“Le Rocche del Gatto” non conforme per passione.

La perplessità di scoprire un insieme di serre nel bel mezzo della zona industriale di Albenga al posto di una cantina con relativi vigneti è molta, ma lo scoprire che all’interno sono prodotti e conservati i vini di Fausto De Andreis è molta di più. D’altra parte quando rivolgo a Fausto la fatidica domanda del perché di questa scelta la risposta è altrettanto scontata e un po’ beffarda: “per ottenere fior di vini” risponde prontamente strappandomi un sorriso! Del resto dopo 60 vendemmie e circa 60.000 bottiglie di produzione annua non posso che dargli ragione. I vigneti delle Rocche del Gatto sono tutti seguiti personalmente da lui, così come le vendemmie e le vinificazioni. Una mole di lavoro considerevole considerando che i circa 4 ettari e mezzo di vigne sono disseminate in piccoli appezzamenti disposti lungo la dorsale Ligure di ponente e che quindi lo costringono a continui spostamenti. I vini prodotti sono tutti fermentati in acciaio e controllati per mezzo dell’azoto a indesiderati contatti  con l’aria. I primi due campioni da vasca sono senza solfiti aggiunti; vini schietti molto immediati che contengono quella semplicità delicata e floreale che pur senza pretese riesce a far finire in modo rapido un’eventuale bottiglia. Passando al Vermentino la pienezza gustativa diviene più evidente, i profumi si concentrano su note agrumate di pompelmo  e camomilla, il 2012 mostra il tropicale del lime al il palato, un equilibrio migliorato, anche se la vena fresca è ancora abbondante con un finale fine ammandorlato  nel  quale si denota già una bella persistenza.  Il discorso cambia con un bouquet più ampio nel Pigato che pur nei campioni di vasca esprime complessità che spazia dai toni a freschi a quelli più dolci ed aumentata materia estrattiva ed avvolgenza. Tutti i vini di Fausto hanno la particolarità di eseguire una fermentazione sulle bucce che varia a seconda delle tipologie ne risultano vini ricchi di estrazione che appagano il palato  senza affaticarlo dotandoli di grandi potenzialità evolutive.

Dopo aver assaggiato almeno un campione per vasca siamo già ad  un buon numero di vini; ma chi come me ha incontrato a qualche manifestazione Fausto sà che questo è solo l’inizio!

“Adesso assaggiamo quelle imbottigliate” proclama Fausto “..perché  cambia tutto!” E armandosi di  un cavatappi inizia ad aprire il Vermentino.

Tasting  notes  (molto tasting e poco notes)

Vermentino DOC 2013

Colore pieno con da riflessi verde oro. Al naso croccante e fruttato di pompelmo e mela con sferzate minerali marine. Ancora in evoluzione ha un equilibrio da migliorare ma che lascia un bel ricordo fruttato di mela cotogna con finale sapido e ammandorlato.

Vermentino 2011
Sembra uscito direttamente dal mare, come un vento che trasporta profumi provenienti da una spiaggia deserta e selvaggia. Colore dorato, alla roteazione escono nette note marine, alghe, fiori di camuciolo, resina, pinoli;  In bocca sorso pieno ricco e contemporaneamente dinamizzato da vena fresco/sapida che lascia un ritorno di miele e resina di pino.

Vermentino 2010

Completamente diverso dagli altri l’andamento stagionale perfetto ha dettato un profilo complesso e di rara esuberanza. Idrocarburi note medicinali, frutto tropicale, lime, seguiti da cera, resina, sfumature burrose e speziate, cardamomo pietra focaia. Al gusto ben bilanciato da morbidezze il cui dinamismo è sostenuto da freschezza e sapidità. Molto lungo nella persistenza finisce pulito e sapido.

Vermentino 2008

Meno ricco del 2010 è estremamente luminoso e trasparente; bouquet  più contenuto ed essenziale che si apre con un fumè di pietra focaia, mandorla tostata, contornato da una miriade di erbe aromatiche e piccoli fiori gialli selvaggi,  note iodate,   in bocca risulta esile quasi aereo, movimentato da vena fresco\sapida che ne rende appagante il sorso riequilibrato dalla morbidezza, dotato discreta persistenza.

Pigato 2014

Note freschissime di agrumi con scorza di pompelmo e foglia di pomodoro erbe aromatiche in cui si mischiano miele di tiglio e profumi di pino. Palato in evoluzione in cui la freschezza emerge insieme a carattere e verve gustativa ancora acerba e succosa vino in cui si percepiscono le capacità evolutive .

