Verdot

2011 L’aspetto del colore fitto e di notevole concentrazione mostra il lato internazionale da cui provengono anche i frutti scuri e le sfumature erbacee mentolate. In seguito si aggiungono fiori viola e tocchi legati al territorio di alloro e rosmarino, cioccolato e cipria; morbido, ben bilanciato da un’adeguata struttura ottima intelaiatura tannica, puntuale e fitta, il finale lungo, ritorna al frutto.

2010-  Vino molto vivo con contrasti agrumati ed erbacei maggiori rispetto al precedente.  I piccoli  frutti rossi e neri sono di rovo e macchia mediterranea. Gusto teso dinamico con asperità donate dalla gioventù, in cui al tempo stesso emergono stratificazioni golose e sinuose. Corpo strutturato dal ritmo incalzante ha una pregevole fattura tannica. Persistenza lunghissima .

2006- Luminoso e compatto. Bouquet ampio e variegato in cui agrumi rossi e frutto nero si intersecano a note evolutive. Legno preziosi, resina, pepe rosa, rose rosse appassite, tabacco. Palato pieno intenso ma misurato, lo sviluppo in bocca è graduale levigato, tannini fitti ma finissimi precedono un finale profondo e sobrio.

Podere Ema, autenticità ritrovate.

Podere Ema è situato a Grassina, a pochi chilometri da Firenze nel Chianti Fiorentino. Con l’auto svolto in una stretta strada di campagna immersa tra le colline. Mentre scendo il crinale ciottoloso mi affido al mio istinto ed alle spiegazioni ricevute telefonicamente, ignorando deliberatamente il mio navigatore che sul quel tratto non mappato raccomanda di fare inversione. Mi soffermo a guardare il panorama che sul lato destro della strada si sporge su di una vallata circondata da basse colline vitate, su quelle più distanti si intravedono borghi medioevali immersi nei boschi di lecci e querce.

Azienda giovane nata da pochi anni, con impianti vitati tutti a cordone speronato di circa 5000 ceppi per ettaro con terreni argillosi e zone in cui si trova molto scheletro sassoso tutti esposti a Sud Sud-Est. Vitigni ormai quasi scomparsi scelti per le caratteristiche e le affinità elettive di quei posti. Progetto nato da una collaborazione con l’Università di Firenze per riscoprire e valorizzare varietà autoctone antiche con più di 300 anni di storia da cui si ottengono vini con forte connotazione  territoriale  dal quale provengono.

 “Chiamiamo affini quelle nature che incontrandosi subito si compenetrano e si determinano reciprocamente.”

Di fronte al corpo principale dell’azienda, una vigna antichissima ed ormai improduttiva, riempie una parte di appezzamento degradando con i sui enormi tralci sul fondo valle, dove scorre il Fiume Ema.

Ema il nome aziendale, ha una doppia valenza che riassume anche le iniziali di Enrico Calvelli,  Marco Stucchi ed A- come autoctono, a sottolineare il luogo e le persone che si occupano di valorizzare ciò che esso produce. Le coltivazioni prediligono gli antichi vitigni dimenticati simbolo di Toscanità, senza contaminazioni di varietà internazionali, scelta di mercato ma anche una ricerca di stili e specie che intende far rivivere le antiche tradizioni. Non è un caso infatti che la cantina sia di fatto un laboratorio in cui vinificazioni accurate e scrupolose vanno a braccetto con la continua ricerca e la sperimentazione di nuove metodologie affiancate da antichi saperi. I contenitori in acciaio a temperatura controllata sono affiancati da vasche in cemento, giare in terracotta di Impruneta fatte a mano, qualche Barrique ed alcuni Tonneaux. Nel centro troneggia anche un grande Orcio in terracotta di Impruneta lavorata quindi nella stessa terra in cui sono coltivati i vigneti, disegnato da Marco Stucchi in persona e realizzato appositamente per la cantina.

Le varie parcelle vengono vendemmiate e vinificate a parte con microvinificazioni. Gli assemblaggi variati a seconda delle caratteristiche, per la produzione di vini cesellati e ben eseguiti, una  produzione talmente limitata che le bottiglie sono numerate a mano per rafforzare l’esclusività dei propri vini.

I vitigni sono Sangiovese,  Foglia Tonda e Colorino, trova spazio una piccolissima coltivazione di vitigni bianchi di trebbiano e malvasia. I nomi dei vini ammiccano al dialetto verace toscano con espressioni tipiche del Fiorentino.

Tasting Notes

La giornata estiva ed il clima informale mi fanno apprezzare ancora di più la degustazione allestita all’esterno. Non potrebbe esserci luogo migliore per assaggiare i vini se non qui seduta fuori davanti al vecchio vigneto da cui tutto è iniziato, respirandone gli odori ed i profumi.

I’Rosato

Sangiovese 100%

Un rosè ottenuto con un insieme di pressature soffici fino a raggiungere il prodotto desiderato. Una chicca di solo 600  bottiglie, dall’accattivante colore rosa intenso, trasparente e luminoso. Fiori e frutti rossi freschissimi, lampone, ribes, pompelmo rosso, contornati da erbe aromatiche. Gustoso e saporito possiede una decisa vena acido sapida che fa salivare mantenendo in primo piano il frutto. Goloso e lungo è uno di quei vini che non smetterei mai di bere se non fosse quasi introvabile vista l’esiguità della produzione.

