Podere Ema, autenticità ritrovate.

Podere Ema è situato a Grassina, a pochi chilometri da Firenze nel Chianti Fiorentino. Con l’auto svolto in una stretta strada di campagna immersa tra le colline. Mentre scendo il crinale ciottoloso mi affido al mio istinto ed alle spiegazioni ricevute telefonicamente, ignorando deliberatamente il mio navigatore che sul quel tratto non mappato raccomanda di fare inversione. Mi soffermo a guardare il panorama che sul lato destro della strada si sporge su di una vallata circondata da basse colline vitate, su quelle più distanti si intravedono borghi medioevali immersi nei boschi di lecci e querce.

Azienda giovane nata da pochi anni, con impianti vitati tutti a cordone speronato di circa 5000 ceppi per ettaro con terreni argillosi e zone in cui si trova molto scheletro sassoso tutti esposti a Sud Sud-Est. Vitigni ormai quasi scomparsi scelti per le caratteristiche e le affinità elettive di quei posti. Progetto nato da una collaborazione con l’Università di Firenze per riscoprire e valorizzare varietà autoctone antiche con più di 300 anni di storia da cui si ottengono vini con forte connotazione  territoriale  dal quale provengono.

 “Chiamiamo affini quelle nature che incontrandosi subito si compenetrano e si determinano reciprocamente.”

Di fronte al corpo principale dell’azienda, una vigna antichissima ed ormai improduttiva, riempie una parte di appezzamento degradando con i sui enormi tralci sul fondo valle, dove scorre il Fiume Ema.

Ema il nome aziendale, ha una doppia valenza che riassume anche le iniziali di Enrico Calvelli,  Marco Stucchi ed A- come autoctono, a sottolineare il luogo e le persone che si occupano di valorizzare ciò che esso produce. Le coltivazioni prediligono gli antichi vitigni dimenticati simbolo di Toscanità, senza contaminazioni di varietà internazionali, scelta di mercato ma anche una ricerca di stili e specie che intende far rivivere le antiche tradizioni. Non è un caso infatti che la cantina sia di fatto un laboratorio in cui vinificazioni accurate e scrupolose vanno a braccetto con la continua ricerca e la sperimentazione di nuove metodologie affiancate da antichi saperi. I contenitori in acciaio a temperatura controllata sono affiancati da vasche in cemento, giare in terracotta di Impruneta fatte a mano, qualche Barrique ed alcuni Tonneaux. Nel centro troneggia anche un grande Orcio in terracotta di Impruneta lavorata quindi nella stessa terra in cui sono coltivati i vigneti, disegnato da Marco Stucchi in persona e realizzato appositamente per la cantina.

Le varie parcelle vengono vendemmiate e vinificate a parte con microvinificazioni. Gli assemblaggi variati a seconda delle caratteristiche, per la produzione di vini cesellati e ben eseguiti, una  produzione talmente limitata che le bottiglie sono numerate a mano per rafforzare l’esclusività dei propri vini.

I vitigni sono Sangiovese,  Foglia Tonda e Colorino, trova spazio una piccolissima coltivazione di vitigni bianchi di trebbiano e malvasia. I nomi dei vini ammiccano al dialetto verace toscano con espressioni tipiche del Fiorentino.

Tasting Notes

La giornata estiva ed il clima informale mi fanno apprezzare ancora di più la degustazione allestita all’esterno. Non potrebbe esserci luogo migliore per assaggiare i vini se non qui seduta fuori davanti al vecchio vigneto da cui tutto è iniziato, respirandone gli odori ed i profumi.

I’Rosato

Sangiovese 100%

Un rosè ottenuto con un insieme di pressature soffici fino a raggiungere il prodotto desiderato. Una chicca di solo 600  bottiglie, dall’accattivante colore rosa intenso, trasparente e luminoso. Fiori e frutti rossi freschissimi, lampone, ribes, pompelmo rosso, contornati da erbe aromatiche. Gustoso e saporito possiede una decisa vena acido sapida che fa salivare mantenendo in primo piano il frutto. Goloso e lungo è uno di quei vini che non smetterei mai di bere se non fosse quasi introvabile vista l’esiguità della produzione.

Fogliatonda Igt 2014

Prodotto con uve 100% Foglia Tonda, antica varietà toscana plurisecolare, vinificate e affinate in Giare di Terracotta di Impruneta. Si presenta con un bel rosso rubino, luminoso e brillante. Al naso delicato agrume rosso e ciliegia a media maturazione fanno intuire l’annata fresca, seguito da sfumature pronunciate di lavanda e viole, cipria e foglia di thè, menta selvatica. Il palato intenso reattivo incalzato da tanta freschezza e trama tannica fine, elegante e scorrevole, un velluto di viole che  rimane ben presente su una lunga persistenza.

Foglia Tonda Igt 2015

Colore più concentrato con riflessi porpora. Intenso e carismatico, in cui il frutto diviene più marcato nero e rosso maturo, arancia rossa, violetta, giaggiolo, spezie piccanti pepe nero, erbe di macchia . Il palato segue il trend dell’olfatto risultando materia e acidità movimentano un sorso ben modellato da tannini precisi ma scorrevoli e croccanti.

Foglia Tonda Igt 2016

Il 2016 riesce a riassumere le caratteristiche di composta dinamicità del 2014 ma con frutto più succoso ed in evidenza del 2015. Un perfetto mix di sapori e profumi che spaziano dalle note mature del frutto a quelle più floreali e balsamiche. Sapore appagante ed avvolgente, ben equilibrato da morbidezza e freschezza, tannino rotondi e definiti, lascia il palato con un piacevole lungo ritorno al frutto. Malgrado la gioventù dotato di grande bevibilità.

Nocchino Igt  2014  

 Sangiovese 60% Foglia Tonda 20%e Colorino 20%

Il taglio del 2014 è stato fatto per bilanciare le troppe differenze tra i vitigni, causate dal decorso climatico molto particolare dell’annata.Trasparente con rosso rubino intenso, ha profumi che esprimono con piglio deciso il Sangiovese, ferroso sanguigno e con molto agrume rosso e sentori mentolati. Molta corrispondenza nel sorso che risulta non molto volumico, snello, con molta freschezza e trama tannica sottile.

Nocchino Igt 2015

50% Sangiovese, 40% Fogliatonda, 10% Colorino

Trasparente e vivace con rubino fitto ed intenso. I tratti olfattivi dimostrano complessità dove frutto rosso maturo e spezie si fondono senza appesantire i tratti salienti. Completo di tratti floreali ed ematici, gli aromi riportano alle erbe aromatiche rosmarino, alloro, dragoncello dolce che nasce in modo spontaneo in quelle colline, pepe nero e rosa. Palato generoso dal profilo rotondo ma stratificato, dotato di struttura in cui la parte alcolica risulta ben inserita, movimentato da una fitta trama tannica di bella fattura, finale infinito in cui allunga con scia  polposa del frutto.  http://www.podereema.it

Un ringraziamento per tutte le informazioni e la pazienza dimostrata ad Alberto e Riccardo.

