“Val delle Corti” coerenza che diventa stile

 L’arte necessaria per saper fare del buon vino spesso si apprende con specifici studi, altre volte la si eredita insieme ai vigneti e prendendosi cura degli stessi anno dopo anno. Molte volte le due cose coincidono, ma sicuramente c’è bisogno di un’altro ingrediente fondamentale, l’entusiasmo per ciò che si sta facendo e la voglia di farlo in maniera sempre migliore. Saper ascoltare ciò che le vigne possono o non possono dare assecondandone i tempi e la produzione, senza forzature, ecco ciò che Roberto Bianchi, impara in breve tempo dopo la morte del padre Giorgio Bianchi ritrovandosi improvvisamente a dover produrre vino da solo, senza la guida paterna.

Radda negli anni 80 era una zona che non aveva grande risonanza per i vini che vi erano prodotti, giudicati troppo duri monolitici che avevano bisogno di troppo tempo per essere bevuti. Molti negli anni 1990 si fecero per questo motivo tentare da vitigni che potessero ingentilire quel Sangiovese così austero e scontroso, sostituendolo con ciò che per il momento era giudicato più commerciabile. Merlot e Cabernet  presero una parte cospicua dei vecchi vigneti, entrando in breve tempo nella percentuale della denominazione Chianti Classico.

Quei  pochi produttori che non si piegarono a questa richiesta di mercato continuando a puntare sulla produzione di Sangiovese in purezza, videro rifiutarsi il vino dal Consorzio in quanto “non rispondente agli standard del disciplinare ” declassandolo a Vino da Tavola. Molti grandi vini tra i più tipici e rispondenti al territorio toccò questa sorte; uno tra questi fu il Val Delle Corti.

Quando nel 1999: Roberto Bianchi prese le redini dell’azienda continuò  a mantenere un profilo  purista, scelta resa ancora più difficile dati i lunghi tempi di maturazione del Sangiovese e dell’esposizione Nord Est dei vigneti aziendali, che ne rendeva ancora più lunghi i tempi  per una vendemmia qualitativamente ottimale. Una scelta coraggiosa per i tempi risultata vincente nel tempo, i vini di Val Delle Corti hanno acquisito uno stile che interpreta alla perfezione il territorio Raddese: saporiti, mai opulenti e di grande eleganza. Anche in cantina la vinificazione è gestita con una estrema semplicità; utilizzo di lieviti indigeni con fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperature ed uso di mezzi artigianali, assecondando il percorso dei vini e rispettandone le tempistiche dettate dalle naturali variabili per l’annata.

Annata 2014 difficile in molte zone toscane a causa delle intense precipitazioni. Più del 40% dell’uva è stato sacrificato per ottenere comunque un buona qualità.

Tasting Notes

Val Delle Corti 2014 Chianti Classico

Sangiovese 100%

Bel rubino trasparente. Il profumo si compone di note fresche balsamiche che si completano con piccoli frutti, agrumi rossi, e violetta selvatica. In bocca il frutto si sente rendendo il gusto piacevolmente composto, grande tensione acida su cui si stagliano tannini che malgrado la gioventù non aggrediscono, finale sapido in cui di sente nitidamente la nota balsamica.

Val delle Corti 2014 Chianti Classico Riserva

Sangiovese 100%

Luminoso e molto floreale in cui viole lavanda danno un tocco fresco e vivace seguiti da spunti carnosi e  ferrosi. Il terreno umido si percepisce come un alone da cui emergono le erbe aromatiche alloro, ed un balsamico resinoso che ricorda il cipresso e arancia sanguinella matura e ben succosa. Palato snello, teso e levigato, condotto dalla vena fresca ed un tannino ancora energico ma dalla tessitura fine, sviluppo che mostra avvolgenza polposa che termina in un lungo finale sapido con ritorno di resina.

Val Delle Corti Chianti Classico 2013 Riserva

Sangiovese 100%

Annata più calda la 2013 in cui i frutti sono arrivati a maturazione. Colore più pieno ma sempre luminoso. La parte balsamica è profonda e intessuta in un frutto nero, mirtillo cassis, spezie. In bocca mantiene le caratteristiche che accomuna tutti i vini di questa azienda. Eleganza e vitalità vanno di pari passo in un gusto pulito ed avvolgente ben bilanciato dalla freschezza e dalla spalla sapida.

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Salamartano a proposito di Super Tuscan 

Salamartano, il cui nome deriva  dalla sala di Marte, ovvero il salone delle armi del castello di Fucecchio. Il vino un I.G.T. che stilisticamente si colloca tra i Supertuscan, la cui prima annata di uscita è stata il 1992. Un vero Cru ottenuto da due vigne singole con taglio “Bordolese” prodotto a Montellori. Nel blend si amalgamano, percentuali di Merlot e Cabernet Sauvignon, arricchito nelle annate più recenti di Cabernet Franc e Petit Verdot. Questo vino proveniente da una zona inusuale, più nota per le industrie manifatturiere che per la produzione vinicola e da molti ritenuta inadatta per la produzione di grandi vini rossi. L’azienda di Montellori è gestita da diversi anni dalla famiglia Neri che d’altra parte non è insolita alle sfide nel campo vitivinicolo; infatti produce anche un Metodo Classico Blanc de Blanc 100% Chardonnay,  con eccellenti  risultati di cui l’intero vigneto  è situato a 500 m  s.l.m tutto a Pergola Trentina.

I vigneti del Salamartano sono localizzati nella zona di Cerreto Guidi a 150 metri s.l.m. due diversi appezzamenti, di cui  la componente è diversificata; calcarea ed argillosa del Podere Moro per produzione dei Cabernet,  quella argillosa del Podere Montauto per il Merlot. Le uve vengono vinificate separatamente, il vino poi esegue un passaggio in barriques. Produrre un vino del genere nella terra dei grandi Sangiovese da un lato ed i blasonati Bolgheresi dall’altra ha richiesto sicuramente una buona dose di coraggio e spirito innovativo. Di fatto il Salamartano  è un vino dal carattere  maturo ma ben modulato, potente ma non opulento, ben eseguito e territoriale nei richiami odorosi, elegante e longevo non teme nessun confronto con altri vini à la page.

 

Tasting notes 

Serata tra amici in cui dedichiamo i nostri sforzi enoici all’apertura di alcune annate, per un confronto conviviale. 

Salamartano 1998 50% Cabernet Sauvignon 50% Merlot 

Esordisce in sordina aprendosi poco alla volta con sentori umidi di humus, foglie macerate, terreno bagnato, sfumature di caucciù, ceralacca. Rosa essiccata e tocchi cipriati ingentiliscono il bouquet che mostra anche tratti ferrosi e sanguigni.
Il palato è lineare e di grande piacevololezza ma manca di profondità risultando un po’ magro. Tuttavia conserva quella vena acida che lo ravviva insieme a tannini docili seppur ridotti cosí come pure la persistenza.

Salamartano 2001 50% Cabernet Sauvignon , 50%Merlot

Ematico a bicchiere fermo che evolve e  si apre dopo qualche secondo. Con l’ossigenazione emergono tratti di maturità  che aprono su un frutto nero ma croccante, in cui si insinuano nuance di rosa e tratti balsamici, cera, incenso, alloro, rosmarino, lavanda e riflessi terrosi si fondono, in una danza aromatica sinuosa. Il palato è profondo solido e stratificato contornato da tannini pregevoli in cui ritornano le note carnose e ferrose. Intenso e fresco sulla fine ritorna il frutto ed una nota fumosa d’incenso, chiude lungo ed elegante.

Salamartano 2004  60% Cabernet Sauvignon  40% Merlot 

Olfattivo scandito da note più zuccherine rispetto agli altri. Cassis, ciliegie, mature in cui spuntano floreali rossi carnosi e spezie dolci. La scia speziata è contornata da un velato  tocco di erba appassita. IL palato è avvolgente più largo che lungo, denotato da gradevole spinta fresca e tannini ancora puntigliosi, ma ben eseguiti il cui finale risulta leggermente polveroso, ma con gradevolissimo ritorno nel retrolfattivo della nota dolce.

