Il salotto del vino a “Montecarlo” 

Un territorio anticamente  conosciuto per la sua produzione di vino il cui nome antico era Vivinaia, cioè passaggio della Via del Vino. L’insieme dei vitigni che ancora si trovano, riportano alla mente zone oltralpe rinomate, Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc, il Roussanne, Syrah, e altri a bacca bianca, Pinot bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Semillon. Un vero concentrato di vitigni che per Montecarlo e le sue colline vitate rappresenta più di una semplice appartenenza ad una Doc. Ogni vitigno che qui si trova è infatti collegato a eventi storici che legano in modo indissolubile la storia del borgo al suo percorso vitivinicolo. Montecarlo, sita nel cuore della Toscana a due passi da Lucca, usa da secoli queste uve da sole o in blend vantando un passato prestigioso che ha visto il Montecarlo sulle tavole di Reali e Papi. Questa notorietà lo portò nei primi anni del 1900 ad essere conosciuto come “Lo Chablis di Montecarlo”, realizzato con Trebbiano e seguendo un’arcaico metodo di vinificazione che gli regalava sentori speziati e una lunga longevità.

Il primo documento ritrovato in cui si parla dei vini di Montecarlo risale  addirittura all’anno 846. Nel 1500 il vino bianco di Montecarlo raggiungeva i prezzi più alti di tutti gli altri vini al mercato di Firenze. Nell’arco della storia lo ritroviamo addirittura per le nozze del Principe Umberto di Savoia e Maria Josè.

La coltivazione di questi vitigni ha origini legate ad un personaggio di spicco nel panorama vitivicolo di Montecarlo che lega il suo percorso personale a quello del Borgo e di ciò che ancora oggi vi viene coltivato: Giulio Magnani il quale dopo aver passato un anno nella zona di Bordeaux fece ritorno a Montecarlo con un fascio di marze assai consistenti prelevate da nobili vitigni francesi che innestò sui ceppi delle vecchie vigne di Trebbiano e Sangiovese.  Magnani, giovane di nobili origini, era nato a Pescia il 30 agosto 1839 a Montecarlo dove possedeva una villa con fattoria. Proprio da quel posto iniziò la coltivazione dei vitigni Francesi. Incoraggiati dagli ottimi risultati, anche altri produttori della zona seguirono il suo esempio favorendo la diffusione di questi vitigni  in tutto il territorio di Montecarlo.

Ritornando con un balzo storico nei tempi odierni,  varie iniziative vengono ogni anno organizzate dal Consorzio Vini di Montecarlo che sono volte a promuovere i vini ed i cibi del territorio. A questo proposito si è  da poco conclusa la rassegna che si tiene nel giardino di palazzo Pellegrini Carmignani che ha visto i produttori vitivinicoli Montecarlesi proporre i loro vini in abbinamento con piatti ottenuti da prodotti tipici del territorio. L’ultima serata era dedicata alle “erbe spontanee” con piatti ispirati dalla cucina Fusion dello chef Masaki Kuroda di Serendepico.


I vini proposti da due aziende di Montecarlo erano dell’azienda agricola Carmignani Enzo e della Fattoria il Poggio. L’odierno Disciplinare della DOC “Montecarlo” prevede la produzione di Montecarlo Bianco, Rosso, Rosso Riserva, Vermentino, Sauvignon, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Vin santo, Vin santo Occhio di Pernice.

Questi i vini degustati 

Kapogiro- Enzo Carmignani: rosato da Sangiovese, Merlot, Syrah. Colore rosa tenue dai profumi di piccoli frutti rossi e floreali, dal gusto beverino ed equilibrato, ottenuto con pressatura soffice e breve macerazione sulle bucce.
Urano- Enzo Carmignani: Sauvignon da un singolo vigneto posto in alto che profuma di pompelmo e fiori bianchi, con accenni minerali, rinfrescante e sapido.
Fattoria il Poggio-Incantate-Chardonnay che esegue un passaggio in legno per circa 6 mesi. Spezie e frutta bianca, sapido e fresco.
Fattoria il Poggio-Incantate- Merlot e Cabernet, 18 mesi in barrique; speziato e morbido. Enzo Carmignani -Aleatico- Eterei in primo piano, frutti neri surmaturi, dolce e strutturato.

 

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“Val delle Corti” coerenza che diventa stile

 L’arte necessaria per saper fare del buon vino spesso si apprende con specifici studi, altre volte la si eredita insieme ai vigneti e prendendosi cura degli stessi anno dopo anno. Molte volte le due cose coincidono, ma sicuramente c’è bisogno di un’altro ingrediente fondamentale, l’entusiasmo per ciò che si sta facendo e la voglia di farlo in maniera sempre migliore. Saper ascoltare ciò che le vigne possono o non possono dare assecondandone i tempi e la produzione, senza forzature, ecco ciò che Roberto Bianchi, impara in breve tempo dopo la morte del padre Giorgio Bianchi ritrovandosi improvvisamente a dover produrre vino da solo, senza la guida paterna.

Radda negli anni 80 era una zona che non aveva grande risonanza per i vini che vi erano prodotti, giudicati troppo duri monolitici che avevano bisogno di troppo tempo per essere bevuti. Molti negli anni 1990 si fecero per questo motivo tentare da vitigni che potessero ingentilire quel Sangiovese così austero e scontroso, sostituendolo con ciò che per il momento era giudicato più commerciabile. Merlot e Cabernet  presero una parte cospicua dei vecchi vigneti, entrando in breve tempo nella percentuale della denominazione Chianti Classico.

Quei  pochi produttori che non si piegarono a questa richiesta di mercato continuando a puntare sulla produzione di Sangiovese in purezza, videro rifiutarsi il vino dal Consorzio in quanto “non rispondente agli standard del disciplinare ” declassandolo a Vino da Tavola. Molti grandi vini tra i più tipici e rispondenti al territorio toccò questa sorte; uno tra questi fu il Val Delle Corti.

Quando nel 1999: Roberto Bianchi prese le redini dell’azienda continuò  a mantenere un profilo  purista, scelta resa ancora più difficile dati i lunghi tempi di maturazione del Sangiovese e dell’esposizione Nord Est dei vigneti aziendali, che ne rendeva ancora più lunghi i tempi  per una vendemmia qualitativamente ottimale. Una scelta coraggiosa per i tempi risultata vincente nel tempo, i vini di Val Delle Corti hanno acquisito uno stile che interpreta alla perfezione il territorio Raddese: saporiti, mai opulenti e di grande eleganza. Anche in cantina la vinificazione è gestita con una estrema semplicità; utilizzo di lieviti indigeni con fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperature ed uso di mezzi artigianali, assecondando il percorso dei vini e rispettandone le tempistiche dettate dalle naturali variabili per l’annata.

Annata 2014 difficile in molte zone toscane a causa delle intense precipitazioni. Più del 40% dell’uva è stato sacrificato per ottenere comunque un buona qualità.

Tasting Notes

Val Delle Corti 2014 Chianti Classico

Sangiovese 100%

Bel rubino trasparente. Il profumo si compone di note fresche balsamiche che si completano con piccoli frutti, agrumi rossi, e violetta selvatica. In bocca il frutto si sente rendendo il gusto piacevolmente composto, grande tensione acida su cui si stagliano tannini che malgrado la gioventù non aggrediscono, finale sapido in cui di sente nitidamente la nota balsamica.

