“Val delle Corti” coerenza che diventa stile

 L’arte necessaria per saper fare del buon vino spesso si apprende con specifici studi, altre volte la si eredita insieme ai vigneti e prendendosi cura degli stessi anno dopo anno. Molte volte le due cose coincidono, ma sicuramente c’è bisogno di un’altro ingrediente fondamentale, l’entusiasmo per ciò che si sta facendo e la voglia di farlo in maniera sempre migliore. Saper ascoltare ciò che le vigne possono o non possono dare assecondandone i tempi e la produzione, senza forzature, ecco ciò che Roberto Bianchi, impara in breve tempo dopo la morte del padre Giorgio Bianchi ritrovandosi improvvisamente a dover produrre vino da solo, senza la guida paterna.

Radda negli anni 80 era una zona che non aveva grande risonanza per i vini che vi erano prodotti, giudicati troppo duri monolitici che avevano bisogno di troppo tempo per essere bevuti. Molti negli anni 1990 si fecero per questo motivo tentare da vitigni che potessero ingentilire quel Sangiovese così austero e scontroso, sostituendolo con ciò che per il momento era giudicato più commerciabile. Merlot e Cabernet  presero una parte cospicua dei vecchi vigneti, entrando in breve tempo nella percentuale della denominazione Chianti Classico.

Quei  pochi produttori che non si piegarono a questa richiesta di mercato continuando a puntare sulla produzione di Sangiovese in purezza, videro rifiutarsi il vino dal Consorzio in quanto “non rispondente agli standard del disciplinare ” declassandolo a Vino da Tavola. Molti grandi vini tra i più tipici e rispondenti al territorio toccò questa sorte; uno tra questi fu il Val Delle Corti.

Quando nel 1999: Roberto Bianchi prese le redini dell’azienda continuò  a mantenere un profilo  purista, scelta resa ancora più difficile dati i lunghi tempi di maturazione del Sangiovese e dell’esposizione Nord Est dei vigneti aziendali, che ne rendeva ancora più lunghi i tempi  per una vendemmia qualitativamente ottimale. Una scelta coraggiosa per i tempi risultata vincente nel tempo, i vini di Val Delle Corti hanno acquisito uno stile che interpreta alla perfezione il territorio Raddese: saporiti, mai opulenti e di grande eleganza. Anche in cantina la vinificazione è gestita con una estrema semplicità; utilizzo di lieviti indigeni con fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperature ed uso di mezzi artigianali, assecondando il percorso dei vini e rispettandone le tempistiche dettate dalle naturali variabili per l’annata.

Annata 2014 difficile in molte zone toscane a causa delle intense precipitazioni. Più del 40% dell’uva è stato sacrificato per ottenere comunque un buona qualità.

Tasting Notes

Val Delle Corti 2014 Chianti Classico

Sangiovese 100%

Bel rubino trasparente. Il profumo si compone di note fresche balsamiche che si completano con piccoli frutti, agrumi rossi, e violetta selvatica. In bocca il frutto si sente rendendo il gusto piacevolmente composto, grande tensione acida su cui si stagliano tannini che malgrado la gioventù non aggrediscono, finale sapido in cui di sente nitidamente la nota balsamica.

Val delle Corti 2014 Chianti Classico Riserva

Sangiovese 100%

Luminoso e molto floreale in cui viole lavanda danno un tocco fresco e vivace seguiti da spunti carnosi e  ferrosi. Il terreno umido si percepisce come un alone da cui emergono le erbe aromatiche alloro, ed un balsamico resinoso che ricorda il cipresso e arancia sanguinella matura e ben succosa. Palato snello, teso e levigato, condotto dalla vena fresca ed un tannino ancora energico ma dalla tessitura fine, sviluppo che mostra avvolgenza polposa che termina in un lungo finale sapido con ritorno di resina.