“La Lama”del Chianti Classico

DIstrazione

Partendo da Castelnuovo Berardenga  andando in direzione di San Gusmè, si trova l’ azienda agricola “La Lama”. Situata alla fine di una piccola strada di campagna, attraversa il crinale che passa a cavallo tra due colline vitate nel cuore del Chianti Classico.

È Aprile inoltrato, ma l’inverno sembra non arrendersi alla Primavera e con un ultimo colpo di coda di una perturbazione proveniente dal Nord Europa, ha reso il paesaggio che soltanto  il giorno prima era solare e bucolico, in un corridoio di folate gelide e taglienti. Ad attenderci il proprietario dell’Azienda, Duccio Campani. Duccio ha ereditato l’azienda del padre Giulio Campani il quale aveva acquistato la casa colonica ed i terreni adiacenti l’edificicio nel 1969 dopo aver lasciato il lavoro come dirigente di banca,  affascinato da quel luogo rurale e ritirato in mezzo alla campagna Toscana. Lui inizia impiantando poche vigne di Sangiovese per una produzione solo per uso familiare di vino.

Duccio da parte sua pur avendo una laurea in legge con l’alternativa di una vita cittadina, sceglie di rimanere in campagna, ed insieme alla moglie Tiziana Atzeni decidono di dedicarsi dalla trasformazione dell’azienda di famiglia,  in una realtà vitivinicola di rilievo. 

Varcando la soglia sul retro dell’edificio principale, troviamo il cuore della cantina, dove alcune grandi botti e qualche tonneau sono disposti ai bordi di una storica cantina risalente al 1600. Il corridoio con pareti umide,  lascia trapelare il passato del luogo, il soffitto  è costituito da volte in mattoni e pietra che conservano una temperatura stabile sia in inverno che durante la stagione estiva. L’entusiamo che Duccio ha messo nella produzione del vino si percepisce dal racconto,  di come un vecchio edificio rurale comprato negli anni 60, si sia trasformato un poco alla volta in una cantina in grado di produrre 7000 bottiglie l’anno. Ingegno e perseveranza, non sono mai mancate fin dai tempi di Giulio, ma è con Duccio che oltre alle moderne tecnologie si aggiungono quelle accortezze sia in vigna che in cantina conducono i vini ad un innalzamento del livello qualitativo. Inizia così una nuova era con un rinnovo  scaglionato dei vecchi impianti del 1975 per mantenere inalterata la produzione, la scelta di eseguire le potature in tempi più tardivi per evitare gelate primaverili, la consulenza di un enologo. Alcuni efficaci sistemi adottati per facilitare la produzione, sono stati concepiti e realizzati proprio da Duccio. Un meccanismo di carrucole  per trasportare le bottiglie dentro un contenitore nella zona dove viene apposta l’etichetta; inoltre una scaffalatura per lo stoccaggio che  ancorata al muro tramite tiranti, rende ben stabili le bottiglie in essa raccolte. Esperimenti,  cura dei particolari, ritmo non forzato né in vigna e né in cantina; i vini vengono lasciati ad affinare in vetro più a lungo di quanto previsto dal disciplinare e  immessi al commercio dopo ben 5 anni dalla vendemmia fino ad ottenere il desiderato livello qualitativo.

I vigneti sono adiacenti la struttura ed oltre al Sangiovese ospitano qualche filare di Cabernet Sauvignon e Merlot da cui si ricava uno dei vini aziendali il Caliptra un Igt.  

Un singolo  vigneto con vecchie vigne di Sangiovese viene prodotto  il vino da cui prende il nome “Sottol’aia” a sottolineare il luogo. 

La Riserva di Chianti Classico solo Sangiovese in purezza prodotto soltanto nelle annate migliori e con  un’accurata selezione manuale dei migliori grappoli il “Terzo Movimento” 

“Se si fanno dei progetti concreti, se si coltivano le proprie ambizioni se ci si dà da fare con umiltà se si aguzza l’ingegno,i sogni diventano realtà “  –BANANA YOSHIMOTO-

 

Tasting Notes

Caliptra IGT 2012

La Caliptra; anima dell’uva. Attenta selezione di uve Cabernet con una aggiunta di uve Merlot e Sangiovese, lasciato per 18 mesi almeno in tonneaux di rovere. Ottimo igt a cui un colore intenso e fitto, seguono chiari effluvi di iris e rosa frutto scuro maturo, spezie, ed erbaceo fresco e profumato. Sorso in cui morbidezza e rotondità di palato sono smorzati da tannini vivi e fitti, contornati da tanta freschezza fruttatta, invitante ed immediato.

Caliptra IGT 2007  Vino che si mostra con bei riflessi granato e corpo ancora di un integro rubino luminoso. Olfatto fresco e ben scandito da toni floreali appena appassiti erbe aromatiche, fieno appena tagliato, frutti piccoli sia rossi che neri freschi, arricchito da soffuse spezie, torrefazione, liquirizia. Il sorso è carnoso equilibrato e fresco, i tannini puntuali e finissimi, potente e floreale, finisce con note di tabacco e caffè  che emergono sul finire.

Sotto l’Aia Chianti Classico 2011 -100% Sangiovese.

Annata calda, il 2011 si mostra con  tonalità che dal rubino virano sul granato, il profumo è improntato da note scure di ciliegie nere e rosse e more mature, rinfrescato da note di erbe aromatiche, spezie piccanti. In bocca si allarga con rotondità e tannini scorrevoli mostrando carattere, la persistenza non è lunghissima ma nel retronasale porta con se il frutto maturo co un finale sommesso, ma pulito.

Sottol’aia- Chianti Classico 2010 -100% Sangiovese

La brillantezza del colore rubino intenso e trasparente lo fa sembrare più giovane del precedente. La sfera olfattiva è estremamente elegante e articolata, gioca su toni di agrume, lamponi, violette, bergamotto, alloro, note ferrose, ematiche, ed anche richiami pietrosi di sasso. Nessun profumo che predomina ma si avverte in modo netto e ben definito. Articolato e vibrante il sorso è slanciato dalla parte fresca che coinvolge il palato dall’inizio alla fine ed un tessuto tannico finissimo. Intenso e molto persistente espressione raffinata e rappresentativa di un grande Sangiovese.

Terzo Movimento – Chianti Classico Riserva 2010 -100% Sangiovese.

Vino di punta che riassume tutta la filosofia aziendale, infatti viene prodotto soltanto nelle annate migliori con una produzione molto limitata di appena 2000 bottiglie. Veste dalla bella concentrazione di colore trasparente e consistente. Quadro olfattivo delineato  da varie tonalità di frutti rossi maturi, tamarindo, arancia rossa, ciliegia, rosa, richiami di sottobosco, liquirizia mentolata.  In bocca più concentrato di materia estrattiva, avvolgente e succoso, equilibrato da una profilatura fresca balsamica, i cui tannini sono vellutati e  scorrevoli,

Tignanello evoluzione dell’eccellenza.

Tignanello nasce nel 1970, prodotto da Piero Antinori, nella tenuta Tignanello, nei dintorni di San Casciano Val di Pesa, pochi chilometri a sud di Firenze. La leggenda vuole che in questa zona abitasse “Tinia”, divinità etrusca, da cui ha preso nome il vino. Nel ’75, si inizia ad aggiungere al tradizionale Sangiovese una parte di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. L’affinamento prevede l’utilizzo di Barrique esula dalle vinificazioni tradizionali del Sangiovese rendendolo un vino che getta lo sguardo verso un competitivo mercato internazionale. Le peculiarità del Tignanello risultano lungimiranti per l’epoca, comprendevano infatti l’introduzione di quei vitigni internazionali che hanno fatto la fortuna dei supertuscan 24 anni più tardi. Ambizioso e ben realizzato di fatto esce dal disciplinare storico del vino Chianti Classico perdendo la denominazione DOC e rimanendo con la sola generica indicazione vino da tavola. Nel 1994 gli viene attribuita la nuova denominazione di  I.G.T.

Tignanello è prodotto esclusivamente dal toponimo del vigneto da cui provengono le uve. Il terreno sono 57 ettari esposti a sud-ovest, di origine calcarea con elementi tufacei. L’altezza è compresa tra i 350 e i 400 metri s.l.m. presso la Tenuta di Tignanello.