Annunci

Il Palagio di Panzano

Il Palagio di Panzano di Monia Piccini e Franco Guarducci è sito a poca distanza dal centro di Panzano in Chianti. Una valle inondata di sole che gode di un’esposizione ventilata sulla dorsale che guarda verso la Conca d’oro di Panzano. Il possedimento che anticamente era una riserva di caccia, fu acquistato nel 1965 dal nonno di Monia Piccini con la speranza che quel gruppo di case in futuro sarebbero diventate un investimento edile. In quegli anni Panzano era una zona depressa con una esigua produzione di vino che veniva fatta soltanto per ricoprire i fabbisogni familiari. Nel 1968 Fabrizio Piccini padre di Monia, iniziò a produrre vino di Panzano per un uso domestico piantando le prime vigne intorno al fabbricato e iniziando a fare progetti per far rivivere quel Borgo dalla bellezza antica e rurale. Monia dopo la morte prematura del padre sceglie di seguire le orme paterne ed aiutata dal marito inizia i lavori per la ristrutturazione dell’antico borgo. Poco alla volta il progetto prende vita permettendo l’apertura di un agriturismo immerso nel verde delle colline dove alla bellezza suggestiva del posto è unita ad attenzione estrema per il dettaglio, cure che sono riservate anche nella produzione del vino. Dal 2004 le energie della coppia vengono infatti canalizzate su di una produzione vinicola qualitativa. Coadiuvati dall’agronomo Marco Chellini, vengono rivisti i vecchi vigneti e fatti nuovi impianti, a cui nel 2008 si aggiunge anche la vigna “Le Bambole” le cui uve sono destinate alla Gran Selezione. Il vigneto dedicato alle due figlie della coppia appunto “le Bambole”, nasce su un impianto con una esposizione perfetta a 450 metri slm da dove provengono le uve con cui viene prodotto il cru. La copertura totale vitata è di 8 ettari, di cui 7 di Sangiovese e 1 di Merlot. I terreni sono piuttosto variegati con percentuali di argilla ed alberese che in alcuni appezzamenti vengono attraversati da striature più ricche di ferro. Per questo motivo ogni appezzamento viene vinificato separatamente e successivamente assemblati a seconda delle caratteristiche che si vuol ottenere, la cantina è piccola adeguata al fabbisogno del vino prodotto. le vigne sono seguite in maniera scrupolosa e capillare. L’azienda è biologica certificata e facente parte di un sistema in cui tutta la produzione è attenta e volta a sfruttare il meglio delle risorse che il territorio può offrire. I vini del Palagio riflettono le cure che ricevono, interpretati in un modo che esprime attenzione per l’innovazione in un divenire continuo dove anche il cambiamento è inteso come un progredire costante nel tempo.

Tasting notes di alcuni dei migliori assaggi

Sangiovese senza solfiti 2016

Colore purpureo trasparente, caratterizzato da un frutto incisivo netto e fragrante, in cui si ritrova la freschezza e l’aromaticità del Sangiovese senza maschere. Malgrado la gioventù dimostra un gradevole equilibrio, sorso fruibile sapido e freschissimo e tannini dolci.

Chianti Classico 2013 Riserva

Bel colore rubino coeso e trasparente sul bordo. Inizialmente apre su toni ferrosi che ossigenandosi si ampliano su note date da un pot-pourri di fiori rossi, ribes, agrumi rossi e fresca parte balsamica. Palato intenso e dinamizzato da tannini vividi ed eleganti. Le freschezza è esacerbata dal frutto succoso. Profondo ed ancora scalpitante chiude lasciando una lunga scia saporita.

Chianti Classico Riserva 2012

Rubino con lievi cenni di granato sul bordo. Profumo dolce molto accattivante denotato da fruttuosità che portano a note di fragoline, ciliegia, succo di pesca gialla, erba appassita. Sferico ed avvolgente il gusto è influenzato dall’annata, risultando equilibrato tra freschezza e morbidezza.

Chianti Classico Riserva 2010

Trasparenza e luminosità svelano la materia di questo vino che si mostra complesso e sfaccettato. Piccoli frutti rossi, fiori viola, sensazioni ferrose, le spezie sono fuse senza essere invadenti. Palato dalla texture avvolgente ben dosata da una tannicità finissima. La vena acida è smorzata dalla morbidezza, rendendolo vicino ad un equilibrio perfetto, il sorso vellutato accompagna il finale elegante.

Gran Selezione Le Bambole 2013

Ancora in affinamento in bottiglia, questo campione in assaggio dimostra comunque una gran personalità. Ventaglio dei profumi ampio  denotato da frutto nero e rosso con molti cenni balsamici, resina, menta, cenni piccanti di pepe verde e nero, di foglia di tabacco. In bocca nervoso mostra segni di giovanile vitalità sprizzando freschezza e tannini irruenti,  immerso in un bel frutto ha una dinamicità propulsiva e persistenza lunga. In evoluzione.

“Val delle Corti” coerenza che diventa stile

 L’arte necessaria per saper fare del buon vino spesso si apprende con specifici studi, altre volte la si eredita insieme ai vigneti e prendendosi cura degli stessi anno dopo anno. Molte volte le due cose coincidono, ma sicuramente c’è bisogno di un’altro ingrediente fondamentale, l’entusiasmo per ciò che si sta facendo e la voglia di farlo in maniera sempre migliore. Saper ascoltare ciò che le vigne possono o non possono dare assecondandone i tempi e la produzione, senza forzature, ecco ciò che Roberto Bianchi, impara in breve tempo dopo la morte del padre Giorgio Bianchi ritrovandosi improvvisamente a dover produrre vino da solo, senza la guida paterna.

Radda negli anni 80 era una zona che non aveva grande risonanza per i vini che vi erano prodotti, giudicati troppo duri monolitici che avevano bisogno di troppo tempo per essere bevuti. Molti negli anni 1990 si fecero per questo motivo tentare da vitigni che potessero ingentilire quel Sangiovese così austero e scontroso, sostituendolo con ciò che per il momento era giudicato più commerciabile. Merlot e Cabernet  presero una parte cospicua dei vecchi vigneti, entrando in breve tempo nella percentuale della denominazione Chianti Classico.

Quei  pochi produttori che non si piegarono a questa richiesta di mercato continuando a puntare sulla produzione di Sangiovese in purezza, videro rifiutarsi il vino dal Consorzio in quanto “non rispondente agli standard del disciplinare ” declassandolo a Vino da Tavola. Molti grandi vini tra i più tipici e rispondenti al territorio toccò questa sorte; uno tra questi fu il Val Delle Corti.

Quando nel 1999: Roberto Bianchi prese le redini dell’azienda continuò  a mantenere un profilo  purista, scelta resa ancora più difficile dati i lunghi tempi di maturazione del Sangiovese e dell’esposizione Nord Est dei vigneti aziendali, che ne rendeva ancora più lunghi i tempi  per una vendemmia qualitativamente ottimale. Una scelta coraggiosa per i tempi risultata vincente nel tempo, i vini di Val Delle Corti hanno acquisito uno stile che interpreta alla perfezione il territorio Raddese: saporiti, mai opulenti e di grande eleganza. Anche in cantina la vinificazione è gestita con una estrema semplicità; utilizzo di lieviti indigeni con fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperature ed uso di mezzi artigianali, assecondando il percorso dei vini e rispettandone le tempistiche dettate dalle naturali variabili per l’annata.

Annata 2014 difficile in molte zone toscane a causa delle intense precipitazioni. Più del 40% dell’uva è stato sacrificato per ottenere comunque un buona qualità.

Tasting Notes

Val Delle Corti 2014 Chianti Classico

Sangiovese 100%

Bel rubino trasparente. Il profumo si compone di note fresche balsamiche che si completano con piccoli frutti, agrumi rossi, e violetta selvatica. In bocca il frutto si sente rendendo il gusto piacevolmente composto, grande tensione acida su cui si stagliano tannini che malgrado la gioventù non aggrediscono, finale sapido in cui di sente nitidamente la nota balsamica.

Val delle Corti 2014 Chianti Classico Riserva

Sangiovese 100%

Luminoso e molto floreale in cui viole lavanda danno un tocco fresco e vivace seguiti da spunti carnosi e  ferrosi. Il terreno umido si percepisce come un alone da cui emergono le erbe aromatiche alloro, ed un balsamico resinoso che ricorda il cipresso e arancia sanguinella matura e ben succosa. Palato snello, teso e levigato, condotto dalla vena fresca ed un tannino ancora energico ma dalla tessitura fine, sviluppo che mostra avvolgenza polposa che termina in un lungo finale sapido con ritorno di resina.

