Il salotto del vino a “Montecarlo” 

Un territorio anticamente  conosciuto per la sua produzione di vino il cui nome antico era Vivinaia, cioè passaggio della Via del Vino. L’insieme dei vitigni che ancora si trovano, riportano alla mente zone oltralpe rinomate, Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc, il Roussanne, Syrah, e altri a bacca bianca, Pinot bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Semillon. Un vero concentrato di vitigni che per Montecarlo e le sue colline vitate rappresenta più di una semplice appartenenza ad una Doc. Ogni vitigno che qui si trova è infatti collegato a eventi storici che legano in modo indissolubile la storia del borgo al suo percorso vitivinicolo. Montecarlo, sita nel cuore della Toscana a due passi da Lucca, usa da secoli queste uve da sole o in blend vantando un passato prestigioso che ha visto il Montecarlo sulle tavole di Reali e Papi. Questa notorietà lo portò nei primi anni del 1900 ad essere conosciuto come “Lo Chablis di Montecarlo”, realizzato con Trebbiano e seguendo un’arcaico metodo di vinificazione che gli regalava sentori speziati e una lunga longevità.

Il primo documento ritrovato in cui si parla dei vini di Montecarlo risale  addirittura all’anno 846. Nel 1500 il vino bianco di Montecarlo raggiungeva i prezzi più alti di tutti gli altri vini al mercato di Firenze. Nell’arco della storia lo ritroviamo addirittura per le nozze del Principe Umberto di Savoia e Maria Josè.

La coltivazione di questi vitigni ha origini legate ad un personaggio di spicco nel panorama vitivicolo di Montecarlo che lega il suo percorso personale a quello del Borgo e di ciò che ancora oggi vi viene coltivato: Giulio Magnani il quale dopo aver passato un anno nella zona di Bordeaux fece ritorno a Montecarlo con un fascio di marze assai consistenti prelevate da nobili vitigni francesi che innestò sui ceppi delle vecchie vigne di Trebbiano e Sangiovese.  Magnani, giovane di nobili origini, era nato a Pescia il 30 agosto 1839 a Montecarlo dove possedeva una villa con fattoria. Proprio da quel posto iniziò la coltivazione dei vitigni Francesi. Incoraggiati dagli ottimi risultati, anche altri produttori della zona seguirono il suo esempio favorendo la diffusione di questi vitigni  in tutto il territorio di Montecarlo.

Ritornando con un balzo storico nei tempi odierni,  varie iniziative vengono ogni anno organizzate dal Consorzio Vini di Montecarlo che sono volte a promuovere i vini ed i cibi del territorio. A questo proposito si è  da poco conclusa la rassegna che si tiene nel giardino di palazzo Pellegrini Carmignani che ha visto i produttori vitivinicoli Montecarlesi proporre i loro vini in abbinamento con piatti ottenuti da prodotti tipici del territorio. L’ultima serata era dedicata alle “erbe spontanee” con piatti ispirati dalla cucina Fusion dello chef Masaki Kuroda di Serendepico.


I vini proposti da due aziende di Montecarlo erano dell’azienda agricola Carmignani Enzo e della Fattoria il Poggio. L’odierno Disciplinare della DOC “Montecarlo” prevede la produzione di Montecarlo Bianco, Rosso, Rosso Riserva, Vermentino, Sauvignon, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Vin santo, Vin santo Occhio di Pernice.

Questi i vini degustati 

Kapogiro- Enzo Carmignani: rosato da Sangiovese, Merlot, Syrah. Colore rosa tenue dai profumi di piccoli frutti rossi e floreali, dal gusto beverino ed equilibrato, ottenuto con pressatura soffice e breve macerazione sulle bucce.
Urano- Enzo Carmignani: Sauvignon da un singolo vigneto posto in alto che profuma di pompelmo e fiori bianchi, con accenni minerali, rinfrescante e sapido.
Fattoria il Poggio-Incantate-Chardonnay che esegue un passaggio in legno per circa 6 mesi. Spezie e frutta bianca, sapido e fresco.
Fattoria il Poggio-Incantate- Merlot e Cabernet, 18 mesi in barrique; speziato e morbido. Enzo Carmignani -Aleatico- Eterei in primo piano, frutti neri surmaturi, dolce e strutturato.

 

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Una lunga estate “Rosè”

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Che fosse l’anno dei rosati si era intuito da tempo, basta dare un’occhiata ai tanti post che circolano sui vari social e che hanno dipinto di rosa pagine intere. L’estate particolarmente calda ha certamente contributo a fare spazio a questa tipologia il cui colore invitante e la temperatura di servizio intorno ai 10/12 gradi, promette un genere rinfrescante e pieno di sapore.

Il rosè è in realtà molto versatile, di facile abbinamento alle pietanze tipicamente estive. Un trend che trova sempre più spazio tra i vini bianchi arrivando a riempire interi scaffali con le molteplici sfumature rosa.