Fogliatonda Igt 2014

Prodotto con uve 100% Foglia Tonda, antica varietà toscana plurisecolare, vinificate e affinate in Giare di Terracotta di Impruneta. Si presenta con un bel rosso rubino, luminoso e brillante. Al naso delicato agrume rosso e ciliegia a media maturazione fanno intuire l’annata fresca, seguito da sfumature pronunciate di lavanda e viole, cipria e foglia di thè, menta selvatica. Il palato intenso reattivo incalzato da tanta freschezza e trama tannica fine, elegante e scorrevole, un velluto di viole che  rimane ben presente su una lunga persistenza.

Foglia Tonda Igt 2015

Colore più concentrato con riflessi porpora. Intenso e carismatico, in cui il frutto diviene più marcato nero e rosso maturo, arancia rossa, violetta, giaggiolo, spezie piccanti pepe nero, erbe di macchia . Il palato segue il trend dell’olfatto risultando materia e acidità movimentano un sorso ben modellato da tannini precisi ma scorrevoli e croccanti.

Foglia Tonda Igt 2016

Il 2016 riesce a riassumere le caratteristiche di composta dinamicità del 2014 ma con frutto più succoso ed in evidenza del 2015. Un perfetto mix di sapori e profumi che spaziano dalle note mature del frutto a quelle più floreali e balsamiche. Sapore appagante ed avvolgente, ben equilibrato da morbidezza e freschezza, tannino rotondi e definiti, lascia il palato con un piacevole lungo ritorno al frutto. Malgrado la gioventù dotato di grande bevibilità.

Nocchino Igt  2014  

 Sangiovese 60% Foglia Tonda 20%e Colorino 20%

Il taglio del 2014 è stato fatto per bilanciare le troppe differenze tra i vitigni, causate dal decorso climatico molto particolare dell’annata.Trasparente con rosso rubino intenso, ha profumi che esprimono con piglio deciso il Sangiovese, ferroso sanguigno e con molto agrume rosso e sentori mentolati. Molta corrispondenza nel sorso che risulta non molto volumico, snello, con molta freschezza e trama tannica sottile.

Nocchino Igt 2015

50% Sangiovese, 40% Fogliatonda, 10% Colorino

Trasparente e vivace con rubino fitto ed intenso. I tratti olfattivi dimostrano complessità dove frutto rosso maturo e spezie si fondono senza appesantire i tratti salienti. Completo di tratti floreali ed ematici, gli aromi riportano alle erbe aromatiche rosmarino, alloro, dragoncello dolce che nasce in modo spontaneo in quelle colline, pepe nero e rosa. Palato generoso dal profilo rotondo ma stratificato, dotato di struttura in cui la parte alcolica risulta ben inserita, movimentato da una fitta trama tannica di bella fattura, finale infinito in cui allunga con scia  polposa del frutto.  http://www.podereema.it

Un ringraziamento per tutte le informazioni e la pazienza dimostrata ad Alberto e Riccardo.

Il Palagio di Panzano

Il Palagio di Panzano di Monia Piccini e Franco Guarducci è sito a poca distanza dal centro di Panzano in Chianti. Una valle inondata di sole che gode di un’esposizione ventilata sulla dorsale che guarda verso la Conca d’oro di Panzano. Il possedimento che anticamente era una riserva di caccia, fu acquistato nel 1965 dal nonno di Monia Piccini con la speranza che quel gruppo di case in futuro sarebbero diventate un investimento edile. In quegli anni Panzano era una zona depressa con una esigua produzione di vino che veniva fatta soltanto per ricoprire i fabbisogni familiari. Nel 1968 Fabrizio Piccini padre di Monia, iniziò a produrre vino di Panzano per un uso domestico piantando le prime vigne intorno al fabbricato e iniziando a fare progetti per far rivivere quel Borgo dalla bellezza antica e rurale. Monia dopo la morte prematura del padre sceglie di seguire le orme paterne ed aiutata dal marito inizia i lavori per la ristrutturazione dell’antico borgo. Poco alla volta il progetto prende vita permettendo l’apertura di un agriturismo immerso nel verde delle colline dove alla bellezza suggestiva del posto è unita ad attenzione estrema per il dettaglio, cure che sono riservate anche nella produzione del vino. Dal 2004 le energie della coppia vengono infatti canalizzate su di una produzione vinicola qualitativa. Coadiuvati dall’agronomo Marco Chellini, vengono rivisti i vecchi vigneti e fatti nuovi impianti, a cui nel 2008 si aggiunge anche la vigna “Le Bambole” le cui uve sono destinate alla Gran Selezione. Il vigneto dedicato alle due figlie della coppia appunto “le Bambole”, nasce su un impianto con una esposizione perfetta a 450 metri slm da dove provengono le uve con cui viene prodotto il cru. La copertura totale vitata è di 8 ettari, di cui 7 di Sangiovese e 1 di Merlot. I terreni sono piuttosto variegati con percentuali di argilla ed alberese che in alcuni appezzamenti vengono attraversati da striature più ricche di ferro. Per questo motivo ogni appezzamento viene vinificato separatamente e successivamente assemblati a seconda delle caratteristiche che si vuol ottenere, la cantina è piccola adeguata al fabbisogno del vino prodotto. le vigne sono seguite in maniera scrupolosa e capillare. L’azienda è biologica certificata e facente parte di un sistema in cui tutta la produzione è attenta e volta a sfruttare il meglio delle risorse che il territorio può offrire. I vini del Palagio riflettono le cure che ricevono, interpretati in un modo che esprime attenzione per l’innovazione in un divenire continuo dove anche il cambiamento è inteso come un progredire costante nel tempo.