Val Delle Corti Chianti Classico 2013 Riserva

Sangiovese 100%

Annata più calda la 2013 in cui i frutti sono arrivati a maturazione. Colore più pieno ma sempre luminoso. La parte balsamica è profonda e intessuta in un frutto nero, mirtillo cassis, spezie. In bocca mantiene le caratteristiche che accomuna tutti i vini di questa azienda. Eleganza e vitalità vanno di pari passo in un gusto pulito ed avvolgente ben bilanciato dalla freschezza e dalla spalla sapida.

Salamartano a proposito di Super Tuscan 

Salamartano, il cui nome deriva  dalla sala di Marte, ovvero il salone delle armi del castello di Fucecchio. Il vino un I.G.T. che stilisticamente si colloca tra i Supertuscan, la cui prima annata di uscita è stata il 1992. Un vero Cru ottenuto da due vigne singole con taglio “Bordolese” prodotto a Montellori. Nel blend si amalgamano, percentuali di Merlot e Cabernet Sauvignon, arricchito nelle annate più recenti di Cabernet Franc e Petit Verdot. Questo vino proveniente da una zona inusuale, più nota per le industrie manifatturiere che per la produzione vinicola e da molti ritenuta inadatta per la produzione di grandi vini rossi. L’azienda di Montellori è gestita da diversi anni dalla famiglia Neri che d’altra parte non è insolita alle sfide nel campo vitivinicolo; infatti produce anche un Metodo Classico Blanc de Blanc 100% Chardonnay,  con eccellenti  risultati di cui l’intero vigneto  è situato a 500 m  s.l.m tutto a Pergola Trentina.

I vigneti del Salamartano sono localizzati nella zona di Cerreto Guidi a 150 metri s.l.m. due diversi appezzamenti, di cui  la componente è diversificata; calcarea ed argillosa del Podere Moro per produzione dei Cabernet,  quella argillosa del Podere Montauto per il Merlot. Le uve vengono vinificate separatamente, il vino poi esegue un passaggio in barriques. Produrre un vino del genere nella terra dei grandi Sangiovese da un lato ed i blasonati Bolgheresi dall’altra ha richiesto sicuramente una buona dose di coraggio e spirito innovativo. Di fatto il Salamartano  è un vino dal carattere  maturo ma ben modulato, potente ma non opulento, ben eseguito e territoriale nei richiami odorosi, elegante e longevo non teme nessun confronto con altri vini à la page.

 

Tasting notes 

Serata tra amici in cui dedichiamo i nostri sforzi enoici all’apertura di alcune annate, per un confronto conviviale. 

Salamartano 1998 50% Cabernet Sauvignon 50% Merlot 

Esordisce in sordina aprendosi poco alla volta con sentori umidi di humus, foglie macerate, terreno bagnato, sfumature di caucciù, ceralacca. Rosa essiccata e tocchi cipriati ingentiliscono il bouquet che mostra anche tratti ferrosi e sanguigni.
Il palato è lineare e di grande piacevololezza ma manca di profondità risultando un po’ magro. Tuttavia conserva quella vena acida che lo ravviva insieme a tannini docili seppur ridotti cosí come pure la persistenza.

Salamartano 2001 50% Cabernet Sauvignon , 50%Merlot

Ematico a bicchiere fermo che evolve e  si apre dopo qualche secondo. Con l’ossigenazione emergono tratti di maturità  che aprono su un frutto nero ma croccante, in cui si insinuano nuance di rosa e tratti balsamici, cera, incenso, alloro, rosmarino, lavanda e riflessi terrosi si fondono, in una danza aromatica sinuosa. Il palato è profondo solido e stratificato contornato da tannini pregevoli in cui ritornano le note carnose e ferrose. Intenso e fresco sulla fine ritorna il frutto ed una nota fumosa d’incenso, chiude lungo ed elegante.

Salamartano 2004  60% Cabernet Sauvignon  40% Merlot 

Olfattivo scandito da note più zuccherine rispetto agli altri. Cassis, ciliegie, mature in cui spuntano floreali rossi carnosi e spezie dolci. La scia speziata è contornata da un velato  tocco di erba appassita. IL palato è avvolgente più largo che lungo, denotato da gradevole spinta fresca e tannini ancora puntigliosi, ma ben eseguiti il cui finale risulta leggermente polveroso, ma con gradevolissimo ritorno nel retrolfattivo della nota dolce.

“La Lama”del Chianti Classico

DIstrazione

Partendo da Castelnuovo Berardenga  andando in direzione di San Gusmè, si trova l’ azienda agricola “La Lama”. Situata alla fine di una piccola strada di campagna, attraversa il crinale che passa a cavallo tra due colline vitate nel cuore del Chianti Classico.

È Aprile inoltrato, ma l’inverno sembra non arrendersi alla Primavera e con un ultimo colpo di coda di una perturbazione proveniente dal Nord Europa, ha reso il paesaggio che soltanto  il giorno prima era solare e bucolico, in un corridoio di folate gelide e taglienti. Ad attenderci il proprietario dell’Azienda, Duccio Campani. Duccio ha ereditato l’azienda del padre Giulio Campani il quale aveva acquistato la casa colonica ed i terreni adiacenti l’edificicio nel 1969 dopo aver lasciato il lavoro come dirigente di banca,  affascinato da quel luogo rurale e ritirato in mezzo alla campagna Toscana. Lui inizia impiantando poche vigne di Sangiovese per una produzione solo per uso familiare di vino.

Duccio da parte sua pur avendo una laurea in legge con l’alternativa di una vita cittadina, sceglie di rimanere in campagna, ed insieme alla moglie Tiziana Atzeni decidono di dedicarsi dalla trasformazione dell’azienda di famiglia,  in una realtà vitivinicola di rilievo. 

Varcando la soglia sul retro dell’edificio principale, troviamo il cuore della cantina, dove alcune grandi botti e qualche tonneau sono disposti ai bordi di una storica cantina risalente al 1600. Il corridoio con pareti umide,  lascia trapelare il passato del luogo, il soffitto  è costituito da volte in mattoni e pietra che conservano una temperatura stabile sia in inverno che durante la stagione estiva. L’entusiamo che Duccio ha messo nella produzione del vino si percepisce dal racconto,  di come un vecchio edificio rurale comprato negli anni 60, si sia trasformato un poco alla volta in una cantina in grado di produrre 7000 bottiglie l’anno. Ingegno e perseveranza, non sono mai mancate fin dai tempi di Giulio, ma è con Duccio che oltre alle moderne tecnologie si aggiungono quelle accortezze sia in vigna che in cantina conducono i vini ad un innalzamento del livello qualitativo. Inizia così una nuova era con un rinnovo  scaglionato dei vecchi impianti del 1975 per mantenere inalterata la produzione, la scelta di eseguire le potature in tempi più tardivi per evitare gelate primaverili, la consulenza di un enologo. Alcuni efficaci sistemi adottati per facilitare la produzione, sono stati concepiti e realizzati proprio da Duccio. Un meccanismo di carrucole  per trasportare le bottiglie dentro un contenitore nella zona dove viene apposta l’etichetta; inoltre una scaffalatura per lo stoccaggio che  ancorata al muro tramite tiranti, rende ben stabili le bottiglie in essa raccolte. Esperimenti,  cura dei particolari, ritmo non forzato né in vigna e né in cantina; i vini vengono lasciati ad affinare in vetro più a lungo di quanto previsto dal disciplinare e  immessi al commercio dopo ben 5 anni dalla vendemmia fino ad ottenere il desiderato livello qualitativo.

I vigneti sono adiacenti la struttura ed oltre al Sangiovese ospitano qualche filare di Cabernet Sauvignon e Merlot da cui si ricava uno dei vini aziendali il Caliptra un Igt.  