Tipologia molto diffusa anche all’estero a partire dalla vicina Francia, in particolare quella del sud. I rosé italici naturali o non convenzionali sono diversi per vitigni e peculiarità. Oggi sono moltissime le aziende che hanno nella loro gamma produttiva almeno un rosato. Incredibilmente l’Italia risulta essere uno dei maggiori esportatori di questa tipologia, mentre i primi consumatori restano per adesso i vicini francesi.

Produrre un buon rosè non è però cosa banale, ma chi riesce nell’impresa ottiene prodotti che meritano rispetto e considerazione.

Occorre scegliere il vitigno giusto prima cosa, in base a caratteristiche di acidità, aromaticità e capacità colorante. Il territorio, deve avere sufficiente escursione termica e ventilazione per ottimizzare la maturazione delle uve, le quali devono essere sane e nel miglior stato possibile.

Anche scegliere il momento giusto della raccolta non è mai banale, con pochi giorni di anticipo si rischia di ottenere un vino squilibrato e pochi giorni di ritardo per avere un vino eccessivamente alcolico o scarso di freschezza. Massima cautela anche in cantina per ottenere il giusto gradiente di colore desiderato. Infine occorre stare attenti alla conservazione del suo colore estremamente fragile ed esposto a fenomeni di ossidazione. D’estate però accanto a prosciutto e melone, oppure piatti di pesce o carni non troppo elaborate, il rosato è il giusto rito per esorcizzare il caldo di un’estate ancora lunga.
 Tasting Notes di alcuni dei migliori assaggi.


Whispering Angel 2016 – CAVE D’ESCLANS AOC Provence 

Zona del Bandol la più famosa e vocata per la produzione di rosè  Château D’ESCLANS si trova a La Motte, nella regione francese del Var. -72% Grenache, 13% Rolle, 7% Syrah, 4% Cinsault, 4% Tibouren

Tipicamente provenzale nelle sue sfaccettature, questo rosè ha in suo punto cardine nell’estrema raffinatezza di profumi ed aromi. Colore rosa salmone molto tenue e luminoso. I tratti erbacei e floreali sono completato da piccoli frutti rossi appena accennati che sia nei profumi che nel gusto arricchiscono un sorso leggiadro dotato di una grande freschezza, la lunga persistenza è seguita da un finale pulito e asciutto. Finissimo.

 


Illario 2016 fattoria di Magliano Sangiovese 100% della Maremma Toscana 

Territorio assolato e selvaggio che risente dei vicini venti marini, da dove si ottengono vini concentrati e maturi. Illario è un bel rosa intenso e vivace, perfetto connubio tra la maturità dei frutti rossi e la freschezza delle erbe aromatiche. Entrata di avvolgente morbidezza, sferzata da freschezza e sapidità, il sorso fà salivare a lungo richiamando il sorso. Chiusura sapida e piacevolmente fruttata. Dissetante

 


“Petali” 2016 az agricola Cantalici  Sangiovese 100% 

Igt biologico e vegano, ovvero che prevede un uso di coadiuvanti di sola origine vegetale e minerale per tutto il ciclo produttivo. Esigua la produzione di solo 15.000  bottiglie.

Rosato di ottima beva in cui i frutti rossi sono piccoli e croccanti con accenni ferrosi ed ematici, intenso il floreale di viole e rosa. Palato inizialmente disteso e rilassato, mostra un lato più selvaggio carnoso e sapido. Persistente e sostenuto da parte acida rinfrescante.

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Sangiovese in purezza anche per il Rosè 2016  di Riecine 

Cuore della Toscana nel Chianti Classico. Il rosato di Riecine ha una colorazione molto tenue che rammenta tratti più nordici. I profumi invece sono strettamente legati al territorio, erbe aromatiche in cui si insinuano tratti agrumati e floreali di violetta tipici del Sangiovese di quelle zone. Il palato aereo ed intenso è teso da una vena fresco/sapida che risulta appagante e completa, chiusura impeccabile e lunga, eleganza da vendere. Pregevole.


Campo alle Comete 2016 Rosato Bolgheri Doc 

Nasce da un tipico taglio di vitigni Bordolesi in pieno stile  Bolgheri.  Il primo vino interamente prodotto e vinificato dalla nuova gestione, esegue una pressatura soffice con l’aggiunta di una piccola percentuale ottenuta con metodo del salasso.

Ciliegie fragole frutti rossi succosi, contornati da erbe aromatiche, resina di pino fiori viola. Rosato dotato di bella struttura in grado di sorreggere anche piatti elaborati. Intenso, si allarga con un incedere morbidamente avvolgente per poi bilanciarsi con la parte data dalla freschezza e dalla sapidità marina, tipica del territorio. Trasognato.


infine…per chi ama la sensazione carezzevole delle bollicine.

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Champagne  Révélation. 100% Pinot Noir. Rosé de Saignée. Dosaggio 7 gr/l.