Val delle Corti 2014 Chianti Classico Riserva

Sangiovese 100%

Luminoso e molto floreale in cui viole lavanda danno un tocco fresco e vivace seguiti da spunti carnosi e  ferrosi. Il terreno umido si percepisce come un alone da cui emergono le erbe aromatiche alloro, ed un balsamico resinoso che ricorda il cipresso e arancia sanguinella matura e ben succosa. Palato snello, teso e levigato, condotto dalla vena fresca ed un tannino ancora energico ma dalla tessitura fine, sviluppo che mostra avvolgenza polposa che termina in un lungo finale sapido con ritorno di resina.

Val Delle Corti Chianti Classico 2013 Riserva

Sangiovese 100%

Annata più calda la 2013 in cui i frutti sono arrivati a maturazione. Colore più pieno ma sempre luminoso. La parte balsamica è profonda e intessuta in un frutto nero, mirtillo cassis, spezie. In bocca mantiene le caratteristiche che accomuna tutti i vini di questa azienda. Eleganza e vitalità vanno di pari passo in un gusto pulito ed avvolgente ben bilanciato dalla freschezza e dalla spalla sapida.

Salamartano a proposito di Super Tuscan 

Salamartano, il cui nome deriva  dalla sala di Marte, ovvero il salone delle armi del castello di Fucecchio. Il vino un I.G.T. che stilisticamente si colloca tra i Supertuscan, la cui prima annata di uscita è stata il 1992. Un vero Cru ottenuto da due vigne singole con taglio “Bordolese” prodotto a Montellori. Nel blend si amalgamano, percentuali di Merlot e Cabernet Sauvignon, arricchito nelle annate più recenti di Cabernet Franc e Petit Verdot. Questo vino proveniente da una zona inusuale, più nota per le industrie manifatturiere che per la produzione vinicola e da molti ritenuta inadatta per la produzione di grandi vini rossi. L’azienda di Montellori è gestita da diversi anni dalla famiglia Neri che d’altra parte non è insolita alle sfide nel campo vitivinicolo; infatti produce anche un Metodo Classico Blanc de Blanc 100% Chardonnay,  con eccellenti  risultati di cui l’intero vigneto  è situato a 500 m  s.l.m tutto a Pergola Trentina.

I vigneti del Salamartano sono localizzati nella zona di Cerreto Guidi a 150 metri s.l.m. due diversi appezzamenti, di cui  la componente è diversificata; calcarea ed argillosa del Podere Moro per produzione dei Cabernet,  quella argillosa del Podere Montauto per il Merlot. Le uve vengono vinificate separatamente, il vino poi esegue un passaggio in barriques. Produrre un vino del genere nella terra dei grandi Sangiovese da un lato ed i blasonati Bolgheresi dall’altra ha richiesto sicuramente una buona dose di coraggio e spirito innovativo. Di fatto il Salamartano  è un vino dal carattere  maturo ma ben modulato, potente ma non opulento, ben eseguito e territoriale nei richiami odorosi, elegante e longevo non teme nessun confronto con altri vini à la page.

 

Tasting notes 

Serata tra amici in cui dedichiamo i nostri sforzi enoici all’apertura di alcune annate, per un confronto conviviale. 

Salamartano 1998 50% Cabernet Sauvignon 50% Merlot 

Esordisce in sordina aprendosi poco alla volta con sentori umidi di humus, foglie macerate, terreno bagnato, sfumature di caucciù, ceralacca. Rosa essiccata e tocchi cipriati ingentiliscono il bouquet che mostra anche tratti ferrosi e sanguigni.
Il palato è lineare e di grande piacevololezza ma manca di profondità risultando un po’ magro. Tuttavia conserva quella vena acida che lo ravviva insieme a tannini docili seppur ridotti cosí come pure la persistenza.

Salamartano 2001 50% Cabernet Sauvignon , 50%Merlot

Ematico a bicchiere fermo che evolve e  si apre dopo qualche secondo. Con l’ossigenazione emergono tratti di maturità  che aprono su un frutto nero ma croccante, in cui si insinuano nuance di rosa e tratti balsamici, cera, incenso, alloro, rosmarino, lavanda e riflessi terrosi si fondono, in una danza aromatica sinuosa. Il palato è profondo solido e stratificato contornato da tannini pregevoli in cui ritornano le note carnose e ferrose. Intenso e fresco sulla fine ritorna il frutto ed una nota fumosa d’incenso, chiude lungo ed elegante.

Salamartano 2004  60% Cabernet Sauvignon  40% Merlot 

Olfattivo scandito da note più zuccherine rispetto agli altri. Cassis, ciliegie, mature in cui spuntano floreali rossi carnosi e spezie dolci. La scia speziata è contornata da un velato  tocco di erba appassita. IL palato è avvolgente più largo che lungo, denotato da gradevole spinta fresca e tannini ancora puntigliosi, ma ben eseguiti il cui finale risulta leggermente polveroso, ma con gradevolissimo ritorno nel retrolfattivo della nota dolce.

“La Lama”del Chianti Classico

DIstrazione

Partendo da Castelnuovo Berardenga  andando in direzione di San Gusmè, si trova l’ azienda agricola “La Lama”. Situata alla fine di una piccola strada di campagna, attraversa il crinale che passa a cavallo tra due colline vitate nel cuore del Chianti Classico.

È Aprile inoltrato, ma l’inverno sembra non arrendersi alla Primavera e con un ultimo colpo di coda di una perturbazione proveniente dal Nord Europa, ha reso il paesaggio che soltanto  il giorno prima era solare e bucolico, in un corridoio di folate gelide e taglienti. Ad attenderci il proprietario dell’Azienda, Duccio Campani. Duccio ha ereditato l’azienda del padre Giulio Campani il quale aveva acquistato la casa colonica ed i terreni adiacenti l’edificicio nel 1969 dopo aver lasciato il lavoro come dirigente di banca,  affascinato da quel luogo rurale e ritirato in mezzo alla campagna Toscana. Lui inizia impiantando poche vigne di Sangiovese per una produzione solo per uso familiare di vino.

Duccio da parte sua pur avendo una laurea in legge con l’alternativa di una vita cittadina, sceglie di rimanere in campagna, ed insieme alla moglie Tiziana Atzeni decidono di dedicarsi dalla trasformazione dell’azienda di famiglia,  in una realtà vitivinicola di rilievo. 

Varcando la soglia sul retro dell’edificio principale, troviamo il cuore della cantina, dove alcune grandi botti e qualche tonneau sono disposti ai bordi di una storica cantina risalente al 1600. Il corridoio con pareti umide,  lascia trapelare il passato del luogo, il soffitto  è costituito da volte in mattoni e pietra che conservano una temperatura stabile sia in inverno che durante la stagione estiva. L’entusiamo che Duccio ha messo nella produzione del vino si percepisce dal racconto,  di come un vecchio edificio rurale comprato negli anni 60, si sia trasformato un poco alla volta in una cantina in grado di produrre 7000 bottiglie l’anno. Ingegno e perseveranza, non sono mai mancate fin dai tempi di Giulio, ma è con Duccio che oltre alle moderne tecnologie si aggiungono quelle accortezze sia in vigna che in cantina conducono i vini ad un innalzamento del livello qualitativo. Inizia così una nuova era con un rinnovo  scaglionato dei vecchi impianti del 1975 per mantenere inalterata la produzione, la scelta di eseguire le potature in tempi più tardivi per evitare gelate primaverili, la consulenza di un enologo. Alcuni efficaci sistemi adottati per facilitare la produzione, sono stati concepiti e realizzati proprio da Duccio. Un meccanismo di carrucole  per trasportare le bottiglie dentro un contenitore nella zona dove viene apposta l’etichetta; inoltre una scaffalatura per lo stoccaggio che  ancorata al muro tramite tiranti, rende ben stabili le bottiglie in essa raccolte. Esperimenti,  cura dei particolari, ritmo non forzato né in vigna e né in cantina; i vini vengono lasciati ad affinare in vetro più a lungo di quanto previsto dal disciplinare e  immessi al commercio dopo ben 5 anni dalla vendemmia fino ad ottenere il desiderato livello qualitativo.