Pigato 2011

Oro brillante consistente alla roteazione dà un’idea dell’estratto. Idrocarburi pietra focaia ben evidenziate in cui si ritrovano note che riconducono a venti marini. Anche al palato il frutto è maturo giallo e succoso ma in cui il mare entra a far parte dell’essenza con richiami sapidi ben bilanciato da morbide glicerine e richiami mielati. Persistente.

Pigato 2010

Nei colori e nei profumi ricorda il  precedente ma ha più profondità ed un ventaglio più ampio variegato. Al gusto  ancora freschissimo dimostra meno della sua età anagrafica dimostrando un ritmo serrato e tagliente dotato di dinamismo che riempie di succosi agrumi un gusto lungo e pulito.

Pigato 2008

Colore meno intenso ma luminosissimo. A primo naso ricorda le note marine di un grande Chablis discordandosi per i soffi di  timo ed aromi che riportano sul mare ligure. Lime, burro di  arachide resina. In bocca agisce con schiettezza data da molta freschezza  e bevibilità resa piena da un appagante agrume che si allunga sulla persistenza .

Pigato 2006

Colore oro antico . All’olfatto le note evolutive si mostrano marcatate con accenni caseari seguite da idrocarburi nettissimi a cui seguono note terrose fungo tartufi che nel progredire si mischiano al miele e frutta disidratata. Palato che regge ancora l’equilibrio malgrado la sapidità sia piu percettibile perde un po’ di greep a metà palato riducendosi anche nella durata del gusto.

Spigàu

Da una selezione delle migliori uve del Pigato, lo Spigàu nasce nel 1995; quando per un cavillo viene rifiutato da una commissione esaminatrice l’inserimento nella D.O.C., Fausto decide di svincolarlo dalle denominazioni declassandolo a Vino Da Tavola e chiamandolo appunto Spigàu “Crociata” sdoganandolo da quei parametri di omologazione richiesti dalle commissioni di assaggio. Lo Spigàu vinificato come un rosso, esegue fermentazioni su lieviti indigeni e macerazione sulle bucce per lunghissimo tempo, a cui segue un affinamento fino a cinque anni prima della messa in commercio. Il risultato è un vino dal grande carattere, profondo e strutturato che a tratti sorprende per l’innato legame con il territorio.

Spigàu “Crociata” 2010

Colore che per intensità e luminosità emana bagliori di oro puro; l’idrocarburi anche in questo caso escono per primi subito seguiti da un insieme stratificato dato da frutti gialli, nocciole, mandorla, miele,zafferano, cera d’api, resina e pinoli tostati. Con l’ossigenazione emerge un vino estremamente fine ed energico, si allarga con grazia nel palato svolgendosi generoso ed avvolgete pur restando elegante, lascia una sensazione di fresca con finale lievemente tannico.

Spigàu “Crociata” 2008  Veste trasparente dorata, nel calice le note di idrocarburi sono più incisive e si aprono su note di agrume con note dolci miele di castagno, anice, fico disidratato, a cui si susseguono serrati profumi di mare. Al palato è supportato da una irresistibile freschezza  e vena sapida che tuttavia si avvolgono con suadente equilibrio ad una parte glicerica e morbida, estendendosi lungamente nel finale.

Spigàu “Crociata” 2006 – Vibrante e scalpitante sia all’olfatto che al gusto si offre con una miriade di sfaccettature, variegato come un caleidoscopio di profumi, in cui ritornano note di idrocarburo e marine.  Palato indomito,rinfrescante,cattura ad ogni sorso. ricco eppure lieve pulito leggiadro dotato di una persistenza infinita

Spigàu “Crociata” 2004 – Il vino dal colore ambra liquida,in cui il naso si propone con note fresche e marine con un fondo di miele e frutta disidratata, ben conservato nel gusto in cui dimostra estrema  finezza e vivace freschezza la cui sapidità si perde su un sorso suadente, e cremoso.

L’ultimo vino vino da tavola 1999

Dopo questo lungo percorso gustativo, la chicca, l’ultimo vino, quello a cui non avresti mai pensato spunta dalle mani generose di Fausto che ci apre un 1999  etichettato come “vino da tavola” per ribellione contro un disciplinare restrittivo ed inadeguato.

Ancora ben vivo in tutte le sue componenti ha mantentenuto perfettamente il colore trasparente ed oro antico. Olfattivamente  le note fresche ancora si avvertono nette e fuse nei toni evolutivi di frutta secca, miele, pietra focaia, aprendosi con la ricorrente enfasi marina; anche al palato mantiene inalterate le sue caratteristiche dimostrandosi energico e ancora una volta dominato da quella parte marina che è il fil rouge di tutti i vini di De Andreis.

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