Un singolo  vigneto con vecchie vigne di Sangiovese viene prodotto  il vino da cui prende il nome “Sottol’aia” a sottolineare il luogo. 

La Riserva di Chianti Classico solo Sangiovese in purezza prodotto soltanto nelle annate migliori e con  un’accurata selezione manuale dei migliori grappoli il “Terzo Movimento” 

“Se si fanno dei progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni se ci si dà da fare con umiltà se si aguzza l’ingegno,i sogni diventano realtà “  –BANANA YOSHIMOTO-

 

Tasting Notes

Caliptra IGT 2012

La Caliptra; anima dell’uva. Attenta selezione di uve Cabernet con una aggiunta di uve Merlot e Sangiovese, lasciato per 18 mesi almeno in tonneaux di rovere. Ottimo igt a cui un colore intenso e fitto, seguono chiari effluvi di iris e rosa frutto scuro maturo, spezie, ed erbaceo fresco e profumato. Sorso in cui morbidezza e rotondità di palato sono smorzati da tannini vivi e fitti, contornati da tanta freschezza fruttatta, invitante ed immediato.

Caliptra IGT 2007  Vino che si mostra con bei riflessi granato e corpo ancora di un integro rubino luminoso. Olfatto fresco e ben scandito da toni floreali appena appassiti erbe aromatiche, fieno appena tagliato, frutti piccoli sia rossi che neri freschi, arricchito da soffuse spezie, torrefazione, liquirizia. Il sorso è carnoso equilibrato e fresco, i tannini puntuali e finissimi, potente e floreale, finisce con note di tabacco e caffè  che emergono sul finire.

Sotto l’Aia Chianti Classico 2011 -100% Sangiovese.

Annata calda, il 2011 si mostra con  tonalità che dal rubino virano sul granato, il profumo è improntato da note scure di ciliegie nere e rosse e more mature, rinfrescato da note di erbe aromatiche, spezie piccanti. In bocca si allarga con rotondità e tannini scorrevoli mostrando carattere, la persistenza non è lunghissima ma nel retronasale porta con se il frutto maturo co un finale sommesso, ma pulito.

Sottol’aia- Chianti Classico 2010 -100% Sangiovese

La brillantezza del colore rubino intenso e trasparente lo fa sembrare più giovane del precedente. La sfera olfattiva è estremamente elegante e articolata, gioca su toni di agrume, lamponi, violette, bergamotto, alloro, note ferrose, ematiche, ed anche richiami pietrosi di sasso. Nessun profumo che predomina ma si avverte in modo netto e ben definito. Articolato e vibrante il sorso è slanciato dalla parte fresca che coinvolge il palato dall’inizio alla fine ed un tessuto tannico finissimo. Intenso e molto persistente espressione raffinata e rappresentativa di un grande Sangiovese.

Terzo Movimento – Chianti Classico Riserva 2010 -100% Sangiovese.

Vino di punta che riassume tutta la filosofia aziendale, infatti viene prodotto soltanto nelle annate migliori con una produzione molto limitata di appena 2000 bottiglie. Veste dalla bella concentrazione di colore trasparente e consistente. Quadro olfattivo delineato  da varie tonalità di frutti rossi maturi, tamarindo, arancia rossa, ciliegia, rosa, richiami di sottobosco, liquirizia mentolata.  In bocca più concentrato di materia estrattiva, avvolgente e succoso, equilibrato da una profilatura fresca balsamica, i cui tannini sono vellutati e  scorrevoli,

Tignanello evoluzione dell’eccellenza.

Tignanello nasce nel 1970, prodotto da Piero Antinori, nella tenuta Tignanello, nei dintorni di San Casciano Val di Pesa, pochi chilometri a sud di Firenze. La leggenda vuole che in questa zona abitasse “Tinia”, divinità etrusca, da cui ha preso nome il vino. Nel ’75, si inizia ad aggiungere al tradizionale Sangiovese una parte di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. L’affinamento prevede l’utilizzo di Barrique esula dalle vinificazioni tradizionali del Sangiovese rendendolo un vino che getta lo sguardo verso un competitivo mercato internazionale. Le peculiarità del Tignanello risultano lungimiranti per l’epoca, comprendevano infatti l’introduzione di quei vitigni internazionali che hanno fatto la fortuna dei supertuscan 24 anni più tardi. Ambizioso e ben realizzato di fatto esce dal disciplinare storico del vino Chianti Classico perdendo la denominazione DOC e rimanendo con la sola generica indicazione vino da tavola. Nel 1994 gli viene attribuita la nuova denominazione di  I.G.T.

Tignanello è prodotto esclusivamente dal toponimo del vigneto da cui provengono le uve. Il terreno sono 57 ettari esposti a sud-ovest, di origine calcarea con elementi tufacei. L’altezza è compresa tra i 350 e i 400 metri s.l.m. presso la Tenuta di Tignanello.

Tasting notes

Tre annate storiche a confronto, infatti in quegli anni il consulente della storica casa vinicola fiorentina era l’enologo Giacomo Tachis che solo nel 1993, fu sostituito da  Renzo Cotarella.

1978 –Il colore di una luminosa sfumatura granato, appare più  fitto e molto ben conservato nel corpo centrale non dimostra  incredibilmente i suoi 38 anni di età. Elegante e raffinato frutto di una stagione vegetativa lunga non condizionata da picchi di calore. Nel bicchiere i profumi si propongono in più varianti di toni che vanno dalla ceralacca, resina, humus pepe alla composta di ciliegie mature e scorza di agrumi. Cangiante dopo qualche minuto escono nuance di pot-pourri, fiori appassiti, note mentolate, foglie di thè. Il sorso morbido è ben scandito dalla parte fresca di bella struttura, saporito, il  corpo è sostenuto da una trama tannica setosa ed un ritorno al frutto eccellentemente conservato e che si allungata sulla persistenza .

1985- Complice un’annata tra le migliori degli ultimi 30 anni  ha un’intensità cromatica più compatta. Luminoso e trasparente il colore granato è contornato da riflessi aranciati. Preciso e cesellato, il  varietale è contrassegnato da note speziate in cui si fondono aromi balsamici di pino e viola. Ematico e ferroso, si espande su profumi di liquirizia, tamarindo, frutti rossi, seguiti da nuance di foglia di tabacco, china. Il palato mostra una struttura equilibrata da morbidezza e freschezza dove un tannino finissimo accompagna il gusto che resta teso sulla lunghezza e chiude con una calibrata sinergia tra frutto e aromi di cioccolato fondente. Infinito!

1989- Malgrado l’annata giudicata tra le minori ne esce con un’ottimo colore ed un sviluppo nel bicchiere integro e dinamico. Granato con sfumature aranciate, l’olfatto esce con la frutta ancora in primo piano; amarena, cassis, piccoli frutti di rovo, alone terroso che ricorda l’odore del tufo, il cuoio, dragoncello selvatico, la salamoia di olive, tabacco. La bocca è caratterizzata da una struttura potente e ben conservata, rotondo e denso ha tannini fitti scorrevoli e freschezza che tende il sorso, sorprendente nel finale lunghissimo in cui ritorna una striatura di cioccolato e tabacco.