I vigneti sono adiacenti la struttura ed oltre al Sangiovese ospitano qualche filare di Cabernet Sauvignon e Merlot da cui si ricava uno dei vini aziendali il Caliptra un Igt.  

Un singolo  vigneto con vecchie vigne di Sangiovese viene prodotto  il vino da cui prende il nome “Sottol’aia” a sottolineare il luogo. 

La Riserva di Chianti Classico solo Sangiovese in purezza prodotto soltanto nelle annate migliori e con  un’accurata selezione manuale dei migliori grappoli il “Terzo Movimento” 

“Se si fanno dei progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni se ci si dà da fare con umiltà se si aguzza l’ingegno,i sogni diventano realtà “  –BANANA YOSHIMOTO-

 

Tasting Notes

Caliptra IGT 2012

La Caliptra; anima dell’uva. Attenta selezione di uve Cabernet con una aggiunta di uve Merlot e Sangiovese, lasciato per 18 mesi almeno in tonneaux di rovere. Ottimo igt a cui un colore intenso e fitto, seguono chiari effluvi di iris e rosa frutto scuro maturo, spezie, ed erbaceo fresco e profumato. Sorso in cui morbidezza e rotondità di palato sono smorzati da tannini vivi e fitti, contornati da tanta freschezza fruttatta, invitante ed immediato.

Caliptra IGT 2007  Vino che si mostra con bei riflessi granato e corpo ancora di un integro rubino luminoso. Olfatto fresco e ben scandito da toni floreali appena appassiti erbe aromatiche, fieno appena tagliato, frutti piccoli sia rossi che neri freschi, arricchito da soffuse spezie, torrefazione, liquirizia. Il sorso è carnoso equilibrato e fresco, i tannini puntuali e finissimi, potente e floreale, finisce con note di tabacco e caffè  che emergono sul finire.

Sotto l’Aia Chianti Classico 2011 -100% Sangiovese.

Annata calda, il 2011 si mostra con  tonalità che dal rubino virano sul granato, il profumo è improntato da note scure di ciliegie nere e rosse e more mature, rinfrescato da note di erbe aromatiche, spezie piccanti. In bocca si allarga con rotondità e tannini scorrevoli mostrando carattere, la persistenza non è lunghissima ma nel retronasale porta con se il frutto maturo co un finale sommesso, ma pulito.

Sottol’aia- Chianti Classico 2010 -100% Sangiovese

La brillantezza del colore rubino intenso e trasparente lo fa sembrare più giovane del precedente. La sfera olfattiva è estremamente elegante e articolata, gioca su toni di agrume, lamponi, violette, bergamotto, alloro, note ferrose, ematiche, ed anche richiami pietrosi di sasso. Nessun profumo che predomina ma si avverte in modo netto e ben definito. Articolato e vibrante il sorso è slanciato dalla parte fresca che coinvolge il palato dall’inizio alla fine ed un tessuto tannico finissimo. Intenso e molto persistente espressione raffinata e rappresentativa di un grande Sangiovese.

Terzo Movimento – Chianti Classico Riserva 2010 -100% Sangiovese.

Vino di punta che riassume tutta la filosofia aziendale, infatti viene prodotto soltanto nelle annate migliori con una produzione molto limitata di appena 2000 bottiglie. Veste dalla bella concentrazione di colore trasparente e consistente. Quadro olfattivo delineato  da varie tonalità di frutti rossi maturi, tamarindo, arancia rossa, ciliegia, rosa, richiami di sottobosco, liquirizia mentolata.  In bocca più concentrato di materia estrattiva, avvolgente e succoso, equilibrato da una profilatura fresca balsamica, i cui tannini sono vellutati e  scorrevoli,

Tignanello evoluzione dell’eccellenza.

Tignanello nasce nel 1970, prodotto da Piero Antinori, nella tenuta Tignanello, nei dintorni di San Casciano Val di Pesa, pochi chilometri a sud di Firenze. La leggenda vuole che in questa zona abitasse “Tinia”, divinità etrusca, da cui ha preso nome il vino. Nel ’75, si inizia ad aggiungere al tradizionale Sangiovese una parte di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. L’affinamento prevede l’utilizzo di Barrique esula dalle vinificazioni tradizionali del Sangiovese rendendolo un vino che getta lo sguardo verso un competitivo mercato internazionale. Le peculiarità del Tignanello risultano lungimiranti per l’epoca, comprendevano infatti l’introduzione di quei vitigni internazionali che hanno fatto la fortuna dei supertuscan 24 anni più tardi. Ambizioso e ben realizzato di fatto esce dal disciplinare storico del vino Chianti Classico perdendo la denominazione DOC e rimanendo con la sola generica indicazione vino da tavola. Nel 1994 gli viene attribuita la nuova denominazione di  I.G.T.

Tignanello è prodotto esclusivamente dal toponimo del vigneto da cui provengono le uve. Il terreno sono 57 ettari esposti a sud-ovest, di origine calcarea con elementi tufacei. L’altezza è compresa tra i 350 e i 400 metri s.l.m. presso la Tenuta di Tignanello.

Tasting notes

Tre annate storiche a confronto, infatti in quegli anni il consulente della storica casa vinicola fiorentina era l’enologo Giacomo Tachis che solo nel 1993, fu sostituito da  Renzo Cotarella.

1978 –Il colore di una luminosa sfumatura granato, appare più  fitto e molto ben conservato nel corpo centrale non dimostra  incredibilmente i suoi 38 anni di età. Elegante e raffinato frutto di una stagione vegetativa lunga non condizionata da picchi di calore. Nel bicchiere i profumi si propongono in più varianti di toni che vanno dalla ceralacca, resina, humus pepe alla composta di ciliegie mature e scorza di agrumi. Cangiante dopo qualche minuto escono nuance di pot-pourri, fiori appassiti, note mentolate, foglie di thè. Il sorso morbido è ben scandito dalla parte fresca di bella struttura, saporito, il  corpo è sostenuto da una trama tannica setosa ed un ritorno al frutto eccellentemente conservato e che si allungata sulla persistenza .

1985- Complice un’annata tra le migliori degli ultimi 30 anni  ha un’intensità cromatica più compatta. Luminoso e trasparente il colore granato è contornato da riflessi aranciati. Preciso e cesellato, il  varietale è contrassegnato da note speziate in cui si fondono aromi balsamici di pino e viola. Ematico e ferroso, si espande su profumi di liquirizia, tamarindo, frutti rossi, seguiti da nuance di foglia di tabacco, china. Il palato mostra una struttura equilibrata da morbidezza e freschezza dove un tannino finissimo accompagna il gusto che resta teso sulla lunghezza e chiude con una calibrata sinergia tra frutto e aromi di cioccolato fondente. Infinito!