Tasting notes di alcuni dei migliori assaggi

Sangiovese senza solfiti 2016

Colore purpureo trasparente, caratterizzato da un frutto incisivo netto e fragrante, in cui si ritrova la freschezza e l’aromaticità del Sangiovese senza maschere. Malgrado la gioventù dimostra un gradevole equilibrio, sorso fruibile sapido e freschissimo e tannini dolci.

Chianti Classico 2013 Riserva

Bel colore rubino coeso e trasparente sul bordo. Inizialmente apre su toni ferrosi che ossigenandosi si ampliano su note date da un pot-pourri di fiori rossi, ribes, agrumi rossi e fresca parte balsamica. Palato intenso e dinamizzato da tannini vividi ed eleganti. Le freschezza è esacerbata dal frutto succoso. Profondo ed ancora scalpitante chiude lasciando una lunga scia saporita.

Chianti Classico Riserva 2012

Rubino con lievi cenni di granato sul bordo. Profumo dolce molto accattivante denotato da fruttuosità che portano a note di fragoline, ciliegia, succo di pesca gialla, erba appassita. Sferico ed avvolgente il gusto è influenzato dall’annata, risultando equilibrato tra freschezza e morbidezza.

Chianti Classico Riserva 2010

Trasparenza e luminosità svelano la materia di questo vino che si mostra complesso e sfaccettato. Piccoli frutti rossi, fiori viola, sensazioni ferrose, le spezie sono fuse senza essere invadenti. Palato dalla texture avvolgente ben dosata da una tannicità finissima. La vena acida è smorzata dalla morbidezza, rendendolo vicino ad un equilibrio perfetto, il sorso vellutato accompagna il finale elegante.

Gran Selezione Le Bambole 2013

Ancora in affinamento in bottiglia, questo campione in assaggio dimostra comunque una gran personalità. Ventaglio dei profumi ampio  denotato da frutto nero e rosso con molti cenni balsamici, resina, menta, cenni piccanti di pepe verde e nero, di foglia di tabacco. In bocca nervoso mostra segni di giovanile vitalità sprizzando freschezza e tannini irruenti,  immerso in un bel frutto ha una dinamicità propulsiva e persistenza lunga. In evoluzione.

Il salotto del vino a “Montecarlo” 

Un territorio anticamente  conosciuto per la sua produzione di vino il cui nome antico era Vivinaia, cioè passaggio della Via del Vino. L’insieme dei vitigni che ancora si trovano, riportano alla mente zone oltralpe rinomate, Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc, il Roussanne, Syrah, e altri a bacca bianca, Pinot bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Semillon. Un vero concentrato di vitigni che per Montecarlo e le sue colline vitate rappresenta più di una semplice appartenenza ad una Doc. Ogni vitigno che qui si trova è infatti collegato a eventi storici che legano in modo indissolubile la storia del borgo al suo percorso vitivinicolo. Montecarlo, sita nel cuore della Toscana a due passi da Lucca, usa da secoli queste uve da sole o in blend vantando un passato prestigioso che ha visto il Montecarlo sulle tavole di Reali e Papi. Questa notorietà lo portò nei primi anni del 1900 ad essere conosciuto come “Lo Chablis di Montecarlo”, realizzato con Trebbiano e seguendo un’arcaico metodo di vinificazione che gli regalava sentori speziati e una lunga longevità.

Il primo documento ritrovato in cui si parla dei vini di Montecarlo risale  addirittura all’anno 846. Nel 1500 il vino bianco di Montecarlo raggiungeva i prezzi più alti di tutti gli altri vini al mercato di Firenze. Nell’arco della storia lo ritroviamo addirittura per le nozze del Principe Umberto di Savoia e Maria Josè.

La coltivazione di questi vitigni ha origini legate ad un personaggio di spicco nel panorama vitivicolo di Montecarlo che lega il suo percorso personale a quello del Borgo e di ciò che ancora oggi vi viene coltivato: Giulio Magnani il quale dopo aver passato un anno nella zona di Bordeaux fece ritorno a Montecarlo con un fascio di marze assai consistenti prelevate da nobili vitigni francesi che innestò sui ceppi delle vecchie vigne di Trebbiano e Sangiovese.  Magnani, giovane di nobili origini, era nato a Pescia il 30 agosto 1839 a Montecarlo dove possedeva una villa con fattoria. Proprio da quel posto iniziò la coltivazione dei vitigni Francesi. Incoraggiati dagli ottimi risultati, anche altri produttori della zona seguirono il suo esempio favorendo la diffusione di questi vitigni  in tutto il territorio di Montecarlo.

Ritornando con un balzo storico nei tempi odierni,  varie iniziative vengono ogni anno organizzate dal Consorzio Vini di Montecarlo che sono volte a promuovere i vini ed i cibi del territorio. A questo proposito si è  da poco conclusa la rassegna che si tiene nel giardino di palazzo Pellegrini Carmignani che ha visto i produttori vitivinicoli Montecarlesi proporre i loro vini in abbinamento con piatti ottenuti da prodotti tipici del territorio. L’ultima serata era dedicata alle “erbe spontanee” con piatti ispirati dalla cucina Fusion dello chef Masaki Kuroda di Serendepico.