Val Delle Corti Chianti Classico 2013 Riserva

Sangiovese 100%

Annata più calda la 2013 in cui i frutti sono arrivati a maturazione. Colore più pieno ma sempre luminoso. La parte balsamica è profonda e intessuta in un frutto nero, mirtillo cassis, spezie. In bocca mantiene le caratteristiche che accomuna tutti i vini di questa azienda. Eleganza e vitalità vanno di pari passo in un gusto pulito ed avvolgente ben bilanciato dalla freschezza e dalla spalla sapida.

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La sostanza  che conta “Selosse Substance”

Quando si degusta Substance di Selosse per la prima volta, finisce per imprimersi nella memoria, conturbante e volumico con quel bagaglio di materia e gusto che incatenano il palato in un progredire incessante e mutevole.

 100% Chardonnay e mai meno di 6 anni sui lieviti,  prodotto per la prima volta nel 1986 ad Avize comune Grand Cru della Côte des Blancs, dove lo Chardonnay matura e si esprime ai massimi livelli grazie al microclima ed a un ricco sottosuolo composto da “craie”, un misto  di argilla e fossili marini. La fermentazione avviene in barrique nuove di rovere, da 228 litri, qui vi sosta per almeno 12 mesi a cui seguono lunghi batonnage ed un imbottigliamento con metodo Solera poco in linea con la rigorosa tradizione del posto.

Una conduzione dei vigneti basata sul non interventismo, niente lieviti selezionati durante la fermentazione, utilizzo del solo fruttosio d’uva per il dosage,  E poiché, come dice Anselme, “grande Champagne non ha bisogno di make-up, il dosaggio viene mantenuto ad un minimo assoluto.” Vini con quella vena  ossidativa che spesso mette in difficoltà chi si approccia per la prima volta a queste tipologie. La storia di Selosse inizia nel 1974 quando Jacques Selosse invece di vendere le uve alle grandi ed affermate Mason decide di vinificare da solo le proprie uve  all’epoca Substance si chiamava Origine.

Anselme, il figlio di Jaques compie i suoi studi di enologia in Borgogna a Beaune, imparando da grandi come Coche, Lafon e Leflaive. Anselme Selosse prende le redini della maison del padre Jacques nel 1980. Introduce rese basse con un rendimento inferiore ai 2/3 della resa media  e spinge la produzione verso una metodologia che mira più verso la biodinamica, eliminando ogni tipo di intervento considerato evitabile. L’azienda possiede circa 7 ettari, la maggior parte dei quali di Chardonnay Grand Cru nei comuni di Avize, Cramant e Oger, una vigna di Pinot Noir Grand Cru ad Aÿ ed una ad Ambonnay. La produzione globale annuale si aggira intorno alle 45.000 bottiglie.

La cosa che colpisce appena versato è l’estrema brillantezza data da una profusione incessante di bollicine e dal colore meravigliosamente dorato. Naso dove una sottile nota ossidata riesce ad intensificare un corredo sontuoso e bipolare, dove sfumature  ricche e dolci si alternano a altre fresche, che aumentano di intensità e numero con l’ossigenazione. Albicocche, mandarino candito, miele di tiglio si fondono con note contrastanti e fresche bergamotto glicine pompelmo variando ad ogni olfazione con noci tostate, cardamomo, zenzero passion fruit,  fumo, iodio, il tutto integrato con finiture di estrema classe. Sorprendente  cattura tutti i sensi. Perlage finissimo e cremoso. Ogni componente, scandisce una progressione serrata e cangiante che si tratti di mineralità, oppure miele o ancora agrume sembra passare attraverso un numero infinito di iterazioni per una complessità in continua evoluzione. 

Semplicemente “Beaufort”

Polisy, giornata caldissima dopo un giugno fresco e piovoso in cui periodi di pioggia si sono  alternati a giorni di caldo intenso. L’ingresso della Màson di Beaufort è celata da un anonimo muro bianco di media altezza che per mezzo di un entrata riversa in un piazzale sterrato dove sono parcheggiati alcuni mezzi agricoli. L’insieme è a dir poco spartano; nessun viale alberato, insegna o cancello Holliwoodiano, non c’è nessuna necessità di  ostentazione per un prodotto che si è fatto conoscere per l’estrema qualità dei suoi Champagne e che dopo decenni di produzioni decisamente eccellenti continua a raccontarsi e viversi con la semplice genuinità del piccolo produttore. L’accoglienza è calorosa e nel varcare la soglia della sala di degustazione  il sollievo dato dalla grande stanza ombrosa è immediato. All’interno il clima informale si percepisce anche osservando il cane che noncurante degli umani avvicendamenti, continua indisturbato la sua pennichella pomeridiana.