Un rosè quasi solo di nome che rasenta un rosso scarico brillante e vivace. Il perlage è composto da numerose bollicine sottili, cremoso al palato, accarezza senza graffiare. Il quadro olfattivo è guidato dall’intensità del Pinot Noir in cui frutti rossi e sottobosco sono ben marcati, croccanti e arricchiti dalle sensazioni gessose, a cui si sommano le note fragranti date dall’affinamento in bottiglia. Complessità anche al palato intessuta in una spinta propulsiva data da una notevole freschezza stemperata da una morbida elegante nota fruttata, lungo e coerente il finale. Eccellente

 

L’Intervista fatta da Paola Zoppi su Due Passi Gourmet                         Monica Bianciardi e la sua estate da winelover — Due passi gourmet

L’estate è arrivata con le sue temperature caldissime. Allora come scegliere il vino giusto? Quali i “must have” della stagione? E soprattutto, che siate al mare, in montagna oppure in città: come scegliere il vostro vino, in base alla località in cui vi trovate? Lo abbiamo chiesto a Monica Bianciardi, winelover toscana, vivace e appassionata […]

via #estatedabere: Monica Bianciardi e la sua estate da winelover — Due passi gourmet

Camartina naturalmente eccellente 

 

Ogni territorio vitivinicolo per quanto a prima vista possa sembrare simile ad altri, ha caratteristiche che lo rendono unico. Queste sono dovute da un insieme di fattori; clima, composizione del terreno, pendenza, irradiamento solare, ventilazione, ma il carattere  dell’appezzamento  oltre alla peculiarità del  terreno è fortemente influenzato anche da altre variabili che vengono date da chi si occupa di coltivarlo. Le cure ricevute possono determinare un arricchimento del suolo, favorendo lo sviluppo di piante, fiori ed animali rendendolo un ecosistema vivo e  mutevole, con il risultato di cambiare ed influenzare ciò che in esso viene coltivato. Per questo motivo molte volte i vini hanno elementi distintivi anche molto diversi pur provenendo dallo stesso territorio. 

L’azienda agricola di Querciabella nasce con Giuseppe Castiglioni, il quale nel 1974 compra la proprietà dopo un passato come ìmprenditore. Il figlio Sebastiano inizia il suo personale percorso dalla fine degli anni Ottanta quando avvia la conversione dei vigneti in regione biologico. Sebastiano Castiglioni intrapresa la strada del basso impatto ambientale, introduce raccolte e lavorazioni manuali in vigna con l’uso di preparati  biodinamici con il solo utilizzo di ciò che è già naturalmente presente negli appezzamenti, abolendo tutti i composti chimici, ed ogni lavorazione o prodotto che coinvolga lo sfruttamento animale. La certificazione in biodinamica avviene già nel 2000, quando ancora non era diventata uno status da esibire. In tempi più recenti la prima in Italia a dichiararsi azienda agricola vegana. Questo stile rigoroso è dovuto in parte al modo di essere di Sebastiano il quale per filosofia personale è sia vegano che partecipante attivista di associazioni ambientaliste.

Sostenitore delle teorie del  filosofo Peter Singer  (il quale  sostiene che tutti noi non siamo responsabili solo di quello che facciamo, ma anche di quello che avremmo potuto impedire o che abbiamo deciso di non fare) Sebastiano Castiglioni  prende parte attiva a tutte le fasi decisive per la produzione dei suoi vini insieme all’enologo Guido De Santi. In passato si sono avvalsi della preziosa consulenza di Giacomo Tachis puntando su di uno stile impeccabile di grande livello.  L’azienda ha sede  a Greve in Chianti, territorio storicamente ad alta vocazione vinicola per la produzione di grandi Sangiovese e Chianti Classico. L’azienda ha inoltre terreni produttivi  anche in Maremma. In totale 26 ettari vitati che regalano a Querciabella il primato di essere la più grande azienda biodinamica presente su tutto il territorio italiano,

Camartina 

Vitigni: cabernet sauvignon 70%, sangiovese 30%

Tre le annate a confronto stappate bevute e ….finite, in un vertical tasting con abbinamento enogastronomico  che di vegano aveva soltanto il vino…

2008 colore che dal rubino concentrato e fitto escono luminosi riflessi granato sul bordo. Note di resina escono per prime balsamiche e lievi, parlano un linguaggio fatto di eleganza e carnosi frutti neri. Incenso, alloro, peonie a profusione, verbena, viola, nota fumè. Il sorso è un profondo concentrato di sensazioni che spaziano dalla morbidezza alla freschezza. Dinamico e propulsivo si allarga saporito, integrato da un tessuto tannico vellutato ma presente. La persistenza è infinita e chiude con liquirizia e frutto.

2007 Il colore meno fitto del precedente ma molto vivace. Il profumo sembra uscire da una strada bianca di campagna dopo una pioggia primaverile. Ferro e pietra, si alternano in un incedere che fa preambolo ad un susseguirsi  di fiori freschi, giaggiolo violette, erbe aromatiche rosmarino, alloro, terra bagnata, sasso. Il frutto c’è ma non prevale contornando l’allure aromatica con frutti di bosco appena accennati. In bocca è una sinfonia di sensazioni fresche e morbide scandite da un incedere setoso. Raffinato, quasi austero, senza ostentazioni, floreale e balsamico è forse appena meno persistente del precedente ma caratterizzato da una suprema eleganza.