I vini proposti da due aziende di Montecarlo erano dell’azienda agricola Carmignani Enzo e della Fattoria il Poggio. L’odierno Disciplinare della DOC “Montecarlo” prevede la produzione di Montecarlo Bianco, Rosso, Rosso Riserva, Vermentino, Sauvignon, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Vin santo, Vin santo Occhio di Pernice.

Questi i vini degustati 

Kapogiro- Enzo Carmignani: rosato da Sangiovese, Merlot, Syrah. Colore rosa tenue dai profumi di piccoli frutti rossi e floreali, dal gusto beverino ed equilibrato, ottenuto con pressatura soffice e breve macerazione sulle bucce.
Urano- Enzo Carmignani: Sauvignon da un singolo vigneto posto in alto che profuma di pompelmo e fiori bianchi, con accenni minerali, rinfrescante e sapido.
Fattoria il Poggio-Incantate-Chardonnay che esegue un passaggio in legno per circa 6 mesi. Spezie e frutta bianca, sapido e fresco.
Fattoria il Poggio-Incantate- Merlot e Cabernet, 18 mesi in barrique; speziato e morbido. Enzo Carmignani -Aleatico- Eterei in primo piano, frutti neri surmaturi, dolce e strutturato.

 

“Val delle Corti” coerenza che diventa stile

 L’arte necessaria per saper fare del buon vino spesso si apprende con specifici studi, altre volte la si eredita insieme ai vigneti e prendendosi cura degli stessi anno dopo anno. Molte volte le due cose coincidono, ma sicuramente c’è bisogno di un’altro ingrediente fondamentale, l’entusiasmo per ciò che si sta facendo e la voglia di farlo in maniera sempre migliore. Saper ascoltare ciò che le vigne possono o non possono dare assecondandone i tempi e la produzione, senza forzature, ecco ciò che Roberto Bianchi, impara in breve tempo dopo la morte del padre Giorgio Bianchi ritrovandosi improvvisamente a dover produrre vino da solo, senza la guida paterna.

Radda negli anni 80 era una zona che non aveva grande risonanza per i vini che vi erano prodotti, giudicati troppo duri monolitici che avevano bisogno di troppo tempo per essere bevuti. Molti negli anni 1990 si fecero per questo motivo tentare da vitigni che potessero ingentilire quel Sangiovese così austero e scontroso, sostituendolo con ciò che per il momento era giudicato più commerciabile. Merlot e Cabernet  presero una parte cospicua dei vecchi vigneti, entrando in breve tempo nella percentuale della denominazione Chianti Classico.

Quei  pochi produttori che non si piegarono a questa richiesta di mercato continuando a puntare sulla produzione di Sangiovese in purezza, videro rifiutarsi il vino dal Consorzio in quanto “non rispondente agli standard del disciplinare ” declassandolo a Vino da Tavola. Molti grandi vini tra i più tipici e rispondenti al territorio toccò questa sorte; uno tra questi fu il Val Delle Corti.

Quando nel 1999: Roberto Bianchi prese le redini dell’azienda continuò  a mantenere un profilo  purista, scelta resa ancora più difficile dati i lunghi tempi di maturazione del Sangiovese e dell’esposizione Nord Est dei vigneti aziendali, che ne rendeva ancora più lunghi i tempi  per una vendemmia qualitativamente ottimale. Una scelta coraggiosa per i tempi risultata vincente nel tempo, i vini di Val Delle Corti hanno acquisito uno stile che interpreta alla perfezione il territorio Raddese: saporiti, mai opulenti e di grande eleganza. Anche in cantina la vinificazione è gestita con una estrema semplicità; utilizzo di lieviti indigeni con fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperature ed uso di mezzi artigianali, assecondando il percorso dei vini e rispettandone le tempistiche dettate dalle naturali variabili per l’annata.

Annata 2014 difficile in molte zone toscane a causa delle intense precipitazioni. Più del 40% dell’uva è stato sacrificato per ottenere comunque un buona qualità.

Tasting Notes

Val Delle Corti 2014 Chianti Classico

Sangiovese 100%

Bel rubino trasparente. Il profumo si compone di note fresche balsamiche che si completano con piccoli frutti, agrumi rossi, e violetta selvatica. In bocca il frutto si sente rendendo il gusto piacevolmente composto, grande tensione acida su cui si stagliano tannini che malgrado la gioventù non aggrediscono, finale sapido in cui di sente nitidamente la nota balsamica.

Val delle Corti 2014 Chianti Classico Riserva

Sangiovese 100%

Luminoso e molto floreale in cui viole lavanda danno un tocco fresco e vivace seguiti da spunti carnosi e  ferrosi. Il terreno umido si percepisce come un alone da cui emergono le erbe aromatiche alloro, ed un balsamico resinoso che ricorda il cipresso e arancia sanguinella matura e ben succosa. Palato snello, teso e levigato, condotto dalla vena fresca ed un tannino ancora energico ma dalla tessitura fine, sviluppo che mostra avvolgenza polposa che termina in un lungo finale sapido con ritorno di resina.

Val Delle Corti Chianti Classico 2013 Riserva

Sangiovese 100%

Annata più calda la 2013 in cui i frutti sono arrivati a maturazione. Colore più pieno ma sempre luminoso. La parte balsamica è profonda e intessuta in un frutto nero, mirtillo cassis, spezie. In bocca mantiene le caratteristiche che accomuna tutti i vini di questa azienda. Eleganza e vitalità vanno di pari passo in un gusto pulito ed avvolgente ben bilanciato dalla freschezza e dalla spalla sapida.