Tasting notes

Tre annate storiche a confronto, infatti in quegli anni il consulente della storica casa vinicola fiorentina era l’enologo Giacomo Tachis che solo nel 1993, fu sostituito da  Renzo Cotarella.

1978 –Il colore di una luminosa sfumatura granato, appare più  fitto e molto ben conservato nel corpo centrale non dimostra  incredibilmente i suoi 38 anni di età. Elegante e raffinato frutto di una stagione vegetativa lunga non condizionata da picchi di calore. Nel bicchiere i profumi si propongono in più varianti di toni che vanno dalla ceralacca, resina, humus pepe alla composta di ciliegie mature e scorza di agrumi. Cangiante dopo qualche minuto escono nuance di pot-pourri, fiori appassiti, note mentolate, foglie di thè. Il sorso morbido è ben scandito dalla parte fresca di bella struttura, saporito, il  corpo è sostenuto da una trama tannica setosa ed un ritorno al frutto eccellentemente conservato e che si allungata sulla persistenza .

1985- Complice un’annata tra le migliori degli ultimi 30 anni  ha un’intensità cromatica più compatta. Luminoso e trasparente il colore granato è contornato da riflessi aranciati. Preciso e cesellato, il  varietale è contrassegnato da note speziate in cui si fondono aromi balsamici di pino e viola. Ematico e ferroso, si espande su profumi di liquirizia, tamarindo, frutti rossi, seguiti da nuance di foglia di tabacco, china. Il palato mostra una struttura equilibrata da morbidezza e freschezza dove un tannino finissimo accompagna il gusto che resta teso sulla lunghezza e chiude con una calibrata sinergia tra frutto e aromi di cioccolato fondente. Infinito!

1989- Malgrado l’annata giudicata tra le minori ne esce con un’ottimo colore ed un sviluppo nel bicchiere integro e dinamico. Granato con sfumature aranciate, l’olfatto esce con la frutta ancora in primo piano; amarena, cassis, piccoli frutti di rovo, alone terroso che ricorda l’odore del tufo, il cuoio, dragoncello selvatico, la salamoia di olive, tabacco. La bocca è caratterizzata da una struttura potente e ben conservata, rotondo e denso ha tannini fitti scorrevoli e freschezza che tende il sorso, sorprendente nel finale lunghissimo in cui ritorna una striatura di cioccolato e tabacco.

 

“Il Marroneto” legami di Sangiovese

Il vitigno Principe della Toscana raccontato con vari eventi prestigiosi durante la manifestazione organizzata da Davide Bonucci di Sangiovese Purosangue, svoltasi nella bellissima Fortezza all’interno dei locali dell’ Enoteca Italiana di Siena. Una storica verticale, condotta da Alessandro Mori perfetto anfitrione di un vino che è ormai divenuto un simbolo dell’eccellenza Italiana nel mondo del Brunello di Montalcino. Le bottiglie del Marroneto sono tutte disposte in una fila ordinata e percorrono un’arco temporale che parte dai lontani anni  80 fino ad oggi. Una degustazione emozionante raccontata con dovizia di particolari dove ogni bottiglia  è legata a doppio filo alla storia personale di Alessandro Mori. Un legame viscerale quello con il Sangiovese capace di insinuarsi  nelle profonde riflessioni nel  Mori quando per esigenze lavorative è costretto ad allontanarsi da quelle colline vitate che circondano la sua azienda. Un rapporto interrotto solo per un periodo della sua vita e che lo investe come uno tzunami quando nel varcare la soglia dell’edificio originario a distanza di anni sente di aver trascurato una parte importante di se stesso, e che finirà per ricondurlo  alle origini di quello che è sempre stato dentro di sè.

Non si può, sfuggire alla propria natura che comunque prevarrà, malgrado forze contrarie che tentino di disfarla,  si mostrerà nella sua forma.  Goethe 

“Il Sangiovese è il colore con cui ho dipinto i quadri della mia vita” A.Mori

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Tasting Notes

1980 -Alessandro Mori aveva appena 19 anni  un ragazzo che si affacciava a vivere la propria vita a bordo della sua moto, lasciando dietro di sé un turbinio di scie fumose. Il vino ha mantenuto la trasparenza ed il colore è granato ma ancora luminoso, quasi a voler stabilire una connessione con quegli anni spensierati l’olfatto nonostante la terziarizzazione presenta sfumature fresche di cedro. Palato pulito e fresco dove i tannini sono ridotti ai minimi termini, ma che è ancora vivido e piacevole da bere.

1987-  Annata minore per Montalcino, Mori vive in quel periodo dibattuto tra restare a Montalcino o andare a Roma avendo come prospettiva la carriera forense. Il vino ha un attacco finissimo e floreale di viole appassite che tuttavia mostra ancora il lato fruttato, pietroso e profondo, al palato la parte acida sorregge il gusto lasciando un bel finale che termina però un po’ prima del previsto.

1989– Il  vino ha mantenuto le caratteristiche  organolettiche con dei  tratti agrumati seguiti da frutto rosso con note floreali variegate, pot-pourri, mineralità ferrose funghi, foglia di the, solo il colore non è valutabile in quanto il campione arriva con il fondo che offusca il colore rendendolo spento. Il palato è intenso avvolgente e freschissimo,  voluttuoso succo di agrume. Lunghissimo finale.

1992L’anno del primo SMS della storia, «Merry Christmas» era il contenuto del messaggio inviato, il 3 dicembre del 1992, un fatto che ha cambiato per sempre il mondo delle comunicazioni. Per Mori è l’anno in cui lasciata la vivace città di Roma, rientra in Toscana a Firenze, dove vive un periodo buio, distaccato dalla sua terra e dalla città Capitolina. Il Sangiovese mantiene intatte le sue caratteristiche resistendo agli eventi. Il colore dotato di bella trasparenza mostra luminosi riflessi granato, il naso come il palato è pervaso da quella parte agrumata e da un ampio floreale che lo contraddistingue contornato da note dolci e di sottobosco, resta saldo fino al finale ma senza spiccare il volo.

1994- In quell’anno dopo aver conosciuto la futura moglie in modo alquanto rocambolesco, sente più forte il richiamo di quei legami che erano andati perduti negli anni. Ritorna al Marroneto dopo averne visto lo stato di abbandono. Vino dove si ritrovano i tratti che lo caratterizzano con netta parte agrumata e floreale. Il sorso è ben disteso, al palato perde tuttavia di dinamismo, i tannini  risultano più  ruvidi, un sorso che si mantiene pieno, chiude  prima del previsto.

1995-Negli anni 90  il nuovo stile più morbido  cambia il mondo del vino, lasciandosi sedurre da stili morbidi ed avvolgenti. Discostandosi dalla linea generale che tende più a favorire il conto in banca che le tradizioni, il Marroneto mantiene saldamente la linea produttiva continuando ad utilizzare botti grandi e lungo affinamento. Colore brillante e con trama più fitta, intenso floreale di viole, balsamico, spezie, tabacco,  ritorna la nota di cedro. Palato movimentato e slanciato da tanta freschezza, corpo più pieno ma che rimane aggraziato dall’inizio fino al lungo finale.

1998- Annata calda ma piovosa. Visivamente il colore è più compatto pur mantenendo la trasparenza, la selezione in vigna inizia a dare i suoi frutti. Monolitico si apre con reticenza, improvvisamente appare nitido e pulito un frutto ben maturo da  cui emerge  il lato fiorito ed aristocratico, cuoio, funghi, liquirizia, fumo. Palato con ingresso morbido, avvolgente e materico con la freschezza che  movimenta il gusto trama tannica fitta ma sempre scorrevole ed elegante.

1999-La brillantezza del colore attrae lo sguardo. In questo 99 emerge l’essenza che solo i grandi vini mostrano, olfatto dotato di profondità data da un bagaglio ampio e di grande coerenza, maturo e finemente cesellato, mora gelso tocchi boisè, cioccolato. Palato integrato tra morbidezza e freschezza succosa, lineare eppure ricco ed espressivo ancora scalpitante e vivace con tannini fitti e ben dosati, persistente e sapido in chiusura.