1989- Malgrado l’annata giudicata tra le minori ne esce con un’ottimo colore ed un sviluppo nel bicchiere integro e dinamico. Granato con sfumature aranciate, l’olfatto esce con la frutta ancora in primo piano; amarena, cassis, piccoli frutti di rovo, alone terroso che ricorda l’odore del tufo, il cuoio, dragoncello selvatico, la salamoia di olive, tabacco. La bocca è caratterizzata da una struttura potente e ben conservata, rotondo e denso ha tannini fitti scorrevoli e freschezza che tende il sorso, sorprendente nel finale lunghissimo in cui ritorna una striatura di cioccolato e tabacco.

 

Benvenuto  “Brunello” 2017

Benvenuto Brunello è sicuramente tra gli eventi più sentiti e aspettati del panorama vinicolo Italiano; primi assaggi di un annata che aspetta da ben 5 anni da disciplinare produttivo di venire immesso sul commercio, arrivata ormai alla sua 25 a edizione. L’annata presentata quest’anno è la 2012 per il Brunello, la Riserva 2011 e l’annata 2015 del Rosso di Montalcino. Un programma che si alterna in tre giornate per addetti ai lavori e stampa, una manifestazione di alta risonanza ed importanza mediatica. Sabato 18 Febbraio, le due sale sono gremite di produttori che espongono i loro vini e molti ospiti si aggirano per i corridoi. In un unico giorno impossibile riuscire a degustare  neppure un terzo dei vini presenti.

Vista l’inutilità di qualsiasi strategia, si impone un modo di degustare a macchia di leopardo, in cerca di conferme e tentando di dare un sorso a quanti più  Brunello possibile del nutrito panorama dei produttori Ilcinesi.

Nei vari assaggi si evidenzia una costanza di bevibilità con ottime riuscite e in alcuni casi qualche punta di gradazione alcolica verso l’alto, frutto dei cambiamenti climatici. Il Brunello 2012 è caratterizzato nella grande maggioranza da un’ottima rotondità dei vini, già godibili al palato denotati da tannini maturi e bilanciati da un ottima struttura, alcuni sono improntati su maggior verticalità ed eleganza, spesso provenienti da zone più fresche sia date dall’altitudine che dall’esposizione. Fantastiche le Riserve  2011 che solo chi ha operato oculate scelte in vigna vista l’annata particolarmente calda ha potuto effettuare. Per il Rosso di Montalcino 2015, la pienezza gustativa e la grande vena acida lasciano presagire un’altra grande annata da lunga evoluzione del Brunello che verrà. Le vere sorprese arrivano dal Rosso 2014 che alcune volte era presente in degustazione. Dotato di quello slancio fresco e un pò tagliente, dato dall’annata fresca e una maggiore profondità educata, che un anno in più ha saputo aggiungere, rendendolo estremamente raffinato. Caratteristica che da sempre rende il Rosso di Montalcino uno dei vini più appaganti da consumare a partire da subito.

Tasting Notes di alcuni dei migliori assaggi ..

Poggio di Sotto – Brunello Riserva- 2011

Con una bellissima interpretazione dell’annata 2011, Poggio di Sotto è un Brunello che mostra la stoffa da campione; ampiezza  intensità e una raffinata espressione del bouquet che si allarga in una profusione di note floreali di ciliegie frutti rossi, tamarindo, pepe rosa, bacche aromatiche praticamente senza fine. Bocca raffinata carnosa dove il tannino mostra un profilo di estrema finezza, contornato da un progressione di palato propulsiva, imbevuta da una freschezza vivida suadente ed aristocratica, infinito sulla persistenza.

Salvioni- Brunello di Montalcino-2012

Colore da manuale trasparente e luminoso rubino granato. Naso inizialmente scontroso, mantiene quel profilo altero che lo caratterizza, nascondendo l’ampiezza dietro una finta reticenza ed aprendosi poi quasi all’improvviso. Aromi balsamici di resina viola e piccoli frutti rossi, sensazioni pietrose, pervadono l’olfatto con  cadenza ritmata. Al palato saporito con struttura potente, dotato di ottima complessità, dalla spinta gustativa convincente tannini puntigliosi ma scorrevoli e lunghissima persistenza.

Lisini- Brunello di Montalcino-2012-Ugolaia

Rubino fitto e con unghia granato. Il naso evoluto e complesso, di frutti rossi neri e rossi maturi, viole, seguiti da nuance di pepe ed humus, toni balsamici. Palato avvolgente, articolato, denotato da struttura esuberante, freschezza e sapidità, finezza tannica incessante di polpa ed energia.

Potazzine -Brunello di Montalcino- 2012

Livello che si mantiene tra i più alti standard qualitativi. Un eccellente quadro olfattivo floreale ricco di frutti rossi ed erbe aromatiche, profondo ed espressivo; palato dalla struttura solida con una silhouette gustativa elegante e fresca in cui il tannino  non è mai scontroso ma tenue e sinuoso ed accarezza il palato con seducente bevibilità che termina con il ritorno al frutto.

Marroneto -Brunello di Montalcino -2012 Madonna delle Grazie

Estremamente curato mai opulento, profumo stratificato in cui erbe aromatiche e  balsamiche rinfrescano frutti rossi maturi succulenti, cardamomo, pepe, ad ogni giro di bicchiere una scia nuova da seguire.  Bocca il cui sviluppo è coerente ben slanciato da freschezza e da tannini finissimi sul cui finale ritorna il frutto e la parte balsamica.

Barbi -Brunello di Montalcino -2012 Vigna fiore

Un uso ben dosato del legno ha prodotto come risultato un vino dai tratti di delicati accenni floreali, note cipriate  in alternarsi con pesca gialla ed arancia, visciole e rintocchi balsamici, miscelato da una speziatura lieve e delicata. Elegante e disivolto in bocca si amplifica con incedere sicuro, la struttura è supportata da freschezza e da tessitura tannica cesellata e molto elegante.

Col D’orcia -Brunello di Montalcino- 2012

Una cornice di naturale spontaneità sommata da frutti rossi maturi, agrumi rossi, ribes, sensazioni mentolate. Palato arricchito da succosità ed avvolgenza contornate da trama tannica soffice, saporito e flessuoso, dallo sviluppo coerente, con  un richiamo nitido al frutto.

Castello di Velona -Brunello di Montalcino- 2012

Corredo aromatico in cui spezie piccanti, pepe rosa e frutti rossi si avvicendano a  richiami minerali, amalgamandosi in un insieme accattivante. Pieno e tonico, si sviluppa articolato corredato da tannino vellutato chiudendo lungo e pulito.

Matè -Brunello di Montalcino- 2012 

Bouquet dal disegno molto preciso intagliato in tocchi di cassis, ciliegie, rosa e cipria, con erbe aromatiche e ammiccante speziatura soffusa. Ben modulato il palato è cesellato da dinamicità, avvolgente pienezza, grana tannica sottile e levigata. Chiusura lunga

Fattoria del Pino – Brunello di Montalcino- 2012 

Spontaneo con frutti rossi piccoli e succosi a cui si aggiungono le violette e peonie, acqua di rose, agrumi, mineralita marine, alloro. Palato reattivo e vivace, stratificato che esprime un’ottima  interpretazione di questa annata.