Salamartano a proposito di Super Tuscan 

Salamartano, il cui nome deriva  dalla sala di Marte, ovvero il salone delle armi del castello di Fucecchio. Il vino un I.G.T. che stilisticamente si colloca tra i Supertuscan, la cui prima annata di uscita è stata il 1992. Un vero Cru ottenuto da due vigne singole con taglio “Bordolese” prodotto a Montellori. Nel blend si amalgamano, percentuali di Merlot e Cabernet Sauvignon, arricchito nelle annate più recenti di Cabernet Franc e Petit Verdot. Questo vino proveniente da una zona inusuale, più nota per le industrie manifatturiere che per la produzione vinicola e da molti ritenuta inadatta per la produzione di grandi vini rossi. L’azienda di Montellori è gestita da diversi anni dalla famiglia Neri che d’altra parte non è insolita alle sfide nel campo vitivinicolo; infatti produce anche un Metodo Classico Blanc de Blanc 100% Chardonnay,  con eccellenti  risultati di cui l’intero vigneto  è situato a 500 m  s.l.m tutto a Pergola Trentina.

I vigneti del Salamartano sono localizzati nella zona di Cerreto Guidi a 150 metri s.l.m. due diversi appezzamenti, di cui  la componente è diversificata; calcarea ed argillosa del Podere Moro per produzione dei Cabernet,  quella argillosa del Podere Montauto per il Merlot. Le uve vengono vinificate separatamente, il vino poi esegue un passaggio in barriques. Produrre un vino del genere nella terra dei grandi Sangiovese da un lato ed i blasonati Bolgheresi dall’altra ha richiesto sicuramente una buona dose di coraggio e spirito innovativo. Di fatto il Salamartano  è un vino dal carattere  maturo ma ben modulato, potente ma non opulento, ben eseguito e territoriale nei richiami odorosi, elegante e longevo non teme nessun confronto con altri vini à la page.

 

Tasting notes 

Serata tra amici in cui dedichiamo i nostri sforzi enoici all’apertura di alcune annate, per un confronto conviviale. 

Salamartano 1998 50% Cabernet Sauvignon 50% Merlot 

Esordisce in sordina aprendosi poco alla volta con sentori umidi di humus, foglie macerate, terreno bagnato, sfumature di caucciù, ceralacca. Rosa essiccata e tocchi cipriati ingentiliscono il bouquet che mostra anche tratti ferrosi e sanguigni.
Il palato è lineare e di grande piacevololezza ma manca di profondità risultando un po’ magro. Tuttavia conserva quella vena acida che lo ravviva insieme a tannini docili seppur ridotti cosí come pure la persistenza.

Salamartano 2001 50% Cabernet Sauvignon , 50%Merlot

Ematico a bicchiere fermo che evolve e  si apre dopo qualche secondo. Con l’ossigenazione emergono tratti di maturità  che aprono su un frutto nero ma croccante, in cui si insinuano nuance di rosa e tratti balsamici, cera, incenso, alloro, rosmarino, lavanda e riflessi terrosi si fondono, in una danza aromatica sinuosa. Il palato è profondo solido e stratificato contornato da tannini pregevoli in cui ritornano le note carnose e ferrose. Intenso e fresco sulla fine ritorna il frutto ed una nota fumosa d’incenso, chiude lungo ed elegante.

Salamartano 2004  60% Cabernet Sauvignon  40% Merlot 

Olfattivo scandito da note più zuccherine rispetto agli altri. Cassis, ciliegie, mature in cui spuntano floreali rossi carnosi e spezie dolci. La scia speziata è contornata da un velato  tocco di erba appassita. IL palato è avvolgente più largo che lungo, denotato da gradevole spinta fresca e tannini ancora puntigliosi, ma ben eseguiti il cui finale risulta leggermente polveroso, ma con gradevolissimo ritorno nel retrolfattivo della nota dolce.

“La Lama”del Chianti Classico

DIstrazione

Partendo da Castelnuovo Berardenga  andando in direzione di San Gusmè, si trova l’ azienda agricola “La Lama”. Situata alla fine di una piccola strada di campagna, attraversa il crinale che passa a cavallo tra due colline vitate nel cuore del Chianti Classico.

È Aprile inoltrato, ma l’inverno sembra non arrendersi alla Primavera e con un ultimo colpo di coda di una perturbazione proveniente dal Nord Europa, ha reso il paesaggio che soltanto  il giorno prima era solare e bucolico, in un corridoio di folate gelide e taglienti. Ad attenderci il proprietario dell’Azienda, Duccio Campani. Duccio ha ereditato l’azienda del padre Giulio Campani il quale aveva acquistato la casa colonica ed i terreni adiacenti l’edificicio nel 1969 dopo aver lasciato il lavoro come dirigente di banca,  affascinato da quel luogo rurale e ritirato in mezzo alla campagna Toscana. Lui inizia impiantando poche vigne di Sangiovese per una produzione solo per uso familiare di vino.

Duccio da parte sua pur avendo una laurea in legge con l’alternativa di una vita cittadina, sceglie di rimanere in campagna, ed insieme alla moglie Tiziana Atzeni decidono di dedicarsi dalla trasformazione dell’azienda di famiglia,  in una realtà vitivinicola di rilievo. 