2000-Prima annata del “Madonna Delle Grazie” il Cru proveniente da un singolo vigneto che si trova proprio adiacente al corpo centrale di Marroneto, con vecchie viti che in questo vigneto storico hanno ben 3,6 metri di spazio tra una pianta e l’altra. Nel 2000 l’annata fù  calda e  siccitosa il naso é determinato da toni caldi, ciliegia nera in confettura, ritorna la liquirizia, sandalo, spezie. Morbidezza ed avvolgenza in primo piano ben rinfrescato da parte acida e da tannini maturi e croccanti,  pienezza gustativa .

2001-  Colore rubino compatto con riflesso granato di bella trasparenza. Una lieve nota di riduzione che con  roteazione sparisce aprendosi. Frutto nero, fiori appassiti con tocchi cipriati boisè dove arrivano resina e note balsamiche, erbacei di felce e ferrose note ematiche. In bocca tanta la freschezza, svolgimento gustativo compatto ed appagante, dove si denotano tannini misurati che si allungano sul finale persistente.

2003- Annata più torrida che calda che perdura per tutta l’estate. Il vino pur presentando toni caldi e maturi, riesce a mantenere il suo profilo inalterato anche se meno variegato, in bocca è avvolgente ma fresco, riesce a conservare scorrevolezza data da vena acida con tannini vivi e precisi. L’esposizione a nord dei vigneti ed i venti che soffiano costanti uniti a delle scelte precise in vigna, sono riuscite ad arginare un’annata che ha segnato con toni di sovrammaturazione molti vini Toscani.

2004- Bottiglia problematica colore spento e note ossidate… passo!

2008-..Se a detta del Mori un vino può essere riassunto con un unico termine, questo è il momento giusto per farlo,  “Preciso”. Il 2008 è aristocratico fin dal primo sguardo. Regale l’olfatto è reticente solo per un istante, poi svela la sua natura delicata e potente insieme. Fiori viola in quantità, resina, sottobosco, ciliegia croccante, humus, soffi marini. AL gusto è raffinato, incede senza travolgere accarezzando il palato,  si allarga con grazia denso di sapore eppure lieve, lunghissimo.

2010-Un vino che non finisce di stupirmi. Ancora esuberante di gioventù non accenna a placarsi. L’ olfatto sembra non finire mai con i suoi continui cambiamenti ad ogni giro di bicchiere. Frutto talmente intenso  che sembra uscire intero dal calice, poi fiori erbe aromatiche, agrumi, tratti marini, rabarbaro ,china, felce. Palato potente energico e gustoso, incontenibile ed ancora teso dalla freschezza con tessuto tannico fitto ma vellutato, sapido. Chiude pulitissimo e molto lungo.

2011-Benché abbia un anno in meno dimostra maggior  bevibilità del precedente. Annata calda il 2011 che si percepisce nel frutto maturo ribes , cassis ed un floreale intenso e da un sorso caldo e appagante ma sempre ben bilanciato nella freschezza e da tannini ricchi e pregiati, vino di spessore eppure invitante e vitale come è nello stile di tutti i vini di Marroneto.

2012-Anteprima assoluta di questa annata che  presenta una gioventù esuberante come deve essere, tuttavia dotato di quella profondità da cui si intuisce la stoffa per una grande evoluzione.

Venti annate di “Biondi Santi” tradizionalmente innovativi.

img_1013Siena cronostoria di una storica verticale di ben 20 annate di Brunello Biondi Santi, unite da una linearità produttiva a  conferma di uno stile che passa inalterato attraverso le contaminazioni delle mode. La trama dai tratti classici che percorre in linea retta 30 anni di produzione,  libera da dettami imposti dai mercati che seguono le mode del momento per ritrovarsi obsoleti già dopo pochi anni. Queste le peculiarità che rendono oggi il Brunello Biondi Santi un vino che ritorna più che mai  attuale, fermo nel suo rigore  statuario dai tratti puliti e coerenti, tranne per alcune caratteristiche determinate dalle ingerenze climatiche che interferiscono senza  tuttavia intaccarne lo spirito.

Il viaggio di 20 annate è condotto da Carlo Macchi e Davide Bonucci, con le tappe che legano il nome di Biondi Santi al destino di Montalcino.

Montalcino  negli anni 60 era un luogo dedito prevalentemente all’agricoltura rurale tesa alla produzione di generi per la sussistenza primaria, conseguenza della distruzione delle campagne ad opera della seconda guerra mondiale. Il poco vino che si trovava era solo per uso personale, e non era raro trovare galline o altri animali da cortile che stanziavano nelle botti dove avveniva la vinificazione con conseguenze ben immaginabili. Nel 1967 alcuni produttori della zona tra cui Biondi Santi, Barbi, Cinelli Colombini e pochi altri fondano il consorzio che getterà le basi per il miglioramento qualitativo e produttivo di Montalcino, imponendo determinate regole per la sua produzione. A dirigere il  Consorzio del Brunello viene chiamato nel 1970 Giulio Gambelli che insegna  ai nuovi produttori l’arte e le regole per la vinificazione avendo a sua volta ricevuto gli insegnamenti di Tancredi Biondi Santi.  Ma la vera fortuna di questo luogo ed il suo vino è scaturita da un fatto politico che nel periodo in cui è avvenuto è stato accolto come una vera disgrazia. L’autostrada che dovrebbe funzionare da collegamento veloce rendendo possibile uno sviluppo delle industrie, per opera dell’allora  presidente del Consiglio Fanfani viene deviata  verso Arezzo escludendo così Siena e Montalcino dal piano. Questo fatto attua  una forzata evoluzione dell’unico sviluppo possibile. Così mentre  il piano industriale affonda, il talento incontra l’opportunità  e Montalcino inizia a riempirsi di vigneti che daranno vita a quel Brunello vanto ed eccellenza riconosciuto in tutto il mondo.

Cercando di riassumere 20 annate è inevitabile che ne derivino descrizioni che pur con  le caratteristiche essenziali spesso risultino simili,  per cui l’accuratezza  sarà maggiore  tra quelli che per me sono stati i più rappresentativi. Una premessa importante da fare è che  le bottiglie sono state reperite in luoghi e da persone diverse, spesso da collezioni private, pertanto ognuna di loro ha un vissuto che in alcuni casi ha portato a dubitare non del vino stesso ma della bottiglia in questione.

Tasting Notes 

Il 1968 era doveroso accennarlo, in quanti frutto di nuovi impianti vitati dove lo scasso dei terreni induriti e compatti viene fatto attraverso l’uso di mine per far spazio alle nuove viti. Il 1968 in degustazione è una bottiglia problematica con evidenti segni di ossidazione pertanto non valutabile. (Un requiem basterà)

Dal 1977  inizia il percorso tra questi vini che per coerenza di stile rimangono pressoché immutati tranne per poche caratteristiche date dalle diverse annate.

-Brunello Biondi Santi 1977 sull’etichetta è ancora presente la scritta “Sangiovese Grosso” e la bottiglia è  vetro più leggero e trasparente di dimensioni ridotte 0,72 contro le 0,76 odierne. Il vino è di un colore granato vivo, brillante e ben conservato. Il naso presenta note evolutive di ceralacca un lieve glutammato che lascia rapidamente il posto a note fresche ben identificabili di frutto e floreale. Palato essenziale teso che conserva un gusto freschissimo,  tannicità ridotta ai minimi ma comunque presente, dotato di una pienezza gustativa inaspettatamente completa, altero ed elegante, il finale è accompagnato da una sensazione di caramello. Spiazzante bevibilità .

-1982 in quell’epoca a Montalcino le strade erano ancora bianche e polverose, in molte cantine le norme igieniche erano un miraggio, questo ovviamente non succedeva presso Biondi Santi- Il colore perfettamente conservato dai toni granato lucido invoglia a percepirne il profumo. Il frutto è marcato da fresche note agrumate e di sottobosco dove ritorna la resina. Dopo alcuni minuti cambia per passare ad una nota dolce e succosa pesca sciroppata che sorprende per intensità. Il palato è perfetto, pieno, l’avvolgenza è deliziosamente mossa dalla vena fresca ed un tannino morbido e scorrevole che si dilata sulla persistenza in un finale composto. Elegante.