2004 Il colore rubino appare compatto e maggiormente concentrato con sfumature granato sul bordo. Gli aromi intensi, evidenziano un’annata più calda e sviluppano profumi maturi di prugna, mirtillo in cui ritorna la viola appassita ,  si percepiscono note fumose di tabacco spezie dolci cannella, ceralacca, rinfrescati da erbe mentolate. In bocca , avvolgenza  e struttura in cui si sente il frutto maturo e la cera, sapore pieno carnoso, tannini eleganti che terminano con un finale polveroso di caffè e tabacco. 

Un grazie ad Alessio Grotti patron della “La Buca Del Tasso”  per la disponibilità nelle varie degustazioni, e per la meravigliosa bistecca che ha degnamente accompagnato i vini.

La Buca del Tasso Osteria

Via Capezzano, 125, 55045 Pietrasanta LU 0584 771260

Salamartano a proposito di Super Tuscan 

Salamartano, il cui nome deriva  dalla sala di Marte, ovvero il salone delle armi del castello di Fucecchio. Il vino un I.G.T. che stilisticamente si colloca tra i Supertuscan, la cui prima annata di uscita è stata il 1992. Un vero Cru ottenuto da due vigne singole con taglio “Bordolese” prodotto a Montellori. Nel blend si amalgamano, percentuali di Merlot e Cabernet Sauvignon, arricchito nelle annate più recenti di Cabernet Franc e Petit Verdot. Questo vino proveniente da una zona inusuale, più nota per le industrie manifatturiere che per la produzione vinicola e da molti ritenuta inadatta per la produzione di grandi vini rossi. L’azienda di Montellori è gestita da diversi anni dalla famiglia Neri che d’altra parte non è insolita alle sfide nel campo vitivinicolo; infatti produce anche un Metodo Classico Blanc de Blanc 100% Chardonnay,  con eccellenti  risultati di cui l’intero vigneto  è situato a 500 m  s.l.m tutto a Pergola Trentina.

I vigneti del Salamartano sono localizzati nella zona di Cerreto Guidi a 150 metri s.l.m. due diversi appezzamenti, di cui  la componente è diversificata; calcarea ed argillosa del Podere Moro per produzione dei Cabernet,  quella argillosa del Podere Montauto per il Merlot. Le uve vengono vinificate separatamente, il vino poi esegue un passaggio in barriques. Produrre un vino del genere nella terra dei grandi Sangiovese da un lato ed i blasonati Bolgheresi dall’altra ha richiesto sicuramente una buona dose di coraggio e spirito innovativo. Di fatto il Salamartano  è un vino dal carattere  maturo ma ben modulato, potente ma non opulento, ben eseguito e territoriale nei richiami odorosi, elegante e longevo non teme nessun confronto con altri vini à la page.

 

Tasting notes 

Serata tra amici in cui dedichiamo i nostri sforzi enoici all’apertura di alcune annate, per un confronto conviviale. 

Salamartano 1998 50% Cabernet Sauvignon 50% Merlot 

Esordisce in sordina aprendosi poco alla volta con sentori umidi di humus, foglie macerate, terreno bagnato, sfumature di caucciù, ceralacca. Rosa essiccata e tocchi cipriati ingentiliscono il bouquet che mostra anche tratti ferrosi e sanguigni.
Il palato è lineare e di grande piacevololezza ma manca di profondità risultando un po’ magro. Tuttavia conserva quella vena acida che lo ravviva insieme a tannini docili seppur ridotti cosí come pure la persistenza.

Salamartano 2001 50% Cabernet Sauvignon , 50%Merlot

Ematico a bicchiere fermo che evolve e  si apre dopo qualche secondo. Con l’ossigenazione emergono tratti di maturità  che aprono su un frutto nero ma croccante, in cui si insinuano nuance di rosa e tratti balsamici, cera, incenso, alloro, rosmarino, lavanda e riflessi terrosi si fondono, in una danza aromatica sinuosa. Il palato è profondo solido e stratificato contornato da tannini pregevoli in cui ritornano le note carnose e ferrose. Intenso e fresco sulla fine ritorna il frutto ed una nota fumosa d’incenso, chiude lungo ed elegante.

Salamartano 2004  60% Cabernet Sauvignon  40% Merlot 

Olfattivo scandito da note più zuccherine rispetto agli altri. Cassis, ciliegie, mature in cui spuntano floreali rossi carnosi e spezie dolci. La scia speziata è contornata da un velato  tocco di erba appassita. IL palato è avvolgente più largo che lungo, denotato da gradevole spinta fresca e tannini ancora puntigliosi, ma ben eseguiti il cui finale risulta leggermente polveroso, ma con gradevolissimo ritorno nel retrolfattivo della nota dolce.