Le calende dicono che tra Luglio ed Agosto sarà il momento di maggior caldo esordisce  Réol Beaufort  che si occupa dell’azienda, il quale iniziando a stappare con celerità le  bottiglie mi sorprende parlando in perfetto Italiano.  I calici da degustazione spuntano dal  bancone in legno e vengono immediatamente riempiti con il primo vino. Réol riassume la storia della màson, rapidamente e senza fronzoli.

Nel 1969 Andrè Beaufort in seguito ad un’ allergia in cui rischia la vita, decide di intraprendere la strada verso coltivazioni che non includano prodotti di sintesi. Questa scelta  lo porterà verso una conduzione a carattere biodinamico, con  attenzioni  rigorose verso la cura dei vigneti del territorio e soprattutto della estrema qualità del raccolto. Uno lo stile aziendale, più sussurrato che sbandierato si percepisce da quella semplicità disarmante e priva di artifici con cui viene condotta tutta l’azienda. La vera essenza dalla quale emerge la qualità è data dallo Champagne, ad ogni sorso non finisce di stupire ed affascinare con una serie di sfumature interpretative ogni volta uniche.IMG_8916

Tasting notes

Bottiglia non etichettata 

Millesimato 2011 Brut Reserve. Pinot Noir 80% Chardonnay 20%

Polisy, terreni kimmerge sottosuolo  particolarissimo, formato da conchiglie fossili risalenti al Giurassico, formato da un alta stratificazione di argille e conchiglie sminuzzate  che rilascia nel terreno una gran quantità di sostanze. I vini provenienti da questi luoghi hanno peculiarità di profumi e tensioni minerali che si amalgamano al frutto ricco e succoso. Il perlage invitante ed una intensità di frutto che porta alla susina  matura, floreale intenso e alta acidità, con note che riportano alle sensazioni marine di Chablis, bollicina sottile, il palato è pulito ed elegante, sapido nel finale. Scalpitante

Les Larmes De Divona 

Prodotto da Amaury Beaufort . Vino fermo ottenuto con Chardonnay 100% dal fratello ad Auxerre. Naso intenso seguito da gusto ricco e complesso, in cui le sensazioni di frutto maturo si amalgamano con grazia a richiami agrumati di lime e floreali, con burrosità e freschezza che ne bilanciano un sorso appagante in pieno stile Borgogna . Frutto di una zona di recente acquisizione. Coerente e rappresentativo

L’Or de Vix  Brut Natute 2007 Pinot Noir 100%

Inedito Cremant de Borgogne prodotto da Elodie Beaufort, in terreni situati nella parte alta della Borgogna in una zona ancora poco sfruttata ma con ottima esposizione i cui terreni sono ricchi di residui fossili e argilla 40 mesi sui lieviti con fermentazione in barrique .

Perlage fine e diffuso e naso potente che manifesta l’impronta data dal Pinot in purezza. Intenso e ricco, profumo bollangerie, buccia di mandarino, mela caramellata, gusto  affilato dinamico con una bella progressione, potente e saporito agrumato con lungo finale sapido e gessoso. Dello Champagne manca solo il nome

Millesimè 2010 Polisy Pinot Nero 100%

Ottenuto da una piccola parcella di vigneti  posta dietro la chiesa di Landreville . Olfatto intenso che esordisce con frutto maturo di mela cotogna e susina matura, fiori gialli con tratti speziati, gesso. Palato teso e guizzante bollicina sottilissima, la salivazione è stimolata per la grande freschezza e per il sapore che rimane a lungo nel palato dinamico . solo 1gr di zucchero residuo. Ancora un bambino

Millesimato 2003 80 % Pinot noir  20% Chardonnay . 5 gr zucchero residuo.