 

“Il Marroneto” legami di Sangiovese

Il vitigno Principe della Toscana raccontato con vari eventi prestigiosi durante la manifestazione organizzata da Davide Bonucci di Sangiovese Purosangue, svoltasi nella bellissima Fortezza all’interno dei locali dell’ Enoteca Italiana di Siena. Una storica verticale, condotta da Alessandro Mori perfetto anfitrione di un vino che è ormai divenuto un simbolo dell’eccellenza Italiana nel mondo del Brunello di Montalcino. Le bottiglie del Marroneto sono tutte disposte in una fila ordinata e percorrono un’arco temporale che parte dai lontani anni  80 fino ad oggi. Una degustazione emozionante raccontata con dovizia di particolari dove ogni bottiglia  è legata a doppio filo alla storia personale di Alessandro Mori. Un legame viscerale quello con il Sangiovese capace di insinuarsi  nelle profonde riflessioni nel  Mori quando per esigenze lavorative è costretto ad allontanarsi da quelle colline vitate che circondano la sua azienda. Un rapporto interrotto solo per un periodo della sua vita e che lo investe come uno tzunami quando nel varcare la soglia dell’edificio originario a distanza di anni sente di aver trascurato una parte importante di se stesso, e che finirà per ricondurlo  alle origini di quello che è sempre stato dentro di sè.

Non si può, sfuggire alla propria natura che comunque prevarrà, malgrado forze contrarie che tentino di disfarla,  si mostrerà nella sua forma.  Goethe 

“Il Sangiovese è il colore con cui ho dipinto i quadri della mia vita” A.Mori

img_0930

Tasting Notes

1980 -Alessandro Mori aveva appena 19 anni  un ragazzo che si affacciava a vivere la propria vita a bordo della sua moto, lasciando dietro di sé un turbinio di scie fumose. Il vino ha mantenuto la trasparenza ed il colore è granato ma ancora luminoso, quasi a voler stabilire una connessione con quegli anni spensierati l’olfatto nonostante la terziarizzazione presenta sfumature fresche di cedro. Palato pulito e fresco dove i tannini sono ridotti ai minimi termini, ma che è ancora vivido e piacevole da bere.

1987-  Annata minore per Montalcino, Mori vive in quel periodo dibattuto tra restare a Montalcino o andare a Roma avendo come prospettiva la carriera forense. Il vino ha un attacco finissimo e floreale di viole appassite che tuttavia mostra ancora il lato fruttato, pietroso e profondo, al palato la parte acida sorregge il gusto lasciando un bel finale che termina però un po’ prima del previsto.

1989– Il  vino ha mantenuto le caratteristiche  organolettiche con dei  tratti agrumati seguiti da frutto rosso con note floreali variegate, pot-pourri, mineralità ferrose funghi, foglia di the, solo il colore non è valutabile in quanto il campione arriva con il fondo che offusca il colore rendendolo spento. Il palato è intenso avvolgente e freschissimo,  voluttuoso succo di agrume. Lunghissimo finale.

1992L’anno del primo SMS della storia, «Merry Christmas» era il contenuto del messaggio inviato, il 3 dicembre del 1992, un fatto che ha cambiato per sempre il mondo delle comunicazioni. Per Mori è l’anno in cui lasciata la vivace città di Roma, rientra in Toscana a Firenze, dove vive un periodo buio, distaccato dalla sua terra e dalla città Capitolina. Il Sangiovese mantiene intatte le sue caratteristiche resistendo agli eventi. Il colore dotato di bella trasparenza mostra luminosi riflessi granato, il naso come il palato è pervaso da quella parte agrumata e da un ampio floreale che lo contraddistingue contornato da note dolci e di sottobosco, resta saldo fino al finale ma senza spiccare il volo.

1994- In quell’anno dopo aver conosciuto la futura moglie in modo alquanto rocambolesco, sente più forte il richiamo di quei legami che erano andati perduti negli anni. Ritorna al Marroneto dopo averne visto lo stato di abbandono. Vino dove si ritrovano i tratti che lo caratterizzano con netta parte agrumata e floreale. Il sorso è ben disteso, al palato perde tuttavia di dinamismo, i tannini  risultano più  ruvidi, un sorso che si mantiene pieno, chiude  prima del previsto.

1995-Negli anni 90  il nuovo stile più morbido  cambia il mondo del vino, lasciandosi sedurre da stili morbidi ed avvolgenti. Discostandosi dalla linea generale che tende più a favorire il conto in banca che le tradizioni, il Marroneto mantiene saldamente la linea produttiva continuando ad utilizzare botti grandi e lungo affinamento. Colore brillante e con trama più fitta, intenso floreale di viole, balsamico, spezie, tabacco,  ritorna la nota di cedro. Palato movimentato e slanciato da tanta freschezza, corpo più pieno ma che rimane aggraziato dall’inizio fino al lungo finale.

1998- Annata calda ma piovosa. Visivamente il colore è più compatto pur mantenendo la trasparenza, la selezione in vigna inizia a dare i suoi frutti. Monolitico si apre con reticenza, improvvisamente appare nitido e pulito un frutto ben maturo da  cui emerge  il lato fiorito ed aristocratico, cuoio, funghi, liquirizia, fumo. Palato con ingresso morbido, avvolgente e materico con la freschezza che  movimenta il gusto trama tannica fitta ma sempre scorrevole ed elegante.

1999-La brillantezza del colore attrae lo sguardo. In questo 99 emerge l’essenza che solo i grandi vini mostrano, olfatto dotato di profondità data da un bagaglio ampio e di grande coerenza, maturo e finemente cesellato, mora gelso tocchi boisè, cioccolato. Palato integrato tra morbidezza e freschezza succosa, lineare eppure ricco ed espressivo ancora scalpitante e vivace con tannini fitti e ben dosati, persistente e sapido in chiusura.

2000-Prima annata del “Madonna Delle Grazie” il Cru proveniente da un singolo vigneto che si trova proprio adiacente al corpo centrale di Marroneto, con vecchie viti che in questo vigneto storico hanno ben 3,6 metri di spazio tra una pianta e l’altra. Nel 2000 l’annata fù  calda e  siccitosa il naso é determinato da toni caldi, ciliegia nera in confettura, ritorna la liquirizia, sandalo, spezie. Morbidezza ed avvolgenza in primo piano ben rinfrescato da parte acida e da tannini maturi e croccanti,  pienezza gustativa .

2001-  Colore rubino compatto con riflesso granato di bella trasparenza. Una lieve nota di riduzione che con  roteazione sparisce aprendosi. Frutto nero, fiori appassiti con tocchi cipriati boisè dove arrivano resina e note balsamiche, erbacei di felce e ferrose note ematiche. In bocca tanta la freschezza, svolgimento gustativo compatto ed appagante, dove si denotano tannini misurati che si allungano sul finale persistente.

2003- Annata più torrida che calda che perdura per tutta l’estate. Il vino pur presentando toni caldi e maturi, riesce a mantenere il suo profilo inalterato anche se meno variegato, in bocca è avvolgente ma fresco, riesce a conservare scorrevolezza data da vena acida con tannini vivi e precisi. L’esposizione a nord dei vigneti ed i venti che soffiano costanti uniti a delle scelte precise in vigna, sono riuscite ad arginare un’annata che ha segnato con toni di sovrammaturazione molti vini Toscani.

2004- Bottiglia problematica colore spento e note ossidate… passo!

2008-..Se a detta del Mori un vino può essere riassunto con un unico termine, questo è il momento giusto per farlo,  “Preciso”. Il 2008 è aristocratico fin dal primo sguardo. Regale l’olfatto è reticente solo per un istante, poi svela la sua natura delicata e potente insieme. Fiori viola in quantità, resina, sottobosco, ciliegia croccante, humus, soffi marini. AL gusto è raffinato, incede senza travolgere accarezzando il palato,  si allarga con grazia denso di sapore eppure lieve, lunghissimo.

2010-Un vino che non finisce di stupirmi. Ancora esuberante di gioventù non accenna a placarsi. L’ olfatto sembra non finire mai con i suoi continui cambiamenti ad ogni giro di bicchiere. Frutto talmente intenso  che sembra uscire intero dal calice, poi fiori erbe aromatiche, agrumi, tratti marini, rabarbaro ,china, felce. Palato potente energico e gustoso, incontenibile ed ancora teso dalla freschezza con tessuto tannico fitto ma vellutato, sapido. Chiude pulitissimo e molto lungo.