“Terre d’Italia 2017 ” tra conferme e novità. 

Appuntamento organizzato dall’Acquabuona dentro i locali dell’Una Hotel di Lido di Camaiore. Tra gli intervenuti complice la giornata soleggiata ed estiva, serpeggiava un po’ di nostalgia per la vecchia location  dell’evento, che fino ad un paio di anni fà era situata in quel magico luogo che è il “Conventino” nel centro storico di Pietrasanta.

Senza dubbio,  sia per i produttori che per i vini la nuova sede porta però vantaggi di ordine logistico,  essendo più spaziosa organizzata climatizzata. Bella la  selezione di etichette provenienti da tutt’Italia che si è completata nell’arco del lunedì con la presenza anche di bottiglie con annate vecchie. Una passeggiata tra i vigneti Italiani da Nord a Sud in un inseguirsi di sapori ed espressioni di grandi vini.

 

Tasting notes di alcuni migliori assaggi

Perdauin Roero Arneis 2016

Proveniente  da vigne vecchie di circa 35 anni.  Arneis estrattivo  e profumato di mele cotogne, fiori d’arancio, frutta tropicale, pompelmo rosa. Dotato di sapore e struttura, è caratterizzato da una forte spinta  fresca ben contrapposta da pienezza  glicerica, che termina in un lungo finale sapido.

“Oi ni” Fiano di Avellino 2013

  •  Fiano un vitigno che non finisce di sorprendere per l’estrema eleganza che riesce a raggiungere nelle migliori espressioni. Questo proviene da una selezione delle migliori uve della zona di Lapio. Sosta sulle fecce e passaggio in botti di rovere di 3 passaggio per circa un anno. Intenso e tropicale passion fruit, lime, sentore di arachide tostata, fumè e erba fresca. In bocca è ricco ma non opulento e governato da una vena fresco sapida che accompagna un gusto lungo dai contorni agrumati il cui finale riserva un goloso finale di caramello.

LR 1013  

LR sono le iniziali di Luis Raifer- per tantissimi anni presidente e direttore di Cantina Colterenzio nonché uno dei pionieri della rivoluzione qualitativa. LR  è un blend di una selezione contente Chardonnay,  Pinot bianco,  Sauvignon e Gewürztraminer. Lunga sosta sui lieviti e maturazione in legno.  Raffinatissimo vino che si esprime attraverso un profilo olfattivo ampio fusione perfetta di tutti i varietali dei vitigni che compongono la cuvée. Palato saporito dinamico molto elegante in cui la freschezza gioca un ruolo di primario. Lungamente persistente ha un chiusura pulita e floreale.

Tiarè Collio  Sauvignon 2016

Sauvignon dai toni polposi e floreali, in cui spiccano, il pompelmo rosa, l’ananas, ginestra e rose gialle a profusione, sottofondo erbaceo tipico del vitigno dettato da un fresco richiamo alla foglia di pomodoro ma senza prevaricare altri profumi. Corredato di struttura e glicerina ha una beva piacevolmente piena e fresca, in cui la spalla sapida fa da supporto distendendosi sul gusto.

Gattinara Travaglini Riserva 2011 Nebbiolo

Prodotto soltanto nelle annate, migliori, il nebbiolo dell’alto Piemonte si distingue per la spinta ferrosa e minerale che si accorda ad un frutto a giusta maturazione risultando ben amalgamato in un insieme balsamico di pino e resine. In sottofondo le spezie ed un soffio di legni profumati. Palato disteso e polposo di bella struttura che sorregge un alcol perfettamente integrato,  sorso compatto senza sbavature, movimentato da freschezza e tannini fluidi pieno e convincente fino in fondo.

Castel Salleg Bischofsleiten 100% Schiava

Un vino che sorprende per l’estrema bevibilità data da un olfatto  che profuma di fiori viola e frutti rossi croccanti erbe fresche officinali. In bocca coerente per la grande freschezza, in cui ritorna con forza il frutto succoso , tannini gentili e gusto che si prolunga chiudendo con garbo e pulizia .

Per le vecchie annate due vini mi hanno particolarmente colpito e al contrario di ciò che si potrebbe pensare non sono rossi ma due grandissimi inaspettati bianchi.

 

Tornante  2008  Vadiaperti Greco di Tufo 100%

Greco 100% le cui uve provengono da vigneti piantati negli anni 90. Un vino che si evolve con stile, che si esprime con intense note agrumate e con idrocarburi a cui si sommano note terrose e frutta secca; segue un sorso saporito strutturato, e ancora freschissimo quasi al limite del tagliente. Persistente e sapido.

NEGRO ANGELO E FIGLI – Roero Arneis 7 anni 2009

Arneis che esce in commercio dopo ben sette anni di bottiglia. Nasce su terreni calcarei ricchi di fossili marini. Naso che gioca tra i contrasti che si alternano tra frutta secca, buccia di mela, pompelmo  di sensazioni marine, spezie piccanti. Palato avvolgente con freschezza, ben conservata e sapido, finisce con un bellissimo ritorno alla mela di cui rimane una lieve percezione tannica.