Varcando la soglia sul retro dell’edificio principale, troviamo il cuore della cantina, dove alcune grandi botti e qualche tonneau sono disposti ai bordi di una storica cantina risalente al 1600. Il corridoio con pareti umide,  lascia trapelare il passato del luogo, il soffitto  è costituito da volte in mattoni e pietra che conservano una temperatura stabile sia in inverno che durante la stagione estiva. L’entusiamo che Duccio ha messo nella produzione del vino si percepisce dal racconto,  di come un vecchio edificio rurale comprato negli anni 60, si sia trasformato un poco alla volta in una cantina in grado di produrre 7000 bottiglie l’anno. Ingegno e perseveranza, non sono mai mancate fin dai tempi di Giulio, ma è con Duccio che oltre alle moderne tecnologie si aggiungono quelle accortezze sia in vigna che in cantina conducono i vini ad un innalzamento del livello qualitativo. Inizia così una nuova era con un rinnovo  scaglionato dei vecchi impianti del 1975 per mantenere inalterata la produzione, la scelta di eseguire le potature in tempi più tardivi per evitare gelate primaverili, la consulenza di un enologo. Alcuni efficaci sistemi adottati per facilitare la produzione, sono stati concepiti e realizzati proprio da Duccio. Un meccanismo di carrucole  per trasportare le bottiglie dentro un contenitore nella zona dove viene apposta l’etichetta; inoltre una scaffalatura per lo stoccaggio che  ancorata al muro tramite tiranti, rende ben stabili le bottiglie in essa raccolte. Esperimenti,  cura dei particolari, ritmo non forzato né in vigna e né in cantina; i vini vengono lasciati ad affinare in vetro più a lungo di quanto previsto dal disciplinare e  immessi al commercio dopo ben 5 anni dalla vendemmia fino ad ottenere il desiderato livello qualitativo.

I vigneti sono adiacenti la struttura ed oltre al Sangiovese ospitano qualche filare di Cabernet Sauvignon e Merlot da cui si ricava uno dei vini aziendali il Caliptra un Igt.  

Un singolo  vigneto con vecchie vigne di Sangiovese viene prodotto  il vino da cui prende il nome “Sottol’aia” a sottolineare il luogo. 

La Riserva di Chianti Classico solo Sangiovese in purezza prodotto soltanto nelle annate migliori e con  un’accurata selezione manuale dei migliori grappoli il “Terzo Movimento” 

“Se si fanno dei progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni se ci si dà da fare con umiltà se si aguzza l’ingegno,i sogni diventano realtà “  –BANANA YOSHIMOTO-

 

Tasting Notes

Caliptra IGT 2012

La Caliptra; anima dell’uva. Attenta selezione di uve Cabernet con una aggiunta di uve Merlot e Sangiovese, lasciato per 18 mesi almeno in tonneaux di rovere. Ottimo igt a cui un colore intenso e fitto, seguono chiari effluvi di iris e rosa frutto scuro maturo, spezie, ed erbaceo fresco e profumato. Sorso in cui morbidezza e rotondità di palato sono smorzati da tannini vivi e fitti, contornati da tanta freschezza fruttatta, invitante ed immediato.

Caliptra IGT 2007  Vino che si mostra con bei riflessi granato e corpo ancora di un integro rubino luminoso. Olfatto fresco e ben scandito da toni floreali appena appassiti erbe aromatiche, fieno appena tagliato, frutti piccoli sia rossi che neri freschi, arricchito da soffuse spezie, torrefazione, liquirizia. Il sorso è carnoso equilibrato e fresco, i tannini puntuali e finissimi, potente e floreale, finisce con note di tabacco e caffè  che emergono sul finire.

Sotto l’Aia Chianti Classico 2011 -100% Sangiovese.

Annata calda, il 2011 si mostra con  tonalità che dal rubino virano sul granato, il profumo è improntato da note scure di ciliegie nere e rosse e more mature, rinfrescato da note di erbe aromatiche, spezie piccanti. In bocca si allarga con rotondità e tannini scorrevoli mostrando carattere, la persistenza non è lunghissima ma nel retronasale porta con se il frutto maturo co un finale sommesso, ma pulito.

Sottol’aia- Chianti Classico 2010 -100% Sangiovese

La brillantezza del colore rubino intenso e trasparente lo fa sembrare più giovane del precedente. La sfera olfattiva è estremamente elegante e articolata, gioca su toni di agrume, lamponi, violette, bergamotto, alloro, note ferrose, ematiche, ed anche richiami pietrosi di sasso. Nessun profumo che predomina ma si avverte in modo netto e ben definito. Articolato e vibrante il sorso è slanciato dalla parte fresca che coinvolge il palato dall’inizio alla fine ed un tessuto tannico finissimo. Intenso e molto persistente espressione raffinata e rappresentativa di un grande Sangiovese.

Terzo Movimento – Chianti Classico Riserva 2010 -100% Sangiovese.

Vino di punta che riassume tutta la filosofia aziendale, infatti viene prodotto soltanto nelle annate migliori con una produzione molto limitata di appena 2000 bottiglie. Veste dalla bella concentrazione di colore trasparente e consistente. Quadro olfattivo delineato  da varie tonalità di frutti rossi maturi, tamarindo, arancia rossa, ciliegia, rosa, richiami di sottobosco, liquirizia mentolata.  In bocca più concentrato di materia estrattiva, avvolgente e succoso, equilibrato da una profilatura fresca balsamica, i cui tannini sono vellutati e  scorrevoli,

Tignanello evoluzione dell’eccellenza.