-1983  Rispetto al precedente ha meno brillantezza ed anche il naso è più maturo con frutto nero floreale delicato e note ematiche. L’evoluzione si percepisce in maniera maggiore con il ritorno di ceralacca. Palato molto corrispondente anche se maggiormente morbido, mantiene saldamente il gusto restando tuttavia con una matrice tannica soffice e tanta freschezza .

-1987  proveniente da un’annata definita minore in quanto fresca, che quindi allunga i tempi della vendemmia, rimanendo scheletrica ed essenziale; l’87 appare subito  estremamente luminoso che fa supporre una grande vena acida e con il colore che sfuma sul granato conservando il corpo centrale rubino. Olfatto impeccabile e preciso in ogni sua parte in cui si percepisce un’espressività che parla di fiori viola, frutti carnosi, agrumi succosi, qui riemergono a ricordarne la natura resine e profumi di felce. Come notato al visivo, al palato l’acidità  prorompente guida un gusto sottile aristocratico e ben dosato in ogni singola componente da un rigore minuzioso, lunghissimo sulla persistenza chiude in finale pulitissimo. Raffinato.

1988- Caldo e piovoso. Vino statico che non si esprime come gli altri, animali cuoio glutammato e nota dolce caramellata. Anche in bocca dimostra meno dinamismo restando immobile dall’inizio alla fine, chiude comunque con pulizia ma senza entusiasmare.

-1990 in questo vino si passa ad una gradazione alcolica di 13 gr . Annata calda che si sente nel frutto maturo da cui escono fiori appassiti ed erbe aromatiche. In bocca  buona la progressione spinta da freschezza ben bilanciata, il gusto rimane cremoso con tannino morbido e finale pulito.

1993- In quell’anno le vigne di “Sferracavallo” da cui arrivavano le uve per la Riserva per una cessione della proprietà cambiano di mano andando a far parte dell’azienda “Le Chiuse”.  Questo si ripercuote sul vino privato di una parte essenziale. Il colore meno acceso degli altri ed un olfatto sottotono più criptico che resta inespresso sui toni di goudron e frutto nero, piuttosto concentrato e monolitico, in bocca  resta uguale dall’inizio alla fine, ridotta anche la persistenza.

-Il 1996 L’andamento stagionale è stato freddo e piovoso creando non pochi problemi. Il Sangiovese nelle annate fredde sembra sfoderare il meglio di sé a partire da il colore che è particolarmente vivido, un fuoriclasse anche all’olfatto dove per molti versi ricalca a distanza di quasi 10 anni le caratteristiche dell’87. Un ventaglio olfattivo stratificato che conserva quell’innata eleganza data dagli agrumi e dal floreale di viola,  unito ad un gusto carnoso conserva un corpo snello amplificato dall’acidità e rimanda sul finale alle note di resinae agrume . Vellutato ed infinito

1997-1998 ben conservati nel colore e nel frutto rosso maturo a tratti agrumato da cui scaturisce un palato segnato da freschezza elevata e parte tanninica croccante. Una pienezza maggiore  nel  1998 che è anche persistente piu a lungo.

– 2001  creava grandi aspettative ma non entusiasma le note di glutammato sono evidenti ed in bocca resta seduto con tannino polveroso e amarognolo, probabilmente un problema legato alla conservazione della bottiglia.

-2004 annata con una produttività alta che dopo una Primavera  fredda e piovosa segui un’Estate calda e un Settembre fresco che porta alla maturità dei vinaccioli. Nel vino si traduce in un bouquet maturo ciliegia agrume e sorso potente ed elegante, lunghissimo sulla persistenza.

-2007 Grande annata con uve di straordinaria qualità caratterizzata da grandi  sbalzi di temperatura e da un settembre fresco ed asciutto. Austero e reticente inizialmente resta immobile facendosi aspettare. Man mano che l’ossigenazione compie il rituale escono dapprima floreali di viole e giaggiolo, seguono flussi balsamici interrotti da scorza di cedro e arancio giallo. Camaleontico e cangiante anche al palato dimostra dinamismo e coerenza.

-2008   Fin dall’inizio il colore pieno sprizza vivacità emanando una luce che sembra provenire da dentro, olfatto incalzante dotato di estrema finezza che rilascia nette note floreali di lavanda, iris, viole in cui volteggiano soffi freschi  balsamici, frutto pieno e ricco. Palato ottimamente avvolgente e freschissimo dal gusto pienamente espresso in ogni singola componente, profondo intenso carnoso,  finisce con una persistenza infinita ed estremamente raffinata.

-2009 Dimostra più della sua età anagrafica mostrando un volto meno luminoso.Il fruttato è maturo e scaldato dal sole; l’andamento stagionale più caldo si sente anche al palato il cui gusto è morbido e rotondo, un’aria moderna con un tannino risolto e più statico.

-2010 Colore rubino sgargiante. All’opposto del precedente è dominato da note odorose variegate giovanili e fragranti un caleidoscopio di profumi che spaziano con intensità sfacciatamente variopinte. Palato di una pienezza gustativa scattante ed ancora in evoluzione, dominata dalla vena fresca e tesa ma allo stesso tempo esuberante, con tannini precisi ma rotondi;  mostra tutte le sue potenzialità che lo porteranno negli anni ad essere una grande vino da affinamento.

-2011 Nonostante tutto parli di un vino marcatamente giovanile è già  dotato di  quell’appeal che denota maturità del frutto succoso, sia all’olfattivo che al gustativo; avvolgente, vinaccioli maturi e scorrevoli pienezza gustativa rotondità di palato. Mantiene  quell’innata linearità comune in tutti i vini aziendali, ricalcando seppur in maniera embrionale lo stile immutato dei Bondi Santi, centrando l’ obiettivo di essere sempre attuale. 

Inconsuete degustazioni di oltreoceano “il Malbech”

IMG_7743Con colori particolarmente intensi dalle sfumature che dal rosso intenso virano verso il viola, profumi floreali di rose e fiori viola, peonie e un frutto pieno polposo di prugne mature , che riempiono l’olfatto; concentrati, succosi, avvolgenti questi sono i Malbech Argentini. In Francia, sua patria natia, è ancora coltivato nel Bordeaux dove sporadicamente viene usato nei blend bordolesi e considerato scelta di secondo piano rispetto ai più diffusi Cabernet ed al Merlot; nel sud i vini ricavati da questo vitigno vengono definiti ” i vini neri di Cahors ” da dove provengono ottime produzioni prodotte in alcuni casi in assemblaggio di piccole percentuali  di Tannat che li fornisce di una sostenuta trama tannica.

Stentando ad imporsi in Europa questo vitigno, ha tuttavia trovato oltreoceano una patria adottiva in grado di esaltarne le proprietà facendone addirittura il proprio fiore all’occhiello. Sicuramente sia clima che terreni  in Argentina sono talmente adeguati alla sua coltivazione da renderne possibile uno sviluppo impensabile. L’economia  vitivinicola in questa nazione fino ad un ventennio fa considerata  una zona morta, adesso è il quinto produttore di vino al mondo. In questi luoghi il Malbech si arricchisce di un’appartenanza territolale che ne fà risaltare le proprietà divenendone in pochi anni  la varietà emblematica e più rappresentativa dell’Argentina. Le cuvée in alcuni casi sono molto simili a quelle bordolesi,  concepite in blend con altri vitigni di taglio internazionale che donano freschezza, struttura tannica e plasmano vini estrattivi e longevi. La zona principe della produzione è Lujan de Cuyo de Mendoza, ma le zone di produzione si estendono per molti km da Nord a Sud costeggiando la catena montuosa delle Ande, il sole  potente di quelle latitudini costringe a salire di quota per avere le condizioni ottimali di maturazione con i filari che si trovano fino ai 2.000 metri di altitudine risultando tra i più alti al mondo. Questa varietà di territorio foggia diversi tipi di Malbec che acquisiscono differente personalità in base alle diverse risposte climatiche  ed al tipo di terreno in cui cresce. I vigneti di Malbech si propagano fino nel nord della  Patagonia dove il clima semidesertico e pedemontano conferisce al vitigno finezza e verve inaspettata.