“Terre Brune” il Carignano del Sulcis in tre atti.

Il Terre Brune Carignano del Sulcis etichetta simbolo di Santadi. Vino emblematico per la Sardegna per essere stato il primo vino ad essere affinato in Barrique. Frutto della ricerca di uno dei piu grandi enologi Italiani, Giacomo Tachis, il Terre Brune esce per la prima volta nel 1988 con l’annata 1984. Ottenuto con un’attenta selezione delle uve di antichi vigneti coltivati ad alberello ancora a piede franco. Il vino dopo una lenta fermentazione e macerazione delle vinacce, sosta per 16 mesi in barrique di rovere Francese, a cui segue un lungo affinamento in bottiglia.

In passato il Carignano era un vitigno poco valorizzato le cui uve erano spesso vendute per il taglio di altri vini. Negli anni 60 con l’unione dei produttori locali nasce la cantina di Santadi, che inizia a vendere il vino ottenuto come vino da tavola. Il vero salto qualitativo arriva negli anni 70, quando in seguito all’elezione di Antonello Pilloni alla presidenza di Santadi, arriva l’enologo Giacomo Tachis la cui grande esperienza ha decretato il successo di vini come Sassicaia e Tignanello in Toscana. Selezione in vigna, vendemmie manuali ed una vinificazione su modello dei SuperTuscan applicata anche al Carignano del Sulcis, faranno la differenza rivalutando il Carignano che solo in questa zona riesce ad esprimersi con tanta eleganza.

Tasting Notes

 

“Terre Brune”Carignano Del Sulcis – Superiore

UVAGGIO
Carignano 95%, Bovaleddu 5%.

 

1994 

Il colore rosso granato in evoluzione, la cui vivacità non è particolarmente luminosa. Al naso denota una terziarizzazione in cui il frutto nero è sfumato nelle note speziate e boisè,  tabacco liquirizia, erbe appassite. Al palato ancora saporito e sostenuto da freschezza e tannini docili, sapido, perde sulla persistenza che appare ridotta rispetto agli altri due vini.

1996

Rosso rubino con lievi riflesso granato, mostra archetti fitti e regolari. Grande intensita e complessità il bouquet olfattivo si apre con aromi secondari che solo a tratti divengono terziari sembrando molto più giovane dell’effettiva età. Mirto, mora, gelso, tocchi di grafite, forte l’intensità delle erbe aromatiche, le spezie sono soffuse con soffi di anice stellato, cardamomo. In bocca è avvolgente animato da tannini finissimi ben integrati e freschezza che ritorna con le note aromatiche. Chiude lunghissimo e pulito, vino di grande eleganza.

 

 2011
Rubino intenso, denso e fitto. Olfatto che ricorda vini di luoghi assolati caldi dove il frutto è nero e maturo con  prugne cui seguono note di mirto profumato,  spezie orientali dolci ed erbe mediterranee, alloro, ginepro, che trascinano una chiusura su note di tabacco e cioccolato amaro. Attacco al palato rotondo ricco e caldo la cui parte morbida lascia spazio a fresche note fruttate,  tannini ancora energici ma dalla fattura impeccabile.

NOT-Only wine festival 

Per le strade di Citta di Castello, in mezzo Palazzi Storici e scenari da cartolina si è svolto  “Only Wine festival”.

Manifestazione articolata da una svariata ricchezza di eventi, connubio ben riuscito nel bel centro storico di Città di Castello tra arte, cultura, vino, cibo e non solo. Padiglioni dedicati anche alla degustazione di birre artigianali, whisky e sigari. Il mondo del vino in modo particolare è stato dedicato a quei piccoli produttori che non avendo nomi altisonanti alle spalle, faticano ad emergere pur avendo un grande potenziale qualitativo, 350 etichette hanno esposto negli ambiti del Festival. Tra questi molte le aziende Italiane che spaziavano da Nord  a Sud. Un padiglione riservato agli ospiti internazionali con Only Wine International. Vini provenienti da svariate aree Europee tra le più prestigiose, Champagne, Borgogna, della Mosella e della Georgia, e Spagna,che hanno avuto il prestigioso compito di accompagnare durante la Cena di Gala nella Sala degli Specchi i piatti dello Chef Hiro Shoda, selezionati, presentati ed abbinati ognuno ad un vino diverso da un istrionico, Luca Martini (Migliore Sommelier del Mondo AIS ). Di grande interesse anche l’area delle birre artigianali Umbre. L’area Whisky, curati da Claudio Riva presidente del Whisky Italian Club, che ha presentato i malti provenienti da varie aree geografiche mettendoli a confronto in due Master guidati dei migliori Whisky del Mondo, scelti ed imbottigliati con una estrema selezione dallo stesso WhiskyClub Italia. Da non dimenticare l’area del Trentodoc, che nel 1993 è stata la prima denominazione di origine controllata in Italia riservata al metodo classico, in cui è stato possibile spaziare tra un vasta scelta di bollicine Italiane. Interessante ed innovativa, l’iniziativa, riservata ai turisti  e winelovers che attraverso gli Speed Wine gestiti dai sommelier Ais, hanno potuto accedere a mini corsi della durata di circa mezz’ora che in pochi essenziali passi, hanno illustrato pochi passi fondamentali, per accedere al mondo del vino attraverso una degustazione più consapevole. Un momento di arricchimento culturale e riflessivo, introdotto da Francesco Saverio Russo attraverso la presentazione del libro di Lorenzo Corino nella storica Sala Bistoni, VIGNE, VINO, VITA: i miei pensieri naturali per una viticoltura che rivolge particolare attenzione all’ambiente attraverso il percorso dell’autore e della sua personale esperienza nella gestione della vigna e della cantina teso verso un non interventismo piuttosto che ad una correzione di ciò che già naturalmente è presente in natura.