2011-Benché abbia un anno in meno dimostra maggior  bevibilità del precedente. Annata calda il 2011 che si percepisce nel frutto maturo ribes , cassis ed un floreale intenso e da un sorso caldo e appagante ma sempre ben bilanciato nella freschezza e da tannini ricchi e pregiati, vino di spessore eppure invitante e vitale come è nello stile di tutti i vini di Marroneto.

2012-Anteprima assoluta di questa annata che  presenta una gioventù esuberante come deve essere, tuttavia dotato di quella profondità da cui si intuisce la stoffa per una grande evoluzione.

Venti annate di “Biondi Santi” tradizionalmente innovativi.

img_1013Siena cronostoria di una storica verticale di ben 20 annate di Brunello Biondi Santi, unite da una linearità produttiva a  conferma di uno stile che passa inalterato attraverso le contaminazioni delle mode. La trama dai tratti classici che percorre in linea retta 30 anni di produzione,  libera da dettami imposti dai mercati che seguono le mode del momento per ritrovarsi obsoleti già dopo pochi anni. Queste le peculiarità che rendono oggi il Brunello Biondi Santi un vino che ritorna più che mai  attuale, fermo nel suo rigore  statuario dai tratti puliti e coerenti, tranne per alcune caratteristiche determinate dalle ingerenze climatiche che interferiscono senza  tuttavia intaccarne lo spirito.

Il viaggio di 20 annate è condotto da Carlo Macchi e Davide Bonucci, con le tappe che legano il nome di Biondi Santi al destino di Montalcino.

Montalcino  negli anni 60 era un luogo dedito prevalentemente all’agricoltura rurale tesa alla produzione di generi per la sussistenza primaria, conseguenza della distruzione delle campagne ad opera della seconda guerra mondiale. Il poco vino che si trovava era solo per uso personale, e non era raro trovare galline o altri animali da cortile che stanziavano nelle botti dove avveniva la vinificazione con conseguenze ben immaginabili. Nel 1967 alcuni produttori della zona tra cui Biondi Santi, Barbi, Cinelli Colombini e pochi altri fondano il consorzio che getterà le basi per il miglioramento qualitativo e produttivo di Montalcino, imponendo determinate regole per la sua produzione. A dirigere il  Consorzio del Brunello viene chiamato nel 1970 Giulio Gambelli che insegna  ai nuovi produttori l’arte e le regole per la vinificazione avendo a sua volta ricevuto gli insegnamenti di Tancredi Biondi Santi.  Ma la vera fortuna di questo luogo ed il suo vino è scaturita da un fatto politico che nel periodo in cui è avvenuto è stato accolto come una vera disgrazia. L’autostrada che dovrebbe funzionare da collegamento veloce rendendo possibile uno sviluppo delle industrie, per opera dell’allora  presidente del Consiglio Fanfani viene deviata  verso Arezzo escludendo così Siena e Montalcino dal piano. Questo fatto attua  una forzata evoluzione dell’unico sviluppo possibile. Così mentre  il piano industriale affonda, il talento incontra l’opportunità  e Montalcino inizia a riempirsi di vigneti che daranno vita a quel Brunello vanto ed eccellenza riconosciuto in tutto il mondo.

Cercando di riassumere 20 annate è inevitabile che ne derivino descrizioni che pur con  le caratteristiche essenziali spesso risultino simili,  per cui l’accuratezza  sarà maggiore  tra quelli che per me sono stati i più rappresentativi. Una premessa importante da fare è che  le bottiglie sono state reperite in luoghi e da persone diverse, spesso da collezioni private, pertanto ognuna di loro ha un vissuto che in alcuni casi ha portato a dubitare non del vino stesso ma della bottiglia in questione.

Tasting Notes 

Il 1968 era doveroso accennarlo, in quanti frutto di nuovi impianti vitati dove lo scasso dei terreni induriti e compatti viene fatto attraverso l’uso di mine per far spazio alle nuove viti. Il 1968 in degustazione è una bottiglia problematica con evidenti segni di ossidazione pertanto non valutabile. (Un requiem basterà)

Dal 1977  inizia il percorso tra questi vini che per coerenza di stile rimangono pressoché immutati tranne per poche caratteristiche date dalle diverse annate.

-Brunello Biondi Santi 1977 sull’etichetta è ancora presente la scritta “Sangiovese Grosso” e la bottiglia è  vetro più leggero e trasparente di dimensioni ridotte 0,72 contro le 0,76 odierne. Il vino è di un colore granato vivo, brillante e ben conservato. Il naso presenta note evolutive di ceralacca un lieve glutammato che lascia rapidamente il posto a note fresche ben identificabili di frutto e floreale. Palato essenziale teso che conserva un gusto freschissimo,  tannicità ridotta ai minimi ma comunque presente, dotato di una pienezza gustativa inaspettatamente completa, altero ed elegante, il finale è accompagnato da una sensazione di caramello. Spiazzante bevibilità .

-1982 in quell’epoca a Montalcino le strade erano ancora bianche e polverose, in molte cantine le norme igieniche erano un miraggio, questo ovviamente non succedeva presso Biondi Santi- Il colore perfettamente conservato dai toni granato lucido invoglia a percepirne il profumo. Il frutto è marcato da fresche note agrumate e di sottobosco dove ritorna la resina. Dopo alcuni minuti cambia per passare ad una nota dolce e succosa pesca sciroppata che sorprende per intensità. Il palato è perfetto, pieno, l’avvolgenza è deliziosamente mossa dalla vena fresca ed un tannino morbido e scorrevole che si dilata sulla persistenza in un finale composto. Elegante.

-1983  Rispetto al precedente ha meno brillantezza ed anche il naso è più maturo con frutto nero floreale delicato e note ematiche. L’evoluzione si percepisce in maniera maggiore con il ritorno di ceralacca. Palato molto corrispondente anche se maggiormente morbido, mantiene saldamente il gusto restando tuttavia con una matrice tannica soffice e tanta freschezza .

-1987  proveniente da un’annata definita minore in quanto fresca, che quindi allunga i tempi della vendemmia, rimanendo scheletrica ed essenziale; l’87 appare subito  estremamente luminoso che fa supporre una grande vena acida e con il colore che sfuma sul granato conservando il corpo centrale rubino. Olfatto impeccabile e preciso in ogni sua parte in cui si percepisce un’espressività che parla di fiori viola, frutti carnosi, agrumi succosi, qui riemergono a ricordarne la natura resine e profumi di felce. Come notato al visivo, al palato l’acidità  prorompente guida un gusto sottile aristocratico e ben dosato in ogni singola componente da un rigore minuzioso, lunghissimo sulla persistenza chiude in finale pulitissimo. Raffinato.

1988- Caldo e piovoso. Vino statico che non si esprime come gli altri, animali cuoio glutammato e nota dolce caramellata. Anche in bocca dimostra meno dinamismo restando immobile dall’inizio alla fine, chiude comunque con pulizia ma senza entusiasmare.

-1990 in questo vino si passa ad una gradazione alcolica di 13 gr . Annata calda che si sente nel frutto maturo da cui escono fiori appassiti ed erbe aromatiche. In bocca  buona la progressione spinta da freschezza ben bilanciata, il gusto rimane cremoso con tannino morbido e finale pulito.

1993- In quell’anno le vigne di “Sferracavallo” da cui arrivavano le uve per la Riserva per una cessione della proprietà cambiano di mano andando a far parte dell’azienda “Le Chiuse”.  Questo si ripercuote sul vino privato di una parte essenziale. Il colore meno acceso degli altri ed un olfatto sottotono più criptico che resta inespresso sui toni di goudron e frutto nero, piuttosto concentrato e monolitico, in bocca  resta uguale dall’inizio alla fine, ridotta anche la persistenza.