Note burrose mature miele e noccioline bocca composta e quasi in equilibrio . Perlage sottile e compostezza di bocca lo rendono avvolgente, manca della  tensione dei precedenti, ma è comunque cremoso e saporito, un bel bere

 Millesimato 1997  Polisy 80% Pinot nero e  20% chardonnay 

Naso complesso intenso con richiami marini seguito da frutto maturo giallo, mela cotogna, zafferano, agrume candito, pan brioche, fiori di bergamotto, con fondo dolce. Il residuo di 4/5 gr di zucchero /litro ne esalta la morbidezza  con un ingresso carezzevole, profondo denso materico, ma dall’acidità risoluta e ampia, bolla sottilissima e carezzevole, dinamica di bocca ben sostenuta da un gusto travolgente e ben definita dalla spalla acida, infinito nella persistenza lascia una lunga scia nel retronasale di caffè e cioccolato bianco. Memorabile!IMG_8978

 Millesimato 1989 Zucchero residuo di 8 gr /litro

Le lievi note ossidate che emergono a primo impatto rendono il naso ancor più complesso esaltando una serie nutrita di profumi e riconducili al territorio,  funghi, pan-brioche,susina matura , caramella di orzo, miele, frutta secca; per contrasto  in bocca è ancora nettamente vivo e ben sostenuto da una  freschezza succosa ed appagante con bel perlage cremoso. Nel finale morbidezza e freschezza si fondono in un allungo  infinito. Completezza

Millesime 2004 Demi-Sec

Annata con grande vendemmia e perfettamente in  linea per la stagionalità.

Ben 40% di residuo zuccherino. Naso ammaliante per i profumi burrosi di pasticceria e cera d’api, albicocca disidratata, crema, che emergono in un insieme complesso  e sfaccettato. Seducente nel palato entra dolce e morbido con un perlage sottilissimo cremoso, bilanciato da un’esplosiva freschezza che esalta il gusto movimentandone  la beva; un insieme che pochi demi-sec possiedono e che conduce ad una lunga  persistenza lasciando in bocca una scia dolce e sapida contemporaneamente . Affascinante

Tutte le sboccature eseguite  in Aprile 2016 

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Involuzioni Naturali

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Una spinosissima questione negli ultimi tempi quella dei vini a produzione biologica e naturale che infiamma i social ed internet con interminabili discussioni di intere schiere di enoappassionati ed addetti al settore. Moda, manovre di marketing o nuovo modo di concepire la produzione nel rispetto dell’ambiente, il punto principale è che comunque il vino prodotto deve prima di tutto essere “buono”  insomma non presentare difetti.

Spendere per bere vini difettati, anche se con la speranza di migliorare l’ambiente, può risultare inopportuno, ed in molti casi controproducente per tutti, se non per una piccola minoranza disposta a chiudere un occhio ed anche il naso di fronte a vini sì “naturali” ma che di fatto presentano una serie di caratteristiche volatili  e gustative discutibili. Il fatto che la produzione segua determinati standard produttivi o filosofici non deve pertanto essere la  scusa per vendere vini imperfetti dal punto di vista organolettico.images

Vini naturali, biologici, biodinamici, un modo nuovo di proporre al consumatore sempre più attento all’ambiente ed alla qualità legata agli alimenti una categoria di vini che vanta per definizione l’assenza di nessuna sostanza addizionata al mosto. Un mondo vasto in cui è facile perdersi non essendoci alcuna normativa a regolamentarne le produzioni, che vanno in direzione del rispetto ambientale e  dell’eliminazione di sostanze chimiche nelle produzioni , una tendenza che ha portato allo sviluppo di tre metodologie principali :

biologici – biodinamici -naturali : l’obiettivo quello di produrre vini più salutari.  Le differenze tra questi semplificando sono nei modi di produzione e nelle tecniche di cantina .