Un’evento Only Wine Festival coinvolgente a 360 gradi, ben architettato e vario a cui calzerebbe a pennello il nome di  “NOT Only Wine Festival”.

 

Tasting Notes e galleria fotografica di alcuni dei miei migliori assaggi..

«Vin de la neu» Di Nicola Biasi– prodotto a 1000 m di altezza, ottenuto da un ibrido particolarissimo, che vanta un albero genealogico di tutto rispetto. Il Johanniter, questo il nome del vitigno,  uva bianca costituita nel 1968 da Johannes Zimmerman presso l’Istituto Statale di viticoltura di Friburgo, in Germania, ottenuto mediante l’incrocio risultante attraverso l’unione di altre varietà, ovvero Riesling e Seyve Villard, ed un incrocio tra Pinot Grigio e Chasselas. Resistente alle forti escursioni termiche ed al clima rigido, al Johanniterin  è stata autorizzata la coltivazione anche in Italia solo in tempi recenti. La bottiglia del «Vin de la neu» racconta la particolarità del suo contenuto attraverso un packaging accattivante. Etichetta candida a forma di vetta innevata, su bottiglia renana sormontata da ceralacca bianca, anticipa almeno visivamente un contenuto non scontato.

Il vino è come mi aspettavo,  freschezza tagliente dotato di un bouquet ampio e composto, in cui le peculiarità dei vitigni si fondono a formare un unica sinfonia. Speziato e al tempo stesso agrumato ha note di fiori selvatici bianchi, in cui si trovano tratti pietrosi contornati da erbe profumate e mele mature. Malgrado l’estrema gioventù è avvincente ed incalzante il sorso è lungo e di grande spessore.

” Genesis”- Valentino Butussi.  Colli Orientali del Friuli. Sauvignon Blanc 100%

Prodotto su terreni composti da calcare ed arenaria provenienti da un singolo vigneto di circa 40 anni, solo 1400 bottiglie prodotte. Finalmente un Sauvignon con finissimo olfatto che profuma di agrume e pompelmo rosa da cui escono chiare note minerali che portano alla salinità del suolo dove viene coltivato. Ruotandolo nel bicchiere emerge anche un frutto più maturo di pesca bianca ed un erbaceo tipico del vitigno, ma per nulla invadente o predominante. Anche al palato si conferma finemente agrumato dotato di morbidezza glicerica. Sapido e lungo finisce impeccabilmente pulito.

Sù Entu -Vermentino di Sardegna – Vermentino 100%

Ottenuto da vigneti con una densità di 5000 ceppi per ettaro, il cui sottosuolo è di natura calcareo-marnosa, ricco di argilla. Gli impianti sono abbastanza recenti e non hanno più di 10 anni. Dall’ultimo assaggio che ho potuto fare un paio di anni fà quando le viti erano più giovani, ha acquisito maggior complessità che si nota subito dal primo impatto olfattivo.

IL colore giallo paglierino, intenso; i profumi, spaziano dal frutto a tropicale con agrume maturo, arricchito da note salmastre con un fondo di spezie piccanti. Un uso ben gestito di tonneaux per la fermentazione e la maturazione, gli conferiscono morbidezza glicerica e spessore; dinamizzato da vena fresco sapida, il sapore porta verso un finale lungo in cui si avvertono erbe aromatiche e fiori di sambuco.

– Nobile di Montepulciano (Anteprima Riserva 2013) – Az.Agr.Nottola Continua a leggere

Le Château du Moulin-à-Vent

img_8241Dopo  aver girovagato per diversi giorni nel Nord della Francia patria dei grandi bianchi a base di Sauvignon e Chenin Blanc, aver percorso migliaia di km lungo l’ampio corso del fiume Loira, l’ultimo appuntamento ci attende con uno dei vini forse meno noti il “Gamay”

Andando verso sud oltrepassando il Màcon  parte finale della Borgogna, arriviamo nelle colline di Moulin a Vènt. La bellezza paesaggistica è sorprendente, sembra un’immagine tolta da un libro di fiabe. Un mulino a vento fà mostra di se  sulla cima di una collina completamente circondata da viti basse e tozze; sculture nodose e grevi rese tali da un vento freddo che soffia  in modo incessante.  Dietro una curva lo spazio si allarga e l’occhio si perde vagando per le colline, gremito di quelle viti ultracentenarie che sembrano spuntare dal terreno come tante mani aperte protese verso il cielo.