 

Mastrojanni – Brunello di Montalcino -2012: ciliegie e ribes con accenni di sottobosco e minerali, spezie.  Palato avvolgente e caldo  ma ben stemperato da freschezza e  sapidità, setosa  e puntuale la trama tannica.

Venti annate di “Biondi Santi” tradizionalmente innovativi.

img_1013Siena cronostoria di una storica verticale di ben 20 annate di Brunello Biondi Santi, unite da una linearità produttiva a  conferma di uno stile che passa inalterato attraverso le contaminazioni delle mode. La trama dai tratti classici che percorre in linea retta 30 anni di produzione,  libera da dettami imposti dai mercati che seguono le mode del momento per ritrovarsi obsoleti già dopo pochi anni. Queste le peculiarità che rendono oggi il Brunello Biondi Santi un vino che ritorna più che mai  attuale, fermo nel suo rigore  statuario dai tratti puliti e coerenti, tranne per alcune caratteristiche determinate dalle ingerenze climatiche che interferiscono senza  tuttavia intaccarne lo spirito.

Il viaggio di 20 annate è condotto da Carlo Macchi e Davide Bonucci, con le tappe che legano il nome di Biondi Santi al destino di Montalcino.

Montalcino  negli anni 60 era un luogo dedito prevalentemente all’agricoltura rurale tesa alla produzione di generi per la sussistenza primaria, conseguenza della distruzione delle campagne ad opera della seconda guerra mondiale. Il poco vino che si trovava era solo per uso personale, e non era raro trovare galline o altri animali da cortile che stanziavano nelle botti dove avveniva la vinificazione con conseguenze ben immaginabili. Nel 1967 alcuni produttori della zona tra cui Biondi Santi, Barbi, Cinelli Colombini e pochi altri fondano il consorzio che getterà le basi per il miglioramento qualitativo e produttivo di Montalcino, imponendo determinate regole per la sua produzione. A dirigere il  Consorzio del Brunello viene chiamato nel 1970 Giulio Gambelli che insegna  ai nuovi produttori l’arte e le regole per la vinificazione avendo a sua volta ricevuto gli insegnamenti di Tancredi Biondi Santi.  Ma la vera fortuna di questo luogo ed il suo vino è scaturita da un fatto politico che nel periodo in cui è avvenuto è stato accolto come una vera disgrazia. L’autostrada che dovrebbe funzionare da collegamento veloce rendendo possibile uno sviluppo delle industrie, per opera dell’allora  presidente del Consiglio Fanfani viene deviata  verso Arezzo escludendo così Siena e Montalcino dal piano. Questo fatto attua  una forzata evoluzione dell’unico sviluppo possibile. Così mentre  il piano industriale affonda, il talento incontra l’opportunità  e Montalcino inizia a riempirsi di vigneti che daranno vita a quel Brunello vanto ed eccellenza riconosciuto in tutto il mondo.

Cercando di riassumere 20 annate è inevitabile che ne derivino descrizioni che pur con  le caratteristiche essenziali spesso risultino simili,  per cui l’accuratezza  sarà maggiore  tra quelli che per me sono stati i più rappresentativi. Una premessa importante da fare è che  le bottiglie sono state reperite in luoghi e da persone diverse, spesso da collezioni private, pertanto ognuna di loro ha un vissuto che in alcuni casi ha portato a dubitare non del vino stesso ma della bottiglia in questione.

Tasting Notes 

Il 1968 era doveroso accennarlo, in quanti frutto di nuovi impianti vitati dove lo scasso dei terreni induriti e compatti viene fatto attraverso l’uso di mine per far spazio alle nuove viti. Il 1968 in degustazione è una bottiglia problematica con evidenti segni di ossidazione pertanto non valutabile. (Un requiem basterà)

Dal 1977  inizia il percorso tra questi vini che per coerenza di stile rimangono pressoché immutati tranne per poche caratteristiche date dalle diverse annate.

-Brunello Biondi Santi 1977 sull’etichetta è ancora presente la scritta “Sangiovese Grosso” e la bottiglia è  vetro più leggero e trasparente di dimensioni ridotte 0,72 contro le 0,76 odierne. Il vino è di un colore granato vivo, brillante e ben conservato. Il naso presenta note evolutive di ceralacca un lieve glutammato che lascia rapidamente il posto a note fresche ben identificabili di frutto e floreale. Palato essenziale teso che conserva un gusto freschissimo,  tannicità ridotta ai minimi ma comunque presente, dotato di una pienezza gustativa inaspettatamente completa, altero ed elegante, il finale è accompagnato da una sensazione di caramello. Spiazzante bevibilità .

-1982 in quell’epoca a Montalcino le strade erano ancora bianche e polverose, in molte cantine le norme igieniche erano un miraggio, questo ovviamente non succedeva presso Biondi Santi- Il colore perfettamente conservato dai toni granato lucido invoglia a percepirne il profumo. Il frutto è marcato da fresche note agrumate e di sottobosco dove ritorna la resina. Dopo alcuni minuti cambia per passare ad una nota dolce e succosa pesca sciroppata che sorprende per intensità. Il palato è perfetto, pieno, l’avvolgenza è deliziosamente mossa dalla vena fresca ed un tannino morbido e scorrevole che si dilata sulla persistenza in un finale composto. Elegante.

-1983  Rispetto al precedente ha meno brillantezza ed anche il naso è più maturo con frutto nero floreale delicato e note ematiche. L’evoluzione si percepisce in maniera maggiore con il ritorno di ceralacca. Palato molto corrispondente anche se maggiormente morbido, mantiene saldamente il gusto restando tuttavia con una matrice tannica soffice e tanta freschezza .

-1987  proveniente da un’annata definita minore in quanto fresca, che quindi allunga i tempi della vendemmia, rimanendo scheletrica ed essenziale; l’87 appare subito  estremamente luminoso che fa supporre una grande vena acida e con il colore che sfuma sul granato conservando il corpo centrale rubino. Olfatto impeccabile e preciso in ogni sua parte in cui si percepisce un’espressività che parla di fiori viola, frutti carnosi, agrumi succosi, qui riemergono a ricordarne la natura resine e profumi di felce. Come notato al visivo, al palato l’acidità  prorompente guida un gusto sottile aristocratico e ben dosato in ogni singola componente da un rigore minuzioso, lunghissimo sulla persistenza chiude in finale pulitissimo. Raffinato.

1988- Caldo e piovoso. Vino statico che non si esprime come gli altri, animali cuoio glutammato e nota dolce caramellata. Anche in bocca dimostra meno dinamismo restando immobile dall’inizio alla fine, chiude comunque con pulizia ma senza entusiasmare.

-1990 in questo vino si passa ad una gradazione alcolica di 13 gr . Annata calda che si sente nel frutto maturo da cui escono fiori appassiti ed erbe aromatiche. In bocca  buona la progressione spinta da freschezza ben bilanciata, il gusto rimane cremoso con tannino morbido e finale pulito.

1993- In quell’anno le vigne di “Sferracavallo” da cui arrivavano le uve per la Riserva per una cessione della proprietà cambiano di mano andando a far parte dell’azienda “Le Chiuse”.  Questo si ripercuote sul vino privato di una parte essenziale. Il colore meno acceso degli altri ed un olfatto sottotono più criptico che resta inespresso sui toni di goudron e frutto nero, piuttosto concentrato e monolitico, in bocca  resta uguale dall’inizio alla fine, ridotta anche la persistenza.