Tignanello nasce nel 1970, prodotto da Piero Antinori, nella tenuta Tignanello, nei dintorni di San Casciano Val di Pesa, pochi chilometri a sud di Firenze. La leggenda vuole che in questa zona abitasse “Tinia”, divinità etrusca, da cui ha preso nome il vino. Nel ’75, si inizia ad aggiungere al tradizionale Sangiovese una parte di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. L’affinamento prevede l’utilizzo di Barrique esula dalle vinificazioni tradizionali del Sangiovese rendendolo un vino che getta lo sguardo verso un competitivo mercato internazionale. Le peculiarità del Tignanello risultano lungimiranti per l’epoca, comprendevano infatti l’introduzione di quei vitigni internazionali che hanno fatto la fortuna dei supertuscan 24 anni più tardi. Ambizioso e ben realizzato di fatto esce dal disciplinare storico del vino Chianti Classico perdendo la denominazione DOC e rimanendo con la sola generica indicazione vino da tavola. Nel 1994 gli viene attribuita la nuova denominazione di  I.G.T.

Tignanello è prodotto esclusivamente dal toponimo del vigneto da cui provengono le uve. Il terreno sono 57 ettari esposti a sud-ovest, di origine calcarea con elementi tufacei. L’altezza è compresa tra i 350 e i 400 metri s.l.m. presso la Tenuta di Tignanello.

Tasting notes

Tre annate storiche a confronto, infatti in quegli anni il consulente della storica casa vinicola fiorentina era l’enologo Giacomo Tachis che solo nel 1993, fu sostituito da  Renzo Cotarella.

1978 –Il colore di una luminosa sfumatura granato, appare più  fitto e molto ben conservato nel corpo centrale non dimostra  incredibilmente i suoi 38 anni di età. Elegante e raffinato frutto di una stagione vegetativa lunga non condizionata da picchi di calore. Nel bicchiere i profumi si propongono in più varianti di toni che vanno dalla ceralacca, resina, humus pepe alla composta di ciliegie mature e scorza di agrumi. Cangiante dopo qualche minuto escono nuance di pot-pourri, fiori appassiti, note mentolate, foglie di thè. Il sorso morbido è ben scandito dalla parte fresca di bella struttura, saporito, il  corpo è sostenuto da una trama tannica setosa ed un ritorno al frutto eccellentemente conservato e che si allungata sulla persistenza .

1985- Complice un’annata tra le migliori degli ultimi 30 anni  ha un’intensità cromatica più compatta. Luminoso e trasparente il colore granato è contornato da riflessi aranciati. Preciso e cesellato, il  varietale è contrassegnato da note speziate in cui si fondono aromi balsamici di pino e viola. Ematico e ferroso, si espande su profumi di liquirizia, tamarindo, frutti rossi, seguiti da nuance di foglia di tabacco, china. Il palato mostra una struttura equilibrata da morbidezza e freschezza dove un tannino finissimo accompagna il gusto che resta teso sulla lunghezza e chiude con una calibrata sinergia tra frutto e aromi di cioccolato fondente. Infinito!

1989- Malgrado l’annata giudicata tra le minori ne esce con un’ottimo colore ed un sviluppo nel bicchiere integro e dinamico. Granato con sfumature aranciate, l’olfatto esce con la frutta ancora in primo piano; amarena, cassis, piccoli frutti di rovo, alone terroso che ricorda l’odore del tufo, il cuoio, dragoncello selvatico, la salamoia di olive, tabacco. La bocca è caratterizzata da una struttura potente e ben conservata, rotondo e denso ha tannini fitti scorrevoli e freschezza che tende il sorso, sorprendente nel finale lunghissimo in cui ritorna una striatura di cioccolato e tabacco.

 

Benvenuto  “Brunello” 2017

Benvenuto Brunello è sicuramente tra gli eventi più sentiti e aspettati del panorama vinicolo Italiano; primi assaggi di un annata che aspetta da ben 5 anni da disciplinare produttivo di venire immesso sul commercio, arrivata ormai alla sua 25 a edizione. L’annata presentata quest’anno è la 2012 per il Brunello, la Riserva 2011 e l’annata 2015 del Rosso di Montalcino. Un programma che si alterna in tre giornate per addetti ai lavori e stampa, una manifestazione di alta risonanza ed importanza mediatica. Sabato 18 Febbraio, le due sale sono gremite di produttori che espongono i loro vini e molti ospiti si aggirano per i corridoi. In un unico giorno impossibile riuscire a degustare  neppure un terzo dei vini presenti.

Vista l’inutilità di qualsiasi strategia, si impone un modo di degustare a macchia di leopardo, in cerca di conferme e tentando di dare un sorso a quanti più  Brunello possibile del nutrito panorama dei produttori Ilcinesi.