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 Tasting notes

Sophenia Malbech Reserve 2012

Zona di Tupungato

Colore rubino concentrato, denso, scuro e con sfumature bluastre.  Naso intenso e caldo con netto frutto nero di prugne in composta quasi disidratate, fieno tagliato spezie piccanti e dolci. Palato che incentra il gusto di morbida avvolgenza ben contrastato da vena sapida tannino rotondo, fitto continuo e persistente.

 

El Enemigo -Malbech 89% Cabernet Franc 6% Petit Verdot 5% -2011

Mendoza

Molto luminoso  e rubino fitto. Al naso è composto da note erbacee evidenti seguite da frutto nero maturo e floreale di viole e rosa. Ben modulato con l’olfatto, il gusto svela una incisiva acidità che supporta un gusto serrato con grana  tannica fine e precisa con finale integro, pulito ed  elegante.

 

Mascota- Malbech Gran Mascota -2011

Zona Valle de Uco Mendoza

Espressione tipica del Malbech ricavata da una delle migliori selezioni . Si mostra con colore fitto profondo rubino con sfumature viola, naso che esordisce con originalità espressiva con aromi di frutti neri, mirtilli  prugne, ed un intenso floreale di peonia e lavanda. Siccoso, polposo con struttura importante tannino morbido, dal giusto contrappunto sapido riempie il palato con gusto ricco e persistente.

La Giostra del Vino- Malbech Bacàn 2011

Lujan de Cuyo- Mendoza

Lo stile certo non manca a questo vino che già al visivo si caratterizza  con un’aurea nobile data da un colore rubino profondo perfetto. Il naso è ampio, intenso e ben calibrato in ogni componente, i profumi si distinguono e si amplificano netti e ben distinguibili, prugne scure mirtilli, ciliegie, erbaceo fresco, balsamico e spezie dolci e piccanti. Il palato corposo morbido e ben bilanciato da componenti di fresche con uno sviluppo di palato articolato e carnoso. Vino dalla connotazione internazionale ben eseguita.

 

Manos Negras -Malbech Stone Soil-2012 

Zona  Valle de Uco Mendoza meridionale.

Rubino vivace e con concentrazione  colorante piena. Olfatto che esordisce con tratti freschi erbacei con accenni balsamici,  frutti rossi, ciliegia matura, anice, floreali di rosa. Il palato è caldo sostenuto da trama fresca e ricchezza di polpa, inteso e  lungo il finale con ritorno alternato di frutto e balsamico.

Del Fin Del Mundo-Reserva Malbech 2013

Neuquèn- Patagonia

Meno concentrato rispetto ai precedenti il colore risulta di un acceso e vivace rubino. Olfatto ben articolato, intenso e sollevato da note fresche di piccoli frutti che hanno una naturale spontaneità , toni balsamici. Palato vivo ed energico dotato di una dosata intelaiatura tannica ed altrettanto scattante freschezza, sorso vellutato e scattante sinuoso, lascia il palato pulito e incalzante  invogliando al riassaggio.

 

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 “Vin du Pape” ovvero Châteauneuf

Territorio collinare con distese vitate che riempiono il paesaggio. Con un’estensione che parte dalla sponda orientale del Rodano, ovest a Sorgues e vicino ad Avignone, nel sud-est, Châteauneuf-du-Pape rappresenta il “cru” più esteso della Valle del Rodano. Si estende su 3200 ettari di terreno con almeno tre diversi tipi di suolo o terroir  in cui  l’altezza massima  raggiunge i 120 metri s.l.m.IMG_8524

 Nel nord e nord-est le famose galets rolués, rocce o ciottoli rotondi che ricoprono il terreno argilloso. Le rocce hanno la proprietà di  trattenere il calore del sole durante il giorno rilasciandolo di notte, questo favorisce una maturazione  più veloce delle uve rispetto alla parte orientale della denominazione, dove il suolo è prevalentemente di sabbia; potenti venti di Maestrale spazzano  via l’umidità, soffiando sopra i vigneti rendendo salubre la zona e libera da muffe, inoltre la vicinanza del Massicio Centrale raffredda l’aria generando importanti escursioni termiche tra il giorno e la notte. 

La storia di questa denominazione è  intrecciata con la storia pontificia da quando nel 1308, Papa Clemente V, -ex arcivescovo di Bordeaux, trasferisce il papato alla città di Avignone. Durante il pontificato essendo un estimatore dei vini e della Borgogna promuove  i vini locali. A quel tempo, la viticoltura attorno alla città di Avignone era tutt’altro che illustre, difatti era stata avviata e mantenuta dai Vescovi di Avignone, in gran parte solo ad esclusivo consumo locale con produzioni di vini semplici in cui venivano usati indistintamente sia uve a bacca bianca che rossa.

A Clemente V successe Papa Giovanni XXII, che continuò a promuovere i vini di Châteauneuf-du-Pape questo impulso espanse il progredire dei vigneti e delle pratiche vinicole, che crebbero sia di numero che livello. Con il papato di  Giovanni XXII, i vini di questa zona iniziarono a essere conosciuti come  “Vin du Pape”, trasformatosi in seguito in  Châteauneuf-du-Pape. A Giovanni XXII và anche il merito di aver fatto costruire il famoso castello che si erge a simbolo per la denominazione.

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 Interessanti le produzioni dei bianchi a base dei vitigni autoctoni Grenache Blanc , Bourbolenc e Clairette Picpoul, che vengono prodotti in assemblaggio. Questi danno luogo a vini con buone doti di bevibilità con polialcoli che ne accentuano la morbidezza, di bella struttura data da nota alcolica e offrendo un palato piacevole e sapido anche se nella maggior parte dei casi non troppo persistenti; nell’insieme di buon livello, il cui punto di forza risiede in una gradevole bevibilità adatta alla stagione estiva. Alcuni bianchi  tendono a sviluppare aromi di anice pesca bianca e mandorla che diventano più esotici dopo qualche anno di affinamento. Le varietà bianche rappresentano il 7 per cento della piantagione totale, ma una parte delle uve a bacca  bianca entra a far parte della cuvee dei vini rossi, il che significa che la produzione di vino bianco rappresenta solo circa il 5 per cento del totale.

Il discorso cambia per i rossi, che in alcuni assemblaggi raggiungono livelli  eccellenti .

Varie le metodologie produttive e di classificazione, che partono dai Grenache in purezza per completarsi negli assemblaggi tradizionali insieme ad i tipici autoctoni del disciplinare dello Châteauneuf.  Il Grenache è il vitigno principe dello Châteauneuf-du-Pape  dal quale si ottengono vini dagli aromi speziati e dagli ampi sentori fruttati, morbidi, freschi e dal tannino setoso. Il Syrah è quasi sempre presente nelle cuvée degli Châteauneuf, resistente alle ossidazioni dona ai vini struttura, colore concentrato, tannini espressivi .

Gli altri vitigni a bacca nera del territorio sono il Morvedre,Vaccarese, il Terret Noire, Counoise e il Cinsault che possono variare a seconda della zona di produzione oppure dello stile che si vuol ottenere  offrendo freschezza, tannini morbidi e spiccate note fruttate.

Tasting notes

Domaine du Grand Tinel 2012 Grenache 100%
Colore con  trama colorante rubino vivace  e trasparente, il frutto emerge con visciole e amarena croccante seguito una lieve nota erbacea e spezie.In bocca l’ingesso è morbido e fresco con tannino carezzevole e mediamente persistente finale di ciliegia .

Domaine Consonnerie 2013 Grenache, Morvedre, Syrah, Cinsault

Vino dal tradizionale taglio dei vitigni. Il colore rubino risulta rispetto al precedente più compatto, e alla rotazione si nota una maggior consistenza. Al naso intenso e complesso si mostra con uno sfaccettato bouquet di  frutta a bacca nera, l’erbaceo è netto con la speziatura ancora non perfettamente integrata. Al palato la morbidezza è avvolgente tuttavia molto fresco, componente  alcolica  percepibile e lievemente caustica finale amarognolo. Palato ancora giovane e non perfettamente composto per un vino ancora in evoluzione

Manus Dei  2012 Grenache, Syrah, Morvedre  

 Bel rubino fitto e concentrato. Al naso intenso i frutti rossi e maturi del primo impatto vengono completati da erbacei freschi terra bagnata, pepe nero . Ingresso fresco e sorso appagante e morbido . Il tannino rilascia una sensazione astringente con amaricante in chiusura. 