-Il 1996 L’andamento stagionale è stato freddo e piovoso creando non pochi problemi. Il Sangiovese nelle annate fredde sembra sfoderare il meglio di sé a partire da il colore che è particolarmente vivido, un fuoriclasse anche all’olfatto dove per molti versi ricalca a distanza di quasi 10 anni le caratteristiche dell’87. Un ventaglio olfattivo stratificato che conserva quell’innata eleganza data dagli agrumi e dal floreale di viola,  unito ad un gusto carnoso conserva un corpo snello amplificato dall’acidità e rimanda sul finale alle note di resinae agrume . Vellutato ed infinito

1997-1998 ben conservati nel colore e nel frutto rosso maturo a tratti agrumato da cui scaturisce un palato segnato da freschezza elevata e parte tanninica croccante. Una pienezza maggiore  nel  1998 che è anche persistente piu a lungo.

– 2001  creava grandi aspettative ma non entusiasma le note di glutammato sono evidenti ed in bocca resta seduto con tannino polveroso e amarognolo, probabilmente un problema legato alla conservazione della bottiglia.

-2004 annata con una produttività alta che dopo una Primavera  fredda e piovosa segui un’Estate calda e un Settembre fresco che porta alla maturità dei vinaccioli. Nel vino si traduce in un bouquet maturo ciliegia agrume e sorso potente ed elegante, lunghissimo sulla persistenza.

-2007 Grande annata con uve di straordinaria qualità caratterizzata da grandi  sbalzi di temperatura e da un settembre fresco ed asciutto. Austero e reticente inizialmente resta immobile facendosi aspettare. Man mano che l’ossigenazione compie il rituale escono dapprima floreali di viole e giaggiolo, seguono flussi balsamici interrotti da scorza di cedro e arancio giallo. Camaleontico e cangiante anche al palato dimostra dinamismo e coerenza.

-2008   Fin dall’inizio il colore pieno sprizza vivacità emanando una luce che sembra provenire da dentro, olfatto incalzante dotato di estrema finezza che rilascia nette note floreali di lavanda, iris, viole in cui volteggiano soffi freschi  balsamici, frutto pieno e ricco. Palato ottimamente avvolgente e freschissimo dal gusto pienamente espresso in ogni singola componente, profondo intenso carnoso,  finisce con una persistenza infinita ed estremamente raffinata.

-2009 Dimostra più della sua età anagrafica mostrando un volto meno luminoso.Il fruttato è maturo e scaldato dal sole; l’andamento stagionale più caldo si sente anche al palato il cui gusto è morbido e rotondo, un’aria moderna con un tannino risolto e più statico.

-2010 Colore rubino sgargiante. All’opposto del precedente è dominato da note odorose variegate giovanili e fragranti un caleidoscopio di profumi che spaziano con intensità sfacciatamente variopinte. Palato di una pienezza gustativa scattante ed ancora in evoluzione, dominata dalla vena fresca e tesa ma allo stesso tempo esuberante, con tannini precisi ma rotondi;  mostra tutte le sue potenzialità che lo porteranno negli anni ad essere una grande vino da affinamento.

-2011 Nonostante tutto parli di un vino marcatamente giovanile è già  dotato di  quell’appeal che denota maturità del frutto succoso, sia all’olfattivo che al gustativo; avvolgente, vinaccioli maturi e scorrevoli pienezza gustativa rotondità di palato. Mantiene  quell’innata linearità comune in tutti i vini aziendali, ricalcando seppur in maniera embrionale lo stile immutato dei Bondi Santi, centrando l’ obiettivo di essere sempre attuale. 

“Montellori” una bioalchimia in cerca di eccellenza

Montellori  era nota fin dal 1200 per essere una azienda agricola coltivata con vigne ed olivi, sviluppatasi in seguito come cantina nel 1700 in un angolo di Toscana dedito alla coltivazione del Sangiovese. Il vero cambiamento però si ebbe con la guida di Giuseppe Nieri  che espanse i vigneti fino ad arrivare a  50 ettari. Il figlio e proprietario attuale di Montellori, Alessandro Nieri, cura personalmente l’azienda facendo sia la parte agronomica che enologica, con un tipo di conduzione che lui stesso definisce” Bioalchemica“.

Il vino la trasformazione di un frutto l’uva  naturalmente presente in natura, che per opera dell’uomo  si converte in qualcosa di straordinario.  In questa visione attenta a tutto ciò che circonda i vari componenti che partono dalla vite ed il suo ambiente fino alla vinificazione, il vino è come un’alchimia, il prodotto dei più svariati accorgimenti personalizzati per ogni singolo evento, che lo porta ad avere  un carattere unico per l’annata e per il territorio.  La Bioalchemia consiste infatti nel prediligere  le forze naturali stimolandone la naturale potenzialità senza però arrivare agli estremi del biodinamico. Questo processo si sviluppa  attraverso una serie di accorgimenti mirati ed adeguati al tipo di territorio e delle sue stagionalità ottimizzandone le risorse. Quindi utilizzo di nutrimento organico  con sovesci densi di elementi naturali e diversificati che reintegrando con ciò che è già presente in natura l’equilibrio dei terreni, ottimizzandone  le risorse e lo sfruttamento delle già presenti potenzialità; in base all’osservazione degli eventi naturali e l’alternarsi ciclico delle stagioni, si cerca di adeguare di volta in volta degli accorgimenti mirati che permettano  il raggiungimento di uno standard qualitativo alto che si distingua per le sue peculiarità. Una ricerca mirata per ogni singolo vino e vigneto vivendo in prima linea la realtà del territorio, una personalizzazione oculata e adeguata all’interno di tutto il  processo produttivo che diventa determinante per l’ottenimento del miglior risultato. I

Il tratto distintivo di tutti i vini di Montellori è l’eleganza e la bevibilità, il cui fulcro centrale e ricco di personalità è la creazione  di un grande Metodo Classico Toscano.

La storia di questo spumante inizia con Giuseppe Nieri;  da sempre appassionato di spumanti  e grandi vini bianchi esegue  i primi tentativi di completare il suo sogno di realizzare un buon prodotto spumantizzato utilizzando le uve da una  vigna di Chardonnay sulle colline di Cerreto Guidi. Inizialmente però i  vini ottenuti  non soddisfacevano la creazione dei vini base a causa di una insufficiente  acidità. Caparbiamente si mette  alla ricerca di un posto che abbia le caratteristiche intrinseche determinanti per la creazione di un vigneto adatto alla produzione di un buon metodo classico. Così convincendo un amico che possiede  un ultraleggero sorvola  le colline di Montalbano  ed individua una zona che per caratteristiche di esposizione e territorio risponde ai requisiti ricercati. La collina è un deposito di arenaria, denso di sassi. Lo scasso per ricavare il vigneto tutto a Chardonnay è ritratto in una impressionante foto d’epoca da dove si capisce con quale tenacia si sia ottenuto un vigneto unico nel suo genere in Toscana.