Biologici. Le coltivazioni biologiche devono rispettare determinate regole,  che vietano i prodotti chimici di sintesi, questo tuttavia non impedisce  al produttore durante i processi di vinificazione  uso di lieviti selezionati in laboratorio, additivi chimici, e ovviamente la solforosa .Il rischio è quello di essere convinti che un vino biologico sia prodotto in modo naturale ma di fatto potrebbe anche non esserlo in quanto caratterizzato dalla riduzione della chimica utilizzata per la sua produzione, ma non completamente esente. Il vino biologico inoltre deve tendere ad abbattere le risorse idriche utilizzate e all’adozione di tecniche naturali di cultura e prevenzione della malattie della vite.

L’agricoltura biologica è comunque un sistema di produzione che cerca di offrire al consumatore prodottti, ad impatto ambientale ridotto rispetto al convenzionale, quindi senza residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi, ma anche attento a non creare nell’ambiente un danno derivato dal livello di inquinamento di acque, terreni e aria.

 

Biodinamici: per questo il discorso cambia completamente,  si basa sull’idea di mantenere in equilibrio in modo naturale il terreno con tutti i suoi organismi per ottenere  viti sane con uva di alta qualità. Nella biodinamica che si rifà ad alle filosofie dell’Austriaco Rudolf Steiner, è fondamentale la cura delle risorse naturali e favorendo i processi vitali.  Oltre al rispetto della natura, la produzione deve tener conto delle fasi lunari di forze terrene e cosmiche e di particolari tecniche di produzione, come l’utilizzo dei cavalli al posto dei macchinari e le concimazioni e trattamenti antiparassitari solo con uso di decotti e infusi completamente naturali i cosiddetti “preparati”. Il processo  viene seguito anche in cantina senza  ricorrere ad interventi fisici o chimici, il mosto fermenta sui lieviti autoctoni.Il termine “biodinamico” però deve essere ancora regolamentato dall’unione europea.

 

D’altra parte ci sono anche aziende molto famose con nomi prestigiosi che hanno produzioni biodinamiche che quando sono ben fatte producono vini di qualità altissime .

Naturali: Ovvero prodotto con uve coltivate con metotodi tradizionali e con trattamenti ridotti al minimo, senza forzare le produzioni partendo da vitigni autoctoni; solo rame e zolfo sono ammessi per la cura del vigneto, utilizzazione esclusiva di lieviti indigeni presenti sull’uva ed in cantina, fermentazione senza controllo della temperatura esclusione di ogni azione chiarificante e della filtrazione che alteri l’equilibrio biologico e naturale dei vini.Tutte le azioni sono tese al mantenimento di un equilibrio che favorisca la fertilità del suolo, senza uso di sostanze di sintesi.

Quello che richiama l’attenzione e accomuna tutti è il fatto che tutte queste tipologie di vini che comunque tentano di dare una risposta per un ambiente più salubre, richiesto anche dai consumatori e come sempre dal trend del momento .

In questo tipo di produzioni sia naturale che biodinamico è abbastanza frequente trovare  vini non perfetti in quanto meno stabili e spesso diversi anche da una bottiglia all’altra. Certamente non è una regola fissa, c’è anche chi riesce ad ottenere prodotti ottimi. D’altra parte ci sono anche aziende molto famose per la qualità dei loro vini, che hanno si produzioni biodinamiche ma con un rapporto qualitativo altissimo.

Ricordiamoci infine che in Francia da circa duecento anni, con questi metodi  hanno fatto vini della portata di Romanée-Conti  senza per questo seguire disciplinari e normative con l’intento di autocelebrarsi con vacui fregi, a ribadire il concetto, che si può sicuramente produrre vini eccellenti anche con determinate metodiche rispettose dell’ambiente senza bisogno di attirare l’attenzione se non attraverso la qualità estrema del vino.

 

Osando l’orange

IMG_5742Un Orange wine ben fatto quello di Fasoli Gino a partire dall’attraente colore ramì per niente scontato.