-Il 1996 L’andamento stagionale è stato freddo e piovoso creando non pochi problemi. Il Sangiovese nelle annate fredde sembra sfoderare il meglio di sé a partire da il colore che è particolarmente vivido, un fuoriclasse anche all’olfatto dove per molti versi ricalca a distanza di quasi 10 anni le caratteristiche dell’87. Un ventaglio olfattivo stratificato che conserva quell’innata eleganza data dagli agrumi e dal floreale di viola,  unito ad un gusto carnoso conserva un corpo snello amplificato dall’acidità e rimanda sul finale alle note di resinae agrume . Vellutato ed infinito

1997-1998 ben conservati nel colore e nel frutto rosso maturo a tratti agrumato da cui scaturisce un palato segnato da freschezza elevata e parte tanninica croccante. Una pienezza maggiore  nel  1998 che è anche persistente piu a lungo.

– 2001  creava grandi aspettative ma non entusiasma le note di glutammato sono evidenti ed in bocca resta seduto con tannino polveroso e amarognolo, probabilmente un problema legato alla conservazione della bottiglia.

-2004 annata con una produttività alta che dopo una Primavera  fredda e piovosa segui un’Estate calda e un Settembre fresco che porta alla maturità dei vinaccioli. Nel vino si traduce in un bouquet maturo ciliegia agrume e sorso potente ed elegante, lunghissimo sulla persistenza.

-2007 Grande annata con uve di straordinaria qualità caratterizzata da grandi  sbalzi di temperatura e da un settembre fresco ed asciutto. Austero e reticente inizialmente resta immobile facendosi aspettare. Man mano che l’ossigenazione compie il rituale escono dapprima floreali di viole e giaggiolo, seguono flussi balsamici interrotti da scorza di cedro e arancio giallo. Camaleontico e cangiante anche al palato dimostra dinamismo e coerenza.

-2008   Fin dall’inizio il colore pieno sprizza vivacità emanando una luce che sembra provenire da dentro, olfatto incalzante dotato di estrema finezza che rilascia nette note floreali di lavanda, iris, viole in cui volteggiano soffi freschi  balsamici, frutto pieno e ricco. Palato ottimamente avvolgente e freschissimo dal gusto pienamente espresso in ogni singola componente, profondo intenso carnoso,  finisce con una persistenza infinita ed estremamente raffinata.

-2009 Dimostra più della sua età anagrafica mostrando un volto meno luminoso.Il fruttato è maturo e scaldato dal sole; l’andamento stagionale più caldo si sente anche al palato il cui gusto è morbido e rotondo, un’aria moderna con un tannino risolto e più statico.

-2010 Colore rubino sgargiante. All’opposto del precedente è dominato da note odorose variegate giovanili e fragranti un caleidoscopio di profumi che spaziano con intensità sfacciatamente variopinte. Palato di una pienezza gustativa scattante ed ancora in evoluzione, dominata dalla vena fresca e tesa ma allo stesso tempo esuberante, con tannini precisi ma rotondi;  mostra tutte le sue potenzialità che lo porteranno negli anni ad essere una grande vino da affinamento.

-2011 Nonostante tutto parli di un vino marcatamente giovanile è già  dotato di  quell’appeal che denota maturità del frutto succoso, sia all’olfattivo che al gustativo; avvolgente, vinaccioli maturi e scorrevoli pienezza gustativa rotondità di palato. Mantiene  quell’innata linearità comune in tutti i vini aziendali, ricalcando seppur in maniera embrionale lo stile immutato dei Bondi Santi, centrando l’ obiettivo di essere sempre attuale. 

Inconsuete degustazioni di oltreoceano “il Malbech”

IMG_7743Con colori particolarmente intensi dalle sfumature che dal rosso intenso virano verso il viola, profumi floreali di rose e fiori viola, peonie e un frutto pieno polposo di prugne mature , che riempiono l’olfatto; concentrati, succosi, avvolgenti questi sono i Malbech Argentini. In Francia, sua patria natia, è ancora coltivato nel Bordeaux dove sporadicamente viene usato nei blend bordolesi e considerato scelta di secondo piano rispetto ai più diffusi Cabernet ed al Merlot; nel sud i vini ricavati da questo vitigno vengono definiti ” i vini neri di Cahors ” da dove provengono ottime produzioni prodotte in alcuni casi in assemblaggio di piccole percentuali  di Tannat che li fornisce di una sostenuta trama tannica.

Stentando ad imporsi in Europa questo vitigno, ha tuttavia trovato oltreoceano una patria adottiva in grado di esaltarne le proprietà facendone addirittura il proprio fiore all’occhiello. Sicuramente sia clima che terreni  in Argentina sono talmente adeguati alla sua coltivazione da renderne possibile uno sviluppo impensabile. L’economia  vitivinicola in questa nazione fino ad un ventennio fa considerata  una zona morta, adesso è il quinto produttore di vino al mondo. In questi luoghi il Malbech si arricchisce di un’appartenanza territolale che ne fà risaltare le proprietà divenendone in pochi anni  la varietà emblematica e più rappresentativa dell’Argentina. Le cuvée in alcuni casi sono molto simili a quelle bordolesi,  concepite in blend con altri vitigni di taglio internazionale che donano freschezza, struttura tannica e plasmano vini estrattivi e longevi. La zona principe della produzione è Lujan de Cuyo de Mendoza, ma le zone di produzione si estendono per molti km da Nord a Sud costeggiando la catena montuosa delle Ande, il sole  potente di quelle latitudini costringe a salire di quota per avere le condizioni ottimali di maturazione con i filari che si trovano fino ai 2.000 metri di altitudine risultando tra i più alti al mondo. Questa varietà di territorio foggia diversi tipi di Malbec che acquisiscono differente personalità in base alle diverse risposte climatiche  ed al tipo di terreno in cui cresce. I vigneti di Malbech si propagano fino nel nord della  Patagonia dove il clima semidesertico e pedemontano conferisce al vitigno finezza e verve inaspettata.

IMG_7731

 Tasting notes

Sophenia Malbech Reserve 2012

Zona di Tupungato

Colore rubino concentrato, denso, scuro e con sfumature bluastre.  Naso intenso e caldo con netto frutto nero di prugne in composta quasi disidratate, fieno tagliato spezie piccanti e dolci. Palato che incentra il gusto di morbida avvolgenza ben contrastato da vena sapida tannino rotondo, fitto continuo e persistente.

 

El Enemigo -Malbech 89% Cabernet Franc 6% Petit Verdot 5% -2011

Mendoza

Molto luminoso  e rubino fitto. Al naso è composto da note erbacee evidenti seguite da frutto nero maturo e floreale di viole e rosa. Ben modulato con l’olfatto, il gusto svela una incisiva acidità che supporta un gusto serrato con grana  tannica fine e precisa con finale integro, pulito ed  elegante.

 

Mascota- Malbech Gran Mascota -2011

Zona Valle de Uco Mendoza

Espressione tipica del Malbech ricavata da una delle migliori selezioni . Si mostra con colore fitto profondo rubino con sfumature viola, naso che esordisce con originalità espressiva con aromi di frutti neri, mirtilli  prugne, ed un intenso floreale di peonia e lavanda. Siccoso, polposo con struttura importante tannino morbido, dal giusto contrappunto sapido riempie il palato con gusto ricco e persistente.

La Giostra del Vino- Malbech Bacàn 2011

Lujan de Cuyo- Mendoza

Lo stile certo non manca a questo vino che già al visivo si caratterizza  con un’aurea nobile data da un colore rubino profondo perfetto. Il naso è ampio, intenso e ben calibrato in ogni componente, i profumi si distinguono e si amplificano netti e ben distinguibili, prugne scure mirtilli, ciliegie, erbaceo fresco, balsamico e spezie dolci e piccanti. Il palato corposo morbido e ben bilanciato da componenti di fresche con uno sviluppo di palato articolato e carnoso. Vino dalla connotazione internazionale ben eseguita.