Arrivare al vigneto di Montalbano  è in effetti un’impresa ardua, la strada si inerpica per i fianchi collinari, i tornanti girano stretti in forte pendenza. Sull’ultimo tratto si arriva soltanto con un fuoristrada che sobbalza tra i canali formati dalle acque piovane e sassi che affiorano dal terreno. La vista che si offre una volta arrivati è mozzafiato, lo sguardo spazia dalla vicina catena Appenninica allargandosi nella pianura, dove si scorge in lontananza la suggestiva vista di Firenze con la celebre Cupola del Brunelleschi. Un paesaggio sospeso nel tempo e nello spazio che  solo girandosi intorno è ammantato di quell’aurea magica ed un po’ mistica che è servita per la realizzazione di una simile impresa.

L’intero vigneto situato a 500 m  s.l.m  sul crinale della collina, gli impianti  sono tutti a Pergola Trentina e formano  tunnel con scorci paesaggistici suggestivi e alieni dando l’impressione di trovarsi su qualche dorsale Alpina. Il clima è ventilato e fresco con grandi escursioni termiche tra giorno e notte, la vigna  è completamente circondata da tratti boschivi che isolano il vigneto e riparano dai venti più forti.  La biodiversità dei terreni è composta da un nutrito numero di piante e fiori che crescono spontaneamente tra i filari. Il terreno è molto sciolto e con grande permeabilità, sabbioso, ricco di sostanze minerali.  Gli impianti vitati vennero fatti  con cloni di Chardonnay usati nello Champagne. Tra un filare e l’altro si intravedono grandi sassi che di tanto in tanto affiorano ricordandoci la vera natura del terreno. Friabile in superficie e soffice a calpestarlo,  appena un metro sotto il suolo ritrova  la sua vera natura sassosa e pietrosa in cui si approfondano le radici dello Chardonnay, che ormai hanno raggiunto un’eta di 30\40 anni. Le rese ovviamente sono basse e variabili da una stagione all’altra, la produzione  varia da 5000 a 13000 per le annate più favorevoli.

Tasting Notes

Tutte le bottiglie  di Metodo Classico sono a base di Chardonnay 100%  e prodotte  Pas  Dosè, tipologia che amo particolarmente per la sua schiettezza gustativa. Senza  aggiunta di liquore d’expedition  il vino è il prodotto di ciò che la vigna ha dato nella sua totalità e purezza. Le bottiglie sono tutte  millesimate con scritta l’annata di produzione, rimane sui lieviti per 36/40 mesi.

Pas Dosè 2012 .

Ultimo uscito sul mercato si mostra con un colore dorato e brillante, perlage fine e diffuso. L’immediatezza olfattiva, mostra un esuberante agrume maturo, croccante di freschezza  con scia di crosta di pane che permea l’olfatto insieme a sentori pietrosi, gessosi. Un olfatto netto e pulito riporta alla memoria latitudini ben più nordiche. Al palato carismatico ricco di dinamismo, nervoso per acidità e sapidità. La componente morbida  è data da un agrumato succoso ritorno al frutto maturo.

Pas Dosè 2007

Oro antico brillante e lucente. Al profumo  si lascia avvolgere da note di miele, pan brioche e frutta secca e  candita, condita da espressioni marine. Il gusto è accarezzato da un perlage cremoso sottilissimo, il cui vellutato passaggio esalta la morbidezza delle note evolutive. Energico e sorretto da una parte fresca e incalzante,  il gusto si lascia integrare dalla sapida mineralità. Un sottile gioco di equilibri che trascina un’innata eleganza priva di fronzoli che termina con un finale lungo e intrigante di arachide tostata.

Salamartano 2011  Cabernet- Merlot

Nato nei fatidici anni 90 in cui la forza trainante dei vitigni internazionali hanno permesso di ottenere grandi vini a taglio “bordolese”. Il Salamartano ne è un esempio forse meno conosciuto ma non certamente di minor pregio, la cui unica pecca è quella di essere nato in un contesto meno noto rispetto a zone più blasonate.

Il 2011 appare con un luminoso rubino compatto e profondo che indica la sua esuberante gioventù . Il naso esplode in una profusione di fiori viola, richiami erbacei  e frutto nero e rosso ben maturo ma che conserva nitida la sua croccantezza. Le erbe aromatiche sono di sottofondo e rivestono un bouquet espressivo ed energico. Al palato l’ingresso deciso e ben  calibrato, tuttavia inaspettatamente leggiadro quasi aereo,  i cui tannini  cesellano un sorso scorrevole ed elegante, risoluto nella freschezza pervade lungamente il palato.

http://www.fattoriamontellori.it/ 

Di-vini confronti

Il vino è quell’elemento da cui si originano quell’insieme di emozioni  in cui territorio e cultura si fondono e si amalgamano alla personale esperienza, imprimendo alla memoria odori e sensazioni dal potere evocativo. Una degustazione in parallelo di due vini provenienti da luoghi ed annate completamente diverse, espressione di vigneti che  hanno in comune solo la sontuosa ed impeccabile finezza dei prodotti,  in entrambi i casi scaturiscono da zone che sia storicamente che territorialmente emergono nel panorama delle eccellenze vinicole.

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Gevrey Chambertin _Domaine Denis Mortet  2007

Colline della  Borgogna nella Côte de Nuits dove il suolo rossastro, con scheletro sassoso  è l’ideale per coltivare il Pinot Noir di Chambertin. In questa zona il Pinot Noir, acquisisce una particolare ricchezza di aromi, conferendo eleganza e delicatezza al vino. I Premiers Crus occupano la parte superiore degli appezzamenti collinari che oscillano tra i 280 ed i 380 metri.
Le esposizioni variano da est a sud-est. Fino al 1847 la denominazione era semplicemente Gevrey, ma poi divenuta Gevrey-Chambertin. Formata da settantacinque Climats , ripartiti tra Villages (denominazioni comunali), Premiers Crus e Grands Crus, Chambertin è uno dei crus più prestigiosi  della  Borgogna, sembra che questo vino fosse il preferito di Napoleone. 

Nel calice non  particolarmente vivace il rosso è rubino trasparente, la consistenza si denota dalla lentezza con cui il vino scorre nel calice. All’olfatto intense note fresche sono date da un floreale che esce in primo piano, con  accenni di viola e lavanda di grande finezza. Le note fruttate sono date da piccoli frutti dalla giusta maturazione che corrono dal rosso al nero al violetto ed includono note profonde con impronte di funghi e sottobosco, humus e intrigante pietra bagnata, con un tocco finale boisè. Al palato la freschezza regala un passo energico ben dosato da morbide sensazioni e tannini finissimi precisi, saporito e  raffinato. L’equilibrio parla di un vino ancora in evoluzione che culmina in un polveroso, armonico lungo finale.  

Fontalloro 1988 (ancora denominato come vino da tavola di Toscana)

Toscana Castelnuovo Berardenga, i vigneti della Fattoria di Felsina sono attraversati dal confine fra il territorio del Chianti Classico, e di quello del Chianti Colli Senesi da dove viene il Fontalloro, 100% Sangiovese provenienti da vigne diverse con alcune di oltre 50 anni,viene lasciato maturare per quasi due anni in piccole botti di rovere e almeno un altro anno in bottiglia. Gli impianti sono con orientamento, sud-ovest a 400 m di altitudine, i terreni a carattere calcareo e prevalentemente argilloso e sabbioso.  Prodotto per la prima volta nel 1983 con la collaborazione di Franco  Bernabei enologo di fama mondiale e noto a molti con il nickname di Mister Sangiovese in un territorio ad altissima vocazione, che in queste zone si esprime con livelli qualitativi altissimi .