Château Du Moulin-À-Vent vanta 500 anni di storia, si trova tra Beaujolais e Mâconnais, la migliore AOC per il Gamay. Principalmente i vigneti sono situati nel cuore della denominazione Moulin-à-Vent, esposti principalmente a est, tra i 200 ei 350 slm. I terreni sono composti da granito e sabbia, con presenza di manganese, ossidi di ferro, silice e qualche argilla, danno a Moulin-à-Vent il suo carattere specifico.Vini straordinari vinificati tradizionalmente, quindi da non confondere con il più noto Beaujolais Nouveau.

Originario della Borgogna,  il Gamay Noire qui viene allevato ad alberello, la cui forma  ha origini molto antiche. Gli impianti molto bassi, offrono una maggiore resistenza alle raffiche dei venti, con delle rese bassissime. Le uve  vengono raccolte  manualmente con enorme difficoltà, viste le dimensioni ridotte, selezionate e depositate in appositi recipienti in modo da arrivare integre in cantina ed evitare così  la pre-ossidazione del succo. I grappoli provengono da viti che hanno età anche di 60/ 90 anni coltivate in  regime biodinamico. La cantina, antica dimora del 15 secolo, è moderna ed efficiente il proprietario attuale  Edouard  Parinet  gestisce l’azienda dal 2009 dopo averla ereditata dal padre Jean-Jacques .

Tasting Notes

Proveniente da terreni aziendali ma siti in Borgogna, il primo vino è un Pouilly Fuisse. Luminosità trasparente dai tratti olfattivi pietrosi, austeri, in cui si affacciano note di frutta bianca e tropicale floreale leggero, erbe profumate,  burrosità appena accennate, molto eleganti e composte. Sorso denso in cui la parte glicerica si avverte con una piacevolezza di bocca morbida e piena nonostante una spiccata acidità faccia  salivare copiosamente. Propulsivo e dinamico è dotato di una lunga e finissima scia minerale e sapida.

Croiz des Vèrillats 2014

Gamay 100% Il colore rubino e porpora di bella consistenza e spessore. Il frutto, rosso croccante è seguito da una sfumatura minerale e ferrosa, erbaceo che rammenta i profumi dell’erba che vengono trasportati dal vento in questa zona. Palato dominato da parte fresca, svela una parte carnosa ben integrata in sorso succoso con un bel finale di liquirizia e minerale.

Champ De Cour 2014

Gamay 100% proveniente da viti circa 80 anni poste nel punto più alto della proprietà. Qui il vento soffia con maggior forza; ne conseguono rese molto basse da cui si ottiene un vino dalla forte impronta territoriale.
Bel colore rubino intenso ed acceso che lascia presagire un energico contenuto di acidità. Olfatto improntato su note fresche e  floreali, viole erbe spezie vibrano sopra un intenso frutto rosso maturo e polposo, sottofondo di spezie cipria, ritorno minerale ferroso. In bocca composto e lineare la morbidezza è ben amalgamata ad un tannino intessuto nel velluto, corpo slanciato ed incalzato dalla parte acida che ritorna sottofoma di frutto nel lungo finale.

La Rochelle 2014

Gamay 100 % Con una densità di impianto a 9000 ceppi per ettaro, le cui rese sono estremamente basse, tra 20-35 hl / ha. Il 2014 vendemmia è iniziata l’11 settembre prolungandosi fino al 20 settembre.

Colore rubino di magnifica trasparenza e consistenza da fuoriclasse. Ha un olfatto sviluppato da una rara complessità ed eleganza; malva, verbena, iris, viole, delicato aereo in cui il frutto ben maturo è quasi nero pepato e ben definito, roccia sasso ferro racchiude elementi che riflettono il terreno sassoso di questo Cru. Il sorso coinvolge con la parte succosa ed un corpo slanciato levigato da tannino fitto e di finissima fattura, vibrante ed energico ha una persistenza lunghissima che chiude su toni ferrosi e fruttati. Raffinato e ancora giovanissimo.

La Rochelle 2012

L’annata più calda si evidenzia da un colore ancora trasparente ma più compatto. Complesso, apre con note di cipria e rosa appassita, lavanda, spezia piccante di pepe nero, frutto denso,  ravvivato da tocchi erbacei e ferrosi. Il sorso carico ed espressivo ha frutti scuri in primo piano, ampio e stratificato la trama tannica è risolta e ben integrata, lineare e suadente ha un finale lungo e pieno in cui ritrova la tipica nota minerale.

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