Clos du Caillon “La Reserve” 2012 Grenache 83% Morvedre 17%

Vino ottenuto mediante una selezione delle migliori uve provenienti da diversi vigneti di Vecchie vigne risalenti al 1980 .  Colore rubino profondo e vivace .All’olfatto  intenso ed  ampio, si svolge con sensazioni frutto nero e rosso maturo speziato, erbaceo secco che ricorda la foglia di thè, barbabietola rossa e agrume. In bocca carnoso, materico, dotato di avvolgente morbidezza e ben equilibrato da una spavalda freschezza, la progressione ne amplifica il gusto intenso e lungamente persistente.

Domaine de Nalys 2011 Grenache, Syrah, Morvedre,Counoise, Vaccarèse. 

Rubino dalla  trama colorante fitta ed intensa.  La grenache si mostra con intenso profumo di frutto di piccoli frutti maturi, floreale di lavanda e rosa, erbaceo fresco. Palato con attacco fresco e succoso, ricco di consistenza e sapore che richiama la rosa, trama tannica delicata, mediamente persistente, nell’insieme piacevole ed elegante .

“Maso Poli” tra tradizione e modernità.

IMG_7890Tra le verdi colline del Trentino contornata dalle Alpi immersa tra i versanti che degradano nella valle della Piana Rotaliana, si trova la cantina di Maso Poli. Proprietà della famiglia Togn che ha iniziato il percorso aziendale rinnovando i vigneti a partire dagli anni Settanta. Ben inserita nel contesto  paesaggistico tra vigneti e meleti  che ricoprono gran parte del panorama, in tutto l’azienda possiede circa quindici ettari di coltivazioni di cui 10 sono destinati alla vite con 4000 ceppi per ettaro coltivati a Pergola trentina e Lira. L’edificio un antico  Maso del 1700 è stato ristrutturato nel 2003 e completamente rinnovato con tecniche moderne e funzionali. La struttura interna in cemento e pietra porfido che proviene dalle vicine montagne,  è concepita in modo da  ottimizzare tutte le operazioni di raccolta vinificazione e conservazione dei vini in affinamento .

La cantina si avvale della collaborazione dell’enologo Goffredo Pasoli che attraverso sperimentazione e tecniche di cantina rigorose, riesce nell’intento di dare vita a vini dai profumi netti e di grande pulizia sia al l’olfatto che al gusto. Tutti i vini hanno il punto di forza nella  freschezza e bevibilità oltre ad un legame con il territorio dal quale provengono. Una parte dei vigneti viene vinificata  come Gaierofh.I terreni molto variegati ed a vari livelli di altezza favoriscono la coltivazione di diversi vitigni da cui si ottengono i Cru aziendali. Scelti in base alle caratteristiche del terreno e dell’esposizione i vini sviluppano personalità e carattere ben definiti. Per effetto di importanti escursioni termiche tra giorno e notte hanno una straordinaria fissazione dei profumi e grande acidità. In queste zone la ripidezza collinare e spesso condizioni atmosferiche difficili impediscono qualsiasi forma di meccanizzazione nei vigneti, dove tutto viene ancora svolto in modo manuale. Per contrasto in cantina l’uso di moderne tecnologie permettono di avere raffreddamenti rapidi dei grappoli appena raccolti con azoto liquido, questi raggiungono per caduta le vasche di acciaio. Il mosto attraverso lieviti selezionati svolge fermentazioni graduali lente e lunghe che ottimizzano la fissazione dei profumi. Per alcune tipologie di vino è previsto un  proseguimento del percorso attraverso contenitori di legno che  sono di primo secondo e terzo  passaggio. Una barriccaia percorre a semicerchi l’intera cantina inframmezzata da alcuni  tonneaux e  una fila di botti grandi da 26 Ht. La cantina così come tutti i processi sono seguiti con la massima attenzione per i dettagli con il mantenimento delle condizioni ideali di umidità e  temperatura.IMG_7594

Una vera “perla” l’esigua produzione di appena 4000 bottiglie Metodo Classico nella cui cuveè ci sono 70 di Chardonnay  ed un 30 % di Pinot Nero, il cui  remuage viene effettuato a mano per ogni singola bottiglia.  Con ben 50 mesi di sosta sui lieviti lo spumante viene eseguito il “degorgement” a mano. Un elegante olfatto stupisce sprizzando gioventù nonostante la lunga permanenza sui lieviti; freschezza esuberante sia per i profumi croccanti e fragranti di susine mela e costa di pane che  al sorso guizzante e calibrato da bollicine piccolissime rotonde cremose e finissime.IMG_7893

 

Tasting notes 

Pinot grigio 2015

Allevamento a Guyot e lira. La vinificazione avviene in parte in acciaio ed in parte in legno. Un restante 30% del Pinot grigio viene passato in barrique dove esegue anche la fermentazione  malolattica.

Luminoso e brillante. Una notevole estazione appare subito alla rotazione lenta e pesante. Olfatto netto pulito e lineare dove il  frutto bianco e polposo riempiono sia il naso che il palato, aprendosi un sottile e diffuso profumo di pepe bianco e fiori che rendono il bouquet elegante. Proveniente da un Cru Rovere della luna, che si trova da 200 a 400 mt di altezza con terreni variegati di terreni morenici .
Riesling 2015

Ottenuto da un unico  vigneto di Riesling Renano che si trova sopra ad una ex miniera di argento, su sottosuoli molto carichi di minerali  di origine vulcanica ricchi di conchiglie e pietre. Le viti hanno circa 30 anni con rese bassissime, solo 3000 4000 il n di bottiglie ad oggi  prodotto.

Cristallino e dai riflessi verdolini, il  2015 emerge all’olfatto per le note citrine in cui il lime spazia su ricordi di anice e mineralità esplosiva. In bocca un lieve residuo zuccherino ed un’esarcerbata acidità conducono il pensiero verso latitudini nordiche facendo pensare alle zone elettive dei Riesling della Mosella

Riesling 2011 

Giallo oro verde, 6 gr zucchero residuo. L’evoluzione trasforma il minerale in netti sentori di idocarburi. Nell’11 un parziale attacco di botritys innesca la nota tipica e matura da vendemmia tardiva amplificandone il bouquet, che si distingue con un ampio ventaglio olfattivo in cui si trovano profumi dolci di albicocca mela cotogna, fiori gialli, miele di acacia. Vivace e guizzante al palato è dotato di morbida cremosità e notevole acidità, strutturato e sapido è anche  notevolmente persistente! Grande !!

Gerwurtztraminer 2015 netto didattico di intensa rosa gialla e frutto tropicale, anche al palato ben bilanciato, il ritorno di lichy è netto con il ritorno del frutto in bocca .

Pinot nero  2012

Proviene da viti di  25 a 40 anni che si trovano a circa 400 metri di altezza. Il mosto viene vinificato in acciaio ed esegue un passaggio in  barrique e poi un affinamento in bottiglia . Anche in questo vino la tipicità del vitigno esce con dovizia di particolari. Partendo dal colore rubino trasparente e vivace, per passare ad un olfatto tipico di piccoli frutti selvatici, lampone,  balsamici e spezie. Palato che conferma le caratteristiche peculiari in cui si ritrovano facilità di beva, gustosa freschezza  eleganza e persistenza.

” Marmoran” 2012

Sottozona Sorni  Colline Avisiane vitigni 50 % Teroldego e 50% Lagrein, 5000 bottiglie prodotte.

Persuasivo blend di uve autoctone. Rubino con trama fitta e compatta. Naso dolce morbido e complesso, frutto nero e rosso in composta e floreale inteso di rosa rossa, spezie dolci , cannella, vaniglia e piccanti tratti di peperoncino, fieno tagliato. Gusto avvolgente e morbido, fresco e gustoso pienamente appagante lungo e sapido con bel ritorno nel retronasale del frutto.