Nei vari assaggi si evidenzia una costanza di bevibilità con ottime riuscite e in alcuni casi qualche punta di gradazione alcolica verso l’alto, frutto dei cambiamenti climatici. Il Brunello 2012 è caratterizzato nella grande maggioranza da un’ottima rotondità dei vini, già godibili al palato denotati da tannini maturi e bilanciati da un ottima struttura, alcuni sono improntati su maggior verticalità ed eleganza, spesso provenienti da zone più fresche sia date dall’altitudine che dall’esposizione. Fantastiche le Riserve  2011 che solo chi ha operato oculate scelte in vigna vista l’annata particolarmente calda ha potuto effettuare. Per il Rosso di Montalcino 2015, la pienezza gustativa e la grande vena acida lasciano presagire un’altra grande annata da lunga evoluzione del Brunello che verrà. Le vere sorprese arrivano dal Rosso 2014 che alcune volte era presente in degustazione. Dotato di quello slancio fresco e un pò tagliente, dato dall’annata fresca e una maggiore profondità educata, che un anno in più ha saputo aggiungere, rendendolo estremamente raffinato. Caratteristica che da sempre rende il Rosso di Montalcino uno dei vini più appaganti da consumare a partire da subito.

Tasting Notes di alcuni dei migliori assaggi ..

Poggio di Sotto – Brunello Riserva- 2011

Con una bellissima interpretazione dell’annata 2011, Poggio di Sotto è un Brunello che mostra la stoffa da campione; ampiezza  intensità e una raffinata espressione del bouquet che si allarga in una profusione di note floreali di ciliegie frutti rossi, tamarindo, pepe rosa, bacche aromatiche praticamente senza fine. Bocca raffinata carnosa dove il tannino mostra un profilo di estrema finezza, contornato da un progressione di palato propulsiva, imbevuta da una freschezza vivida suadente ed aristocratica, infinito sulla persistenza.

Salvioni- Brunello di Montalcino-2012

Colore da manuale trasparente e luminoso rubino granato. Naso inizialmente scontroso, mantiene quel profilo altero che lo caratterizza, nascondendo l’ampiezza dietro una finta reticenza ed aprendosi poi quasi all’improvviso. Aromi balsamici di resina viola e piccoli frutti rossi, sensazioni pietrose, pervadono l’olfatto con  cadenza ritmata. Al palato saporito con struttura potente, dotato di ottima complessità, dalla spinta gustativa convincente tannini puntigliosi ma scorrevoli e lunghissima persistenza.

Lisini- Brunello di Montalcino-2012-Ugolaia

Rubino fitto e con unghia granato. Il naso evoluto e complesso, di frutti rossi neri e rossi maturi, viole, seguiti da nuance di pepe ed humus, toni balsamici. Palato avvolgente, articolato, denotato da struttura esuberante, freschezza e sapidità, finezza tannica incessante di polpa ed energia.

Potazzine -Brunello di Montalcino- 2012

Livello che si mantiene tra i più alti standard qualitativi. Un eccellente quadro olfattivo floreale ricco di frutti rossi ed erbe aromatiche, profondo ed espressivo; palato dalla struttura solida con una silhouette gustativa elegante e fresca in cui il tannino  non è mai scontroso ma tenue e sinuoso ed accarezza il palato con seducente bevibilità che termina con il ritorno al frutto.

Marroneto -Brunello di Montalcino -2012 Madonna delle Grazie

Estremamente curato mai opulento, profumo stratificato in cui erbe aromatiche e  balsamiche rinfrescano frutti rossi maturi succulenti, cardamomo, pepe, ad ogni giro di bicchiere una scia nuova da seguire.  Bocca il cui sviluppo è coerente ben slanciato da freschezza e da tannini finissimi sul cui finale ritorna il frutto e la parte balsamica.

Barbi -Brunello di Montalcino -2012 Vigna fiore

Un uso ben dosato del legno ha prodotto come risultato un vino dai tratti di delicati accenni floreali, note cipriate  in alternarsi con pesca gialla ed arancia, visciole e rintocchi balsamici, miscelato da una speziatura lieve e delicata. Elegante e disivolto in bocca si amplifica con incedere sicuro, la struttura è supportata da freschezza e da tessitura tannica cesellata e molto elegante.

Col D’orcia -Brunello di Montalcino- 2012

Una cornice di naturale spontaneità sommata da frutti rossi maturi, agrumi rossi, ribes, sensazioni mentolate. Palato arricchito da succosità ed avvolgenza contornate da trama tannica soffice, saporito e flessuoso, dallo sviluppo coerente, con  un richiamo nitido al frutto.

Castello di Velona -Brunello di Montalcino- 2012

Corredo aromatico in cui spezie piccanti, pepe rosa e frutti rossi si avvicendano a  richiami minerali, amalgamandosi in un insieme accattivante. Pieno e tonico, si sviluppa articolato corredato da tannino vellutato chiudendo lungo e pulito.

Matè -Brunello di Montalcino- 2012 

Bouquet dal disegno molto preciso intagliato in tocchi di cassis, ciliegie, rosa e cipria, con erbe aromatiche e ammiccante speziatura soffusa. Ben modulato il palato è cesellato da dinamicità, avvolgente pienezza, grana tannica sottile e levigata. Chiusura lunga

Fattoria del Pino – Brunello di Montalcino- 2012 

Spontaneo con frutti rossi piccoli e succosi a cui si aggiungono le violette e peonie, acqua di rose, agrumi, mineralita marine, alloro. Palato reattivo e vivace, stratificato che esprime un’ottima  interpretazione di questa annata.

 

Mastrojanni – Brunello di Montalcino -2012: ciliegie e ribes con accenni di sottobosco e minerali, spezie.  Palato avvolgente e caldo  ma ben stemperato da freschezza e  sapidità, setosa  e puntuale la trama tannica.