Ottenuto con uve Garganega 100%  provenienti da vigneti della Bassa Val d’ Illasi, nell’Est veronese, un’area a grande vocazione enologica per il microclima esistente e la natura dei terreni argillosi e in parte misti di sassi e sabbia. L’ottima esposizione rende la vallata molto soleggiata, protetta a nord dai monti Lessini dove le uve raggiungono un’ottima maturazione.

La componente dei terreni è molto varia, ed i vigneti di Garganega sono su appezzamenti argillosi che danno struttura al vino, le viti vanno dai 30 ai 40 anni di età e sono coltivati con impianto tradizionale. La fermentazione avviene in vasche in acciaio, a temperatura controllata, a contatto con le bucce per una quindicina di giorni, per migliorare l’estrazione delle sostanze. Le uve vengono accuratamente selezionate, in modo da consentire una corretta fermentazione da parte dei lieviti indigeni con follatura manuale. L’affinamento avviene in doppie barrique con i propri lieviti per quattro/cinque mesi, non filtrato non stabilizzato tartaricamente. Nove mesi in tonneux di rovere francese.
Dal 1984 vini da agricoltura biologica,dal 2006 con metodo biodinamico  riducendo al minimo gli interventi in cantina.

tasting notes

Ramato vellutato lucente, la cui limpidezza è lievemente ridotta dato che il vino è volutamente non filtrato. Il naso inizialmente  stenta a mostrarsi probabilmente a causa della bassa temperatura, successivamente l’intensità si fa sentire e inizia aprendosi in un vortice di profumi che cambiano nel bicchiere man mano che i minuti passano. L’incedere é  scandito da note di agrume, amarognola scorza d’arancio, liquirizia, un floreale di fiori rossi appassiti, rose e un richiamo erbaceo di fieno secco, foglia di thé; le note dolci  riportano a ricche sensazioni di frutta candita, ritornando con toni amari di mandorla e noce, sul finire caseari di crosta di formaggio fresco. L’assaggio stupisce per la verticale freschezza i cui ritmi serrati che tendono il gusto, sapido e lievemente tannico è  comunque ben bilanciato da componenti morbide e gliceriche che ingentiliscono il sorso rendendolo caldo pieno ed appagante. Nel finale emergono  note di rose, cipria liquirizia e caffè.

alcune volte piace “estremo”

IMG_5555Nelle marche in provincia di Ancona, una sola vigna di oltre sessant’anni,situata a San Michele, nel comune di Cupramontana.

Corrado Dottori gestisce La Distesa, producendo un Verdicchio 100% ottenuto con  rese bassissime ed una conduzione rigorosamente biodinamica, una filosofia  ed una scelta precisa volta alla conservazione dell’ambiente , pratiche di cantina ridotte al minimo per una produzione mirata alla raccolta di uve mature e concentrate. Il Verdicchio Classico Riserva Gli Eremi, un cru  dunque che si trova  sopra terreni composti da calcare e  gesso,  la raccolta dell’uva avviene manualmente messa in cassette e scelta  in ben tre passaggi per una selezione che inizia già in  vigna .

La fermentazione avviene con lieviti indigeni e l’affinamento  in botti di rovere di media caratura per circa un anno, lo si nota subito dal colore dorato non appena il vino entra nel bicchiere .

Un vino non facile per la forte connotazione biologica e strettamente legata con il territorio, riesce a stupire e farsi ricordare uscendo dagli schemi,con singolare inevitabile naturalità .

Consistente alla rotazione a primo naso lascia stupiti per la prorompente intensità dei profumi minerali pietrosi  e sensazioni quasi terrose, cedono presto il passo ad un frutto giallo maturo ed agrumato di mandarino che rimanda più alla scorza che al succo si fondono con note di erbe aromatiche menta e di fieno bagnato. Alla fine note floreali gialle rendono più leggiadro un quadro dipinto a tinte forti.

In bocca entra deciso, con vena fresco sapida ben sorretta da una morbidezza data dall’alcool che nonostante i 14 %vol non si nota e da una ottima struttura data dalle sostanze estrattive , glicerico e saporito è persistente, vibrante di una matrice territoriale che accompagna il gusto fino alla fine .