“Marmoram” 2005 

Il colore vira su note granato ma è ancora ben compatto. Al naso il frutto ancora è croccante anche se in sottofondo spunta qualche nota ossidata, compensato da un bouquet ampio ricco. Dopo qualche minuto aprendosi si avvertono note  minerali ferrose ed un pout pourri di fiori rossi, rabarbaro, china. In bocca il gusto è rotondo, fresco, ancora  incredibilmente vivo e scattante,  sapido e lungo .

*** Un ringraziamento particolare a Romina Togn ed a Goffredo Pasoli per la calorosa accoglienza, che nonostante la giornata densa di avvenimenti abbiano trovato  tempo ed energie da dedicarmi.

I poliedrici calici di “Giardini Ripa di Versilia”

IMG_7082A pochi km dalla costa turistica e modaiola di Forte dei Marmi e la cittadina di Pietrasanta (vero concentrato di arte e cultura) appena più all’interno, sulle prime ripidissime colline che si affacciano sulla riviera Versiliese, nasce un gioiello che pochi conoscono. Fuori dalle rotte comunemente battute quasi nascosta tra le Alpi Apuane, una piccola realtà  vinicola che nel 1980 quando è nata era quasi una scommessa per quel territorio giudicato inadeguato per la produzione di vino. Lembo estremo dei vermentini della Lunigiana e della Liguria.

Renza Maria Gilda Iacopi, in quel periodo insieme al marito Giovanni Svetlich decide di cimentarsi nella produzione di vino nelle vicinanze della villa di proprietà situata sul Monte di Ripa. Dopo alcuni anni di coltivazione le produzioni erano scarsissime e consentivano soltanto di ricoprire il fabbisogno familiare. È solo nel 2002 che inizia l’ attività imprenditoriale con l’imbottigliamento  dall’annata in corso.
L’idea era quella di valorizzare un territorio che per la sua particolare collocazione godeva dei benefici apportati dal mare e dai vicini monti e da una fascia di terreni geologicamente diversa dalla conformazione rocciosa delle Apuane, composta da una fascia di rocce scistoso-cristalline, risalenti alla formazione della crosta terrestre.

Il cambiamento ad impronta aziendale arriva  nel 2002 insieme alla consulenza dell’enologo Lamberto Tosi il quale decide di sperimentare diversi vitigni .Insieme al vermentino ed al sangiovese introduce anche internazionali come il Merlo, i Cabernet e il Syrah. Alla Malvasia aromatica viene affiancato il Gewurtraminer  per la produzione di un vino dolce che viene vinificato dopo un periodo di appassimento delle uve prima in pianta e poi sui graticci. Piccolissima produzione da luogo ad un vino profumato aromatico di ottima acidità,  setoso e morbido al palato la cui dolcezza è  ottimamente supportata dalla spalla fresco/sapida, dotato di una intrigante bevibilità .

I Vigneti sono parcellizzati dislocati nelle zone circostanti  a vari livelli di altezza  i cui  impianti  più vecchi risalgono agli anni 80.

Spesso  situati in zone ripidissime sono raggiungibili solo a piedi. Stretti ed impervi viottoli, salgono lungo i bordi dei vigneti e dei tratti boschivi circostanti, obbligando ad effettuare esclusivamente raccolte manuali. La zona è costantemente solcata da  venti marini, i quali si incanalano attraverso corridoi formati dalle pareti dalle Alpi Apuane, con il vantaggio di  rendere il luogo salubre, e libero da malattie,  permettondo di ridurre al minimo i trattamenti  in vigna.

Nei vitigni a bacca bianca era presente anche uno chardonnay di cui veniva fatta una piccola produzione, proveniente da un unica vigna poi franata nel 2010 quindi andata perduta, il quale  veniva vinificato assieme ad una piccola percentuale di Pinot nero, seguendo poi un percorso in barrique e tenuto per 9 mesi sulle fecce,  di cui ultima annata è stata appunto il 2009.IMG_7091

Tasting notes

Colli e Mare 2012 -Vermentino 100%

-vinificato in acciaio con temperature controllate sosta per 4 mesi circa sui lieviti.

Veste giallo paglierino, naso che si esprime con note erbacee fresche e erbe aromatiche, il frutto è bianco e maturo. In bocca fresco sapido, riccamente succoso con giusta dose di avvolgenza data dalla morbidezza, persistente chiude elegante con bel finale pulito .

Colli e Mare  2015 Vermentino 100%

Luminoso e fragrante, pesche bianche e agrume freschissimo,  gelsomino e rosa bianca, mineralità marine; dinamico ed affilato estremamente  vivace, al palato è deciso sinuoso e materico, appagante l’agrume riemerge in un finale persistente. Giovanissimo ma già dall’apprezzabile bevibilità ed in grado di mostrare le potenzialità per una lunga vita.

Colli e Mare 2007 Vermentino e 5% Malvasia

Dorato lucido e trasparente. L’olfatto è ben articolato e corredato da un ingresso intenso. Pietra focaia, dolci note di frutto tropicale, caramella d’orzo, miele e floreale di fresia. Palato morbido e pieno nel quale ritorna il frutto  ben supportato da sapidità e ancora sferzante freschezza. Vino che mostra in pieno le capacità evolutive del Vermentino, che anche dopo 9 anni di bottiglia si mostra integro in ogni componente ed in grado di stupire.

Colli e Mare 2004 Vermentino con 5% Malvasia

Brillante e dorato intenso  l’olfatto è intersecato con  ampi sprazzi  di idrocarburo condiviso da frutto maturo e miele . Meno ampio del 2007 al naso ha comunque un palato ben conservato ed equilibrato, con buona persistenza e finale sapido.

Chardonnay 2009- 70% Chardonnay  30 % Pinot nero

Dorato intenso, consistente alla roteazione, il naso che al primo impatto è burroso e tropicale di anans e banana è contornato in seconda battuta da un agrume di lime maturo, e fiori gialli e spezie. Al palato  la morbida avvolgenza è seguita da spalla sapida e da residua freschezza che rilancia il gusto, equilibrato e con moderata persistenza,  resta comunque un vino che soddisfa con il suo profilo gustativo.

Per quanto riguarda i rossi un utilizzo del Sangiovese come parte integrante dei Blend è andata riducendosi durante gli anni per lasciare spazio a vitigni internazionali, questo si avverte a livello gustativo in una maggiore rotondità.  

Vis Vitae 2009 -70% Sangiovese 30% Cabernet  Sauvignon

Rosso rubino con unghia che vira verso toni granato. Olfatto composto da note mature di composta di more, ribes e marasca a cui si aggiunge una spezia soffusa e un floreale di rosa appassita. L’annata particolarmente calda si conferma in modo deciso al palato dove la maturità avvertita al naso si interseca con un ingresso morbido, glicerico e tannino maturo penalizzandolo anche sulla persistenza.

Vis Vitae 2012  -50% Sangiovese ed un altro 50% suddiviso in parti uguali di Cabernet Sauvignon Merlot e Syrah.

Trama colorante compatta dal rosso rubino brillante. Olfatto dal bouquet elegante e sfaccettato ben definito nei profumi che si avvertono netti ed in sequenza. Croccanti frutti rossi e nuances di agrumi con intensi floreali di rose. Continua allargandosi con leggere note erbacee, speziature di pepe fresco, ed un insieme di erbe aromatiche. Al palato è agile e scattante,  slanciato nel gusto dalla freschezza in cui la componente  morbida  è ben bilanciata da un tannino scorrevole e vellutato. Dal gusto pieno e ottimamente persistente, dimostra tutta la raffinatezza di un vino ben fatto complice anche un’ottima annata.

Vis Vitae 2013-Cabernet Sauvignon Merlot e Syrah in parti uguali.

L’impronta internazionale è ben presente in questo 2013, in cui abbandonando le taglienze agrumate date dal Sangiovese, mostra un profilo più dolce sia al naso con un frutto ben maturo, che al palato. Al gusto è caldo e glicerico  stemperato da una buona freschezza, la texutere è avvolgente con tannino docile, nel complesso dotato di buona bevibilità. Discreta la persistenza chiude con sensazioni sapide.

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