 

Manos Negras -Malbech Stone Soil-2012 

Zona  Valle de Uco Mendoza meridionale.

Rubino vivace e con concentrazione  colorante piena. Olfatto che esordisce con tratti freschi erbacei con accenni balsamici,  frutti rossi, ciliegia matura, anice, floreali di rosa. Il palato è caldo sostenuto da trama fresca e ricchezza di polpa, inteso e  lungo il finale con ritorno alternato di frutto e balsamico.

Del Fin Del Mundo-Reserva Malbech 2013

Neuquèn- Patagonia

Meno concentrato rispetto ai precedenti il colore risulta di un acceso e vivace rubino. Olfatto ben articolato, intenso e sollevato da note fresche di piccoli frutti che hanno una naturale spontaneità , toni balsamici. Palato vivo ed energico dotato di una dosata intelaiatura tannica ed altrettanto scattante freschezza, sorso vellutato e scattante sinuoso, lascia il palato pulito e incalzante  invogliando al riassaggio.

 

IMG_7744IMG_7716IMG_7714IMG_7708IMG_7703IMG_7700

 

 “Vin du Pape” ovvero Châteauneuf

Territorio collinare con distese vitate che riempiono il paesaggio. Con un’estensione che parte dalla sponda orientale del Rodano, ovest a Sorgues e vicino ad Avignone, nel sud-est, Châteauneuf-du-Pape rappresenta il “cru” più esteso della Valle del Rodano. Si estende su 3200 ettari di terreno con almeno tre diversi tipi di suolo o terroir  in cui  l’altezza massima  raggiunge i 120 metri s.l.m.IMG_8524

 Nel nord e nord-est le famose galets rolués, rocce o ciottoli rotondi che ricoprono il terreno argilloso. Le rocce hanno la proprietà di  trattenere il calore del sole durante il giorno rilasciandolo di notte, questo favorisce una maturazione  più veloce delle uve rispetto alla parte orientale della denominazione, dove il suolo è prevalentemente di sabbia; potenti venti di Maestrale spazzano  via l’umidità, soffiando sopra i vigneti rendendo salubre la zona e libera da muffe, inoltre la vicinanza del Massicio Centrale raffredda l’aria generando importanti escursioni termiche tra il giorno e la notte. 

La storia di questa denominazione è  intrecciata con la storia pontificia da quando nel 1308, Papa Clemente V, -ex arcivescovo di Bordeaux, trasferisce il papato alla città di Avignone. Durante il pontificato essendo un estimatore dei vini e della Borgogna promuove  i vini locali. A quel tempo, la viticoltura attorno alla città di Avignone era tutt’altro che illustre, difatti era stata avviata e mantenuta dai Vescovi di Avignone, in gran parte solo ad esclusivo consumo locale con produzioni di vini semplici in cui venivano usati indistintamente sia uve a bacca bianca che rossa.

A Clemente V successe Papa Giovanni XXII, che continuò a promuovere i vini di Châteauneuf-du-Pape questo impulso espanse il progredire dei vigneti e delle pratiche vinicole, che crebbero sia di numero che livello. Con il papato di  Giovanni XXII, i vini di questa zona iniziarono a essere conosciuti come  “Vin du Pape”, trasformatosi in seguito in  Châteauneuf-du-Pape. A Giovanni XXII và anche il merito di aver fatto costruire il famoso castello che si erge a simbolo per la denominazione.

IMG_8201

 Interessanti le produzioni dei bianchi a base dei vitigni autoctoni Grenache Blanc , Bourbolenc e Clairette Picpoul, che vengono prodotti in assemblaggio. Questi danno luogo a vini con buone doti di bevibilità con polialcoli che ne accentuano la morbidezza, di bella struttura data da nota alcolica e offrendo un palato piacevole e sapido anche se nella maggior parte dei casi non troppo persistenti; nell’insieme di buon livello, il cui punto di forza risiede in una gradevole bevibilità adatta alla stagione estiva. Alcuni bianchi  tendono a sviluppare aromi di anice pesca bianca e mandorla che diventano più esotici dopo qualche anno di affinamento. Le varietà bianche rappresentano il 7 per cento della piantagione totale, ma una parte delle uve a bacca  bianca entra a far parte della cuvee dei vini rossi, il che significa che la produzione di vino bianco rappresenta solo circa il 5 per cento del totale.

Il discorso cambia per i rossi, che in alcuni assemblaggi raggiungono livelli  eccellenti .

Varie le metodologie produttive e di classificazione, che partono dai Grenache in purezza per completarsi negli assemblaggi tradizionali insieme ad i tipici autoctoni del disciplinare dello Châteauneuf.  Il Grenache è il vitigno principe dello Châteauneuf-du-Pape  dal quale si ottengono vini dagli aromi speziati e dagli ampi sentori fruttati, morbidi, freschi e dal tannino setoso. Il Syrah è quasi sempre presente nelle cuvée degli Châteauneuf, resistente alle ossidazioni dona ai vini struttura, colore concentrato, tannini espressivi .

Gli altri vitigni a bacca nera del territorio sono il Morvedre,Vaccarese, il Terret Noire, Counoise e il Cinsault che possono variare a seconda della zona di produzione oppure dello stile che si vuol ottenere  offrendo freschezza, tannini morbidi e spiccate note fruttate.

Tasting notes

Domaine du Grand Tinel 2012 Grenache 100%
Colore con  trama colorante rubino vivace  e trasparente, il frutto emerge con visciole e amarena croccante seguito una lieve nota erbacea e spezie.In bocca l’ingesso è morbido e fresco con tannino carezzevole e mediamente persistente finale di ciliegia .

Domaine Consonnerie 2013 Grenache, Morvedre, Syrah, Cinsault

Vino dal tradizionale taglio dei vitigni. Il colore rubino risulta rispetto al precedente più compatto, e alla rotazione si nota una maggior consistenza. Al naso intenso e complesso si mostra con uno sfaccettato bouquet di  frutta a bacca nera, l’erbaceo è netto con la speziatura ancora non perfettamente integrata. Al palato la morbidezza è avvolgente tuttavia molto fresco, componente  alcolica  percepibile e lievemente caustica finale amarognolo. Palato ancora giovane e non perfettamente composto per un vino ancora in evoluzione

Manus Dei  2012 Grenache, Syrah, Morvedre  

 Bel rubino fitto e concentrato. Al naso intenso i frutti rossi e maturi del primo impatto vengono completati da erbacei freschi terra bagnata, pepe nero . Ingresso fresco e sorso appagante e morbido . Il tannino rilascia una sensazione astringente con amaricante in chiusura. 

Clos du Caillon “La Reserve” 2012 Grenache 83% Morvedre 17%

Vino ottenuto mediante una selezione delle migliori uve provenienti da diversi vigneti di Vecchie vigne risalenti al 1980 .  Colore rubino profondo e vivace .All’olfatto  intenso ed  ampio, si svolge con sensazioni frutto nero e rosso maturo speziato, erbaceo secco che ricorda la foglia di thè, barbabietola rossa e agrume. In bocca carnoso, materico, dotato di avvolgente morbidezza e ben equilibrato da una spavalda freschezza, la progressione ne amplifica il gusto intenso e lungamente persistente.

Domaine de Nalys 2011 Grenache, Syrah, Morvedre,Counoise, Vaccarèse. 

Rubino dalla  trama colorante fitta ed intensa.  La grenache si mostra con intenso profumo di frutto di piccoli frutti maturi, floreale di lavanda e rosa, erbaceo fresco. Palato con attacco fresco e succoso, ricco di consistenza e sapore che richiama la rosa, trama tannica delicata, mediamente persistente, nell’insieme piacevole ed elegante .