 

Nonostante i quasi 30 anni di bottiglia il colore ha una texture colorante ben conservata che spazia dalle note granate ad un bordo sfumato aranciato e luminoso. Anche l’olfatto si esprime con intensità ricercate di floreale parzialmente offuscato da humami e note evolutive boisè, aprendosi alla rotazione riemerge in modo strabiliante un succoso frutto di ciliegia. In bocca colpisce per la freschezza che movimenta una beva ancora viva e ben proporzionata da  tannini morbidi e vellutati, in perfetto equilibrio scorre estrema piacevolezza  senza perdere in integrità dimostrando doti di incredibile longevità.

Le bottiglie aperte di “Terre del Sillabo”

IMG_8438C’è una parte di Toscana fuori dai consorzi forti e più noti, una zona che stenta a far conoscere i propri vini perché non racchiusa in quelle categorie che determinate spesso da scelte legislative riescono attraverso la promozione ad estendere ed incentivare le vendite.  Per questo motivo  al dinamico proprietario dell’azienda “Terre del Sillabo” Giampi Moretti non resta che giocare la valida e apprezzata alternativa  di far assaggiare i suoi vini. Da qui l’evento “cantine chiuse bottiglie aperte “ che ha come scopo proprio quello di valorizzare attraverso l’assaggio la produzione orientata verso al qualità dei vini,  che con passione e professionalità,  questa piccola azienda propone. Lo stile  adottato dall’attuale proprietario è proteso verso una ricerca che sia grado di esprimere il “terroir” locale, attraverso l’utilizzo di vitigni Internazionali che riescano ad imprimere ai vini un timbro di riconoscimento,  orientato ad un mercato di prodotti di nicchia di alto livello e per nulla scontati. Come è noto la provincia di Lucca non ha una grande tradizione vitivinicola se paragonata a quella di altre provincie Toscane, in questa parte di Toscana i vitigni autoctoni come il Sangiovese in alcuni casi stentano a trovare le giuste condizioni per ottenere buoni risultati. L’azienda ha 7 Ht di terreni vitati che si trovano in  Val Freddana, il nome la dice lunga sul clima della zona, caratterizzata da rilevanti escursioni termiche tra il giorno e la notte, le cui produzioni includono più tipologie di vitigni. Le selezioni vengono fatte già al momento della vendemmia in cui la scelta è operata da personale esperto effettuando più passaggi dallo stesso vigneto per scegliere i grappoli migliori valutandone colore integrità sfumature ed equilibrio stesso della pianta da cui vengono raccolti. In giugno il paesaggio è verde lussureggiante e il clima dolce e ventilato, in questa atmosfera bucolica contornata da vigneti, i vini aziendali sono proposti in degustazione con generosità per tutti l’intervenuti all’evento.

tasting notes

Il comune denominatore che contraddistingue tutti i vini di Terrre Del sillabo è un colore pieno e deciso, che nei bianchi risplende di bagliori dorati , al naso netta la prevalenza dei floreali e piante aromatiche che si trovano ovunque disseminate lungo i bordi dei vigneti e nelle vicinanze della cantina. L’assaggio di oggi  Chardonnay, Sauvignon blanc un rosso a base di Merlot ed un fantastico orange wine a base di Trebbiano. Secondo il pensiero di Giampi gli Orange Wine dovrebbero essere considerati una categoria a parte e valutabili come tali senza banalizzarli in un contesto di omologazione,  pensiero che dopo aver assaggiato” Matì” sento di condividere in pieno.

CHARDONNAY – COSTA TOSCANA I.G.T. 2011

– Chardonnay 100%
– Viti di oltre 20 anni-Bottiglie prodotte 5.000 circa

Brevi macerazioni sulle bucce ed una fermentazione in parte in acciaio ed in parte in barrique ( non di primo passaggio ) danno al vino un colore paglierino intenso  e trasparente, all’olfatto rosa tea e genziana, gelsomino e note erbacee, camomilla. In bocca la morbidezza rende il sorso denso pieno con la parte alcolica  ben integrata, fresco sapido, di ottima fattura, gustoso si espande sulla persistenza lasciando una profumata scia di fiori gialli.

IMG_8442SAUVIGNON – COSTA TOSCANA I.G.T. 2011

– Sauvignon blanc 100%
– Viti di oltre 20 anni- Bottiglie prodotte 5.000 circa

Una delle filosofie di Giampi è quella di far uscire in commercio i vini al momento in cui essi sono ritenuti pronti per questo il 2011 è per adesso considerata l’ultima annata.

Solo fermentazione a temperatura controllata in  acciaio e  affinamento successivo per 9 mesi su “fecce nobili”. Il colore luminoso e dai riflessi oro, anche questo apre con un ventaglio stratificato tra cui spiccano molteplici le note floreali, agrumati di lime e pompelmo maturo,  insieme a dettagli  minerali pietrosi e un erbaceo di fieno fresco tagliato. Al palato glicerico, eppure riesce a far salivare con lo slancio dato da una consistente vena fresco/sapida, ben bilanciato il sorso scivola con scioltezza in un finale appagante e sapido.

NIFFO – TOSCANA MERLOT I.G.T. 2009

Niffo  In lucchese dell’ottocento “niffo” identificava il “grugno”, il volto incazzato (PERLAPPUNTO) dell’animale feroce.» – Giampi Moretti

– Merlot 100% – Viti di circa 15 anni _Bottiglie prodotte 3.500 circa- Macerazione prolungata sulle bucce e passaggio in barriques (non nuove).

Al contrario di quello che  ci si aspetterebbe visto il nome che in dialetto Lucchese signifa “accigliato”; questo vino colpisce per la lievità dei profumi che risultano eleganti come in un merlot prodotto in zone montane. Piccoli frutti neri e rossi maturi ma non troppo, floreale di roselline selvatiche, contornato da erbacei profumati di macchia mediterranea .  Anche al palato la progressione è convincente, con un ottima freschezza e tannini scorrevoli, buona la persistenza.

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MATI – TOSCANA I.G.T. 2006

Trebbiano, Greco, Colombana, Vermentino-  Uve bianche vinificate in rosso con una lunga permanenza sulle bucce con continue follature, per 4/5 mesi,  le uve vengono raccolte in piena maturazione a fine Ottobre e le viti sono vecchie di oltre 30 anni, soltanto 1000 le bottiglie prodotte una vera rarità. 

Il colore non lascia dubbi rientrando in pieno tra gli Orange Wine di un arancio compatto ammaliante e brillante nonostante i 10 anni di età. Consistente alla rotazione, al naso emana note eteree di smalto che a poco a poco cedono il passo ad un naso nitido ed  incalzante, agrume, buccia di arancia, peonia, note profonde che ricordano la terra umida e foglie di tè. In bocca pulito e verticale,  la morbidezza è slanciata dalla  freschezza ancora guizzante ed una lievissima tensione tannica che rende il sorso intrigante, con un finale lungamente persistente e sapido.  Vino che spiazza decisamente per eleganza e longevità .

L’originale nome di questo vino è  stato dedicato al cane Mati (Matisse) che casualmente si chiamava invece come il mio attuale gatto,  anche per questo motivo l’ho amato da subito  per l’inaspettata corrispondenza .IMG_8463

http://www.terredelsillabo.it

Terre del Sillabo – Via per Camaiore traversa V – loc. Cappella – 55100 Lucca – Italia. Tel +39.0583.394487 – mail@terredelsillabo.it. by Metadv.